--A Casalbara! A Casalbara! Domani tutti a Casalbara!
Questa era stata la parola d'ordine dei dimostranti di Primarole. E
l'indomani mattina albeggiava appena e già i carabinieri e le guardie
in borghese comparivano qua e là nel piazzale, dinanzi alla villa del
duca.
Piovigginava; tutta la borgata, dai tetti neri, uniformi, pareva più
bassa, in quello squallore dilagante dell'ottobre bigio, nebbioso.
La villa sola, con tutte le finestre chiuse, s'innalzava più tetra, fra
le macchie cupe degli abeti e le macchie giallognole degli ippocastani:
l'acqua cadeva dalle gronde, crepitava sul selciato con un mormorio
monotono, lugubre.
Qualche notizia dei fatti di Primarole era arrivata confusamente anche
alla villa. Pietro Laner ne era rimasto colpito, ne era agitatissimo.
Non aveva potuto dormire e si alzava allora col rimorso, il dolore di
non essere stato il giorno innanzi a Primarole, alla seduta del
Consiglio.... Ma non aveva potuto muoversi da Casalbara, tenuto lì,
sorvegliato da Evelina, la quale aveva ripreso, a un tratto, tutti i
suoi diritti.
Pietro Laner, inebriato, esaltato dall'amore di Nora, era ritornato
poeta; quando Matteo Cantasirena gli ebbe accennato ai pericoli della
_Cisalpina_, per le mene dei soliti nemici, e gli ebbe confidato che
Eleonora non era corsa a Milano per la prova di certe _toilettes_, come
gli aveva dato ad intendere, ma bensì a raccogliere armi e vettovaglie
per la grande battaglia, Pietro Laner, il poeta dell'_Invito_,
dell'_Incanto_, dell'_Inganno_, aveva avuto un impeto di entusiasmo e
di gioia. Egli si sarebbe redento salvando quel nome e quella casa!
Sarebbe corso a Primarole, avrebbe parlato e votato in favore della
_Cisalpina:_ avrebbe dato tutto sè stesso, la vita, e tutto quanto
possedeva. Sì! anche il suo capitaletto, ancora le ventimila lire che
gli bruciavano come un'onta!
Ruy Blas avrebbe salvato la regina.... ed il re!
Ma quest'impeto di poesia, d'amore e di sacrificio, non era punto
condiviso dalla signora Laner. Evelina, anzi, stimava giunto il momento
di aprir gli occhi, d'imporsi al marito, di ritornarsene a Crodarossa.
Avrebbe scritto alle zie che la visita rimandata nell'estate, essi la
facevano adesso, nell'autunno. Ci sarebbe stato un po' di fresco
lassù..., ma poco male.
--Va tutto in rovina!... Bisogna scappare, salvarsi, e salvar la mia
roba!...--mormorava la signora Laner fra sè.
Pietro, a Casalbara, aveva una camera accanto a quella di sua moglie.
Anche il giorno innanzi si era alzato prestissimo, per recarsi a
Primarole e concertarsi col Fontanella e coll'Arcangeli, prima della
seduta del Consiglio. Anche il giorno innanzi si era vestito piano,
ancora col lume.... e già stava per andarsene, quando l'uscio si aprì
lentamente e Pietro Laner si trovò dinanzi Evelina, in camicia, con un
sottanino legato ai fianchi; Evelina, col viso torvo, sudicio, lustro
di sudore e i pochi capelli irti, arruffati:
--Dove vai?--essa gli domandò.
--A Primarole.... Per la seduta del Consiglio....
--A Primarole non si va!...--esclamò la signora Laner avvicinandosi,
fissando Pietro cogli occhi biechi, guerci, che nella penombra
apparivano più incavati. A Primarole oggi non si va!
--Perchè?--ripetè Pietro, rimettendosi dallo sbigottimento che lo aveva
colto al primo istante.--Non hai sentito le raccomandazioni che mi ha
fatto tuo zio?
--Resterai qui!--esclamò più forte Evelina, imponendosi.
--Perchè?... Ma perchè?--replicò Pietro a sua volta ribellandosi.
