LA MIA ANIMA. (_Lo tengo fermo, per le spalle contro la

tavola. Pure, col volto congestionato e con gli occhi fuor

dall'orbita, egli urla:_)--Sì! Sì!... Siete tutti cretini! Tutti

imbecilli!... L'Arte... la Poesia... Voi non capirete mai nulla

di queste cose!... D'altronde, io sono un grande Artista...

ho del genio... vi disprezzo tutti!... E me ne infischio, dei

vostri giudizî!...

IO (_alla mia Anima_)--Suvvia!... sta zitto! Sei pazzo!...

Vuoi tacere?... È stupido, quello che vai dicendo!... Dopo

tutto, costoro hanno soltanto espressa un'opinione... Non

ti hanno già insultato, che io sappia!... Pensano che tu

sprechi il tuo talento a cercare delle cose senza importanza...

Ognuno ha le proprie idee... Tu te ne infischi... e

buona notte!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«In fondo, Anima mia, tu sai benissimo che non basta

aver dell'ingegno, del genio, anche, di fronte al nostro

Ideale comune: la Felicità assoluta, la Gioia pacificatrice...

Tutto è collegato, nella vita... I geni e gl'imbecilli si danno

la mano, per ballare in tondo, nelle Tenebre, sotto l'Infinito

muto e beffardo!... La bellezza dell'Arte e la stupida

Realtà sono ugualmente colpite dall'impotenza e dall'imbecillità,

davanti all'ineluttabile miseria dei nostri destini

e all'irrealizzabile assoluto!... Non v'è nulla di più ingenuo

che il voler raggiungere e fissare l'Assoluto, tanto

nell'amore che nella letteratura, per mezzo della lussuria,

del verbo, o del silenzio!... Mi ascolti?... Ebbene: ragioniamo

un poco!... Vuoi che la tua arte sia apprezzata, o

vuoi che sia disprezzata?... Alludo alla folla, alla maggioranza,

ai cretini!... Vuoi forse essere compreso?... Prevedo

la tua risposta: «L'Arte basta! Basta l'ebbrezza di creare

della Bellezza!...» Allora, Anima mia, bisogna sputare insolentemente

sulla vita, sulla gloria, sulle donne, sull'amore,

e rimaner solo!... Solo? No, non assolutamente!... Bisognerebbe

conciliar le cose... Infatti... infatti... Capisco perfettamente.

L'Arte è inafferrabile e lontana come una Stella....

ed è triste, molto triste, adorare una Stella!... Inoltre, bisogna

soddisfare il proprio orgoglio con un po' di dominazione....

Dunque, ti occorre della gloria immediata... ti occorrono

delle donne che vengano a offrirti le loro labbra.

«Tu pensi, come penso io, che il creare stanca,

come pure il comprendere tutto e sempre?... Si resta

invariabilmente a mezza strada, non è vero?... quando si

sale il calvario dell'impossibile perfezione artistica!... E

poi, pensa... Noi dovremo morire, nonostante il nostro

genio... E saremo dimenticati prestissimo!... I capolavori

sbiadiscono, dopo qualche secolo . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«Quanto alla felicità, essa appartiene ai mediocri e

agl'imbecilli... La vita di costoro scorre con la pienezza

felice e satolla dei grandi fiumi che affondano pigramente

nell'orizzonte. La loro corrente calma e trasparente, non

ha colore nè luce singolare, e trascina incoscientemente,

verso l'ignoto della morte, innumerevoli paesaggi capovolti

e divenuti assurdi...

«Tutta la felicità sta in questo, e non bisogna disprezzarla...

Nulla è più triste che il disprezzare ogni cosa,

prima di averne goduto, poichè è senza dubbio un'inferiorità

l'essere insoddisfatto, foss'anche d'Ideale!...

«Tu sei ridicolo, vedi?, come un gran re decaduto,

che vada portando in giro le sue torce fiammeggianti, le

sue porpore sontuose e le sue squillanti fanfare... in un

paese di sordi e di ciechi! . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«E la povera Lulù?... Hai torto d'insultarla, perchè

ti ha detto una sciocchezza!... Che pazzia, l'esigere sempre,

e da tutti, dell'intelligenza!... La sua stupidaggine è in

perfetta armonia col gioco dell'universo! Sei tu, Anima

mia, che urti e sconvolgi l'ordine!... Il tuo genio è

assolutamente sconveniente!

