[110] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 38 et seq.
[111] Leges Longobard. part. 1. tom. 1. Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCXCI. Indizione IV.
SERGIO papa 5.
GIUSTINIANO II imperadore 7.
CUNIBERTO re 14.
Cominciò in quest'anno l'imperador _Giustiniano_ col suo leggier
cervello a cercar pretesti per guastar la pace già stabilita con onore e
vantaggio del romano imperio coi Saraceni. _Abimelec_ loro califa, ossia
principe, per attestato di Teofane[112], avea già atterrati tutti i suoi
ribelli; ed abbiamo da Elmacino[113] che nell'ottobre dell'anno
precedente egli si era anche impadronito della Mecca, città dell'Arabia
Felice, dove, se crediamo al padre Pagi[114], si vede il sepolcro di
Maometto. Ma il Pagi qui si lasciò trasportar dalle opinioni del volgo,
essendo certo, per relazion dei migliori, che quel famoso impostore
nacque bensì nella Mecca: motivo, per cui quella città è in tanta
venerazione presso i Monsulmani; ma fu poi seppellito in Medina, altra
città dell'Arabia, e non già in cassa di ferro, sostenuta in aria dalla
calamita, come han le favole di certi viaggiatori. Ora Abimelec
inclinava a conservar la pace: ma il giovane imperadore volea pur
romperla. Avendogli Abimelec inviato il tributo pattuito in danari di
nuova zecca, e diversi nel conio dai precedenti, Giustiniano ricusò di
riceverli. Il furbo califa, mostrando paura, si raccomandava, perchè la
pace durasse e fosse accettato quell'oro; e l'imperadore sempre più
alzava la testa, credendo quelle preghiere figliuole di debolezza. Prese
anche un'altra risoluzione, non meno stolta delle altre. Perchè i popoli
dell'isola di Cipri erano troppo esposti alle incursioni de' Saraceni,
gli venne in pensiero di trasportarli tutti altrove. Una gran copia di
essi perì per naufragio, o per malattie; altri coi loro vescovi furono
posti nella provincia dell'Ellesponto, ed alcuni fuggendo se ne
tornarono alle lor case, restando con ciò quella felicissima isola alla
discrezion de' nemici del nome cristiano. Si tiene che in quest'anno
terminasse i giorni del suo vivere _Teodoro_ arcivescovo di Ravenna, che
ebbe successore _Damiano_, il quale fu consacrato in Roma. Agnello,
scrittore ravennate[115], novecento anni sono, cel descrive per uomo di
grande umiltà, mansuetudine, e sì dabbene, che essendo morto un
fanciullo infermo, a lui portato dalla madre, perchè il cresimasse,
pregò sì istantemente Dio, che il resuscitò per tanto tempo, che potè
dargli la cresima. E in questi giorni tornò a Ravenna quel
_Giovanniccio_, di cui parlammo di sopra all'anno 679, che era salito ai
primi posti nella segretaria imperiale, e fece ancora risplendere la sua
sapienza per tutta l'Italia. Cessò parimente di vivere in quest'anno
_Teoderico III_ re de' Franchi di nome, perchè la regale autorità era
occupata da _Pippino_ il Grosso, suo maggiordomo. Probabilmente in
questo anno fu dai Greci tenuto in Costantinopoli il concilio trullano,
perchè celebrato nella sala della cupola dell'imperial palazzo, dove
furono fatti molti canoni e decreti riguardanti la disciplina
ecclesiastica, in supplemento, diceano essi, dei concilii generali
quinto e sesto, ne' quali niun canone fu pubblicato intorno alla
disciplina. Non apparisce che il romano pontefice mandasse legati
apposta ben istruiti per intervenire a quel concilio; e quantunque
Anastasio[116] scriva che i legati della Sede apostolica v'intervennero,
e ingannati sottoscrissero; tuttavia fondatamente si crede che sotto
nome di legati intenda Anastasio gli ordinarii apocrisarii, responsali,
o nunzii vogliam dire, che ogni pontefice solea tenere alla corte
imperiale per gli affari della sua Chiesa, che non aveano l'autorità di
rappresentar ne' concilii la persona del capo visibile della Chiesa di
Dio, cioè del romano pontefice. Comunque sia, cosa indubitata è, che
inviati a Roma per ordine dell'imperadore que' canoni, con essere stato
lasciato nella carta il sito voto dopo la sottoscrizion dell'imperadore,
acciocchè il papa li sottoscrivesse in primo luogo e avanti alle
sottoscrizioni già fatte dai patriarchi d'Oriente, papa _Sergio_,
pontefice zelantissimo, ricusò di accettarli, e si protestò piuttosto
pronto a dar la vita, che ad approvarli. E ciò perchè alcuni di que'
canoni eran contrari alla pura disciplina della Chiesa romana, e
principalmente quelli di permettere di ritener le mogli e l'uso loro a
chi era ordinato prete, e il proibire il digiuno del sabbato, con altre
simili determinazioni, che i Greci dipoi sostennero, ma non ebbero luogo
nelle Chiese d'Occidente. Sopra di che è da vedere quanto lasciò scritto
il cardinal Baronio[117]. Certo può dirsi strana cosa, che non si sappia
ben l'anno di quel concilio, e che gli atti d'esso neppure anticamente
si trovassero negli archivii delle Chiese patriarcali, di maniera che a'
tempi di Anastasio bibliotecario[118] si dubitava infino, se veramente
tutti i patriarchi d'Oriente vi fossero intervenuti; e par certo
difficile di quello di Alessandria, ch'era allora sotto il giogo dei
Saraceni.