--Perchè io non ti permetterò di rovinare tua moglie per la tua amante!
--Evelina!--gridò il Laner, alzando la voce e nell'impeto, furibondo,
alzando anche il pugno chiuso.
--Sì, la tua amante!--replicò Evelina, rimanendo ferma, imperterrita,
sotto quel pugno minaccioso.--Ah! Perchè tu eri accecato, come un
matto, e non avevi nessun riguardo, nessun rispetto, nessun freno,
credevi che io non avessi occhi per vedere? Ho sempre visto tutto, fin
dal primo giorno, fin dalla prima sera, dopo il pranzo del ministro,
quando "quell'altra" era ubriaca!...--ed Evelina ebbe un sogghigno di
sprezzo, di sfida,--Ho sempre visto tutto!
Pietro Laner aggrottò le ciglia.
--E allora perchè hai aspettato tanto?... Perchè aspetti adesso a
parlare?
--Perchè.... se ho sopportato tutto.... tutto il resto.... non voglio
che oggi tu rovini tua moglie per la tua amante. Questo no, questo non
lo voglio!
Pietro ebbe un impeto di collera, si ribellò. Quella donna, mezzo in
camicia, che gli appariva come un fantasma fra le ombre della camera e
la scarsa luce rosseggiante della candela, era una ladra. Sì! Essa gli
aveva rubato il cuore, la felicità, la libertà! E sempre, sempre così!
Sempre fra le ombre e la penombra, misteriosamente, perfidamente,
sempre così, come un fantasma!... E adesso voleva rubarle anche il suo
amore! Ah no! Era finita! Adesso si sentiva forte, perchè si sentiva
amato!...
Afferrandola per un braccio, le disse sotto voce, con ira:
--Spieghiamoci! È l'ora di spiegarsi!... Ma senza gridare, parlando
piano fra di noi! Nessuno deve sentirci: perchè nessuno deve sapere chi
sei!... E anche tu cerca d'indovinare.... tutto ciò che io non voglio
dire: che non voglio dire per vergogna di te e di me! Ti basti sapere
che io, adesso, ti conosco, che adesso leggo in fondo all'anima tua, in
fondo alla tua cattiveria, alla tua ipocrisia, alla tua avarizia, alla
tua avidità! Ti basti sapere che oggi io so valutare ogni atto della
tua vita, ogni tua parola, ogni tua perfidia. Ho capito, so, perchè hai
voluto sposarmi, come sei riuscita a sposarmi. Ho scoperto finalmente
la cagione vera, unica, sola, per la quale tu hai chiuso gli occhi,
fino ad oggi. Ho capito tutto! So tutto! Ed oggi sono io, io solo, che
ha il diritto di imporsi e di alzare la voce, e tu, questo lo sai! Sono
io, io solo, che avrebbe il diritto di vendicarsi, e anche questo tu lo
sai. Ma io non voglio scene, non voglio scandali. Vado a Primarole,
subito, perchè sono consigliere d'amministrazione, perchè devo andare,
perchè mi accomoda di andare. E tu ritorna nella tua camera! Ci siamo
spiegati per la prima volta: prega il tuo Dio che sia l'ultima. Va via!
La signora Laner non si mosse, rimase impassibile: continuò a
sogghignare colle labbra stirate, pallide, sottili, mostrando i denti
guasti: un sogghigno, un morso di vipera.
--Sono prudente anch'io,--bisbigliò,--e anch'io parlerò sottovoce. Da
quindici giorni, tutte le lettere che pervengono al duca passano per le
mie mani; ve ne sono parecchie di anonime: parlano delle vostre
passeggiate alla _Madonna del Sole_, delle vostre.... conversazioni
nella selvetta dell'Ercole.... delle vostre colazioni alla _Corona
Bianca!_ Le ho tutte, dalla prima all'ultima: tu vai a Primarole, butta
all'inferno anche quel poco nostro danaro per la tua amante, colla
scusa della _Cisalpina_, va, rovina tua moglie e io consegno quelle
lettere al duca. E bada, il duca non è tale da scherzare, trattandosi
del suo onore.
