[225] P. BERNRIED, c. 52. BERTOLDO: _Noctu urbe fuga lapsus evasit_.

[226] BERTOLDO: _Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis et

sanguine victitabat_. Dacchè Gregorio incaricava il Vescovo di Preneste

di scomunicare Cencio, il castello era forse quello di Preneste stesso.

Se si creda a LAMBERTO ed a P. BERNRIED i Romani devastarono i beni

di Cencio, e giustiziarono i suoi partigiani: nove di loro appiccarono

per la gola davanti al san Pietro. BENNONE perciò ingiuria il Pontefice

chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo.

[227] _In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de suo

triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non exequenti acciderit,

et qualiter a Domino reprobatus sit: Reg. III_, 10 (di Roma, agli

8 Gennaio 1076, o più esattamente agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei

insultano sempre al despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure

del continuo essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal

loro sacerdozio.

[228] Secondo P. BERNRIED, c. 67, egli vi andò con lettere false

_sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine titulatis — ubi

etiam continebantur postulatio novi pontificis, et abjectio legitimi

pastoris_. LAMBERTO, _Annal._, a. 1076: _Deferens secum de vita et

institutione papae scenicis figmentis consimilem tragediam_ (ossia una

solenne pasquinata). Sul Concilio di Worms vedasi HUGO FLAVIN., II,

431.

[229] _H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando

jam non apostolico, sed falso Monaco._ — La lettera, che io compendio,

leggesi nel _Cod. Udal._ (ECCARD, II, n. CLXIII), in BRUNONE, _De bello

Saxon._, n. 66 e segg., e fu spesso stampata anche altrove.

[230] Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di Gregorio:

_Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus in fide primus in

ejus damnaptione_: BRUNO, n. 66. Enrico fe’ nota ai Romani la lettera

da lui indiritta al Papa, ma compilata diversamente, come in compendio.

[231] _His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus animam

ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat_: BERTOLDO, a. 1076.

Ella stessa annunciò la scomunica del suo figliuolo, scrivendone ad

Altmann di Passavia, con brevi parole e senza rivelare qual fosse il

suo sentimento (HUGO FLAV., _Chron._, II, 435). Ella vi narrava che

i legati di Enrico erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico

scriveva ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne avevano

ricevuto (URSTISIUS, I, 393).

[232] _Depositio Regis H._, in P. BERNRIED, c. 76. MANSI, XX, n. 467.

Il Papa dice a san Pietro: _Mihi tua gratia est potestas a Deo data

ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per tuam potestatem et

auctoritatem, H. regi filio H. Imp., qui contra tuam Ecc. inaudita

superbia insurrexit, totius regni Teutonicor. et Italiae gubernacula

contradico, et omnes Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere

vel facient, absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico_...

[233] HUGO FLAV., _Chron._, II, 437: _Prae admiratione se ipsos

non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant_. BONIZO, p. 815:

_Postquam de banno regis ad aures personuit vulgi, universus noster

Romanus orbis tremuit_. Il celebre vescovo OTTONE DI FRISINGA,

_Chron._, VI, c. 35, dice: _Lego et relego Romanor. Regum et

Imperatorum gesta, et nusquam invenio quemquam eorum ante hunc a Romano

Pontifice excommunicatum, vel regno privatum_. Gregorio medesimo,

scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare il Re

(BERNRIED, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel _Reg. III_, 6.

Vedi anche il _Reg. VIII_, 21.

[234] _Dictatus papae_ (oggi direbbesi _Syllabus_) nel BARONIO,

ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; _Reg. II_, 55 a. Vi

si confronti quello che il VOIGT (_Ildebrando_ ecc., p. 172) ha

raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che la descrizione

dell’epoca di Gregorio VII, data dal PLANK (_Costituzione della

società cristiano-ecclesiastica_, IV, 1), mi sembra essere quanto di

più eccellente possediamo intorno a quest’argomento. Dopo di lui, il

GIESEBRECHT (nel Vol. III della sua _Storia dell’Impero germanico_)

ha con ottima critica illustrato nuovamente questa stessa epoca, con

quella dovizia di documenti e di scienza ond’egli poteva disporre.

[235] Il FLOTO ha analizzato egregiamente queste condizioni di Enrico

IV.

[236] P. BERNREID, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale

si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire: _Ut pro eo

precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiam

mirarentur, nonnulli vero in nobis non apostolicae severitatis

gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent:

Reg. IV_, 12, lettera ai Tedeschi, cui dice in aria di trionfo: _Rex

humiliatus ad poenitentiam_.

[237] _Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans foret_:

LAMBERTO, il quale, da frate qual è, non isvela pur un briciolo di

indignazione patriottica.

[238] LAMBERTO descrive vivacemente lo stato degli animi in Lombardia.

Malauguratamente questa egregia fonte storica cessa coll’anno 1077.

[239] Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori,

che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della sua fine dice

BERTOLDO, ad a. 1077: _Rege non viso et insalutato, in puncto

celerrimus descendit ad inferna_. Però BONIZONE narra che il Re lo

ricevette di nottetempo: _Cencius amara morte mortuus est, cujus funus

Guibertus cum aliis excommunicatis mirabili pompa celebravit_.

[240] BONIZO, p. 817: _Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus

est_, e precisamente pochi dì prima che Gregorio tornasse a Roma

(nel Settembre). P. BERNRIED, c. 92: _Occisus est ab apparitoribus

Henricianae persecutionis_; e BERTOLDO diffusamente narra della sua

morte, delle sue virtù, delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che

fece.

[241] BERTOLDO: _In medio ipsius paradysi — devotissime est tumbae

marmoreae impositus_. Quest’è il _Sepulcrum Prefecti_ di cui parlano i

_Mirabilia_, e che erroneamente fu tolto per il sepolcro di Ottone II.

La _Graphia: Cujus coopertorium_ (cioè il coperchio di porfido della

tomba di Adriano) _in paradiso b. Petri super sepulcrum prefecti_: così

scrive eziandio PIETRO MALLIO.

[242] La iscrizione che, stando a MAFFEO VEGIO, avrebbe appartenuto al

sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più), leggesi nel BARONIO,

ad a. 1077, ma non può aver appartenuto a quel tempo.

[243] Vedi il FLOTO, II, 137 e 138: legati pontificî furono presenti

all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio affinchè fosse

riconosciuto per tale nell’Impero.

[244] _Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici,

praeter admodum paucos laudant ac defendunt_: così Gregorio medesimo

ai Tedeschi, a. 1078, _Reg. VII_, 3; e nell’anno 1081: _cui ferme omnes

Italici favent: Reg. IX_, 3.

[245] AMATO descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo Nerone.

_Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres seignors, pourceque

Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit tant obédient_ (VIII, c. 7).

[246] LEONE DI OSTIA, III, 45. ROMUALDO, a. 1075 (è un errore, sì

come è errata la cronologia degli _Annal. Benev._). Ancora nel Maggio

dell’anno 1077, alcuni documenti sono denotati coll’epoca di Gisulfo

(MARIA DE BLASIO, _Serie Principum — Salerni_, app., n. VIII). Il

principato di Salerno incominciò con Siconolfo nell’anno 840, e

finì con Gisulfo ai 16 Dicembre 1077. AMATO descrive il modo onde il

fuggitivo fu ricevuto dal Papa: _Lo rechut come amor de père et monstra

à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit bien, et lo

fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui comist tout son

secret et tout son conseill, et disponist les toutes de l’Eglise les

choses à soe libéralité et volonté_ (VIII, c. 30). Il DE BLASIO dubita

tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè nell’anno 1088 si torna a

trovare questo Principe da duce di Amalfi (p. 117).

[247] Vedansi i molti documenti raccolti nel DE BLASIO, nei _Monum.

Regii Archiv. Neap._, ed a Monte Cassino. I nomi longobardi nella

Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal quali li conserva il _Reg.

Farfense_ del secolo undecimo e del duodecimo, tornano a contenere

qualche particolarità loro propria.

[248] Il BACCHINI, _Istoria di S. Ben. di Polirone_, p. 5, chiama la

razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il seminario

delle case più illustri quindi originate». Le maggiori famiglie

d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi immigrati più tardi.

Sulla durata di famiglie longobardiche nel reame di Napoli, vedasi

il GIANNONE, X, c. 3. È cosa notevole che oggidì ancora perdurino in

Sicilia quattro delle colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e

da Rogero; sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto,

che è ancora tutto ad esse speciale, dicono: _Parduoma à dumbard_

(lombardo). Vedasi LIONARDO VIGO, _Canti popolari siciliani_, Catania,

1857, p. 47.

[249] Sinodo di Marzo del 1078: _Excommunicamus omnes Northmannos,

qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet Marciam Firmanam,

Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum obsident, et qui invadere

et depraedari nituntur Campaniam, et Maritima, atque Sabinos, nec non

et qui tentant Urbem Romanam confundere_. Similmente nel Sinodo di

Marzo del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il _comitatus tiburtinus_

(PANDOLFO PISANO, p. 310). Il lungo registro degli scomunicati da

Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo malediva uomini nel

corpo e nell’anima: _Et non solum in spiritu, verum etiam in corpore,

et omni prosperitate hujus vitae apostolica potestate innodamus_; così

sonava la formola. Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè

uno scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette

promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne, fanciulli,

schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di comperare viveri

nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha per noi, uomini di oggidì,

qualche cosa di strano, come se leggessimo di cose egiziane.

[250] Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in ALBINO, in CENCIO,

nel MANSI, XX. 313): _Ego Robertus, Dei gr. et s. Petri, Apuliae et

Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora et deinceps ero fidelis S.

R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani III Kal. Julii_. E la investitura:

_Ego G. Papa investio te, Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt

antecessores mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem

terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars

marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum ut supra_.

Roberto promise un censo di dodici denari per ogni paio di buoi del suo

dominio.

[251] Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo spirito

del Re: _Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia Dei Anglorum

Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem cum amicitia_. Sulla

fine: _Fidelitatem facere nolui, nec volo: quia nec ego promisi nec

antecessores meos antecessoribus tuis id fecisse comperio_. Leggasi nel

THIERRY (_Histoire de la conquête de l’Angleterre par les Normands_,

II, 279 segg., 4 ed.) delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse

personale de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni.

[252] Vedasi lo STENZEL, I, 431, e la esposizione moderata e chiara

ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in ispecialità il

GIESEBRECHT., III, 480 e segg. Il secondo anatema pronunciato contro di

Enrico, è riferito da P. BERNRIED, c. 107, e da HUGO FLAVIN., _Chron._,

II, 451. — MANZI, XX, 534. La scritta posta all’ingiro della corona

mandata a Rodolfo (_Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho_) è

cognita a SIGBERTO, ad a. 1077.

[253] La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse al Papa,

è registrata nel _Cod. Udalrici_, n. 162.

