NOTE:

[42] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 33.

Anno di CRISTO DCLXXII. Indizione XV.

ADEODATO papa 1.

COSTANTINO Pogonato imp. 5.

BERTARIDO re 2.

In quest'anno (fors'anche nel precedente) cominciarono le tribolazioni

di Costantinopoli, perchè i Saraceni, che già divoravano coi desiderii

tutto l'imperio romano, secondo Teofane[43], prepararono una poderosa

armata navale con risoluzione di tentar l'acquisto di quella regal

città: avuta la quale, sarebbe venuto meno tutto l'imperio cristiano

dell'Oriente. Non mancavano loro cristiani rinegati che maggiormente gli

animavano all'impresa, come per disgrazia nostra neppur mancano oggidì

al gran Turco. Svernarono nella Cilicia per essere pronti ad inoltrarsi

nella primavera ventura. Intanto l'imperador _Costantino_, a cui non era

ignoto il disegno di quella perfida gente, attese anch'egli a premunirsi

contra de' loro sforzi, con adunar gente, fabbricar navi e macchine, e

disporre tutto quel che occorreva per la difesa. In quest'anno, per

quanto crede il padre Pagi, nel dì 27 di gennaro diede fine al suo

pontificato e alla sua vita il sommo pontefice _Vitaliano_, dopo aver

governata la Chiesa di Dio per quattordici anni e mezzo con molta lode.

Nel dì poscia 22 di aprile ebbe per successore nella cattedra di san

Pietro _Adeodato_, di nazione romano, già monaco nel monistero di

sant'Erasmo nel monte Celio. Nell'anno 615 noi vedemmo _Deusdedit_, il

cui nome in sostanza non è diverso da quest'altro. Tuttavia non ho osato

di chiamarlo secondo. In questo anno ancora, o nel precedente, malamente

compiè il corso di sua vita _Mauro arcivescovo di Ravenna_, perchè morì

scismatico e scomunicato dalla Sede apostolica. Lasciò scritto Agnello

storico ravennate[44] che questo ambizioso prelato prima di morire

adunati i suoi preti, piangendo dimandò loro perdono. Crederà il lettore

per gli misfatti della sua superbia: ma non è così. Seguitò poscia a

dire ch'egli era vicino a pagare il tributo della natura, e che gli

esortava di non tornare sotto il giogo de' Romani. Che però si

eleggessero un pastore, e il facessero consacrare dai vescovi della

provincia, e poscia dimandassero all'imperadore il pallio: quasichè il

diritto di darlo, riserbato al romano pontefice, fosse passato

negl'imperadori. Con questi scismatici sentimenti finì di vivere

l'arcivescovo Mauro, a cui fu data sepoltura in un'arca, davanti alla

quale era una tavola di porfido, al dire d'Agnello, lucidissimo nella

superficie a guisa di uno specchio, in maniera che chi mirava in quel

marmo, vi poteva vedere gli uomini, animali e uccelli che vi fossero

passati dinanzi. Come ciò possa essere del porfido, lascerò considerarlo

ai periti. Aggiugne lo stesso storico che a' suoi dì passando _Lotario_

imperador per Ravenna (forse nell'anno 824), ordinò che quella tavola

levata di là e bene stivata con lana in una cassa di legno, fosse

mandata in Francia, per servire di mensa all'altare di san Sebastiano.

Ebbe commissione lo stesso Agnello da _Petronace_ arcivescovo di andar

colà, e di assistere acciocchè i muratori balordamente lavorando non la

rompessero. Ma egli per dolore e rabbia di vedere spogliar la sua patria

delle cose preziose, se ne andò in tutt'altra parte. A Mauro succedette

_Reparato_, monaco prima nel monistero di santo Apollinare, poscia

abbate, e quindi vicedomino della Chiesa ravennate: uomo che si fece

consecrar da tre vescovi senza il beneplacito della santa Sede, e tenne

saldo lo scisma, per quanto potè; ma in fine, siccome diremo, si umiliò

all'ubbidienza del sommo pontefice.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 17 / 339 题