Così la signora Laner si era imposta a suo marito: e tanto più era
riuscita, in quanto il Casalbara cominciava a sospettare la verità.
Il duca sospettava del signor Laner, del dottor Foresti, di Nora:
sopratutto di Nora. Quella gente lo ingannava; lo tradiva, perchè?...
Qual era il loro scopo? Il loro interesse? Perchè si erano messi in
lega, tutti in lega, contro di lui?...
La quiete, il lungo riposo, il vivere separato dalla moglie, gli
avevano giovato, anche alla sua intelligenza. L'assopimento non era più
continuo: la sua mente si risvegliava tratto tratto colla visione
lucida della realtà, e allora, vigilante, sospettoso, osservava tutto,
spiava tutti, attentamente, acutamente, finchè l'inquietudine stessa,
l'angoscia di quei dubbî, di quei sospetti, l'ansia dolorosa dello
spirito affaticato nella continua tensione, lo prostravano, lo
accasciavano.... e allora, come prima, le idee, i pensieri, i desideri,
la mente tornavano a confondersi, ad annebbiarsi.... a svanire....
--Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?...
Nè il dottor Foresti, nè la signora Laner non si erano accorti subito
che il duca cominciava a capire, cominciava a sospettare. Quel vecchio
bamboccio mezzo addormentato, istupidito e inebetito dalla moglie
giovane, non incuteva loro nè rispetto, nè compassione: fra loro due,
quando rimanevano soli col duca, ne ridevano sommessamente: erano
appena mezze parolette, mezze frasi buttate alla sfuggita.... ma che
non sfuggivano al duca, attentissimo, inquietissimo.
--Perchè si erano messi in lega, tutti in lega, contro di lui?...
Il Casalbara, ormai, aveva chiaro anche il sospetto: il collirio di
atropina che gli faceva bruciar gli occhi per un paio d'ore, il regime
rigoroso di vita che gli era imposto dal dottor Foresti, la continua
sorveglianza e la segregazione assoluta, celavano ben altro scopo, ben
altro fine!... No!... non era la sua salute che premeva a quella
gente.... a quella signora Laner così assidua, premurosa, così
melliflua.... e così beffarda.... a quel dottor Foresti, così
ossequioso, umile, servile.... e così falso.... No! Non era la sua
salute, no, no, no!
E non volle più saperne delle istillazioni, non volle più prendere
medicine.
Il dottor Foresti era inquieto. Non aveva ecceduto nell'ubbidire agli
ordini di Matteo Cantasirena?.... Nel prevenire i desideri della
duchessa?
--Attenti, signora Laner,--aveva detto il Foresti.--Il duca sospetta
qualche cosa.
Gli occhi di Evelina guizzarono dietro il barbaglio delle lenti grosse,
traballanti. Si avvicinava il giorno di scappare a Crodarossa!
Il Casalbara era già stato sul punto di smascherare il dottore, di
smascherare la signora Laner, di costringere sua moglie a
confessare;... ma la fatica stessa di dover fare e sostenere una scena
così dolorosa, il timore delle conseguenze di uno scandalo, e lo
sgomento di restare ancora più solo, ancora più abbandonato, di essere
ancora più odiato, lo avevano reso esitante, lo avevano trattenuto....
lo avevano indotto a calmarsi, a sperare.
E poi, se si ingannava?
No.... No.... Non si ingannava. Si erano messi in lega, tutti in lega,
contro di lui!
--Bisognava smascherarli tutti, smascherare sua moglie!...
Quell'infame!...
Ma la verità voleva scoprirla lui solo, da solo!
L'onore della casa, il nome sacro dei Casalbara, il nome di suo
fratello, dovevano rimanere puri, intemerati!
Sua moglie aveva un amante?...
No. Non era possibile. Era troppo fredda, non aveva cuore.
E poi era sempre lì.... a Casalbara.... e lì a Casalbara non c'era
nessuno.--Quel Laner?... Il primo amore.... forse la compassione.... la
pietà?...
