NOTE:

[1] _Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus est

patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti comitis

(Benedicti) ut dilectos consanguineos amare coepit: Chron. Farf._,

p. 541. Egli compare da _Patricius Urbis Romae_ nell’anno 1003

(_Reg. Farf._, n. 649). Quasi tutti i moderni credono, che Ottone III

eleggesse questo Crescenzio a prefetto, per amore della madre di lui;

nulla v’ha però che dia conferma a tal cosa.

[2] Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum. da santo

Cosma, _Mscr. Vatican._ 7931, p. 30). Crescenzio prefetto emerge

in documenti da dopo il 1003. CONTELORIUS, _de Praefect. Urb._,

lo chiama erroneamente col predicato _de Turre_; così si appella

invece il fratello di lui: _Marinus qui vocor de Turre... Crescentio

olim prefecto germano meo_: a. 1036, 15 Nov., _Reg. Farf._, n.

620. Crescenzio prefetto non era fratello di Giovanni patrizio, chè

altrimenti Marino avrebbe celebrato a suo onore di essere fratello del

Patrizio anzichè del Prefetto.

[3] Ve n’ha due notevoli documenti nei _Reg. Farf._, n. 504 (Ottobre

1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia: _In nom. D. D.

Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis Summi Pontif. et XVIII PP. et

Dni Johis Patricii Romanor. et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et

Crescentii inclitorum Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V.

Constat nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph, seu et

Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii bone mem. —

pro anima Dni. Crescentii genitoris mei, et Domne Theodore genitricis

mee supte Rogate, et pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei

et Senioris nostri..._ Nel n. 523 Ottaviano nomina _Dominam Rogatam

Senatricem conjugem meam_. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di

Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò nella loro

famiglia fino al principio del secolo duodecimo. Noto che l’albero

genealogico di questa casa, composto dallo Sperandio (_Sabina Sacra_,

p. 131) è affatto contrario alla esattezza storica; da’ documenti

risulta piuttosto essere il seguente:

Crescentius Dux † 998 — Theodora

|

| Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina

| |

| | Oddo Comes marito a Doda (1022)

| | |

| | | Johannes . Crescentius (a. 1049)

| | | |

| | | | Octavianus . Oddo (a. 1093)

| |

| | Crescentius marito

| | a Theodora vedova

| | nel 1060

| | |

| | | Johannes . Cencius . Guido

| |

| | Marozia moglie a Gregorius

| | figlio di Amatus Comes Campaniae

|

| Joh. Crescentius Patricius † 1012

[4]

_Iste locus mundi Silvestri membra sepulti_

_Venturo Domino conferet ad sonitum..._

Vedi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. — Vorrebbesi che Stefania

o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio avesse avvelenato;

e di già Sigberto (m. 1113) credeva che il diavolo s’avesse portato

a casa sua il negromante. ORDERICO VITALE, GUGLIELMO DI MALMESBURY,

MARTINO POLONO, GUALTIERO MAP, _de nugis curialium, Dist._ IV, c. 11,

ecc. hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende.

[5] _Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom. de regione

biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus de regione secus

porta metrovi sed. a. I_, locchè il _Cod. Vatican. 1437_ corregge in

_V_. La _Regio Biberatica_ devesi cercare nella _Regio Montium_.

[6] La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma in _Mica

Aurea_ (_Mscr. Vat. 7931_, p. 33): _Anno Pontif. Dn. Johis octabidecimi

pape in sede anno primo mense madius Ind. II_; dunque nell’anno 1004.

Della sua epoca ultima fa menzione il _Reg. Sublacense_, fol. 88: _anno

VI Johis XVIII Ind. VII mense Januar. die XI_; dunque nell’anno 1009.

[7] Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte Porzio deriva

da’ majali. _Montem Porculi_, documento dell’anno 1151, _Cod. Albini

Vatican._ 3057, fol. 1151. Così anche nell’anno 1074 (NIBBY, _Analisi_,

II, 357).

[8] Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che indi fecero

parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: UGHELLI, _Italia S._, I,

225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta dal MATTEI, _Memorie

Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati_, Roma 1711: questo autore

vi diede accoglimento a tutte le favole narrate dallo ZAZZERA, dal

KIRCHER, da ARNOLDO VION, ecc.

[9] Nel _Reg. Petri Diaconi_ (n. 257 di Monte Cassino), sul principio

del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive, forse per celia,

al nipote suo: _Ptolemaeus Julia stirpe progenitus romanorq. consul

excellentiss. Petro nepoti_. Se fin dai suoi dì Alberico abbia preteso

a questo albero genealogico, a buon diritto potè egli dar nome di

Ottaviano al figliuol suo Giovanni XII. Il più antico istromento che io

mi conosca concernere Tusculo contiene il contratto di un mulino dato

in affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da santa

Maria Nova (_Mscr. Vat._ 8043). Vengono dopo alcuni documenti della

metà del secolo undecimo nel _Reg. Petr. Diac._; del secolo duodecimo

sonvene in ALBINUS ed in CENCIUS.

[10] Primamente menzionato con nome di _Dom. Gregorius Romanor.

Senator._ a. 986 (_Mscr. Vat._ 8042); indi nell’a. 999: _Gregorio

excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali_ (_Reg.

Farf._, n. 470). Il GALLETTI confessa non sapere di chi Gregorio fosse

figliuolo. Il COPPI (_Mem. Colonn._) lo dichiara figlio del celebre

Alberico; altri gli dà a padre Deodato. Non è dappiù che una finzione

il testamento di un _Patricius Romanor. Albericus_, raccolto dallo

SPERANDIO nella _Sabina S._, p. 327.

[11] _Mscr. Vatican._ 8042. Da un’inscrizione il GALLETTI trasse l’idea

di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti ne esistono

nella Vaticana.

_Aurea progenies iacet hic vocitata_ JOHS...

(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto nell’anno

1030, vien chiamato _nepos_ ossia discendente del gran principe

Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio di Tusculo

(secondo documenti morto prima del 1012). Suo zio fu Giovanni XIX.

[12] _Catalog._ ECCARDI: _Phasianus Cardinalis s. Petri, qui et

Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post annos V et

dimidium in S. Paulo monachus discessit_. Forse che dalla cattedra

santa sia stato cacciato e rinchiuso nella cella di un convento?

[13] Il JAFFÉ dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di Giugno e

il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era _Bucca Porci. — Catalog._

ECCARD.: _ex patre Petro, matre Stephania, cognomento Bucca porca_.

Il _Bucca_ si trova assai spesso nel composto di nomi romani del

secolo undecimo e di quello duodecimo: _Bucca di pecora, Buccalupo,

Buccafusco, Buccacane, Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola,

Buccabella_. — THIETMAR., _Chron._ VI, c. 61: _Sergius, qui vocabatur

buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores nostri_,

ossia della parte tedesca.

[14] _Reg. Farf._, n. 651: _Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis

patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum rectorumq.

territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX_, e _Reg. Sublac._, fol. 115:

_Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii_.

[15] _Reg. Farf._, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio comanda al

Prefetto di citare le parti litiganti. Un _memoratorium_ viene ordinato

_per patricialem preceptionem_; tutto questo _dum resideret infra domum

suam predictus dom. patricius una cum... domino prefecto, simulque cum

eis optimates et judices Romanorum_. Primo si sottoscrive _Johannes

Dni gra. Romanor. patricius_, indi _Crescentius Dni gra. Urbis rome

prefectus_. I _Judices_ sono gli _ordinarii_, inoltre havvene dei

_dativi_, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti. Nel n.

689: _In presentia domni patricii et judicum atque nobilium Senatorum_.

[16] Vedi gli _Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II_, di

SIGFREDO HIRSCH, Vol. II, reso completo da ERM. PABST, Berlino 1864, p.

383.

[17] THIETMAR, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re (_seniori suo_)

dell’olio miracoloso. Lo appella _apost. sedis destructor... qui cum

non longe post obiret... papae securitas, regi nostro amplior potestas

asseritur_. Al 1 di Giugno 1011 (_Reg. Farf._, 649) e agli 11 Dicembre

1011 (_Reg. Farf._, 689) si fa per l’ultima volta menzione di Giovanni

patrizio. Ai 27 Marzo 1012 (_Reg. Farf._, 690) di lui non si parla più,

ben compare invece il prefetto Marino, fratello suo.

[18] L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data, leggesi

ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura del _Castrum

Scuriae_), _dat. III Kal. Aprilis A. MX_ (nel THEINER, _Cod. Diplom.

Domini Temp. S. Sedis_, I, n. VI), dimostra che anche sotto il

reggimento del Patrizio, i Papi continuavano ad amministrare i beni

ecclesiastici.

[19] V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî di quest’età;

così havvene una dai santi Cosma e Damiano dei 6 di Aprile 1000

(GALLETTI, _Inscr._ III, 271); un’altra da Araceli: _Hic jacet in

parvo magnus Crescentius antro_ etc., che al morto figliuolo poneva,

nell’anno 1028, Mizina moglie di Orazio console (NERINI, p. 326;

CASIMIRI, p. 272). Il _magnus_ è giuoco di antitesi rispetto al

_parvus_; nè occorre che perciò si pensi trattarsi del Prefetto della

città. Di un Orazio Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La

iscrizione di Mizina, tolta da santo Alessio, è nel NERINI, p. 325.

[20] THIETMAR, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si prende dal

BARONIO e dal MURATORI, scambiando Benedetto col fuggente Gregorio:

anche la cronologia ne fu corretta dal PAGI e dal MANSI. L’opinione

del JAFFÉ, che Benedetto VIII fosse consecrato addì 22 di Giugno, non

è sostenibile, sebbene un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16

Giugno del 1012 (nel BARON.). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII

fa sua comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: _Bened. VIII A.

1 m. Madio d. V_; e nel 1016: _A. V Bened. VIII Ind. XIV m. madio d.

XXI_ (_Cod. Sessor._, CCXVII, p. 263). Nel _Reg. Farf._, n. 670, il suo

anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio del 1013: _Bened. VIII Pape

in S. Sede II Ind. XI mense Maji d. XXIII_. — Il _Chron. Farf._, p.

542, dice: _Patricio... mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui

contrarius extitit filiis Benedicti comitis_.

[21] I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per _frater

Alberici majoris_, oppure _natione tusculanus ex patre Gregorio_.

— BENNO, _vita Hildebr._, 83: _Bened. VIII_, _laicus frater

Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti_ (ossia Benedetto

IX). Tuttavia il _Catal. Eccard._ dà anche a Benedetto VIII

il nome di Teofilatto: _Theophilactus qui et Benedictus ex

patre nobili Gregorio tusculano, matre Maria_. Un documento

dei 2 Agosto 1014 (_Reg. Farf._, n. 525) è sottoscritto così:

_T h f p f k l b c t k c

qui Benedictus papa vocor interfui et subscripsi_; ed il MURATORI a

buona ragione legge in quelle lettere il nome _Theophylactus_.

[22] _Henricus divina favente clementia Rex Romanorum: dat. 17 Kal.

Jan. Ind. XI_, nel CURTIUS, _de Senatu_, p. 207: le sue considerazioni

sono assai giudiziose.

[23] Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console, compare un _Joh.

dni gr. Urbis Romae praefectus_ (_Reg. Farf._, n. 535); ma nel 1017, ai

20 di Agosto, torna un Crescenzio in qualità di prefetto (_Reg. Farf._,

n. 537). Io non posso reputarlo fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019

si sottoscrive: _Marinus german. Crescentii olim urbis rome prefecti_

(_Reg. Farf._, n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice:

_Crescentius dni gr. urbis rome praefectus_ (MITTARELLI, I, n. CIV).

Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio da prefetto della

Città (_Reg. Sublac._, fol. 73), mentre anche ai 15 Novembre 1036,

Marino dice precisamente come nell’anno 1019: _Crescentio olim prefecto

germano meo_ (_Reg. Farf._ n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una

moltitudine innumerevole di Crescenzî.

[24] _Reg. Farf._ n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio

1013, _intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis juxta Ss.

Apostolos_ (dove esiste oggidì il palazzo Colonna).

[25] _Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut par

erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad sidera: Annal.

Quedlinb._, a. 1014 (_Mon. Germ._, V).

[26] _A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi barba, alii

prolixa mistice incedebant cum baculis_: THIETMAR, VII, c. 1. Io

reputo che gli sbarbati fossero dignitarî cherici del «palazzo», poichè

allora i preti andavano rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia

laicale. BENZO, _ad Henr. IV_, 1, c. 9 (_Mon. Germ._, XIII, 602) nota

in mezzo alla gente della processione imperiale _quinque viri, diversa

clamide et patricialibus circulis redimiti_.

[27] RODOLPHUS, _Historiar._, I, c. 5 (DUCHESNE, Tom. IV). Il pomo

imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni; era da

lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso ai Longobardi.

Nel Registro di Farfa io vidi un _Sigillum Haistolfi Regis_, nel quale

questo Re porta scettro e pomo imperiale (senza croce sovrapposta).

[28] Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte. Qua e colà

il Conte s’appellava ancora _Consul et Dux_; così nella Campania:

_Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori de Civitate Berulana_

(Veroli), _a. 1012_ (_Reg._ PETRI DIACONI, n. 273). Nel 1013 _Ubertus

Consul et Dux_, e _Amatus Comes Campanie_. Nel 1015 _Ubberto Comes_

(ibid. n. 331, n. 268). In LEONE DI OSTIA, II, c. 32 (a. 1015):

_Landuino et Raterio consulibus Campanie_. Il titolo di Consul durava

ancora a Gaeta oltre a quello di _Dux_; così anche in Fundi. Istromenti

dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino, da Pofi, da

Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere che nel secolo

undecimo pur sempre esistevano molti Longobardi nel Lazio: tali erano

Umberto, Rofredo, Lando, Landolfo, Grimone, ecc.

[29] La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo undecimo, i

Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando si facevano derivare

da Berardo o Bernardo primo re d’Italia, nipote di Carlo magno.

Portavano per loro stemma sei verdi monti in campo d’oro. Vedi MUTIUS

PHOEBONIUS, _Historiae Marsorum_, Napoli 1678; CORSIGNANI, _Reggia

Marsicana_, Napoli 1737 (lib. II, 262); e ANTINORI, _Memorie Storiche

degli Abruzzi_, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima

Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I _Comites

Campaniae_ datano già dal tempo di Alberico; intorno al 1010 Amato era

_Comes Campaniae_ (_Reg. Farf._, n. 649). La sua famiglia s’imparentò

con quella dei Crescenzî, chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia

di Ottaviano e di Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056,

dov’ella lega a Farfa i suoi beni _positas in comitatu campaniae:

Reg. Farf._, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia, di

Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, _Comes_ era _Johannes

Tocco_ (MARINI, n. 45).

[30] Il diploma _Ego Henricus_ (in DEUSDEDIT, in ALBINO, in CENCIO

e da ultimo nel THEINER, _Cod. Diplom. Dominii Temp._, I, n. VII) fu

giustamente riferito dal CENNI all’anno 1020. Vedi anche _Mon. Germ.

Leges_, II, 173. BONIZONE (nell’OEFELE, p. 800) dice: _Romanae Eccl.

privilegia multa concessit et dona amplissima dedit_.

[31] THIETMAR, VI, sulla fine: _m. Februario in Urbe Romulea cum

ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri meruit fieri_:

senza dubbio corrisponde a _Patricius_.

[32] Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (MARINI, n.

XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, _Mscr. Vat._ 8043, senza

numerazione di pagine). La _Graphia_ dice non senza buon fondamento:

_comes autem Cesariani palatii dictator Tusculanensis est_. I Tusculani

si arrogarono questo officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4

Dicembre dell’anno 1015, nella lite fra Ugo abate _et Dom. Romanum

Cons. et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom. Pontificis_,

intervengono nel tribunale _Albericus Consul_ e _Johannes dni gr. Urbis

Rome Praefectus_.

[33] Così narra UGO abate nel _Chron. Farf._, p. 519.

[34] THIETMAR, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito

imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori del tumulto.

Può darsi, come cerca di stabilire il PROVANA che eglino fossero i

figliuoli (di egual nome) di Uberto II di Este: così ebbe reputato

anche il LEIBNITZ, _Rer. Brunsvicar._, III, 26. Il MURATORI, _Antich.

Esten._, I, c. 13, 14, non li pone in siffatto rapporto.

[35] Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse

scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale, 860 anni

dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro re nazionale:

ma la genealogia della famiglia, certo franca, di Arduino, risale

soltanto fino al padre suo Dado, che fu un piccolo Conte nelle terre

di Piemonte. Vedi il PROVANA, _Studî critici sovra la storia d’Italia

a’ tempi del re Ardoino_ (Torino, 1844) e il PABST, _Sulla famiglia di

Arduino_, negli _Ann. dell’Imp. tedesco_, II, 458.

[36] Il MABILLON, _Annal._, IV, riferisce una lettera di Alinardo

abate di Digione: _Domno illo s. palatii vestarario primo senatori

nec non unico Romanorum Duci Equivoco_: presso a poco la lettera

appartiene all’anno 1030. Il CURTIUS crede perciò che un _Equivocus_

fosse succeditore di _Romanus_ senatore, e il GALLETTI, _del Vestar._,

p. 54, registra arditamente un _Equivocus vestararius_. Entrambi non

compresero il senso dello scrittore, il quale volle esprimere così il

nome _Romanus_ (_aequivocum_ de’ _Romani_). La lettera è indiritta

a _Romanus_, fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della

Republica nobiliare di Roma.

[37] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, Vol. III, 2 e segg.

Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano) fu cacciato di

Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora, così dichiara l’AMARI, i

Saraceni non hanno più occupato questa isola.

[38] Ha grande esattezza THIETMAR, VII, c. 31. La Cronica antichissima

di Pisa (BERNARDI MARANGONIS _vetus Chron. Pisan., Archiv. stor._, VI,

p. 1) dice: _A. 1016 fecerunt Pisani et Januenses bellum cum Mugieto

in Sardiniam, et gr. Dei vicerunt illum_. Del Papa nemmanco parola. Si

paragoni il TRONCI, _Annali Pisani_, la _Cronaca Pisana_ del SARDO, e

il RONCIONI edito dal BONAINI (_Archiv. stor., VI_, 1, 2).

[39] Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente

scrittura del napoletano DE BLASIIS, intitolata: _La insurrezione

Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI_, Napoli, 1864, Vol. I, 45

segg.

[40] _Annal. Barens._; LUPUS PROTOSPATA, ad a 1019. Sulla venuta

dei Normanni vedasi RODOLFO GLABER (III, c. 1) e sopra tutti l’AIMÉ,

l’_Ystoire de li Normant_, c. 17 e segg.: Giselberto venne con quattro

fratelli _Raynolfe, Aséligime, Osmude et Lofulde_; eglino aderirono

all’invito del Principe di Salerno... _et passèrent la cité Rome, et

vindrent à Capua_ etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV _Monum.

Regii Neapolit. Archivii_) v’avevano però fino dal 1008 dei Normanni

residenti nella Campania: _Sansguala dominus planisi qui sum ex genere

normannorum_.

[41] LEONE DI OSTIA, II, c. 37, 38, che trasse giovamento da AMATO. La

_Turris de Gariliano_ era stata edificata da Pandolfo di Capua dopo la

disfatta dei Saraceni. Così diceva la iscrizione ivi posta: _Princeps

hanc turrim, Pandulfus condidit heros etc._ — _Heros_, in significato

di signore, è spesso adoperato in Croniche dell’Italia meridionale.

[42] HERM. CONTR., a. 1022: LEONE DI OSTIA, II, 39. Atenulfo abate

sommerse presso _Hydruntum_. Degli eroi normanni ne sopravvissero

ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani Gosman (Guzman), Stigand,

Torstain, Balbo, Gualtiero di Canosa e Ugo Fallucca: AMATUS, I, c. 28.

[43] Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022. MANSI,

XIX, 343. _Mon. Germ. Leges_, II, 561. Di già il Sinodo di Nicea aveva

condannato il concubinato dei preti.

[44] Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per _fil. Gregorii

patricii_, oppure per _frater Alberici majoris_. BONIZO, _ad Amic._,

p. 801: _uno eodemque die praefectus fuit et Papa_. Il _praefectus_

è un errore. — _Uno eod. die et laicus fuit et Pontifex_: ROMUAL.

SALERNIT., p. 167. — GLABER, IV, c. 1: _Largitione pecuniae repente

ex laicali ordine neophytus constitutus praesul_. Il JAFFÉ pone la

sua consecrazione fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio

il Pagi s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta il

suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: _anno Joh. XIX in sede

IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense madio die I_ (Monte Cassino, _Ex

dipl. Princ., Caps._ 12, n. 24).

[45] Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva Candida: _Fratre

nro Dno Alberico Comite Palatii_: MARINI, n. XLV; MANSI, XIX, 487.

Nel notato istromento del giorno 8 Gennaio 1028: _Albericus ill. et

clar. comes s. Lateran. Palatii_. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo

appellano impropriamente _Patricius_, parimenti che Gregorio padre di

lui.

[46] Su di ciò, all’anno 1024, dice RODOLFO GLABER, IV, c. 1: _At

licet pro tempore Philargyria mundi regina queat appellari, in Romanis

tamen inexplebile cubile locavit_. Ivi trovasi eziandio la lettera di

Guglielmo, abate di san Benigno di Digione, indiritta a Giovanni XIX.

[47] BONIZO, p. 801: _Belinzo nobilissimus Romanus de Marmorata_; ne’

documenti il nome suona _Berizo_ oppure _Belizo_.

[48] _Vita Meinwerci Ep._, p. 153. _Mon. Germ._, XIII. WIPO, _Vita

Chuonradi_, n. 16. ARNULFO, _Gesta Archiep. Mediol._, II c. 3, e

nota 70. _Mon. Germ._, X, 12. La _basilica apostolorum_ qui non può

esser altro che il san Pietro, il quale era altresì consecrato ai due

Apostoli.

[49] WIPO, _Vita Chuonr._, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo

conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire accanto a

Ottone II.

[50] _Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis_: lettera di _Cnuto

Rex_ in WILH. MALMSBUR., _de gest. Reg. Anglor._, II, c. XI. L’odierna

penuria delle finanze di Roma ha richiamato in vita l’imposta e il nome

del «denaro di san Pietro» in forma di un pio contributo di moneta.

La commissione che in Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre

dell’anno 1860 elevata da Pio IX a dignità di _Archiconfraternitas_,

e Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti

dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo Storico ha

ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza si conservino le

tradizioni ecclesiastiche.

[51] Nel _Cod. Amiatinus_, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio

concesso a Monte Amiata è dato _ann. D. Incarn. MXXVII Regni vero

Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii ejus primo Ind. X Acta in

civitate Leonina Non. April._ Egli dunque dimorava nel palazzo prossimo

al san Pietro.