«Inoltre, Lulù è graziosa e ti vuol molto bene... E tu

sai di non poter fare a meno di lei!... Ricordati, Anima

mia, che in certe notti di novembre, in una di quelle notti,

lugubri e tutte intirizzite di stelle freddolose, in cui

l'orgoglio del Genio crolla ad un tratto nel nulla... in una di

quelle notti astiose, piene di rancore, in cui il coraggio e

la forza si sgretolano come per incanto... ricordati, Anima

mia, che ella seppe pacificare il tuo povero cuore con una

sola carezza... anzi, con un solo sorriso!...

«Tu sai, anche, che è dolce avere nella propria camera

tiepida e chiusa, la donna soave dalle labbra primaverili,

che lentamente si slaccia e si sveste per te, soltanto

per te, accanto ad un gran letto protettore e che assolve

da ogni rimorso!...

«Calmati, dunque!... Hai commesso, or ora, delle pazzie

imperdonabili... Ebbene: adesso bisogna che tu faccia le

tue scuse agli amici e domandi perdono a Lulù...»

La mia Anima mi guardò avidamente, con occhi feroci,

e sentii che un torbido e rosso desiderio lo trafiggeva: il

desiderio d'uccidermi, per liberarsi dei miei sermoni! Infatti

bisogna essere legati ad una profonda amicizia, per

odiarsi, talvolta, con tutte le proprie forze, e per voler

mangiarsi il cuore reciprocamente, con delizia...

Poi, ad un tratto, la mia Anima si mise a piangere

dirottamente...

IO.--Suvvia! Non piangere! Non pensarci più... Domanda

scusa ai tuoi amici, e tutto sarà finito.

LA MIA ANIMA.--Miei cari amici... perdonatemi le mie

villanie e le mie offese!... Sono ammalato, questa sera... Sono

nervosissimo!... Sento un dolore, qui, vicino al cuore,

profondissimamente... Forse, sono spacciato!...

IO.--Su, amici!... Fate la pace, e tutto sia dimenticato!...

(Alla mia Anima) Vieni qui... Non piangere più...

stringetevi la mano... Così! Benissimo!...

LULÙ.--Caro! Caro! (_accarezzando la mia Anima_)

Baciami sulla bocca... Così!... Tremi, povero amore mio?...

Hai la febbre?... Stasera verrai da me... Ti curerò!...

Allora, la mia Anima, ubbriaca fradicia d'angoscia e

di tenerezza, pianse ancora dirottamente, come un vitello,

fra le braccia di Lulù...

Quella notte, dunque, la mia Anima l'avrebbe passata

con la sua amante... Li accompagnai a casa di Lulù. Sulla

soglia, la mia Anima, che barcollava, mi salutò con un

lieve sorriso di trionfo... poichè, vedete, in fondo, è troppo,

troppo stupida, la mia Anima!...

9.

IL CANTO DELLA GELOSIA.

1.

Sulla spiaggia.

O Giulia mia, non abbandonare così le tue palpebre

e tutta la tua carne bramosa che adoro

ai baci voraci del Sonno!...

Vedo le tue ànche grondare

di un profumato sudore inebbriante,

simili ai tondeggianti fianchi d'un vaso

che trabocchi di miele o d'un prezioso unguento,

ed ho, sinistro, il terrore

di vederti addormentata!...

Scuoti, piuttosto, la tua indolente capigliatura,

perchè s'apra intorno a noi

come una rete d'oro per prendere il Sole...

E stendi le braccia!... Sembran più molli che petali

di magnolia, agonizzanti....

Allontana a uno a uno i sonnolenti papaveri

che invischian la tua nudità sulla spiaggia...

Non dormire, o mia Giulia...

Un dio verrebbe a possederti nel sonno,

un dio dall'elmo di fuoco

e dal torso fiorito d'amorose pupille!...

