sul tuo corpo, t'abbraccia,
e le sue bronzee ginocchia
scavan la sabbia per insinuarsi
fra le tue cosce!...
È coricata, a me in braccio,
rivolta al cielo la faccia...
Maledizione! Sono diventato
il letto vivente e disperato
dei loro amori! Il mio petto singhiozza
sotto il feroce allacciamento
dei corpi loro in una intensa luce...
Eppure, una strana notte profonda
con mille e mille ventose assorbe l'Anima mia
ed il suo Sonno, e l'eterno silenzio
della spiaggia soleggiata,
nel pieno Meriggio!...
10.
I LAGHI D'ORO.
Stanco io sono di schiudere la mia tomba a spallate,
per vedere, fra le ghignanti mascelle delle pietre
il bell'Aprile panciuto,
orgoglioso della sua giacca nuova domenicale,
color lattuga e tutta oliata di luce!
Come un beone, sotto i pergolati
dell'osterie campestri, l'Aprile in baldoria
si sganascia in un ridere grasso
così che il Sole gli saltella sul ventre,
gran ciondolaccio d'oro.
Stanco io sono d'inarcare il mio corpo
sotto il peso della morte!...
Su me ricada il coperchio della mia tomba,
e mi fracassi il cranio,
dove ardono e si consumano d'amore
le Notti d'estate, crepitanti di Stelle...
le belle Notti, spossate da onanismi implacabili,
in cui le Stelle s'affaccian nostalgiche
agli orli delle nubi... le lente Notti
divorate dall'insonnia delle Stelle...
le Notti impazienti, corrose da oscuri rimorsi,
le Notti in cui palpitano le costellazioni,
veementi e calde sulle nostre guance
come arterie che pulsino frequenti...
tutte, tutte le Notti velenose
che uccisero i poeti!...
Su me ricada il coperchio della mia tomba,
e mi fracassi il cranio, ove ristagnano
i bei laghi fosfòrei delle mie lussurie ideali...
i laghi d'oro, villosi e infeltrati di vampiri
che la dissoluzione soffiano e il Nulla!
O bei laghi dalle rive che s'arrotondano
come cosce, e ove affondano i passi,
perdutamente, con delizia,
nella sabbia che schiude le labbra per berli!
Su me ricada il coperchio della mia tomba,
e mi fracassi il cranio, in cui vaporano i laghi
delle lussurie mie!...
O laghi d'oro affranti di languore e di frescura lunare,
verso di voi, verso di voi, instancabile io striscio!..
Quando potrò riposar finalmente
la mia torrida fronte su l'origliere assopente
delle vostre gelide sabbie?...
Oh! mai!... mai toccherò le vostre sponde,
laghi tanto vicini e pur tanto lontani!
laghi a cui non s'approda!
laghi abbaglianti nella calura del mio desiderio!
laghi subitamente forcuti di ali membranose!...
Mille vampiri che intrecciano l'ali spalancate
hanno ostruite, imbottite le vostre rive
morbide d'oro, che bruciano
nell'intenebrarsi dei crepuscoli!
A colpi di stelle brandite, a colpi di stelle affilate,
sorgendo di sopra i monti, dovrai
trafigger gli osceni vampiri della mia carne,
o Notte complice! o Notte liberatrice!
Un giorno, io vidi sulle vostre rive,
bei Laghi d'oro, sbocciare
la pallida e flessuosa amante che attendo,
la donna subitamente fiorita
e subitamente morta!
Vidi la sua nudità saporosa dileguare per sempre
sulle vostre rive,
dolcissimamente in una vasta sera d'estate,
come uno sguardo svanisce sotto palpebre d'ombra!
Si frantumi il mio cranio con la sua fioritura
d'insaziabili brame, coi suoi orizzonti cangianti
da cui le foreste
ventilate mi chiamano
con tutti i loro fogliami
non men persuasivi che gesti di donne
stanche e desideranti!...