[52] _Mon. Germ. Leges_, II, 40: _Chuonradus Aug. Romanis judicibus:

Audita controversia quae hactenus inter vos et Langobardos judices

versabatur, nulloque termino quiescebat, sancimus, ut quaecumque

admodum negotia mota fuerint, tam inter Romanae urbis menia, quam etiam

de foris in Romanis pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis

dumtaxat Romanis legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant_.

Vedasi anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio

supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i giudici longobardi

non cessarono di esistere, e di qua e di là nella provincia alcuni

Conti conservarono il giure franco.

[53] HERM. CONTRACTUS dice concisamente e bene: _Subactaque Italia tota

reversus_: ad a. 1027.

[54] _Cod. Amiatin._, p. 652, a. 1036: _Tempore S. Papae Benedicti

nati de Tusculana ex patre Alberico_. La _Cronica Romanor. Pontif._

in CENCIO, i _Cataloghi dei Papi_ e BONIZONE determinano parimenti la

origine di lui. RODOLFO GLABER, IV, c. 5, lo chiama una fiata perfino

_puer fere decennis_, e aggiunge tutti i governanti essere stati allora

fanciulli. Senza dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di

Reims.

[55] VICTOR III, _Dialog._, lib. III. dice: _non parva a patre in

populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium vendicavit_. —

Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che Benedetto IX fosse papa

di già nel Marzo dell’anno 1033 lo prova un documento dato da Fabriano

(_anno deo propiciu pontificatu Domno Tufelatu_: MITTARELLI, II, app.

XXII, 48).

[56] _Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus Gregorius

frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus._ BONIZO, _ad Am._, p.

801. È difficile che egli si fregiasse di questo titolo; documenti

lo chiamano soltanto _Consul Romanor._, ed altresì _lateranensis et

tusculanensis comes_: COPPI, _Memor. Colonn._, p. 18 e segg.

[57] GLABER, _Histor._, IV, c. 5. La _Treuga Dei_ fu, nell’anno 1041,

fissata dal tramonto del mercoledì al levar del sole del lunedì; in

quell’intervallo di tempo niuno poteva sguainare la spada sotto pena di

scomunica. — PAGI, _Critica_, ad a. 1034.

[58] R. GLABER, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29 di Giugno. —

Le date sono tutte confuse. La _Vita Benedicti ex_ AMAL. AUGER., MUR.

III, 2, 340, accoglie perfino il racconto di una cacciata _post suam

promotionem_.

[59] Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017 si rilevi che

i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno del 1036 Crescenzio ed

altri nobili di sua parentela cedono il _Castrum Apolloni_ (_Empulum_

presso Tivoli) al monastero di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio

sono nominati _Regetellus_ e _Raino_ o _Rainuccius_ (_Reg. Sublac._,

73).

[60] HERM. CONTR., a. 1037, e WIPO, _Vita Conradi_, il quale dice:

_Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice receptus et

dimissus, Romam reversus est_.

[61] R. GLABER sembra rappresentare così la cosa, là dove parla della

cospirazione dei Romani...: _a sede tamen propria expulerunt. Sed

— tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis, Imperator illuc

proficiscens propria sedi restituit_. È incerto se l’Imperatore andasse

in persona a Roma; la moglie di lui Gisela aveva peregrinato alla Città

(WIPO, c. 37).

[62] In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive

_Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui_: NERINI, p.

387.

[63] _Cod. Vat._ 1984, fol. 201: _Cum ejecissent pontificem — orta

est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII die m. Jan.

Romani in fugam versi sunt propter comites qui veniebant per montanam

sc. Girardo rainerii et ceteri cum multis equitibus, qui erant fideles

dicti pontificis_. Le notizie barbaramente scritte in quell’importante

Codice furono edite dal PERTZ (_Mon. Germ._, VII, 468-480) con titolo

di _Annales Romani_. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono narrati

eziandio da HERM. CONTR., a. 1044, da VICTOR, III, _Dialog. III_,

da BONIZO, _ad Amic._, p. 801, il quale vuole che la esaltazione di

Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo _de Saxo_ e di altri

Capitani. — LEONE DI OSTIA, II, c. 79.

[64] _Gerardus Rainerii_ era conte di Galeria; persona diversa era

Girardo _de Saxo_. A’ tempi di Silvestro II un Rainero era vescovo ed

un Gerardo conte della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, p. 253): nel 1003

_Rainerius_ e _Crescentius_ erano conti e rettori della Sabina (ibid.,

p. 254); di quello sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia

franca dimorante nella Sabina.

[65] BENNO, _Vita Hildebrandi_, p. 82. Gli dà per maestro nelle arti

magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe stato discepolo di

Silvestro II. Da loro anche Gregorio VII avrebbe imparato la magia.

[66] MURAT., III, 2, 341. Il _Cod. Vat._ 1984 dice di Silvestro III:

_Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum pont.

reduxerunt in sede sua_. BONIZO, p. 801: _Gregorius Patricius et Petrus

germani Theophylactum spe conjugis deceptum ad Pontificalia iterum

sublevant fastigia_.

[67] Un documento dell’anno 1013 lo chiama _Dn. Johannes Archicanonicus

s. Johannis intra portam Latinam_ (NERINI, app. n. V, 388). _Cod. Vat._

1984: _per cartulam refutavit Johanni archipbr. s. Johis ad portam

latinam suo patrino in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius,

qui etiam pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI_. BENNONE,

_Vita Hildebr._, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre 1500;

il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche VITTORE III

dice: _non parva ab eo accepta pecunia_. Il PAGI si riferì, di contro

al BARONIO, all’_Epitome_ di BONIZONE, senza conoscerne il _Liber ad

Amicum. Nefando ambitu seductus_ (dice qui BONIZONE) _per turpissimam

venalitatem omnemq. Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare

coegit_ (p. 801). BONIZONE fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu

vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le notizie del

_Cod. Vat._ 1984.

[68] _Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente vestra

prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina_: DAMIANI, _Ep. I_ a

Gregorio VI (sonvene due delle lettere), _Oper._ Tom. I _Ep._, lib.

I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza importanza (la

quarta e la quinta), indiritte _Dom. Alberico Senatoriae dignitatis

viro e D. Petro Senator, dign. viro_. Il frate trovavasi dunque in

corrispondenza eziandio coi Tusculani. La moglie di Alberico nomavasi

Ermilina.

[69] _S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit_: così

lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di san Pietro e di san

Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania. Vedi la lettera di Gregorio

nel MANSI, XIX, 611.

[70] GUGL. MALMESBUR., II, c. 13, che lo chiama uomo _magnae religionis

et severitatis_. — _Catalog._ ECCARDI: _Fuit factus homo armorum_. Le

narrazioni confondono insieme storia e leggende. ROD. GLABER, V, c. 5:

_Cujus bona fama, quidquid prior foedaverat, in melius reformavit_. Gli

Annali del BARONIO per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di

ragione critica.

[71] OTTONE DI FRISINGA (_Chron._, VI, 32) si fe’ in Roma narrare che

tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della Città. Tuttavolta

v’ha in ciò poca somiglianza di vero.

[72] BONIZO, p. 801. Addirittura lo appella _idiota et mirae

simplicitatis vir_. VICTOR III, _Dial._, III. BENZO _ad Heinr. IV_,

VII, 671. HERM. CONTR. a. 1046. _Chron. S. Benigni Divion._ (D’ACHERY,

VI, 446). _Cod. Vat. 1984_.

[73] _Annal. Corbeiens._, a. 1046 (_Mon. Germ._, V); nella terza e

nella quarta feria innanzi al Natale.

[74] BENZO VII, p. 670: _Seniores_ (ossiano signori) _Romani, licet

hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito more sit in

vestra electione_ etc. Il passo intiero spiega qual fosse il concetto

del Patriziato a’ tempi di Enrico III e di Enrico IV, e chiarisce,

per via del _Liber Pontificalis_, il diritto regale della elezione

pontificia.

[75] Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge a Bamberga:

è nel PAGI (a. 1046), il quale ritorce contro il BARONIO il passo

_explosis tribus illis quibus idem nomen papatus rapina dederat_.

[76] La più completa descrizione è data dal noto _Ordo Coronationis_

in CENCIUS, che il CENNI (_Mon._, II, 261) riferisce a Enrico III, e

il PERTZ (_Mon. Germ._, IV, 187) riferisce ad Enrico VI. Tuttavia esso

contiene delle parti assai più antiche di quello che sia il tempo di

Enrico VI. Mi giovo eziandio dell’_Ordo_ del secolo decimoquarto, che è

nel MABILLON, _Mus. It._, II, 397. Del tempo franco e di quello degli

Staufen v’hanno parecchi _Ordines_. Vedi MURATORI, _Ant. It._, I, 99;

HITTORP, nella _Biblioth. max. Patr._, XIII; MARTENE, RAYNALD, CENNI

e PERTZ. Vedi altresì nel _Chron. Altinate juxta Cod. Dresd., Archiv.

storico_, App. V, e BENZO, _ad Heinr. IV_, 1, 9.

[77] Il _Terebinthus Neronis_ dei _Mirabilia_, di PIETRO MALLIO, degli

_Ordines_, sepolcro assai grande e antico, era situato presso la _Meta

Romuli_, che era una piramide come quella di C. Cestio. _Usque in Meta,

quae vocatur Memoria Romuli_ (_Bullar. Vat._, I, 27, Bolla di Leone IX,

a. 1053). Reputavasi che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo.

[78] _Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis bonas

consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli sine fraude

et malo ingenio_ (_Ordo_ nel CENNI). Il _Cod. Vat._ 1984 narra della

coronazione di Enrico V: _Duo juramenta ex more fecit, unum juxta

ponticulum, alterum ante porticus portam_; nè questa può essere altra

che la _porta Castelli_, di cui gli _Ordines_ del medio evo, secondo la

consuetudine del linguaggio popolare, hanno fatto una _Porta Collina.

Cum Rex in Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta

castellum Crescentii_: così l’_Ordo Coronationis_ dell’anno 1311,

nel RAYNALD, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario segnava il

confine della Città.

[79] La piazza di san Pietro era detta _platea, quae vocatur Cortina_

(_Bullar. Vat._, p. 31, a. 1053). La santa Maria _in Turri_, che

sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva al convento

di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra però che non prima di

Federico I fosse consuetudine di compiervi la detta ceremonia.

[80] Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina sono piene

di grandiosa dignità, ed hanno veramente elevatezza di stile.

[81] Talvolta negli _Ordines_ havvi divario nella successione

delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra che la

coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare di san Pietro, ma

talora davanti quello di san Maurizio, nella navata a sinistra. Assai

commoventi dovevano essere le formule usate: _Accipe anulum, signaculum

s. Fidei, soliditatem Regni, augmentum potentiae, per quam scias

triumphali potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos

coadunare, et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe

hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem

Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes inimicos tuos valeas, et

cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios, Regnumque tibi commissum tutari,

ac protegere castra Dei per auxilium invictissimi triumphatoris D. N.

J. Christi, qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat

in saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae_ etc. Le parecchie

formule variano secondo l’epoca.

