La mattina dopo, Pietro Laner, cercando di rimanere nascosto il più
possibile perchè nessuno della villa lo potesse scorgere, passeggiava
lungo il viale degli ippocastani.
Nora gli aveva detto:
--Aspettami in fondo al giardino, vicino al piccolo cancello, verso le
dieci: usciremo insieme. Faremo una delle _nostre_ passeggiate.--Ti
ricordi?
Pietro aspettava Nora, ma era inquieto. Le dieci erano suonate da un
pezzo e Nora non compariva.
Quanto era accaduto la sera innanzi, adesso lo turbava, lo angustiava.
--Il ritorno all'amore, l'abbandono di Nora,--pensava in cuor suo,--non
è stato naturale. Certo era in preda ad uno stordimento, ad una
esaltazione strana....
Poi, crescendo la sua inquietudine, il suo orgasmo, perchè il tempo
passava, passava, e l'altra non compariva, ebbe un impeto di collera,
di sdegno, contro sè stesso; non voleva più fingere, cercare le parole
per nascondere, per attenuare ipocritamente la verità.
--Nora era ubriaca, ubriaca di grida, di chiasso, di caldo.... e di
sciampagna!--Ubriaca! Volle dirla tutta, volle ripeterla, chiara, la
brutta parola: era ubriaca!
Ma ciò non acquietava i suoi timori, non scemava i suoi rimorsi.
Travolta nel baccano, stordita da tanta gente, costretta a parlare con
tutti, a ricambiare tutti i saluti, gli evviva, i brindisi, d'un tratto
le era pigliato il capogiro, ed egli aveva approfittato, abusato, di
quel momento, dell'abbandono di Nora, della sua confessione!
Le dieci erano suonate da un pezzo e Nora non compariva....
--Era malata?
E se Nora, risvegliandosi.... ricordandosi.... scomparsa l'esaltazione,
la demenza, provasse orrore di ciò ch'era successo?
E non veniva!... Perchè non correva a rassicurarlo, a consolarlo?
Se fosse ammalata? Se fosse sdegnata? Se avesse vergogna di sè stessa,
se lo odiasse?
E Pietro non vedeva più il bel viso irradiato dall'amore, ma
contraffatto dall'ira. Non più la Nori, ma la Casalbara, la duchessa,
così in alto, in tutta la pompa, il fulgore di una bellezza maestosa,
regale..., tutta cosparsa, circonfusa di gemme.... Ed egli se ne era
impossessato, aveva abusato di lei come un miserabile, come un
ladro....
--Sì! era stato lui il demente!... Era stato lui l'ubriaco!
E Nora non veniva! Non si vedeva ancora! Oh, se lo avesse amato
davvero, se lo amasse, sarebbe corsa! Sarebbe lì!...
In quel punto, voltandosi quasi furtivamente, spaurito, verso la villa,
vide la bella figura bianca, sotto un ombrellino rosso che scendeva
lentamente dal terrazzo: Era lei!...
E appena Pietro la vide, ancora da lontano, svanirono, come per
incanto, tutte le inquietudini, tutti i timori, i dubbi pazzi,
fantastici! Vedendola appena, ancora da lontano, vedendola avvicinarsi
diritta, tutta bianca sotto l'ombrellino rosso, col passo ritmico e
sicuro, mollemente, elegantemente ondulando, svanivano le cupe immagini
e lo invadeva tutto, e gli saliva dal cuore al cervello, gli saliva
giubilante, festante, l'amore!
Lentamente, cercando sempre di nascondersi perchè nessuno della villa
lo potesse scorgere, le andò incontro.
Essa gli accennò graziosamente del capo, e gli sorrise: quando gli fu
dinanzi, ferma, sempre diritta, gli sorrise nello stendergli la piccola
mano, senza guanto, profumata e fresca come un fiore, come molti fiori:
e la manina non tremava, stringeva forte.... Nora non arrossiva:
continuava a sorridere fissandolo, fissandolo bene negli occhi,
arditamente.
Fu Pietro Laner, invece, che arrossì, sotto quello sguardo lucente,
fisso, evocatore.... e abbassò il capo.
Quando tornò a guardarla, essa lo fissava ancora: non gli disse niente:
gli mandò un bacio, stringendo e allungando le labbra.
Pietro lo sentì, con un brivido di piacere.
--Oh, Nori....--e disse tutto non dicendo altro che questo:--Oh, Nori.
--Ti ho fatto aspettare, non è vero?--gli domandò la duchessa colla
bella voce limpida e scolpita.--Ti ho fatto aspettare! Ma se tu sapessi
quell'uomo! Dio, com'è noioso! noioso! noioso! Sono passata un momento,
a vedere come stava. Sai che ieri sera si è sentito malissimo? Tutta
notte le palpitazioni di cuore! Quando poi è ammalato e ha paura,
diventa ancora più noioso.... e più insistente. Voleva alzarsi per
scendere con me in giardino! Figurati! Ho fatto due occhi al dottor
Foresti! Lo terrà in letto fino all'ora di pranzo!--Stamattina!
Pensa!... Aveva scelto bene la mattina per seccarmi!
E Nora sorrise ancora, ma adesso cogli occhi sfavillanti, colle nari
dilatate, colla bocca rossa e umida, sulla quale pareva fremere il
desiderio, dalla quale pareva prorompere la gioventù, la salute,
l'amore.
--Appena ho potuto--esclamò con un'alzata di spalle--ho piantato quel
noioso col dottor Foresti e con Evelina!
Pietro, a quel nome "Evelina" buttato lì così, distrattamente, si
turbò: quel ridere di Nora gli sembrò sguaiato.
Intanto erano giunti presso il cancello: ma lo trovarono chiuso.
Nora, subito, si arrabbiò e pestò i piedini con furia:
--È un gran stupido quel giardiniere! Stupido! Stupido!
Passò dal viale in mezzo al giardino, guardò verso la villa, se c'era
qualcuno--Nessuno!--Allora, circondando la bocca colle piccole mani
cave, trasparenti al sole e scintillanti di gemme, cominciò a gridare
forte:
--Oouh! Oouh!....
