NOTE:

[31] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 12.

[32] Anastas. in Adeodat.

[33] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 13.

[34] Baron., Annal. Eccl.

[35] Mabil., Annal. Benedict., lib. 15 in fine.

[36] Paulus Diacon. lib. 5 cap. 23.

Anno di CRISTO DCLXX. Indizione XIII.

VITALIANO papa 14.

COSTANTINO Pogonato imp. 3.

GRIMOALDO re 9.

Giacchè Paolo Diacono narra buona parte degli avvenimenti, senza

specificarne l'anno, perchè neppur egli dovea saperlo, si può riferire

qui un fatto di _Vettari_ duca del Friuli[37]. Avendo gli Schiavoni

dominanti nella vicina Carintia inteso ch'egli era andato a Pavia,

raunata un gran moltitudine di gente, vennero fin presso a Cividal di

Friuli, e si accamparono in un luogo chiamato Brossa. Per buona ventura

accadde che Vettari sbrigatosi in poco tempo da Pavia, quando niun se

l'aspettava, arrivò la sera innanzi a Cividale. Nè sì tosto ebbe intesa

la venuta degli Schiavoni, che presi seco venticinque cavalli, andò a

riconoscerli: ed arrivato al ponte del fiume Natisone, oltre al quale

s'erano attendati i Barbari, fu da loro osservato; e perchè era con sì

pochi compagni, motteggiato con dire: _Vedete là il patriarca che vien

contra di noi coi suoi cherici_. Il duca allora levatosi l'elmo di capo,

e facendo vedere ai Barbari chi egli era (e ben lo conoscevano), mise

tal terrore in costoro, che essendo corso il suo nome per tutto il

campo, quasichè egli fosse per assalirli con un formidabile esercito, si

diedero a una precipitosa fuga. E fin qui si può menar buono il suo

racconto al buon Paolo. Ma egli ci vuol far ridere con una slargata

romanzesca, che dipoi soggiugne, con dire che Vettari con que' pochi

compagni si scagliò loro addosso, e ne fece una tal beccheria, che di

_cinquemila uomini_, appena pochi col favor delle gambe portarono alle

lor case la trista nuova di tanta disgrazia. Tiene il padre Pagi che in

questo anno _Clotario III_ re de' Franchi nella Neustria e Borgogna

giugnesse all'ultimo de' suoi giorni. Per poco tempo regnò dopo lui

_Teoderico II_, il quale per forza prese la chericale tonsura.

_Childerico_ fratello di Clotario divenne padrone di tutta la monarchia

franzese. Ma da lì a non molto non solo a lui tolto fu il regno, ma

anche la vita. Allora il deposto _Teoderico_ ripigliò il regno. La

storia dei Franchi scarseggia molto di notizie in questi tempi. Ma se

all'italiana non restassero que' pochi lumi che ha raccolto Paolo

Diacono, noi resteremmo anche più de' Franzesi al buio, mancando a noi

le vite de' santi, de' vescovi e degli ultimi monaci italiani d'allora,

laddove non poche de' loro paesi ne scrissero essi Franchi e gl'Inglesi,

non già perchè allora anche l'Italia non nudrisse dei buoni prelati e

molti servi di Dio, ma perchè l'ignoranza avea qui preso troppo piede,

oppure perchè le guerre nostre civili han fatto perdere gran copia di

antiche memorie. Abbiamo poi da Teofane che circa questi tempi i

Saraceni fecero una incursione nelle provincie dell'Africa tuttavia

sottoposte al romano imperio; e corse voce che avessero condotte in

ischiavitù ottantamila persone. Aveva bensì, come abbiam detto,

l'imperador _Costantino_ conferito il titolo imperiale ai due suoi

fratelli _Eraclio_ e _Tiberio_; ma, per quanto si può conoscere,

consisteva nella sola apparenza la lor dignità, perciocchè l'autorità e

il comando risedeva tutto in esso Costantino. Nell'esercito a Crisopoli

vi furono più persone che pubblicamente gridarono: _Noi crediamo nelle

tre Persone della Trinità: andiamo anche a coronar tre imperadori_;

segno che la coronazione era il più importante requisito per esercitar

coi fatti l'imperiale autorità. Giunsero queste parole all'orecchio di

Costantino, che forte se ne turbò. Fatti perciò venire i capi di costoro

a Costantinopoli sotto pretesto di voler soddisfare ai loro desiderii,

li fece pendere tutti dalle forche, ed insegnò agli altri il rispetto

dovuto ai sovrani. Perchè nondimeno si seppe, o solamente corse il

sospetto che dai suddetti suoi fratelli avesse avuto origine quel

sedizioso progetto, fece ad amendue tagliare il naso. Ma quest'ultima

barbara azione non sembra appartenere all'anno presente; perchè, siccome

lo stesso Teofane racconta all'anno 13 di Costantino, allora egli

solamente rimosse i fratelli dall'imperio; nè sembra molto probabile che

se in quest'anno avesse lor fatto un sì brutto sfregio, eglino avessero

tuttavia continuato nell'onore primiero.