No: questo dubbio era assurdo: era una pazzia. La moglie stessa del
Laner non era della lega, non era in lega contro di lui?
Perchè dunque lo tradivano?
Forse un raggiro della vecchia canaglia?... Di Matteo Cantasirena?
Quel dottor Foresti, quella signora Laner erano sue creature....--E
anche sua moglie, era una creatura del Cantasirena.... Ma adesso che
aveva tutto ottenuto.... tutto quello che voleva.... Eleonora, la
regina, la sua stella non si faceva più vedere.... nemmeno vedere!...
Eleonora così buona.... quando voleva esser buona.... Eleonora tanto
bella.... tanto bella!
.... E non pensava più che alla moglie, si addormentava nel pensiero
della moglie, dimenticava Matteo Cantasirena e la _Cisalpina_,
svanivano i timori, svanivano i sospetti.... e tornava a credere nel
dottor Foresti, e tornava a pregare, a supplicare, a scongiurare la
signora Laner di non abbandonarlo:
--Oh, lei.... lei è buona!... A lei non fanno ribrezzo i poveri vecchi,
i poveri ammalati!
.... Nora rimase tre giorni senza mostrarsi: il Casalbara ebbe un
impeto di collera, di sdegno: essa avrebbe dovuto avere qualche
riguardo, almeno per la gente. Mandò a farla chiamare: ma era appunto
il giorno in cui la duchessa si trovava a Milano, occupata col Galli
per le centocinquemila lire.
--A Milano?... Senza nemmeno avvisarmi?
--È andata a Milano per parlare col ragioniere Vigliani, e per provarsi
dei vestiti--si era affrettata a rispondere Evelina.--Ha detto che
tornava stasera, e se i vestiti non erano pronti, domattina. Voleva
salutarla, ma il signor duca dormiva....
--Non dormo sempre.... dormo meno di quanto si crede....--borbottò il
Casalbara.
Tuttavia il duca finse di non arrabbiarsi per quella partenza
improvvisa. Gli era balenata un'idea per scoprire la verità. La
lontananza di Eleonora lo rendeva più forte, più sicuro di sè. Anche il
dottor Foresti era a Milano: meglio: minor sorveglianza, nessun
pericolo di destare sospetti.
La sua grande idea per scoprire la verità era ingenuamente semplice. Di
notte, quando tutti sarebbero stati addormentati, egli, chiuso nella
camera di sua moglie, avrebbe cercato, rovistato, frugato in tutti i
suoi cassetti. Se aveva un amante, se lo tradiva, egli avrebbe trovato
una lettera, un indizio, e allora.... allora sarebbe partito anche lui
per Milano!
Nel cuore della notte, quando tutti dormivano, il Casalbara entrò
infatti adagio, in punta di piedi, furtivamente, nella camera della
moglie.
Aveva pensato, rimuginato a lungo quel suo piano, colla meticolosità
dei vecchi e dei malati: aveva portato con sè tutte le sue chiavi e il
suo grosso coltello di carrozza. Fece scattare subito tutte quelle
deboli e piccole serrature.... frugò, cercò, ma non trovò niente....
niente.... altro che la grazia, la bellezza, il profumo di sua moglie,
dovunque, in tutti quegli oggetti.... Niente, niente, niente!... Povera
Eleonora!... L'aveva calunniata.... Se avesse avuto un amante, egli
avrebbe trovato certo una lettera, un fiore, un ricordo, un indizio!
Invece, nulla!... E cacciava la faccia in quei cassetti aperti,
respirando quel profumo, deliziandosi....
--Eleonora! Eleonora!... Dio!... Dio!... Purchè ritornasse buona, come
le avrebbe data tutta la vita.... Tutta la vita.... per una notte
soltanto.... una notte di Nizza!...
Vedeva la moglie in quella stanza.... la sentiva. Respirava dappertutto
il suo odore di bionda e di _lilas de Perse_....
Si avvicinò al letto; al letto apparecchiato per la notte. Guardò,
baciò, respirò quelle trine, quei veli di batista e di _surah_....
baciò i guanciali.... baciò tutto il letto.... e lì sul letto di sua
moglie, cercando, aspirando il profumo di sua moglie, si assopì....
finì per addormentarsi....
