[122] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 3.
[123] Paulus Diacon., lib. 6, cap. 7 et 8.
Anno di CRISTO DCXCIV. Indizione VII.
SERGIO papa 8.
GIUSTINIANO II imperad. 10.
CUNIBERTO re 17.
Secondo Teofane[124] e Niceforo[125], in quest'anno fece quanto potè
l'imprudente e malvagio imperador _Giustiniano_ per tirarsi addosso
l'odio del popolo di Costantinopoli. S'era egli dato a fabbricar nel
palazzo, e lo faceva cingere di muraglia a guisa di fortezza. Il
soprintendente alla fabbrica era _Stefano_ persiano, presidente del
fisco e capo degli eunuchi, uomo sanguinario e sommamente crudele, che
adoperava a più non posso le ingiurie e il bastone contra de' poveri
operai, e fece lapidarne alcuni ancora de' capi. Questa selvaggia
bestia, in tempo che l'imperador era fuori della città, osò di
staffilare, come si fa ai ragazzi, la stessa _Anastasia_ Augusta, madre
d'esso imperadore. Oltre a ciò, Giustiniano dichiarò suo generale
Logoteta, cioè soprintendente all'erario, un certo Teodoto, dianzi
monaco, persona parimente impastata di crudeltà, che attese a cavar
danari per tutte le vie e sotto varii pretesti dal popolo,
martirizzandone molti con attaccarli alla corda, e con paglia accesa di
sotto che col fumo li tormentava. Molto tempo prima aveva egli creato un
prefetto della città, diligente in far carcerare le persone, con
lasciarle poi per più anni marcir nelle prigioni. E perchè _Callinico_
patriarca non consentì alla distruzion d'una chiesa, la prese eziandio
contra di lui. Nell'anno presente il generale de' Saraceni Maometto,
servendosi degli Schiavoni disertati, ch'erano ben pratici del paese,
condusse via una gran quantità di prigioni dalle provincie cristiane, e
nella Soria fece un immenso macello di porci, bestie, che i Maomettani
hanno in abbominazione, essendo, al pari dei Giudei, loro ancora vietato
il mangiarne la carne. Intorno a questi tempi narra Paolo Diacono[126]
un fatto accaduto al re Cuniberto. Stava egli trattando nel suo palazzo
di Pavia col suo cavallerizzo (_Marpais_ nella lingua germanica
longobarda) di tor la vita a _Grausone_ ed _Aldone_, potenti fratelli
bresciani, de' quali ho parlato di sopra, perchè dopo la ribellione
d'Alachi non si doveva fidar di loro, oppure perchè avea voglia di farne
una sorda vendetta. Quando eccoti venirsi a posar sulla finestra, presso
cui la discorrevano, un moscone. Cuniberto preso un coltello, volendolo
uccidere, gli tagliò solamente un piede. In questo mentre andavano a
corte i due fratelli suddetti, che nulla sapevano di questa trama, e
trovandosi vicini alla basilica di s. Romano martire presso al palazzo,
s'incontrarono in uno zoppo, a cui mancava un piede, il quale gli
avvisò, che se andavano a trovare il re, era sbrigata per la loro vita.
Essi perciò immediatamente scapparono pieni di spavento nella suddetta
basilica, e si rifugiarono dietro all'altare. Cuniberto, che secondo il
solito gli aspettava, non veggendoli comparire ne dimandò conto; e
saputo ch'erano corsi in sacrato, cominciò a fare un gran rumore contra
del suo cavallerizzo, quasichè egli avesse rivelato il segreto. Ma
questo gli rispose che dacchè si cominciò a parlar di quell'affare, non
s'era mai mosso di sotto agli occhi suoi, e però non poter sussistere
che ne avesse detta parola con alcuno. Allora Cuniberto mandò per sapere
da Aldone e Grausone il motivo per cui s'erano ritirati nel luogo sacro.
Risposero, perchè loro era stato detto che il re macchinava contro la
loro vita. Tornò a mandar per sapere chi avesse lor dato un sì fatto
avviso; altrimenti che non isperassero mai la grazia sua. Confessarono
d'averlo inteso da uno zoppo che aveva una gamba di legno. Allora il re
Cuniberto intese che la mosca, a cui avea tagliato il piede, era uno
spirito maligno, ito a spiare i suoi segreti per poi rivelarli. Perciò
immantinente inviò a chiamare Aldone e Grausone sotto la sua real
parola; palesò loro i sospetti o motivi avuti di far loro del male; e da
lì innanzi li tenne per suoi fedeli sudditi. Ho raccontato questo fatto,
come sta presso Paolo Diacono, affinchè si conosca la semplicità e
credulità, effetti dell'ignoranza di quei tempi. Allora ci volea poco
per dare ad intendere, cioè per far credere alla buona gente
soprannaturali gli avvenimenti naturali, e, quel che è peggio, cose vere
le favole stesse anche men degne di fede. In quest'anno, se vogliam
seguitare Camillo Pellegrino, a _Gisolfo I_ duca di Benevento defunto
succedette _Romoaldo II_ nel ducato. Il Sigonio, il Bianchi e il Sassi
rapportano all'anno 697 la morte di Gisolfo e la creazion di Romoaldo.
Io, seguendo Anastasio bibliotecario, ne parlerò più abbasso. Circa
questi medesimi tempi, essendo mancato di vita _Adone_ o _Aldone_
luogotenente del ducato del Friuli[127], fu creato duca di quella
contrada _Ferdolfo_, nativo dalle parti della Liguria, uomo altero e di
lingua troppo lubrica. Ma forse ciò avvenne nell'anno seguente, restando
in troppe tenebre involta la cronologia di quei duchi.