[82] Non sempre avveniva la processione lateranense. Più tardi,

allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il corteo, compiuta

la coronazione, andava soltanto fino alla piazza di santa Maria

Traspontina, dove l’Imperatore si separava dal Papa. Però l’_Ordo_

raccolto nel CENNI (e il CENNI stesso non ne fece attenzione) fa che

il corteo muova ancora fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi

cercare il _Palatium majus_ (la _Casa major_ di papa Zaccaria) e la

_Camera Juliae Imperatricis_.

[83] _Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur patriciali

anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo._ BENZO, l. c.:...

_decretum est_ (da tutte le classi dei Romani) _ut rex H. cum universis

in monarchia imperii sibi succedentibus fieret patricius, sicuti de

Karolo factum legimus_. DAMIANI, _Disceptatio synodalis_ (_Op._, t.

III, 23, ed. Paris, 1663): _H. Imp. factus est patricius Romanorum,

a quibus etiam accepit in electione semper ordinandi pontificis

principatum._ LEONE DI OSTIA, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi

convenuto in Sutri.

[84] BONIZO, p. 802: _Rumoribus populi illectus — tyrannidem

Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine dignitas

constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria majestate_.

Egli tuttavia conosce per bene le ragioni cui s’inspirava Enrico:

_Credidit per Patriciatus ordinem se Romanum posse ordinare

Pontificem_.

[85] Così il _Cod. Vat. 1984_ denota la podestà di patrizio tenuta da

Enrico: _Ordinationem pontificum ei concessit et eorum episcoporum

regalia abentium: ut a nemine consecretur nisi prius a rege

investiatur, almus pontifex una cum romanis et religiosis patribus

sicut s. Adrianus papa et alii pontifices confirmaverunt per privilegij

detestationem in potestate regis H., qui in praesentia habetur et

futurorum regum patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et

firmavit et posuit_.

[86] Benanco alcuni Tedeschi lo appellano _Romanorum patricius: Vita

Annonis, Mon. Germ._ XIII, 469. Ancor nell’anno 1049, durante la

vacanza della sede, un documento romano nota: _Ann. dei prop. domno

Henrigo rex francorum et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg.

Sublac._, fol. 81.

[87] Il DAMIANI con ingenuità antipolitica lo loda nel _Lib.

Gratissimus_, c. 36 (_Op._, I, ed. Cajetani): _Hoc sibi non ingrata

divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum S. R. E. nunc

ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap. Sedi nemo prorsus eligat

sacerdotem. E più indietro: Post Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis

ore draconis eripuit_.

[88] HERM. CONTR.: _Imp. vero Romae egressus nonnulla castella sibi

rebellantia cepit_. Uno dei suoi diplomi a favore della _Casa aurea_

è dato: _Kal. Januarii actum ad Columna Civitatem_, che è l’odierna

Colonna nei monti Latini. BÖHMER, 1552. Dubito dell’esattezza della

data, perciocchè l’Imperatore rescriva nuovamente da Roma ai 3 di

Gennaio.

[89] ROMUALDO e LUPO tutti e due d’una sol voce: _Benedictus per

poculum veneni occidit P. Clementem_. HERM. CONTR.: _In Romanis

partibus nono mense promotionis suae diem obiens, ad episcopatum suum

Babenberg reportatus tumulatur_. — È il solo de’ Papi che sia sepolto

in Alemagna. Il MURATORI, _Annal._, ad a. 1047, significa che morisse

in vicinanza di Pesaro, e il JAFFÉ accoglie per data il dì 9 di

Ottobre.

[90] Il Codice di DONIZONE (esiste in Vaticano) contiene imagini

miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce in bella

incisione a colori l’edizione fattane dal BETHMANN, nei _Mon. Germ._

Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma giovano assai per

conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie sua sono sepolti a Canossa,

dove Tedaldo tenne quasi sempre residenza.

[91] Esatta notizia ne dà il _Cod. Vat. 1984_, che per questa età è una

fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato ai 17 di Luglio, _Ind.

I_, e sedette in cattedra ventitre giorni. Sull’ambasceria dei Romani,

vedasi BONIZONE, p. 803. Esso dice eziandio che Bonifacio condusse il

Papa a Roma, ma soltanto il _Cod. Vat._ sa dei raggiri del Margravio.

[92] Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini in figura

di mostro: AMAL. AUGER. — Il PLACENTINI (_de Sepulcro Bened. IX_, Romae

1747) vuol dimostrare che appartenga a quel Papa un sepolcro trovato

a Grotta Ferrata. Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una

curiosità senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità

di abate fu il discepolo suo (vedine la _Vita_ nel MARTENE, _Vet.

Script._, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie cose antiche

che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta scritta quest’antica

sentenza:

Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην

ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων

ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω.

In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci; così

nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano: † εγο νηκολαως

ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: GALLETTI, _Del Prim._, app. n. 59,

dall’archivio di santa Prassede.

[93] Istromento dell’anno 1053, _Reg. Subl._, fol. 78, nel PETRINI,

p. 400. _Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII. Quoniam certum

est me domina Imilia nobil. Comitissa que olim Dni Donadei conjunx

fuit habitatrice in Palestrina_: ella dona dei beni a Subiaco _pro

redemptione animae meae, et quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto,

et Donadei, et Domina Itta_ (giusta documenti moglie del _marchio

Johannes_) _et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris_ etc. Il

PETRINI (p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri

della famiglia.

[94] LEONE DI OSTIA, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto in san

Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi tempi cristiani,

che ivi ancor si vede.

[95] Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente mortifera, il

DAMIANI compose questo tetrastico:

_Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum_,

_Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum_.

_Romanae febres stabili sunt jure fideles_;

_Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt_.

_Opuscul._, XIX, cap. 5.

[96] Vedi il WATTERICH, I, 102.

[97] _A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata, novaque

lux visa est exoriri_: così dice papa Vittore III di lui (_Dial._, III,

lib. 3).

[98] _Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra naturam_

etc. _Op._, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla lettera in cui

questi ne lo ringrazia: è un componimento nauseante della letteratura

di quella età. Alessandro II condannò il libro, e ciò fece assai

stizzire l’autore. I vizî del clero dovevano essere laidi per benino,

una volta che si reputava necessario di interrogare ogni Vescovo,

prima della consecrazione, se era mondo di quattro delitti: _Id est

arsenochita q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis

Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro alio conjuncta;

aut si conjugem habuit ex alio viro, quod Graecis dicitur deuterogamia.

Et dum nulli horum ipse vir conscius fuerit, evangeliis ad medium

deductis jurat ipse electus Archidiacono: Ordo Roman._, VIII; MABILLON,

_Mus. Ital._, T. II, 86.

[99] WIBERT, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a Leone IX

non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non è che un puro

caso, giacchè dovettero pure essersene battute. Infatti leggo in un

istromento dell’anno 1021 (_Reg. Sublac._, fol. 127): _Denarios bonos

novos Romane monete_. Di Leone IX abbiamo un solo denaro: † HENRICVS

IMP. ROMANORV; dal rovescio: † SCS PETRVS LEO P. Più sorprendente

ancora si è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a

noi.

[100] MARIAN. SCOTUS, ad a. 1050: _Rex Scotiae Macbeth ad Romae

argentum pauperibus seminando distribuit._ Il nome di questo Re

suona in diversa maniera: _Rex Maccabaeus_, _Macbothus_, _Macbetka_,

_Mabbetha_.

[101] Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni, e noto la

relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051. Addì 25 Ottobre

1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli, decreta: «L’antico

ducato di Benevento è dichiarato provincia del Regno Italiano. Napoli

25 Ottobre 1860.» — I Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato

di Benevento. Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della città

e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore vedansi

LEONE DI OSTIA, II, c. 84 ed HERM. CONTR., ad a. 1053.

[102] HERM. CONTR., ad a. 1053, specifica come fosse composto

l’esercito di Leone IX: _Plurimi Theutonicorum, partim jussu dominorum,

partim spe quaestus adducti, nonnulli etiam scelerati et protervi,

diversasque ob noxias patria pulsi_. GUILL. APULUS, lib. II, conta

settecento valorosi Svevi, inoltre Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini,

Sabinati, Fermani, e il vigliacco popolo della Marca (_gens Marchana

probis digne reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga

luxuriesque_). LEONE DI OSTIA numera cinquecento, e AMATUS soltanto

_CCC Todesque_. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor prima Leone

conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito, e che questo si

sbandasse nella Campania.

[103] Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento di Farfa,

nel quale si fece accogliere da confrater verso un donativo di tremila

bizantini. _Argiros pronia theu Magistros Bestis, Kae Dux Italias,

Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias, Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti

Despini Kae agia Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa_ etc. (così

allora pronunciavasi il greco): _Chron. Farf._, p. 620.

[104] L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860. (N.

del T.)

[105] _Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent l’espée; et

li Normant hardi coment lyon prenent la haste..._ AMATUS, III, c. 37.

[106] _Facto tamen de se quasi muro in modum corone_ (in quadrato),

_mortem expectantes... Vita Leonis IX_, nel BORGIA, _Mem. di Benev._,

II, 318. Al pari di ROMUALDO, la _Vita_ chiama la città con nome di

Civitas. La _Chronique de_ ROBERT VISCARD scrive _Civite_; GOFFREDO

MALATERRA scrive _Civitata_. In vicinanza era situata Dragonara.

[107] _Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique de_ ROBERT

VISCARD, c. XI. _Cum magna devotione ejus provolvuntur pedibus, veniam

et benedictionem ejus postulantes_: MALATERRA, I, c. 14.

[108] La _Vita_ nel BORGIA descrive il campo di battaglia e le esequie;

la _Vita_ negli _Acta Sctor._, Aprile, II, 666, dice che i morti

apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette anni dopo quell’età fu

visto un simile campo di battaglia, su cui, fuggiti con pari rapidità

gli Italiani, la legione straniera di Tedeschi e di Belgi si immolò per

il dominio temporale: ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son

detti «martiri» (_Civiltà Cattolica_ dei 20 Ottobre 1860). In fatto è

che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse.

[109] Così giudicò il pio _Herm. Contractus_, essere morti i Tedeschi

_occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius

quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat_, oppure perchè tanta

gente infame s’era raccolta sotto allo stendardo pontificio. Similmente

dice ROMUALDO, e quasi colle istesse parole la _Cron. di Amalfi_

(MURAT., _Ant. It_., I, 212): _Non enim dominus discipulis suis et

successoribus suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti

materiales gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent

pie_ etc. Anche il contemporaneo BRUNONE DI SEGNI biasima il Papa:

_Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem Dei habens sed non

fortasse scientiam_; e deplora che in persona movesse alla guerra.

[110] _Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus

augetur_. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del Cavour. WIDO

FERRARIENSIS compendia il passo di san Girolamo insieme con altre

sentenze dei Padri ecclesiastici che indirizza contro Gregorio VII:

_Mon. Germ_., XIV, 169.

[111] Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al giudizio

datone dal DAMIANI (_Ep._ IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico di Fermo):

_Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere arma conceditur: quomodo

pro terrenis et transitoriis Ecclesiae facultatibus loricatae acies

in gladiis debacchantur? — Quomodo ergo pro rerum vilium detrimento

fidelis fidelem gladio petat_. Di riscontro a questa sentenza del

Cardinale piacemi porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte

cose. La _Civiltà Cattolica_, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20

Ottobre 1860; _I morti per la Chiesa a Dragonara il_ 1053 _e nel Piceno

il_ 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura esser degna di

scusa l’opinione che il dominio temporale della Chiesa fosse soltanto

di ordine mondano, ma oggi sarebbe stolidezza arbitrare che la sua

causa sia altro che causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’

tempi delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani per

causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero i soldati

del Lamoricière.» — Precursore della _Civiltà Cattolica_ è stato di già

il BARONIO, che in questo argomento marchia il Santo di tal censura

come farebbe di un grande eretico. — È pur cosa assai meravigliosa

di vedere adesso rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime

controversie per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo

periodo di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.

