La signora Angelica e la signora Rosa non erano più sole a Crodarossa.
Quando attraversavano la piazza, e in chiesa, all'ora della messa, e
quando scendevano dopo la solita passeggiata dall'alto della viottola
del Santuario, c'era sempre con loro un'altra donnetta, pure piccolina,
secca secca e nera, e inoltre un po' curva, un po' gobba. Era la terza
signora Laner, era la signora Evelina.
Ed Evelina, come la sola maritata, in segno di considerazione e di
rispetto era sempre tenuta in mezzo dalle altre due.
Il sogno di Evelina era raggiunto!
Essa aveva ormai la sua casetta tranquilla, ordinata, il pranzo e la
colazione sempre sicuri e sempre a quell'ora, senza le ansie del
lavoro, senza il tormento dei debiti.
Evelina era capitata improvvisamente a Crodarossa; non aveva avuto il
tempo di avvertire le zie. Era scappata da Casalbara in una
carrettella, col Laner che le teneva dietro, docile, muto, istupidito.
Erano arrivati di mattina, verso le undici, un'ora prima del desinare,
ma Evelina aveva frenata la commozione, la maraviglia, lo
sconvolgimento delle sue care zie, per non recare alcun trambusto.
--Ci fermeremo un po' di giorni, e vi conterò tutto più tardi!--E
subito le aiutò e aiutò la Nunziatina a preparare il pranzo.
Don Giuseppe, di ritorno dalla chiesa col suo solito appetito, non ebbe
tempo di turbarsi, vedendosi dinnanzi inaspettatamente "i milanesi"
perchè la minestra era in tavola.
--Ha preparato tutto, ha fatto tutto la nostra Evelina!
--Tutto quanto! Tutto quanto!--esclamavano la signora Angelica e la
signora Rosa, un po' inquiete, un po' intimorite, indicando a Don
Giuseppe, per far entrare subito Evelina nelle sue buone grazie, la
zuppiera odorosa, fumante.
Il prete, che da lontano avrebbe fatto tutto il possibile per impedire
e scongiurare quello scombussolamento, preso di colpo, e alla vista
improvvisa di quel suo ragazzo diventato un uomo, ebbe uno slancio del
cuore e lo abbracciò strettamente, con trasporto, con commozione.
La signora Angelica e la signora Rosa si guardarono mute, mentre
scioglievano il tovagliolo, e gli occhi delle due vecchiette si
gonfiarono di lacrime, certo le lacrime più dolci della loro vita.
Evelina baciò la mano a Don Giuseppe, devotamente, poi sedettero a
tavola, e si fecero il segno della croce. Evelina, che stava attenta a
tutto, si segnò subito, insieme agli altri.
--Faremo il possibile per non dar disturbo in questi pochi
giorni,--disse poi, dopo che ebbero mangiato in silenzio la minestra.
--Sicuro....--esclamò Don Giuseppe, il quale, calmata l'emozione del
primo momento, si sentiva impacciato da quella tavola più grande, da
quel numero maggiore di persone, dalla necessità di dover parlare con
Evelina che non aveva mai visto.--Sicuro, diremo.... diremo che la
stagione è poco propizia e quando comincerà la neve.... a Crodarossa
non vedremo più che gli orsi.
--Oh, allora saremo a Milano!--esclamò Evelina, guardando le zie con
un'occhiata affettuosa, carezzevole, guardando Don Giuseppe con una
timidezza quasi soave.--Soltanto, per adesso, Pietro è un po' stanco,
dopo tanto lavoro, dopo tante scosse.
Pietro, sempre a capo basso, pallido, ebbe un tremito.
Anche alle zie e a Don Giuseppe era trapelato qualche cosa delle
vicende della _Cisalpina_, ma nessuno fiatò per un riguardo alla nipote
del signor _commendatore direttor_ "che doveva aver fatto una quantità
di spropositi, poveretto!"
Don Giuseppe sospirò gravemente. Poi guardò Pierino.
--In fatti.... la cera.... per dir la verità, non è troppo bella!