Io graffio l'aria che ti circonda,

perchè vedo ansare il tuo corpo bianco che affonda

nelle sabbie fresche e lisce dell'oblio!...

Vedo la carne tua, tutta aperta e abbandonata...

la tua carne pregante che implora baci!...

e lo sento: il tuo corpo è scavato da una carraia profonda

che accoglierà le ruote dentate

di uno spasimo possente!...

Ah! chi potrà liberarmi dal dubbio?...

Ah! il mistero terribile del tuo sonno!...

È il meriggio, lo so... È questo il più chiaro

e trasparente meriggio della terra!...

Eppure, la Notte greve,

la Notte vellutata di piume

striscia sull'anima mia senza rumore!...

Ah! Sempre, labbra tenebrose bevono i nostri baci,

nei nostri più scintillanti meriggi!...

Tu dolcemente abbandoni il molle tuo dorso

fra le mie braccia;

Il tuo busto delicato s'illanguidisce

fra le mie dita, che si trastullano inconscie

con le tue piccole costole...

Tu hai tremanti implorazioni

nelle pupille piene di azzurri silenzî...

Ahimè! si capisce: vuoi soltanto dormire

e andartene alla deriva, lontano da me,

sulla grande cantilena dei mari,

verso i tuoi sonni lontani!...

Marinai! Pescatori! Abitatori delle rive!

I miei denti battono dal terrore... Soccorretemi!...

Mani di ghiaccio mi frugano senza posa nel cranio,

su questa spiaggia maledetta, soffocata

dalla fiamma eterna e dall'attesa!

Le sabbie intorno a me si gonfiano

come un immenso petto, villoso di scintille...

Guardate, guardate laggiù, nell'ampio grembo dei golfi!

Il vento solleva e travolge

grani di sabbia mostruosi,

che sembran spicchi di stelle!...

Furono dunque infranti degli astri incandescenti

per innalzare una scogliera insuperabile d'oro

davanti alla nave del Dio?...

Giulia! Fiore carnale! Non dormir, Giulia mia!

Non senti che io ne muoio?...

Simile io sono alle cagne raucamente ululanti

che si stringono intorno i loro piccoli,

in fondo ai crepuscoli invernali,

davanti al mare, ai suoi clamori

ed alle sue sataniche devastazioni!...

Oh! gli artigli delle mie dita!... Poichè t'amo,

infatti, come una cagna ama i suoi piccoli!...

Sì!... Io, ti partorii!... Io, senza posa ti partorisco

ne' miei baci felini!...

Ti trassi dalle mie viscere,

ed ho per te il delirio terribile d'una madre,

cui si lacerano i fianchi quando tu trasalisci

graziosa e turbolenta nel mio abbraccio!...

Oh Giulia mia!... Tu che passi

nelle mie vene boccheggianti,

come un tizzone che faccia ustioni di miele!...

Lo so, che tu aspetti il dio osceno,

e ti vedo tremare d'un brivido ignoto a mè stesso!

Oh! questi spasimi dolci

sulle tue labbra semiaperte

non sono più miei!... E la saliva di voluttà,

a chi, a chi la dài tu, in questo istante?...

Certo l'azzurra ombra che ti si accumula

ora sotto le ciglia, è l'ombra

medesima del tuo Dio!

Oh! carne della mia carne, mille volte dannata!...

No! egli non ti avrà, poichè io veglio

sulla spiaggia, e nessuno, nessuno potrà rapirti!...

I miei denti ed i miei artigli adunchi

brillano al sole... Soltanto i miei denti

vivono ancora sotto le mie labbra morte!...

Svègliati! Svègliati! Non voglio

che ti addormenti, poichè mi appartieni,

dal giorno che fra le mie braccia

mi concedesti l'umida confessione

del tuo piacere!...

2.

Il risveglio di Giulia.

Ebbrezza e gioia profonda!... La mia bionda amante

s'è destata, seminuda,

nella sua verde veste di bagnante

che le inguaìna il corpo fino ai rosei polpacci...

