Il signor Ambrogio Galli, appena ricevuto il dispaccio della duchessa,
consultò in fretta l'orario.
Sarebbe arrivata alle dieci e mezzo!
E un quarto d'ora prima egli era già alla stazione ad aspettarla, messo
in tutto punto, col cappello a cilindro, l'abito nero, i guanti color
sangue.
--Povera signora! Così dolce, così affabile... e tanto disgraziata!...
Nora, nei varî colloqui che in quel frattempo aveva avuto per affari
col signor Galli, era riuscita ad inspirargli un senso vivo di simpatia
e di pietà. E però, il grave procuratore si mostrava sempre per lei
premurosissimo, pieno di rispetto, di riverenza, di devozione.
--Povera signora!... ancora così giovane... così dolce, affabile e
tanto disgraziata!--E il buon signor Ambrogio sospirava anche alla
stazione, mentre aspettava la signora duchessa; e pensava, con un certo
orgasmo, che se le avesse telegrafato soltanto il giorno dopo, egli
sarebbe stato a Torino per la Banca, non avrebbe avuto il dispaccio, e
la signora duchessa arrivando e non vedendolo e non ricevendo nessun
avviso.... chissà che cosa avrebbe pensato!
Il signor Galli, l'avventore domenicale del Trenk, il grave procuratore
della banca Kloss, subiva fortemente il fascino della "gran signora" il
fascino di quel lusso elegante, squisito, il fascino di quella
bellezza, che per un senso intimo, arcano di pudore, egli non aveva mai
osato di constatare seco stesso, limitandosi a dire:--Dolce, affabile,
buona..., ma non mai bella: dicendolo avrebbe arrossito.
Il fascino, l'incanto di Nora per il signor Galli, per il socialista
umanitario, non poteva essere, non era altro che pietà. Egli lo pensava
in buona fede e ne era in buona fede convinto. La signora duchessa non
era stranamente bella e stranamente bionda.--No!--Per lui, non era
altro che una vittima!
--Così buona... e tanto disgraziata!--
Era una vittima! Una povera vittima. Anche nel dissesto del duca di
Casalbara, la vittima, la sola vittima era la povera signora
duchessa... così dolce, così affabile... e tanto disgraziata! La povera
signora duchessa avrebbe dovuto imporsi privazioni, sacrifici, per i
vizi--il giuoco, le donne--per la spensierata e pazza prodigalità di
quel vecchio balordo, che l'aveva sedotta, ingannata.
--Io non sapevo niente... niente... niente...--aveva detto Nora,
vivamente arrossendo, al signor Ambrogio, il quale le aveva creduto,
arrossendo a sua volta, e compassionandola, col respiro oppresso,
affannoso.
E come essa era la vittima di suo marito, lo era pure di tutti gli
altri. Il signor Galli aveva dimenticato affatto "la figliuola dello
zio Matteo", la signorina Cantasirena. Per lui non c'era più che la
signora duchessa, la buona signora duchessa, raggirata da quel vecchio
imbroglione! E, Dio, Dio, che pietà, che orrore!... Era pure la
vittima.... la vittima designata, predestinata, del signor Kloss!
Questo, il Galli, lo pensava con un brivido: un brivido che gli correva
per tutto il corpo, che gli saliva, con un'onda di sangue, dal gran
cuore al grosso testone.
Il signor Kloss non voleva soltanto vendicarsi della signora duchessa:
il vecchio satiro le aveva ficcato gli occhi addosso: voleva
rovinarla.... per poi raggiungere il suo fine!
Quando il Kloss era ritornato da Carlsbad, aveva fatto varie domande al
signor Galli, relativamente agli affari del suo amico Casalbara; e
sdraiato sul sofà--dimenando le gambette arcuate, sghignazzando, rosso
in viso, con gli occhietti lustri--veniva allora dall'aver fatto
colazione,--parlò, lanciò qualche frizzo anche a proposito di _cuella
matama_.... di quella _pionta marafigliosa_ ma _pericolosa_. Poi
rivoltandosi sul sofà, arricciolandosi i baffetti duri colle dita
pelose, fece certe domande strane intorno alla signora duchessa che al
grave e serio procuratore parvero irriverenti, sfrontate.... oscene.
--È vero che si è ingrassata?... È una donna che può ingrassare senza
danno!--_Pussée ghe n'è, mei anca mò!... Che spall! E che fitin!_--E il
signor Kloss si stringeva colle due mani la vita.--_E che
gamb!_...--Poi, balzando dal canapè e saltellando e fregandosi le mani
come per scuotersi di dosso la lussuria, aveva esclamato
sogghignando:--_È una pellissima catta, ma prima de aferla in te le
man, mi voléssi per prutenza tajagh i ong!_
E l'onesto, il buono e semplice signor Ambrogio, era rimasto
stranamente impressionato da quei discorsi.
Correvano, fra gli impiegati della banca Kloss, aneddoti, racconti
misteriosi, inverosimili, perfino leggende fantastiche e terribili,
sulle arti, le manovre, il potere irresistibile, diabolico, del
banchiere milionario quando si trattava di raggiungere il suo fine, di
arrivare ad "_afere in te le man_" _le pussee pelle racazze, i pussee
pei tonnell de Milan!_
E i più pettegoli e chiacchieroni di quegli impiegati esageravano sul
conto del principale: quando il signor Kloss voleva una donna,
qualunque fosse, ci riusciva, a costo di commettere un delitto, o di
spendere un milione.