--Ha bisogno soltanto di rimettersi con un po' di giorni di riposo. Del
resto, fortunatamente, la condizione affatto subalterna di mio marito,
lo salva da qualunque responsabilità morale e materiale.
--E allora ringraziamo di cuore Quel di lassù perchè.... diremo.... in
questo caso.... si tratta di una vera provvidenza!--E Don Giuseppe alzò
le mani e tirò il fiato.
La signora Angelica e la signora Rosina tornarono a guardarsi mute, a
tranquillarsi vicendevolmente e a comunicarsi la loro contentezza anche
sotto questo rapporto.
Don Giuseppe, quel giorno, aveva molto da fare per le istruzioni
religiose; ma quando arrivò la sera, la cena era pronta e Don Giuseppe
ebbe una sorpresa: un piatto di patate alla _béchamelle_.
--Eccellenti! squisitissime!--E guardò Evelina perchè la bella
improvvisata doveva venire da quella parte.
Infatti Evelina sorrideva, arrossiva, chinava il capo, e la signora
Angelica e la signora Rosa si scambiavano una rapida occhiata,
trionfando.
--Diremo: è una vera perfezione!--Don Giuseppe ne prese una seconda
volta.--Io ho mangiato le patate in cento mila modi, ma così buone,
mai!--E domandò se quella salsa, quel condimento, aveva un nome
speciale.
--Si chiamano patate alla _béchamelle_.
Don Giuseppe si fece ripetere il nome per impararlo bene, poi stimolato
dagli sguardi giubilanti della signora Angelica e della signora Rosina
che gli spingevano il piatto dinanzi, ne prese una terza porzione
esclamando:
--E allora ringraziamo Quel di lassù che ci ha dato anche diremo.... la
_béchamelle!_
Evelina spiegò com'era fatto quel condimento: un po' di farina bianca,
un po' di burro, un po' di latte, un po' di formaggio, un torlo d'ovo,
e il tutto ben sbattuto e fatto cuocere lentamente.--Io ho sempre avuto
una gran passione per far da cucina. Il pranzo a Pietro lo facevo
sempre io: intanto si è sicuri di due cose: di ciò che si mangia e
della pulizia.
--Benissimo,--approvò Don Giuseppe.
Allora Evelina, modesta, senza darsi alcuna importanza, e mentre Pietro
si era ritirato nell'angolo più buio della camera a fumare la pipa,
raccontò gli altri piatti che sapeva fare, e come si poteva risparmiare
su questo e risparmiare su quello e risparmiare su tutto.
--Benissimo!--esclamò Don Giuseppe approvando pienamente. Poi si voltò
verso la signora Angelica e la signora Rosa.
--E così, i nostri sposi, abbiamo pensato ad alloggiarli bene?
--Nella nostra camera: è la più grande. Ed è già tutto a posto.
--Tutto quanto!
--Come?... Così presto?...--esclamò Don Giuseppe, fingendosi
maravigliato per compiacere e fare un po' di complimenti anche alle
signore Laner.
--La nostra sposa è tanto svelta!
--Abbiamo lavorato tutti di lena! E anche la Nunziatina, che brava, che
buona ragazza!
--Buonissima!--soggiunsero le signore Laner, ed Evelina concluse che
voleva già bene alla Nunziatina e che le sembrava di essere sempre
stata a Crodarossa.
--E allora,--esclamò Don Giuseppe,--niente di meglio! Dove si sta bene,
si rimane!
Ormai Don Giuseppe si era abituato a quella stanza più viva, più
animata per il numero maggiore di persone. Ormai tutto era a posto:
ormai lo scombussolamento sarebbe avvenuto quando "i milanesi" fossero
tornati via!
