I.

Due seccature, una leggera, l'altra assai grave e pericolosa, turbavano

il buon umore e il successo del direttore delle _Risorse italiche_,

segretario generale della _Cisalpina_. La seccatura piccola, un'inezia,

ma insistente, irritante come la punzecchiatura di una mosca, era Paolo

Jona colla sua _Durlindana_. Ormai la Navigazione e Matteo Cantasirena

facevano le spese di tutto il giornale umoristico. Appena affisso il

manifesto del Comitato, la _Durlindana_, subito, era uscita con una

grande caricatura a colori: _Mosè salvato dalle acque_. E Mosè, si

capisce, era Matteo Cantasirena, le _acque_ i debiti, le cambiali, i

protesti; l'_Arca_, la _Cisalpina_, le _vele_ il giornale le _Risorse

italiche_, gonfiate dal Prefetto, che soffiava fondi segreti.

--Ragazzacci viziosi e sgrammaticati!--Matteo Cantasirena diventava

furente, ma si arrabbiava fra sè, soltanto fra sè. Rispondere? Sfidare?

Dar querela?... Avrebbe fatto ridere di più alle proprie spalle. Però,

il vecchio giornalista fingeva, con sprezzante noncuranza, di non

vedere, di non leggere mai la _Durlindana_, tanto "quel giornalaccio"

era volgare, e senza spirito!

Non così, per altro, egli avrebbe potuto comportarsi alla seccatura più

grossa: la guerra che faceva alla _Cisalpina_ quel maledetto boemo

"trasudante col sudiciume, i milioni e le canagliate!"

--Col Kloss non si può scherzare!

E si trattava appunto di Francesco Kloss, e l'odio, la guerra che gli

faceva il Kloss, egli la metteva in conto di un altro regalo che gli

venisse da Nora.

Il Kloss, adescato e poi rimasto a bocca asciutta, non potendo

vendicarsi contro "madama Du Barry" si sfogava contro la _Cisalpina_.

--Beneficate!--brontolava lo zio Matteo.--Raccogliete le orfane dei

vostri amici, e avrete in ricambio l'ingratitudine, sempre

l'ingratitudine!

Era vero che Francesco Kloss, abbandonando il solito riserbo, s'era

buttato accanitamente contro la _Cisalpina_, e i giornali radicali,

avversari dell'impresa, più che per altro, per ragioni politiche e per

mire elettorali, si facevano forti de' suoi giudizi, della sua aperta

ostilità. Uno, fra gli altri, aveva appena pubblicata l'intervista di

un _reporter_ col commendatore Francesco Kloss a proposito delle

"_manovre nautico elettorali_ di Primarole". E l'intervista era

riuscita tanto più impressionante per il tono burlesco. Il Kloss non

faceva altro che ridere e sghignazzare, assicurando, che per conto suo

avrebbe sempre aspettato l'acqua della "Cisalpina.... per correre ad

annegarsi!" E il _reporter_ riferiva il motto preciso, nel suo dialetto

internazionale:

"_Mi aspettassi cuell'acqua, per cour diretto a neccar!_"

Ma nella guerra mossa dal tedesco alla nuova impresa non entrava

affatto la "_macchina a tispiasé_" come egli chiamava la duchessa di

Casalbara. Forse gli era rimasto per Nora un senso di dispetto, di

antipatia unito alla diffidenza, ma ci voleva ben altro per muovere il

Kloss, in pro o contro un'impresa, e per spingerlo a fare ciò da cui

era sempre rifuggito quasi con terrore: parlare coi _giornalista_,

trattare coi _giornalista_, concedere interviste ai _giornalista!_

Per indurlo ad un passo così avventato era occorso tutto il suo odio di

razza contro gli "_imbrojamestee_" degli affari, della speculazione. E

più ancora: tutto il suo proprio, il suo vero, il suo solo interesse!

Quella "carnevalata" della _Navigazione Cisalpina_ poteva di

contraccolpo, suscitare diffidenze, timori nel pubblico per le grandi

speculazioni della Borsa, per gli affari sul serio, insomma per gli

affari della banca Kloss e C.

--_Cunt i tannée del pubblich se scherza no!_--dichiarava il Kloss

senza più ridere nè sghignazzare, perchè istintivamente, per abitudine,

i denari del pubblico li considerava già suoi.

Le _Risorse italiche_ non raccolsero il fiero attacco di

quell'intervista. Soltanto il giorno dopo, recavano al posto d'onore

"in corpo nove" un avviso interessante, ch'era anche una stoccata.

"Il segretario generale della _Navigazione Cisalpina_, commendator

Matteo Cantasirena, terrà domenica 1.º giugno, nella fausta occasione

della Festa Nazionale una conferenza nel gran salone del "Palazzo dei

Lavori" a Primarole, sul tema: "La Navigazione Cisalpina.--Il passato,

il presente, l'avvenire."

"L'onorevole conferenziere spiegherà il concetto creatore del compianto

capitano Fara-Bon e illustrerà l'estrinsecazione pratica che di esso

sta per assumersi il suo degno discepolo e continuatore, l'ingegnere

cav. Carlo Fontanella, giovane ricco di censo, di mente, di cuore e di

studi. Il Fontanella risolverà uno dei problemi più utili alla

grandezza italiana, rispondendo colla vittoria dei risultati, alle

guerre coperte e insidiose degli atrabiliari e dei settari i quali

soffocano ogni sentimento di patria nei loro odî, nelle loro cupidige

ascose e tenebrose.

"L'illustre oratore, infaticabile segretario della _Cisalpina_, darà

conto altresì delle numerose e preziosissime adesioni che continuamente

pervengono al Comitato: ed inviterà gli intervenuti alla cerimonia di

chiusura del concorso, per la scelta del bozzetto di un monumento al

grande Ideatore."