Si frantumi il mio cranio, con tutti i pennacchi
delle sue lontane foreste, che sotto la luna
han luccicori vanenti, e gorghi violetti,
e sparse volute d'incenso,
e fruscii più soavi del fruscio
inebbriante di una gonna adorata
che la mia mano tremando alzi come in sogno
per la prima volta!...
11.
IL CAVALIERE NERO.
Dio d'odio e di follia, dammi la forza
d'arrampicarmi fino alla cima! Ecco: l'Alba
imbianca le dirupate groppe dell'immensa scogliera...
Coraggio, buon Walnur, mio fedele corsiero!...
presto saremo giunti all'albergo di Satana!
Berrai alle fonti di fuoco, ti ciberai
dei biondi fieni dell'Aurora
e di fasci di raggi fiammeggianti!
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
In alto assai, sulla costa granitica,
a cento cubiti a picco sul mare,
un Cavaliere nero, grande, piantato ritto
nelle staffe, tendeva le braccia
verso l'abisso delle Notti...
Ischeletrito dalla fatica e dalla fame,
il suo cavallo aveva piegati i garretti
posando il collo su la gelida roccia.
Un'alba grigia e senza speranza,
curva sotto le nuvole scarmigliate,
trascinava sull'arco dell'orizzonte
mammelle esauste, rugose...
L'Alba avea tutto esaurito
il latte divino della sua luce
senza nutrire il Giorno neonato,
che agonizzava trascolorando
nella sua culla... E l'Alba
come una mendicante singhiozzava
battendo i denti, freddolosamente,
nella ghiaia sonora della spiaggia...
Allora il Cavaliere, ritto, tendendo le braccia
all'invisibile mare, con rauca voce gridò:
--Ho attraversata la terra, correndo
alle calcagna della Felicità!
Ho conquistato città, devastati reami,
e ho ritagliato il mio desiderio,
con grandi fendenti di spada
nella pancia romoreggiante delle folle.
Poi, ho spiato il mistero entro i lambicchi!...
La sua nera armatura
era tutta fracassata...
I suoi begli occhi, attizzati da un'estasi frenetica
piangevan tratto tratto su la sua guancia cava
una goccia di lava,
ed il suo volto incandescente ansimava.
--Ho posseduto--gridò ancora--
donne e donne, agitate
da un'atavica foia, insaziate
d'ebbrezza e di piacere...
E a lunghi sorsi bevvi le loro inebbrianti nudità,
liquefatte da un torrido amore.
«Ohè! Ohè!... Quali voci,
quali martelli e quali campane
van demolendo lo spazio a me intorno?
È forse questa un'eco della mia voce rauca
ripercossa dagli echi
lenti e sonnolenti delle rocce?...
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
Ah! ah! son tutte le campane a stormo del Rimorso,
ammutinate e lanciate a galoppo sulle mie tracce!
Tutte le campane a stormo
delle città che risuscitai, dando loro
un cuor di fuoco e di follia!
«Ah! ah! mi ricordo che in un meriggio d'estate
subitamente entrai nel silenzio
d'un chiostro azzurro, tutto oliato d'ombra
e di vecchio oro solare...
Vi entrai regalmente,
sul mio cavallo monumentale, come una Tentazione
superba di Gloria e di Lussuria,
altissima brandendo, la torcia del delirio!...
«Son esse, che corrono! Odo il loro rumore
di vivente ferraglia arrugginita...
Son esse: le Campane a stormo del Rimorso,
povere martiri squartate, che rimasero
lungamente inchiodate sulle croci dei campanili,
e che una sera dall'alto ruzzolarono giù,
coi cauti parafulmini
e le piagnucolose banderuole dei tetti.
Ah! Ah! sul mio passaggio, udii appena
il frastuono delle campane,
risonanti di spavento, lanciate a volo
come casseruole d'oro dalle finestre
d'una cucina imperiale incendiata!...