[254] Dell’elezione di Guiberto parla la _Vita Anselmi Ep. Lucensis_,

c. 19 (_Mon. Germ_., XIV), cavata quasi parola per parola da BONIZONE,

p. 817. WIDO FERRAR. lo loda, dicendolo _virum nobilem non moribus

minus quam genere_. Anche DONIZONE lo chiama _doctus, sapiens et

nobilis ortus._ Il decreto di deposizione pronunciato a Bressanone

(_Cod. Udal._ I, 164) ripete contro a Gregorio le puerili accuse che

fosse un mago e che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo

l’elezione, Enrico adorò Guiberto, e il cardinale BARONIO ne dice

malignamente: _Adoratur bestia_.

[255] Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio, e sclamò:

_ecce haec est manus, qua domino meo Henrico fidem sacramento firmavi_

(EKKEHARDI _Chron._, a. 1080). Io stetti presso al monumento dello

sventurato Antirè nel duomo di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano,

orrenda, nera.

[256] BONIZO, _ad Am._, p. 818: _In vigilia Pentecostes in prato

Neronis castra metatus est_. Enrico indirizzò ai Romani un manifesto,

che fu stampato dal GIESEBRECHT, III, n. 14, in appendice.

[257] _Fecit novam Romam ex tentoriis_, dice BENZONE, che torna a

venire a galla (lib. VI) ... _creavit novos centuriones, tribunos ac

senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq. dignitates, secundum

antiquum morem_. Nessun documento fa cenno di centurioni e di tribuni;

non sono che concettini di BENZONE.

[258] ANNA COMNENA, figlia di Alessio e di Irene (_Alexiad._, III, 93)

narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta da suo padre

ad Enrico.

[259] Gli istromenti raccolti nel _Reg. Farf._, da dopo il 1080, non

sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII; talvolta vi è

detto: _Regnante henrico rege. — Chr. Farf._, p. 616. Più tardi Enrico

promulgò, a favore di Farfa, un Diploma assai completo, _datum A.

MLXXXIV; Chron. Farf._, p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un

Imperatore sono specialmente determinate nell’_Ordo Farf._ (_Cod. Vat.

6808_).

[260] DONIZO, _Vita Math._, II, v. 268 sq. e v. 300:

_Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis_

_Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit_

_Bis centum libras domus argenti canusina_

_Tunc misit papae: quam debet papa beare._

[261] _Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et prius, ad

occidentalem partem castelli s. Petri_: EKKEHARDI, _Chron._, ad a.

1083.

[262] _Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum Romanis,

quatenus sibi eos papaeque reconciliaret, quod et factum est_: LUPUS

PROTOSPATA; e, stando a lui, tutto questo avveniva prima che si

prendesse la città Leonina.

[263] LANDULFO, _Hist. Mediol._, IV, 2; e dice che Enrico aveva preso

ad abitare _in palatio Caesariano_, ossia in vicinanza al san Pietro.

[264] Nel modo più deciso lo afferma EKKEHARDO, _Chron._, ad a. 1083:

_Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam pentecostes_. Gli

_Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die m. Junii_. Gli _Annal.

Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit, et ex magna parte destruxit_; e

così la _Cronica_ di M. Cassino. BENZONE (VI, 6) si stropiccia le mani,

parlando della fuga di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi

nomi di _Stercutius_ e di _Stercorentius_:

_Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,_

_Quod indigne appellant Adriani tumulum._

Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza di

Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico segnò la data di

una carta indiritta a Liemaro di Brema: _X Kal. Julii ann. D. Incarn.

MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat. D. Heinrici IV Regis XXIX regni

XXVII actum Romae post urbem captam, feliciter. Amen_ (nel LINDENBROG,

_Scriptor. Rer. Germ._, I, 144). L’espressione _urbem captam_ non è

certamente acconcia. Un documento per Farfa: _XVII Kal. Jun. A. D. Inc.

MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis XXVIIII Regni XXVII actum

rome feliciter_ (nel _Cod. Farf._, n. 1099).

[265] ANNA COMNENA, V, 130. I Greci appellavano pur sempre l’Italia

meridionale con nome di Λογγεβαρδία.

[266] Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero causa

loro la causa del Re. Così interpreto io quello che dice il _Chron.

Casin._, III, 49: _Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum est_ (cioè le

trattative fra’ Normanni e Desiderio), _Imperatorem cum suis fautoribus

ab Ecclesiae communione separavit_.

[267] Questo trattato è registrato in BERNOLDO, e in EKKEHARDO, ad

a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è detto nella nota al

_Chron._ HUGONIS, _Mon. Germ._, X, 460.

[268] _Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum illum, quem

tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris faciemus te coronare

papam Gregorium si vivus est, vel si forte de Roma non fugerit_...

HUGO, _Chron._, ibid.

[269] BERNOLDO: _Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine Palaceolum

incastellavit_. Anche LUPO sa di quel castello. Del Palaciolo fa parola

la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053, appresso ai _Burgura Frisonorum

et Saxonorum: Bullar. Vatican._, I, 25.

[270] _Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur

excommunicatione... Reg. IX_, 28; VIII, 51 nel JAFFÉ, dal BARONIO

riferita erroneamente all’anno 1082. BERNOLDO, ad a. 1083, dice: _Papa

omnes religiosos Episcopos et Abbates ad synodum literis suis vocavit_.

[271] BERNOLDO: _Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut veniret ad

accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin autem, de castello S.

Angeli per virgam sibi dimissam a papa reciperet_.

[272] BERNOLDO, ad a. 1084, narra che causa della defezione di Roma

fu l’oro bizantino: _H. acceptam pecuniam non in procinctum supra

Roubertum, quod juramento promisit, sed ad conciliandum sibi vulgus

Romanum expendit, cujus adjutoria Lateranense palatium feria V ante

palmas cum suo Ravennate Guiberto intravit_. Soltanto pochi degli

ottimati avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli

avrebbero dato quaranta ostaggi. Anche la _Vita Anselmi Lucensis Ep._,

c. 22, dice: _permanserunt quoque nec corrupti nec decepti aut devicti

nobiliores quidam Romani_. Gli _Annales Parchenses_ (_M. Germ._, XVI):

_R. Urbis Senatus et populus cum tota fere R. aecclesia Imperatori

ejusq. pontifici manus tradunt_; locchè è esagerato come questo detto

di EKKEHARDO: _Papam unanimiter abdicarunt_. Se si stia ad EKKEHARDO,

ad a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente nelle

Puglie, e ANNA COMNENA, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο.

[273] GAUFRID. MALATERRA, _Hist. sicula_, III, c. 38. _Reprehensio

Romanorum_:

_Roma quondam bellipotens toto orbe florida_ — —

_In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_

_Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca_

_Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia_ —

_Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;_

_Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas._

_Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc._

[274] La lettera manca di data (_Gesta Treveror., M. Germ._, X, 815):

_Romam in die S. Benedicti intravimus_. È scritta omai dopo la ritirata

da Roma, ma Enrico tace dell’entrata dei Normani. Erroneamente lo

STENZEL (I, 486) la riferisce all’anno 1083. Il SUDENDORF (_Registr._,

Vol. I, 55, n. XVII) riporta un carme che si compose sulla presa di

Roma, ma è privo affatto di valore.

[275] _Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq. Tiberinos

pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit potestate_:

BERNOLD., a. 1084. — Il PAGI, il MURATORI ed altri interpretano

erroneamente questo passo, quasi che Enrico, e non il Papa, avesse in

suo potere queste fortezze.

[276] Enrico al Vescovo di Verdun: _Nosque a papa Clemente ordinatum et

consensu omnium Romanor. consecratum in die s. paschae in imp. totius

populi Romani exultatione. — Chron._ SIEGBERTI: _H. rex patricius

Romanor. constituitur_; e parimenti gli _Annal. Parchenses_.

[277] Così subito ai 29 Aprile 1084, _Reg. Farfa_, n. 1098: più tardi

un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno 1086: _A. II

Clementis III Ind. IX_ (_Mscr. Vat. 7931_, pag. 99). Clemente elesse

Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste.

[278] Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime così:

_Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia_. Il disegno

del monumento, quale era poco prima che Sisto V lo facesse demolire, si

contiene nel GAMUCCI, _Antichità di Roma_, fol. 81.

[279] _Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis

considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de quibus

quam plurimas columnas subvertit_: PAND. PISAN., p. 313.

[280] _Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit_: PAND.

PISAN. Alcune famiglie romane portavano nome di nazioni; tali erano i

Sassi, i Franchi, i Saraceni, che leggonsi in carte dei secoli decimo

ed undecimo. Oggidì ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi.

[281] Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile 1084, in

cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa la metà di questa

città. _Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis summi Pont. et univers. Pp.

I. Et imperante D. Heinrico a D. coronato summo Imp. ann. I Imperii

ejus m. April. d. XXIX Ind. VII._ Vi si sottoscrivono Conti palatini

imperiali: _Ego Guillielmus judex s. Palatii. Ego Johannes judex.

Seniorictus jud. dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus

prefecturae quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus hoc

transactionis instrumentum confirmo_. Di uomini della nobiltà: _Sign.

manus Sarramcini a s. Eustatio testis. Sign. m. Carbonis de Gregorio

Latro. Astaldi filius Astaldi. Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s.

Eustathio. Actum Civitate Romana apud Capitolium_ (_Reg. Farfa_, n.

1098).

[282] Il CARD. ARAG., p. 313, dice perfino: _Ad obsidionem Castri

Crescentii universos Romanos conduxit_, locchè è ricavato parola per

parola da BONIZONE.

[283] LANDOLFO, _Hist. Med., III_, c. 33: _Gente coadunata immensa et

Saracenis omnibus, quos habere potuit_. GUILL. APULUS (IV, 271) novera

6000 cavalieri e 30,000 pedoni. WIDO (c. 20): _30 millia bellatorum_.

[284] CARD. ARAG., p. 313: _Domo Capitolina, et Leoniana civitate

destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto non sine multo

rubore aufugit_; e così narrano AMALR., AUGER., PTOLOM. LUCENSIS e

il DANDOLO, venuti più tardi, che attinsero tutti da BONIZONE — P.

BERNRIED nulla dice della lotta sostenuta da Enrico per impadronirsi di

Roma, nulla di Matilde, che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo:

se non fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — PIETRO DIACONO, III,

c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La _Chronique de_

ROBERT VISCART, II, c. 6: _Et puiz que li empéreor de Rome sot sanz

doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li Romain, qui jamoiz non

sont ferme à lor signor — ot grant paor et se parti de Rome_. — La data

della partenza è notata dagli _Annal. Cavenses_ e dal _Chron. Fossae

Novae_, che si copiano a vicenda: _H. rex a Romanis intromissus Romam

12 Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus dux_.

— Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa, da Sutri: BÖHMER,

n 1908.

[285] MALATERRA, III, c. 37: _Ante portam qua via Tusculana porrigitur,

juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo commoratur_. — WIDO

FERRAR., c. 20: _castra metatus foris muros urbis prope Lateranense

palatium in loco qui dicitur ad Arcus_.