E velina accennò brevemente, parlando a voce più bassa, per non essere
udita da Pietro, ai fatti di Primarole e di Casalbara, giustificando lo
zio Matteo, giustificando il signor duca Giovanni, sempre ammalato e
tanto vecchio, poveretto, e attribuendo il male di tutto quanto, alla
mancanza di fede, di religione, di moralità nei costumi, nelle
famiglie, all'abuso di libertà, alla gente cattiva, alle _sette_ degli
eretici. In quanto a lei non faceva altro che pregare il Signore e la
beata Vergine perchè tutto andasse a finir bene, e lo sperava. In ogni
modo, anche per certe sue viste di prudenza, aveva fatto la risoluzione
di ritirarsi, per un po' di giorni, a Crodarossa:--Perchè Pietro,--e
abbassava di più la voce, e indicava nel cantuccio buio, dove non si
vedeva altro che il luccicore, la bragia rossa della pipa,--perchè
Pietro, così di buon cuore, trovandosi in mezzo alla burrasca, avrebbe
finito, magari, a correre anche lui qualche pericolo.... per voler
salvare gli altri!...
--Bravo! Lei ha fatto benissimo!--esclamò Don Giuseppe approvando anche
col capo, mentre la signora Angelica e la signora Rosa guardavano
Evelina cogli occhi colmi di ammirazione e di gratitudine.
--Che angelo!
--Un vero angelo!
Il giorno dopo, finita la messa, vedendo la moglie del sagrestano colla
faccia bendata, perchè spasimava del mal di denti, Evelina la fece
venir a casa e la guarì con una goccia di laudano. Tutti in paese,
quando passava la sposa dei Laner, si fermavano per conoscerla, per
salutarla.... ed Evelina, subito, seppe farsi amare da tutti. Insegnò a
fare le patate alla _béchamelle_ alla moglie del giudice di pace, alla
moglie dell'ufficiale di posta e alla sorella del dottore: in pochi
giorni la signora Angelica e la signora Rosina furono completamente
oscurate dalla autorità della signora Laner. Non c'era più che la
signora Laner per tutta Crodarossa, non c'era più che la signora Laner
per la Nunziatina, per la lavandaia, per l'ortolano, per Don Giuseppe.
Ma le zie non ne erano gelose; anzi, si sottomettevano anch'esse alla
superiorità di Evelina, senza più far niente, senza più toccar niente,
se prima non avevano sentita Evelina: Evelina così brava, Evelina così
svelta, Evelina così economa!... Un gran portento di economia!
La seguivano ad ogni passo, trotterellando, facevano tutto sotto la sua
direzione e i suoi ordini, in casa, nella canonica, in cucina,
nell'orto. Evelina era piena di garbo, Evelina era piena di testa,
Evelina era piena _de cuor!_
Tutto questo, le due vecchiette lo pensavano, lo esprimevano col viso,
cogli occhi, coi gesti.... non colle parole perchè non parlavano più.
Non avendo più da dare i loro ordini, le loro disposizioni alla
Nunziatina, alla lavandaia, all'ortolano, non parlavano più.
Dicevano soltanto: _Jesus Maria! Jesus Maria Joseph!_ quando si
trattava di ammirare qualche nuovo portento di Evelina. E soltanto la
sera, mentre si spogliavano, nella loro nuova cameretta, un buco, una
topaia, sopra lo stanzone delle frutta, tutto pieno dell'odore delle
mele cotogne e delle cipolle e che aveva luce da un abbaino sul tetto,
si scambiavano le loro apprensioni, riguardo alla salute di Pierino.
--Povero _Pierin!_ Invece di rimettersi diventa pallido, diventa magro,
_scarmo_ tutti i giorni di più!
--Non mangia, non dorme, povero _Pierin!_
Ma poi si consolarono perchè Evelina continuava a ripetere che la causa
dell'abbattimento, del malessere di Pietro, era soltanto la stanchezza
per il troppo lavoro; un po' di anemia, di esaurimento nervoso, dopo
tante inquietudini, tante agitazioni....
Soltanto a Don Giuseppe, Evelina aveva detta tutta la verità, aveva
confidato tutto, aveva raccontato di quella cattiva donna che lo aveva
sedotto, ammaliato, colle arti del demonio, e come Pietro fosse ridotto
in uno stato così misero, appunto perchè era sempre sotto l'influenza
di quella passione funesta. E Don Giuseppe, degno in tutto della sua
santa missione di protettore, di salvatore, di consolatore delle anime,
Don Giuseppe doveva toccare il cuore di Pietro, ottenere il suo
pentimento, il suo ravvedimento.