Il giardiniere sbucò da una siepe: vide la duchessa: capì, si battè col
pugno sul capo e cominciò a correre verso il cancello, cercandosi la
chiave nelle saccocce.
Nora tornò nel viale, e passando dinanzi alla selvetta e intravedendo
l'Ercole tra il folto dei rami, lo indicò a Pietro, stringendogli,
pungendogli il braccio con un pizzico acuto delle unghie:
--Di'?... Quel signore?... Parlerà?...
Ma subito corrugò le ciglia, diventò rossa di collera, cambiò faccia,
voltandosi a strapazzare il giardiniere che sopraggiungeva in quel
punto ansante, trafelato e apriva il cancello.
--Ve l'ho detto cento volte! Voglio sempre trovar aperto la mattina!
Pare impossibile! Tutti poltroni!
Il Laner supplicava Nora cogli occhi perchè si frenasse, perchè
smettesse di gridare: ma Nora non gli badava.
--Bere! Mangiare! E basta!--Non si pensa ad altro.
Pietro, uscito dal cancello, andò innanzi, solo, di qualche passo.
--Anche quell'uomo lì--disse Nora raggiuntolo--è un protetto del signor
Matteo!
Nora gli passò dinanzi e Pietro le tenne dietro: attraversarono i
campi, per raggiungere un'altra stradetta solitaria, ombrosa, chiusa
fra due rive strette di ontani.
Le erbe alte, la fioritura gialla, aurata, le macchie cupe, nereggianti
dei gelsi, l'azzurro carico del cielo, l'orizzonte vasto, piano,
uguale, infinito, e l'accension della luce in quella giornata limpida,
sotto il sole scottante, davano alla pianura lombarda, così monotona e
triste, i colori intensi, le tinte fantastiche, strane, evanescenti dei
paesaggi orientali.
Nora, invece di parlar d'amore, cominciò a parlare d'affari; ma
quietamente, senza più arrabbiarsi.
--Sai?... Io posso dire che non mi appartengo più: sono agli ordini del
signor Matteo e della _Cisalpina_.--E per il signor Matteo sono stata
costretta fino ad oggi a godermi quell'uomo, quel vecchio uggioso,
odioso, pesante... a fingere ancora....--Ma adesso non ne posso più e
basta! L'ho dichiarato anche al dottor Foresti.--Ci pensi anche lui:
basta!
Tacquero; Pietro, riconoscente, si voltò a guardarla. Ma Nora non gli
badava: non pensava a Pietro: era tutta intenta, assorta nel pensiero
dello zio Matteo, degli affari.
--Il signor Cantasirena ci ha trovato, ci ha anticipato dei danari: e
per questo si è imposto.--Sai che il Kloss, almeno pare, torna da capo
a far la guerra alla _Cisalpina_?
--No--non so niente.
Pietro Laner, non faceva mai altro nel "Consiglio" che votare come
voleva il direttore: il suo posto di "segretario particolare" si
riduceva a copiare delle lettere e a far il correttore di bozze alle
_Risorse Italiche_.... l'unico posto, oltre a quello di Mariano Perego,
che avrebbe dovuto essere retribuito.
--Sai,--continuava Nora con certe risatine caustiche e ciniche, in cui
si rivelava ancora la figliuola dello zio Matteo in guerra coi
_Tirolesi_ e la maestra di canto e di pianoforte, la maestra della
Schönfeld alla caccia di lezioni.... e di mariti.....--Sai, gli affari
della Cisalpina, adesso che hanno fatto venire un'Eccellenza, andranno
a rotta di collo!--Non si dice che i ministri del regno d'Italia sieno
tutti iettatori?... È vero?--Tu che ci credi in queste cose, devi
saperlo!--Ma ci vuol altro che un'Eccellenza "per sbaragliare il
boemo!"
Pietro seguiva Nora ascoltandola silenzioso, tagliando coi colpi del
suo bastoncino le erbe più alte, facendo scoccare dal gambo le
margherite e i garofani selvatici.
Oh, anche adesso aveva ritrovata, _sentiva_, la Nora d'un tempo.... ma
non la sua Nori buona.... la Nora scettica, aspra, cattiva!
Essa si animava soltanto quando parlava del Kloss! La sua voce allora
diventava più calda; essa mostrava quasi del timore e insieme
dell'ammirazione per il Kloss.
--Quello sì, è scaltro, furbo, abile! Sa frenarsi, fingere, piegarsi a
tempo quando potrebbe essere battuto.... e intanto premunirsi per
parare i colpi avvenire.... e prepararsi alla _revanche!_--Il Kloss!...
Il Kloss è un uomo di talento!... Un uomo forte!... È un vero
milionario!--Quello sì!--e Nora sospirò.
Che voleva dire quel sospiro, quel rimpianto?
Pietro si sentiva stringere il cuore, sentiva svanire la sua gioia.
Seguiva Nora, sempre silenzioso, a testa bassa, tagliando, spezzando
d'un colpo, col bastoncino, le erbe, i fiori e i ramoscelli più alti.
Quando ebbero raggiunto la piccola stradetta fra le due rive spesse di
ontani, Nora si fermò un momento per respirare, all'ombra: poi
ripresero il cammino.... l'uno a fianco dell'altro.
Anche Nora, adesso, taceva; era diventata pensierosa. Riandava il suo
passato! Come era stata ingannata! Come si era ingannata!... E come
aveva agito male con Pietro, col povero Pietro, in quel suo orgasmo, in
quel suo impeto, in quella sua smania di ricchezza, di grandezza, di
fasto!... Povero Pietro!--E Nora pensava a quell'altra passeggiata....
all'ultima passeggiata che avevano fatto insieme a Milano.... ai
giardini.... dietro il Museo.... e rivedeva il viso pallido, straziato
dall'angoscia.... sentiva quella voce rotta dall'amore, dal dolore e
dalle lacrime.
--Povero Pietro!
Si voltò, guardò in fondo alla piccola stradetta, guardò innanzi....
non c'era nessuno.