[286] WIDO denota la _P. Pintiana_; PAND. PISANO nomina, e GAUFRIDO

intende quella _Flaminia_, poichè egli fa che l’esercito attenda vicino

a un ponte (P. Molle). — Il MONTFAUCON, _Diar. It._, p. 336, riferisce

la glossa di un Codice di Grotta Ferrata: _Ann. Christi 1084 Ind. VII

m. Maji 29 Feria III hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit_.

Per lo contrario una glossa marginale apposta alla _Cronica pontificia_

di CENCIO (_Cod. Riccardian._, fol. LVII) dice: _Normanni intraverunt

Romam m. Madii d. XXVIII_, locchè meglio s’accorda con GAUFRIDO. La

_Cronique de_ R. VISCART, c. 27, ha questo solo: _et quant li Thodesque

s’en furent fouy, li duc rompi le mur par force et entra en Rome,

et contre la volonté de li Romain o grant hardiesse traisi lo pape

Gregoire de la tor de Crescience_.

[287] _Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam vero captivos

duxit usq. Calabriam_, dice BONIZONE, contemporaneo e partigiano

di Gregorio (p. 818). — _Mulieres conjugatas et simplices, vinctis

post tergum manibus, violenter prius oppressas ad tabernacula adduci

praecepit_: WIDO, c. 20. PAND. PISAN.: _vendens plurimos etc._

[288] WIDO dice che si era pentito _quod tantis urbem affecisset

injuriis, primum simulans emendationem_: anche il normanno GAUFRIDO,

che tace di quegli orrori, si commove della ignominia di Roma (III, c.

38):

_Ni cessassent bonae artis in te prima studia_

_Nulli regi de te cessisset victoria,_

_Miles quidem est Normannus, qui te victam superat._

[289] Fu solo ORDERICO VITALE, nel secolo duodecimo, a raccontare che

il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo Roma venale, ma che il

Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva da quel proposito: _Hist.

Eccl._, lib. VII, 643.

[290] Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata

nel BEAUGENDRE, _Op. Hildeb._, col. 1334. GUGL. MALMSB. la riferisce

(_De gestis Anglor._, III, 134), e vi aggiunge questa considerazione:

_Roma, quae quondam domina orbis terrarum, nunc ad comparationem

antiquitatis videtur oppidum exiguum_. Indi fa susseguire un compendio

dei _Mirabilia_ della Città.

[291]

_Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;_

_Vix sinit occasus vel meminisse mei._

Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama:

_Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,_

_Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi._

[292] Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora a

luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da Bressanone, si

parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo colle torri: _portas

Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales arcus, armatorum cuneis

munivit_ (_Cod. Udalrici_, 164).

[293] Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II Roma era stata

desolata da incendî; ne danno notizia i _Cataloghi_ che trovansi in

CENCIO. Sotto di Leone IX, _magna pars urbis cremata est in festo s.

Eustachii_. Al tempo di Alessandro II _fuit incendium a parione usque

ad s. Felicem in pincis_.

[294] PAND. PISAN., p. 313: _totam regionem illam, in qua eccles. S.

Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt, penitus destruxit et

fere ad nichilum redegit._

[295] Stando a PANDOLFO PISAN., p. 313, andarono incendiate le

regioni _circa Lateranum et Coliseum_; secondo ROMUALDO, bruciò dal

Laterano fino al castel Sant’Angelo: se si creda a BONIZONE divampò

l’incendio in quasi tutte le regioni: quanto a GOTFRIEDO (_Panteon_)

ei dice che arse una parte di Roma: _hinc Lateranensis porta perusta

sonat_. GUGLIELMO APULO parla soltanto di alcuni edificî; LUPO tace. —

GAUFRIDO: _Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs maxima ex parte

incendio, vento admixto accrescente, consumitur_. — L’_Anon. Hist.

Sicul._ (MURAT., VIII, 772): _civitate in magna sua parte collisa_. —

PETR. DIACON., III, c. 53: _Ex consilio Cencii Romanor. consulis ignem

in Urbem imisit_; e questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro

Coronati. — La _Chron. de_ ROB. VISCART, c. 7: _une grant part de

la cité fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc_. — LANDOLFO,

_Hist. Med._, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate.

BERNOLDO e WIDO: _maximam urbis partem incendit_.

[296] FLAV. BLONDUS, _Hist. Decad._ II, lib. III, 204: _Ea nos et alia

Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus urbem Romam — tunc

primum ad hanc quae nostris inest temporibus rerum exiguitatem esse

perductam_.

[297] Dice ALFANO, nel suo poema sull’edificazione di Monte Cassino:

_Hic tamen haud facile_

_Ducta labore vel arte rudi_

_Omnis ab urbe columna fuit._

La _urbs_ è Roma, poichè LEONE DI OSTIA (III, 28) dice espressamente

che Desiderio comperò in Roma _columnas, bases ac lilia_ (ossiano

capitelli), _nec non et diversorum colorum marmora_. Questi materiali

furono trasportati per barca sul Tevere.

[298] Assai chiaramente lo dice HUGO, _Chron._, II, 462: _At quia

Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data multa mala

perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq. modum —

in rapina, crudelitate, direptione habentes_: perciò il Papa impaurito

andava a Salerno.

[299] Secondo WIDO, Roberto assaltò Tivoli, _maxime ob injuriam

Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur in illa_: di questo

si deve per certo dubitare, quantunque ROMUALDO accetti il fatto. Più

esattamente dice BERNOLDO, a. 1084, senza far menzione di Tivoli: _Ipse

ad recuperandam terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum

promovit, iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc._

[300] _Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior in

exilio._

[301] Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide secolare

(in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale) diceva:

_maledictus homo, qui prohibet gladium suum a sanguine_, e rivela la

sua indole inflessibile. In una cerchia minore fu questo il grido dei

Giacobini e di Robespierre.

[302] Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente

appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa, che è presso a

Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io, sotto di un quadro che

rappresenta il battesimo di Costantino imperatore, questi versi:

con l’acque battesimal il Vicedio

lava l’imperator el rende pio.

[303] _Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise avec

les peuples, c’est la séparation des gouvernants et des gouvernés,

la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement, l’indépendence

du clergé chrétien à l’égard des fidèles_: GUIZOT, _Civilisation en

Europe_, VI leçon, p. 52.

[304] Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a Salerno.

Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla edificò. Quando fu

rettore del san Paolo ne restaurò la basilica, e Pantaleone di Amalfi

la ornò di porte che furono fuse a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823

distrusse questo monumento del tempo di Gregorio, il cui disegno si

trova nell’Agincourt. Del resto io vidi gli avanzi di queste porte

raccolti in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure

ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il niello in

metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità depredatrice

dei Romani, venuti dopo il tempo normanno. Ogni iscrizione che ancora

ci si conservi dell’età di Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo

l’altra ho frugato per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di

Gregorio VII, trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella

parete di una cappella. Vi è detto:

_Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi_

_Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus_

_Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam_...

[305] Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi superbi

distici sul suo sepolcro:

_Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe_

_Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent._

_Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,_

_At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus._

[306] Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto il nome

famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio Frangipane.

[307] _Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum numquam

potuerunt._ La descrizione che ne dà PIETRO DIACONO, III, c. 66, è

vivace e drammatica.

[308] PETR. DIACON., III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: _Die noctuque

cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium contra eumdem

electum conveniens, persecutiones ei maximas intulit_.

[309] HUGO FLAV. (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore; dice

che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse le opere di

Gregorio, e si gloriasse di aver procurato ad Enrico la coronazione.

Vedasi la veemente lettera che Ugo di Lione scriveva a Matilde (HUGO,

_Chron._, II, 466). Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da

Desiderio: deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio.

[310] Secondo la _Cronica di M. Cassino_, ei morì ai _XVI Kal. Octobr._

Il suo epigramma dice:

_Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri_

_Si quis forte velit, aurea scripta docent._

_Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen_

_Est Desiderius, tuque Casine decus_...

Vedansi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. Della vita e

dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente F. HIRSCH, _Desiderio

di M. Cassino da papa Vittore III_ (Vol. VII degli _Studî di storia

tedesca_, 1867).

[311] _Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor.

laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt_: PETR. DIACON., IV,

c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi. Nell’anno 1080

trovasi ancora Pietro prefetto imperiale (_Reg. Farfa_, n. 1134). Il

CONTELORIO, le cui inesattezze spesse volte ho potuto correggere, si

crea nell’anno 1099 il prefetto _Petrus de Vico_, oppure trae in iscena

questa famiglia omai nell’anno 1080.

[312] I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione di poche

lettere; e questa è grave perdita.

[313] I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi due Papi

(_Cod. Udalrici_, n. 2):

_Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,_

_Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas._

_Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,_

_Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem._

[314] BERNOLDO, ad. a. 1089: _In Italia nobil. Mathildis — Welfoni duci

filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non tam pro incontinentia,

quam pro Rom. Pontificis obedientia, videl. ut tanto virilius S. R. E.

contra excommunicatos posset subvenire_. Guelfo IV fu lo stipite della

casa di Brunswig.

[315] _Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne amplius ap.

sedem invadere praesumat, juramento promittere compellitur_: BERTOLDO,

ad a. 1089.

[316] PETR. DIACONUS, IV, c. 10: _cum universam fere Campaniam a

jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset, apud Pipernum vita

decedit_.

[317] Il Catalogo in CENCIO: _Tpe. Urbani PP. et Henrici Imps.

terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum sci. Angeli

a Romanis captum est_. BERNOLDO, a. 1091: _Romani quoque turrem

Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat, dolo captam diruere

temptaverunt. — Romani quoque Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum

expulerunt iterum Romae intrare permiserunt_.

[318] Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: _Odo — Comes Sutriae

nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus pressuris

coercebat_ (ORDERICUS, VIII, nel PAGI, _Critica_, a. 1086). Ancor

nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di Preneste, consecrò un

altare con questa iscrizione: _Romano Pontifice III Clemente ab Hugone

Praenestino Ep. dedicatum_ (CECCONI, _Storia di Palestrina_, p. 141).

[319] DONIZONE, con freddo cinismo celebrò questo fatto di Matilde (II,

v. 848):

_Se dominae largis Mathildis subdidit alis;_

_Quae veluti dignum valde carumque propinquum_

_Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur._

_Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;_

_Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem._

[320] _Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum, et

solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit contra Patrem._

DODECHIN., a. 1093 (nel PISTORIO, I).

[321] _Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti tradere

voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire non potuit_:

BERNOLDO, _Chron._, a. 1093.

[322] Il FLOTO reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV sieno

menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo che non aveva

fondamento tutto quello che si andò divulgando. Il GIESEBRECHT crede

che l’imperatore sospettasse di un adultero amore fra la sua donna e il

figliuolo.

[323] BERNOLDO, a. 1094: _D. Papa Romae prope S. Mariam novam in

quadam firmissima munitione morabatur_; e più esattamente la lettera

dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I; SIRMOND, _Op._, III, 641): _Audivi

— dom. P. Urbanum in domo Joannis Fricapanem latitare, et contra

Guitbertistam haeresim viriliter laborare_. Da santa Maria Nova sono

date alcune Bolle di Urbano: JAFFÉ, p. 459.

