[124] Theoph., in Chronogr.
[125] Nicef., in Chron.
[126] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 6.
[127] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 24.
Anno di CRISTO DCXCV. Indizione VIII.
SERGIO papa 9.
LEONZIO imperadore 1.
CUNIBERTO re 18.
La mala condotta di _Giustiniano_ imperadore giunse finalmente in questo
anno a produrre de' gravi sconcerti, e quasi la total sua rovina. Se
crediamo a Teofane[128], aveva egli ordinato a _Stefano_ patrizio e suo
generale, di fare una notte un gran macello della plebe di
Costantinopoli, e che cominciasse dal patriarca _Callinico_.
Niceforo[129] nulla dice di questo, e potrebbe essere una voce sparsa
dipoi, per procurare di giustificar quanto avvenne. Per tre anni era
stato detenuto nelle carceri _Leonzio_, generale una volta dell'armata
d'Oriente, e persona di gran credito. All'improvviso l'imperadore il
liberò, e scioccamente nello stesso tempo gli restituì il comando delle
armi, con farlo partire nel medesimo giorno verso l'esercito. Si fermò
Leonzio la notte a Giulianisio porto di Sofia, dove prese congedo dai
suoi amici, che erano accorsi a congratularsi e ad augurargli il buon
viaggio. Fra questi erano Paolo di Callistrata e Floro di Cappadocia,
amendue monaci, dilettanti più di strologia che di teologia, i quali più
volte visitandolo alla prigione, gli aveano predetto che diventerebbe in
breve imperadore. A questi rivolto Leonzio dimandò loro, dove fossero
terminate le lor predizioni, quando il miravano andar lungi da
Costantinopoli a cercar non un trono, ma bensì la morte. Gli risposero
che quello era appunto il tempo, e che fattosi coraggio, tenesse lor
dietro. Come entrasse in Costantinopoli, se pur ne era fuori, nol dice
lo storico. Solamente scrive che Leonzio, presi seco i suoi domestici,
coll'armi andò quella notte al pretorio, e bussato alla porta, come se
l'imperador venisse per sentenziar alcuno de' carcerati, il prefetto
corse in fretta ed aprire: ma appena uscito, restò preso e ben legato
dagli uomini di Leonzio. Entrati poi dentro, spalancarono tutte le
carceri, dove erano moltissime persone nobili ed avvezze al mestier
della guerra, che ivi da sei ed anche otto anni stavano rinchiusi. Con
questo numeroso drappello, provveduto in breve d'armi, corse Leonzio
alla piazza, gridando al popolo che venisse a santa Sofia, e così fece
proclamare per le contrade della città. Corsero a migliaia i cittadini
colà, ed intanto Leonzio coi nobili scarcerati fu a trovare il patriarca
_Callinico_, a cui si fece credere il pericolo che gli sovrastava;
pregollo di venire al tempio, e che gridasse ad alta voce: _Questo è il
giorno fatto dal Signore_. Tutto fu eseguito. Fu preso _Giustiniano_, e
condotto la mattina nel circo, quivi gli fu reciso il naso, ma non già
la lingua, come ha per errore il testo di Teofane; e la pubblica
determinazione fu di mandarlo in esilio, confinandolo in Chersona città
della Crimea. Teodoro e Stefano, que' due crudeli ministri, de' quali
s'è parlato nell'anno precedente, restarono vittima del furor della
plebe, e bruciati vivi. Terminò la tragedia con venire acclamato
imperadore lo stesso _Leonzio_ promotor del tumulto. Per sentimento del
Pagi[130], morì in quest'anno _Clodoveo III_ re de' Franchi, e gli
succedette _Childeberto III_ suo fratello, governando intanto la
monarchia franzese _Pippino_ d'Eristallo suo maggiordomo.