[51] Anastas., in Adeodat.
[52] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 34.
[53] Labbe, Concilior., tom. 4.
Anno di CRISTO DCLXXVII. Indizione V.
DONO papa 2.
COSTANTINO Pogonato imp. 10.
BERTARIDO re 7.
Mal soffrendo il pontefice _Dono_ che la chiesa di Ravenna si fosse
sottratta dalla ubbidienza della Sede apostolica, in quest'anno
finalmente ottenne l'intento suo, con ridurre al dovere
quell'arcivescovo _Reparato_. Ne siamo assicurati da Anastasio
bibliotecario[54], che scrive essere tornata quella Chiesa a riconoscere
la superiorità del papa, dopo aver nudrito negli anni precedenti delle
pretensioni di primato. Si dee credere che il sommo pontefice ricorresse
per questo affare all'imperador _Costantino_, il quale, siccome principe
veramente cattolico e di buone massime, forzò l'arcivescovo a chinar
l'ambiziosa testa. E qui è da notare ciò che lasciò scritto Agnello
ravennate nella vita di questo arcivescovo[55]: cioè ch'egli andò alla
corte imperiale di Costantinopoli, ed impetrò quanto seppe dimandare
dall'imperador Costantino, e spezialmente l'esenzione del suo clero
dalle contribuzioni e gabelle; e che tutti i contadini che lavoravano le
terre della sua chiesa e i suoi muratori e il suo crocifero fossero
esenti dalla podestà de' giudici secolari e degli esattori pubblici, e
sottoposti solamente all'arcivescovo. Fu eziandio decretato che
l'arcivescovo eletto di Ravenna, portandosi a _Roma_ per essere quivi
consecrato _non fosse tenuto a dimorar colà più di otto giorni_, segno
che dianzi si dovevano stiracchiar le consecrazioni di quegli
arcivescovi in Roma. Questo parlare d'Agnello fa chiaramente comprendere
l'aggiustamento suddetto, e dee essere un errore del suo testo il
soggiugnere appresso, che Reparato _non si sottomise all'autorità del
papa_, mentre le parole suddette pruovano tutto il contrario. Aggiugne
Anastasio che poco dopo questo aggiustamento il suddetto Reparato diede
fine ai suoi giorni. Ebbe per successore _Teodoro_, il quale, perchè si
fece consecrare in Roma, come per più secoli s'era costumato in
addietro, incorse nell'odio del suo clero. Agnello stesso dice molte
parole in suo vituperio, benchè si serva d'altri pretesti per
iscreditarlo. Anastasio notò[56] che questo Teodoro si presentò davanti
a papa _Agatone_ verisimilmente nell'anno seguente. Mi sia lecito il
rapportare al presente la fabbrica di un nuovo tempio fatto della regina
_Rodelinda_ moglie del re _Bertarido_ fuori di Pavia. Opera
maravigliosa, dice Paolo Diacono[57], e nobilitata da stupendi
ornamenti. Fu chiamata basilica di _santa Maria alle Pertiche_; e tal
denominazione venne a quel sacro luogo, per attestato del medesimo
storico, perchè quivi era un insigne cemeterio, dove i nobili longobardi
amavano per divozione d'essere seppelliti. Che se accadeva che taluno
de' suoi morisse in guerra, o in altra parte, alzavano delle pertiche,
cioè delle travi sopra que' sepolcri, con una colomba di legno in cima,
tenente il becco rivolto a quella parte, dove il suo parente od amico
era morto. Con qualche segno od iscrizione si distinguevano quei
sepolcri, acciocchè ognun potesse riconoscere il suo. Lo Spelta, storico
pavese di questi ultimi secoli, pretende che quel tempio fosse
fabbricato prima della venuta del Signor nostro Gesù Cristo, e servisse
agl'idoli. Tutti sogni. Paolo chiaramente scrive che Rodelinda lo
fabbricò di pianta; nè presso il padre Romoaldo[58] veggo bastanti
ragioni per farci credere che quella regina edificasse una chiesa col
monistero, posseduto oggidì dalle monache cisterciensi.
In quest'anno crede Camillo Pellegrino[59] che finisse di vivere
_Romoaldo_ duca di Benevento, dopo aver governato per lo spazio di
sedici anni quel ducato[60]. Egli ebbe, siccome dicemmo altrove, per
moglie _Teoderada_, la quale fuori della città di Benevento fabbricò la
basilica di san Pietro apostolo, ed unitamente un insigne monistero di
sacre vergini. Lasciò Romoaldo dopo di sè tre figliuoli maschi, cioè
_Grimoaldo II_, _Gisolfo_ ed _Arichi_, ossia _Arigiso_. Il primo di essi
fu duca di Benevento immediatamente dopo la morte del padre, ed ebbe per
moglie _Vigilinda_, ossia _Vinilinda_, figliuola del re _Bertarido_ e
sorella di _Cuniberto_, che fu re anch'esso: segno che era seguita buona
pace fra esso re Bertarido e il duca di Benevento. Ma vedremo all'anno
702 che questa cronologia non si accorda con Anastasio bibliotecario.
Seguitando intanto qui dietro alle pedate di Paolo Diacono[61], dico che
circa questi tempi succedette il trasporto in Francia dei sacri corpi di
san _Benedetto_ e di santa _Scolastica_. Era rimasto il monistero di
Monte Casino, ai primi tempi della venuta de' Longobardi nella Campania,
preda del loro furore. Se vi abitasse più alcun monaco non si sa. Ben
sappiamo che mal custoditi, se non anche negletti, restavano in quella
solitudine i lor sepolcri. Servì la negligenza de' monaci italiani per
far animo e voglia ai monaci francesi di venir a cercare que' sacri
depositi. Dicono che _Agiolfo_ monaco del monistero floriacense, ossia
di Fleury, con alcuni compagni fu spedito per questo in Italia; e che
andato a Monte Casino sotto pretesto di far quivi orazione, la notte
estrasse da quelle rovine i due sacri corpi, e se li portò in Francia,
con ritenere quel di san Benedetto in Fleury, e ripor quello di santa
Scolastica nella città del Mans. Abbiamo varie antiche relazioni di tal
traslazione, ma non contemporanee, e vi son raccontati vari miracoli,
non senza delle contrarietà e circostanze, le quali non siam tenuti a
credere per vere, ed anzi sembrano far poco onore alla fedeltà de'
monaci d'allora. Comunque sia, chi degl'Italiani ha voluto negar questo
fatto, ha contra di sè la chiara testimonianza di Paolo Diacono, che
visse e scrisse solamente nel secolo dopo. Quanto al tempo, il cardinal
Baronio ne parla all'anno 664. Il Coinzio, franzese, crede accaduto il
trasporto molto più tardi, cioè nell'anno 673. Ma i padri Mabillone e
Pagi lo riferiscono ai tempi di _Clodoveo_ II, e però all'anno 653
oppure al susseguente. Ma in fine il punto più sostanziale si è di
sapere se nel secolo susseguente fossero o non fossero restituite a
monte Casino quelle sacre reliquie; del che hanno acremente disputato i
Benedettini casinensi coi franzesi, palliando sì fattamente le cose, che
non si sa a qual parte credere. Di ciò diremo qualche altra cosa a suo
tempo. Seguitò poi ancora per quest'anno la guerra de' Saraceni contro
la città di Costantinopoli, che fu col solito valore preservata e
difesa.