Dormì così fino alla mattina, e fu destato di soprassalto da un clamore
assordante di voci, di grida, di urli, di fischi. Spaventato, scese dal
letto.
Dalle gelosie chiuse entrava un filo di luce....
Non era nella sua camera.... Dov'era?...
Allora si ricordò. Era nella camera di sua moglie. La camera di sua
moglie era in faccia al piazzale.
Ma perchè quegli urli, quei fischi, tutto quello schiamazzo?... A
tentoni si avvicinò alla finestra, l'aprì.... Tutta la piazza era piena
di gente tumultuante.... era piena di ombrelli.... pioveva a
dirotto.... c'erano guardie e carabinieri!...
A un tratto udì una voce forte, stentorea:
--"Morte al Casalbara! Morte ai ladri della _Cisalpina!_"
Tutto il sangue gli salì alla testa con un sussulto Spaventoso.
--Mentitore!--gridò. Ma il grido debole, rimase soffocato nella
strozza: nessuno aveva visto il duca alla finestra; nessuno aveva udito
il suo grido.
In quel punto, due, tre, dieci, venti contadini, una frotta di
contadini, scavalcato il muro di cinta, attraversarono di corsa il
giardino, sotto la pioggia fitta, diguazzando nell'acqua,
precipitandosi verso la casa.
Un carabiniere, alcuni questurini in borghese si staccarono dagli altri
che eran di guardia al cancello, e si avventarono loro incontro per
arrestarli.
--Dove andate?... In dietro! In dietro! In dietro!
--Dal duca! Dal duca! Vogliamo intenderci col duca! Vogliamo i nostri
denari!
I carabinieri, le guardie si oppongono; la colluttazione, corpo a
corpo, sotto il diluvio, si fa violenta, accanita. In quel punto, dalla
gradinata si precipita Pietro Laner, in aiuto dei carabinieri, delle
guardie, scongiurando quella gente a calmarsi, a scegliere una
commissione di due, di tre per parlare al signor duca.... Lui stesso li
avrebbe introdotti.
--Non abbiamo bisogno di voi!
--Non vogliamo saperne di voi!
--Va dalla duchessa!
--Chi siete voi? Ah! l'amante della duchessa!
--Va alla _Madonna del Sole!_ Alla selva dell'Ercole! Arrivederci alla
_Corona Bianca!_
--Va via! Va via! Mantenuto! Lascia fare!
--Noi, si lavora, noi! Mantenuto!
Pietro Laner indietreggia: una parola ancora più turpe, oscena, solleva
i fischi, gli urli di tutta quella gentaglia furibonda.
--Vada via lei!... Vada via!--gli bisbigliano le guardie, i
carabinieri,--o noi non si risponde più di niente.
Pietro Laner indietreggia ancora livido, allibito, fradicio.... sale la
gradinata.... nuovi improperi, urli, fischi, sassate.... Non ode più
nulla, gli si annebbiano gli occhi.... barcollando entra in casa, si
trova dinanzi allo spettro del duca e fugge.... fugge ancor più
spaventato, come impazzito.
Il duca di Casalbara solo, senza cappello in testa, si affaccia
sull'alto del terrazzo.
--Il duca! Il duca!--grida la folla e tutti lo circondano
tumultuosamente.
--Vogliamo i nostri denari!
--I ladri della _Cisalpina_ ci hanno rubato le nostre paghe!
--Il nostro sangue!
--Vogliamo giustizia!
--Sì!... Sì!... Sì!...--risponde il duca balbettando; cogli occhi
sbarrati, fissi nel vuoto.--Sì!... Sì!... Sì!... Giustizia fino
all'ultimo!... Giustizia per tutti!... Giustizia fino all'ultimo....
Lei!... Lei!...
L'occhio è sempre fisso nel vuoto, le labbra tremanti, livide, gonfie,
le vene delle tempie turgide, pulsanti.
--Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo.... Lei!... Lei!... A Milano!