--Certo, sicuramente, per quanto servo indegnissimo di nostro
Signore,--e il prete si levava la berretta,-è il mio dovere. Procurerò,
per quanto sarà nelle mie forze, e per quanto la testa di Pierino sia
sempre stata una testa sbagliata, esaltata, ribelle a qualunque savio
suggerimento, procurerò insomma, di fargli aprir gli occhi.... dinanzi
al precipizio!
Don Giuseppe sospirava; era un compito difficile!... Vi erano impegnate
la sua coscienza e la sua sacra missione, ma.... era un compito
scabrosissimo!... E intanto che domandava e aspettava l'ispirazione di
Quel di lassù "che tutto vede e provvede" lasciava passare il tempo
senza aver mai il coraggio e la lena di prender Pietro da parte e di
affrontare l'argomento così delicato.
Ma un giorno, dopo pranzo, mentre recitava il breviario, Pietro, come
un pazzo, si precipitò di colpo in camera sua, si precipitò a' suoi
piedi.
Pietro Laner anche così solo, così lontano, chiuso fra le sue montagne,
aveva sempre nelle orecchie gli urli della folla di Casalbara, aveva
sempre dinanzi agli occhi la faccia livida, contraffatta del duca, le
pupille fisse, terribili, le labbra gonfie, livide, tremanti di quel
vecchio che lo aveva maledetto ingiuriandolo:
--Vigliacco!
E Pietro Laner sentiva vivo, atroce, quel vigliacco, lo sentiva nel
sangue, nel cuore, nella sua coscienza, in ogni ricordo di Nora, in
ogni ricordo della sua vita, e lo sentiva sempre più atroce, più
rovente.
Era vero: era stato un vigliacco! Era un vigliacco!
Perchè non aveva avuto il coraggio di lanciarsi contro quella folla, di
farsi uccidere?
Vigliacco!... Vigliacco!...
Perchè era fuggito dinanzi a quel vecchio?... Perchè non aveva avuto
cuore di fissarlo in volto, e di sbattergli in faccia la verità?...
Perchè non gli aveva detto: Sei stato tu a sedurre la mia amante, la
mia sposa, a spezzare il mio cuore, a spezzare la mia vita?... Sei
stato tu il traditore, il seduttore.... il vigliacco!
Ma allora perchè era lì in casa sua, era lì con Evelina, con sua
moglie, a dormire, a mangiare? Era vero dunque! L'urlo della folla era
il grido segreto, invano soffocato, l'urlo della folla era il grido
della sua coscienza! Egli era dunque un mantenuto?... Un mantenuto!...
Perciò era fuggito dinanzi a quel vecchio!
Non c'era più redenzione, non c'era più riabilitazione, non c'era più
salute per lui.
Ma Dio, Dio, il Dio vero, il Dio giusto, il Dio onnipotente, perdonava!
Ma la Vergine mistica della sua fede, la madre dei peccatori e degli
afflitti, perdonava. E lì, a Crodarossa, c'era la _sua_, proprio la
_sua_ Madonna, la sua Madonnina buona, benedetta, santa, quella che
aveva ascoltata la sua prima preghiera.... quella che aveva ascoltato
il suo primo pentimento!... Ma per ottenere quel perdono, per ottenere
quella pace, egli doveva avere orrore delle sue colpe.... Nora non
doveva più esistere per lui.... Era la dannazione, l'inferno, era il
peccato!... E come poteva invocare, e ottenere il perdono e
riacquistare la pace quando sulle sue labbra che bisbigliavano le
parole del pentimento, fremeva ancora il desiderio dei baci, quando
aveva Nora nel cuore, la sentiva nel sangue, quando la chiamava, quando
l'invocava, quando la voleva sempre?
.... Poi, aveva saputo che il duca stava male, che il duca era
agonizzante, morente....
--Dio! Dio! Il duca moriva, moriva!--E un nuovo senso di terrore gli
faceva dimenticare tutto il resto, gli faceva dimenticare anche Nora!