E il signor Galli aveva pur sentito a raccontare, sebbene alterata
nella sua tragica fine, la storia di quella povera ragazza che _subito
dopo_, pazza d'orrore, si era buttata dalla finestra.
Sano, forte, operoso, il signor Galli era sempre stato casto, com'era
sempre stato onesto. I vizi del signor Kloss e della gente come il
signor Kloss, erano per lui un mistero.... un mistero attorno al quale
indagava adesso per la prima volta, inorridendo, rabbrividendo.
--Che cosa aveva fatto a quella povera ragazza perchè, _subito dopo_,
pazza d'orrore si buttasse dalla finestra?...--E inorridendo,
rabbrividendo, correva col pensiero alla signora duchessa, la nuova
vittima designata, e questo pensiero era per lui un'oppressione, un
orgasmo, un'ossessione.... Vedeva gli occhi languidi e dolci della
giovane signora, atterriti e pieni di lacrime... udiva quella sua voce
così armoniosa e tenera nella preghiera e soave nel lamento.... la
udiva rotta, soffocata dalla sghignazzata triviale, dalla parola turpe,
oscena, prepotente del Kloss.
Il treno preso da Nora era un diretto e arrivava allora, in orario.
Il signor Galli, dietro il cancello, si alzò sulla punta dei piedi, per
scoprire la signora duchessa tra la folla dei viaggiatori. La folla
ingrossò in un attimo.... poi in un attimo diradò: il signor Ambrogio
tornò ad alzarsi sulla punta dei piedi, ad allungare il collo.
--Non c'è?... Non è arrivata?
Ad un tratto chinò gli occhi.
Non l'aveva altro che intravista: non aveva veduto che i capelli biondi
sotto un gran velo grigio, e il luccichio dei grossi brillanti alle
orecchie: nient'altro.
--Eccola!--aveva detto tra sè.
Nora si avanzò lentamente, diritta, sicura: appena vide il signor
Ambrogio gli sorrise, ma poi diventò triste.
Il signor Galli corse a toglierle di mano la piccola borsa.
--Sola? signora duchessa?
--Ho telegrafato a Teodoro,--era il portiere.---Sua moglie, la
Vittorina, mi farà da cameriera. E poi bisognerà bene che mi abitui
anche a farne senza.
Il signor Ambrogio aveva indovinato quello che Nora aveva detto, senza
aver inteso bene.
--Cos'era accaduto di nuovo?... Ah, povera signora! Nora entrò in un
brum, con un piccolo salto leggero, grazioso, mentre il fruscìo delle
vesti, delle sottane di seta, pareva uno stormir di fronde e un batter
d'ali: in fretta si restrinse nel posto, guardando il signor Galli,
aspettando che salisse. Ma il signor Galli, non pareva risolversi.
--Venga dunque.... faccia presto!
--Io potrei... andare a piedi.
--Ma che! Faccia presto.
Il signor Ambrogio salì battendo col cilindro nella carrozza, poi si
curvò, si abbassò, entrò, respirando con fatica, colle mani che gli
tremavano leggermente.
Il brum era già tutto pieno del profumo di Nora, del suo odore di
bionda e di _lilas de Perse_.
Il signor Ambrogio non le era mai stato tanto vicino... Si ritirava, si
restringeva intimidito, non gli riusciva di parlare.
Subito, appena passata la barriera, essa cominciò a raccontargli,
rapidamente, concitatamente, a voce alta per essere intesa dal signor
Galli che era sordo, in mezzo al frastuono della vettura, ciò che le
succedeva.
Matteo Cantasirena l'aveva ingannata, le aveva fatto firmare delle
carte ch'essa non sapeva nemmeno cosa volessero dire, e adesso doveva
pagare subito, sul momento, centocinquemila lire o era rovinata,
disonorata.
Suo marito non sapeva niente, e poi non poteva far niente e poi era
ammalato.--La rovina!... Ma pazienza ancora la rovina!... Era lo
scandalo!... Il disonore!...
--Quanto?--gli domandò il signor Galli che non aveva inteso bene la
cifra.
--Centocinquemila lire!--gli ripetè Nora, avvicinandosi, sfiorandogli
l'orecchio, nel trabalzo del brum, colle sue labbra, col soffio
dell'alito caldo.
--Centocinque.... mila!...--balbettò l'altro, colla voce grossa,
soffocata.
--La _Cisalpina_ è sul punto di fallire; non so in che modo, non ho
capito nemmeno come tutto ciò sia avvenuto, ma certo per la guerra
atroce che le ha fatto il Kloss!... E se non mi riesce di pagare
subito, se non trovo la somma occorrente, sarò travolta anch'io in quel
disastro, in quegli scandali!...--E avvicinandosi ancora, voltandosi,
per fissare proprio negli occhi del signor Galli que' suoi grandi occhi
atterriti e imploranti pietà, che luccicavano nel buio della carrozza
più dei suoi grossi brillanti, mormorò:
--È il Kloss! Ancora lui!... Si vendica! Si vendica!...--e scoppiò in
lacrime.
--Coraggio, signora....--balbettò il signor Galli, il cui respiro si
fece più affannoso, e il tremito delle mani più forte.--Si calmi, buona
signora....
