Quando Francesco Kloss, entrò alla sua Banca, tornò a rifare tutti i
calcoli attentamente, diligentemente. Centocinquemila lire erano bene
spese, al patto di _afere in te le man la liquitazione_ della
_Cisalpina_.
Un affar d'oro!
Tuttavia, gli affari davano al Kloss le ansie, le inquietudini
dell'artista che cerca la perfezione nell'opera propria.
Centocinquemila lire erano bene spese!... Ma poterle risparmiare
sarebbe stato _mei anca mò_!
E pensava.... pensava.... arricciandosi i baffi, sogghignando.
Obbligare Matteo Cantasirena a riconoscere questo suo debito.... per
tutti i casi?... Obbligarlo ad una restituzione, anche rateale, in un
tempo indeterminato?
Chissà!... Ma poi gli balenò un'altra buona idea, un'idea migliore.
--Sicuro: questo.... è più che giusto.
E scrisse egli stesso alla vedova del signor Galli, perchè venisse
subito alla Banca.
Fece dei conti rapidamente, sopra un fogliettino di carta volante: fra
stipendio e partecipazione agli utili, il signor Galli avrebbe avuto un
credito di cinque o seimila lire. Più, alla Banca era depositata una
polizza di assicurazione fatta dal Galli, intestata alla moglie per
ventimila lire. Venticinquemila lire dunque il Kloss le poteva
risparmiare.
Quando entrò la signora Galli, egli non si alzò, non la salutò, non la
guardò nemmeno. In poche parole le disse di che si trattava. Suo marito
si era suicidato dopo aver truffata la banca di centocinquemila lire.
Per salvare il buon nome del signor Galli egli era disposto a
dichiarare che aveva trovato tutto in perfetta regola, e anche a
spiegare e a giustificare il suicidio nel modo il più attendibile: ma
ben inteso, la signora Galli doveva concorrere.... a riparare al
danno.... rinunciando a qualunque credito del marito "per stipendi,
eccettera" e anche all'assicurazione.
La povera donna era entrata nel gabinetto del Kloss senza poter
parlare, colle lacrime che le gocciolavano dagli occhi; accennò di sì,
lentamente, e se ne andò, sempre piangendo, sempre senza poter
proferire una parola.
Il Kloss, mentre essa usciva, alzò il capo e le tenne dietro collo
sguardo.
--_Quel vecc era molto tenero coi pei tonnett_! Anche _cuella_ lì, era
riuscita a farsi _sposar cont un fioeu_ d'un _alter_!...
Dopo pranzo, subito, Francesco Kloss tornò dalla duchessa, per avere la
risposta, e ritirare l'obbligazione in piena regola di Matteo
Cantasirena.
Fece molto tardi dalla duchessa, e giunse tardissimo al _Cova_, a
prendere il caffè e latte, nel solito crocchio d'amici: tutta gente
dell'alta finanza, ricchi industriali, deputati. E portò in quel
crocchio due notizie: la notizia della liquidazione della _Cisalpina_,
e quella del povero Casalbara sempre più aggravato.
I _tispiasè_ della _Cisalpina_, le esagerazioni, le calunnie avevano
peggiorato precipitosamente il suo mal di cuore. E parlò della
duchessa, della assistenza che prestava al marito, dello sue cure, con
un entusiasmo, un calore affatto insolito.
--_È una tonna marafigliosa!... marafigliosa de coragg_!
Poi annunciò che il giorno dopo avrebbe pubblicata una dichiarazione
nell'_Italia_, una dichiarazione esplicita, che avrebbe tagliate le
gambe ad una infinità di dicerie.
--Anche i _tisortini di Primarol_? Tutte mene dei _socialista_! È ormai
tempo di finirla _coi ciacer_!
Gli altri del crocchio, gli amici, lo guardavano stupiti.
--Come?... se aveva sempre gridato contro quella carnovalata?
Il Kloss cominciava a contradirsi.
--L'_attuazion_ era sbagliata; ma l'idea fondamentale del _Fara-pon_
era eccellente. Perchè tante spese, perchè ricorrere alla
_navigazion_... quando si può servirsi benissimo dell'elettricità?...