--Povero Pietro!--gli si appoggiò al braccio amorosamente, si alzò in
punta di piedi e lo baciò.
Pietro, sussultando, strinse Nora, tutta Nora, fra le braccia con un
impeto di passione.
Essa, spaurita, si staccò da lui, divincolandosi.
Si voltò ancora a guardare in fondo della stradetta.--Non c'era
nessuno! Allora tornò ad infilare la manina piccola, dalle unghiette
che punzecchiavano sempre, sotto il braccio di Pietro, e di nuovo si
appoggiò a lui con tutto l'abbandono.
--Hai scritto a Milano che resti qui?
--Non è possibile, cara: mi aspettano al giornale.
--Al giornale ne prenderanno un altro: fa un po' il piacere!--e
fermandosi, fissando il Laner duramente gli disse:
--Voglio così! Ricordati!
Poi si placò, tornò a camminare:
--Fa un po' il piacere! Ti ha sfruttato abbastanza quel signor
Cantasirena. Finisce col farti fare il correttore del suo giornale dopo
aver cominciato col rubarti....--sì, sì, è tempo di dir le cose come
sono....--col rubarti ventimila lire!
--No. Me le ha restituite.
--Lui?... Io!...--Nora si fermò, non aggiunse altro.
Ma Pietro capì, in quell'attimo, che le sue ventimila lire erano state
pagate dal Casalbara.... dal duca.... dal marito!
Nora, vedendo Pietro così accigliato, torvo, credeva non sapesse come
cavarsela, come scrivere al direttore che non tornava a Milano.
--Non far tanti complimenti, che non li merita. Telegrafa al giornale
che resti a Casalbara perchè ci resta tua moglie.
--Appunto,--rispose Pietro, sempre a testa bassa:--anche per....--e
fece uno sforzo per poter dire "mia moglie"... anche per mia moglie....
devo partire.
--Questo poi no!--E subito apparì e disparve, fu un attimo, la piccola
ruga in mezzo alla fronte. Ma Nora tornò subito a placarsi ed esclamò
con un'alzata di spalle:
--Tutte ragioni e parole inutili! Io non ti lascio partire; non voglio!
Al resto pensaci tu!--E cambiò discorso ridendo, cantando, deliziandosi
in quella dolce frescura, sotto l'ombra quieta e solitaria, fermandosi
qua e là per raccogliere i piccoli fiorellini fra l'erba umida,
rigogliosa della riva, inginocchiandosi sulla sponda, sorretta, tenuta
da Pietro, per bere nel cavo della mano, come da una conchiglia rosea,
l'acqua chiara, limpida, gorgogliante del rigagnolo. Poi, ad un tratto,
esclamò con un piccolo grido di gioia:
--Eccola! Eccola!--La madonnina!... Sapevo che c'era!
E corse via dal Laner: corse a sedersi sotto una piccola cappelletta,
diroccata, che al di là della riva, un po' innanzi nel prato, rimaneva
nascosta dalla siepe alta. Quella cappelletta era chiamata dai
contadini la Madonna del Sole.
--Non la vedevo più!... Credevo di essermi sbagliata!--e si chiamò il
Laner vicino, mentre gli faceva posto, restringendosi, allungandosi
nelle sottane rumorose e fragranti di mussolina bianca e di seta.
--Vieni qui!
Nora si era seduta sul piccolo inginocchiatoio di pietra voltando le
spalle all'altare.
--Vieni qui!--E stese le mani, prendendo le mani di Pietro,
intrecciando le dita, facendo forza per attirarlo a sè, dimenandosi
mollemente:
--Vieni qui!
Pietro, fissando l'immagine stinta, scrostata dell'altare, esitava....
Era rispetto?... Era timore?
--Vieni qui!... uomo superstizioso!...--E Nora sorrise, poi diventò più
tenera e i suoi occhi si fecero di una vivezza languida,
esclamando:--Uomo mio.... mio.... mio! Vieni qui! Essa lo attirò con
più forza: Pietro le cadde dinanzi in ginocchio.
"Ti amo..." balbettò, guardandola, ammirandola, adorandola.
--Mio! Mio! Mio!--e Nora lo baciò nei capelli. Poi gli alzò il capo:
voleva vederlo; gli parlò sulla bocca, sugli occhi, stringendolo,
accarezzandolo sempre.
--Sai, quando ho cominciato a volerti bene? L'ultimo giorno, quando
siamo andati in collera, dopo che mi hai fatto quella scena tremenda ai
_Giardini_. Dio! quante me n'hai dette! Come ho sentito che mi avresti
ammazzata!... E come ho sentito tutto il tuo amore! Non ti avevo mai
veduto piangere; tutta notte non ho veduto che le tue lacrime, la tua
faccia pallida, addolorata, furibonda! Tutta notte non ho veduto che
te, non ho pensato che a te!... E ti ho desiderato.... lì.... con me.
Era la prima volta; ho cominciato allora. Tu mi vuoi bene, oggi, come
quel giorno?... Io di più, molto di più, di più, di più, di più!... Ma
ho cominciato allora! Ed oggi sono tua, pensa, tutta tua,--tutto ciò
che vuoi!--E soltanto tua!...--Capisci cosa voglio dire?--Ho cominciato
quel giorno, quella notte, e poi sempre, sempre.... e durante tutto il
tempo, prima di maritarmi, che noia certe volte, e che dispetto! Che
rabbia! E quando ti sei ammalato?... Dio, come ti volevo bene! E dopo,
quando sei guarito ed hai sposato Evelina, come ti ho odiato! Ma lei,
sempre più di te! È stato allora, per avere la mia rivincita, per
vendicarmi, che ho finto, persino con me stessa, d'innamorarmi di mio
marito. Pensa!... Ero matta! Era un farmi venir voglia di te.... ancora
di più! Poi quando ti ho rivisto la prima sera, appena ritornata a
Milano, in via Santa Margherita, ho subito capito che non eri
felice.... e ne fui tanto, tanto contenta! Poi ho voluto avere
Evelina.... per tenerla lontana da te.... e per esser io vicina a
te.... ma tutto ciò senza pensarci, senza un calcolo prestabilito....