[112] Stando alla _Cronique de_ ROBERT VISCARD, Leone diede al conte

_Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la fin de Granière

jusque à lo Faro_. Il Conte tornò a Melfi, raccolse i Normanni e

Longobardi, _et fist dui de ses frères console_. Vedasi anche il DE

MEO, _Annali di Napoli_, ad a. 1054, che ancor non conobbe i libri di

AMATO. — Gli _Annales_ LAMBERTI dicono, ad a. 1053: _Leo IX cunctos

dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit_.

[113] _Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp. novae

Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem._ Egli allega la

donazione di Costantino in termini di convinzione recisa. _Tu ergo

magnus successor Magni Constantini sanguine, nomine, et Imperio factus,

ut fias etiam imitator devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et

quae ille mirabilis vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit,

atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter adjuva

recuperare, retinere, et difendere_: BARON., ad a. 1054.

[114] _Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor._, April., II, 666. Il

popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto a venerare la

tomba di Leone: HERM. CONTR. ad a. 1054. Leone IX fu di bella persona

e di nobile aspetto. _Cestui Lion estoit moult bel et estoit rouz, et

estoit de stature seignoriable, et estoit de letre bon maistre_: AIMÉ,

III, c. 15. Sulla sua tomba leggevasi questo buon distico:

_Victrix Roma dolet nono viduata Leone,_

_Ex multis talem vix habitura patrem._

[115] Lo STENZEL ha omai confutato la notizia data da BONIZONE, che

Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse al patriziato.

[116] I Romani gli amareggiarono la vita. RADULPHI _vita S. Lietberti_

(BOUQUET, _Reg._, XI, 481): _Victore, qui pro causis papatus per

Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus venerat (Jul.

1056)_. Nel JAFFÉ.

[117] DAMIANI, _Ep. I ad Vict._, dov’egli fa che Cristo dica: _Sublato

rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi jura permisi_

(citato dal GIESEBRECHT, II, 597). — Documenti assai errati per quel

che riguarda la cronologia trovansi riferiti nel MURATORI, _Annal._,

a. 1056; nel FATTESCHI, p. 112 segg., e nell’UGHELLI, I, 352 segg.

Uno dato da Fabriano: _Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille

quinquaginta octo, et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux

Marchio etc._ Da dopo il 1057 Goffredo era _Dux_ e _Marchio_ di Spoleto

e di Camerino.

[118] Il GFRÖRER, _Gregorio VII_, I, p. 10, afferma affatto di sua

testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il patriziato

per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento che certifichi la

cosa.

[119] A vece di _Pallara_ dicevasi eziandio _Palladio_. Corrisponde

oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III di questa

Istoria, a pag. 652). _Abbacia scor. martirum Sebastiani et Zosimi,

quae vulgariter Pallara solet nuncupari_; così un _Privilegium_ dato

da Alessandro II (_Reg._ PETRI DIACONI a M. Cassino, fol. XX). Questo

Pontefice cedette il convento a Monte Cassino, ricevendone in cambio

santa Croce in Gerusalemme, la cui abazia Leone IX aveva concessa

all’Abate di M. Cassino (LEONE DI OSTIA, II, c. 81).

[120] LEONE DI OSTIA, II, c. 92. _Annales_ LAMBERTI ad a. 1057: _Uno

animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec

quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragii majori omnium

expectatione ad regnum processerat R. E._

[121] Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (BARON., a.

1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania; perfino

nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri Vescovi fecero

nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori si trassero dietro un

lusso, di cui l’eguale è appena credibile. WILKEN, _Storia delle

Crociate_, I, 39.

[122] PETR. DAM., _De vita eremitica, opusc._ LI, c. 5.

[123] Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del Damiani

orrendamente stravolto in viso, _tamquam si pila fuerit ptisanarum

more contusus_, e sclamò con aria di trionfo, che in quella serata

era giunto alla fine nientemeno che di otto salterî. Però il Damiani

confessa che il corazzato recitava i salterî soltanto mentalmente.

Il santo gli eresse un monumento in una breve biografia che ne

scrisse (tom. II, 483). Davasi nome di _disciplina_ eziandio alla

flagellazione; i colpi sulla mano dicevansi _palmatae_, i flagelli

_scopae_.

[124] Ep. 27, lib. VI. _Petro cerebroso monacho Petrus peccator et

monachus._ Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle umana ad un

timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio, secondo che dice

il salmo 150: «lodate il Signore al suon del timpano». _Quia tympanum

est pellis arida, ille juxta Prophetam, in tympano Dominum veraciter

laudat, qui confectum jejunio corpus per disciplinam verberat._ Vedasi

altresì l’_Opuscul._ XLIII, _de laude flagellorum_, indiritto ai

Benedettini di Monte Cassino.

[125] _Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates,

volumina questionum_... Lettera del DAMIANI ad Alessandro e a

Ildebrando, nel BARON. ad a. 1061, n. XI.

[126] _Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum de toto

quidem sacerdote exhibent mimum_: Ibid. Egli stesso narra, che

avendo un vescovo giocato a scacchi (_ludo praefuerat schacorum_), e

difendendosi con dire che questo giuoco era diverso da quello dei dadi,

gli impose la disciplina di tre salterî e l’obligo di lavare i piedi a

dodici poverelli.

[127] MURATORI, _Ant. It._, V, 975; Bolla di piombo di Stefano IV: v’è

incisa la figura di una porta di città; sopra è scritto FELIX ROMA.

[128] Il _Cod. Vat. 1984_ favoleggia che i Romani gli mandassero dietro

dei sicarî: _Direxerunt post eum Braczutum Transtiberinum Johannem, qui

in dicto itinere, ut fertur, venenum dedisse_.

[129] AMATO, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici che vennero

dopo: _Or non parlons plus de la fama et de la subcession de li

pontefice de Rome, quar l’onor défailli à Rome puiz que faillirent li

Thodesque, quar se je voill dire la costume et lo élection lor, ou me

covient mentir, et se je di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain_.

[130] _Cod. Vat. 1984_, fol. 201 _b: Comites — Gerardo Raynerii filio

comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii Crescentii

de monticelly_. LEONE DI OSTIA e BONIZONE nominano i medesimi Conti.

LAMBERTO: _Adjutus factione popularium, quos pecunia corruperat. — Cod.

Vat. 3764: Natione Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione

S. Maria Majoris_. Parmi che Benedetto sia stato romano della Città;

la madre sua si nota per dimorante in vicinanza della santa Maria

Maggiore.

[131] Autentica notizia ne è data dal DAMIANI, _Ep. IV_, 90 (dal

CAJETANI erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio

esagerato egli chiama Benedetto X _homo stolidus, deses ac nullius

ingenii_. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno 1050 a cardinale,

siccome pone in rilievo il BORGIA. È cosa degna di considerazione

che Benedetto X nel secolo decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il

THEINER (_Cod. Dipl. Domin. Temporalis_, I, Prefaz., p. V, e n. VIII

e IX) registra due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si

riporta così: _In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri

perspeximus contineri_ etc., e segue il documento di Benedetto X. Per

un anno fu papa senza che trovasse opposizione, e i suoi _acta_ di

ordine temporale furono tenuti per validi. Il suo ritratto (fatto a

invenzione) è posto fra i medaglioni dei Papi collocati nel san Paolo.

[132] LAMBERTO, ad a. 1059. BENZO _ad Heinr. IV_, lib. VII, 671, dice

che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero cosa alcuna, imprese

la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice: _Erexit alterum idolum

— legavit illum miserrimum, quod nil ageret, nisi per ejus jussionis

verbum_. Tutte esagerazioni fuor di misura. — Alcuni documenti

contenuti nel _Reg. Farf._ (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X

all’anno 1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: _ab Incarnatione_

etc. (n. 905).

[133] Nella edizione degli _Annales Romani_, fattane nei _Mon. Germ._,

che li trassero dal _Cod. Vat. 1984_, è scritto erroneamente _a comite

de Benedicto Christiano_; il codice dice _a Leoni_. Lo scrittore

era bene informato; lo dimostra un documento dell’anno 1060, dove

si sottoscrive _Leo de Benedicto Christiano_ (_Reg. Farf._, n. 935).

Quel codice descrive con esattezza gli avvenimenti. Anche qui l’isola

Tiberina è tuttavia chiamata _insula Lycaonia_.

[134] Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto; nel _Reg.

Farf._, n. 935 si sottoscrive: _Johanne dom. gr. Romanorum praefectus_.

[135] _Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii

praefecti: Cod. Vat. 1984_. Il GFRÖRER (_Gregorio VII_, I, c. 21) se

ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice». Sennonchè,

giusta documenti, a quest’epoca il figlio di un Crescenzio prefetto

si chiamava _Regetellus_, il qual nome alcuni istromenti accorciano

in _Rege_. Così il _Reg. Subl._, fol. 71 _Rege et Rainuciu germanis

filii de domno Crescentio... Seniores_, i quali nel 1038 tenevano

Sant’Angelo presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco.

Anche a fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono

appellati _Regetellu_ e _Raino_. Vedasi con che facilità possa falsarsi

la storia. Cosa somigliante accadde al GFRÖRER col nome romano _Petrus

de Imperatore_ o _Imperiola_, di cui egli si foggiò un Imperatore

cittadino. — Passarano, non molto distante da Palestrina, apparteneva,

del paro che Monticelli, al monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî

l’ebbero in feudo. In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva

al tempo di _Gregorius de Tusculana_, vien detto: _Castellum Passarani

cum rocha sua_ (_Archiv. S. Pauli de Urbe_, Vol. 241, fol. 4; copia ne

contiene il _Mscr. Vatic. 7930_, p. 203-207).

[136] _Cod. Vat. 1984._ Ildebrando andò tosto nelle Puglie _ad

Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem et pepigit

cum illo foedus — Tunc dictus princeps misit tres comites suos cum

nominato archidiacono rome cum 300 militibus agarenorum in auxilium

Nykol. pont._ — Come talvolta fa BENZONE, così lo scrittore di questi

Annali, partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome

di _Agareni_. La loro prima spedizione puossi col JAFFÈ fissare

giustamente al Febbrajo.

[137] I sette Cardinali vescovi (_Episcopi collaterales_) di Ostia,

di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della Sabina,

di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano; sette

Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di san Pietro, di san

Paolo, di santa Maria Maggiore e di san Lorenzo. Gli Abati di san Paolo

e di san Lorenzo erano altresì cardinali. Oltracciò, su dieciotto

Diaconie v’avevano allora dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi

palatini. Vedi il Registro rituale nel BARONIO, _Annal._, ad a. 1057,

n. XIX, e il frammento nel MABILLON, che di qualche poco se ne discosta

(_Mus. It._, II, 574).

[138] _Ep. ad Card. Episcopos_, nel BARON., ad a. 1061, n. L: _ita nunc

ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis Eccl. Senatores,

huic soli studio debent solenter insistere, ut humanum genus veri

Imperatoris Christi valeant legibus subjugare_. Nell’_Ep._ XX, lib. I,

indiritta a Cadulo egli pone i sette Cardinali vescovi al di sopra di

tutti i Patriarchi della Chiesa.