Era lui che aveva spezzato il cuore al Casalbara, era lui che lo
uccideva. E nella superstizione paurosa, pensava che la sua pace in
terra e il perdono di Dio, non dipendevano più che dalla vita del
Casalbara. Quel vecchio era diventato il suo rimorso, la sua coscienza,
la sua salute, la sua speranza....
Guai! guai quando il Casalbara fosse morto! aveva paura del Casalbara
morto, aveva paura di quell'uomo diventato spirito, diventato spettro!
E siccome ogni giorno, ogni giorno, quel vecchio si avvicinava alla
morte, così ogni giorno cresceva il suo terrore, la sua disperazione,
la sua pazzia. Perchè Pietro era diventato pazzo, era pazzo: vedeva lo
spirito di quel vecchio lottare, dibattersi, per isciogliersi da ogni
legame.... vedeva quell'uomo diventato spirito, diventato spettro,
inseguirlo cogli occhi sbarrati, fissi, terribili....
.... La notizia della morte del Casalbara era giunta quel giorno da
Milano, con tutta la roba di Evelina, e Pietro Laner era corso a
buttarsi ai piedi di Don Giuseppe.
Il buon prete lo abbracciò, lo baciò. Lo fece sedere vicino a sè,
prendendogli le mani, stringendogliele, accarezzandole, cercando di
calmarlo, di consolarlo; poi quando vide diminuito il tremito, lo
sgomento del poveretto, cominciò ad ammonirlo, ma sempre dolcemente,
affettuosamente.
--_In primis venerare Deum_. Questo è il fondamento di tutto quanto: e
venerandolo, naturalmente, dobbiamo sempre ricordare, a sua gloria e a
nostro conforto, che la sua misericordia è infinita. Basta che la
promessa di emendarsi e l'orrore pei nostri falli siano sinceri.--E
ricordati che dobbiamo essere di parola, dobbiamo essere di parola
anche col nostro Signore, l'Altissimo!--e il prete si levò la
berretta--anzi, diremo con Lui, tanto più!
Don Giuseppe tornò a baciare Pietro sui capelli, e a sorridere
accarezzandolo.
--Ti dico questo, perchè molti i quali si guarderebbero bene dal mancar
di parola in un affare qualunque, con quel di lassù non hanno tanti
scrupoli e vengono meno allegramente e quasi, direi, quotidianamente,
al proprio impegno!
Oh, le umili, le semplici parole! Pietro le aveva sentite ripetere
tante volte! Erano le stesse: erano i primi ammonimenti, i primi
ammaestramenti: Pietro ascoltandole, ritornava Pierino. Quelle semplici
e umili parole sentite nella sua fanciullezza, gli ridavano la pace,
erano per lui come un'aura fresca, balsamica, purificatrice. Spariva il
poeta dell'_Invito_, dell'_Incanto_, dell'_Inganno _, il direttore
dell'_Emporio Letterario_, il collaboratore della _Gazzetta Lombarda_ e
delle _Risorse Italiche_, il fidanzato di Nora e l'amante della
duchessa di Casalbara.... Ritornava Pierino, Pierino credente, Pierino
innocente, "il Pierino" dei mortaretti, e dei mattutini, il Pierino del
mese di Maria al Santuario di Crodarossa!...
--È vero dunque?...--balbettò.--La misericordia di Dio è infinita?...
Anche per me.... per essere perdonato da Dio.... da tutti, basta un
vero.... un sincero.... un profondo pentimento?
--Il pentimento congiunto alle buone opere e all'adempimento scrupoloso
di tutti quanti i nostri doveri: doveri verso il nostro Signore
l'Altissimo, doveri verso il prossimo, doveri sacrosanti verso la
nostra famiglia. In famiglia, per esempio, e questo è il caso tuo,
dobbiamo comportarci in modo di non arrecare tribolazioni, ma di
riuscire invece di aiuto, di conforto. Per questo appunto, diremo,
anche nell'esame delle nostre colpe, e in tutti gli atti del nostro
pentimento, bisogna procurare di non far scontare agli altri della
famiglia i nostri trascorsi, i nostri traviamenti, insomma, i nostri
peccati. E questo, ripeto, sarebbe precisissimamente anche il tuo caso.