_per forza!_... come sapevo che _per forza_ doveva finir così.... E
mentre ti facevo tutti quegli sgarbi, ero sincera.... Era vero che ti
odiavo! Ti odiavo, ti odiavo, perchè capivo che.... _per forza_....
sarebbe finita così.... così. Dammi un bacio!
Quando ritornarono alla villa, fecero tutta la strada assai lentamente:
Nora sempre al braccio di Pietro, gaia, giuliva, saltellante....
Pietro, invece, agitato, inquieto.
E quando di nuovo, furono dinanzi al piccolo cancello, Nora,
staccandosi da Pietro per entrare, stringendo, allungando le labbra,
gli mandò ancora un ultimo bacio.
--_Mio_, ricordati!--mormorò. E passò innanzi.
--Entrerò dall'altra parte, perchè non ci vedano insieme,--le disse il
Laner.
--Che importa?... Devono abituarsi!--esclamò Nora, e appena dentro, si
appoggiò di nuovo al braccio del Laner, avanzandosi diritta, sicura,
mollemente ondulando in quell'ombra calda, odorosa del viale.
Pietro era inquietissimo.
--È un capriccio!--bisbigliava.
--Che importa?... Devono abituarsi!
--Lei! Evelina!...--esclamò Pietro ad un tratto, vedendo sua moglie
sbucare nel viale e correre in fretta verso di loro.--Evelina!--E di
colpo, si allontanò da Nora.
La duchessa continuò a camminare tranquillamente, sempre ondulando, e
facendo roteare l'ombrellino rosso, che teneva aperto, appoggiato sulla
spalla.
Evelina non badò punto a suo marito: si fermò, parlò in fretta con
Nora:
--È arrivato un dispaccio per te, d'urgenza. Tu non c'eri, e lo
portavano al duca: ma io non ho voluto. Ti ho aspettato apposta per
consegnartelo subito.
--Hai fatto benissimo.
E Nora, lentamente aprì il dispaccio, e lesse a mezza voce:
"_Attenzione posta: impedire Giovanni lettura giornale Italia,
assolutamente!--Matteo._"
Nora, non capiva: fissò Pietro Laner, interrogandolo cogli occhi
stupiti.
Ma Pietro ne capiva ancor meno; non era stato attento alla lettura del
dispaccio: aveva un solo pensiero, un solo spavento:
--Se mia moglie mi guarda in faccia, tutto è perduto!
Ma Evelina non gli badava.
--È chiarissimo!--esclamò.--Nell'_Italia_ ci sarà qualche articolo
contro la _Cisalpina_ che il duca non deve vedere.
--Certo!...--esclamò Nora a sua volta.--È così.
Allora la signora Laner si rivolse a suo marito:
--La posta arriva a momenti: corri a ritirare tutti i giornali: fa
presto.
Pietro Laner sparì come un lampo.
--Dio, vi ringrazio! Dio, vi ringrazio!--balbettava correndo.
Era affannato da una paura strana, sciocca, irragionevole, quasi
fantastica. Aveva paura delle imprudenze di Nora, di tutto ciò che
Evelina avrebbe fatto per vendicarsi, della collera terribile del duca.
Ma quando, coll'immaginazione, si trovò faccia a faccia dinanzi al
duca, allora si fermò, si calmò, scemarono le ansie e i rimorsi.
--Oh, infine!... Dente per dente, signor duca! Nora era la mia
fidanzata! Era la mia sposa! È stato lei a volermela portar via!... A
noi due se vuole: e quando vuole!
Pietro sorrise fieramente: con un colpo della mano si aggiustò il
cappello a cencio, poi non pensò più altro che a Nora e alla gioia
d'averla, ed entrò nell'ufficio della posta, zufolando.
Nell'_Italia_, come la signora Laner aveva preveduto, c'era appunto un
fierissimo articolo contro tutta la _Cisalpina_, i suoi amministratori,
i suoi fautori: contro il Ministro dei Lavori pubblici "che si era
recato a Primarole come Arrigo IV a Canossa, umile e _colla testa nel
sacco_, a placare, a propiziarsi i pontefici massimi dell'estrema
sinistra: contro gli onorevoli Bonforti e Ghirlanda, che messi
puerilmente in apprensione da certe inabili manovre elettorali,
venivano a patti e firmavano compromessi PERSINO con un signor Matteo
Cantasirena!" Ma l'attacco più fiero, più sanguinoso era diretto,
quantunque l'_Italia_ non lo nominasse, contro il duca di Casalbara:
"Una vecchia insegna ritinta: una delle più goffe cariatidi del
patriottismo d'occasione, di parata, di mestiere! Un martire
sfruttatore del martirio altrui! Un eroe da _restaurant_, da camere
ammobiliate, che a furia di alterigia e di prosopopea era riuscito a
conservare durante una lunga vita, tutta spesa fra i bagordi e le
ba....gorde, una popolarità presa a nolo durante le baldorie del
cinquantanove e del sessanta, e che adesso ancora gli riusciva di
sfruttare, al tanto per cento, nelle carnevalate della _Cisalpina_."
--È il Kloss!--mormorò Evelina, appena ebbe finito di leggere
l'articolo.
--È il Kloss! È il Kloss!--rispose Nora furente, rossa di collera.
Tutt'e due avevano scoperto il boemo nell'ispiratore dell'articolo,
dalla violenza brutale dell'attacco e più ancora da quella parola
_carnevalata_.
Ma l'_Italia_ non fu altro che un preludio, una prima squilla: ogni
giorno capitava un dispaccio: sopprimete il _Mattino_: sopprimete il
_Radicale_: sopprimete la _Gazzetta Lombarda_: sopprimete il
_Moderatore_: sopprimete la _Durlindana_.
Matteo Cantasirena aveva paura che il Casalbara, leggendo qualcuno di
quegli articoli, infuriandosi, perdesse la testa.... e mandasse le sue
dimissioni da presidente della _Cisalpina_, e perciò telegrafava,
continuava a telegrafare: gli avrebbe soppressa anche l'aria.
