NOTE:

[24] Anastas., in Vitalian.

[25] Paulus Diaconus, lib. 1, cap. 11.

[26] Teoph., in Chronogr.

[27] Zonar., in Annal.

[28] Leges Langobard., tom. 2 Rer. Ital.

[29] Beda, Hist., Agnel. lib. 4, cap. 1.

[30] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 1.

Anno di CRISTO DCLXIX. Indizione XII.

VITALIANO papa 13.

COSTANTINO Pogonato imp. 2.

GRIMOALDO re 8.

Premendo all'imperador _Costantino_ Pogonato il fuoco nato in Sicilia

per la tirannia di _Mecezio_, ammassò quanta gente potè[31], facendone

venire dall'Istria, dall'Italia, dalla Sardegna e dall'Africa perchè

essa durava tuttavia alla divozion dell'imperio. Venne lo stesso giovane

Augusto in persona a questa impresa con una poderosa flotta. Fu dunque

presa Siracusa, trucidato il tiranno Mecezio, e il suo capo, con quelli

di molti altri, portato a Costantinopoli. In questa maniera restò

estinto il fuoco che si era acceso in queste parti, senza che si legga

che i Longobardi continuassero a prevalersene maggiormente in loro

vantaggio. Ciò fatto, l'imperadore se ne tornò lieto alla sua residenza

di Costantinopoli. Ma probabilmente Mecezio, prima che gli arrivasse

addosso sì gran tempesta, avea fatto ricorso per aiuto ai Saraceni.

Benchè costoro non venissero a tempo per soccorrerlo, pure si sa da

Anastasio[32] e da Paolo Diacono[33], che all'improvviso con molte navi

arrivarono in Sicilia, entrarono in Siracusa, e misero a fil di spada

quell'infelice popolo con essersene salvati pochi col favor della fuga.

Pare eziandio che scorressero pel resto dell'isola, commettendo gli atti

della medesima crudeltà dappertutto: ma questo non è certo. Per

attestato ancora del cardinal Baronio[34] e del padre Mabillone[35], non

son sicuri documenti di un tale eccidio una lettera scritta dai monaci

benedettini di Messina ai monaci romani abitanti nel Laterano, nè una

lettera di papa Vitaliano ai medesimi monaci messinesi: della prima

delle quali vien detto che Messina e novantotto altre città e ville

della Sicilia erano state saccheggiate e date alle fiamme dai Saraceni.

Asportarono in quell'occasione i Barbari tutti i bronzi che l'imperadore

Costante avea rubato ai Romani, e se ne tornarono ad Alessandria.

Abbiamo da Teofane[36] che in questo medesimo anno l'imperador

Costantino diede il titolo d'Augusti e dichiarò suoi colleghi

nell'imperio i due suoi fratelli _Eraclio_ e _Tiberio_. Privò di vita

_Giustiniano_ patrizio padre di Germano, che fu poi patriarca di

Costantinopoli, e fece entrare lo stesso Germano nel ruolo degli

eunuchi. Il perchè non lo dice la storia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 14 / 339 题