Una noticina in corpo sette, soggiungeva poi:

"A proposito del concorso. Siamo in grado di prevedere che i suffragi

del pubblico, come già quelli della competentissima e solerte

commissione aggiudicatrice, si raccoglieranno indubbiamente sul

bozzetto dello scultore Gesualdo Arcangeli: "Fara-Bon dinanzi a

Malamocco." È questa un'opera d'arte nella quale l'alta e patriottica

idealità del concetto si rivela nella severità classica della forma,

scevra da ogni ibrida concessione alle volgarità del cosidetto verismo.

Nè poteva essere altrimenti. Gesualdo Arcangeli è cittadino dell'eroica

Brescia, è figlio di quel prode Agesilao, a noi più che compagno,

fratello nelle lotte e nelle congiure, morto sulle barricate, colpito

in fronte dal piombo di un caporale croato.... anzi _boemo_."

Ma dalla freddezza colla quale erano stati accolti e riportati dagli

altri giornali, anche dagli stessi giornali del partito, i "comunicati"

riguardanti la conferenza di Primarole, il monumento e le nuove

adesioni, Matteo Cantasirena, col suo fiuto finissimo, aveva subito

capito di essere un po' in ribasso dopo la famosa intervista.

Si trattava, per il pubblico, di metter mano alla borsa e facevano più

colpo il gergo barbaro e lo scetticismo del banchiere, che dava

l'allarme, di tutti i pistolotti e le evocazioni nazionali.... per

cavargli quattrini.

--Italia! Italia!--gemeva dolorosamente Cantasirena. Poi pensava al

modo di difendersi e concludeva:--Bisogna neutralizzare il Kloss!

Il direttore era solo nel suo studio, alle _Risorse italiche:_ uno

studio artistico e patriottico: il busto del Fara-Bon, dal solito

barbone e il berretto di pelo, e, in alto, in una gran cornice, una

lettera autografa di Garibaldi.

--Bisogna rendere l'Austria neutrale.... o meglio ancora, farsela

alleata!...

E pensava, continuava a pensare, accarezzandosi la barba,

arricciolandone la punta, nervosamente.

Aveva bisogno di denaro, di molto denaro. Aveva pagato i debiti

vecchi.... ma cominciavano già ad invecchiare anche i debiti nuovi....

--Il Brunetti, il Bizzarelli, il Palazzoli.... tutti spiantati!... Il

Fontanella.... un pusillanime! Gli operai, i giornalieri, si sa, sono

un branco di affamati! Ebbene, quando strepitano, quattro schioppettate

in aria e si cacciano in prigione! E quel chierichetto ambizioso di Pio

Calca? E quel trafficante di carne umana del Bobboli-beì? Vogliono

esaminare i conti!... I conti! I conti!... Se abbiamo fatto l'Italia è

perchè non abbiamo mai contato nè i nemici nè i denari! I conti!... Io

non accumulo! Io non nascondo i milioni!... Non ci credono? Vengano a

vedere!

E il direttore sbuffò stizzito, con un'alzata di spalle. Se ne

infischiava di quella gente! All'occorrenza il Fontanella, il Calca, il

Bobboli, tutti quanti, avrebbero dovuto tirar fuori degli altri

quattrini. Ma per la _Cisalpina_, per la riuscita della grande impresa,

occorreva il capitale fluttuante, enorme, inestinguibile del pubblico,

delle azioni.

--Maledetto boemo!... Bisogna agguantarlo per il collo!... Per lo meno

imporsi, spaventarlo!... Spaventarlo?... Sicuro, perchè no?

Matteo, era seduto dinanzi alla scrivania; si allungò, si distese sulla

poltrona.

--Spaventarlo?... Tedesco, affarista, donnaiuolo.... non dovrebbe

essere difficile!

Rimase a lungo immobile, coll'occhio fisso ad un punto del soffitto:

con una mano aveva afferrata tutta la barba, e si grattava il mento

coll'indice... Poi gli sembrò... ebbe un lampo. Allora si scosse, si

alzò come per seguire l'idea che gli era balenata...

--Gli spezzati d'argento.... Gli incettatori... Gli avoltoi della

Borsa... e delle borse! Benissimo!

Si avvicinò all'uscio e chiamò a mezza voce:--Signor Perego!

Un omino entrò quasi subito nello studio: piccolo, sudicio, sparuto,

colle scarpe rotte e l'abito nero tutto liso; una faccia tra l'affamato

e il delinquente. Egli si fermò dinanzi al direttore con un

atteggiamento ch'era un mezz'inchino, e portandosi con un moto abituale

della mano il grosso cordone del _pince-nez_ dietro l'orecchio.

Il Perego poteva vantarsi di rappresentare tutta intera la redazione

delle _Risorse italiche_. Il giornale "dei giovani e per i giovani"

aveva infatti sempre piene di giovani le sale della direzione e le

tasche del direttore. Ma a tutti quei giovani Matteo Cantasirena

raccomandava di portar quattrini e abbonati: quando portavano

articoli... questi finivano nel cestino.

Mariano Perego era straordinario nella sua qualità di giornalista

_utilité:_ aveva letto tutto, conosciuto tutti, ricordava tutto; era

uno sgobbone portentoso, instancabile, un assimilatore dello stile di

prima forza.

E per questa sua abilità, i colleghi lo chiamavano il

_falsificatore_..., ma non per questa soltanto. L'appellativo aveva un

senso recondito, ingiurioso e perfido: si riferiva alla prima colpa del

Perego, quella che lo aveva disonorato, rovinato.

