[73] Anast., in Agathone.
[74] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 5.
[75] Sigon., de Regn. Italiae, lib. 2.
[76] Baron., Annal. Eccl.
[77] Paulus Diacon., lib. 5, cap. 36.
[78] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 2.
Anno di CRISTO DCLXXXI. Indizione IX.
AGATONE papa 4.
COSTANTINO Pogonato imp. 14.
BERTARIDO re 11.
CUNIBERTO re 4.
Furono ripigliate nel dì 12 di febbraio del presente anno le sessioni
del concilio sesto generale in Costantinopoli[79]. _Macario_ patriarca
d'Antiochia era il principal sostegno del partito de' monoteliti. Costui
avea prodotto una gran filza di passi presi dai santi Padri per provare
una sola volontà in Cristo nostro Signore. Ma avendo reclamato i legati
di papa _Agatone_, cioè _Teodoro_ e _Giorgio_ preti, e _Giovanni_
diacono, con dire che que' passi o erano adulterati, o mal intesi,
perchè staccati da altre necessarie parole, oppur detti della volontà
competente alla Trinità santissima, ma non già al Figliuolo di Dio
incarnato; veramente alle pruove comparve che così era. Fu dipoi
prodotta la lettera di papa Agatone, e trovati i passi de' santi Padri
in essa addotti per chiaramente comprovanti le due volontà in Cristo; e
però _Giorgio_ patriarca di Costantinopoli, che dianzi era in lega con
gli eretici, ravvedutosi a questa luce, con tutti i suoi suffraganei si
dichiarò per la dottrina della santa romana Chiesa. Macario antiocheno
stette fermo e pertinace nella credenza de' monoteliti: e però fu
deposto. Quindi passarono i padri a condannare anche i defunti vescovi
che aveano sostenuto il monotelismo, e questi furono _Ciro_ patriarca
d'Alessandria, _Sergio_, _Pirro_, _Pietro_ e _Paolo_ patriarchi di
Costantinopoli. Negli atti che abbiamo di questo concilio, ed in altre
antiche memorie, si truova ancora condannato papa _Onorio_, che mancò di
vita, siccome vedemmo, nell'anno 658. Intorno a questo punto, cioè se
sia vera una tal condanna, o se sieno stati alterati i testi, oppure
perchè fosse mischiata in essa sentenza la memoria di questo per altro
sì riguardevol papa, hanno disputato non poco i cardinali Baronio e
Bellarmino, e varii letterati franzesi, fra' quali ultimamente il Pagi e
monsignor Bossuet vescovo di Meaux. Non è del presente mio istituto
d'entrare in sì fatte quistioni. A noi basti di sapere, che se il nome
di papa _Onorio_ entrò in quella sentenza, certo non fu perchè egli
veramente insegnasse o tenesse l'eresia dei monoteliti, ma solamente
perchè, usando di troppa connivenza, non la riprovò, nè s'ingegnò di
strozzarla sui principii, avendo certamente questa sua maniera d'operare
dato un gran coraggio ai fautori di quegli errori.
In questo medesimo anno abbiamo da Teofane[80], che scoperta da
_Costantino_ imperadore qualche trama d'_Eraclio_ e _Tiberio_ suoi
fratelli per far delle novità in pregiudizio della sua autorità, li
degradò. Fin qui nelle date degli atti pubblici si veggono registrati
dopo gli anni d'esso Costantino quelli ancora de' suddetti suoi
fratelli. Da qui innanzi non vi s'incontra più il loro nome. Godevano
bensì del titolo di _Augusti_, ma non doveano impacciarsi nel governo.
Il solo _Costantino_ era considerato come _imperador maggiore_, ed essi
probabilmente non erano contenti di questa misura d'onore. Abbiam veduto
all'anno 670 che questo imperadore, per certa cospirazione scoperta in
favore di questi due suoi fratelli, fece loro tagliar il naso. A me si
rende verisimile che solamente in quest'anno succedesse la cospirazione
e lo sfregio fatto al loro volto e insieme la lor deposizione. Dopo di
che l'imperador Costantino dichiarò Augusto e suo collega nell'imperio
_Giustiniano II_ suo figliuol primogenito. Abbiamo poi da Anastasio
bibliotecario[81] un atto lodevolissimo di questo cattolico imperadore
in favor della Chiesa romana. Fin dai tempi dei re goti fu introdotto
l'abuso che il papa nuovo eletto, prima d'essere consecrato, pagasse una
somma di danaro al re e imperadore. Forse erano tremila soldi d'oro.
Giustiniano e gli altri imperadori greci trovarono introdotta questa
utile iniquità, e la continuarono sotto varii colori, che mai non
mancano. Ma il pio imperadore Costantino Barbato quegli fu che da questa
indebita avania esentò la santa Sede romana, con tener saldo nondimeno,
per attestato del medesimo Anastasio, che morendo un papa, fosse ben
lecito al clero, nobili e popolo romano di eleggere il successore, ma
questi non potesse essere consecrato senza l'approvazione in iscritto
dell'imperadore, secondochè portava l'antica consuetudine. Crede il
padre Pagi che per qualche tempo addietro gli esarchi godessero
l'autorità di confermar l'elezione del nuovo papa senza ricorrere alla
corte. Di ciò io non ho veduto buone pruove per i tempi addietro.