Un'altra folla ben diversa di quella della strada che si godeva
allegramente la festa, il sole e la musica, un'altra folla sospetta,
infida, la folla di tutti gli interessati prò e contro la _Cisalpina_,
rumoreggiava, brontolava nel vasto salone delle conferenze.
Era quella una bella sala del seicento, ma rovinata dal tempo e
dall'abbandono, cogli stucchi rotti a pezzi, e le fenditure larghe
nelle pareti e nel soffitto. Ci sarebbe stato pericolo, per tutta
quella folla stipata, se l'ingegnere Fontanella, non avesse fatto
puntellare il pavimento. Dalle finestre aperte, senza vetri, entrava il
sole vivo, dardeggiante e il frastuono della strada.
Matteo Cantasirena, seduto accanto al Presidente, girava l'occhio su
tutte quelle facce gravi, talune arcigne, gocciolanti di sudore,
cercando istintivamente nella moltitudine che si mostrava piuttosto
ostile, il volto amico sul quale fissarsi coll'occhio, mentre avrebbe
fatto il suo discorso. Come tutti gli oratori, anche Matteo Cantasirena
aveva sempre avuto bisogno, parlando in pubblico, della "persona
bersaglio" alla quale unicamente rivolgersi, come ad una incarnazione
della folla, per leggere su di essa l'effetto, la corresponsione,
prevedere la noia, l'obiezione, intuire il momento opportuno per il
fuoco d'artificio, o per far vibrare la corda patriottica.
La prima fila delle sedie era occupata dai giovani collaboratori delle
_Risorse Italiche_, venuti col direttore da Milano. Le testine ben
pettinate e lucenti, i visetti seri e impassibili non esprimevano altro che
la boria schifiltosa di non volersi confondere coi provinciali.... Vide il
Brunetti, il Bizzarelli.... Dio, quei visi lunghi come la fame!... Non
ricordavano altro che debiti, scadenze, querimonie!... Cantasirena soffiò
stizzito e continuò a girare collo sguardo. Il Vergani pareva mezzo
addormentato.... Il marchese Duranti, seduto di sbieco sdegnoso e
arcigno.... Pietro Laner--cretino, imbecille!--sospirava.... D'un tratto
Cantasirena s'incontrò negli occhiali luccicanti di Evelina, acquattata
all'ombra, in mezzo ad un gruppo di signore: le autorità femminili di
Primarole. Ma quegli occhiali si fissavano su di lui in un modo così
insistente e curioso che gli scappò da ridere e voltò via la testa in
fretta.
Finalmente trovò la faccia colorita, dalla lunga barba a due punte, di
Gesualdo Arcangeli, e su di esso il suo sguardo si fermò; si
scambiarono un sorriso, un cenno quasi impercettibile col battere delle
palpebre.
--Siamo al completo--sussurrò Cantasirena al presidente.--Cominciamo.
Il marchese Tolomei non era un oratore, quantunque, facendo l'uomo
politico, fosse sempre in mezzo ai comizi e alle adunanze. Si alzò un
po' pallido: le mani strette nei guanti neri, di rigore, tremavano
leggermente nel raccogliere i fogli bianchi, sparsi sulla tavola
grande, lunga, attorno alla bottiglia e al bicchier d'acqua.
Il conferenziere, che si era alzato con lui, gli sorrise amabilmente
per incoraggiarlo a parlare.... Il Tolomei alzò una mano, mosse le
labbra.... ma in quel punto, da una delle finestre spalancate entrarono
le grida, gli urli di una frotta di ragazzi scamiciati che tentavano
arrampicarsi sulle inferriate di uno dei grandi finestroni.
Gesualdo Arcangeli, ch'era seduto vicino, si volse, minacciando col
pugno; si alzò:--lo stormo dei ragazzi sparì strillando e fischiando e
il Tolomei cominciò:
--Signori....
Ma fu interrotto di nuovo. In fondo alla sala, succedeva un
tafferuglio, venivano alle mani. Erano alcuni operai del Fontanella che
volendo entrare ad ogni costo, urtavano, schiacciavano la gente. Tutti
si volsero, si alzarono in piedi per vedere. Il presidente, coll'occhio
incerto, smarrito, fisso alla porta, aspettò che la calma fosse
ristabilita, poi ripigliò colla voce che nell'aspettare gli si era
abbassata:
--Signori....
Questa volta il silenzio era generale, profondo.... ma il Tolomei
s'interruppe lo stesso, poi si sforzò balbettando, confondendosi,
impallidendo.
--Signori.... È toccato a me.... a me che veramente.... è toccato
l'alto onore, che è pure una grande compiacenza, di presentare a voi
che.... di presentarvi.... io.... l'insigne banditore di un'impresa la
quale.... Di presentarvi il commendatore Matteo Cantasirena.... il
quale.... vi dirà come la _Cisalpina_, come la _Navigazione Cisalpina_
intenda esplicare il programma.... il suo programma....