Quando il brum si fermò dinanzi al gran portone del palazzo, il signor
Ambrogio, impacciato, non riusciva ad aprire lo sportello; corse il
portiere, e Nora si slanciò per la prima; l'altro le tenne dietro a
capo basso.
Nora si fermò nel piccolo salotto vicino allo spogliatoio: mandò via
subito la Vittorina, poi prese la mano del Galli, gliela strinse con un
atto di supplicazione intensa. Il Galli ebbe un brivido.
--No.... signora...--temette che in quell'ansia, volesse appressare la
sua mano alle labbra.
--Signor Galli! Signor Galli!... Non ho più che lei.... Non ho più che
lei!... La mia speranza!... Il mio conforto! Il mio amico! Tutto....
Tutto!--E tornò a piangere.
--Signora.... signora duchessa....--pregava a sua volta il poveruomo,
ansante, palpitante... e a lui pure, fra le gocce di sudore scorrevano
alcune lacrime sul grosso faccione smorto, sbigottito.
--Coraggio.... coraggio....--ma non sapeva dir altro, oppresso dal
dolore di Nora, istupidito da quella cifra enorme.
--Centocinquemila lire!... Centocinquemila lire!
L'altra ripeteva:
--La mia speranza.... la mia sola speranza.... tutto tutto....
--Domani,--balbettò il procuratore,--domani mattina dovrei andare a
Torino....
--No! No!--e Nora ebbe un grido, un impeto di terrore, afferrandogli
ancora le mani, appressandosi a lui vivamente, guardandolo, fissandolo
supplichevole, disperata.--No! No! No!
--Partirò domani sera!... Partirò domani sera!--si affrettò a
soggiungere il signor Galli....--Ma intanto, quali sarebbero le sue
idee?... Quali pratiche sarebbero da... da tentare?... Centocinquemila
lire!... Che cosa pensa di fare?
--Dica lei: tutto! tutto!
--Vorrei.... le darei.... l'anima!... Glielo giuro!... Ma io sono....
un pover'uomo! Un povero impiegato.
--Dica lei: tutto! tutto!--ripeteva Nora col più tenero abbandono, col
calore di una fede illimitata, assoluta nella voce soave,
nell'espressione infantile, nel bel viso addolorato e molle di pianto.
--Vuole.... che domattina presto faccia una corsa a Primarole?
--A far che?
--Per vedere il signor Cantasirena!... Sentire, parlare un po' con lui!
Nora si strinse nelle spalle, sospirò: e persuase il signor Galli che
sarebbe stato tempo perso. Al Cantasirena occorreva la somma subito,
sul momento. Che lei avesse ragione o torto, che lei fosse stata
ingannata, raggirata non voleva dir nulla: aveva firmato, ed ora era
compromessa: se voleva salvarsi, doveva pagare.
--Vendere.... non si potrà far altro.
--Sì! sì! Vendere!... Ma subito! Si troverà subito?
Nora, così dicendo, stava levandosi il cappellino: alcune ciocche
sottili, dei fili d'oro rimanevano attaccati: alzò le braccia,
sbrogliandoli.... mosse, snodò, rialzò la gran massa bionda scomposta,
arruffata nel viaggio.
Il signor Galli abbassò il capo vivamente. Nella penombra del
salotto--c'era una sola lucerna sotto una gran ventola rossa e
nera--era stato colpito da tutto quel color biondo e da un'ondata
calda, odorosa.
Nora, lentamente, cominciò a sbottonarsi l'ulster, poi si tolse dal
collo il fazzoletto bianco di _foulard_.--Il signor Galli non la
guardava.... ma si sentiva agitato, inquieto.
Essa gli tornò vicino: lo fissò, si alzò in punta di piedi per
parlargli all'orecchio:
--Come ci riesce quell'uomo!...
--Chi?
--Il Kloss!...
--Riesce.... a cosa?---balbettò il Galli colla voce alterata.
--Che cosa importa al Kloss della _Cisalpina_, del signor Cantasirena,
di mio marito!... È per me.
Al signor Galli uscì dalla gola un suono inarticolato: una parola
strozzata che parve un singulto. Lo aveva già pensato, lo pensava
anch'egli con una certezza tormentosa. Era per lei! Era per lei! Era
lei che egli voleva!
--Signora duchessa.... signora duchessa.... si guardi da quell'uomo,--e
soggiunse, giungendo le mani,--se ne guardi per carità! Per carità! Per
amor di Dio!
Nora indovinò; indovinò, lesse nell'occhio cerulo e buono l'ingenuo
terrore, l'orrore, le ansie più profonde, più nascoste, tutto il
turbamento di quell'anima, di quell'uomo.
--Sì! Sì!--bisbigliò torcendosi le mani nervosamente, con un atto che
esprimeva lo spasimo, lo strazio più atroce, il ribrezzo, e insieme una
desolata attitudine di vinta:--Sì! Sì! Il Kloss! Non lo fa soltanto per
vendicarsi degli altri!... Non lo fa contro gli altri! È per me! È per
me!
Il signor Galli trasalì: alzò i pugni chiusi con un atto terribile di
minaccia.
Nora ebbe un nuovo scoppio di lacrime: ma questa volta non erano più le
lacrime, non era il dolore della bambina. Era la disperazione della
donna.
--Oh, lei! lei!--esclamò, nascondendosi gli occhi, il viso colle mani,
con un senso di orrore.--Lei! lei! Lo avrà aiutato anche lei,
quell'uomo!...