Le ràbide Campane del rimorso
subitamente balzarono in sella,
e accanite m'inseguono,
poichè tracciai strade vive di dolore,
e gonfiai di singhiozzi il placido seno
delle antiche città che respirano in pace
sotto le stelle!... Ho addobbate
di sontuosi incendii le loro mura,
per passare, impassibile cavaliere di bronzo,
sul mio cavallo monumentale,
con all'elmo un pennacchio globuloso di tenebre
che mèscesi alle scintille del fuoco notturno!
«Forsennate Campane del Rimorso!
Campane a stormo del Passato, che volete da me?...
Perchè accanirvi dietro alla mia corsa veloce?...
Non avete sorriso, voi, d'una gioia infernale,
non avete gioito, grondando di una rossa ebbrezza
nelle profonde rughe delle vostre mura millenarie,
al contemplare il mio bel volto di luce,
mentre rizzandomi sulle staffe brandivo
fino allo zenit la sfolgorante mia spada
di arcangelo satanico...
la mia bella spada, più agile
d'un raggio di luna?
«Ahimè! la mia vecchia spada che un tempo levai
tra le tresche fiamme dell'Aurora,
la mia buona spada è smussata!...
Galoppai per trent'anni, e il mio cavallo ormai
è arrembato, e sputa i polmoni!...
«Che importan le Campane? Non potrò mai toccarti,
o mia Stella ideale, o mio unico Sogno,
Sete della mia Sete eterna,
o sorridente Stella che fuggi di cima in cima!.,.
Mai non potrò fermarti nel cavo
delle montagne sublimi, nè avvincerti,
per inchiodarti alla vetta d'un promontorio,
o affascinante Stella dalle labbra diaboliche!...
«In una grande sera apocalittica
incoronata d'una vasta aureola,
io scorsi la tua morbida, azzurra nudità,
e da allora mi ostino a inseguirti
con un galoppo di ciclone devastatore!
«Ecco: ho raggiunto già
i confini della terra, e tu fuggi
per sempre, e tu fuggi,
inesorabile Stella!... Il mio grande corsiero,
rotte le reni, crolla e domanda la morte!
Io sono vinto, agonizzo, e più nulla dal cielo
nè dall'inferno m'aspetto!...
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Perdonami d'aver lungamente,
immensamente amate le tue Labbra ideali,
o mio Sogno supremo, o Stella delle Stelle!...
12.
INNO ALLA MORTE.
Acide grida m'han trivellata l'anima
da parte a parte... Dove, dove udii già
questo strido verdastro?
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Or mi ricordo... È il terribile strido
dei naufraghi sublimi,
ebbri mortalmente d'ideale, che bevono
alla tristezza augusta delle Stelle!...
Un giorno, in un gran porto, sauro, bituminoso,
pieno d'alberi di navi in grovigli di malefiche croci,
e tutto palpitante di vele,
come di ali d'enormi vampiri,
io mi trovai--per qual caso?--
sotto le basse travi d'una bettola da marinai,
alla punta d'una gettata, su palafitte malferme.
La sera colava il suo olio, dai bronzei riflessi
di cangianti putredini, e le onde
n'eran tutte impeciate...
--Burrasca! burrasca!--mugghiavano i marinai.
Vidi, attraverso i vetri,
carene d'ebano angolose, fumanti come incudini,
e, nella bruma, giganti fuligginosi che martellavano
spade arrossate a un ardentissimo fuoco!
Il cielo color di sabbia e d'ocra s'indurì,
più insuperabile che le mura d'un chiostro...
--Inchiodate gli ormeggi!--ululavano i marinai,
con le mani a portavoce;--serrate
tutte le corde al bompresso! Soffia il libeccio!...--
L'onde pesantemente sembravano travolgere
mille naufragi frantumati, in alto mare...
Fuori dalle tenaglie dei moli, oltre le mandre
delle nubi dai velli motosi
che la bufera assale con pungoli feroci,
ecco gli ultimi gesti spaventati della luce!
Poichè un sublime annegato (incandescente sole
o moribondo pianeta) affondava all'orizzonte,
dopo aver lungamente battuta l'aria
con le sue grandi braccia di fuoco,
nell'amarezza atroce di quella sera maledetta...