Ella striscia lentamente sulle ginocchia,

verso la freschezza dell'onda,

inarcando il dorso, come una gatta.

Poi, respingendo la terra con le piccole mani,

rizza il busto orgoglioso che tutto vibra nel sole,

e il suo _chignon_ vermiglio fiammeggia

come una corona barbara d'oro!

Ecco: la mia bionda amante

mollemente discende

sulla spiaggia, a passi ritmici, nella schiuma dell'onde

che le inanellan di perle preziose le dita

de' suoi piedini freddolosi... Io la seguo.

Con un agile gesto ella s'infila

nel galleggiante cerchio di salvataggio,

poi vi dispone pigramente i fianchi

come nel cavo di una candida cesta...

Allora, inebbriato dal colpo d'ala imperioso

de' suoi grandi capelli d'oro

che si scatenan come un incendio sui flutti,

io nuoto sul fianco a veementi bracciate,

e, lacerando col capo in avanti la schiuma che fruscia

nel flic-flac delle onde impennacchiato,

traggo verso l'ignoto la barca illusoria,

teso il braccio, come una gomena, all'indietro.

Oh! nulla uguaglia allora la dolcezza nostalgica

del suo volto ardente e pallido,

nulla uguaglia l'ideale balbettìo

delle sue palpebre preganti!...

.... Poichè tu sai, amor mio, il delirio fantastico,

l'onnipotente soffio che m'afferra alle viscere

nel soleggiato riscintillare dei mari!...

.... Poichè conosci lo spasimo crescente e cadenzato

che m'insegue da un'onda melodiosa all'altra

nella gran sinfonia sommergente dell'acque,

@192

verso il divino abisso di un impossibile accordo

con voi, Soli allucinanti...

con voi, Mari men vasti dell'anima mia!...

O Sole! Sole accanito come un tafano mostruoso

nella criniera fiammeggiante del mare!...

O Mare, Mare di lava

dai forsennati ribollimenti!

.... e il tuo corpo, o mia Giulia che portiamo con noi!...

Sole dal ventre abbagliante,

simile a un idolo indiano!

Mare dai flutti prostrati,

che strisciano, sgomenti, all'infinito,

immensa strada selciata di schiavi!

.... e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!...

Oh! nulla arresterà la mia corsa verso la Morte!...

Soli divoratori, soffocateci

fra le vostre braccia incandescenti!

Con tutto lo slancio degl'innumerevoli

vostri incensieri d'oro,

sollevatemi, o Mari! Scagliate

la mia anima consunta, verso lo Zenit,

come vapore d'incenso!...

O Sole! portatore di fiaccole incendiarie

che appicchi il fuoco alle cime dei monti,

mura merlate della terra!

O Mare dalle mille braccia d'avorio gesticolanti

.... e il tuo corpo adorato che portiamo con noi!...

Raggiungeremo così i confini del Mare...

E alfine chinandoci a picco sull'infinito,

in mezzo al notturno franare

delle costellazioni sublimi,

che crollano giù in vaporose valanghe,

noi vedremo nell'abisso senza fondo dei flutti

la faccia lunare della Morte...

Ma tu tremi, Giulia! E le tue mani tese

implorano clemenza dal Mare e dall'Ignoto!...

_La voce di Giulia._

Amante mio, dove vuoi trascinarmi così?

Fermati! Siamo lontani assai dalla riva,

perduti sul Mare infocato... Dammi, dammi

le tue rosee labbra da baciare

voluttuosamente,

perchè il mio cuor sonnolento vi riposi!

3.

In alto mare.

Io ti posseggo alfine, viva, mia e risvegliata!...

Eccoti fra le mie braccia, sospesa come nel cavo

d'un cestello cullantesi in silenzio sul mare...

Non tremare: sono l'onde del mio cuore

che ti fanno oscillare...

Con un braccio ti reggo sotto le morbide cosce...

(lo senti, Giulia mia?) mentre coll'altro ti cingo

l'agile dorso, dove s'arrotonda.

Sei felice, mio amore?...

_La voce di Giulia._

Oh! tutto ciò che mi viene da te

sempre mi dà piacere, sempre!...