--Io?!--urlò il signor Ambrogio, ansante, con uno schianto, e ancora
coi pugni chiusi, formidabili, e si rizzò più alto, più pallido, più
terribile.--Io?!...
Nora, spaventata, chinò il capo, si scostò istintivamente.
--Senza nessuna sua colpa! Senza saperlo!... Lo ha aiutato quell'uomo
quando mi ha dato il consiglio.... mi ha spinta.... a rivolgermi.... a
ricorrere a.... al Cantasirena. Perchè non mi ha consigliato ciò che
veramente avrei dovuto fare? Che mi avrebbe salvata? Salvata! Perchè
non mi ha consigliata, non mi ha costretta ad accettare le proposte del
signor Vigliani, i consigli del Vigliani? Se me lo avesse detto lei,
oh, da lei avrei tutto accettato! Tutto, tutto!--E sarei salva!
--Ha ragione! Ha ragione!... La signora duchessa ha ragione!... Sono
stato io.... io.... io! Ha ragione, ha ragione!...--e il pover'uomo,
tremante, sconvolto, si umiliava dinanzi a Nora, implorava il suo
perdono.--È vero! È vero!... È mia la colpa! Tutta mia!
Nora lo tranquillò. Lo consolò. Fu lei che gli domandò scusa,
cercandogli, stringendogli, accarezzandogli le mani.
Era una parola sfuggita in un momento di pazzia; il signor Galli aveva
fatto tutto a fin di bene.
--Basta che mi perdoni, e non mi lasci sola.... non mi abbandoni!...
Sola, che cosa potrei fare? Allora sì, dovrebbe avere un rimorso, un
gran rimorso.... se mi lasciasse sola!
--No!... No!... Mai!
Il signor Galli accasciato, affranto, si era seduto. Nora si era
appoggiata alla sua poltrona: essa aspettava, aspettava che parlasse,
che le rispondesse, che le dicesse che cosa doveva fare;.... aspettava.
Il signor Galli si asciugò gli occhi col palmo della mano, si raccolse,
si sforzò, finchè l'uomo serio, grave, riprese il sopravvento.
--Dall'oggi al domani, pensare a poter vendere il palazzo, la villa, è
impossibile. Bisogna cercare di ripigliare le pratiche già iniziate dal
signor Vigliani.... oppure intavolarne di nuove, ma ci vuol tempo.
La guardò, la fissò gravemente.... poi, con tristezza, fissò le
buccole.
--I miei brillanti!--esclamò Nora, alzando vivamente le due mani alle
orecchie come per difendere quelle gemme. Ma poi, subito, gli rispose
docile, rassegnata:--Tutto, tutto ciò che vuole!--E gli disse che aveva
portato apposta con sè da Casalbara tutti i suoi gioielli e che c'era
anche l'argenteria.
--Pur troppo, come le ho detto altre volte, il vendere gli oggetti
preziosi, è sempre un cattivo affare; ma, ora, in questo momento, non
abbiamo da scegliere: se il ricavo non sarà sufficiente, per quindici,
per ventimila lire potrà bastare forse anche la mia garanzia....
E il signor Ambrogio non parlò più che di affari. La mattina dopo
sarebbe andato da un suo amico, un orefice, il Gatti, un galantuomo, un
uomo segreto; si sarebbe consigliato con lui: intanto la signora
duchessa doveva farsi coraggio, tranquillarsi.... procurar di dormire.
--Verrà presto domattina?
--Subito, appena avrò parlato coll'orefice.
Nora lo accompagnò lei stessa fino all'anticamera, rischiarata soltanto
da una lucerna fioca, bassa.
Anche lì, diritta, in piedi, appoggiata all'uscio, prima di lasciarlo
aprire dal Galli, gli prese la mano, gliela strinse dolcemente,
dolcemente premendola sul suo petto tepido, sotto la camicetta di
battista. Ne' suoi occhi, fissando tacita il signor Galli, passò ancora
un lampo: era il pensiero, lo sgomento del Kloss: ma poi tornò a
sorridere con tutto l'abbandono, con tutta la fede, con tutta la
sicurezza.
--Ha una figliuola da salvare....
L'altro la fissò immalinconito, scrollando il capo.... Non aveva
inteso.
Nora girò attorno gli occhi inquieta, sospettosa: lì, nell'anticamera,
non poteva parlare tanto forte come nel salotto. Il signor Ambrogio
abbassò il capo, essa si alzò ancora in punta di piedi, e gli ripetè
nell'orecchio, proprio nell'orecchio, colle parole lunghe, chiare,
avvolte nel caldo profumo del suo alito:
--Ha una figliuola _sua_, da salvare.... Mi salverà?... Mi salverà?
Il Galli si scostò rabbrividendo; egli pure in quell'attimo aveva
intravveduto il Kloss, gli occhi del Kloss, il ghigno del Kloss.
E siccome Nora lo interrogava colle pupille ansiose, egli balbettò:
--A servir le canaglie.... le canaglie.... si può prestar la mano alle
più turpi canagliate.... alle più turpi canagliate.... Signora!...
Signora!... quanto mi sento colpevole verso di lei! Colpevole!...
Se ne andò. Fece la strada più solitaria e più lunga per tornar a casa.