Soffiò subitamente la tempesta
nelle sue trombe sonore; scoppiarono gli echi
dovunque spaccati da note di piombo,
ed i vetri giallastri si striarono,
s'empirono d'un tintinnìo di acidi lampi!
Son vani i vostri colpi di maglio formidabili,
neri giganti intraveduti fra la bruma,
neri demoni che spezzate, infaticabili,
coltellacci di ferro ed antiche alabarde,
in alto mare, sui dorsi fuggenti
d'illusorie balene dal pelame di fosforo!...
Sotto i nostri piedi, in ogni senso,
la baracca ballò la sua giga sfrenata
sulle nere palafitte, come su trampoli...
O instancabile mare, che vai gonfiando
e rigonfiando il tuo ventre azzurro,
di sabbie nutrito e di rocce frantumate...
tu che arroti i capezzoli irritati
delle tue poppe esauste di sirena,
qui sotto il malfermo impiantito,
urla, urla dunque il tuo enigma!...
Dimmi qual'è la tortura e qual sarà il frutto
del tuo funebre parto?...
E rantolò l'impiantito, movendosi tastoni,
di qua, di là verso un appoggio,
come un ubbriaco ferito a morte...
Penosamente l'impiantito
gonfiò il suo petto in singhiozzi,
come scosso dagli urti d'una tosse di gigante!...
John e Fritz, marinai dai gabbani di cuoio
eran con me seduti a una tavola,
legati i polsi e i piedi, intorno a una gialla lanterna
e udivo la lor voce densa
gorgogliare preghiere, come un'acqua nera...
Tu ti placavi a quando a quando, gran Mare insidioso,
e nelle pause del silenzio sovrano
noi guardavamo, pietrificati,
la stella gialla della lanterna,
che con alta e monotona voce parlava,
allungando verso di noi la sua lingua
fumosa di fetido olio friggente.
E ci guardava intanto, la lanterna,
come un gufo, strizzando il suo occhio
di tenebroso augurio...
Fritz borbottò:--Sant'Anna!
pregate, pregate per noi!...
Chi potrebbe salvarci da questo vento satanico?...
Guardate! gridò; non vedete passare
là nel nero la scopa delle streghe,
dalla saggina di fosforo?--
Allora l'impiantito,
sotto i nostri piedi si torse sfuggendo.
La bettola parve crollare
nelle attiranti ventose dell'abisso,
e la porta scoppiò, fracassati i battenti!...
Disse John:--È il libeccio che màstica duro!...--
Fritz gridò:--Fermi tutti!
son essi che ritornano!...--
La porta spalancata miagolava
come la bocca affamata d'un gattaccio infernale
dalle vaste pupille fosforee,
soffiando il rauco suo odio e la sua bava fischiante,
tutti a nudo gli artigli, aguzzati
sulla madreperla delle lune abolite!...
--Issa-ooh! Issa-ooh!...--Aggrappandosi,
con un febbrile ansare, alle corde,
tre marinai entrarono!...
Strisciavano sul pavimento,
piatti, grondanti d'acqua come pesci...
--Issa-oooh! Issa-oooh!...--Trascinavano
grevi tronconi d'albero e lembi di vele
ritorti come serpenti!...
Con voce rauca gridarono:--Le barche
sono infrante!... Siam soli!... Tutti gli altri son morti!...--
Allora un acuto clamore
dominò sul terribile frastuono delle acque...
Un ciclone avea dunque lanciato,
dall'alto d'un promontorio, fra le mascelle
scellerate del mare, immense mandre di iene
che s'azzannavano rabbiosamente a vicenda?...
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Era invece--oh! terrore!--
il grido d'acciaio verdastro, che lanciano al cielo
i naufraghi sublimi
caduti giù dalla prua di diamante
delle galere ideali!...