A diciott'anni, egli faceva ancora l'ultimo corso di liceo; pazzo per

una donna, aveva falsificata la firma di un suo compagno di scuola,

sotto una cambiale di cento lire: prima ancora della scadenza, il

Perego si butta alle ginocchia dell'amico, gli confessa la colpa;

l'amico perdona, paga, ritira la cambiale. Ma dopo, dopo forse una

decina d'anni, mentre Mariano Perego, già molto innanzi nella carriera,

nella fama, si trova impegnato in una fierissima polemica che

appassiona tutta una città, che deve risolversi in un duello, in un

seguito di duelli, ecco saltar fuori una prima voce, vaga, che ricorda

quel fatto; poi, a mano a mano, la voce si fa più insistente, più

precisa.... I padrini della parte avversaria esigono un giurì, il fatto

delle cambiali è provato irrecusabilmente, e Mariano Perego, dichiarato

indegno di battersi, infamato, deve abbandonare la sua città, il

giornale fondato da lui, reso potente con tanti sforzi, con tanto

ingegno, lo stesso partito politico al quale aveva dedicato la vita e

pel quale sarebbe stato pronto a sacrificarla.... deve abbandonar

tutto; ritrarsi, sparire!

Tutti, contro di lui e con più furore quanto più egli era salito in

alto; tutti contro di lui, senza tregua, senza misericordia e gli amici

più dei nemici, tutti i protetti, i difesi, i beneficati.--Giù, giù la

nuova canaglia, giù, nel fango!

E Mariano Perego, il giornalista caduto, collo stesso fango di cui lo

avevano coperto, s'era dato a sfogare i livori, gli odî, l'amarezza; e

a quel fango aveva ricorso, anche per mangiare. Per mangiare soltanto,

e male, e poco, perchè la gente rispettata e piena di onore, si valeva

della sua miseria, della sua abiezione per sfruttare il suo talento, il

suo lavoro e occorrendo la sua disonestà.

Matteo Cantasirena, meno male!... Nei giorni di abbondanza lo pagava

senza contare e senza farsi pregare; quando era ridotto al verde non lo

pagava affatto, ma lo invitava a pranzo e lo trattava a bordò. Il

Perego, sfamato, ringalluzzito, lo serviva... e lo ammirava per fargli

piacere.

--Pronto?--domandò il direttore fermandosi diritto in mezzo alla

stanza.

--Prontissimo!--rispose il Perego: seduto alla scrivania si era

preparato dinanzi un monte di cartelle.

--Si spara contro il Kloss?

--Già,--rispose Cantasirena, tenendo sollevata, colle mani incrociate

sulle reni, la gran coda del soprabitone, e tornando a girar su e giù,

dimenandosi, pompeggiandosi maestosamente.--Già, quattro parole per

quello zingaro... banchiere! L'intervista è stata brillante; faremo

anche noi un articolo allegro.

--Un po'... di _Durlindana_,--sogghignò il Perego che si godeva di

tanto in tanto a ricordarla, appunto perchè quell'altro se ne rodeva.

--Scriva, senza interrompere!

Il Perego, si tirò il cordoncino del _pince-nez_ dietro l'orecchio, e

tutto umile, senza più fiatare, col muso basso, pronto colla penna

sulla carta, aspettò che l'altro incominciasse.

--Scriva il titolo: _Imperial Regio radicale:_ e sotto, tra parentesi:

_Spezzatino alla boema_.... E di seguito, senza mai fermarsi, Matteo

Cantasirena dettò l'articolo, parlando prima lentamente, pausando, col

gesto e l'enfasi di un predicatore, poi alzando la voce a mano a mano,

accalorandosi, pestando i piedi, lanciando invettive e minacce: ansava,

sudava, tremolava tutto... ma non si fermava mai.

Mariano Perego lo seguiva a stento, colla penna che volava,

scricchiolava sulla carta. Ad ogni periodo approvava col capo,

mormorando "bene.... molto bene.... benissimo...." Infine scoppiò in un

potente "_maraviglioso_" mentre, rizzandosi, arrovesciandosi sulla

poltrona si fregava le mani con una stropicciata lunga, fragorosa,

echeggiante.

E il Perego era sincero nel suo godimento! Oh, il bel pancione

formidabile e incrollabile, come lo vendicava di quella folla di

galantuomini così spietata e inflessibile contro di lui debole, contro

di lui solo e vinto!

--Leggiamo tutto: da capo a fondo.

Il Perego lesse l'articolo con arte, con enfasi, e Matteo Cantasirena,

brandito un lungo tagliacarte ne seguiva la lettura accennando ai

punti, alle pause, agli "a capo" come un direttore d'orchestra.

L'articolo cominciava umoristicamente, domandando all'illustrissimo

commendator Francesco Kloss, perchè aspettasse l'acqua della

_Cisalpina_ per annegarsi non solo, ma ben anche per.... lavarsi!

Tuttavia lo scherzo durava poco e Matteo Cantasirena con la foga del

suo stile rimbombante, lanciava contro il Kloss un'accusa esplicita,

gravissima: era lui "l'Imperial Regio radicale" il capitano segreto

della _banda nera_, il comandante in capo degli incettatori, il

generalissimo dei ribassisti!

".... Chi è l'implacabile, il feroce nemico della _Navigazione

Cisalpina?_ È il nemico più implacabile e più feroce di tutto il nostro

credito, di tutti i nostri valori, è il contrabbandiere, il grande, il

terribile incettatore del nostro oro, del nostro argento! È costui,

l'omicciattolo saltellante e sghignazzante, lo speculatore tenebroso,

che col suo gergo da barbaro e co' suoi giri e raggiri di avoltoio,

diffonde il panico fra i nostri istituti di credito, fra le nostre case

industriali, colla furia fatale di un'epidemia; è costui il grande, il

benemerito finanziere esaltato, incensato, intervistato dai nostri

avversari, dagli avversari della _Cisalpina_, dai denigratori del

Fontanella, dagli amici, dai moretti, dai mediatori elettorali del

Bonforti e del Ghirlanda!"

