NOTE:

[23] Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 25.

Anno di CRISTO DCLXVIII. Indizione XI.

VITALIANO papa 12.

COSTANTINO Pogonato imp. 1.

GRIMOALDO re 7.

Fu questo l'ultimo anno della vita di _Costantino_, che noi sogliamo

appellare _Costante_ imperadore. L'odio universale dei popoli, ch'egli

s'era guadagnato colle immense sue estorsioni ed angherie lor fatte, e

il discredito in cui era per le sue empie azioni, diedero moto ed animo

ad una congiura contro di lui. Però sul fine di settembre dell'anno

presente, essendo già incorso l'_indizione XII_, come abbiamo da

Anastasio bibliotecario[24], da Paolo Diacono[25] e da Teofane[26],

trovandosi egli nel bagno in Siracusa, fu quivi da un Andrea figliuolo

di Troilo ucciso. Entrati gli uomini della sua corte, il trovarono senza

vita, e diedero sepoltura al suo corpo. Dopo di che un certo _Mizizio_

(così lo chiama Teofane), oppur _Mecezio_ (come ha Paolo Diacono) si

fece proclamar imperadore. Teofane scrive ch'egli fu forzato a prendere

l'imperio essendo giovane di bellissimo aspetto e di nazione armeno;

eppure confessa ch'egli era de' congiurati. Giunta a Costantinopoli la

nuova di questo successo, _Costantino_ suo primogenito, dichiarato già

imperadore dal padre nell'anno 654, prese le redini del governo. Era

egli assai giovinetto, ma perciocchè dopo l'impresa di Sicilia tornò a

Costantinopoli colla barba che gli spuntava sul volto[27], perciò ebbe

il soprannome di _Pogonato_ cioè _barbato_. Diedesi in quest'anno esso

giovane Augusto a far quanti preparamenti poteva, sì per vendicar la

morte del padre, che per liberar l'imperio del tiranno Mecezio, e

nell'anno vegnente, siccome vedremo, gli riuscì felicemente l'impresa.

Fu questo principe di religione e di costumi diverso dal padre. In

quest'anno ancora il re _Grimoaldo_ fece una giunta di alcune leggi a

quelle del re Rotari. Dal prologo[28] si veggono pubblicate _anno Deo

propitio regni mei sexto, mense julio, indictione XI_, e per conseguente

in quest'anno. Dovea già aver preso un gran possesso fra i Longobardi

l'empio abuso dei duelli, non già per bestiale appetito di vendetta o

per puntigli, come si usava negli ultimi secoli addietro, ma per

indagare con questa barbara invenzione il giudizio di Dio intorno alla

verità o falsità dei delitti, o alla giustizia od ingiustizia delle

pretensioni. Qualche freno vi mise il re Grimoaldo, con ordinare che se

constava che un uomo libero per trent'anni fosse vivuto in istato tale,

non potesse alcuno sfidarlo al duello in vigore di qualche pretensione

che costui fosse suo servo, cioè schiavo. Però bastava che questo uomo

adducesse davanti ai giudici i testimonii del possesso della libertà

durante lo spazio di essi trent'anni, per esentarsi da ogni altra

molestia. Lo stesso fu decretato in favore di chi provava di aver

posseduto per lo suddetto spazio di tempo case, servi e terre.

All'incontro, alle mogli accusate d'aver operato contro l'onore e la

vita de' mariti, era permesso di giustificarsi col giuramento, oppur col

combattimento: nel qual caso la donna sceglieva un campione ossia

combattente per la parte sua. Non parlo delle altre leggi, nelle quali è

prescritto che dee pagarsi dai padroni per gli delitti de' servi, e qual

pena si desse a chi, lasciata la moglie sua, un'altra ne prendeva:

oppure alle donne che prendevano per marito chi avea già moglie,

tuttochè informate dello stato di quell'uomo. In quest'anno _Teodoro_

monaco greco, poscia arcivescovo dorovernense, ossia di Cantorberi fu

inviato in Inghilterra da papa _Vitaliano_[29], ed è quel medesimo che

compilò dipoi ed accrebbe i canoni penitenziali, mise in credito le

lettere latine e greche in que' paesi ed allevò dei valenti discepoli,

con istabilire ancora il canto ecclesiastico in quelle chiese.

Probabilmente si prevalse degli sconcerti accaduti in Sicilia _Romoaldo_

duca di Benevento, per vendicarsi del già ucciso _Costante_ Augusto, e

rendergli la pariglia dell'insulto già fatto a Benevento. Noi sappiamo

da Paolo Diacono[30] ch'egli, raunata una buona armata, si portò

all'assedio della città di _Taranto_, e cotanto la combattè, che la

forzò alla resa. Altrettanto fece di quella di _Brindisi_: con che

aggiunse tutti quei contorni, cioè un buon tratto di paese, al suo

ducato beneventano.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 13 / 339 题