Era la vostra voce esasperata d'amore,
o naufraghi sublimi che navigaste un giorno
sugli abbaglianti gorghi delle Vie lattee,
da un firmamento all'altro, verso lo Zenit!...
E la porta scoppiata, vociferante e rossa
fumava come la bocca d'un Drago!...
Ad un tratto sussulta l'impiantito!... Un sobbalzo
e noi strisciamo, tastoni, verso il mare!
I nostri corpi?... convulsi
dall'orrore e reclini sull'abisso,
tutti grondanti di lave turchine e violette!...
I nostri volti?... illuminati dai lampi,
che alacremente trinciavano l'infinito
con le lor lame verdastre!...
I nostri occhi?... Come schizzati fuori dall'orbite!...
Il mare, il ribollente mare fingeva
il tumulto finale d'un banchetto di giganti,
con un cozzar di fragorosi metalli
fra immense tovaglie arrossate
di sangue, di vini scarlatti,
e issate, da enormi guerrieri, su punte di lance
in un delirio d'ebbrezza e di canti!
--Urrà! Urrà!... cantavano in cadenza i guerrieri...
Gloria alla Morte che mai non trapassa,
dolce amante dal corpo d'anguilla
sotto una faccia incandescente d'acciaio!...
Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!...
Gloria ai suoi denti d'ebano!... Gloria ai suoi diti di ghiaccio,
che addormentan con una carezza
i nostri vecchi desideri cocenti!...
Urrà! Urrà!... la Morte è una gioconda amante!...--
Ecco: subitamente, i più forti han forate
le sontuose tovaglie della burrasca,
con la punta accesa dei loro elmi possenti...
Ballano essi al fragore
dell'armature fracassate,
fra il tintinnare assordante delle stoviglie impure.
Ballano quei guerrieri dal volto imbrattato,
con una mano alto levando la lancia
e coll'altra una coppa d'oro massiccio,
che il Fulmine riempie
di stelle e di fosforee pallottole,
furtivo coppiere dai gesti rapidi
e variegati come lucertole!...
Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
Bellissimi guerrieri seminudi
col torso abbrustolito dal lingueggiar delle fiamme
scavalcavano i tripodi e veloci correvano
da una tavola all'altra, dappertutto attizzando
la crepitante fiammata di gioia!...
Frattanto Re di colossale statura
barcollavano, immersi fino ai fianchi
nell'immane frastuono, e cadevano
vinti dal peso oscillante delle loro corone,
tra il mareggiare dei purpurei manti!...
Alfine, alfine, nell'andirivieni brumoso
dei convitati in baldoria,
io ravvisai sotto il loro diadema
dei potenti, degli amici, dei fratelli,
cercatori d'Impossibile, affamati d'Ideale,
degli Eroi, dei Poeti!...
Ritti, levando altissime
le loro coppe incrostate di stelle,
cantarono, questi Dei, come gonghi
colpiti forte dal tuono:
--Urrà! Urrà! Tutto vincemmo noi,
tutto gustammo, tutto distruggemmo, e or beviamo
a lunghi sorsi la bevanda della Morte,
la chiara bevanda siderale che all'infinito lustreggia...
«Ecco la porpora, le corone e le donne
che conquistammo!... Son nostre,
le città orïentali dai minareti ritti in sentinella
su mille porte d'oro dai battenti di bronzo
che, girando sui cardini, cantano come lire!
Eccoci finalmente padroni
del nostro gran sogno ideale!...
«Urrà! Urrà! Gloria alla Morte che mai non trapassa,
dolce amante dal corpo d'anguilla
sotto una faccia incandescente d'acciaio!
Gloria ai suoi occhi abbaglianti di ghiacciaio al sole!...
Gloria ai suoi denti d'ebano! Gloria ai suoi diti di ghiaccio
che addormentan con una carezza
i nostri vecchi desideri cocenti!...
Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!...--
Allora, sotto il nero soffitto della bettola,
i marinai coperti di catrame,
a me accanto proni, aggrappati alle tavole,
protesero verso l'abisso le loro facce pietrificate,
le loro facce turchine come la fiamma dell'alcool,
lugubremente cantando in cadenza:
--Urrà! Urrà! la Morte è una gioconda amante!