Aveva perduto insieme la voce e la parola. Fece per sedersi, ma tutti
intorno, gli bisbigliarono piano:--La lettera! La lettera!
Era la lettera del vice presidente, del conte Bobboli, colla quale
scusando la propria assenza perchè ammalato, inviava il suo saluto e la
sua adesione al conferenziere.
Il Tolomei si alzò di nuovo cercando in fretta la lettera sul tavolo,
la cercò nelle tasche, credette di averla dimenticata. La trovò, la
lesse, e dopo quella lettura, rinfrancato, disse forte, prima di
tornare a sedersi:--Ed ora dò la parola al nostro onorevole
conferenziere!
Matteo Cantasirena sorrise, s'inchinò, aspettò. Nessuno applaudì. Egli
si forbì la bocca, leggermente, col fazzoletto bianco, tornò a
sorridere.--Silenzio.--Allora incominciò:
"Cittadini, amici, cooperatori...."--e cercando, fissando coll'occhio
Gesualdo Arcangeli che già esprimeva la sua ammirazione prima ancora
che l'altro parlasse, continuò colla voce calda, forte, sicura:
"Nelle febbrili preoccupazioni di questo periodo che rimarrà nella
storia delle più audaci iniziative, io pensavo, titubante, peritoso,
che grave, troppo grave era il compito impostomi dal vostro benemerito
e solerte Comitato: di dover riassumere, cioè, dinanzi a voi, di
tracciarvi qui, nella sintesi della parola, le linee generali
dell'impresa, alla quale tutta l'Italia, tutta l'Europa, tutto il mondo
civile consentono, e appassionandosi e interessandosi, tendono fissi
l'occhio e la mente. Ma, ve lo confesso, senza temere l'appunto, senza
peccare di immodestia, ormai, ogni mio timore è svanito.
"Lo ha dissipato dall'animo mio il bel sole radiante che dissolve le
nebbie sovra i pascoli opimi, cari ad Orazio, che circondano la vostra
piccola, ma industre e gentile città; lo ha disperso la balsamica, la
vivida aura che accarezza le messi biondeggianti nella vostra alma
pianura, ed io mi sento ora fra voi, securo e sereno della mia parola e
della nostra causa, securo come le annose, fatidiche querce della
vostra immensa foresta, sereno come questo bel cielo italico, sul quale
mi sembra scorgere, smagliante come un'aurora, propizia come l'iride,
l'apoteosi dei nostri grandi, dei nostri martiri e giganteggiare
titanica la figura severa, pensosa del capitano Fara-Bon!"
Un'interruzione: e subito qua e là qualche applauso, grida di: Viva
Fara-Bon! Viva la Cisalpina!
Oh, Mariano Perego, in quei due giorni, a Primarole, aveva fatto
miracoli!
Sfogato nell'esordio l'impeto lirico, fatto sicuro, ormai padrone di
sè, ma rivolgendosi sempre verso Gesualdo Arcangeli che con degli....
sst.... formidabili imponeva il silenzio, Cantasirena, colla parola
lenta, scolpita, dalle vocali aperte e sonore, entrò nell'argomento,
diffondendosi nell'esposizione tecnica e finanziaria, parafrasando
"buttando in moneta spicciola" come diceva il resocontista delle
_Risorse Italiche_, il colossale, il grandioso progetto della
_Navigazione Cisalpina_.
Poi, a mano a mano tornò ad animarsi, a riscaldarsi:
"Le vie acquee, voi me lo insegnate.... rappresentano la massima
possibile economia in fatto di trasporto: or bene l'Italia che
nell'alterna vicenda dei ministeri, va tentando.... va cercando....
come Diogene cercava l'uomo e Talete la coscienza, le fonti meno
accessibili delle economie e della produzione, a questa che ha
sottomano, retaggio dei padri, retaggio di lavoro, di ricchezza e di
gloria, non ha ancora pensato!
"La rete.... la mirabile rete dei canali navigabili dell'Alta Italia, è
un tesoro nostro, che noi puerilmente, spensieratamente, scioccamente,
lasciamo negletto e infecondo. Abbiamo traforate le Alpi, gli
Appennini! Dovunque abbiamo tracciata, aperta la via al "bello e
orribile mostro" del poeta, abbiamo eretto, lanciato sul mare,
formidabili e invincibili le rocche d'acciaio, ma ai placidi e securi
canali scorrenti fra le ubertose pianure, agli umili, ma fidi e
provvidi amici, non abbiamo ancora rivolta la mente, il cuore.... non
abbiamo dedicato le scoperte e le vittorie, tutto il progresso
dell'idrografia e dell'idrostatica compiuto da Euclide ad Archimede,
dai vincitori del mare sulle dune olandesi, al genio allobrogo di un
Paleocapa!