[139] _Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri

Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp. Deo

concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio Longobardie

Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus illius, qui ab

Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint_. Il decreto è riportato

completamente nel _Chron._ HUGONIS, II, 408, indi con qualche divario

nel _Chron. Farf._, p. 645. MANSI, XIX, 903; _Mon. Germ. Leges_,

II, 177, app. Può darsi che il decreto fosse publicato soltanto dopo

avvenuta l’infeudazione normanna. Contrariamente affatto alla verità

storica, nel privilegio onorifico del Re tedesco il GFRÖRER, p. 581,

ravvisa il diritto esclusivo di proporre i candidati all’elezione.

[140] Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto ai

26 Maggio del 1062 (DE MEO, _Annali di Napoli_). Vittore III vide

i figli dell’ultimo Principe longobardo di Capua andar mendicando

per la campagna. — GIANNONE, lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842)

aveva tolto a Salerno l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando

nell’anno 856 edificò Nuova Capua presso al _Pons Casilinus_. Sotto a

Pandolfo «testa di ferro» Capua era diventata principato.

[141] Il GIANNONE (lib. X, 190) si meraviglia della grande efficacia

che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive questa Storia della

città di Roma le vide usate anche oggidì ai medesimi intendimenti.

Vedi la Bolla di Pio IX _contra invasores et usurpatores aliquot

provinciarum pontificiae ditionis. Datum Romae apud S. Petrum d. 26

Martii A. 1860._

[142] I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni degli

Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il MURATORI pensa che

precisamente in quest’età s’introducessero nei Diplomi di Lodovico, di

Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti Benevento, le Calabrie e la

Sicilia.

[143] DEUSDEDIT, ALBINO e CENCIO riferiscono, senza data, il giuramento

di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo, registrato da ALBINO,

incomincia: _Ego Robertus Dei gr. et sci. Petri Dux Apulie et Calabrie

et utroque subveniente futurus Sicilie ab hac hora et deinceps ero

fidelis S. R. Eccl. et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc._ — Era

allora in uso la formula: _Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe.

suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint_.

Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di un _Patrimonium_.

ALBINUS, _Vatican._ fol. 136 a, e CENCIUS, _Riccardian._, fol. CXX:

_Juramentum Rectoris patrimonii_.

[144] _Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et Numentanor.

superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes Galeriam et omnia

castra Comitis Gerardi usque Sutrium vastaverunt, quae res Romanam

urbem a Capitaneorum liberavit dominatu_: BONIZO, p. 806.

[145] Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo, mi

cred’io, fu _Comes_ della Marittima, come allora s’appellava il tratto

della costiera tusco-romana. _Ego Girardus inclitus comes filius bon.

mem. Gyrardi incliti comitis, habitator in Territorio Maritimano_

(_Reg. Farf._, n. 995, a. 1068). Ei vi dona a Farfa la chiesa, il

castello e mezzo il porto di santa Severa.

[146] _Cod. Vat. 1984_, il cui barbarico compilatore è meglio

informato di quello che siano LEONE DI OSTIA e BONIZONE. È pertanto

da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta di Benedetto

X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059. I Cataloghi dei Papi gli

attribuiscono nove mesi e venti o ventidue giorni di reggimento, e ne

pongono la fine al Gennaio 1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il

JAFFÉ conta la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già

nell’Aprile: così fa eziandio il GIESEBRECHT.

[147] È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani più

ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II per Farfa, dei

28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici o _boni homines_.

Alcuni di loro erano signori di campagna; pochissimi abitatori di

città. Si sottoscrivono dopo del Papa, dopo dei Cardinali e dei

Vescovi, e dopo di Giovanni prefetto della Città e dei giudici

palatini. Eccoli: † _Cencius de Pf._ (_Praefecto_). † _Leo de Benedicto

Christiano_, † _Albertus de Otto Curso_, † _Johannes Braciuto_. †

_Conte de Johanne Guidone_. † _Bertramo frater ejus_, † _Benedictus

de episcopo_. † _Cencius Frajampane subscripsi_, † _Petrus de Beno de

Maroza_. † _Berardus de Rainerio de Curte_, † _Johannes de Balduino

subscripsi_. † _Leo de Azo_. † _Petrus de Alberico_. † _Octavianus

filius Alberici_. † _Gregorius filius Gregorii_ (questi tre sono

tusculani). † _Bernardus de Torena_. † _Johannes de Tusculano_. †

_Ratterius Adulterinus_. † _Genzo de Siginulfo_. † _Monticellus_. †

_Piro de Hermerardo_. † _Johannes de Faida_. † _Durantus de Johannis

de Atria_. † _Petrus de Anastasio_. † _Johannes de Petro Vitioso_.

† _Berardus filius Johannis de Berardo_. † _Johannes de Stefano

Rifice_ (forse _Orefice_). † _Baroncellus gener de Maiza_. † _Petrus

Obledanus_. † _Guittimanus_. † _Conte Tigrinus de Tuscana_. † _Guido

neptus ejus_. † _Sarracenus de Sancto Eustatio_. † _Ego Defranco de

Sancto Eustatio_. † _Bonofilius Lanista. Ego Alexius scrinarius S.

R. E. complevi et absolvi_ (_Reg. Farfa_, 935, edito dal GALLETTI,

_Gabio_, p. 154). Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte

decisamente pontificia, quantunque nell’istromento compajano _Cencius

de Praefecto_ e alcuni Tusculani. Non si dimentichi che la carta

rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato tranquillo.

[148] Il _Cod. Vat. 1984_ nomina questi Romani partigiani dell’Impero;

alla loro testa trovasi _Cencius_, il quale, tempo prima, aveva

sottoscritto l’istromento più sopra detto: _Cencius Stephani praefecti

cum suis germanis, nec non et Cencio et Romano germani, Barunci filii,

hac Belizzon Titonis de Caro, et Cencio Crescentii Denilla erant cum

dicto Cadulo, eo quod erant fideles imperatoris_. Da quest’epoca il

nome _Cencius_ diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello

di _Crescentius_, di cui il primo è l’abbreviazione.

[149] _Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem circulum

per episcopos, per cardinales, atque per senatores, et per eos qui

in populo videbantur praestantiores_: BENZO, _ad Heinr. IV_, lib.

VII, 672. _Cod. Vat._ 1984; BERTHOLDI _Annal._, ad a. 1061; BERNOLDI,

_Chron._

[150] Gli incominciamenti republicani di Milano possono prender

partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte di Enrico III; e il

GIULINI, _Memorie di Milano_ (lib. XXIII), dice: «non comparisce mai

più dopo quest’anno l’epoca reale o imperiale nelle carte milanesi.»

[151] _Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis ut harena

maris:_ BONIZO, p. 805.

[152] _Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos

vocabant_: BONIZO, pr. 805. Il nome significa, presso a poco,

canaglia di straccioni, ma BONIZONE gli appella _gloriosum genus

Paterinorum_. Il concetto ricompare nei _Gueux_ dei Paesi Bassi. Sugli

incominciamenti dei Paterini vedasi il GIESEBRECHT, _Storia dell’Impero

germanico_, III, c. 2.

[153] Il PURICELLI (_de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo_) ha

dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.).

Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove, secondo la

tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio, venendo di Roma.

Quando i Re d’Italia si coronavano a Milano, era consuetudine che

due dei Cotta di Porta Nuova _induti cottis albis debent imperatorem

ponere super cathedram marmoream, quae est post altare S. Ambrosii_. In

che tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo nome

antico, romano e milanese, adorna il frontespizio di questa «Storia

della città di Roma» (a).

(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di J. G. COTTA,

rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.)

[154] BENZONE, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse un

migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i Romani che

aderivano alla parte di Ildebrando: _Cum Leone procedenti de judaica

congregatione, simulque cum Cencio Frajapane atque Brachiuto Johanne_

(_Braciuto, Braczutus,_ uomo di Transtevere: _Reg. Farf._, n. 935

e _Cod. Vat. 1984_). Qui per la prima volta emerge la famiglia

_Frajapane_. Nei documenti principia a trovarsi nel 1014 con _Leo qui

vocatur Frajapane_: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato

nel MITTARELLI, n. XCIII, e nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 797.

[155] BERNOLDI _Chron._, ad a. 1061: _Chadelo Parmensis Ep. 7 Kal. Nov.

Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum nunquam possessurus. Sed

vicesima septima die ante ejus promotionem Lucensis Ep.... ordinatus._

La _Discept. Syn._, (DAM. _Op._., III, 28) dichiara essere stato

presente all’elezione di Onorio anche l’Abate di santo Andrea _Clivi

Scauri._ PAOLO BERNRIED, _Vita Gregor. VII_, c. 46, nomina Cencio,

Nicolò, e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni

in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi IRENEO AFFÒ, _Storia della

città di Parma_ (Parma, 1792, II, 76).

[156] Benzone era un adulatore della corte tedesca, come prima di

lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui _Legatio_ forse gli stava

fitta in mente a modello. È un ampolloso e triviale spaccone, ma il

suo latino, barbaramente misto di prosa e di versi, riesce sì comico

e spesso anche inventore di nuove forme di lingua, da far ricordare

il RABELAIS. Forse che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte

fra i _Carmina Burana_? BENZONIS _Episcopi Albensis ad Heinricum Imp.

libri VII, Mon. Germ._ XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche del

LINDERER, nel Vol. VI degli _Studî di storia tedesca_.

[157] _Ad palacium Octaviani_ (BENZO, II, c. 1). Lo STENZEL colloca

inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso errore cade

anche il WATTERICH, I, 271. Era posto sul Campidoglio, vicino a santa

Maria _in ara Coeli_, dove aveva suo luogo la leggenda di Ottaviano e

della Sibilla.

[158] Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano allora in

capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro forma può vedersi

nelle miniature del Codice di DONIZONE, dove _Tedaldus Marchio_,

rappresentato in atto di sedere, tiene una mitra rotonda in testa:

la contessa Matilde ne porta una alta che ha la forma di un pan di

zucchero.

[159] _Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae videbantur

esse competens auditorium._ Non ho cosa alcuna da opporre se qui, a

vece del Circo Massimo, voglia credermi che fosse quello Flaminio,

poichè era situato sotto al Campidoglio. Intorno a questo stesso tempo

l’antico teatro dei Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro

parlamenti cittadini: GIULINI, II, XXI, 314.

[160] BENZO, lib. II, c. 3: _Nicolaus magister s. Palatii, oriundus

de genere antiquo Trebatii_. Sebbene il _Trebatius_ possa essere

una trovata per accontentare la rima, è tuttavia meravigliosa la

smania crescente dei Romani di voler discendere da famiglie antiche.

Alcuni di questi nomi, come quelli _Saxo, Bulgaminus_ (BENZONE scrive

erroneamente _Bulgamenes_), _Berardus, Bonfilius_ s’incontrano in

documenti; e questi guarentiscono l’esattezza del racconto di BENZONE,

il quale di cose romane è bene informato.

[161] Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia

riposta in mano di frati accattoni? _heri venerunt mendicantes —

eorum panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere pendebat

cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia nesciebant

sarabara_ (brache): _et hodie coram elevato simulacro resonantibus

tubis perstrepunt taratantara_ (II, 4)? È veramente un RABELAIS in

diminutivo.

[162] L’editore di BENZONE, nei _Mon. Germ._, dichiara in nota

erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone, sia lo

stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma.