[324] Il celebre Abate ne scrive: _Eum pene omnibus temporalibus

bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni_; e si paragona

a Nicodemo che in secreto visitò il Signore. In ricompensa ebbe il

cappello cardinalizio del titolo di santa Prisca, e per tre secoli gli

Abati di Vendôme si appellarono cardinali. Vedansi anche le _Ep._ IX e

XIV.

[325] Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma, si tien

nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma egli non venne

per impulso religioso, bensì per una sua lite contro l’arcivescovo di

Amburgo: BARON., ad. a. 1092.

[326] È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà e alle

elaborate ragioni con cui il GIBBON afferma la inanità delle Crociate.

Assai bene dice il MILMAM in una nota che egli appone a quel passo:

_the crusades are monuments of human folly! but to which of the more

regular wars of civilised Europe — will our calmer reason appeal as

monuments either of human justice or human wisdom_...

[327] I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel MANSI,

XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde andò commossa la

storia universale, superano le orazioni di Demostene e di Cicerone.

[328] Quest’è il poema _Histor. Gestorum Viae Hierosol._ (DUCHESNE,

IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non sono che figure

poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata sul modello di

Virgilio. Quantunque anche genti lombarde abbiano seguito il vessillo

di Raimondo, nessuno di nazione italiana ottenne nominanza nella

Crociata, e il Tasso inventò di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso

di Este. LUPO annovera sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più

di cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad Alessio,

vien detto che Boemondo fosse partito _cum septem millibus delectae

juventutis italicae_ (MANSI, XX, 660).

[329] PETR. DIACON., IV, c. 11, descrive il cammino di questa terza

spedizione. FULCHERO, nel DUCHESNE, IV, 820. TUDEBODUS, _Histor. de

Hierosol. Itinere_, ibid. p. 778, e _Belli Sacri Historia_, c. 5.

[330] FULCHERI CARNOTENSIS _Histor. Hierosolymitana_, I, 820: _satis

proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri vidimus. Sed nil aliud

facere potuimus, nisi quod a Domino vindictam inde fieri optavimus_. Il

WILKEN è assai inesatto quando narra di questa spedizione.

[331] BERNOLDO, ad a. 1097: _D. Papa — nativitatem Dom. Romae cum suis

cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe tota urbe Rom. pene

sibi subjugata, praeter turrim Crescentii, in qua adhuc latitabant

Wibertini_. Vedasi eziandio l’ANON. ZWETLENSIS, nel PETZ, _Thesaurus_,

I, p. III, 386.

[332] Ne fa oscuro cenno DONIZONE; e PIETRO DIACONO, IV, c. 49, ne ebbe

conoscenza: _Math. comitissa, H. Imperatoris exercitum timens, Liguriam

et Tusciam provincias Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit.

Unde in primis cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium

fuit_.

[333] BERNOLDO. a. 1095. La leggenda che raccoglie il VILLANI (lib. IV,

c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai dell’ameno, ma anch’egli

direbbe essere stata Matilde a ripudiar Guelfo.

[334] BERNOLDO, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale): _D. Papa

nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam et castellum s. Angeli

cum aliis munitionib. in sua potestate detinuit, omnesq. emulos suos in

civitate — satis viriliter aut placavit aut vi perdomuit_. Il Catalogo

di CENCIO dice: _castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo

s. Laurentii; castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia s.

Bartholomaei_: dunque ai 24 di Agosto.

[335] La Bolla è data: _Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII_ (piuttosto

dev’essere VI) _Pont. D. Urbani II, XI_ (MANSI, XX, 659). Da essa

deriva la così detta monarchia di Sicilia, che, com’è noto, fu soggetto

di controversia fra i Papi ed i Re di Napoli e di Spagna.

[336] FLORENTII WIGORNIENSIS _Histor._ (_M. Germ._, VII, 565): _Urbanus

P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit Romae — Eos quoque

anathematis vinculo colligavit, qui pro ecclesiasticis honorib. laicor.

hominum homines fierent_. Egli divietò dunque qualsiasi rapporto

feudale ai cherici. I canoni del Sinodo sono raccolti nel MANSI (XX,

962).

[337] _Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter

fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta_: così dice (BARONIO,

ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di Canterbury, il quale fu a

Roma negli ultimi tempi di Urbano, e alla cui vita i Romani attentarono

in odio al Papa.

[338] PAND. PISAN., p. 352; _Urbanus — apud eccl. s. Nicolai in carcere

in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam deo reddidit, atque per

Transtyberim propter insidias inimicorum in eccl. B. Petri — corpus

ejus delatum est_.

[339] Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone conte palatino di

Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di Osnabrück sono questi amici, i

cui nomi la storia registra con menzione gloriosa. Vedi lo STENZEL, I,

609.

[340] La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante

lamento nella ben nota _Vita Heinrici IV_ (ed. WATTENBACH, _Mon.

Germ._, XIV).

[341] Nel _Tetralogus_ WIPONIS (_M. Germ._, XIII, 251; WATTENBACH,

_Fonti storiche di Germania_, p. 223):

_Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,_

_Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes_

_Litterulis, Legemque suam persuadeat illis_ —

_Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,_

_Et sudare scholis mandatur tota juventus._

[342] DAMIANI, _Ep._ 8, _lib. VIII, ad Bonumhominem legis peritum

Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola grammaticorum saecularium

manibus traditur... rhetoricae venustatis color inquiritur, et

capitosos syllogismorum atque enthymematum circulos mens curiosa

rimatur_. Ben potrebbe questo solo dimostrare, che la rettorica e la

dialettica non erano studî ignoti agli Italiani di quell’età.

[343] _Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus multos

dejectus et anctus_, nel MABILL., _Annal. Bened._ IV, 324, e nel

MITTARELLI, _Annal. Camald._, II, p. 4, App. — Tedaldo vescovo, che

die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio margravio.

[344] Guido dice: _Roma morari non poteram vel modicum, aestivo

fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante excidium_. E un

Cardinale scriveva: _scio — quod duae causae sunt ignorantiae vestrae,

una quod aegritudo loci extraneos, qui vos doceant, hic habitare

non sinit, alia quod paupertas vos ad extranea loca ad discendum non

permittat abire_ (ATTO CARD., _prooem. Capitularis ad canonicos eccl.

s. Marci_, nel MAI, _Scriptor. vet. nov. Collect._, VI, 60, II, e nel

GIESEBRECHT, _de Litter. stud._, p. 17).

[345] _Concil. Harduin._, T. VI, p. I, 1580: _ut omnes episcopi artes

litterarum in suis ecclesiis doceri faciant_. TIRABOSCHI, III, 248.

[346] TIRABOSCHI, III, 255: egli lo dimostra fondandosi sull’ASSEMANNO,

_Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI_. Nel secolo undecimo

trovasi il primo Tedesco che sia stato bibliotecario della Chiesa

romana: fu Pilgrimo arcivescovo di Colonia, nel 1026.

[347] _Deest antiquarius_ (con questo nome di già Cassiodoro appellava

i copisti) _qui transcribat. Sed cur — queror incuriam, cum non modo

quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri quidem vacet lectione

percurrere_... BARON., ad a. 1061, n 47.

[348] _Ep. Henrici Clerici ad Stephanum_: nel MONTFAUCON, _Diar.

Ital._, p. 81.

[349] Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia dei Normanni,

conservatasi soltanto in una traduzione di francese antico, ed

edita dal CHAMPOLLION-FIGÈAC, a Parigi, nel 1835, con questo titolo:

_L’ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscard par Aimé

moine de Mont-Cassin_. Di tale opera si giovò Leone, che, nato della

casa dei Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da

cardinale vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di Oderisio

abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli incominciamenti

fino al 1075. La publicò per primo ANGELO DELLA NOCE (a. 1665); indi fu

edita dal MURATORI, finalmente con grande accuratezza dal WATTENBACH,

_Mon. Germ._, IX.

[350] _Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii; Quaerimonium ad

Imperatorem_: furono scampate dal BETHMANN nelle _Historiae Farfenses,

Mon. Germ._, XIII.

[351] Quest’è il celebre Codice (_Vatican. 8487_), che, caduto

Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non v’ha

che lo pareggi se non se il _Registrum_ di PIETRO DIACONO che si

conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta di esso il BETHMANN (l.

c.). La Sessoriana di Roma ne possiede copie imperfette di mano del

FATTESCHI. Questo abate, che insieme col GALLETTI fu assai benemerito

della storia di Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera

eccellente sui Duchi di Spoleto.

[352] La _Chronica Farfensis_ (il cui originale esiste a Farfa

parimenti del _Liber Emphiteuseos seu Largitorium_) trovasi nel

MURATORI, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105.

[353] _Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta nomine

congregationis Farfensis sub Heinr. Imp._ (BETHMANN l. c., p. 558. Egli

ne vide la scrittura soltanto in un _Cod. Saec. XV_).

[354] Il _Registrum Sublacense_ conservasi in quell’abazia: La

Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del FATTESCHI. I frati di

Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da dopo la rivoluzione

del 1859 il loro archivio è tornato del tutto inaccessibile, perocchè

essi abbiano rimpiattato tutti i loro documenti.

[355] _Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta cripta:

Chron. Sublacense_, p. 932; MURAT., _Scriptor._, XXIV.

[356] _Cod. Vatican. 3833_ (unicum) dell’incominciamento del secolo

duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione già stampata dal

BALLERINI: _beatissimo atque aplico viro Pont. D. Papae Victori III.

Deusdedit exiguus prbr. titulus apostolorum in eudoxia_. Questo Codice

fu testè edito da monsignor PIO MARTINUCCI, secondo prefetto della

Vaticana: _Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia

Collectio canonum e cod. Vat. edita_, Venet., 1869.

[357] Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior parte ho

già fatto nota nel Vol. III. Il _Cod. Vatican. 1984_ torna di maggior

giovamento per il principio del secolo duodecimo. Su di esso vedasi il

PERTZ, _Archiv._, V, 80 e diffusamente il BETHMANN, _Archiv._, XI, 841.

Le sue varie parti derivano da compilatori partigiani dell’Impero de’

tempi di Enrico III, di Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti

della corona. — Di gran pregio è il lavoro del WATTERICH, il quale ha

nuovamente edito le _Vitae Pontificum Romanor._, dalla fine del secolo

nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862).

[358] _Vita Gregorii PP. VII_, con note del MABILLON (ed. MURATORI,

III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg da Enrico IV,

visse in Roma, ma scrisse soltanto intorno al 1128; il suo componimento

è cosa assai mediocre. La scrittura dello scismatico cardinale BENNONE,

intitolata _Vita et Gesta Hildebrandi_ (del principio del secolo

duodecimo), non è che un opuscolo (_pamphlet_).

[359] L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio

Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero soltanto al tempo

nostro emendamenti critici per opera del GIESEBRECHT; indi furono

corretti su quel fondamento colla egregia edizione che ne fece il

JAFFÈ, nel Vol. II della sua _Bibliotheca_. I Regesti di Gregorio VII

non sono che il piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono

quattrocento. — Dei Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si

conservarono soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni

VIII e di Gregorio VII.