E rapido, ma efficace, svelate le gesta dei ribassisti, degli

aggiotatori, della _banda nera_, prometteva per il giorno dopo "di

precisare le accuse con altri nomi, con altri fatti, colle cifre e

colle date."

--Badiamo!...--arrischiò il Perego, cogli occhi e il viso ancora

sfavillanti, il Perego che pareva sprofondarsi dinanzi alla grandezza

del direttore.--Badiamo agli estremi della diffamazione.

--Ingiuria, ingiuria semplice, finchè prometto soltanto di precisare!

Ma tuttavia Cantasirena cominciò a mostrarsi impressionato

dell'avvertimento. Diventò serio, meditabondo, mormorando:--Sempre la

museruola alla verità!--Sospirò, soffiò.--E poi--soggiunse dopo un

momento,--e poi, caro Perego, io sono sempre stato generoso. Sopratutto

sono sempre stato un uomo di cuore: è un difetto; ma non è alla mia età

che si cambia natura! Seguiamo dunque la massima del Vangelo. Non

domandiamo la morte del peccatore, ma che si converta e viva.... Anche

lei, egregio amico, che cosa mi consiglierebbe di fare?

Il Perego, con due dita, delicatamente, tirò il cordoncino

sull'orecchio, mentre per capire, per indovinare qual'era il consiglio

che l'altro desiderava, lo guardava fisso, colle pupille immobili,

ingrandite dietro le lenti.

--L'articolo, non uscirà che domani....--sbadigliò distrattamente

Matteo Cantasirena.

--Ah?... Domani?...--interrogò nuovamente il Perego che cominciava a

capire.

--Lei non conosce... non ha mai avuto nessun rapporto con

quell'orso.... del nord?

--Non conosco il Kloss, ma conosco il suo procuratore, il signor

Galli,--esclamò il Perego, che ormai aveva capito tutto.

--Se il Kloss promettesse soltanto di studiare a fondo la _Cisalpina_

prima di combatterla... Per divertimento... io non ho mai fatto del

male a nessuno!...--E Cantasirena si sdraiò sopra una piccola poltrona

bassa, tornando a sbadigliare.

Il Perego, sicuro adesso del fatto suo, prese i fogli dell'articolo,

dopo averli numerati col lapis e si avviò per uscire.

--Che uomo è questo signor Galli?--domandò Cantasirena, stirandosi,

socchiudendo gli occhi.

L'altro sorrise; aveva il tic della definizione.

--È uno spostato del sentimento, è un romantico della riabilitazione,

un precursore della giustizia sociale.

Cantasirena aprì gli occhi. Voleva essere sicuro che il Perego si

sarebbe condotto con prudenza.

--Lei lo conosce bene, da molto tempo, questo signor Galli?

--Eravamo nella stessa casa in pensione. Il Galli ha sposato la

figliuola della nostra padrona che un altro dozzinante, un ufficiale di

fanteria.... si era presa.... goduta... e piantata lì... lei e la

camera.

--E dopo, non l'ha più visto?

--Tutte le domeniche al Trenk. Il signor Galli ci va colla sua signora,

una bellezzina linfatica dalla quale è adorato, quantunque il signor

Galli abbia il torto di essere vecchiotto e di chiamarsi Ambrogio. La

colazione al Trenk è la gran festa di famiglia.

--Ha figliuoli?

--Uno solo, quello dell'esercito.

--E un uomo così.... diremo.... umanitario, si è venduto al signor

Kloss?--esclamò Matteo Cantasirena, parlando e sbadigliando insieme.

--Venduto... no. È il procuratore della Banca Kloss e C., nient'altro.

Del resto la questione del pane quotidiano... s'impone specialmente ai

socialisti, caro direttore!...

Poco dopo Mariano Perego si presentava al signor Galli, alla banca

Kloss e C., coi capelli lisciati, incollati sulla fronte e la barba

appena fatta.

--Prima di dirle di che si tratta, le domando, in parola d'onore, il

segreto più assoluto.

E siccome il procuratore del Kloss era un pochetto sordo, il Perego

alzava la voce, tirandosi su, in punta di piedi, per avvicinarsi al suo

orecchio.

Il Galli era un vecchio alto, forte, poderoso. Aveva la faccia tonda,

completamente rasa. Una corona di capelli rossicci e crespi, gli

circondava la testa calva.

Egli pure si rizzò diritto, dopo essersi chinato per udire la domanda

del Perego, e lo guardò fisso, quasi severamente, coll'occhio pacato,

cerulo, austero, la cui vivezza pareva trasparire e diffondersi dietro

una nube di malinconia.

Il Perego schivò quello sguardo, tirandosi il cordoncino degli occhiali

dietro l'orecchio.

--Secondo il caso, posso promettere il segreto; sì e no,--riprese il

signor Galli colla sua voce grave, penetrante.--Secondo il caso: se si

tratta di me, di un affare mio, posso anche promettere; se si tratta

della banca o del signor Kloss, no.--E a quel "no" il signor Galli si

rizzò ancora di più, ancora più diritto.

Il Perego invece, sembrò rimpicciolirsi, cercando l'articolo nella

saccoccia.