E tutto questo da fare, tutta questa nuova e penosa sorveglianza, era
affidata alla signora Laner.
Nora non voleva saperne: prima si era sdegnata contro quegli articoli,
poi aveva detestato ancor di più suo marito che andava perdendo persino
il prestigio, l'aureola del grand'uomo, che l'aveva ingannata anche in
questo, e se ne vendicava col Laner.
Oh, Pietro! Pietro! Com'era stata ingiusta, pazza, quando lo aveva
abbandonato!
Era sempre con Pietro, tutto il giorno: o fuori con lui a
passeggiare.... fino alla Madonna del Sole.... o anche più in là.
Evelina, perciò, doveva pensar lei, a sopprimere i giornali, a
rispondere alle lettere, ai telegrammi. Doveva pensar lei alla casa e
al duca; Nora le aveva affidate tutte le chiavi, e perchè le avesse
sempre pronte con sè, le aveva regalato anche la sua magnifica
borsetta, quella colla cerniera e la catenella d'oro.... e le aveva
regalato anche la cintura d'argento russo da tenerla appesa.... e anche
della tela, molta tela in pezza, la magnifica tela di casa Casalbara,
che Evelina aveva già fatto portare a Milano dal cavallante.
Ma anche Evelina non sapeva più come fare, cosa fare: il duca, per
quanto malandato di salute e di spirito, cominciava ad arrabbiarsi per
le continue assenze di Nora, a meravigliarsi di non ricevere più i suoi
giornali, e diventava sempre più diffidente, più sospettoso, più
inquieto.
Giunse finalmente in aiuto il dottore Foresti: era stato a Milano, avea
avuto un lungo colloquio con Matteo Cantasirena, e siccome si trattava
adesso di dover sopprimere al duca anche le visite, non lasciandogli
veder nessuno, non lasciandolo parlar con nessuno per un paio di
settimane, il dottore aveva pensato di approfittarne per intraprendere
una cura seria, un regime severo, di assoluta quiete, di assoluto
riposo che riteneva necessario perchè il signor duca potesse rimettersi
benino.
E non c'era tempo da perdere!
Subito, appena arrivato, il dottore Foresti, scambiate quattro parole
colla signora Laner, entrò con lei dal malato.
Invece di trovarlo in letto, lo trovarono in piedi.
--Oggi mi sento benino, caro dottore!...--e gli stese la mano
sorridendo.
Ma il dottore lo guardò in un modo così serio che gli troncò a mezzo
quel sorriso.
--Glielo dirò io.... come sta!--esclamò gravemente. Lo fece sedere,
distendere sulla poltrona, gli sbottonò la giacchetta da camera; gli
ascoltò il cuore a lungo, mentre lo faceva respirare; gli picchiò colle
nocche di qui.... di lì.... tornò ad ascoltarlo, a fargli emettere un
sospiro lungo.... lungo.... più lungo.
L'occhio del duca, in tutte quelle operazioni, era fisso sulla faccia
impassibile del dottore: e gli domandava ansioso, colla voce debole:
--E così, dottore?... Dunque?... Dunque?...
Il dottore continuava a non rispondere, ad ascoltare, a picchiare.
Evelina chiudeva le gelosie, abbassava i trasparenti della finestra.
--Dunque, dottore?... Sto peggio?
Finita quella visita, il duca si sentiva peggio realmente.... peggio
degli altri giorni; si sentiva freddo.
--Ho un po' di febbre, dottore?
Il dottore gli abbottonò la sottoveste: gli annodò la cravatta; Evelina
portò un cuscino morbido di piuma che gli accomodò dietro le spalle, e
una coperta nella quale gli avvolse le gambe.
--Dunque sto male?--balbettò il Casalbara atterrito, senza
fiato.--Risponda.... mi dica la verità.
--Come gli altri giorni. Ma bisogna star meglio, bisogna star bene,
completamente.
L'occhiata che il duca rivolse al dottore fu lunga, ansiosa,
angosciosa.
--Come sto?
Il dottore si sedette vicino al duca, mentre Evelina gli aggiustava un
altro guancialino sotto il capo, e gli metteva le mani, diventate
fredde, sotto la coperta.
--Caro signor duca, bisogna pensare seriamente alla sua salute. No,
no!--e gli sorrise affabilmente.--Non c'è da spaventarsi. Non c'è
niente di assolutamente grave: ma il male non bisogna lasciarlo
invecchiare: tanto più avuto riguardo allo stato cardiaco, alle
palpitazioni intermittenti. Tutto l'organismo è scosso, infiacchito. La
perturbazione è generale. Oggi, ripeto, siamo ben lontani da qualunque
pericolo, ma è tempo di cominciare seriamente a curarsi.... per guarire
davvero, e star bene davvero. Il più leggero strapazzo, un po' di
freddo, un colpo d'aria, un colpo di sole, qualunque fatica, qualunque
occupazione, scrivere, leggere, parlare, determinano subito l'accesso
nevralgico, i disordini gastrici, le palpitazioni. Anche il senso
acutissimo di fotofobia, del quale ella si è lagnato con me, parecchie
volte, è determinato da una leggera alterazione del globo oculare....
che non dev'essere trascurata.
E il dottor Foresti continuò ancora per un pezzo, poi si avvicinò
sorridendo al duca, gli prese la mano, e tenendola stretta fra le sue,
gli disse, incoraggiandolo con molta effusione, quasi con tenerezza:
--Da bravo: per un paio di settimane lei farà a mio modo: resterà
tranquillo in camera sua, alzandosi tardi, andando a dormir presto. Le
proibisco di occuparsi di affari, di ricevere visite inutili, di
stancarsi in nessun modo, e per il momento,--il dottor Foresti sorrise
con malizia,--per il momento ritorneremo scapoli.... schivando le
occasioni.... anzi diremo meglio le tentazioni!