[360] Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le regole di

Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la grammatica. Vedi

gli _Opuscula_, XIII, c. II; _Ep._ VIII, lib. VIII, dove dice: _mea

grammatica Christus est_; e sì ch’egli era un grammatico addottrinato.

[361] BONIZONIS _ad Amicum sive de persecutione ecclesiae libri 9_,

edito dall’OEFELE, _Rer. Boicar. Scriptor._, II, 794, indi dal JAFFÈ,

nel Vol. II della sua _Bibliotheca rer. Germanicar._ BONIZONE raccolse

anche le Decretali in dieci libri, cui prepose come introduzione uno

schizzo della storia pontificia, che lo ZACCAGNI (_Mscr. Vatic. 7143_)

erroneamente intitolò _Chronica de Rom. Pontif. Gestis_, donde il MAI

ne fece publicazione. Su di BONIZONE hanno scritto diffusamente lo

STENZEL e il GIESEBRECHT.

[362] La lettura di opuscoli (_brochures_) del tempo nostro (da dopo

il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come per l’epoca

della controversia delle investiture noi usiamo delle scritture intorno

a quella compilate. Dopo l’opuscolo _Le Pape et Le Congrès_ videro la

luce di tali libricciatoli a centinaja, la più gran parte in Francia.

Nessuno di quegli scritti potè dir cosa alcuna che sapesse di novità.

[363] Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di simonia. Le

accuse ne sono contenute nell’_Excerptum Epistolae directae Heinrico

Imp. a Guarnerio principe Anconitano_ (nella _Cronica_ di SIGBERTO, a.

1105).

[364] _Vita_ di Pasquale scritta da PIETRO PISANO (PAPEBROCH, _Propyl.

Maji_, VI, c. 6, p. 203): _expulit eum ab Alba; defectio Albae

exterruit eum ab urbe_. Intendasi Albano, non già Alba nel Piceno,

ed anche PIETRO PISANO manifestamente vuol dire di Albano, e non di

Alba. Nel duomo di Albano si conserva il frammento di un’iscrizione,

in cui è detto che Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà:

è stampato nel RICCI, _Memorie di Albano_ (Roma, 1787, p. 198) e nel

GIORNI, _Storia di Albano_ (Roma, 1844, p. 232). Parimenti Urbano II

ricompensò Velletri confermando la giurisdizione della Città sul suo

territorio (Bolla segnata: _Rom. VIII Id. Julii Ind. XII, A. 1089_;

trovasi nel BORGIA, _Velletri_, p. 204).

[365] Documenti raccolti nel _Reg. Farf._ segnano l’era di Clemente

III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre non più. In ORDERICO

VITALE (DUCHESNE, _Histor. Normannorum Scriptores_, p. 762) sono

riferiti questi versi che Pietro Leone, cardinale, componeva contro di

Guiberto:

_Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;_

_In neutra positus, nunc ab utraque vacas._

_Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,_

_In Castellana mortuus urbe jaces._

_Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano_

_Cerberus inferni jam tibi claustra parat._

Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso divenuto

antipapa (Anacleto II). AMADESI, _Chronotax._, II, 193. — La scrittura

_De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens_ trovasi nel _Cod.

Udalrici_, in EKKARDO, n. 173. Più tardi Pasquale II fece dissotterrare

le ossa di Guiberto e gettarle nel Tevere, per farla finita co’ suoi

miracoli: DODECHINI, _Appendix_, nel PISTORIO, I.

[366] _Cod. Vat. 1984_. Alberto fu dapprima difeso dal romano _Johannes

Ocdoline filius_ e dal cardinal Romano, in un palazzo presso a san

Marcello; indi fu tradito. Questi fatti avvennero durante la prima metà

dell’anno 1101. Uno de’ due Antipapi fu tradotto in bando alla Cava,

l’altro a san Lorenzo presso Aversa.

[367] _Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri invaserat_

(PETRUS PISANUS, c. 8, p. 203).

[368] Di questo castello è fatta menzione primamente in un Diploma

di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione data da Pietro di

Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa sottoscrizione: _Amato vir

magnus judex de Castello de la Colonia_ (GATTULA, _Hist. Casin._, I,

235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo, Gregorio VII cedette al convento

di san Paolo _medietatem Castelli quod vocatur Columpna_ (_Bullar.

Casin._, T. II, 108). Il NIBBY reputa che l’odierno Colonna sia

l’antico _Labicum_, ma il signor PIETRO ROSA di Roma, che è il

più profondo conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta

componendo una carta eccellente, m’assicura che _Labicum_ deva essere

l’odierna Rocca Compatri. — L’UGHELLI (T. X, 119) registra i Vescovi

di _Labicum_ dall’anno 619 fino all’anno 1111 soltanto, ma il GIORGI,

_De Cathedra Episcopali Setina_ (p. 18) afferma, che il Vescovato di

_Labicum_ fu unito a quello di Tusculo soltanto nel 1231.

[369] Il COPPI lo spiega acconciamente (_Mem. Colonn._, p. 28)

valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078 (GATTULA, I, 236),

in cui _Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss. Romanor. Consulis piae

memoriae_ dona a M. Cassino una chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli

dimostra che Colonna e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È

manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna.

[370] _Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum oppida juris

illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter sunt capta_: PETR.

PISAN., c. 8. — Il PETRINI (p. 111) si vale di un documento dell’anno

1053 (_Reg. Subl._, fol. 78), in cui la contessa Imilia, _habitatrix

in Palestrina_, dona dei beni a Subiaco per la salute spirituale dei

suoi eredi, del suo defunto sposo Donadeo, del _quondam Joannis qui

vocabatur de Benedicto_, e della _domina Hitta_ (già moglie di quel

margravio Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento,

che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di Pietro Colonna,

che le sarebbe nato di un secondo marito: di ciò il COPPI dubita.

Stando a documenti conservati a Subiaco, Donadeo era della famiglia

di Crescenzio prefetto (a. 1036). Con Giovanni margravio, nipote di

Stefania (morto prima del 1053) si sciolse il _Pactum_ conchiuso nel

970 (Vol. III, pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di

Emilia, vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. —

In tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna venissero di Germania

a Roma: in un manoscritto che si conserva nella biblioteca Chigi (n.

II, 31, p. 154) il favoloso capostipite della famiglia riceve nome di

Stefano, e il compilatore dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina

sello piglio per marito.»

[371] Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che nel 1060 erano

già iti in decadenza, e il Damiani implorò che si assolvessero (_Ep._

I, VI). Sulla signoria di Guarnerio vedasi il PERUZZI, _Storia di

Ancona_, I, 267, 275. Il FATTESCHI fa vedere che Guarnerio nell’anno

1095 era duce di Spoleto e margravio di Camerino. — _Reg. Farf._,

fol. 1177: _anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione

mense Jun. Ind. IV_ (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179, l’abate

Beraldo ricorre al _Dux et Marchio Guarnerius_ contro rapitori di

beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio; il suo suggello

lo rappresenta a cavallo, armato di spada e col berretto frigio. I

suggelli degli antichi _Duces_ longobardi di Spoleto li rappresentano

per la più parte che impugnano la bandiera.

[372] La _Cronica_ di Fossa Nova (nel Lazio) dice (_ad an. 1105, Ind.

XIII_): _Marchion venit Romam consentientibus quibusd. Romanis, et

elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M. Rotundam infra Octavam

S. Martini, sed sine effectu reversus est_. EKKEHARDO, ad a. 1106,

cade in errore, e di poco s’accorda SIGBERTO (a. 1105), il quale però

offre buone notizie particolareggiate, riportando il frammento di una

lettera di Guarnerio. Esattissimo è il _Cod. Vat. 1984_, il quale sa

anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon. Giusta la

lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data dei 26 Settembre,

dal Laterano (_Cod. Udalr._, n. 239), il JAFFÈ dimostra che Maginulfo

fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì ai 20.

[373] _Berto caput et rector Romanae miliciae_, dice SIGBERTO, ed è

quegli stesso che il _Cod. Vat. 1984_ chiama Berizone. Ad occasione

di questa pugna, si tien nota del _templum romuly ante domum judicis

Mathilde_ (che probabilmente è la basilica di Costantino), dell’_arcum

aure_ (secondo l’_Ordo Romanus_ è un arco di entrata nel foro di

Nerva), dell’_arcum triumfale_ (di Costantino), della _sedem solis —

circlo majore_.

[374] _Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici Imp.

adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur admonet_:

HERIMANUS _in narratione restaurationis Abbatiae S. Martini

Tornacensis_ (D’ACHERY, _Spicileg._, XII, n. 83; PAGI, _Critica_, a.

1106, n. 1).

[375] Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi.

Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono tolti alla sua

giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia, di Piacenza, di Parma,

di Reggio, di Modena e di Bologna. La potenza di Ravenna cadde con

Guiberto, quantunque Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto

di Guastalla (RUBEUS, _Hist. Rav._, V, 321). Nel FANTUZZI (IV, 247)

trovasi un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo di Ravenna

ricompare nella pienezza della sua autorità sopra del Vescovo di

Bologna.

[376] PIETRO PISANO, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle e Montalto

(vicin Corneto nella _Maritima superior_). Fu grave errore andar

cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece che sul mare di

Tuscia.

[377] Il _Chron. Sublacense_ (MURAT., XXIV, 939) scrive _Effidis_ a

vece di _Affile_. Intorno ad Affile (in PLINIO e in FRONTINO) vedasi

l’_Analisi_ del NIBBY. Nel _Cod. Albini_, fol. 138, e in CENCIO, fol.

115, vi si riferisce un compendio dei perduti Regesti di Pasquale:

contratto di cessione di _pontie et effides_, dato ai 7 _Id. Sept._;

testimonî: _Raynaldus Senebaldi. Octavianus. Oddo fil. Johis de Oddone_

(entrambi Crescenzî discendenti di Ottaviano e di Rogata). _Petrus de

Rofrido. Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus

de Leone. Cincius Johis de Crescentio_.

[378] Dai Regesti di Pasquale, CENCIO trasse il _pactum cum

Ninfesinis_, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti feudali

dei quali vi si parla: _Hec sunt que facient Nimphesini. Fidelitatem

scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem et

parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium quod assueti fuerunt

facere, et placitum et bannum faciant B. Petro et PP._ Pagano la

_Quarta_ a misura del _Modius_ romano; a san Martino son soggetti al

_Glandaticum_ (servitù di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso

contribuiscono _bonos bradones_ (pagnotte di sugne e di grasso). _De

carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam_ (tributo)

_in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX de papia bonas_. Vengono

dopo statuizioni sul _plateaticum_ o tributo di mercato, che gli

stranieri devono pagare alla Curia (del ministero pontificio); indi

sul _Foderum_ ecc. Devono demolire le mura, nè possono costruirne di

nuove senza permesso della Curia. Testimoni: _Petrus Leonis. Petrus

de Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa

piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo. Romanus

de Calvo. Vgizzonius de Joha[=n]e Tinioso. Paganus_. — A torto questo

documento non fu registrato nel _Cod. Diplom._ del THEINER.