--Si tratta del signor Kloss. Legga. Sa che anch'io sono un galantuomo e

che ho bisogno del pane che mangio. Davanti a lei mi sembra d'essere

dinanzi a mio padre. Prenda!--e gli porse le bozze dell'articolo.--Nella

mia condizione.... può sembrare una indelicatezza verso il

giornale,--continuò il Perego tossendo per schiarirsi la voce.--Ma... ho

tanti obblighi di gratitudine verso di lei! Mi sarebbe parso di mancare ad

un dovere sacro, non affrettandomi ad avvertirla finchè, forse.... si

potrebbe essere ancora in tempo. Lei mi ha fatto del bene; ripetutamente...

Questa volta vengo a domandarle, invece, un consiglio... un suo parere. Si

potrebbe far parlare al direttore da qualche persona influente... perchè

l'articolo dovrebbe andare domani. In ogni modo lei apprezzerà la mia

condotta perchè io la rispetto, la venero, perchè ho tutta la confidenza in

lei.... perchè lei non vorrà farmi del male.... non....--A questo punto

s'interruppe e tornò a cacciare il cordoncino degli occhiali dietro

l'orecchio.

Sotto la pupilla immobile, grave, severa del Galli, gli era mancata la

voce; sulla fronte gli spuntavano, rilucevano spesse e minute le

goccioline di sudore: quando l'altro, finalmente, gli levò gli occhi di

dosso per mettersi a leggere l'articolo, respirò, riprese fiato.

Il signor Galli, alla banca non era più il buon uomo del Trenk, uno dei

più caldi fautori, senza esservi inscritto, della Lega per la pace, il

buon signor Ambrogio, che aveva sempre un sigaro da offrire... e

all'occorrenza anche un biglietto da dieci lire da prestare; che

guardava la sua giovane mogliettina, tutta sfarzosa e fiera nel suo

lusso della domenica, cogli occhi rilucenti di tenerezza, di

ammirazione; che soffiava un'ora nella minestra del piccino per

raffreddarla, sempre paziente, affettuoso anche quando il marmocchio

strillava, s'impuntigliava, versava il vino sulla tovaglia.... No, non

era più il signor Galli! E il Perego lo guardava con diffidenza, quasi

con timore, scostandosi d'un passo.

Il procuratore lesse tutto l'articolo, rimanendo sempre impassibile,

poi rialzò il grosso testone fissando nuovamente il Perego, ma questa

volta con un'occhiata sprezzante, sdegnosa.

--Quanto vi ha ordinato di domandare il signor Cantasirena per

sopprimere questa roba?--E abbassò il capo porgendo l'orecchio. Ma

l'altro non si avvicinò.

--Io sono un galantuomo!... Certe cose ripugnano a me come a lei!... Io

ho agito a fin di bene!... Se il signor Cantasirena lo sapesse, sarei

scacciato dal giornale!... So anch'io che Matteo Cantasirena non è come

lei, come me, come noi!... È un prodigo incosciente! È un vanaglorioso!

Lei non lo conosce!... Adesso che è in auge, che è pieno di quattrini,

ci tiene di più a un suo articolo e al gusto di vendicarsi, che non a

tutti i milioni della banca Kloss!

Il Perego, agitato, gesticolava, diventava ora bianco, ora rosso, di

tutti i colori; gli occhi guizzavano obliqui dietro le lenti, la voce

gli usciva dalla gola stridula, stonata per lo sforzo di mantenerla

alta e di nasconderne il tremito.

--Se il signor Kloss crederà di prendere qualche provvedimento per

questo articolo, scriverà direttamente al signor Cantasirena. Lei può

andarsene.

--Creda, signor Ambrogio....--tentava di ribattere il Perego,

mettendosi una mano sul petto,--io sono un galantuomo....

--Lei può andarsene!--intimò il Galli per la seconda volta.

L'altro se ne andò infatti, e quando fu solo nel corridoio, scosse giù

con un'alzata di spalle il peso della vergogna, l'avvilimento.

--È la paura che ti fa così insolente!--mormorò, e si presentò a

Cantasirena ridendo, con una delle sue lunghe e fragorose stropicciate

di mano.

--Tutto è a posto, signor direttore!... Prima di sera, scommetto che il

commendator Kloss avrà comperato venti azioni della _Cisalpina!_

--Piuttosto gliele regalo!--esclamò Cantasirena con alterezza e con

sincerità.--Quell'affarista lurido, sarebbe capace di credere ad un

ricatto!

Prima di sera, com'era stato previsto, Taddeo, il buon _Taddeum_,

luccicante nella nuova livrea, una specie di uniforme di sottufficiale

garibaldino, presentò al colonnello una lettera urgentissima

"particolare" col timbro della banca Kloss e C. Ma, nè di quella

lettera, nè del seguito delle trattative, Mariano Perego non ebbe, e

non dimandò nessuna notizia.

L'accusa delle _Risorse italiche_ aveva colpito nel vivo?... Forse; ma

di sicuro, e fino a che punto, nessuno lo poteva sapere, nemmeno il

signor Galli: lo sapeva soltanto il commendator Kloss, il quale, come

Cantasirena, non aveva bisogno di consiglieri.

La lettera urgentissima "particolare" della banca Kloss fissava un

ritrovo per quella stessa sera in una sala riservata del "Circolo

Commerciale" fra il signor Galli e Matteo Cantasirena; e la mattina

seguente vi fu un secondo, un ultimo convegno nello studio d'un noto

agente di cambio, coll'intervento, sulla fine, del commendator Kloss in

persona.

Il Kloss, invece di riceverne, dettò condizioni, sempre col cappello in

testa, sempre ghignando, gesticolando, saltellando qua e là, più

arrogante, più impertinente e più villano del solito.

Si lasciarono tutti e tre soddisfatti l'uno dell'altro.

Il Kloss, ghignava, mordendosi i baffi tinti: "quel giornalista

_imbrojamestee_" era un furbo soltanto.... per i minchioni!