"È tempo di riparare alla nostra indifferenza, alla noncuranza
spensierata e dannosa, al vergognoso abbandono! La navigazione interna,
esercitata coi metodi dei secoli passati, verrebbe irremissibilmente e
interamente soffocata, spenta dalle ferrovie! Ma no: essa è Lazzaro
dormiente nel sepolcro: lo spirito redentore della modernità la deve
vivificare."
La faccia di Gesualdo Arcangeli pareva distratta; l'occhio divagava;
Cantasirena riprese con impeto:
"_Post fata resurgo_! Il progetto che vi sta dinanzi ha in sè la forza
ingenita, irresistibile, suggestionante della semplicità!
--È vero!--bisbigliò lo scultore, rivolgendosi al suo drappello.
"Raffiguratevi cogli occhi della mente, la ricca e florida vallata del
Po, colla cerchia nevosa delle alpi insuperate, ad ovest, a nord, a
ponente. Ricordate i tre sbocchi.... le tre brecce che attraverso
quella cerchia di ghiaccio e di granito, congiungono il nostro suolo e
i nostri mari all'Europa, al mondo centrale: sono il Cenisio, il
Gottardo, il Brennero: or bene, tre grandi vie acquee naturali si
stendono a' pie' di quegli sbocchi: il Po, il lago Maggiore, il lago di
Garda. Rendere navigabile il nostro massimo fiume da Torino a Pavia,
congiungerlo col Gottardo a mezzo del Verbano, col Brennero a mezzo del
Benaco, ecco nella sintesi che qui mi è concessa dalla vostra
indulgenza, ecco l'idea embrionale della _Navigazione Cisalpina!_"
Gesualdo Arcangeli applaudì, solo, per qualche secondo, poi qualche
altro.... Cantasirena sorseggiò un po' d'acqua, si asciugò il sudore,
indi continuò:
"Meno agevole mi sarebbe il riassumere qui, o signori, i vantaggi
immediati, sicuri, della nostra iniziativa. Voi tutti già li vedete: il
minor prezzo e la maggior facilità dei mezzi di trasporto; l'incremento
maraviglioso di un'industria già esistente; il lavoro assicurato a
migliaia di braccia, la diffusione di prodotti speciali in regioni ove
ancora non sono apprezzati; una nuova, una forte corrente commerciale
tra le province settentrionali e le regioni transalpine; l'impulso
straordinario dato all'irrigazione e però all'agricoltura; la migliore
difesa strategica alle varie plaghe, riassumendo: economia, ricchezza,
potenza!
"Ma per compiere questa trasformazione della carta idrografica
dell'Alta Italia occorrono, voi mi direte, prodigi, secoli,
milioni!--No!--Quanti tecnici...."
A questo punto fu il piccolo Calca e i suoi amici, che imposero
altezzosamente il silenzio: pareva che i "tecnici" fossero loro.
"Quanti tecnici hanno esaminato, studiato, discusso in ogni sua parte,
dirò in ogni sua latèbra il grande nostro progetto, hanno dovuto
convincersi, si sono convinti, esser d'uopo, più che altro, di
utilizzare i canali esistenti, di riattivare le condizioni di
navigabilità per tratti più o meno brevi, ma non mai eccessivi, dei
nostri fiumi; per altri tratti, è vero, scavare nuovi canali, ma in
terreni piani e facili, _comprendere_, insomma, come poc'anzi avevo
l'onore di dirvi, o signori, _comprendere_ lo spirito, la filosofia e
la poesia ad un tempo di tutto quel mirabile lavoro iniziato e
interrotto di secolo in secolo e che al secolo nostro spetta, come un
dovere e come un orgoglio, di compiere.
"Questo è il nostro programma di lavoro e di fede, questa è la visione
che ha sorriso, fino agli ultimi istanti di sua vita, alla mente.... al
genio.... al cuore del nostro povero e grande Fara-Bon!"
Scoppiarono gli applausi; ma furono tosto soffocati dal rumore,
dall'accalorarsi delle discussioni varie, assordanti. Gesualdo
Arcangeli gesticolava come un ossesso; si capiva, doveva trovarsi in
mezzo ad un gruppo di dissidenti, di oppositori. Le parole che si
udivano qua e là, più forti, più ripetute, erano "quistioni
finanziarie, esposizione superficiale, quistione principalissima,
utopie, denari, milioni".
Matteo Cantasirena ansava, si asciugava il cranio e la faccia col
fazzoletto bianco, ma stava attentissimo a tutti quei discorsi, a tutte
quelle voci.