[163] _Transivimus Tyberim ad portum Flaiani_, dice BENZONE. Il

GIESEBRECHT (_Annales Altahens._, p. 217, not. 1) corregge malamente in

_portam Flaminii_. È il guado del Tevere presso a _Castrum Flajanum_

(il _Flavianum_ antico), ventisei miglia distante da Roma. _Chron.

Farf._, p. 618: _S. Mariae quae est ad pontem de Flajano in territorio

Collinesi infra Castellum, quod dicitur Flajanum_ (p. 559, 574). Il

_Territorium Collinense_ era posto _suptus montem Soractem_ (_Reg.

Farf._, n. 702 e fol. 1197). Da _Flajanum_ derivò l’odierno Fiano in

vicinanza del Tevere.

[164] Così sono registrati i loro titoli nel _Reg._ PETRI DIACONI,

che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di Alberico

III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063 _consul romanor._

In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel COPPI, _Memor. Colonn._, p.

24, tolto dal GATTULA, _Hist. abbat. Casin._, I, 235), il fratello

suo si chiama _Dom. Petrus excellentiss. vir Consul et Dux atque

omnium Romanor. Senator._ Non si può conchiudere col CURTIUS che egli

effettivamente avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario

nei Tusculani.

[165] Il FIORENTINI, _Memorie di Matilde_, I, 72, non descrive del

tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei negoziati

corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti dalla lettera

di Pier Damiani indiritta al Duca.

[166] Secondo gli _Annal. Camald._, II, XVII, 236, il Damiani tornò

alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua _Apologetica_ ad

Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara arguzia, ma con

grandissima verità l’animo dispotico del primo: _blandus ille tyrannus,

qui mihi Neroniana semper pietate condoluit, qui me colaphizando

demulsit — hanc querulus erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub

colore poenitentiae Romae subterfugere quaerit_ etc. Il bizzarro frate

fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa con questi

versi:

_Dent alii fulvum trutina librante metallum;_

_Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;_

_Sic modicum magno lignum pretiosius auro..._

(IV, p. 49).

[167] _Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator

monachus, zeli ferventis obsequium_; dal BARONIO erroneamente

registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica sulla elezione

di Alessandro è intitolata: _Disceptatio synodalis inter Regis

advocatum et S. E. Defensorem_. Qui sofisticando rinnega l’opinione

anteriormente professata sul diritto regio di Enrico III.

[168] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Adjuvantibus Capitaneis et quibusd.

pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit et Ecc. b. Petri

invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi Romani castrum s. Angeli

intravit, ibiq. se tutatus est._

[169] _Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices

custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus_:

BENZO, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora dai capitani,

ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî che erano nella

provincia e nella Città: doveva essersi costituita una republica

formale con parlamenti della nobiltà.

[170] Il DAMIANI ad Annone, _Ep._ VI, lib. III; e al giovine Re, _Ep._

III, lib. VII: _Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus hominum,

latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio coeli, naufragium

castitatis_ etc. I Santi sapevano muover a forbice la lingua, e

imitavano per bene il Pulcinella BENZONE, il quale (V, 648) diceva:

_Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,_

_Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,_

_Et replevit totam terram urticis et vepribus._

[171] _Ep._ III, c. 1. E dice argutamente: _Romani perdiderunt unum

ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli, altera pars imperii,

aspirant sibi subjicere — et cito perventuri in Capitolium, quod erit

Suevis in alterum obprobium_.

[172] Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale sta per

iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in Italia, Benzone

udrebbe risonare in Germania anche questa invocazione: _a Lombardia et

Venetia libera nos Domine_.

[173] _Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus noster

rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum honores_ (III, 24).

A meno che queste parole non siano altro che pure frasi, potrebbero

esse dimostrare che l’Imperatore continuava ad eleggere Romani a

dignità cittadine.

[174] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Unoque clientulo contentus, unius

jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit_. Questo

avveniva nell’anno 1066.

[175] Cotali avvenimenti sono descritti negli _Annales Altahens._, p.

105, 183 segg. (ed. GIESEBRECHT). Cadalo viveva ancora addì 5 Aprile

1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel Vol. II della _Storia di Parma_

dell’AFFÒ.

[176] _Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae_: GUGL. DI

MALMSB., III, _de gest. Anglor._, nel BARONIO _Annal._, ad a. 1061, n.

31. _Residens in palatio, militiam Romanam quasi imperator regebat_,

dice LANDOLFO, _Hist. Med._, III, c. 15. ALFANO, arcivescovo di

Salerno, cantò di lui in un’ode, nella quale esclama:

_Roma quid Scipionibus_

_Caeterisque Quiritibus_

_Debuit mage quam tibi?_

_Cuius est studiis suae_

_Nacta via potentiae._

A questo può paragonarsi il carme panegirico di BENZONE su Enrico IV

(IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze romane:

_Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;_

_Cis mare vel citra tu leo fortis,_

_Presso namque tua calce dracone,_

_Victor habes palmam cum Scipione._

[177] _Ad Hildebrandum_.

_Papam rite colo, sed te prostratus adoro:_

_Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum._

_Vivere vis Romae, clara depromito voce:_

_Plus domino Papae, quam domno pareo Papae._

(_Carmina_, nel tom. IV.)

[178] LUPUS PROTOSPATA, ad a. 1066. LEONE DI OSTIA, III, c. 23: _cum —

subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam porrexisset, ipsiusque jam

urbis patriciatum omnibus modis ambiret_.

[179] LEONE DI OSTIA, III, c. 25.

[180] _Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii filia b.

Apostolor. Principi obtulit_: BONIZO, _ad Am._, p. 809.

[181] Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal secolo

decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo. Nell’anno 1045

Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo. Riccardo era signore supremo

di Aquino; però vi rimanevano i Conti, dalla cui discendenza sortì i

natali Tomaso di Aquino. Il _Cod. Diplom. Aquinas_, che si conserva a

Monte Cassino, va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta

da D. PASQUALE CAIRO (_Storia sacra e profana d’Aquino_, Napoli 1808).

[182] BONIZO, _ad Am._, p. 809. AMATUS, III, c. 10. LEONE DI OSTIA,

III, c. 25. La _Cronica di Amalfi_ (MURAT., _Antiq. It._, I, 213) dice

perfino: _Riccardus fugavit Gotfridum_. Gli _Annales Beneventani: A.

1066 Dux Cottefrydus venit in Campania_, ma gli _Annal. Cavenses_

registrano esattamente all’anno 1067: _Gotfridus dux cum valido

exercitu in Campaniam venit usque Aquinum_.

[183] Lettera prima del DAMIANI a lei indiritta: _Opuscul._ 50, tom.

III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno 1067. Vedi la nota

31 al _Chron._ di _Sigberto_, a. 1062, nei _Mon. Germ._, VIII, 361.

Nell’anno 1072 tornò ella a Germania per breve tempo.

[184] LANDULF. SENIOR., III, c. 14, ne dipinge la persona:

_Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus, miles ut

natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus exigebat, quasi

purpuream gerens, tenui vultu, oculis aquilinis, pectore leonino, anima

admirabili_.

[185] _Acta Sctor. 27 Jun._, p. 291: _Alexander in pubblico Consistorio

vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri, Herlembaldo dedit; eumque

Romanae et universalis Ecclesiae vexilliferum fecit_. Il milanese

ARNOLFO a questo soggetto nota malignamente, che san Pietro non aveva

mai inalberato una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua

impresa aveva tolto questo motto: _Qui vult post me venire abneget se

ipsum_. Gli _Acta Sctor._, p. 279, tengono memoria di un quadro antico

esistente in san Babila a Milano, dove accanto a santo Ambrogio era

raffigurato Erlembaldo da _miles armatus_, col vessillo in pugno.

[186] Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici per luoghi

lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera pontificia. Così

nel DAMIANI (_De vita s. Rudolphi_, II, 497) compare un romano Stefano

da _judex s. Palatii_ in Osimo: la cosa certo rimonta al tempo di

Vittore II, quando questi governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona

in nome dell’Imperatore.

[187] Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo. Il Damiani,

che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato, ringrazia Alessandro

II di averlo già sbarazzato del comitato: _Vos Ostiensem comitatum mihi

subtraxisse et alii tradidisse_ ecc. (_Ep._ XV, 30).

[188] Il _Reg. Farf._, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il

procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo decimo.

Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai Crescenzî, dopo di

avere incaricato il prefetto Giovanni di esaminare i titoli giuridici.

Un istromento degli 8 Ottobre 1072 (_Reg. Farf._, n. 1010) ci fa

conoscere che il tribunale era composto di Ildebrando in qualità di

_Viceregens_ del Pontefice, _assidentibus episcopis et presbyteris,

cardinalibus nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus_.

La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo; de’ giudici

longobardi di Farfa non si discorre più.

[189] Se si stia a BONIZONE, p. 811, Stefano fu prefetto al tempo di

Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che voleva diventare

prefetto, _defuncto patre temporibus Papae Alexandri_ (non _Nicolai_,

come crede lo STENZEL, p. 203). Nel _Reg. Farf._, n. 935, Cencio si

sottoscrive coll’addiettivo _de Praefecto_. LAMBERTO (_Annal._, ad

a. 1076) lo chiama _generis claritate et opum gloria eminens_, però

erroneamente lo appella prefetto. BERTOLDO una volta lo denota non

inesattamente col nome _Crescentius_, e BENNONE (_Vita Gregorii VII_,

78) lo nomina _Cencius judicum primicerius_, locchè può essere giusto.

Il candidato avverso a lui è da BONIZONE espressamente appellato suo

_aequivocus, Cencium cujusd. Johannis Praefecti filiu_s. LAMBERTO e

BERTOLDO scrivono _Quintius_; PAOLO BERNRIED, _Cencius_; il DAMIANI,

_Cinthius_, come io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da

quell’altro.

[190] _Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis aedificans omnes

transeuntes reddidit tributarios_: BONIZO, ib. — PAOLO BERNRIED, c.

46: _Ut in ipsa turri, quam mirae magnitudinis supra pontem s. Petri

construxerat viros sicarios poneret_. Non già per questo deesi credere

che la torre fosse rizzata proprio sopra del ponte.

[191] BONIZONE paragona Cinzio, prefetto della Città, ad Erlembaldo.

[192] _Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam Christi

sacerdotem_: così il DAMIANI osava ancora di dire. V’hanno due lettere

di lui indiritte a _Cinthio Urbis praefecto_, e dice: _Dum concinaremur

ad populum, ita locutus es, non ut praefectum reipublicae, sed potius

ut sacerdotem decebat ecclesiae_.

[193] _Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his, qui

negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii sanctionem

a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo facere, quid est aliud

quam orare: Ep._ II.

[194] Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo, sia

vissuta in casta continenza. A lei scriveva il DAMIANI: _De mysterio

mutuae continentiae, quam inter vos, Deo teste, servatis_ etc.; e

Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo, gli avrebbe fatto conoscere

esser suo desiderio _pudicitiae perpetuo conservandae_ (_Ep._ 14, lib.

7). La storia arcana delle due donne rivelerebbe di molti intrighi.

Se si stia al FIORENTINI, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe

avvenuto prima del 1069 o del 1070.

[195] Anche a lei scriveva il DAMIANI: _Adelaidi excellent. Duci,

Opusc._ XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che Dio ama soltanto

tre specie di donna, _virgines cum Maria, viduas cum Anna, conjuges

cum Susanna_. — BENZONE, V, 11, le scrive financo: _Domnae Adelegidae

Romani Senatus Patriciae_, di che fa omai le meraviglie il CURTIUS,

_de Senatu_, p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto

inusato, è forse un trovato dell’adulazione di BENZONE? oppure i Romani

accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne?