La notte era nuvolosa, soffiava un ventaccio umido, freddo; ma il
signor Galli camminava a testa scoperta.... sempre col cappello in
mano.
--Che hai? Ti senti male?--gli domandò sua moglie quando lo vide
comparire pallido, stravolto.
Essa lo aspettava sempre alzata, nella prima cameretta, dopo la piccola
cucina; aspettava il marito lì, tutte le sere, lavorando vicino al
letto dove dormiva lei sola, col suo bambino.
--Ti senti male?--gli domandò ancora, a voce più alta, perchè l'altro
l'aveva guardata e aveva aperta la bocca senza rispondere: non aveva
capito.
E rimase muto, immobile, ritto in piedi, finchè la moglie adagio gli
ebbe accesa la candela.
Prese il lume, lo guardò aspettando che fosse bene acceso, poi
bisbigliò:
--A servir le canaglie si può prestar la mano alle più turpi
canagliate....--E rimase lì, ancora immobile, a guardare la fiamma
della candela che diventava più chiara, più viva.
La signora Galli amava suo marito di un affetto che era adorazione,
devozione; il suo rispetto era profondo, com'era profonda e nobile la
sua riconoscenza: quell'uomo che l'aveva sposata colpevole, che aveva
dato un nome al suo bambino, quell'uomo giusto, onesto, grande,
generoso, era per lei come un Dio impeccabile. E per questo senso di
rispetto, la signora Galli era timida con suo marito. Quella sera non
era punto tranquilla dopo la risposta avuta, ma non osò ripetere la
domanda. Soltanto, quando vide che egli stava per allontanarsi, gli
porse la fronte, per ricevere il solito bacio che le dava tutte le sere
colla buona notte.
Il signor Galli non avvertì quell'atto, non udì la voce affettuosa, il
saluto della moglie.... si avviò nella sua stanza, sempre assorto,
fissando la fiamma del lume.
Quando passò dinanzi al letto, il bimbo addormentato si agitò, si
voltò, stese le piccole braccia; anche nel sonno il bambino era
abituato a ricevere quel grosso bacio paterno pieno d'amore, ch'era una
protezione e una benedizione.
Il signor Galli entrò in camera sua.... ma non si ricordò del bambino.
Corse in fretta la mamma a baciarlo e ricoprirlo, poi ansiosa rimase in
ascolto vicino all'uscio: suo marito non si moveva, non si svestiva
ancora: essa non udì che un sospiro lungo, profondo.
Il signor Galli.... pensava alla duchessa. Pensava quanto era stato
imprudente, colpevole verso di lei.... pensava rabbrividendo che forse
era stato lui a darla nelle mani del Kloss!...
--Questo mai! Questo mai!... Non sarà mai!
Tutta notte fu un orgasmo, un'oppressione.
Non gli era più possibile immaginare la duchessa sola. E la vedeva
viva, scolpita.... come gli era apparsa alla stazione.... poi quando si
era levato il cappellino.... poi il _foulard_.... e poi diritta,
appoggiata all'uscio, disfatta dal dolore, dalle lacrime, dalla
stanchezza.... E vedeva il Kloss, nel suo studio, buttato sul suo sofà
che ghignava.
La mattina si alzò prestissimo; attraversò l'altra camera in punta di
piedi.... si fermò un istante, ascoltò il respiro di sua moglie, e
quello del bambino. Uscì senza svegliarli, e andò difilato al caffè
Carini, dove il signor Gatti si recava sempre la mattina presto, prima
di aprir bottega, a bere il caffè.
Era troppo presto; dovette aspettare più di un'ora: ma poi l'orefice
venne. Il Galli gli lasciò prendere il suo caffè, poi gli raccomandò il
segreto e gli disse di che cosa si trattava.
Conclusero che l'orefice sarebbe andato dalla duchessa di Casalbara
quella mattina stessa, prima di mezzogiorno.
Il signor Galli gli fece un biglietto di presentazione, tirò in lungo
un'oretta, poi si recò ad avvertire la duchessa. Era presto, forse; se
dormiva ancora sarebbe ritornato.
La Vittorina gli disse che la signora duchessa era ancora a letto, ma
che aveva dato ordine di farlo passare.
Il signor Ambrogio si sentì serrar la gola: seguì la Vittorina
inciampando nei tappeti. Quando fu nello spogliatoio e vide ancora
buttati sulle seggiole i vestiti, la camicetta che Nora indossava la
sera innanzi, si fermò risoluto.
--Tornerò,--disse alla Vittorina.
--Venga, venga, signor Galli!
Era la duchessa che lo chiamava.
Ma il signor Galli non si mosse.
La Vittorina teneva aperto l'uscio e sorrideva....
--Venga! Venga, signor Galli!
Egli entrò, ma rimase immobile, vicino all'uscio che la Vittorina
andandosene aveva richiuso. Non poteva fare un passo: quella cameretta
piccola, elegante, calda come una serra, era troppo piena di lei, del
suo tepore odorante, della sua bellezza, della sua giovinezza, dei suoi
capelli biondi. Egli non poteva muoversi; osava appena respirare....
l'aria stessa era così piena di lei.... era lei.... respirava lei in
quella camera.... Lei che egli sentiva, ma non vedeva.... Vedeva,
invece, le piccole babbucce vicino al letto, basso come un divano;...
sulla poltroncina accanto una camicia bianca, ancora ripiegata, lieve
come un soffio di trine, con un nastro rosa nel mezzo. E trasalì: la
faccia odiosa del Kloss, il ghigno del Kloss, il Kloss sudicio,
sfacciato, prepotente, gli apparve, saltellante, sghignazzante, come un
padrone, in quella cameretta tepida, odorosa.