[379]

_Nobilis urbs sola Mediolanum populosa_

_Non servivit ei; nummum neque contulit aeris_

(DONIZO II, 18).

[380] _Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui, Populo

Romano, majoribus et minoribus gratiam suam cum bona voluntate: Cod.

Udalr._, n. 257.

[381] La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta a Ottone

di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze delle investiture:

_Cod. Udalr._, n. 277.

[382] Il trattato dato ai _II Non. Febr. in atrio B. Petri in eccl.

b. Mariae quae dicitur in Turri_ (_Cod. Vat. 1984_) denota così

le regalie: _civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam,

teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum et curtes que

manifeste regni erant cum pertinentiis suis, militia et castra regni_.

Similmente il _Cod. Udalr._, n. 262, 263, e il _Chron._ EKKEHARDI,

a. 1111. Il _Cod. Vat. 1984_ trasse le _Cartulae Conventionis_ dal

Registro di Pasquale, e quasi testualmente le riferì PIETRO DIACONO.

Parimenti ALBINO, CENCIO e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi

istromenti.

[383] Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione

di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N.

del T.)

[384] _Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus,

quae ad regnum manifeste non pertinebant_. Il Papa chiedeva dunque

a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato; oggidì vien detto:

«libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo _Pactum_ è registrato nel

_Cod. Vat. 1984_, e nel _Cod. Udalr._, 263.

[385] _Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet sicuti

a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus factum est, et

tenere adjuvabit secundum suum posse_: ibid.

[386] Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a Pio IX le

ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una buona volta liberarsi

da tutte le pastoie delle cose secolari, e separarsi mediante certi

confini dallo Stato, non solo la sua indipendenza diverrà meglio

assicurata, ma la sua autorità più efficace, poichè non sarà più

vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e

sono una necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre

alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio della

reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve essere inscritto

in modo formale nel nostro Statuto, deve far parte integrante del patto

fondamentale del nuovo regno di Italia.» _Discorso_ del CAVOUR, detto

ai 25 Marzo 1861, ad occasione di un’interpellanza sulla questione

romana.

[387] _Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat papatum

romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala captione, aut per se

aut per submissam personam_: formula d’uso, a quel tempo, nei trattati

con Principi, con città, con vassalli, come lo dimostrano le formule

giuratorie raccolte in CENCIO. Mallevadori del Papa furono Gualfredo,

nipote suo, e i Pierleoni.

[388] _Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec transmutatio

firma et autentica ratione, consilioque vel concordia totius ecclesiae

ac regni principum assensu stabiliretur; quod etiam vix autem nullo

modo fieri posse credebatur_: EKKEHARDO. — _Quod tamen nullo modo posse

fieri sciebat_, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel _Cod.

Udalr._, n. 261 (DODECHINI, _Append._, p. 668).

[389] _Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones

circumquaque sitae_: PETR. PISAN., c. 14. — Il san Pietro era munito di

trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in mano dei Pontificî.

[390] SIGBERTO, a. 1111; DODECHINI _Append._ p. 668. _Cod. Udalr._, n.

263: _Privilegium Pascalis Papae. Et divinae legis_ etc.

[391] _Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum

princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum suorum

ablatione_: EKKEHARDO. E vedasi la vivace descrizione che ne dà la

_Cronica di Reichersberg_, p. 239 (nel LUDEWIG, T. II). Così essa,

quanto SIGBERTO, OTTONE DI FRISINGA (_Cron._, VII, 14), la _Ep.

Heinrici_ (_Cod. Udalr._, 262) e DODECHINO non fanno menzione che de’

soli Vescovi: _Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo

palam haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis quam

nostris et omnibus ecclesiae filiis_.

[392] _Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam statim ut

tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt, et quasi a

sole solvuntur_, dice a questo proposito PIETRO DIACONO (IV, c. 39)

dell’indole germanica, con giudizio strano e contrario al vero. Per

lo contrario i Tedeschi si pregiano di tempra virile e ferma nei

propositi.

[393] PETRUS DIACON., c. 39. MANSI, XXI, 59. Lettera di Giovanni

cardinale (_agens vice Domini Pascalis Papae vincti Jesu Christi_)

a Riccardo vescovo di Albano: _post haec omnes unanimes contra eum

juraverunt, uno animo, una voluntate pugnare_.

[394] Così ne lo descrive con vivi colori la _Cronica di Reichersberg:

Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus, quos illi,

ut poterant, sequebantur per plateas, luto profundo ac tenaci vix

emergentes_. È senza dubbio un’esagerazione quel che dice PIETRO

DIACONO, che il Papa fosse tratto in catene.

[395] PETR. DIACON. e il _Cod. Vat. 1984_, che lo ricavano dal Registro

di Pasquale: _aput castellum Trebicum; aput Corcodilum_, che certo è

Corcollo o _Corcurulum_, l’antica Querquetula, Corcotula, nel Lazio.

Vedi il NIBBY, _Analisi_.

[396] PETR. DIAC. — Non è che una favola la narrazione di ORDERICO

VITALE (X, 762) che duemila Normanni venissero in aiuto di Roma, e

battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo principi de’ Normanni

erano Roberto di Capua (1106-1120) succeduto a Riccardo II fratel suo,

e Guglielmo di Puglia figlio di Rogero, che era morto a Salerno in

Febbraio dell’anno 1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte

Rogero, fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II.

[397] _En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti, quod

ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere paratus eram._ In

condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli doluto cogli stessi lamenti?

o avrebbe continuato a ricantare il suo _non possumus_?

[398] _In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984_. Di già nell’anno

1030, questo ponte aveva nome di _pons Mammi_ (NIBBY, _Analisi_, II,

579); ed è incerto se si chiamasse così da Mammea, madre di Alessandro

Severo. Ivi è il confine fra il Lazio e la Sabina. Il campo _Septem

Fratrum_ deve corrispondere all’odierno Castell’Arcione, nove miglia

distante da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa,

madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore

Adriano. ESCHINARDI, _Agro romano_, p. 236; VIOLA, _Storia di Tivoli_,

II, 125.

[399] _Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae Ind. IV._

Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro di Pasquale, sono

riferite nel _Cod. Vat. 1984_, in CENCIO, nel CARD. ARAG., nel _Cod.

Udalr._ n. 264, nei _Mon. Germ. Leges_, II, 71. Fra i mallevadori del

Re si trova eziandio _Guarnerius comes. Et regnum et Imperium officii

sui auxilio tenere bona fide adjuvabit_. PIETRO DIACONO, c. 40. vi

aggiunge benanco _patriciatum_.

[400] _Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere,

dispositio divina constituit. — Cod. Udalr._, n. 265; _Mon. Germ.

Leges_, II, 72; MANSI, XXI, 65. OTTONE DI FRISINGA dichiara addiritura

che il Privilegio fu _extortum per vim_.

[401] _In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum: Non dimittam

te nisi benedixeris mihi_: EKKEHARDO. Sembra che la comparazione

fosse tolta dalla perduta Istoria di DAVID SCOTO, come si rileva da

GUGLIELMO MALMESBURY (_De Gestis Reg. Anglor._ V, 166); infatti egli

usò delle notizie date da DAVID, dicendo però che questi non fu dappiù

di un semplice panegirista. A tale proposito il BARONIO grettamente

sbriglia la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso volle

ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre suo: EKKEHARDI

_Chron._

[402] _Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem imposuerunt

imperatori in capite et per eum dederunt sibi summum patriciatum

Romanae urbis, communi consensu omnium._ W. MALMSB. v. 167.

[403] Ne abbiamo notizia da questo documento: _Actum Idibus Aprilis

5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi sumus, et

oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus, mera veritate

conscripsimus_. Così dal Registro di Pasquale nel _Cod. Vat. 1984_,

donde lo ricavò il CARD. ARAGON., 363.

[404] PIETRO PISANO esagera: _discedente — Henrico Romam pax rediit —

viguit autem pax annis plus minus novem, posteris vix credenda, quam

profecto vidi tantam, quantam et timidus bubulcus exoptat, et audax

perhorrescit latro, ut quisque locum depositum tueretur_. Questi furono

anni di tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in

fiamme.

[405] Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in PIETRO DIACONO, c. 42,

e nel BARONIO, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata anche la sua lettera

al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse a deporre la sua dignità di

abate. Brunone morì a Segni nel 1123, ed è sepolto in quel duomo.

[406] Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura fosse

eresia, poichè non era _error in fide_. Difese il Papa contro di

Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè: _Potius pudenda

patris nostri nudabitis, quae publicanda non essent in Gath, nec

in compitis Assalonis, deridenda exponetis, quam post dorsum ea

velando benedictionem paternam nobis acquiratis — — Sic Petrus trinam

negationem trina confessione purgavit, et Apostolus mansit: Cod.

Udalr._, n. 281: MANSI, XXI, 78.

[407] Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva,

protestò il _Privilegium_ essere un _pravilegium_. Gli atti ne sono

registrati nel MANSI, XXI, 50. FLORENTII VIGORN. _Hist._ (_Mon. Germ._,

VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel PAGI, a. 1112, n. II. — FALCONE

dice senza sutterfugi: _Papa Paschalis faciens Romae synodum fregit

pactum, quod fecerat cum Henrico Rege_. Soltanto il Concilio non osò di

pronunciare la scomunica.

[408] Pasquale pensava più nobilmente del BARONIO, il quale non gli

sa perdonare che non ispergiurasse subito: _Apostolicae constantiae

succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo per vim et metum

extorti, juramenti — magnam ipse sibi notam inussit_.

[409] Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo, Montalto,

Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e spera che gli sieno

ristorati _Perusia_, Gubbio, _Tuder_, Orvieto, _Castellum Felicitatis_,

il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo (_Cod. Udalr._, n. 266). Ai

26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori: _Cervicem adversus nos

erexerunt, et intestinis bellis viscera nostra collacerant, et multo

faciem nostram rubore profundunt_: biasima le violenze di Enrico contro

alle Chiese, e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa

lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano nell’animo

del Papa: _Cod. Udalr._, n. 271.

[410] Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del sempliciotto

al Papa: _Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate extorsit,

damnavimus_. La epistola sinodale mette in aperto tutta la collera

infiammata de’ Vescovi: BARON., ad a. 1112

[411] È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori a

Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112: PIETR. DIACON., IV,

46. Della legazione fa cenno anche la lettera dell’Abate di Farfa, in

cui questi avvisa Enrico delle astuzie del Papa: _Cod. Udalr._, n. 256.