La _Cisalpina_ aveva fatto _i robb tropp all'incrande_: i suoi
amministratori _mi li contannassi_ per spensieratezza, per
inesperienza, ma per _latreria_ questo poi no! Erano tutte
esagerazioni, calunnie, le quali non facevano altro che scuotere la
fiducia nei nostri affari.... nel nostro credito. Quel Matteo
Cantasirena è un _mecalomane_, questo si può dirlo impunemente. _L'è_
el padre eterno di _badalucch_! _Cuel_ Fontanella, _l'è_ un
progressista poeta.... che fa ai _pugn cont_ l'aritmetica: ma gli
architetti, _i ingegnee_ sono tutti eguali! Una disgrazia.... a chi la
capita! Un _Cuarantott_! Ma nel comitato c'era di _fior de personn_.
_Cuel_ Brunetti, il Vergani, il Bizzarelli?... _Cuel tetescon_ del
Duranti?... E del presidente, del Casalbara?... Parlemen no!... Il
povero vecchio ci lascia la pelle!... Un uomo _straortinari_!... Un
patriotta dei più _penemeriti_!
Gli altri s'interessavano: il Casalbara era sempre stato un gentiluomo
perfetto, una bravissima persona: certo anche in quella guerra contro
la _Cisalpina_ c'erano state grandi esagerazioni.
--Rivalità d'interessi! Però un uomo che può vantare il passato del
duca di Casalbara, deve imporre un certo rispetto, una certa
discrezione nei giudizi.
Il giorno dopo comparve nell'_Italia_ la lettera del Kloss, colla quale
"per debito di coscienza e di lealtà" egli dichiarava esplicitamente e
formalmente che tutte le dicerie messe in giro circa il suicidio del
suo egregio e compianto procuratore signor Ambrogio Galli erano affatto
destituite di qualsiasi fondamento. La probità dell'estinto era
superiore ad ogni sospetto. Il suicidio si doveva attribuire ad una
malattia di fegato che già affliggeva il signor Galli da molti anni,
con forti assalti di nevrosi ipocondriaca, malattia che il signor
Galli, pur troppo, aveva saputo essere ormai incurabile".
E in un'altra parte del giornale, v'era poi la notizia dello stato
gravissimo del duca Giovanni di Casalbara, senatore del regno, col
seguente commento: "I gravi fatti di Primarole e di Castellanzo hanno
certo influito sulla salute, già da tempo assai cagionevole,
dell'illustre patriotta. Rimane però la speranza, che l'assistenza
esemplare, le cure affettuose, assidue della duchessa di Casalbara,
ammirabile di coraggio, di devozione, di abnegazione, abbiano a
conservare un'esistenza tanto cara e preziosa alla patria."
La sera stessa, le _Risorse Italiche_ riportarono la dichiarazione del
Kloss.
E in prima pagina avevano due colonne coi particolari della malattia
del senatore Giovanni di Casalbara, "unito al nostro direttore da
affetti e da legami più che filiali". E già si ricordava la sua vita,
cominciando dall'arresto del fratello Eriprando, poi le sofferenze, il
martirio, l'esilio, i grandi sacrifici, poi l'operosità pel bene del
paese, poi come egli pure fosse stato con altri attratto dalla sublime
utopia del Fara-Bon, e come la sconfitta e gli attacchi avessero
colpito il suo cuore generoso, magnanimo. "Angelo caro e salutare del
conforto, veglia al letto dell'illustre infermo la giovane sposa, fra
le gentildonne italiane, esempio purissimo di amore, di virtù, di
sacrificio."
Tutti gli altri giornali, i giornali amici del Bonforti, i giornali
amici del Ghirlanda, i giornali ispirati dal Governo e i giornali
ispirati da Pio Calca e da monsignor Meneguzzi, tutti quanti, si
affrettarono a pubblicare la dichiarazione dell'onorevole commendator
Francesco Kloss, relativa all'avvenuto suicidio del suo procuratore,
l'integerrimo signor Galli, affetto da incurabile malattia di fegato, e
tutti pubblicarono pure, ogni giorno, il bollettino firmato dal dottor
Foresti, sulla malattia dell'illustre patriotta, Giovanni di Casalbara,
senatore del regno.
Le notizie del duca si facevano a mano a mano più gravi, e a mano mano
veniva maggiormente ammirata la nobilissima signora duchessa,
instancabile nelle cure, nell'affetto, nella devozione.
--_L'è una tonna motèl_!--esclamava il Kloss ogni giorno più incantato
ed entusiasmato.