Gesualdo Arcangeli, come per attestare pubblicamente la sua adesione,
si precipitò verso il palco stringendo la mano al conferenziere
ripetutamente, ma pur costatando e riassumendo nella ingenuità del suo
entusiasmo, le diffidenze, le titubanze, la freddezza dell'uditorio.
--Cosa pretendono? Che la _Cisalpina_ avesse già reso milioni e che i
membri del Comitato andassero in giro a distribuirli fra il
pubblico?--Matteo Cantasirena sorrise, ma con una ruga amara all'angolo
della bocca. L'occhio errava inquieto. Quando vide avvicinarsi il
Fontanella si alzò di scatto, e gli andò incontro.
--Così?...
L'architetto gli sussurrò all'orecchio:
--Un gran colpo o tutto è perduto!--Allora Cantasirena fece cenno al
Tolomei di suonare forte il campanello, e di nuovo, dopo aver bevuto,
si forbì le labbra col fazzoletto, disponendosi a parlare:
Tutti si acquetarono, si voltarono, ripresero il loro posto.
"I vostri applausi,--cominciò più grave e più solenne,--la spontanea
corresponsione dei vostri animi, m'incoraggiano a mettervi a parte
dell'estrinsecazione che il progetto va prendendo nel campo
finanziario."
Nella folla il silenzio diventò profondo: tutti erano attentissimi:
questa volta, anche Pio Calca smise di sventolarsi, e i giovani
collaboratori allungarono il collo nel solino lucido. Il Bizzarelli e
il Brunetti si scambiarono una rapida occhiata; il Vergani sembrò
destarsi, si rizzò sulla seggiola. Soltanto gli occhiali di Evelina
erano sempre fissi sullo zio Matteo, in quel modo curioso che
nell'ombra pareva un luccichìo e una risatina....
"Signori!...--e l'oratore fece un moto istintivo come chi piglia a un
tratto una risoluzione, superando scrupoli e rischi.--"Signori!...
Posso annunziarvelo finalmente! Una delle personalità più spiccate, più
influenti del ceto bancario, della vecchia aristocrazia della banca
il.... il commendator Francesco Kloss ha intuito la sicurezza e la
grandiosità dell'impresa che gli inspirava prima qualche dubbio,
qualche diffidenza: diciamola pure la grande parola: qualche
avversione.... Ebbene, signori, la _Navigazione Cisalpina_....--mai
durante la conferenza la voce dell'oratore era stata così potente come
in questo punto--la _Navigazione Cisalpina_.... oggi giorno, non ha
alleato più convinto, apostolo più fervente del commendatore Francesco
Kloss!--Questo fatto, questo nome, vi dicano, signori, quale e quanta
accoglienza non potrà a meno di avere nel censo d'Italia e di fuori,
sulle piazze, sul mercato dei due mondi l'appello che il comitato
rivolge a voi pure per la costituzione del capitale sociale."
Vi fu un movimento in tutta la folla, e quel mormorìo che precede, che
precorre lo scoppio dell'entusiasmo: Matteo Cantasirena, maestoso,
imperioso, imponente lo frenò, alzando, stendendo le mani: aveva
dell'altro a dire:--Abbasso! Silenzio!...--e non si udì che il--sst--di
Gesualdo Arcangeli allungarsi stizzoso e sibilante, come un razzo, su
tutte le teste.
"E poichè un'impresa che deve assurgere l'Italia a tanta grandezza, non
può trarre i suoi auspici migliori che nelle memorie di coloro che
l'Italia hanno creata e redenta, io mi auguro che la gran voce di
questa prima assemblea popolare della _Navigazione Cisalpina_ acclami
l'alto patrocinio di un uomo che quelle memorie in sè stesso, nel suo
nome, incarna ed onora.
"Io v'invito a preconizzare con unanime acclamazione, quale presidente
del Consiglio d'Amministrazione della _Cisalpina_ il senatore Giovanni
di Casalbara, della grande famiglia dei martiri! Il vostro plebiscito
troverà la via del suo cuore, e la nostra impresa sarà benedetta dagli
Iddii della patria!"
Fu sul nome del Casalbara che si rovesciò tutto l'uragano
dell'entusiasmo al quale il nome del Kloss aveva dato l'aire; il
successo della conferenza fu così grande, così serio da permettere
ormai anche a Mariano Perego di cominciare a mostrarsi e d'intervenire,
la sera, al banchetto.
In pochi giorni le azioni della _Cisalpina_ cominciarono ad essere
cercate, specialmente a Primarole ed a Castellanzo, e molti piccoli
possidenti del luogo, accecati dal balenìo ammaliante della
speculazione, pur di diventare azionisti, davano anche i loro campi e i
loro tuguri in ipoteca.