Il signor Galli, il buon ambrosiano, era stato conquistato dalla

simpatia, dalla facondia, dallo sviscerato amor del prossimo, di Matteo

Cantasirena.

--No, non era un ricattatore!--e sospirò mestamente e pur mestamente

sorrise al viso dolce e devoto della sua mogliettina, e alla testa

bionda e ricciutella del bimbo che aveva sempre davanti agli occhi, e

che, imponendosi al suo cuore, lo tenevano lì inchiodato al servizio

del signor Kloss!

Matteo Cantasirena era gongolante, e volle regalare a Evelina e a

Pietro Laner, tutto il mobilio e le tappezzerie del salotto di

ricevimento, per il loro quartierino di sposi:--Scegliete, ordinate

tutta la roba di vostro gusto dal Vergani; e poi il conto, lo mandi a

me.

La Gioconda, anzi ormai la signora Gioconda, scelse anche lei un

regalo: si era alla fine di maggio, ma volle ugualmente una pelliccia

d'orsetto che avrebbe messa via per l'inverno: il metter via, la

passione della serva, era rimasta pure la gran passione della

governante.

Matteo Cantasirena esultava ed era fiero, infatuato, convinto della

parte che aveva sostenuta.

--Ah! ah! Credevano che i suoi articoli si potessero

comprare?--Cessassero gli attacchi ingiusti, sleali alla _Navigazione

Cisalpina_.... e basta!

Lo zio Matteo ne parlava, in segreto, anche col Laner.

--A voi, caro Pietro, anzi a _te_, oramai posso dir tutto: tu ed

Evelina siete i miei soli figliuoli: ricordatevelo per il giorno che mi

chiuderete gli occhi: non vi dev'essere nessun altro.--A te, caro

Pietro, posso dir tutto: passar vicino ai milioni, come ci sono passato

io, oggi, e uscirne completamente _incolume_, è una grande

soddisfazione!--Gli occhi di Matteo Cantasirena luccicavano, pieni di

lacrime: si commoveva.

--_Vade Retro Satana!_...

E si confidava anche a _Numa_ accosciato vicino al fuoco e che lo

fissava sospettoso, arricciando il muso e dirizzando il pelo.

--Caro _Numa_ lo puoi dire alla nostra Gioconda!... Il padrone è stato

un eroe del sacrificio!... e morte ai _tirolesi!_

Quella vittoria, quell'intimo e sereno compiacimento gli recò, col buon

umore, le più felici ispirazioni per la grande conferenza di Primarole.

Di solito, la domenica dello Statuto piove sempre; quel giorno fece

eccezione.

--È il sole pronubo della _Cisalpina!_ Viva l'Italia!--esclamò il

direttore, alla stazione, rivolto a Taddeo, che gli teneva dietro,

traballando sulla gamba di legno, con tutte le decorazioni rilucenti e

tintinnanti.

--Viva l'Italia!

--Evviva! colonnello.

Era una mattina calda, azzurra, limpida. Matteo Cantasirena costretto a

vivere nell'afa ammorbante della città, subito, appena in treno, appena

fuori all'aperto, col venticello leggero che agitava, gonfiava,

sbatteva allegramente le tendine del carrozzone, rotte dalle strisce

vaganti e abbarbaglianti del sole, si sentì ristorato, sollevato, come

purificato da un senso di benessere, di liberazione.

--Ah!...--e respirò.

Erano con lui nello stesso scompartimento, i giovani collaboratori

delle _Risorse italiche:_ tutti mezzi parenti, amici, fautori di Pio

Calca. Belle faccette fresche, fiere, dai baffettini nascenti, solo un

po' martoriate e immalinconite dal solino enorme e rigido. C'era

Evelina, modesta, aggraziata, più che seduta rannicchiata, nel suo

posticino, con una positura d'indolenza languida, cascante, che

dissimulava la spalla più grossa. Essa teneva sempre una delle sue

manine inguantate sopra un ginocchio di Pietro Laner, come affermando,

pur nella tenerezza dell'abbandono affettuoso, la sua proprietà; ma gli

occhi, dietro le lenti, si fermavano or su questo or su quello dei

giovani scrittori delle _Risorse italiche_ e fermandosi scintillavano:

non per civetteria, bensì per calcolo. Due di quei giovani, dovevano

essere i suoi testimoni alle nozze; lo aveva fissato lei, di suo capo.

E uno doveva regalarle una valigia, con un completo _necessaire_ da

viaggio: l'altro un _servizio_ per il caffè in argento: anche tutto ciò

pensato e fissato da lei, in testa sua, senza dir niente a nessuno.

Pietro Laner, coll'aria istupidita e trasognata, timido con

Cantasirena, timido con Evelina, con tutti, fissava il numero del

_carrozzone_, il 2113: e quel tredici, in fondo, lo turbava, lo

inquietava per il viaggio....

Ubbie?... No! No!...

E il poeta scrollava il capo tristamente, e guardava Evelina.... e

pensava al suo matrimonio e pensava a "quell'altra" e si sentiva

solo.... infelicissimo e sospirava, sospirava con un tremito di

sgomento.

--No! No!... Non erano ubbie!... aveva incominciato a rivivere di

venerdì!

Primarole era ridente, colle case spesse e colorite, in mezzo alla

pianura immensa, inondata, raggiante di sole! Vi era nell'aria una

trasparenza cristallina. I vapori del fiume invisibile, si addensavano

all'orizzonte in una striscia lattea, luminosa, tenuissima sotto il

cielo azzurro, come un mare lontano.

La borgata era piena di gente e di chiasso; le bandiere alle finestre,

le viuzze adorne a festoni, un grande arco di alloro e di mortella,

all'imboccatura della piazza.