Sebbene i brogli e i pasticci della _Cisalpina_ fossero imputabili
soltanto a Matteo Cantasirena e al Fontanella e questi due soltanto ne
avrebbero dovuto rispondere, non erano però essi soli i più atterriti
dall'idea di uno scandalo, di un processo. Dal più al meno lo temevano
tutti, anche le vittime; i danneggiati, gli sfruttati, come gli
sfruttatori.
Aveva ragione Francesco Kloss:
--Era ormai tempo di finirla colle chiacchiere, colle esagerazioni!
I due deputati di estrema sinistra che avevano fornicato col segretario
generale della _Cisalpina_ per assicurarsi il collegio, la triade del
Bizzarelli, del Vergani, del Brunetti sbrogliatasi di sotterfugio per
passare agli ordini e alle imprese del Kloss, quel conte Bobboli-beì
sempre in ansie per le sue campagne africane, il Tolomei che in molte
distrette di denaro aveva scritto e invocato egli pure, e il Duranti
sempre pauroso di veder rievocare insidiosamente la devozione di suo
padre, i servigi di suo padre a casa d'Austria.... chi mai avrebbe
desiderato che si rimestasse nelle acque limacciose della
_Navigazione_? Nessuno dei consiglieri e nessuno forse degli azionisti,
di quelli almeno che avrebbero potuto farsi valere, esigere davvero la
luce.
Monsignor Meneguzzi, per esempio, avrebbe dovuto, anche a nome della
moralità, a nome del partito cattolico, spiegare la sua energia, la sua
influenza. Ma ahimè! Anche il Monsignore delle contesse, aveva avuto il
torto di scrivere troppi bigliettini.... alla duchessa della
_Navigazione_! Attaccati, quei radicali sarebbero stati capaci di
tutto. Che cosa avrebbe detto l'Arcivescovo se fosse venuta alla luce
quella letterina.... in cui il prelato inviava alla bella signora una
preziosissima reliquia di santa Isabella, sorella del re di
Francia--anche i santi di Monsignor Meneguzzi erano tutti
aristocratici--pregandola di accettarla come sua memoria in cambio di
quell'anello, che per lui sarebbe stato un gaudio dello spirito il
poterle offrire, il poterle lasciare.... infilato nella manina candida
e pura come un pensiero di San Luigi, ma che era costretto a domandarle
di ritorno per i commenti di Pio Calca, un ragazzaccio pettegolo e
sciocco? Che cosa avrebbe detto l'Arcivescovo?
Era meglio invece adoperare anche l'influenza dell'Arcivescovo, perchè
quelle chiacchiere, quei pasticci, quegli scandali fossero messi in
tacere.
Era ormai tempo di finirla con tante esagerazioni, con tante
calunnie!... Ne andava di mezzo il credito del paese, la sincerità, la
moralità degli affari. Negli affari non si vive di brutture, di
denunce, di diffamazioni! Bisogna lavorare, e, quando si è sbagliato,
riparare. Quelli che si accanivano a sparlare della _Cisalpina_, erano
i soliti impotenti, astiosi, che volevano pescare nel torbido. Anche i
disordini di Primarole e di Castellanzo erano stati istigati,
fomentati.... dai socialisti tedeschi!
E le vittime? Le solite glorificazioni postume dei facinorosi, che
suscitano torbidi e rivoluzioni. Quel _Francia_ intanto,--si era saputo
poi,--era un anarchico in relazione cogli autori degli ultimi
attentati! E quel sorvegliante?... Quello che chiamavano il _Teddeum_?
Una specie di aguzzino, che violentava le donne e bastonava i ragazzi,
un lupo.... che le pecore avevano fatto benissimo a sbranare!
La vittima vera, la sola vittima, la vittima grande era il povero duca
di Casalbara! E crebbe a dismisura l'interessamento per lui, e attorno
all'illustre infermo fu uno scoppio, un clamore, un'esplosione di
patriottismo! E come il vero martire, il duca Eriprando era stato
dimenticato quando il duca Giovanni cominciava a vivere, così il
martire generoso e intemerato veniva dimenticato allora, confuso allora
col duca Giovanni, col senatore Giovanni di Casalbara che moriva: la
gente non ricordava più bene quale dei due fratelli fosse stato
prigione a Josephstadt: ma certo, se c'era stato il duca Eriprando,
c'era stato anche il duca Giovanni.