--Venga!... Venga!...
Nora ritta, seduta sul letto, gli stendeva la mano.
Il signor Ambrogio non vide che una massa di capelli biondi, il
casacchino rosa.... e chinò gli occhi.... Vide la piccola mano tesa
verso di lui.... la toccò.... e subito si ritrasse.
--È forse un po' indisposta la signora.... duchessa?
--No.... ma sono stanca.... stanca.... tanto stanca....--
Si allungò, si distese nel letto con un sospiro, un fremito di delizia.
Poi di nuovo, d'un tratto si rizzò a sedere, mentre l'onda dei capelli
che le cadevano sulla fronte, sulle spalle, andava, veniva, si agitava
fantasticamente sull'origliere, sul guanciale bianco, sul casacchino
rosa....
A capo chino, cogli occhi bassi, fuggenti, il signor Ambrogio vedeva
sempre tutto quel biondo, come vedeva sempre il Kloss.
--E il suo amico?...
Il signor Galli scosse il testone intronato per indicare che non aveva
capito.
--Venga più vicino!--e lo chiamò anche colla mano, mentre con
quell'atto rapido, il braccio nudo appari nelle maniche ampie,
trasparenti.
Il signor Galli fece un altro passo.
--Venga più vicino,--gli ripetè Nora colla bella voce chiara, alta.
Poi, quando l'altro le fu accanto, essa, appoggiandosi colle due mani
sul letto, si rizzò sorridendo, e colla testa facendogli segno di
abbassarsi, gli disse all'orecchio:
--Di là, c'è la Vittorina: non posso gridare tanto forte: non voglio
farmi sentire!
Il signor Galli rispose che aveva capito; che aveva ragione.
--Ha parlato col suo amico? l'orefice?
--Sì, signora.... duchessa. Sarà qui prima del mezzogiorno.
--Va bene: allora per il mezzogiorno sarò alzata.
Il signor Galli sorrise: era contento che si alzasse.... mille
inquietudini strane, intime, mille agitazioni dei nervi, del sangue, si
acquetavano a quell'idea: erano svanite: essa si alzava!... Nessun
altro l'avrebbe veduta lì.... così bionda nella casacca rosa, lì nel
suo letto! Si alzava!... E la sua contentezza si faceva più viva e
rideva.
Allora le raccontò minutamente dove era andato a cercare l'orefice,
tutti i discorsi che avevano fatto, e la promessa avuta, del massimo
segreto.
--Non dubiti, signora duchessa. Ha da fare con un galantuomo.... come
me.
--Oh lei!... lei!...--gli disse Nora tornando a rizzarsi sulle due
mani....--Lei è più di un galantuomo,--e gli fece cenno di
abbassarsi.--Lei è il babbo!
Il signor Galli sentì le labbra che si chiudevano e si schiudevano così
dolcemente nel dire "babbo." ....--È il babbo buono che mi salva!
Poi, a un tratto, si voltò: prese dal piccolo panchettino, accanto al
letto, vari astucci e li distese sulla coperta ricamata: in quell'atto
le spalle scomparvero sotto la massa bionda.
--Guardi un po': basteranno?
Glieli mostrò tutti, sospirando: si provò un'ultima volta le sue perle,
scotendo fortemente il capo nell'annodarle, per allontanare i capelli.
--Basteranno?
In quel punto entrò la Vittorina con un dispaccio.
--Dio!... Dio! Dio!... Cosa sarà?
Nora, si allontanò i capelli dalla fronte per poter leggere: la
Vittorina, prima di uscire, schiuse un po' la finestra.
--Dio, Dio, cosa sarà?
Era un dispaccio di Matteo Cantasirena da Primarole. "Disordini
gravissimi. Urge assolutamente. Regolati."
--Dio! Dio! Basteranno?...--domandò Nora agitatissima, angosciata.... e
sempre ritta coi pugni affondati nelle coltri, fissò sul signor Galli
que' suoi occhi interrogatori e supplichevoli, nei quali luccicavano le
lacrime.
Il signor Galli tremò: ebbe paura di quelle lacrime in quel momento:
paura di sè stesso se l'avesse vista piangere in quel momento.
--Non pianga!--le disse con un tono di comando, risoluto, aspro.--Se
non basteranno.... provvederemo.... procurerò io.... come le ho detto
ieri sera.... purchè,--anch'io è un debito che dovrò fare--purchè ella
mi autorizzi a vendere, e a tutti quei provvedimenti che crederò
necessari.
--Tutto, tutto! Non sono la sua figliuola?... la figliuola sua?...
--Allora.... tornerò dopo che sarà venuto il Gatti: adesso vado, devo
andare. Mi lasci andare!
--Non va a Torino, nevvero?--E Nora, con un piccolo grido, si rizzò di
più sul letto, spaventata. Il Signor Galli rivide ancora gli occhi
supplichevoli, atterriti, luccicanti di lacrime, che non voleva più
vedere.... che non doveva più vedere.
--No.... non andrò a Torino altro che stasera.... dopo.... quando
avremo accomodato tutto, e lei sarà più tranquilla.