Il dottore tornò a sorridere: sorrise anche Evelina: ma il duca
bisbigliò con tristezza:
--Sono sempre solo.... Non vede?... Ormai.... sono sempre solo!--E
sospirò.
Il dottor Foresti gli scrisse un paio di ricette, e gli proibì
assolutamente, severamente, di leggere e di scrivere.
--Ripiglieremo il chinino e il salicilato jodico.... e ogni
ventiquattro ore, finchè il senso di fotofobia non sia totalmente
scomparso, faremo qualche istillazione di un collirio di atropina. E se
assolutamente le occorresse di scrivere, potrà dettare alla signora
duchessa.... o alla nostra buona signora Laner.--Evelina chinava il
capo arrossendo soavemente a quelle parole "la nostra buona signora e
cara signora Laner"--che le potrà anche leggere qualche libro....
qualche giornale.... ma non molto, perchè la mente, lo spirito, come il
corpo, non devono essere turbati, affaticati.--E il dottor Foresti
concluse:--Per un paio di settimane faccia così, a mio modo: si metta
nelle mani mie e della signora Evelina, e per l'inverno, al quale
andiamo incontro, io le assicuro, senz'essere Mefistofele, ch'ella sarà
ritornato sano, robusto e..... giovane, come Faust!
Il Casalbara, inquieto, intimorito, si abbandonò come un fanciullo che
non sa vivere e come un vecchio che non sa morire, si abbandonò
interamente nelle mani del dottor Foresti, che adesso veniva a
Casalbara quasi ogni giorno, e della signora Laner che riceveva tutte
le lettere, tutti i giornali, che vedeva tutto, che sapeva tutto, che
si rendeva necessaria al duca Giovanni, com'era diventata necessaria a
Nora.... e che continuava a metter via e a mandar roba a Milano.
--Almeno lei,--diceva il Casalbara alla signora Laner,--almeno lei non
mi abbandoni!... Lei è buona!... A lei non fanno ribrezzo i poveri
vecchi.... i poveri ammalati!...
Ed Evelina come sapeva consolarlo, colla sua voce velata, lenta,
dolcissima!
--Tutti, sa, le vogliono bene!... _Tutti!_ E la duchessa Eleonora ha un
vero culto per lei, un culto di gratitudine, di devozione, di
ammirazione.... di amore. Ma in questi giorni, poveretta, deve
occuparsi di tutto.... e poi....--sorrideva anch'essa, ma con malizia
più graziosa ed affettuosa,--anche il dottor Foresti ha un po' di colpa
in questo abbandono....
Il duca scrollava il capo: sua moglie non veniva più nemmeno a
vederlo.... Più, nemmeno il bacio del buon giorno, della buona
notte....
La quiete, il riposo assoluto, la cura del dottor Foresti gli fecero
bene davvero, e se gli occhi gli bruciavano ancora, e non poteva
soffrire la luce, specialmente dopo le istillazioni del collirio di
atropina, la sua mente diventava più lucida.... e non vedendo quasi più
la moglie, tornava a sentire la nostalgia della sua bellezza, della sua
giovinezza, della sua voce, del suo profumo!...
--Vederla!... Almeno vederla!... Almeno fosse rimasta lì con lui,
qualche mezz'ora, per lasciarsi vedere.... soltanto vedere.
Ma Nora lo sfuggiva ogni giorno più: gli era diventato insopportabile,
odioso; persino odioso. Le ingiurie dell'_Italia_, essa le aveva
impresse nella mente, le bisbigliava fra sè, contro di lui.
--Era tutta una falsità quell'uomo: il suo eroismo, come la sua
ricchezza: era un vecchio spiantato e un vecchio ridicolo! Come l'aveva
ingannata!...
Pietro! Oh, Pietro! Pietro! Dio come lo amava!...
Perdevano la testa tutti e due: Nora non aveva più alcun ritegno.
--Suo marito? Che le importava di suo marito? Sapesse tutto: scoprisse
tutto, peggio per lui! Non l'aveva ingannata, tradita, rovinata? Suo
marito adesso era il solo colpevole anche in faccia ai diritti del suo
cuore. Non era stata lei ad abbandonare il Laner; era stato il
"vecchio" che l'aveva sedotta, che l'aveva portata via al suo Pietro!
La brava gente, i contadini, cominciavano a mormorare.... e a ridere.
La selvetta dell'Ercole, la Madonna del Sole, l'albergo della _Corona
bianca_, a Castellanzo, dove la duchessa e il Laner si recavano spesso
a colazione, eccitavano la fantasia di tutti i novellieri rustici e
sboccati del paese.
E Pietro?... Pietro amava.
Era imprudente, pazzo, colpevole: amava.
Il passato, come l'avvenire non esistevano per lui: viveva soltanto per
il presente. Nora, i suoi baci, il suo amore, la sua bellezza....
E dopo? Al dopo non pensava: amava troppo per poterci pensare!
E in quella sua felicità immensa e orgogliosa dell'amore e del
possesso, si sentiva buono, si sentiva forte, si sentiva generoso: era
lui che doveva perdonare a tutta quella gente.... e perdonava.
Ma sfuggiva Evelina. Perchè? Non per il rimorso,--anche lei aveva
troppo a farsi perdonare--ma perchè essa lo turbava, non si lasciava
capire.
Era buona, sincera, o falsa?
Perchè taceva? Perchè tollerava? Perchè non era più gelosa, invidiosa?
Perchè aveva tante premure per il duca? Perchè era tanto servile con
Nora? Perchè restava lì, perchè sopportava tutto, perchè si faceva
mantenere?...
Pietro, lui, alcune volte, aveva pure il coraggio di cercare, di
fissare l'occhio di sua moglie, ma quell'occhio gli sfuggiva!
Perchè?... Perchè sua moglie restava lì.... a farsi mantenere da
Eleonora?... E lui pure, perchè restava lì, a farsi mantenere dal
duca?...
Pietro aveva paura di Nora quando il suo viso si alterava e appariva
contraffatto.... aveva paura di quella piccola ruga fonda e cattiva.
Ecco il perchè.