[412] Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento, dove elesse

Landolfo _de Graeca_ a contestabile. Qui è la prima volta che nelle

terre pontificie s’oda menzionare il titolo di _Comestabulus_. FALCONE

dà a questo officio anche nome di _Rectoraticum, aut aliquam Baliam

publicam_ (p. 84). — Riguardo alla infeudazione normanna vedansi

il _Chron. Fossae Novae_, a. 1114, e ROMUALDO, ad a. 1115: _apud

Ciperanum in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae

Paschalis_. Se si stia a FALCONE, l’infeudazione si estese al _Ducatus

Apuliae, Calabriae et Siciliae_: PIETRO DIACONO, c. 49, non parla

più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle Puglie teneva ancora

quest’isola in conto di feudo suo.

[413] Le terre di Matilde erano state per la massima parte già

comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la Chiesa

pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette la Tuscia

romana, ma questa nel secolo decimo fu per la maggior parte congiunta

al Margraviato di Toscana. Corneto e _Tuscana_ appartenevano omai

all’Impero, dacchè i Margravî e Matilde, o loro _Missi_, tennero dei

_Placita_ in quelle terre. _Reg. Farf._, n. 579 e n. 799: _in castello

et turre de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus

Tuscanensis_. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di Goffredo

di Toscana (ANNOVAZZI, _Storia di Civitavecchia_, Roma, 1853, cap. II,

224). Soltanto nel secolo decimoquarto si usò il nome _Patrimonium_

per denotare la Tuscia romana, ma in prima, col nome di _Patrimonium

S. Rom. Eccl._ era appellato tutto il territorio da Radicofani a

Ceperano (CENNI, _Monum._, II, 210). Erroneamente si fecero derivare

dall’eredità di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate

_Patrimonium_. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta eredità?

[414] Fuor di DONIZONE, in alcuni versi di concetto indeterminato, e

di PIETRO DIACONO (III, c. 49), in una fugace considerazione, nessun

contemporaneo fece nota di questa donazione, della quale d’altronde non

si può muover dubbio. PETR. DIACON., _ann._ 1077 — _Mathilda comitissa

— Henrici imp. exercitum timens Liguriam_ (così puranco chiamavasi la

Lombardia) _et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E. devotissime

obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter pontificem et imp. odii

initium fuit_. — Il documento della donazione fu stampato in prima

dal LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, I, 687, indi diligentissimamente dal

CENNI (_Mon._, II, 238), che lo trasse da ALBINO e da CENCIO, e lo

illustrò con una dissertazione di aridissima erudizione. L’originale

non esiste, ma nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento

marmoreo, chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa collocata

nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto egregiamente

dal SARTI e dal SETTELE (_App._ a DIONISIO, _Sacrar. Vat. Basilicae

Criptar. Monum._, Tab. VII). Il SARTI crede che la inscrizione in marmo

abbia servito di originale non soltanto al codice di ALBINO (è nella

biblioteca Ottoboni), ma a tutti gli altri esemplari di scritto.

[415] La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che investì

Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la eredità di

Matilde, parla soltanto dell’_allodium bon. mem. Comitisse Mathildae,

quod utique ab ea b. Petro constat esse collatum_. E soltanto agli

allodî (chiamati _Terra, Domus, Podere, Comitatus_) deesi riferire la

donazione.

[416] Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa sui feudi

imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano stati dall’Imperatore

dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone per primo ottenne il Margraviato

di Toscana; indi, nel 1119, lo ricevette Corrado di Svevia (CIANELLI,

_Memorie e documenti del Principato lucchese_, I, 159). Nel 1136 ebbelo

in feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento del

Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde.

[417] _Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!_ sclamò lo

sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò perciocchè

egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito gli diè dell’eretico.

Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi diventò Gelasio II, proruppe

con grande ira: _Tunc hic et in concilio, nobis audientibus, Romanum

Pontificem appellas hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae,

horrendo heresis nomine pulsata, expergefacta est_. — In EKKEHARDO.

[418] Gli atti del Concilio sono registrati in EKKEHARDO. Il Papa

fu trattato prettamente da _simplex_. Il tragico stato di lui ch’era

avvinto da un giuramento e le cabale o le collere dei Cardinali che lo

attorniavano, ne formano uno dei più commoventi episodî della storia

del Papato.

[419] _Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus zanca una

aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta dom. Papam collateraliter

nullo medio equitante incedit: Ordo Roman._ di CENCIO, nel MABILLON,

p. 170. Qui si usa dei nomi di _zanca_ e di _caliga_, in pari senso di

calzatura e di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in

quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto vedasi

il CONTELORIUS, _de Praefecto urbis_, p. 3. La figura che è disegnata

sulla tomba di _Petrus de Vico_, a Viterbo, porta in capo una mitra che

somiglia ad una pina.

[420] Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre GEROH

DI REICHERSBERG: _Grandiora urbis et orbis negotia — spectant ad

Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque ad Rom. Imperatorem

sive illius vicarium urbis Praefectum, qui de sua dignitate respicit

utrumque, videlicet Dominum Papam, cui facit hominum et Dom.

Imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum

gladium_ (BALLUZIUS, _Miscell._, V, 64. GEROH scriveva intorno al

1150).

[421] Stando a FALCONE ed a PIETRO PISANO, il Prefetto morì nel

Marzo; soltanto una glossa marginale di antica data, apposta al _Cod.

Vat. 1984_, dice: _A. XVII Pontif. Paschalis secundi PP. Ind. VIII_

(piuttosto IX) _mense aprilis die II obiit Petrus prefectus_.

[422] PIETRO PISANO, c. 18, narra vivacemente di cotali fatti, come

quegli che vi prese parte. E FALCONE, p. 90: _Praefectus urbis Romae

mense quidem Martio obiit, post cujus mortem civile bellum terribiliter

exortum est, eo quod Romani audierant, quod Petrus filius Leonis

Apostolici consilio filium suum Praefectum ordinare vellet_. ORDERICO

VITALE (XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo (_quem

iniquissimum foenatorem noverunt_, cioè i Franchi nel Sinodo di Reims).

[423] _At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia, a quibus

potuit, in se compleri fecit_: ossia si fece installare in officio

da’ Magistrati (PETR. PISAN., c. 19); e così si parla di _laudes

praefectoriae_ e di _applausus comitiorum_.

[424] Scene eguali di quelle che DINO COMPAGNI descriveva avvenire a

Firenze, _Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne multe et omicidia

et pestilentiae magne, turres a fundamentis dirute; hac plures domora

dissipate, et ecclesiae depredate, ac clerici capti_. PETR. DIACON.,

IV, c. 60, e FALCONE DI BENEVENTO.

[425] Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti del

secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora il _Forum Olitorium_,

e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante di bronzo o di marmo.

[426] In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che Roma

republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana, la quale nutrì

col suo petto il padre condannato. PLINIO, VII, c. 36: _Et locus ille

eidem consecratus Deae C. Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis

exstructo in illius carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est_.

BECKER, _Manuale_ ecc., p. 603. — Il NARDINI, il VENUTI, il NIBBY, il

CANINA, il BUNSEN hanno fatto studio della antichità di quel luogo,

fra loro disputando. — La diaconia era appellata _in Carcere_ dalla

prigione di Stato del decemviro Appio Claudio. Diggià sul principio del

secolo duodecimo si disse _in carcere Tulliano_, e ciò erroneamente,

avvegnachè la prigione edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza

del Campidoglio. La Storia di questa diaconia compilata dal CRESCIMBENI

(è in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo) mi ha

prestato di poco ajuto.

[427] La _Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum Ciceronis,

ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est carcer Tullianus, ubi

est Eccl. s. Nicholai_. Ivi nelle vicinanze evvi il ponte dell’isola

(_pons judaeorum_); al di là esisteva il ghetto antico. In questo

vecchio quartiere dei Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che

è di fronte al palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così

appellata dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel sito

(sta scritto sopra alla sua porta: _n. VIII, Prioratus del sole_) era

in origine una torre, ed ha ancora una finestra medioevale. Nelle case

si rilevano tracce di torri antiche; così in quelle ai numeri 122, 137,

130, dove oggidì gli Ebrei macellano bufali.

[428] _Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum_: PETR.

PISAN., c. 19. Il JAFFÈ (n. 3489 a) dice che Alessandro II infeudasse

Aricia ai Malabranca, ma quest’è un errore. Fu Alessandro III che,

nel dì 9 Giugno 1178, a _Conrado Gregorio et Petro fidelibus nostris

filiis bone memorie Malebrance_, confermò l’investitura di Aricia, già

posseduta dal padre loro: THEINER, _Cod. diplomat. dominii Temporal._,

I, n. XXXI.

[429] _Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam securus

habitavit_, dice FALCONE DI BENEVENTO: su di che possono vedersi le

considerazioni del GIESEBRECHT, III, p. 1164.

[430] È degnissimo di nota ciò che narra PIETRO PISANO (c. 21): _Plebs,

populusque Rom. triumphum tibi instituit. Coronata urbe Rex et Regina

transivit per medium: magnus apparatus, parva gloria. Huic nullus

Patrum, nullus Episcoporum, nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei

processio, empta potius, quam indicta_.

[431] PIETRO PISANO (c. 22), che toglie frasi a prestito da Sallustio e

da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il Barbarossa.

[432] _Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato

praefecto: Cod. Vat. 1984_. Il giovine Prefetto, come il padre suo,

aveva nome Pietro, e durò in carica fino al tempo di Onorio II (_Papa

Honorio et Petro tunc temporis urbis prefecto_: documento dell’anno

1148, n. 57, nel GALLETTI, _del Primic._). È assai strano caso che

tanti Prefetti si chiamassero tutti con nome Pietro.

[433] PETR. DIACON., IV, c. 61: _Ptolemaeo illustr. Octavia stirpe

progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio, Bertam filiam

suas in conjugio tradidit_. Nessun Cronista del resto narra di questo

maritaggio, quantunque PIETRO non possa averselo inventato di suo capo.

Tuttavolta, nell’anno 1141, Leone figliuolo di _Petrus Leonis_ compare

da suocero di Tolomeo (NERINI, n. 8, App.: _Dns Tholomeus Curie se

representavit cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus_...): dunque Berta

doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo un Imperatore

bizantino dar la sua figliuola in isposa a un Frangipane.

[434] Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio 1105

(FEDERICI, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale che è notevole

per la duplice scrittura che contiene. Tolomeo II accordò anche al

monastero, libertà di traffici nei suoi possedimenti. _In nom. Dom.

anno ab Incarn. ejus 1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei

gr. Romanorum consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut

cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate monasterii

secure atque quiete eant atque redeant per terram et per mare hiis

locis, in quibus dominium habeam, et in portibus nostris ut secure ibi

applicare possint — — _(_Reg_. PETRI DIACONI, n. 604 nell’archivio di

M. Cassino). Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta

al convento di san Bonifazio in Roma (NERINI, p. 190, 394).

[435] Trecento cavalieri normanni occuparono _Pylium_ (Piglio), furono

respinti nel _Castrum Acutum_ (Monte Acuto presso Anagni) e tornarono a

casa malconci: PIETR. DIAC., VI, c. 61; PIETR. PISAN., c. 24.