--Dove va? Dove va? Dove deve andare? Queste parole eran dette in un
tono così sommesso che il signor Galli non le poteva capire, ma le
indovinava dal moto delle labbra.
--Devo andare... alla banca.
Nora ebbe un lampo: tremò. Se il Galli parlava col Kloss, tutto era
perduto!... Ma non avrebbe parlato!...
--Alla banca!--esclamò, con un fremito, con un brivido di orrore, e
ancora chiamò il signor Galli vicino, più vicino....
Egli si chinò, diventando pallido.
Mentre Nora gli parlava all'orecchio, e gli parlava del Kloss "di
quell'uomo" e lo supplicava di non dir niente "a quell'uomo" per
carità! per carità! di non dirgli ch'essa era tornata da Casalbara, che
era a Milano, sola, le si era aperto il casacchino rosa, le si era
aperta la camicia bianca di battista, ed era riapparsa a un tratto la
piccola catenella d'oro che si moveva, si abbassava, si rialzava....
--Il Kloss certo, vorrebbe venire da me! Vorrebbe parlarmi!
--No!...--Il Galli trasalì. Quel--no--era stato un grido rauco, un urlo
represso, soffocato, di orrore, di terrore.
--Vorrebbe vedermi, ad ogni costo.
--No: non lo riceva! Mai! Mai!
Nora guardò il signor Galli.... Sorrise--aveva capito.
--Non devo riceverlo il Kloss?...--Era la bimba ingenua che
scherzava.... ma Dio! Dio! perchè scherzava con quel nome?
--No... non si fidi!
Essa si riadagiò, si distese nel letto, mollemente.
--Nè il Kloss, nè nessuno?
--Nessuno! Nessuno!
--Soltanto l'orefice?
--Sì, soltanto il Gatti. Non si dimentichi il nome! Gatti.... Giuseppe
Gatti. E poi deve presentarsi con un mio biglietto.
Nora sorrise ancora, e, come per tranquillarlo, per accontentarlo, per
consolarlo, gli disse forte, stringendogli la mano... scherzando nel
tenergli stretta la mano, dimenandogli il braccio:
--Ebbene... lo dica lei stesso alla Vittorina e a Teodoro di non
lasciar passare nessuno... soltanto il signor Gatti... un signore che
verrà con un suo biglietto.
--Sì!... Sì!...
--Glielo spieghi bene.... Soltanto un signore che verrà con un suo
biglietto, verso il mezzogiorno.
--Sì... Sì....
--E lei?... Quando?...
--Verso le due....
--Non può prima?... No?... No?
Il signor Galli entrò alla banca pallido, sconvolto.
--_Come? Niente partisse per Turin, stamattina?_
--Parto alle quattro,--gli rispose il procuratore, sgarbatamente,
voltandogli le spalle.
--_E la liquitazion cont l'Insubria?_
--Vado adesso.--E presa la busta grossa di pelle, vi mise dentro molte
carte e il libro dei chéques.
--_Cuanti tisortini a Primarol! Carnefalata finisce a legnat!_
--Come lo sa, lei?--gli domandò il signor Galli, voltandosi di colpo,
fissandolo.
--Un dispaccio dell'_Italia_. Chiamato rinforzo truppa--disordini
gravi, feriti.
Il signor Galli cercò subito il giornale, lesse il dispaccio
ansiosamente, febbrilmente.--Bisognava provvedere subito! subito!
subito!
Il Kloss, si fregò le mani, con un saltetto.
--_Grande carnefalata stà per finir_....--Poi si avvicinò al signor
Ambrogio e tirandogli un bottone dell'abito gli disse con una cert'aria
di mistero:
--_G'hoo i mè itei, i mè progett, i mè reson. Quand mi volessi una
cosa, mi arrivassi sempre al mio scopo. Occi o toman_ verrà certo a
Milano, _cuella matama_ in cerca _te tanée_. _Se la scrive a lei de
folerti parlar_, lei, signor Galli, _lavarsene i man: risponder
niente_--_non farsi fetere_. _Ma supito afertime mì.... e cito con
tutti!_ _G'hoo i mè itei, i me progett, i mè reson_.--E sghignazzando e
scherzando, concluse che alla _pellissima catta_, appunto in quei
giorni, aveva finito di tagliar le unghie.
Il signor Galli lo guardò stranamente e se ne andò senza salutarlo.
--E il danaro?--pensava, continuava a pensare lungo la strada, poi alla
banca, facendo delle somme che non gli riuscivano mai,--e il denaro
dev'essere soltanto di pochi, deve essere di costoro! E deve servire a
simili canagliate! Che canaglia!... Che sfacciato!... Che canaglia!...
Ma che cosa pensa di me?... Che cosa crede di me? Crede di avermi
comperato? Crede che io sia il suo mezzano?... Buffone! Io sono un
galantuomo e un uomo libero.... padrone di me, del fatto mio, della mia
volontà.... della mia firma! Appena torno da Torino, le mie dimissioni!
Un tozzo di pane, per me, lo troverò dapertutto.--E in quel momento,
non si ricordò della moglie nè del bambino. Pensava invece al signor
Gatti.
--È un galantuomo; ma si sa.... i gioielli, a venderli, perdono assai
del loro valore.... povera signora!--E sospirò profondamente.