_La mia voce._

Tu la faccia protendi per giungere alle mie labbra,

e con le braccia il collo m'imprigioni... ed io ti sfioro

la bocca con le dita!... Sei felice?... Dimmi!... Godi?...

Pian piano mi mordi e mi succhi le dita

in languido abbandono... La tua lingua

secca ed aspra di gatta le lecca,

dardeggiando frequente.

Ecco: innocentemente i tuoi occhi si chiudono,

e sotto le palpebre si riposano

come sotto foglie molli di rugiada!

Non forse ti senti fondere le midolla, o mia Giulia?

Oh! dammi, dammi l'anima tua, nel concedermi

la gioia umida e calda della tua carne!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

L'anima tua?... L'anima tua?... Che ne hai fatto?...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Oh! certamente la tua profonda carne ora è piena

d'ombra fresca ed azzurra,

come un sentiero di bosco in estate!...

Ma il tuo corpo ringrazia le mie dita solamente,

e le mie dita son tanto lontane,

tanto lontane dalla mia anima!...

Mi par che secoli interi non mi basterebbero

per raggiungere la mia mano

e le mie dita infide!...

Io non le sento più, le mie dita...

Sono straniere per me... E tu hai tutto dimenticato:

i miei occhi, le mie labbra, la mia anima,

e a tutto preferisci le mie dita,

perchè ti fan morire,

crudelmente morire, con sinistra lentezza!...

Versan nelle tue vene deliziosi filtri,

gonfiano d'un latte d'oro le tue mammelle,

e tu--dimmelo!--senti caldi e umidi fiori

sbocciarti fra le cosce!

Oh! dimmelo, Giulia!... Perchè non vuoi dirmelo?...

No! No!... Non voglio più che ti posseggano, Giulia,

i miei occhi, le mie labbra, le mie dita...

No! No!... Tu devi appartenere soltanto

alla mia Anima!... E più non avrai

da me l'esecrabil carezza,

poichè muoio di gelosia per tutti gli amanti

che nel tuo letto condussi dandoti il mio corpo!...

4.

Gli amanti di Giulia.

Ahimè! febbrili vapori

striscian sui fanghi brucianti del mare!...

Io sento dissolversi tutto

il corpo mio putrefatto!... La vista

mi s'imbroglia, e mi sanguinan gli occhi

sotto i chiodi del sole!...

Ma no... Balza, rimbalza il mio corpo,

dinoccolato, come uno scheletro

che a pezzi si sparpagli, mentre balla

una giga sfrenata intorno a te!...

Intorno a te, mille putride ossa,

dalle ventose fetenti!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Sono gli sparsi pezzi del mio corpo, coperti

di vermi neri, pesanti, villosi,

e salgono all'assalto della tua bellezza superba!...

Accaniti, battagliano essi per la conquista

della tua nudità,

e abbeverarsi vogliono del tuo amore!...

Ecco le mie dita!... Eccole! (Non tremare,

poichè calmo rimango ad osservarle, lontane,

come si osserva una lunga teoria di formiche!...)

Ecco le mie dita!... Da sole

son penetrate fra le tue cosce!...

Oh! già tu fremi di voluttà profonde,

e il tuo rotondo ventre si riga di sudore,

e sussulta!... e sussulta!...

Vedo già sul tuo volto le ombre verdigne

che macchiano i cadaveri...

È dunque tanto dolce, lo spasimo

che le mie dita ti danno, lontano da me?!...

L'Odio, lo spaventevole Odio e la Discordia

si scatenano nel mio corpo!...

Le mie membra si mordono fra loro

mentre tu ti abbandoni alle mie dita scellerate!...

E son queste, che vincono... più forti

delle mie labbra, e più forti

della mia anima... queste dita,

queste mie dita che adori!...

Anch'io--che vuoi?--Anch'io

mi sento vile davanti a loro,

nè saprei arrestarle... Le guardo,

mentre violente e disperate s'accaniscono

a spossarti, a esaurirti dal piacere,

rapide, sempre più rapide,

prima che gli altri arrivino!...