13.
INVOCAZIONE AL MARE VENDICATORE
PERCHÈ MI LIBERI DALL'INFAME REALTÀ.
1.
Contro la Terra.
La Terra, le sue simmetrie, le sue curve geometriche
e la sua pigra andatura d'asino
che, bendati gli occhi, fa girare
la fulgida ruota solare, attingendo da sempre
nelle profondità dello spazio una luce avvelenata...
La Terra!... La Terra?... Oh! la nausea di vivere
sulle sue spalle, simili noi alle scimmie
fronzolute che si vedono alle fiere!...
Io t'amo, o Mare liberatore,
d'un grande amore insaziato...
t'amo, solo sentiero che mi conduca all'infinito!
Han tali balzi le tue onde verso le nubi viaggianti,
ed una linea sì tenue divide
dall'Azzurro il tuo azzurro,
che è una delizia infinita partire fra le tue braccia
senza pilota, senza vela e senz'alberi,
sia pure a nuoto... sia!... purchè si parta
verso l'arco profondo e affascinante dell'orizzonte
che sussulta lontano!...
È tanto facile andare
verso l'Al di là, per le tue vie
di morbida seta ove s'affonda!...
Ecco già tutte le scintillanti navi del Sogno
allineate al largo!...
Ecco gli alberi loro, branditi come le lance
di un accampamento barbarico!
Ecco le loro vele
imbrattate di sangue e di vini scarlatti
come le tovaglie di un'orgia!...
Urrà! balliamo, o mio cuore,
sulla cadenza del rullio! Balliamo!
Son molti i viaggi che al mio cuore s'impongono...
Tutti i naufragi inghiottenti mi attirano!...
A me, a me la Rosa spampanata dei Venti!...
Le vele sopra il mare, le nuvole al tramonto
gonfiano già le loro rosse guance d'arcangeli,
soffiando fanfare di guerra
che bersagliano gli echi e li crivellano,
perchè alfine io veleggi incontro all'Impossibile
negli abbaglianti vortici delle loro bufere!
Che vedo mai, lontano, fra quel cozzare confuso
di grandi massi di fosforo,
e fra quei tintinni di lampi affilati?
Una gran roccia nerastra e angolosa
erge la sua figura di scheletro elegante...
La sua cima è d'avorio, rotonda,
simile a un cranio enorme, e la luna
d'acciaio tagliente scintilla ai suoi piedi neri
quale una falciuola insanguinata!
È la Morte dalla falce leggendaria!
È la Morte che assiste
al tenebroso bacio che io depongo, o Mare,
sul tuo unico dente frantumatore di rocce!...
Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!...
Poichè non v'è splendore che in questo verbo selvaggio,
tagliente come lama di ghigliottina,
distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!...
O Mare gonfio d'odio e di rancori eterni,
le mie vene assorbirono la tua liquida follia,
e cento volte ti torsero
nei loro innumerevoli intrecci,
precipitando il tuo folle galoppo
sulla china esasperata del mio furore,
per gole strangolatrici,
attraverso le arterie, verso il mio cuore,
verso il mio cuore che tutto intero ti bevve!
Il mio cuor t'ha bevuto,
e perciò io ti sento salire e ribollire
nelle mie viscere in flussi e riflussi di collera,
mentre ritto sulla punta di un promontorio
la tua furia sfido, ritemprandomi
le guancie al tuo schiaffo dentato di schiuma
e di frantumi di roccia!
O Mare, io sento la tua voce che urla
nella mia gola profonda i comandi rabbiosi
dei piloti, imbavagliati dalla pioggia,
fasciati di bruma, al timone,
fra grida annegate dal vento e dalla disperazione,
nella tempesta!...
