[131] Agnell., Vit. Episc. Ravenn., tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCXCVII. Indizione X.
SERGIO papa 11.
LEONZIO imperadore 3.
CUNIBERTO re 20.
Se si vuol prestar fede ad uno storico arabo, chiamato Noveiri e citato
dal padre Pagi, fin l'anno 691 ad _Abdulmelic_ ossia _Abimelec_, califa
de' Saraceni, riuscì per mezzo di _Asano_ suo generale di occupare dopo
un fiero assedio Cartagine capitale dell'Africa, le cui mura furono
smantellate e il popolo messo crudelmente a filo di spada. Sorse dipoi
un'eroina africana, donna nobilissima, che, unito un poderoso corpo
d'Africani, ruppe l'esercito saracenico, e costrinse il generale
maomettano a ritirarsi nell'Egitto. Costui ivi si fermò per cinque anni,
finchè, ricevuto un gagliardissimo rinforzo di gente, tornò in Africa, e
superata quell'eroina, di nuovo s'impadronì di Cartagine e della
provincia. Ma a noi sia lecito il dubitar della fede di quello storico
arabo intorno a questo fatto. Egli visse, per testimonianza del signor
d'Erbelot[132], circa l'anno 732 dell'egira, cioè dopo il 1300
dell'epoca nostra, e però molto lontano da questi tempi. Nè
Teofane[133], nè Niceforo[134], scrittori più antichi di lui, conobbero
invasione alcuna dell'Africa fatta dai Saraceni nell'anno 691, e
solamente ne parlano all'anno presente. Pare ancora, per quanto s'è
detto, che nell'anno 691 Abimelec non avesse per anche rotta la pace
coll'imperio romano. Abbiamo dunque dai due suddetti storici greci, che
in quest'anno gli Arabi, cioè i Saraceni, colla forza dell'armi
sottomisero al loro imperio Cartagine e l'Africa. Ciò inteso a
Costantinopoli, non mancò lo imperador _Leonzio_ di spedire colà
_Giovanni_ patrizio, uomo di grande affare, con un poderoso stuolo di
navi e d'armati. Andò egli, e valorosamente rotta la catena che serrava
il porto di Cartagine, v'entrò dentro, liberò la città e rimise nella
primiera libertà tutte l'altre città dell'Africa, avendo o cacciati o
trucidati quanti Saraceni trovò in quelle parti. Di così felice successo
spedì egli l'avviso all'imperadore, ed aspettando i suoi ordini svernò
in quelle parti. Nelle isole, onde è composta l'inclita città di
Venezia, era già cresciuta di molto la popolazione per le genti di terra
ferma concorse colà. Occorrevano spesso delle controversie coi
Longobardi confinanti; però adunatisi _Cristoforo_, patriarca di Grado,
i vescovi suoi suffraganei, il clero, i tribuni, i nobili e la plebe
nella città d'Eraclea[135], quivi concordemente crearono il primo duca
oggidì appellato Doge; e questi fu _Paoluccio_, al quale conferirono
l'autorità necessaria per convocare il consiglio, costituire tribuni
della milizia e giudici per le cause, e far altri atti di governo del
loro popolo.