S'affrettano come ladri...

Sono grotteschi intrusi... sono stranieri per me!

Sono le dita d'un altro... le dita d'un morto!...

Non siamo forse già morti

e putrefatti noi pure, noi tutti?...

La divisione in me regna,

come fra i vermi d'un carnaio!...

Vedi, mio amore? Le labbra mie, le mie orecchie

ed i miei occhi, _sentono, guardano_

e _sorveglian_ le dita, _ruggendo_!...

Profondi abissi separano le nostre membra, e giammai,

checchè facciamo, potremo esser soli!

È tardi! Troppo tardi!... Mai più

potrò raggiungere io le mie dita lontane

che vittoriosamente ti accarezzano!

Oh! come ansimi dal piacere!...

Non fosti mai--confessalo!--

non fosti mai più terribilmente felice!...

5.

Stesi sulla sabbia.

Che hai, amante mio?

_La mia voce._

No!... La carezza delle mie dita,

non l'avrai più!... Le mie dita

non le avrai più... perchè muoio

di gelosia!...

Sono dieci, son mille, gli amanti che ti cercano

E tu dimmi, tu gridami sulla bocca

qual'è il preferito!... Lo voglio!...

_La voce di Giulia._

Oh! mi piace, mi piace agonizzare così,

sotto le tue dita sottili,

che sono piccoli, deliziosi pugnali

nell'amorosa ferita della mia carne!...

Ma più ancora mi piace addormentarmi

senza fine, fra le tue braccia,

poichè il Sole mi morse le palpebre!...

_La mia voce._

Su!... Su!... Che tu sorga io voglio

nell'aria libera e pura che ti circonda!...

Gli Dei del meriggio s'aggirano

per le lucenti boscaglie del cielo!

Ti cingeranno il corpo con le lor braccia possenti

come colonne tôrte bizantine,

con le lor braccia che scivolan calde,

più forti che serpenti boa!

Poi stenderanno a terra la tua nudità per violarla

nei sepolcri d'oro massiccio del tuo sonno...

e t'apriranno le cosce coi loro ginocchi di bronzo!

Oh! dimmi... dimmi, Giulia, l'affascinante splendore

del tuo Dio, del Dio che tu attendi

su questa spiaggia!... Dimmelo,

perchè io ne muoia!...

6.

Il Sonno ha sepolcri d'oro massiccio.

Fra poco il Sole tramonterà,

e la verde acqua della sera

ti colerà sulle spalle!...

Tu sarai liberata

dai loro desiderî, finalmente...

Ti stenderai pigramente

sotto le ciglia azzurre delle nubi,

e il tramonto disporrà come origlieri

sotto il tuo volto le sue piume, intrise

di freschezza e d'oblio!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Finalmente ti posseggo!... La mia Anima

è finalmente vittoriosa!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Poc'anzi--vedi?--mi pareva d'essere

affacciato al balconcino d'un gran faro,

a picco sull'onde nere,

mentre esploravo il tuo sonno,

impenetrabile come l'oceano taciturno

nelle notti senza stelle.

--È questo il rumore che sale, (gridai),

di un orrendo naufragio?...

Mille disastri su rocce invisibili!

.... E che frastuono, nel tuo cuor senza fondo!...--

_La voce di Giulia._

Chiude il sonno le sue ali di velluto

sulla mia anima, e sento

azzurra ombra sui laghi delle mie vene.

_La mia voce._

Guàrdati dai vampiri,

che infeltrano d'ali i sepolcri del sonno!...

Tutta languida ti vedo,

tutta greve di linfe e d'oblio,

simile a quelle navi, cui le vele

cascan dal sonno nella luce... simile

a quelle navi che troppo hanno piena la stiva!

Tu vorresti deporre sulla riva

il tuo carico d'amore,

per salpare, spiegate tutte le vele al vento,

attraverso la fresca ombra, nell'aria

agile e lieve... verso i regni

trasparenti del tuo divino sogno...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ma io ti dirò crudeltà sanguinose,

come chi, per star desto, si morde le dita,

quando si veglia un morto!...