Il pretore, corso lì colle guardie, e il delegato colgono a volo quella
parola: Milano.
Pensano di allontanarlo, di allontanare il pericolo e così ottenere la
calma.
--Il signor duca parte subito per Milano! Per parlare col prefetto! Per
far arrestare i ladri.... Per rendervi giustizia!
--Sì!... Sì!... Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo!
--Adesso! Subito!...
--C'è la corsa!
--Bisogna aspettar la corsa!...
--Giustizia!... Giustizia!... Giustizia per tutti!... Giustizia fino
all'ultimo!--e il duca borbotta ancora fra sè:--Ammazzarla....
Ammazzarla.... Lei!
La gente, sotto gli ombrelli, non si muove dal piazzale, ma non è più
minacciosa.
--Povero vecchio! Non sapeva niente! Era ingannato! Era tradito come
noi!... Il Casalbara! Il duca!... È sempre stato buono! I Casalbara
sono sempre stati la provvidenza del paese!
E quando il duca attraversò la folla per recarsi alla stazione, scoppiò
un urrà d'applausi:
--Viva il Casalbara!
--Viva il Presidente della _Cisalpina_!
E gridando: Viva il Presidente! Viva il Casalbara! e agitando,
squassando gli ombrelli lo accompagnano alla stazione.
Il duca, di tutta la scena, non ha impresso che quella parola: "ladro"
confusa col nome dei Casalbara, e la rivelazione dell'infamia di sua
moglie nelle urlate della folla, contro il Laner, contro "l'amante
della duchessa!"
Coloro che lo hanno accompagnato in vagone, un suo fattore ed un suo
vecchio fittabile, lo spingono al finestrino per ringraziare la folla,
che continua ad applaudire, a gridare evviva, ad agitare i fazzoletti e
gli ombrelli.
--Giustizia!... Giustizia fino all'ultimo! Giustizia per
tutti!--risponde il Casalbara e torna a sedere, a balbettare col
tremito delle labbra violacee: Giustizia.... Giustizia.... Milano....
Giustizia....--e poi più rauco, più sottovoce, sussultando:--Lei....
Ammazzarla.... Lei!
Giunto a Milano, alla stazione, si sente quasi mancare: beve, ingoia un
bicchierino o due di cognac... Non vuol essere più accompagnato da
nessuno, assolutamente.
--Sto bene!.... Mi sento bene!...
Gli altri lo lasciano andare in brum, ma poi gli tengono dietro, pure
in carrozza.
Quando il brum si ferma dinanzi al palazzo, il portiere accorre.... lo
aiuta a scendere.
--Lei?... Lei?...--borbottò il Casalbara.
--La signora duchessa?... È in casa, Eccellenza; è in casa.
--È col signor Cantasirena,--gli dice la Vittorina sopraggiungendo. E
lo aiuta a salir le scale.
Il duca, arrivato nell'anticamera, impone alla Vittorina di fermarsi.
Si avanza solo, barcollando. A brevi passi precipitosi, appoggiandosi
ai mobili, arriva al salottino di sua moglie.
Nora, vedendolo, getta un grido. Il duca si appoggia allo stipite
dell'uscio, la fissa.... la fissa in un modo terribile.... vuol
parlare.... imprecare.... alza la mano come per maledirla, per
colpirla, ma la parola gli resta soffocata, strozzata.... non gli esce
dalla bocca che un rantolo.... Si piega su sè stesso, fa per
abbrancarsi alla tenda della portiera e stramazza, rotolando sul
tappeto, ai piedi di Nora.
--Dio! Dio! Dio!...
--Giovanni!... Giovanni mio!...--balbetta pallido, allibito Matteo
Cantasirena. E lo solleva a stento, lo porta, trascinandolo, sul
canapè.
Nora, rimane immobile, muta.
Il Casalbara aveva gli occhi sempre aperti, fissi, sbarrati: dal naso,
dalla fronte gli gocciolava il sangue: il respiro rantoloso gli portava
un gorgoglio di schiuma bianca, sulla bocca storta, contratta.