Circa questi tempi, per relazione di Paolo Diacono[38], _Alzeco_, ossia

_Alzecone_, duca de' Bulgari, senza sapersene il perchè, uscito colla

gente a lui suggetta dal suo paese confinante al Danubio, venne con

tutta pace a trovare il re _Grimoaldo_, esibendosi al suo servigio, e

pregandolo di dargli qualche contrada, dove potesse abitar coi suoi.

Grimoaldo l'inviò al figliuolo _Romoaldo_ duca di Benevento,

incaricandolo di trovargli sito a proposito. Egli in fatti diede a lui

ed ai suoi per luogo d'abitazione il paese fino allora deserto di

Supino, Boiano ed Isernia, ed altre città coi lor territorii, e con

giurisdizione signorile in esse, dipendente nondimeno dal duca di

Benevento: con avergli mutato il nome di _duca_ in quello di _gastaldo_,

equivalente a quello di governatore o conte, acciocchè non sembrasse

eguale col nome di duca al duca suo sovrano. Paolo Diacono racconta che

a' suoi dì, cioè cento anni dopo, quella nazione, tuttochè sapesse

parlare la lingua volgare di quel paese, pure non avea per anche

dismesso l'uso della natia lingua bulgara. Teofane[39] nell'anno XI di

Costantino Pogonato, e Niceforo[40] toccano questo punto anch'essi,

dicendo, che regnando l'imperador Costante, _Crovato_ re de' Bulgari

lasciò dopo di sè cinque figliuoli, con ordine che stessero uniti

insieme. Ma non andò molto che si divisero, e chi in questa, chi in

quella parte andò colla sua gente. Il picciolo di quei fratelli venne in

Italia nella Pentapoli, e passato a Ravenna, rimase suggetto all'imperio

de' Cristiani, e pagava tributo ai Romani. Potrebbe essere che Alzeco

prima si presentasse all'esarco di Ravenna con offerirsi ai di lui

servigii; ma che non trovandosi dove dar ricetto a tanta gente, egli

s'indirizzasse al re Grimoaldo, che l'inviò al figliuolo Romoaldo.

Certamente a Paolo qui è dovuta maggior credenza che agli storici greci.

Scrive poi il medesimo Paolo che in questi tempi (non sappiamo se nel

presente o nel seguente anno) il regno dei Franchi venne in mano di

_Dagoberto II_, il quale, dopo essere stato per più anni esule e in

grandi miserie, confinato in Irlanda per l'iniquità di Grimoaldo

franzese suo maggiordomo, finalmente richiamato dai suoi, ricuperò il

perduto regno. Non fu pigro il re Grimoaldo a spedirgli degli

ambasciatori per congratularsi seco, e in tale occasione fu giurata da

ambedue le parti una buona amistà e pace. Trovavasi allora in Francia in

bassa fortuna il già fuggito re de' Longobardi _Bertarido_, e temendo

degli andamenti di quegli ambasciatori, perchè ben consapevole

dell'accortezza del re Grimoaldo, che gli teneva continuamente gli occhi

addosso e spie d'intorno, non gli parendo più buon'aria quella di

Francia, prese segretamente la risoluzione di ritirarsene e di scappare

nella gran Bretagna, per cercar quivi ricovero presso il re degli

Anglosassoni. Gran disputa è stata fra gli eruditi franzesi intorno

all'anno in cui _Dagoberto II_ ricuperò il regno. Ne han trattato

Adriano Valesio, il Coinzio, e i padri Mabillone, Enschenio e Pagi.

Sostiene l'ultimo di questi, che quel principe nell'anno 673 tornò in

Francia; e perchè il Mabillone si serve del racconto già riferito da

Paolo Diacono, il quale ci fa vedere esso Dagoberto regnante in Francia

prima della morte del re Grimoaldo succeduta nell'anno seguente 671,

tiene il Pagi che in ciò si sia ingannato lo storico italiano, come mal

informato degli affari stranieri della Francia. Ma non par già che quel

critico porti sì sode pruove da atterrar qui l'autorità di Paolo, il

quale solamente cento anni dopo scrisse questi avvenimenti; e

massimamente confessando tutti i letterati restare la storia di Francia

in questi tempi involta in molte tenebre. Sembra non improbabile che

mancato di vita Clotario III re in quest'anno senza prole, ed essendo

insorti dei gravi torbidi per la successione, Dagoberto corresse al

rumore, ed ottenesse una parte della monarchia. Ermanno Contratto[41]

mette la morte di questo Dagoberto nell'anno 674, e però va d'accordo

con Paolo Diacono. Fosse nondimeno quello o altro re dei Franchi, con

cui il re Grimoaldo stringesse una buona lega, a noi basta di sapere che

Bertarido non si trovando sicuro in Francia, s'inviò alla volta

dell'Inghilterra.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 15 / 339 题