Matteo Cantasirena continuava intanto a tempestare Evelina e il dottor
Foresti di lettere e di telegrammi; la preoccupazione più grave, più
angosciosa del Segretario Generale era sempre la stessa: era che il
Presidente scoprisse la "gazzarra indecente" che dilagava contro di
lui, contro la _Cisalpina_. Ove appena il duca, il senatore Giovanni di
Casalbara, avesse letto uno di quegli articoli, avesse intravisto in
qual "baratro di imbrogli e di immondezze" veniva trascinato il suo
nome, avrebbe certo trovato la forza di sconfessarli tutti, di
rinnegarli tutti, di dimettersi senz'altro e la ribellione del duca
avrebbe segnato il principio della fine.
Un giorno, finalmente, Matteo capitò egli stesso a Casalbara,
accigliato, imbronciato, ma parlò soltanto con Nora, chiuso in camera
con lei, in gran segreto.
--È venuto il giorno che non doveva venir mai se il mondo non fosse
tutto una genìa volgare.... plebea d'ingrati, di traditori! Quel
melenso del Vergani! Quell'asino del Bizzarelli!... Persino
quell'eterno spiantato rompiscatole del Brunetti!... Tutta gente creata
da me! messa al mondo da me! sfamata da me! Tutta gente che io stesso
ho voluto nel Comitato! E adesso mi si rivoltan contro! Egoisti!...
Pezzenti!... Traditori!
Nora fissava lo zio Matteo, attonita.
--Ma io?... Cosa c'entro io?...
--Quando scadevano le cambiali del Kloss, come le hai pagate?... Coi
denari miei, procurati da me. Io, io ti ho dato in varie riprese
centosettantamila lire! Venticinquemila stipendio di tuo marito: siamo
in regola--quarantamila seconda ipoteca sul palazzo di Milano e sui
fondi di Casalbara--siamo in regola. Il rimanente, centocinque mila
lire, bisogna che tu me le procuri fra una settimana, più presto che
puoi: per l'assemblea degli azionisti. È imminente!
--Io?... Come?--esclamò Nora colpita.
--Colla guerra che ci fa il Kloss, quel boemo nefando, non è più
possibile far ballar delle cifre dinanzi agli azionisti. Urge
provvedere, riparare, rifondere Bisogna tener in piedi la baracca
oppure è un precipizio generale.
--E io devo trovare centocinquemila lire? Ma dove? Ma come? Devo
trovarle in una settimana?
--Più presto, più presto che puoi!--replicò aspro Matteo.
Ma come fo? Come fo?... Come posso fare?--balbettava Nora tremante,
convulsa.--Come posso fare?...
Matteo Cantasirena si strinse nello spalle, soffiò: poi di colpo pestò
un piede per terra furiosamente.
--Per Dio!... Pensaci! Io ci ho pensato per la mia parte! Il Fontanella
ha pensato per la sua. E anche tu devi pagare i tuoi debiti! E presto!
Io devo ritornare sul momento a Primarole, smascherare, oppormi,
sbaragliare quegli ingrati, quelle canaglie, quei sicari della
_Cisalpina_, sicari prezzolati, raggirati, ipnotizzati dal Kloss, da
quel boemo.... purulento! Tu cerca, vendi, trova: è l'ora di metter
giudizio, di finirla colle.... _menestrellate_, e di pagare i debiti!
Nora afferrò lo zio Matteo per un braccio, fissandolo.
L'altro rispose un po' scosso da quello sguardo:
--Lo sapevi.... ti avevo detto che era stato il giro di uno dei
capitali fluttuanti.... della _Cisalpina_.
Nora continuò a stringergli il braccio e a fissarlo; poi gli bisbigliò
sul viso, sordamente, cogli occhi torti, la bocca torta, le ciglia
aggrottate:
--Per farmi fare a tuo modo mi hai assicurato che bastava pagare gli
interessi....
--Lo credevo.... lo speravo!
--Per indurmi a fare a tuo modo,--continuava l'altra diventando livida,
ancor più contraffatta, più minacciosa,--per trascinarmi nelle tue
mene, per poter sfruttare mio marito, il suo nome, il suo titolo, il
suo onore, perchè io ti servissi ciecamente, stupidamente, anima e
corpo, mi hai sempre ingannata! Hai mentito con me. Sei stato falso,
ipocrita, bugiardo, e credi ora di venir qui ad importi, a spaventarmi,
quasi ad aggredirmi in casa mia? Ti ho mai cercato io?... Sei stato tu
a venirmi fra i piedi, a offrirmi i tuoi servizi, i tuoi denari, le tue
fanfaronate!... Ad avvilirmi, a violentarmi nella mia anima, nel mio
cuore, nelle mie rivolte!--E Nora, spinto lontano lo zio Matteo,
camminò su e giù per la stanza furibonda, fremente di collera, poi a un
tratto sembrò calmarsi:--Ti devo centocinquemila lire? Sta bene: quando
le avrò, te le darò; cosa c'entro io colla _Cisalpina?_
Matteo levò le braccia al cielo.... barcollò.... poi si buttò sopra un
canapè dimenandosi, torcendosi, gemendo:
--La mia figliuola!... Anche la mia figliuola!... Il mio unico
affetto.... superstite!... La rovina è completa...; povero il mio
Fara-Bon.... hai fatto bene a morire.... Crolla la _Cisalpina!_ Crolla
la famiglia! Crolla la patria! Anche il fallimento.... l'ultimo
fallimento!... Il fallimento del cuore!...--E scoppiò in lacrime
continuando a dimenarsi, a rivoltarsi, mugolando sopra i cuscini del
canapè.
Nora non lo guardò nemmeno; gli rispose brutalmente:
--Se non potevi.... non dovevi darmelo quel denaro.
--Ma, spensierata figliuola, tu ti sei pure compromessa in questa....
operazione! E come mi sono compromesso io e quel buon Fontanella!... Tu
pure.... hai firmato.... ha firmato tuo marito....