[436] _Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis insimul cum

comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo Sinebaldi clam revocaverunt

illum, sed non fuit ausus manere in civitate_. Il partito avverso era

padrone del Campidoglio, di dove era dato assalto alla _Ripa_ (case dei

Pierleoni presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde

si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo.

[437] _Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim

aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra basil. S. Petri, quia

praefectus cum consules illam retinebat cum balistis_...: PETR. PISAN.,

c. 25.

[438] PETR. PISAN., c. 25: _ut caverent dolos in execratione

Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984: octavo die

sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in domum juxta eream

portam et sepultus est in basilica constantiniana, quia consules

non permiserunt eum in bas. b. Petri sepeliri — Obiit in vigilia b.

Vicentii et Anastasii nocti temporis_, ossia ai 21 di Gennaio.

[439] PIETRO PISANO enumera alcuni edificî di Pasquale, fra cui _S.

Maria in regione Areolae_ (_Arenolae_, riva di sabbia, donde ebbe

origine il nome _Regola_), che si mutò nell’odierno _in Monticelli_. I

musaici del san Clemente e della santa Maria in Monticelli sono ancora

del tempo di Pasquale.

[440] _Vita Gelasii II_ scritta da PANDOLFO PISANO, nel MURATORI,

III, 1, colle aride postille di COSTANTINO CAJETANI; edita indi

più correttamente dal PAPEBROCH, _Propyl. Maji_, VI. Se si stia

al CAJETANI, padre di Gelasio fu Crescenzio duce di Fundi; egli fa

risalire la famiglia fino a Docibile di Gaeta, e avventuratamente ancor

più in su, fino agli inevitabili Anicî ed ai Giulii.

[441] _Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit, in

monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos Leonis et Cencii

Frangipanis — convenerunt: Vita_, c. 5.

[442] PANDOLFO fu testimone di questo fatto, e lo descrisse

vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, _more draconis

immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac fores

confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode remoto Papam

per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque percussit, et tamquam

brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit;

et latro tantum dominum per capellos et brachia, Jesu bono interim

dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et

clausit_ (c. 6). Probabilmente nella _turris cartularia_, presso l’arco

di Tito.

[443] Eccone il passo degno di nota: _Petrus Praefectus Urbis, Petrus

Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum suis, Stephanus de Petro cum

suis, Stephanus de Theobaldo cum suis, Stephanus de Berizone cum suis,

Stephanus Quatrale cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis,

Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini et

Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu Capitolium ascendunt_

(_Vita_, c. 6).

[444] _S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur, et tota

Civitas coronatur: per viam sacram_ (la odierna via Lateranense che

sale dal Colosseo) _gradiens, Lateranum ascendit..._ (c. 7). Cencio

se la levò liscia, _pedes ejus amplexans, clamat irremissius: Domine

miserere. Et sic peccatis nimiis exigentibus, ut iterum ecclesiam

elatis cornibus ventilaret, evasit_.

[445] FALCO, a. 1118. — _Cod. Vat. 1984: cum festinatione Romam petit

cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima misit nuntios

ad consules ut exirent obviam ei. Sabbatum vero ante quadragesima

ingressus est porticum S. Petri_. L’iscrizione posta sulla tomba di

Gelasio dice assai giustamente dell’Imperatore:

_Sed quia rege fuit non praecipiente levatus_

_Horrendum fremuit princeps..._

(MURAT., III, I, 416).

[446] L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza aver

dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo. Epitaffî di

persone _De_ VVLGAMINEIS trovansi ancora in _S. Barbara Librariorum_,

dell’anno 1496, e nel Panteon, dell’anno 1530 (GALLETTI, _Inscript.

Class._, XVI, 8, 48).

[447] Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali PIETRO DIACONO (IV, c.

64) nomina financo il Prefetto della Città: di questo io dubito.

[448] Pregevolissima è a questo punto la descrizione che dà PANDOLFO,

il quale da _Ostiarius_ accompagnò il Papa; nell’angustia del suo

animo, ei credette che i Tedeschi avessero avvelenato il ferro delle

frecce. _Ad portum usque descendimus. Coelum et terra et mare ubique

— adversum nos conjuraverunt — mare ac Tiberis — Petri vicario

rebellabant — Alamanorum barbaries tela contra nos mixto toxico

jaciebant: minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci

(piceo?) igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus redderemus_.

[449] _Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in collo, et ad

castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit_. L’antica Ardea di re

Turno apparteneva adesso per una metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130

Anacleto II la cedette a questo convento per intiero.

[450] Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si ripetè anche

da Pio IX.

[451] Stando a LANDULPH. JUNIOR, _Hist. Mediol._, c. 32, Burdino fu

eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera ai Vescovi delle

Gallie (MANSI, XXI, 166), dice che fullo quarantaquattro giorni

dopo l’elezione di sè scrivente, locchè corrisponderebbe ai 10 di

Marzo. Questo giorno (_VI Id. Martii_) è fissato eziandio dal _Chron.

Fossanovae. — Cod. Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in

die veneris de quatuor tempora quae sunt de mense martio_. — Burdino

era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania. Vedi la _Vita_ di lui

scritta dal BALLUZIO (_Miscell._, III, 471), pregevole apologia di un

Antipapa: GUGL. MALMSB. (V, 169) loda le doti del suo animo.

[452] PANDOLFO gli pone in bocca questo lamento: _ecce de recidivo

vulnere recidimus in typum antiquum_. Leggasi la lettera che Gelasio

scriveva a Conone di Preneste. _dat. Capuae Id. April, Cod. Udalr._,

293; MANSI, XXI, 173.

[453] PIETRO DIACONO e PANDOLFO scrivono _Turricula_ (così

indubbiamente trovasi nel _Cod. Vat. 3762_, fol. 165): io reputo che

sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella nella Sabina

o vicino al Trasimeno, siccome suppone il WATTENBACH in nota alla

_Cronica di Monte Cassino_ (_Mon. Germ._, IX, 792). Anche il PLATINA

lesse in alcune antiche Croniche che l’Imperatore pose a guasto la

Campagna latina, ed in questo luogo egli trapiantò _Turriculum_. La

mossa di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere

temenza ai Normanni.

[454] Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante la

rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale di restituirla

a quelli di Terracina. Ma LANDOLFO a questo proposito dice: _Tunc Papa

vellet multum, quam reddi nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem

habere. Igitur dux et principes cum baronibus rediere_. Probabilmente

il Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca.

[455] _Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola

quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra domos illustr.

viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris ejus, et Petri Latronis

Corsorum_ (c. 12). Quella chiesa era situata nella Regione detta Ponte;

però il GALLETTI (_del Prim._, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria

_in Gradellis_, non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo

un documento che è nel NERINI, n. 27.

[456] Predicati di Papi scismatici erano questi: _statua in Ecclesia;

monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in cruentis manibus

plasmatum; bestia de apocalypsi_...

[457] Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a COSTANTINO

CAJETANI, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello di Gelasio.

Il JAFFÉ inesattamente determina l’Agosto o il Settembre per il

tempo in cui avvenne l’assalimento. La festa di santa Prassede cade

precisamente ai 21 di Luglio.

[458] PANDOLFO fa che le fazioni combattano intorno al povero Papa,

come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di Patroclo: _Papam cupit

iste tenere, iste tuetur eum: miles utrumque cadit. Turbae ruunt,

pedites saliunt muros_... (c. 13).

[459] Le donne avevano visto il Papa _solum, tamquam scurram, per

campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum intra campos S.

Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis, et ejulans inventus est et

reductus_.

[460] Nota il BARONIO a questo proposito, che i Papi, trovandosi in

angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia: _adeo ut si quis

dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae Petri Galliam esse,

non mentietur_.

[461] _Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus

Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis

efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam cum jam dictis aptatur_

(c. 15). Vedasi come d’un tratto l’acerbo nemico di Pasquale si fosse

mutato da quello di un tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che

lo si satollasse con molti beni della Chiesa.

[462] Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole _Charta

plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum_, a. 1124: ma

di ciò più tardi.

[463] FALCONE DI BENEVENTO dice essere stata immensa la copia d’oro

e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche oggidì non passa

giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro, non affluisca oro

ed argento nei forzieri di Pio IX; e molto di quello contribuisce la

Francia meridionale, che è di parte legittimista.

[464] Le lettere del clero romano sono registrate nel _Cod. Udalr._,

294-299, e nel MARTENE, _Veter. Scriptor. Collectio_, I. 644 segg.,

massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati nella _Vita Calixti_

di PANDOLFO (PAPEBROCH, c. 1) e da FALCONE, p. 92: _Illico cardinales

cum eo_ (ossia con Pietro vicario) _manentes, pluresque Romanorum

fidelium convocans, Capitolium ascendit, ibique literas missas

ostendit, et legi praecepit_. Mandarono la loro adesione anche Ugo

cardinale, legato a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo.

[465] Il PAGI e il JAFFÉ credono che la consecrazione avvenisse di già

ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti: ma può essersi mai

data una tal cosa, se prima si aspettarono i messaggi da Roma?

[466] La relazione del Concilio, compilata da HESSONE SCOLASTICO, fu

da ultimo edita nei _Mon. Germ._, XIV, 422. Il Papa sciolse financo i

sudditi dal loro giuramento.

[467] Lettera di Brunone all’Imperatore (nel BOWER, _Annal. Trevir._,

II, lib. XIII, 14): _Jam vero cum urbe relicta ad oppida Romani

territorii tu arma transtulisti, et Robertus Capuae princeps pro

Gelasio armatus Romam iniisset, ego cum Domino meo Maximo_ (Burdino)

_noctes et dies excubans, in tuo servitio, sub armarum pondere

steti_... Roberto non può essere entrato in Roma che dopo fuggito

Gelasio.

[468] _Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam (basilicam S.

Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti pape, cum omnibus ejus

munitionibus_. Ne è incerta la data.

[469] Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo Ulrico in

Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma (CANISIUS, _Antiquae

Lection._, II, 240). _Jam enim quis illius terrae concursus? Quantus

omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar, si superesset indignans

miraretur, Tullius forsitan attraheretur — Coronatus — per medium

deducitur civitatis, plateis auro, gemmis pretiosissimis undique

adornatis_. La data è dei _III Nonas Junii_, come nella lettera di

Calisto, indiritta a Stefano suo legato a Treviri (BROWER, II, 16),

nella quale il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che

ebbe. Anche FALCONE parla del giubilo di Roma, e ANSELMO, _Contin.

Sigeberti_, dice: _Ab omni Senatu et populari turba gloriose

excipitur_.

[470] Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro che

prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (_clientelaribus sacramentis_),

queste persone: _Petrus Leonis in magno hominum omnis ordinis coetu_,

il Prefetto e i suoi fratelli, Leone Frangipani, Stefano Normanno.

_Neque ab horum sese studiis impigra parendi voluntate, Petrus Columna,

caeterique nobiles Romanorum secrevere._

Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8 · 第 31 / 34 题