Matteo Cantasirena era un solo gemito: tutto un mugolio di gemiti. Il
dolore gli sprofondava gli occhi nel faccione abbattuto: sudava,
ansava. Ma poi:--_Sursum corda_!--esclamava.--In alto il core! E
coll'orgoglio di essere uscito _incolume_ (senza un soldo!) dagli
affari come dalla politica!--In alto il core!--Il mio concorso al
mausoleo di Giovanni di Casalbara, sarà tributo di operosità, di
lavoro! Percosso, ma non sfiduciato.... Ricominciamo! Nel lavoro il
conforto per la perdita del congiunto, del fratello, del figlio, del
compagno di congiura, di carcere, di lotta! Nel lavoro l'oblio delle
molteplici ingratitudini!... E poichè Evelina, quella tirolese, è
scomparsa nell'ora dei sacrifici, sarà in un cuore.... superstite, che
io cercherò la mia ora quotidiana di sosta, di tregua. Buona, squisita
Gioconda! Un essere inferiore.... per i pregiudizi sociali; non per
me!... E di nuovo, subito, al _Dizionario dei patriotti viventi_! Una
nuova serie.... magnanima.... I patriotti dell'impopolarità.... E di
nuovo alla mia grande idea.... una rivoluzione nel giornalismo.... un
giornale.... colossale.... Il _Giornale club_.... ogni abbonato....
azionista, comproprietario.... Grandi sale di ricevimento, di lettura,
di giuoco.... di scherma.... prestiti ai soci.... banca di sconto....
Il dottor Foresti, le ciglia aggrottate, la faccia marmorea, immobile,
scrollava il capo e sospirava, quando gli domandavano del suo illustre
ammalato: ormai non c'era più speranza; l'occhio del duca non era più
fisso, sbarrato sulla moglie;... il rantolo solo era più grave, più
affannoso. La duchessa Eleonora non lo abbandonava un momento: quando
usciva da quella camera buia e afosa, rimaneva lì nella prima stanza o
nel salotto vicino.
Era gelosa di tutti gli altri: la giovane sposa innamorata, di Nizza,
non si smentiva in quel momento: era attaccata a quelle ultime ore
della cara esistenza, con ansia cupida, golosa.
E nella poesia della giovane donna, così innamorata, sempre innamorata
del vecchio e grande patriotta, al punto di voler essere la sua sola
infermiera, al punto di voler raccogliere lei sola, tutti lei, gli
ultimi palpiti di quel gran cuore; veniva affatto dimenticata la
signorina Cantasirena, la maestrina di canto e di pianoforte, l'amica
della Schönfeld.... venivano dimenticate le avventure campestri di
Casalbara.
E anche lei forse, Eleonora, aveva tutto dimenticato: adesso godeva,
viveva solo di quel compianto, di quelle lodi, di quell'ammirazione.
Lord e lady Paget erano appunto venuti da Nizza per vederla: da Roma,
dal Senato, dalla Camera, dal Quirinale eran giunti telegrammi
chiedendo notizie del marito, con auguri e voti e conforti....
Monsignor Meneguzzi aveva indotto donna Alessandrina, l'austera madre
di Pio Calca, a farle visita, e dietro a lei tutto lo stuolo delle sue
contesse.
Donna Alessandrina, aveva trovato la duchessa Eleonora veramente
sublime di virtù e di coraggio, e l'additava come esempio alle
gentildonne cristiane: e la duchessa di Casalbara diventava sempre più
di moda a Milano per il suo dolore di moglie, come era stata di moda a
Nizza per il suo amore di sposa.
Della _Cisalpina_, nessuno più parlava: non era di "buon gusto", non
era patriottico il parlarne.
Francesco Kloss si recava sempre più tardi al Cova, la sera, a bere il
suo caffè e latte.--Anche il Kloss faceva un po' di assistenza al
Casalbara e un po' di compagnia alla duchessa.
_--La fera tonna motèl.... con tutt i perfezion!..._
E quando i suoi amici, gente d'affari, gli domandavano conto della
liquidazione della _Cisalpina_, dichiarava che procedeva penissimo.
C'erano delle irregolarità: ma come aveva sempre detto, erano più da
attribuirsi a _balortaccine_ che a _mala fed_. E soggiungeva che se
qualche pasticcio c'era, si doveva attribuirlo al segretario
particolare del Cantasirena:
--_Un tristo soccett_.... un certo Laner del _Tirol_, ma lui come i
_feri pirpanti_, prima ancora del temporal, aveva preso il volo.... con
_fentimila lir!_
E mentre parlava del Laner, la rabbia, il veleno, la bile gli
schizzavano dagli occhi astiosi, gelosi.