O Mare, io sento la tua voce che urla
nella mia gola profonda,
le bestemmie dei piloti rovesciati ad un tratto,
quando la prua si solleva in pieno sogno e s'impenna
sognando d'arrampicarsi a grandi scatti di schiena
su per la serpeggiante salita di un lampo!
Mi sento qui, nel petto,
lo sbatter delle vele che tu gonfi,
ho nell'ossa le alberature scricchiolanti
dei velieri moribondi che rantolano,
come un organo gigantesco,
sotto le tue dita feroci,..
e dalla mia bocca vapora
la nebbia salata del tuo alito!
Oh! balza, balza alfine fuor dal mio corpo,
di spiaggia in spiaggia!... Son io
che ti scateno, o Mare, verso un'atroce carneficina,
verso la Distruzione impossibile!...
Scoccata è l'ora del naufragio della Terra!
I grandi fari si rizzano, per offrire un tesoro
d'effimera luce!... Frugarono i fari
nei profondi, e ora traggon dall'acque
alghe e coralli splendenti!
Sono le luminose viscere della terra,
che ci porgono essi, a mani piene,
di sopra alle nuvole!...
Dicon che tu divori a poco a poco la Terra!
Letizia e gioia profonda!...
Oh! chi potrà negare che già tu abbia inghiottito
prima del nostro più mondi, per saziare il tuo odio?...
Io lo giuro per la tua fame eterna e per la mia!
Credo ne' tuoi silenzi massicci
di vecchio colosso ubbriaco,
crollato giù dagli altipiani,
sotto le scimitarre snudate
dei Soli meridiani!...
Che aspetti, o Mare?... Affrèttati!
Affrèttati a divorare la Terra!
Distruggiamo! distruggiamo! distruggiamo!
Poichè non v'è splendore che in questo verbo terribile
e fracassante come un martello ciclopico,
distruggiamo, distruggiamo! distruggiamo!
2.
Contro le Città.
Olà! venite a me, vecchi mendichi affranti,
e furfanti e banditi, scacciati come cani rognosi
fuor delle chiese del mondo dall'ira dei sagrestani!
Eterni vagabondi dai piedi sanguinanti,
vecchi cenci feroci, limati dalle lame dei venti,
venite a me che vi chiamo,
ritto in cima alla punta estrema di un promontorio
con le mani a portavoce sulla bocca... Venite!
Ohè! m'udite?... Ed io vi vedo uscire
a passi lenti dai vostri informi tugurî,
che giacciono schiacciati sulle rocce.
come colossali escrementi di pachidermi aboliti!
Verso quali patiboli trascinate voi dunque
i vostri passi sì stanchi?...
Raddrizzatevi! Su!.... Alzate al cielo la faccia!
Accorrete! Accorrete ad ammirare
il Mare liberatore!
il Mare, dall'unghie d'acciaio che ora si sdraia
nella tana, là giù, di quel suo nero golfo...
il Mare, dagli sbadigli di lampi multicolori
che col suo soffio sparpaglia vele e nuvole d'oro...
il Mare, con la sua muscolatura
possente e vibrante di tigre in amore...
il Mare, dal pelame picchiettato di stelle...
il Mare vendicatore che ci libererà!
Venite a me, sfidando la marea
e le sue onde lanciate come lacci rapaci
sui pescatori che spiano pazienti, armati di lenza,
il pesciolino di una benefica legge!
Il Mar s'impenna?... Avanti! Nessun timore v'arresti!
Son gli scherzi consueti d'una tigre
che vuol divertire i suoi piccoli
prima che mettan gli artigli!...
D'altronde, poichè qualche mano
dovrà insanguinarvi la faccia, Vagabondi e Banditi,
vi convien preferire
agli schiaffi metodici dei Re
lo schiaffo rovesciante del Mare!
Meglio assai che gli sputi dei potenti
un pesante sputacchio di schiuma marina
che abbia l'odore, o Pezzenti,
degli scogli dentati e della libertà!
Ma affrettatevi, dunque!... Furon bruciati i troni!
Non vi son più gradini!... Irrigidite
le vostre grevi ginocchia spossate!