NOTE:

[12] Mabill., Annal. Bened., tom. 4, P. I, p. 691.

[13] Paulus Diacon. lib. 5, cap. 2.

Anno di CRISTO DCLXV. Indizione VIII.

VITALIANO papa 9.

COSTANTINO, detto COSTANTE, imperadore 25.

GRIMOALDO re 4.

Raccogliesi da Beda[14] che nel presente anno infierì molto la

pestilenza in Italia, e per questo malore l'ambasciatore del re

d'Inghilterra con quasi tutti i suoi domestici lasciò la vita in Roma. A

questo medesimo anno par che si possa riferire la guerra mossa dai re

franchi al re _Grimoaldo_. Dovette _Bertarido_, fuggito in Francia, così

ben perorare la causa sua presso di _Clotario III_ re di Parigi e della

Borgogna, con esporre la usurpazione ingiusta a lui fatta da Grimoaldo,

e la facilità che vi sarebbe di rimetterlo sul trono, stante il gran

numero de' suoi partigiani, qualora esso Clotario prendesse la sua

protezione, e spedisse un esercito in Italia, che quel re s'indusse a

muover guerra a Grimoaldo. Entrò l'armata francese per la parte della

Provenza nel Piemonte, ed arrivò fin presso alla città d'Asti. L'accorto

Grimoaldo, uscito anch'egli in campagna colla sua armata, fermò i nemici

in quel territorio, e quivi si accampò. Era principe sagace, e sapea le

furberie della guerra. Un dopo pranzo, fingendo un panico terrore, levò

all'improvviso il campo, e ritirossi con lasciar indietro le tende e

buona parte del bagaglio, e specialmente una quantità prodigiosa di cibi

e vini di buon polso. Caddero i Franzesi nella rete. Accortisi della di

lui fuga, diedero sacco al campo, e trovato sì buon preparamento di

mangiare e bere, fecero gran gozzoviglia, e si abboracchiarono in

maniera, che quasi tutti ubbriachi si diedero in preda al sonno. Ma non

fu sì tosto passata la mezza notte, che Grimoaldo voltata faccia, quando

men sel credeano, venne a far loro pagar lo scotto. Tanta strage ne

fece, che a pochi riuscì di portar salva la pelle alle loro case. Il

luogo dove seguì questo macello dei Franchi, Paolo Diacono scrive che a'

suoi dì si appellava _Rio_, ed era poco lungi della città d'Asti. Stava

intanto l'imperadore _Costante_ in Siracusa. S'erano a tutta prima

immaginati i Siciliani che la buona ventura fosse venuta a trovarli in

mirando piantata la sedia imperiale nella lor isola. Si disingannarono

ben tosto. Io non so se perchè questo principe era d'inclinazion troppo

cattiva, oppure perchè la necessità l'astrignesse, per non poter tirare

da Costantinopoli e dall'Oriente alcun danaro e sussidio pel grandioso

suo mantenimento, egli si desse a far delle insopportabili avanie a quei

popoli. Sì Anastasio[15] che Paolo Diacono[16] ci assicurano aver egli

talmente afflitti gli abitanti e possessori dei beni nelle provincie di

_Calabria_, _Sicilia_, _Sardegna_ ed _Africa_ con gabelle, capitazioni e

viaggi di navi, che non s'era, a memoria d'uomini, simil flagello

giammai patito. Restavano separate le mogli dai mariti, i figliuoli dai

genitori; in una parola, arrivarono tanto oltre i malanni, che non

restava più speranza di poter vivere alla gente. Nè già andarono i

luoghi sacri esenti da questa tempesta, perchè egli spogliò tutte le

chiese de' loro sacri vasi e dei loro tesori. Teofane[17], tuttochè

autor greco, nota anch'egli, forse sotto l'anno precedente, tanti essere

stati gli aggravii de' poveri Siciliani, che molti disperati scappando

andarono a fissar la loro abitazione a Damasco: il che a taluno potrebbe

sembrar cosa strana perchè i Saraceni signoreggiavano in quella città.

Ma quei popoli non si attentavano più a dimorar in paese, dove

comandasse un sì scellerato non imperadore, ma tiranno.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 10 / 339 题