NOTE:

[99] Anastas., in Conone.

[100] Anastas., in Conone.

Anno di CRISTO DCLXXXVIII. Indiz. I.

SERGIO papa 2.

GIUSTINIANO II imperadore 4.

CUNIBERTO re 11.

Benchè Paolo Diacono[101] scriva che _Bertarido_ re de' Longobardi

regnasse _dieciotto anni_, parte solo e parte col figliuolo _Cuniberto_;

pure egli stesso avea prima detto che questo principe regnò solo per

_sette anni_, e che _nell'ottavo_ prese per collega nel regno esso

Cuniberto, e con esso lui regnò _dieci anni_. Per conseguente,

_diecisette_ pare che sieno stati gli anni del suo regno, e dovrebbe

egli essere giunto a morte in questo anno 688. Pertanto io la metto qui

per non discordare da esso storico; e tanto più, perchè se tal morte

succedette prima, si viene ad imbrogliar la cronologia dei re

susseguenti. E pure gran cagione c'è di dubitarne. Imperciocchè in Lucca

si conserva un diploma del re _Cuniberto_ suo figliuolo in favore del

monistero di san Frediano, accennato dal Fiorentini[102], e distesamente

portato dal padre Mabillone[103] colle seguenti note: _Datum Ticini in

palatio nona die mensis novembris, anno felicissimi regni nostri nono

per Indictione quintadecima_. Nel novembre dell'anno 686 correva

l'_Indictione XV_ cominciata nel settembre. Non è mai da credere che se

Bertarido fosse stato vivo in quel tempo, il figlio _Cuniberto_ avesse

fatto un diploma senza mettervi in fronte il nome del padre, che tale

era il costume, e così conveniva, per essere Bertarido il vero regnante.

Per ciò par quasi certo che esso re Bertarido prima del novembre

dell'anno 686 fosse mancato di vita. Aggiungasi che nell'antichissima

cronichetta dei re Longobardi, da me data alla luce[104], e composta

circa l'anno 885, si legge che _Bertari regnò anni XVI_, e non già

_diecisette_, o _dieciotto_, come hanno i testi di Paolo Diacono; e

conseguentemente viene a cader la morte di lui nel suddetto anno 686.

Comunque sia, certamente credo io fuor di strada il Pagi che la mette

nell'anno 691. Lasciando io intanto al lettore di scegliere quello che

gli par meglio, dico che _Bertarido_ morì, e gli fu data sepoltura nella

basilica del Salvatore, fondata fuori di Pavia dal re _Ariberto_ suo

padre. Lasciò questo re una memoria onorevole di sè stesso a' posteri,

per aver fatto sedere con seco sul trono il timore di Dio, la

mansuetudine e l'umiltà. In fatti sotto di lui goderono i popoli

un'invidiabil calma e tranquillità. Era di bella statura e di corpo

pieno. Rimase solo al governo del regno _Cuniberto_ suo figliuolo, già

dichiarato re fin dall'anno 678, che in bontà e benignità d'animo riuscì

non inferiore al padre, se non che sembra che fosse troppo amatore del

vino. Egli prese per moglie _Ermelinda_ figliuola d'uno dei re

anglo-sassoni dominanti nell'Inghilterra. La feroce nazione de' Bulgari,

uscita della Tartaria, Unni anch'essi, perchè così erano chiamati tutti

i Tartari, avea, siccome accennai di sopra, occupata quella parte di

paese ch'era abitata dagli Schiavoni fra la Pannonia e la Tracia di qua

dal Danubio; e tale si provò la sua possanza, che _Costantino_ Pogonato

Augusto fu astretto a comperar da essi la pace con promettere un annuo

donativo da pagarsi loro da lì innanzi. Ora l'imperador _Giustiniano_,

pieno di spiriti giovanili, ma non iscortato dalla prudenza, virtù rara

ne' giovani, volle stuzzicar questo vespaio[105]. Pertanto con un

poderoso esercito marciò contro alla Bulgaria nel presente anno.

Sigeberto[106], seguitato dal padre Pagi[107], riferisce questa impresa

all'anno seguente. Se gli fecero incontro quei Barbari, e furono

ripulsati. Continuò l'imperadore il suo viaggio fino a Salonichi, con

raccorre e ridurre in suo potere un immenso numero di Schiavoni, prima

della venuta de' Bulgari dominanti in quel paese. Parte colla forza

furono presi, parte se gli diedero spontaneamente, non amando il giogo

dei Bulgari. Inviò Giustiniano tutta questa gente ad abitare nell'Asia

di là dall'Ellesponto nella Troade. Ma i Bulgari, che non osavano

combattere in campagna aperta, aspettarono ai passi stretti delle

montagne che l'imperador tornasse indietro, e quivi assalito l'esercito

cesareo colla morte e colle ferite d'assaissimi l'angustiarono talmente,

che lo stesso Augusto stentò non poco ad uscir salvo da quel pericolo.

Tornò in quest'anno la Persia sotto il dominio di _Abimelec_, principe

dei Saraceni.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 33 / 339 题