Il signor Galli, che conosceva tante miserie umane, il cui animo
generoso, onesto, nobile, era rimasto contristato e atterrito da tante
miserie umane, sospirava allora per quella povera signora, così buona,
così affabile e tanto disgraziata, la quale doveva rinunciare ai suoi
brillanti, alle sue perle, alle perle che essa si annodava con tanto
amore e con tanta grazia, scotendo la testa, per allontanare i capelli
biondi....
E il Kloss la voleva! Il Kloss! Il Kloss! Il Kloss!
Che ingiustizia, che iniquità!--Il denaro in mano a pochi, in mano alle
canaglie!
Non sapeva più quello che si facesse. Era un'aberrazione che diventava
una demenza; un'aberrazione del sangue che gli accendeva la fantasia.
Doveva salvarla! Doveva salvare quella donna che lui stesso aveva
consigliata male, che lui stesso aveva messo nelle mani di quel
satiro!... Di quel satiro che rubava i danari per rubare le donne! Come
le leggi erano assurde, inique! Come la giustizia era falsa, come era
tempo di rifarlo il mondo, tutto il mondo!
Era contento il signor Kloss! Ghignava! Credeva già di essere riuscito!
Che infame!... Che ingiustizia! Tutto per il danaro! La gioventù di
quella donna, il suo cuore, il suo ribrezzo.... tutto per il danaro,
per un pugno di danaro....
Che ingiustizia! Che grande ingiustizia!
Crede di aver vinto! Di averla nelle mani!... Come l'altra! la
poveretta, che _dopo_, per la vergogna, per il ribrezzo, per l'orrore,
per lo schifo.... si è buttata dalla finestra!
E rivedeva Nora.... i capelli biondi.... la casacca rosa.... la piccola
catenella d'oro nascosta sotto la battista.... Sentiva quel profumo....
rivedeva quelle vesti sparse sulle sedie dello spogliatoio.
E l'avrebbe lasciata a quell'uomo, abbandonata a quell'uomo.... come
l'altra.... che si era buttata dalla finestra?
Ma che cosa aveva fatto.... che cosa aveva fatto quell'uomo, quel
mostro a quella povera ragazza per spingerla così alla disperazione....
a voler morire subito dopo?... A buttarsi dalla finestra?
Nora lo aspettava nel salottino della sera innanzi; appena lo vide
entrare gli corse incontro disperata.
--L'orefice, per un affare così, sul momento, non può dare più di
venticinque o trentamila lire!... E da Primarole m'hanno telegrafato
ancora; vogliono tutto per domani!
Il signor Galli barcollò, non disse una parola.
Nora si nascose il viso fra le palme con un atto di orrore, poi gli
domandò, pallida, risoluta:
--Il Kloss.... è qui?
--Sì.
--Gli dica di venir subito. Bisogna che gli parli. È l'amico di mio
marito, mi salverà.
--No, no! Lei non vedrà quell'uomo!...
--Vuole che io sia trascinata in mezzo agli scandali? In un processo?
--No.... Lei non lo vedrà, non gli parlerà.
--Devo farlo!... Devo farlo!... Non è più possibile lottare.... Non è
più possibile.
Il signor Galli la fissò, le labbra mute, contratte, il volto livido,
di un pallor tragico.
--Le ho detto.... signora.... Io posso....
Non parlò, non potè più parlare;... prese il libro dei _chéques_ dalla
busta e ne firmò due in fretta, poi li consegnò alla duchessa.
--Sono all'ordine del signor Cantasirena. Domani, quando vuole, può
mandare alla Banca Insubria a riscuotere la somma.
Nora prese i due _chéques_ con un tremito e li guardò cogli occhi
maravigliati, nei quali brillava un lampo di avidità.
--Come?...--domandò con voce secca, disarmonica.... non più con la voce
di prima, dalle calde modulazioni.--È certo?... Non mi faran poi....
nessuna difficoltà? Ha detto.... alla Banca Insubria, non è vero?
Il signor Galli ripeteva di sì, col capo. Ma l'agitazione, l'orgasmo,
la demenza del pover uomo si erano dissipate a un tratto, scorgendo il
lampo di quegli occhi astuti, notando il fremito ansioso di quella voce
fredda, roca, quasi aspra.
--L'ho consigliata male,--balbettò nel bisogno immediato, supremo di
trovare a sè stesso una scusa per ciò che aveva fatto.--Ero in dovere
di rimediare....
E quando Nora, comprendendo, volle essere di nuovo dolce, tenera,
allettatrice, non parve a lui che una commediante, falsa, tutta
falsa!...--Una commediante!
Il signor Galli se ne andò in fretta. Voleva esser solo, solo, solo!
E quando fu solo, a poco a poco la verità penetrò nella sua mente, nel
suo sangue, nella sua coscienza.
--Che cosa aveva fatto?...
Non pensò più che doveva recarsi a Torino, che doveva
partire....--Continuò a camminare, a camminare....
La sera di ottobre calava fredda.... livida, tetra.... Il signor Galli
continuava a camminare, a camminare nello squallore delle vie deserte,
lungo il Naviglio.... Il Naviglio nero, sotto la luce smorta, dei primi
lampioni...; a poco a poco egli era ritornato in sè.... La verità
incalzante era con lui, correva con lui, fuggiva con lui.... la verità
tremenda, eterna, che ingrandiva ad ogni passo, che non lo avrebbe
lasciato mai più:
--Ladro!... Ladro!... Sono un ladro!