Matteo Cantasirena fece il suo ingresso trionfale, circondato da tutto

lo stato maggiore del Comitato, al suono della banda che strombettava

l'inno di Garibaldi e la marcia reale, e dando il braccio a Gesualdo

Arcangeli vestito all'italiana: un cappellone a larga tesa sulle

ventitrè, giacca di velluto e cravatta rossa.

--L'arte! L'arte! Ecco la terza Italia! L'arte di Canova, Gesualdo mio,

di Raffaello, non gli studi di osteologia e di veterinaria dei

decadenti!

Le bandiere, la musica, gli archi di trionfo, gli evviva, tutto merito

particolare di Mariano Perego il quale era da due giorni sul posto, ma

senza figurare, senza mettersi in mostra, senza farsi vedere....

nemmeno dal piccolo Calca, nemmeno dall'ingegnere Fontanella, anch'essi

in processione dietro Cantasirena, e assai irritati ed inquieti, perchè

temevano una rivolta nelle squadre degli operai e dei braccianti.

Questi infatti, occupati nei lavori di dissodamento e di sterro lungo

il tracciato dei canali, erano tutti in fermento trovandosi in

arretrato di paga, per colpa, appunto, di Matteo Cantasirena, che non

aveva mandato i denari per "le settimane!"

Tuttavia, lungo la strada, in mezzo alla gente, il Fontanella e il

Calca riuscirono a contenersi, a dissimulare.... Si fermarono cogli

altri, al caffè, a bere il vino bianco offerto da Gesualdo Arcangeli,

già un po' brillo a quell'ora, in mezzo alla schiera fracassona de'

suoi _puntatori_, de' suoi _formatori_, de' suoi _finitori_, coi grandi

cappelloni come "il maestro" e che seguivano "il maestro" dapertutto,

sempre in baldoria, mangiando e bevendo alle sue spalle.

Col vino bianco si fecero evviva e brindisi al "prode Agesilao, alla

_Cisalpina_" al genio di Fara Bon e il Fontanella rispose pure, con

grande entusiasmo, a tutti gli evviva e a tutti i brindisi. Ma poi,

appena giunti all'albergo del _Cannon d'oro_, appena gli fu possibile

di chiudersi soli, lui e Pio Calca, in una stanza, col segretario

generale, allora la scena cambiò di colpo.

Matteo, lì per lì, tentò, se non di scongiurare, di allontanare la

burrasca.

--È il mio primo giorno di riposo.... di festa.... Lasciatemi godere

un'ora, soltanto un'ora, della mia più che legittima compiacenza!...

--Siamo minacciati da uno sciopero!--esclamò con voce sorda il

Fontanella.

Cantasirena, attonito, si volse verso Pio Calca.

Rosso, di bragia, colle pupille fisse, sbarrate, il piccolo grand'uomo

non lo guardò nemmeno. Girava impettito, attorno alla stanza,

sventolandosi col fazzoletto, accomodandosi il solino molle di sudore.

Sentiva crescere la propria importanza, quanto maggiore era

l'abbattimento di quell'altro.

--Minacciano fischiate!... legnate!...--E un risolino, un certo tono di

superbietta, tradivano l'interna compiacenza.

--Piuttosto di venire a Primarole a mani vuote, dovevate rimandar la

festa!...--mormorò il Fontanella;--non vi ha detto niente il Brunetti?

--Il Brunetti? Il Bizzarelli? Non sono più che gemiti in sembianze

umane! Ma quel turco, bei?... Quel turco bei, perchè non si è fatto

vivo?... È il vice presidente della _Cisalpina!_... Primarole non è il

suo collegio?...

--È ammalato!--borbottò il Fontanella con un'alzata di spalle.

--Almeno lo dice--osservò il piccolo Calca maliziosamente.--Sarà una

cura preventiva per i _soo danee!_

--Io ho tentato, per quanto mi fu possibile, di scongiurare il

pericolo,--seguitò il povero ingegnere.--Ho dato qualche acconto ai

capi squadra....

--Avete dato degli acconti?--interruppe giubilando Matteo Cantasirena,

sempre pronto a riacquistare il buon umore.--Ma allora siamo salvi!...

Lasciate fare a me!... Son qua io!--E propose di andare subito, tutti

insieme, a parlare ai più turbolenti, ai più minacciosi, e di prendersi

in compagnia anche l'Arcangeli.

--L'Arcangeli no....--E il Fontanella fece notare che non era ben

visto.

--Si mormora in paese, per tutta la gonfiatura che ne avete fatto!

--Si mormora?... Di che?

--Ma.... le solite calunnie.... le solite chiacchiere. Dicono che i

denari della sottoscrizione furono.... sono.... dileguati, e che si

vorrebbe scegliere il bozzetto dell'Arcangeli, soltanto perchè

costui.... si accontenta della gloria.

Matteo Cantasirena, soffiò con un sorriso olimpico, di compatimento.

--Chi lo dice?

--Ma.... tutti!

--Tutti.... è una metafora che vuol dire nessuno!

In quel punto entrò Taddeo. Veniva ad avvertire il colonnello, che una

commissione di lavoratori voleva essere introdotta e sul momento.

Il Fontanella guardò Cantasirena impallidendo e bisbigliando:--Lo avevo

preveduto!

--Sono qua io! Niente paura!--E il direttore ordinò a Taddeo di

chiamare quella brava gente.

L'ingegnere e il segretario generale erano rimasti soli: Pio Calca si

era dileguato lungo i corridoi dell'albergo.

--Fino a lunedì penso io a farli aspettare. Lunedì, in un modo o

nell'altro, bisognerà provvedere. Il conte Bobboli, il Duranti, il

Berretta, il Palazzoli devono provvedere!

