NOTE:

[37] Theoph., in Chronogr.

[38] Paulus Diacon., lib. 5, cap. 29.

[39] Theoph., in Chronogr.

[40] Niceph., in Chron.

[41] Hermannus Contractus in Chron. edit Urstis.

Anno di CRISTO DCLXXI. Indizione XIV.

VITALIANO papa 15.

COSTANTINO Pogonato imp. 4.

BERTARIDO re 1.

S'avea fatto alleggerir la vena il re Grimoaldo in quest'anno[42]. Da lì

a nove giorni stando nel suo palazzo, e tirando l'arco con quanta forza

potea, volendo colpire una colomba, se gli riaprì malamente la vena, e

questa ferita bastò a levarlo di vita dopo nove anni di regno. Corse

voce che fossero adoperati medicamenti avvelenati in curarlo, e che in

tal maniera il mandassero per le poste all'altro mondo. Fu principe

temuto da tutti, gagliardo di corpo, arditissimo nelle imprese, calvo di

capo; nudriva una bella barba, e in avvedutezza ebbe pochi pari. Tiensi

ch'egli seguitasse la religion cattolica, e gli scrittori bergamaschi

attribuiscono a _Giovanni_ vescovo santo di quella città la di lui

conversione al Cattolicismo, ma senza addurne pruova alcuna cavata

dall'antichità. Quello ch'è certo per testimonianza di Paolo Diacono,

egli fabbricò in Pavia la basilica di sant'Ambrosio: dal che

fondatamente deduce il cardinal Baronio che egli dovette essere buon

cattolico; altrimenti non avrebbe onorato in questa forma santo

Ambrosio, impugnatore perpetuo degli Ariani. Restò di lui e della

figliuola del re _Ariberto_, già presa per moglie, un figliuolo

appellato _Garibaldo_, in età puerile. Questi fu proclamato re de'

Longobardi. Torniamo ora a _Bertarido_, da noi poco fa veduto fuggitivo,

per cercare ricovero in Inghilterra. S'era egli imbarcato sulle coste di

Francia, ad appena sciolte le vele, s'era alquanto slargata in mare la

nave, quando una persona dal lido ad alta voce dimandò, se quivi era

Bertarido? Fu risposto di sì. Allora replicò quel tale: _Fategli sapere

che se ne torni a casa sua, perchè ha tre giorni che Grimoaldo ha finito

di vivere._ Balzò il cuore in petto a Bertarido all'udir questa nuova, e

ordinò tosto che il legno approdasse di nuovo al lido, per trovar la

persona che avea gridato, ed informarsi meglio di questo favorevol

avviso. Ma quando fu in terra, non vide persona alcuna. Però immaginando

essere quella stata una voce di Dio, e non degli uomini, determinò di

venirsene senz'altro in Italia. Mandò innanzi persona che spiasse lo

stato delle cose, e fosse poi ad incontrarlo in luogo determinato ai

confini dell'Italia, per quivi prendere le sue misure. Ma giunto

Bertarido colà, vi trovò non solamente il suo messo, ma eziandio tutti

gli uffiziali della regal corte e l'apparato convenevole per ricevimento

di un re, ed accorsa gran moltitudine di Longobardi, che tutti con

lagrime e festa incredibile accolsero l'antico loro signore, dopo nove

anni d'esilio felicemente tornato alla patria e al regno. E non è da

maravigliarsene. Non fu mai ben voluto Grimoaldo dai Longobardi, sì

perchè usurpatore dell'altrui corona, e sì perchè uomo vendicativo, e

che col rigore più che coll'amore s'era sempre mantenuto sul trono.

All'incontro, per attestato di Paolo Diacono, Bertarido era principe

amorevolissimo, buon cattolico, dotato di rara pietà, osservantissimo

della giustizia, e soprattutto limosiniere ed amator de' poveri. Le sue

disgrazie aveano contribuito non poco a renderlo misericordioso ed

umile: virtù che di raro s'imparano nella sola sublime felicità e

fortuna. S'accorda questo elogio a noi lasciato da Paolo con quanto

abbiamo inteso di sopra all'anno 664 dalla vita di san Vilfrido

arcivescovo di Yorch, scritta da Eddio Stefano. Pertanto tre mesi dopo

la morte di Grimoaldo, _Bertarido_ ossia _Pertarito_, figliuolo del re

Ariberto, d'origine bavarese, per consenso de' Longobardi risalì sul

trono; ed immediatamente spediti messi a Benevento, fece di colà tornare

a Pavia la regina _Rodelinda_ sua moglie col figliuolo _Cuniberto_, che

furono senza difficoltà rilasciati dal duca Romoaldo. Del fanciullo

_Garibaldo_, lasciato re dal re Grimoaldo suo padre, altro non sappiamo,

se non che fu deposto; ma è ben da credere che non mancasse un buon

trattamento da lì innanzi nè a lui nè a sua madre, se vivea tuttavia,

perchè questa infine era sorella ed egli nipote di Bertarido. Si

potrebbe credere che il picciolo principe fosse mandato a Benevento; ma

più verisimile e più conforme alla politica pare che meglio si

giudicasse il custodirlo in qualche fortezza. Altra memoria non resta di

lui.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 16 / 339 题