Ahimè, tu sei già stesa, mio amore,

nel sepolcro tutto d'oro del tuo sonno.,.

Dimmi: che cosa farò?... Non dormire!

Eccoti le mie dita, le mie labbra,

tutte, tutte le membra del mio corpo!,..

Son questi i tuoi amanti?

Prendili tutti insieme, prendili ad uno ad uno...

Sàziati d'amore brutale, come le femmine

che si vendono ai soldati,

purchè il Dio infame non t'abbia,

non t'abbia mai!...

7.

Il Dio dei Meriggi.

Viene, viene correndo lungo le spiagge!

Viene sul vento di porpora e d'oro!

Viene, il vermiglio Iddio, solcando le sabbie!...

Lo sento!... Le mie orecchie risuonano e ronzano,

scoppiano, le mie orecchie, al tonante fracasso

che da una roccia all'altra rimbalza

e varca i promontorî!

Le rocce sono colpite da uno stupore solare...

Cielo! Cielo!... la spiaggia tutta riluce d'ebano

e di fuliggine azzurra... Io lo sento venire,

a galoppo, instancabile, il Dio dall'elmo di fuoco!

Ed il fracasso de' suoi grandi passi pesanti

si ripercuote sull'incudine incollerita dei mari!...

Fumiga il mare come un'incudine

irta di faville... E sembra

che il Dio s'avanzi da tutte le parti,

da ogni punto dell'orizzonte...

e il rimbombare dei suoi grandi passi pesanti

ammucchia suoni su suoni, di spiaggia in spiaggia!

Echi ribelli, calati dalle montagne lontane

e vinti dalla stanchezza,

elastici Echi in agguato, puntate l'orecchie,

grandi Echi di bronzo,

inarcano il loro dorso di vecchi gatti metallici

dal ventre vuoto che fa le fusa!...

È troppo tardi! Il Dio sta per raggiungerci!

I suoi garretti tesi, serrati entro maglie di barbaro oro,

vibrano e risplendono... I suoi grevi passi

risuonano sulla riva d'argento,

e il suo torso colossale, muscoloso di raggi,

ingombra il profondo azzurro

fino allo Zenit!...

È troppo tardi!... Tutto è perduto!

Il Dio ci raggiunge... Per noi,

non altro scampo che il mar che ci guarda,

pupilla immensa, tutta cigliata di fiamme!

Egli viene, ebbro di corsa, agile e nudo,

tese le braccia, a te, per abbracciarti!

Già la tua carne ha fremuto di gioia,

avviluppata dal suo rosso alitare,

che tutto sràdica, forsennato come una valanga

o come la lava di un vulcano!...

Dèstati, Giulia!...

Ahimè! s'è addormentata, la mia amante,

indifferente e lontana, e pur vicina a me...

Ma ella non sa d'esser crudele:

ha sonno, semplicemente,

vuol soltanto dormire, distesa sulla sabbia,

senza sentire il mio contatto!

No! No! Capisco... Il nostro amore è finito...

Giulia mia mi respinge, mi rifiuta le labbra,

per offrirle al suo Dio!...

. . . . . . . . . . . . . . . . . .

Dov'è? Non vedo. La spiaggia s'intenebra

entro le mie pupille... Eccolo! Eccolo!...

Il Dio si china; il suo dorso s'infiora

di labbra scarlatte... il suo dorso ignudo

è corazzato di ardenti smeraldi

e di pupille verdi, liquefatte

da un sole di disperazione!...

Laggiù, bianche muraglie acciecate dalla luce,

muraglie imbottite di fiamma e tutte avvolte

nelle rigide pieghe d'una calce viva,

s'avanzano verso il mare

inciampando ad ogni passo, annaspando

come mendìche dagli occhi bendati di candide tele.

Come cieche galoppano in fila,

le muraglie dagli occhi bendati di candide tele

e di calce viva... giù, giù, verso il mare,

sotto l'esplosione fatale dei meriggi!...

E il mare infocato non è più che la polvere

di brace e d'oro, che i passi pesanti

del Dio sollevarono...

Distruzione: Poema Futurista · 第 5 / 7 段