Il Fontanella scrollava il capo sfiduciato, avvilito.

--E quand'anche potessimo tirare innanzi un'altra settimana, due, tre,

dove andremo a finire?... Le nostre azioni non circolano! Nel pubblico

è entrata la sfiducia! Peggio ancora, si ride! È il Kloss che ci ha

rovinati!

--_Sursum corda_, caro ingegnere! Dal boemo non abbiamo più niente da

temere: preso!

Il Fontanella guardò stupito Cantasirena:

--Preso..... come il Casalbara!--borbottò con una alzata di spalle. Era

l'idea fissa dell'ingegnere. Senza il nome patriottico e popolare del

Casalbara, senza il Casalbara senatore, col Tolomei invece, alla testa,

il Tolomei antipatico, senza credito e senza influenze, la _Cisalpina_

era spacciata.

--Il Comitato attuale non è che provvisorio: per il consiglio

d'amministrazione definitivo, avremo il Kloss e avremo il Casalbara: ve

lo prometto.... perchè posso prometterlo!--dichiarò Matteo Cantasirena

con gravità, con sicurezza.--Però intendiamoci bene, e fatelo capire ai

"ragionieri" del Comitato: durante una guerra non si possono contare le

cartucce: nella nostra campagna non si devono contare i denari.

Si udirono le voci, il trepestio degli operai in commissione, e subito,

il Fontanella, frenandosi, vincendosi ancora, andò loro incontro e

presentò, con grandi espansioni, l'illustre conferenziere, il

benemerito segretario generale.

La povera gente che lavora è sempre di buona pasta e quando proprio non

muore di fame, si lascia calmare e persuadere facilmente a parole, a

promesse.

Figurarsi Matteo Cantasirena! Abbracciò gli operai e chiamò la bluse il

camice precursore della gran patria nuova, universale!

--In un fascio le energie del pensiero e la santa virilità del braccio!

Tutti siamo fratelli di lavoro.... stretti ad un patto! Tutti siamo

fratelli di fede, la fede in Cristo, l'anarchico degli Evangeli, e in

Garibaldi il redentore delle plebi! Tutti siamo lavoratori! Tutti

operai! Operai del pensiero e operai dell'azione! Operai della penna e

dell'aratro, sacro ai poeti e ai lari!--Taddeo porta da bere!--e

correva sull'uscio a gridare:--Quattro! sei!... dieci bottiglie,--poi

tornava in mezzo a tutta quella gente ansando, tornava daccapo cogli

abbracci, ma faceva forza per calmarsi e prometteva, mettendosi la mano

larga sul petto, e abbassando la voce con gravità profonda, solenne:

--Lunedì, a mezzo giorno, sarete pagati, fino all'ultimo soldo! E alla

mia parola dovete credere! Io non posso tradirvi! Io sono popolo come

voi! Sono nato col popolo, ho combattuto col popolo, ho sofferto e

lavoro per i diritti, per il trionfo del popolo!--Viva l'Italia!

E al grido di "viva l'Italia" si vuotarono le bottiglie allegramente, e

gridando sempre "viva l'Italia" anche la commissione degli operai e dei

braccianti si unì ai membri presenti del Comitato, e colla banda in

testa, si avviarono tutti insieme al gran "_Palazzo dei Lavori_" dove

aveva luogo la conferenza.

Matteo Cantasirena si godeva il suo quarto d'ora, il suo trionfo.

Capiva, sentiva, di piacere come bell'uomo alle signore di Primarole,

che gremivano le finestre imbandierate, alle belle ragazze e alle

contadinotte ferme sulle porte e lungo la strada, e dondolandosi,

lisciandosi la barba occhieggiava da tutte le parti. Si teneva Evelina

sotto braccio, sfoggiava la sua tenerezza paterna e presentava agli

"onorevoli e cari amici" il suo segretario particolare "lo sposo"

Pietro Laner.... il quale, povero diavolo, era tormentato da una

emicrania spaventosa.

Anche Taddeo, che veniva in fine, era notato per la gamba di legno, le

medaglie, il vestito mezzo da garibaldino, e destava molta simpatia.

Quegli operai, quei contadini, gli facevano, press'a poco, le stesse

domande che gli aveva fatte la prima volta Pietro Laner.

--Il Cantasirena era il suo colonnello? Dov'era stato ferito? Aveva la

pensione?

E Taddeo zoppicando e traballando, rispondeva con quella grande

semplicità che certe volte rende l'ignoranza sublime, ciò che in

sostanza, gli aveva risposto, proprio in quei giorni, il

Ministero:--Gli era stata amputata la gamba troppo tardi per aver

diritto alla pensione!--E concludeva: Del resto, fin che posso

lavorare, viva l'Italia!--Era lo stesso evviva di poco prima, gridato

dal direttore a pieni polmoni. Ma Taddeo lo bisbigliava quasi a mezza

voce, con un sorriso di malinconia e di amore: lo mormorava

intimamente, soltanto per sè. E la mestizia di quel sorriso diventava

più profonda, quando egli rispondeva che il suo colonnello era stato

Giovanni Chiassi, morto a Bezzecca....

Senonchè la precisione della verità, in quel momento, disturbava la

folla nel suo entusiasmo. Essa aveva dinanzi a sè, magnifico e

simpatico, Matteo Cantasirena, l'eroe di quel giorno, l'eroe della

_Cisalpina_: e l'eroe vero e grande, che aveva lasciato la vita sul

campo, e Taddeo, l'umile soldato che veramente aveva sparso il suo

sangue per la patria, non servivano che a dar colore e risalto alla

leggenda istrionica del colonnello vivo e sano.... il bel colonnello

delle sussistenze!...

La baraonda · 第 29 / 44 题