[196] Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (_Opera_, T. IV, p.

51):

_Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus._

_His sit nulla fides, quae peritura vides._

_Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,_

_Succedunt brevibus secula temporibus._

_Vive memor mortis, quo semper vivere possis;_

_Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit..._

[197] Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo di

Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora possedeva

l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: _S. Angelus de Algido,

S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria de Palava cum pertinentiis

illorum_. Per tutto il resto basta scorrere nella _Cronica_ il catalogo

dei donativi d’oro e d’argento che vi affluirono di mano del Guiscardo

e della eroica sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire.

Anche l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in

opere di penitenza.

[198] Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata nel

TOSTI, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che gli fu mostrato

il corpo di san Benedetto, trovato durante la riedificazione della

chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per tal modo i frati contestarono

la credenza che i Franchi lo avessero rubato. Gregorio scriveva con

caratteri netti e belli: _Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie

Archidiaconus ss._; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore

II, la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono:

_Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando consensit et

subscripsit_. Pertanto scriveva egli il suo nome in forma varia.

[199] LEONE DI OSTIA descrive minutamente la edificazione e la

consecrazione della novella basilica (III, c. 28). ALFANO, amico di

Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò l’avvenimento in

un poema (edito dall’OZANAM, _Documents inédits_ etc., p. 261, segg.);

altri poeti non furono meno affaccendati a cantarne (_Cod. Mont.

Casin._, 47, fol. 22).

[200] I _Cataloghi_ dicono: _nat. Tuscus_; il _Cod. Vat. 1437_

aggiunge: _Patria suanensis opido Ronato_; le Biografie pontificie

scrivono; _Patria Suanensis oppido Rovaco_ (vedansi il WATTERICH,

I, 293 e 308, e il GIESEBRECHT, III, 1049): soltanto UGO FLAVIGN.,

_Chron._, II, 122, lo appella erroneamente romano di Roma. Il nome

Ildebrando trovasi spesso usato fra i Longobardi; Bonizone è un

abbreviato di Bonifacio ossia Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel

secolo undecimo, i diminutivi di nomi longobardi, colla terminazione

_izo_ a vece di quella _bert_: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo,

Albizo, Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie

longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert) appartengono

allo stesso paese, istessamente come si somiglia la specie dell’indole

loro. La leggenda bandì che Ildebrando facesse portenti fin da

fanciullo; dalla sua testa divampò fuoco, e, bambino, avrebbe composto

con fuscelli di legno queste parole: _Dominabitur a mari usque ad

mare_.

[201] WIDO DI FERRARA, nemico di Gregorio, descrive vivacemente la

scenata dell’elezione, che s’aveva prima di lunga mano combinato:

_Concursus factus est populi, Ildebrandus capitur, Ild. discerpitur,

Ild. distraitur, Ild. eligitur_. Il decreto di elezione trovasi al

principio dei Regesti di Gregorio. Gli aderenti di Enrico, quali sono

WIDO, BENZO ecc., attribuiscono la sua elezione a broglio, e LANDOLFO

SENIORE, _Hist. Mediol._, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde:

_Pacto secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis

ossibus Albini et Rufini sparsis_ etc. (espressione bernesca usata a

quel tempo per significare l’argento e l’oro).

[202] _Terribilis, terribilis iste locus_, disse Bernardo a Eugenio

III, quando questi salì alla santa sede. — _Nimis expavit, et quasi

extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens populum ipsum frequentem

sedare, et a sua intentione retrahere_: CARD. ARAGON, p. 304.

[203] È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento di

Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma soltanto BONIZONE; altri lo

negano. Vedi FLOTO, _Storia di Enrico IV_, Vol. II, nel principio. Di

un formale assentimento non puossi pur pensare.

[204] _Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum

Beneventanum Princip._ dei 12 Agosto: _Reg. Greg. I, ep._ 18 a, ed.

JAFFÉ nella _Bibl. rer. German._, II, _Monumenta Gregoriana_. LANDOLFO

professa di essere assolutamente vassallo, e protesta che, se non

manterrà obbedienza al Papa, _amittat suum honorem_. — L’altro trattato

di Capua ai _18 Kal. Octbr._, è contenuto nel _Reg. Greg. I, ep._ 21 a,

ibid. p. 36.

[205] _Reg. I, ep._ 25, ad Erlembaldo: _Normanni, qui ad confusionem

et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur, in

perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate perseverant, nullo

modo, nisi nobis volentibus, pacem habituri_.

[206] _G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram Hispaniae

proficisci volentibus... non latere vos credimus, regnum Hyspaniae ab

antiquo proprii juris S. Petri fuisse: Reg. I, ep._ 7.

[207] Per la Boemia, _Reg. I_, 38; _II_, 7. Per la Sardegna, _Reg. I_,

29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria: _Sceptrum regni

quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae non regiae majestatis

beneficium recognoscas_. Chi legge crede appena a’ proprii occhi.

_Reg. II_, 13. — A Geisa, _Reg. II_, 63, 70. — A Demetrio (_rex

Ruscorum_), _quod regnum illud dono s. Petri per manus nostras vellet

obtinere eidem Petro ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis

precibus postulavit_; locchè sarebbe anche avvenuto: _Reg. II_, 74.

— Demetrio re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento

di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento bizantini _de

mihi concesso regno_. Il giuramento, dell’Ottobre 1076, Ind. XIV, è

registrato nel _Cod. Albin._, fol. 133, donde CENCIO lo trasse.

[208] A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: _Reg. I_,

46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: _Reg. I_, 49. — Agli

Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: _Reg. II_, 37. — Ad Enrico, dei 7

Dicembre 1074; _Reg. II_, 31: _Si illuc, favente deo, ivero, post Deum

tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam et sicut sanctam matrem custodias,

et ad ejus honorem defendas_: così il testo registrato nel JAFFÈ, ut

supra, pag. 145. La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole

del biasimo inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere

il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i Normanni a

pace.

[209] BONIZO, p. 812. Il _Reg. I_. 84, è dato: _in expeditione

ad montem Cimini,_ 2 _Id. Junii, Ind XII_. — Il _Reg. I_, 85

all’Imperatrice: _data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal. Julii

Ind. XII_. — AMATUS, IV, c. 13: _Et un lieu qui se clame mont Cymino

fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de Salerne_... Intorno a queste

cose dell’Italia meridionale vedasi fra altro la Dissertazione di

G. WEINREICH, _De conditione Italiae inferioris Gregorio VII Pont._,

Königsberg, 1864, n. II.

[210] Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende

da documenti (nel BACCHINI e nel FIORENTINI). Da parte del padre

professava ella diritto longobardico; da parte di suo marito Goffredo

professava legge salica: _Ego qui supra Matilda Marchionissa professa

sum ex natione mea legem vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo

pro parte suprascripti Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor

Saligam_ (docum. dell’a. 1079, nel FIORENTINI, app. VII).

[211] Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel Camposanto

se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che rappresenta Ippolito

e Fedra, e con questa iscrizione:

_Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;_

_In tumulo missa iaceo quae comitissa._

ALFREDO REUMONT, _Tavole cronologiche e sincrone della Storia

Fiorentina_, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu in

orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò da sola i

suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali, parimente come

aveva fatto Teofania. I suoi suggelli hanno questa scritta: MATHILDA

DEI GRATIA SI QUID EST.

[212] BONIZO, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per benino.

L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita fra i Cardinali

di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di s. Anastasia, di s.

Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro. Bolle pontificie

avevano regolato la distribuzione delle offerte che pervenivano

all’altare di san Pietro. Le oblazioni che ivi si deponevano, non

fosse altro quelle che si raccoglievano in tempo di Pasqua, erano tanto

grandi, che alcuni Re avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito.

Bolle di Vittore II e di Leone IX, nel _Bullarium Vaticanum_, I.

[213] BONIZO, p. 811, e il CARDINAL ARAGON., che copia dal primo. Dei

Conti di Galeria adesso non si fa più nota.

[214] _Reg. I_, 29 a.

[215] _Melius est nubere, quam uri_ dicevano i Vescovi tedeschi

coll’Apostolo, e affermavano: _Violenta exactione homines vivere

cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum naturae negaret;

fornicationi frena laxaret_. Chiamavano il Papa _hominem plane

haereticum et vesani dogmatis_. LAMBERT, _Annal._, a. 1074. In Francia

e in Ispagna divampava la stessa lotta violenta contro il celibato.

[216] Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel tempo:

una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, _Reg. II_, 49, dove esamina

lo stato sconfortante del mondo: _Si non sperarem ad meliorem vitam,

et utilitatem S. E. venire, nullo modo Romae, quam coactus, Deo teste,

jam a viginti annis inhabitavi, remanerem_. Crederebbesi di udire le

lamentazioni di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice

ed a Matilde, _18 Kal Nov Ind. XIII_ (_Reg. II_, 9).

[217] _Reg. II_, 51: _Est etiam non longe a nobis provincia quaedam

opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi tenent haeretici, in qua

unum de filiis tuis, si eum sicut quidam episcopus terrae tuae in animo

tibi fore nuntiavit, apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta

multitudine eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem et

defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal. Feb. Ind.

XIII_ (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della Sardegna?)

[218] Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio)

andarono perduti; il breve sommario di essi (MANSI, XX, 443) non

fa cenno della questione delle investiture; però di già il PAGI ha

indicato il decreto che vi è concernente (ad a. 1075), traendolo

dal _Reg. III_, 10: così giusta quanto dicono UGO FLAVIN., _Chron

Verdunense_, ad a. 1074, ed ARNULFO, _Hist. Med._, IV, c. 3: _palam

interdicit Regi jus deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque

laicas ab Investituris ecclesiarum summovet personas_.

[219] Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. GIULINI, XXVI, 525.

[220] Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo Sinodo.

BONIZONE, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per istanza di Matilde,

e questa fu presente al primo Concilio. P. BERNRIED, c. 45 e segg., è

il più diffuso a parlare di Cencio. BENNONE favoleggia che il Romano

imprigionato fosse sottoposto a orrendi tormenti.

[221] _Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum_: P.

BERNRIED, c. 48.

[222] BERTHOLD, _Annal._, ad a. 1076: _ab altari rapuit, vulneratum

cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum cum maximo

ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum incarceravit_. Così anche

BONIZONE, p. 814; LAMBERTO; ARNOLFO, _Gest. Med._, V, c. 6. Se si

stia a PANDOLFO PISAN. (MURATORI, III, 1, 305), la casa di Cencio era

situata _in loco qui vocatur Parrioni_; e infatti ancora ne’ tempi

posteriori ci sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». P. BERNRIED,

c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa al Papa:

_quorum unus educto gladio caput ejus abscindere voluit — percussum

tamen in fronte_ (a).

(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N.

del T.)

[223] BERTOLDO descrive Cencio nè più nè meno che un brigante di

qualche romanzo: _gladio super collum illius furialiter stricto,

torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum et firmissima s.

Petri castella in beneficia sibi extorquere non cessavit ab eo; sed

omnino non potuit_. Buona assai è la descrizione delle due furiose

sorelle, e sicuramente conforme a verità. P. BERNRIED, c. 51.

[224] P. BERNRIED colora enfaticamente la predica del Papa. Però tutta

la cosa sarà andata più per le brevi e con meno commozioni.

Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 4/8 · 第 30 / 34 题