Nora impallidì nuovamente, nuovamente aggrottò le ciglia e si avvicinò
allo zio Matteo, domandandogli con un fremito crescente nella voce:
--Che cosa mi hai fatto firmare? Che cosa mi hai fatto fare?... Che
cosa hai pensato, inventato.... per rovinarmi?
Cantasirena rimaneva accasciato, affranto:
--Non avvilirmi tu pure!... Non imperversare contro di me! Pensa al mio
passato, splendido, glorioso, alla mia vita di sacrifici, di lavoro....
a quello che ho fatto per tutti, anche per te, e risparmiami l'ultimo
colpo.... non abbeverare di fiele l'agonia delle mie più belle
speranze! Se ho errato.... eccolo il solo, il grande, l'eterno
colpevole!...--e si picchiò sul cuore. Poi soggiunse sommessamente,
quasi umilmente, continuando a modulare la voce fra i sospiri e i
gemiti:--Non ti ricordi, figliuola mia, quella nostra....
combinazione.... di Camposelice?
Nora si ricordava quel nome, si ricordava che lo zio Matteo aveva fatto
firmare delle carte a lei e a suo marito, ma non si ricordava altro.
--Che cosa mi hai fatto firmare?... Che cosa?
Cantasirena cercò di calmarla,
--Forse.... basterebbe poter avere le centocinquemila lire.... solo per
pochi giorni. Se la _Cisalpina_ riesce a vincere il panico, un panico
artificiale, se riesce a superare la crisi, allora, non dubitare,
Eleonora mia, con un nuovo spostamento di capitali, si potrà
riattivarne la.... circolazione! Ma in questi giorni terribili con quel
branco famelico di cani, aizzati dal Kloss, col Vergani, col
Bizzarelli, con quell'ingrato del Brunetti.... morto di fame in
sempiterno, siamo giunti.... al _redde rationem_....--E Matteo sospirò,
tornò a singhiozzare:--Siamo sotto la minaccia del fallimento, della
bancarotta, dei processi! Dei processi.... con tutte le loro odiose
conseguenze!
--Che cosa mi hai fatto fare? Che cos'è l'imbroglio di Camposelice?
Era questo che premeva a Nora di sapere, questo soltanto.
Matteo Cantasirena allora le spiegò diffusamente, con ogni particolare
quella _semplice_ e _transitoria_ operazione _di spostamento_.
Per l'urgente necessità di avere il Casalbara alla presidenza, per
rimediare ad altri pasticci sociali.... e personali, Matteo
Cantasirena, che credeva davvero la _Cisalpina_ una maravigliosa
fabbrica di milioni e immaginava quasi in buona fede di esserne il
proprietario, aveva indotto il Fontanella ad intestare "per il momento"
alla duchessa di Casalbara i vastissimi latifondi di Camposelice nel
Cremonese, e appena le terre figurarono quale proprietà dei Casalbara,
Cantasirena si procurò, su quei beni, a nome della duchessa, un
prestito d'oltre trecentomila lire e divise la somma con Nora e col
Fontanella, attendendo il momento di rimettere a suo posto il
capitale.... fluttuante coi primi lucri della _Cisalpina_. Ma adesso la
minacciata sospensione dei lavori, la probabile liquidazione della
Società, la presentazione dei bilanci indetta per l'assemblea, erano la
rivelazione di ogni cosa, la rovina, il disonore, lo scandalo.... il
processo.
--Sicuro, un processo,--concluse Matteo mestamente,--un processo con
tutta la sua volgare teatralità! Al giorno d'oggi, figliuola mia, in
che mai si può sperare? Smarrito ogni grande, ogni alto ideale, non c'è
più rispetto, non c'è più gratitudine per nessuno!
A questo punto ebbe un nuovo impeto di sdegno e balzando in piedi,
pestando i piedi esclamò:--No per Dio! Non valeva la pena di far
l'Italia, quando chi l'ha fatta deve fallire!
Nora non gli badava più: aveva capito questo: che si era compromessa,
che le centocinquemila lire occorrevano assolutamente, subito, o
anch'essa sarebbe stata travolta negli scandali, nei disastri della
_Cisalpina_, e questa volta rovinata interamente, irreparabilmente,
rumorosamente.
Bisognava trovare le centocinquemila lire: a questo pensava Nora, a
nient'altro.
--Come trovarle?... Dove trovarle?... E subito!... E subito!
Era presso alla finestra: Pietro nel giardino, si aggirava inquieto:
aveva visto il direttore imbronciato e temeva che avesse tutto
scoperto, temeva che il loro amore e le loro imprudenze fossero la
causa di quella collera, l'argomento di quel colloquio che non finiva
mai.
--Come trovarle?... Dove trovarle?
E la vista del Laner accresceva l'orgasmo, la smania di Nora, la sua
smania di correre subito a Milano, di trovarle subito, e tornare a
Casalbara ancora con Pietro.... più felice dopo quei due o tre giorni
di ansietà, di angosce, nei quali non lo voleva vicino, perchè le
sarebbe stato d'impaccio.... Oppure, appena trovate le centocinquemila
lire, telegrafare a Pietro, farlo venire a Milano, rimanere con lui,
loro due soli, tutta una settimana, giorno e notte!--Ma adesso, no, non
bisognava dirgli nulla!--E per non vederlo, per dimenticarlo, si
allontanò dalla finestra.--Dopo, dopo, di nuovo, tutta per lui: ma
adesso non bisognava pensarci: adesso bisognava trovare i danari.
--Come?... Come trovarli? Come farò?
E rimase a lungo immobile, diritta, sola in mezzo alla stanza.
Lo zio Matteo se n'era andato chetamente.
Rimase assorta, intenta, a pensare, a pensare.... colle ciglia
aggrottate, colla riga bianca in mezzo alla fronte, sempre più
profonda, sinistra.
--Come trovarli? Come farò?
A un tratto ebbe un lampo di gioia negli occhi, nel viso: era la
decisione.
--Sì! Il signor Galli!---mormorò.
E lei stessa corse a telegrafargli alla stazione:
"Arrivo stasera Milano. Venga subito.
"ELEONORA CASALBARA."