Le zie, due vere mamme per te, sono vecchie, ormai, poverette; sono,
diremo.... più di là che di qua! E tu hai l'obbligo di essere loro di
allegrezza in questi ultimi anni e non di afflizione. Tua moglie....
Pierino ebbe un tremito, ma Don Giuseppe non se ne avvide e continuò:
--Tua moglie verso la quale hai commesso.... diremo.... come si
dice.... insomma i peccati più grossi, bisogna compensarla,
coll'affetto, coi bei modi.... e anche con un po' di buon umore! I
musi, le stranezze, le sgarberie, le lune non hanno niente a che fare
col pentimento e col proposito di ravvedersi. Quasi, diremo,
lascierebbero il sospetto, che invece del rimorso delle nostre colpe,
sia quasi, viceversa, rimasto dentro di noi.... come un rimasuglio....
di quelle bruttezze!
E Don Giuseppe corrugò la fronte, arrossì di collera, di sdegno:
--Tutta roba del diavolo! Ricordati bene! che conduce alla perdizione
della salute dell'anima e della salute del corpo. Tutta roba del
diavolo, che conduce direttamente all'inferno nell'altra vita e poi
anche in questa medesimamente. Cos'ha lasciato scritto Sant'Agostino?
_Felicitas perfecta est usus virtutis!_
--Sì! sì! sì!--balbettò Pietro,--come rifugiandosi in quelle parole, in
quei conforti, in quelle esortazioni "di una volta" per il bisogno di
ritornare "come una volta" innocente e felice.--Sì! sì! sì!--E si
lasciò cadere in ginocchio ai piedi del prete.
Voleva confessarsi, come allora, quand'era fanciullo. Dopo la
confessione egli si sentiva allegro, contento, col cuore in pace, col
cuore in festa: scappava dal confessionale e correva a far le capriole
nel prato verde: correva ad arrampicarsi nel bosco, sugli abeti, come
uno scoiattolo.
Don Giuseppe lo sollevò, lo fece sedere.
--Questo è un buon impeto del cuore! Una santa ispirazione! Bravo!
Pietro rimaneva a testa bassa, curvo, rimpicciolito, umiliato nel suo
pentimento, dinanzi a quell'uomo che gli rappresentava il perdono.
--Bravo: ma per degnamente ricevere il sacramento della penitenza,
bisogna impetrare i lumi onde conoscere, la contrizione onde detestare,
l'umiltà onde confessare sinceramente i propri peccati, ed una volontà
risoluta di farne la debita penitenza. Devi raccoglierti, meditare,
fare l'esame della tua coscienza.
Il prete guardò Pierino con dolcezza, sorridendo:
--Ti aiuterò, se vuoi, a fare questo esame: e ti dirò io quale è stato
il tuo peccato, diremo, fondamentale; la vera origine di tutto quanto:
è stato la mancanza _di sincerità_. Perchè non basta il non dir bugie,
dobbiamo essere sinceri anche con noi stessi. Tu, vedi,--continuò Don
Giuseppe a mano a mano infervorandosi,--hai commesso il peccato
grandissimo di mancare di sincerità verso gli altri e verso te stesso,
quando sei scappato in quel modo da Crodarossa per andare a Milano....
diremo.... a divertirti! Tu non potevi confessare alla tua famiglia,
non potevi confessare a te stesso, che volevi andare a godere il mondo,
e farne di tutti i colori, perchè ti sentivi attratto dalle seduzioni
del peccato, dal vizio, da tutte, diremo, le attrattive e da tutti gli
ammenicoli della carne e del demonio! Niente affatto! E allora hai
mentito cogli altri, hai mentito con te stesso.... e sei andato a
inventare, che cosa?... a inventar la _patria!_
Il prete sospirò, poi sorrise con una certa ironia bonaria, ripetendo
quella parola:--_la patria!_--Si grattò in testa, con un dito, e gli
rimase la berretta un po' di traverso.
--La patria!... Per me, povero prete, la _patria_ è lassù: e tutto
questo mondo non è, diremo.... che la strada per poter arrivare lassù.
Ma la patria, anche per voi altri, non dovrebbe essere un paese dove
tutti vanno d'accordo, dove tutti si vogliono bene.... e specialmente,
dove nessuno muore di fame?... La patria, insomma, di Gesù Cristo,
nostro Signore, il quale precisamente essendo come Figliuolo di Dio la
vera luce di tutto quanto, ha scoperto anche la patria universale,
l'eguaglianza, il socialismo.... e ne ha parlato nel suo Vangelo,
duemila anni prima, giusto in punto, che ne facessero la scoperta.... i
moderni talentoni!... Quel santo uomo del tuo buon zio Don Giacomo, che
ha amato la patria veramente da buon cristiano, l'ha servita, per
esempio tutta la vita, Le ha dato tutto il suo.... ed è anche morto,
diremo, per la patria. E tu invece?... Tu per la patria sei scappato a
Milano a fare un mucchio di spropositi e di peccati! È vero o non è
vero?
Pietro Laner abbassò la testa e sospirò.
Vi fu un lungo silenzio, poi Don Giuseppe gli domandò sottovoce,
dolcemente:
--Dobbiamo cominciare?...
Pietro si appressò di più sulla seggiola, tanto quasi da posar la testa
sul petto del prete: Don Giuseppe lo benedì: si levò la berretta che
tenne fra le due mani congiunte sulle ginocchia, socchiuse gli occhi e
ascoltò.
Quella confessione fu generale, piena, intera. Pietro aveva la febbre,
le smania di accusarsi; sperava accusandosi, di riaffermarsi nella sua
fede, di ottenere il perdono, l'oblìo, la pace, la serenità....
.... Invece quando uscì dalla canonica, sebbene Don Giuseppe lo avesse
assolto e baciato in fronte, con un atto mistico di redenzione, il suo
spirito non era libero, non era tranquillo.... il suo cuore non era
contento....
Era rimasto come prima, infelice.... grandemente infelice!
Andò nella sua camera, vi si rinchiuse, solo. Era la cameretta delle
zie, e anche Pietro sedette alla finestra come le due vecchierelle,
guardando nell'orto, guardando il "Gigantesso"....
--Dio.... Dio.... come era infelice! Quanto si sentiva infelice!... Ma
sarebbe stato sempre, sempre infelice così?
A Crodarossa cominciava l'inverno.... era il primo giorno d'inverno,
l'inverno lungo e bigio della montagna.
Pietro Laner sentiva la neve nelle ossa.... nel cervello....
--Dio! Dio! Com'era infelice!... Com'era profondamente infelice!... Ma
sarebbe stato sempre, sempre infelice così?
Le prime falde di neve calavano, volavano qua e là, portate dal vento
come piume di cigno.... Poi si fecero più minute.... più spesse....
--Dio! Dio!... Ma sarebbe stato sempre, sempre infelice?...
A mano a mano era tutto un turbinìo confuso, violento, di falde di neve
sotto il cielo bigio.... A mano a mano sparivano l'orto, il
"Gigantesso" le montagne sotto quella neve, dietro tutta quella neve,
quella bufera di neve. Una fila di corvi attraversò pesantemente la
caligine bianca, incalzante, rammulinante, muta.... fu l'ultimo segno
di vita. Poi tutta neve.... tutta neve.... Era sparito il cielo.... era
sparita la terra. Anche il cupo rintocco di una campana era rimasto
soffocato, sepolto sotto la neve.
Pietro intirizzito, attonito, guardava, guardava.... cercava.... Non
vide più niente, non udì più niente! Soltanto la neve.... quel turbinìo
di neve, la neve melanconica, triste, silenziosa.... la neve squallida,
la neve penetrante col freddo della morte!...
Trasalì, con un brivido.
Non c'era più niente, più niente!
Non c'era più mondo, non c'era più Dio.... Non c'era più Nora!... Oh,
Nora! Nora! Nora!... Non c'era più!...