Il Casalbara arrivò in punto all'ora del pranzo. Nora lo aspettava alla
finestra, e quando vide il magnifico equipaggio, arrossì di piacere e
di orgoglio. Sarebbero stati suoi quei cavalli, quella carrozza, quei
servi in livrea!... E corse lei ad aprire al duca: lei sola!
Appena il Casalbara fu entrato, stretto nel lungo soprabito, tutto
profumato, lucente e biondo, l'uscio fu richiuso pianino
pianino....--per non farsi sentire di là!--dicevano gli occhi
maliziosetti della fanciulla. La piccola anticamera era buia, e mentre
il Casalbara stringeva la mano a Nora, essa gli porse i capelli a
baciare, poi si alzò in punta di piedi e gli offrì la bocca.
--Stella!
--Cattivo!... così tardi!
Il duca sorrise di piacere e di orgoglio: ormai tutte le malinconie
erano scomparse. Si sentiva sicuro di sè; era fiero e incantato della
sua conquista. Con Francesco Kloss non si vedevano più. Il Casalbara
gli aveva dichiarato, con un tono altero che non ammetteva replica:
--Professo la maggiore stima, il maggior rispetto alla signorina
Eleonora. Vi proibisco di parlarne leggermente.
E il Kloss gli aveva voltato le spalle.
--_Afessi mai prefetuto un così pel.... minestron!_
.... Nella piccola anticamera buia avevano durato un pezzo le parolette
dolci e le moine.
--Basta! Adesso basta!--disse Nora a un tratto vivamente, sciogliendosi
dal Casalbara.
Poi subito si calmò, tornò sorridente.
--Lo zio Matteo ha sentito la carrozza: guai, farlo aspettare a pranzo!
E allegra, saltellante, prendendo il duca a braccetto, lo condusse nel
salottino.
--Eccolo! Eccolo, zio Matteo!
Il Cantasirena, sorrise paternamente, ma assai dignitosamente al "caro
Giovanni", e mentre gli stringeva la mano, baciò Nora sulla fronte con
una cert'aria che pareva dicesse: vi abbraccio idealmente tutti e due.
Poi sospirò.
--Questo bel fiore,--e con due dita sotto il mento di Nora, le alzò il
visino,--vi compenserà, caro Giovanni, se la mia casa è troppo modesta.
Il Casalbara ringraziò cortesemente, inchinandosi.
--Avrei voluto presentarvi anche l'altra mia cara figliuola, Evelina,
la buona Evelina. Ma è fuori di Milano, presso una sua amica ammalata.
Il duca rispose con un complimento; Nora, invece, si oscurò in viso.
Evelina era rimasta presso il Laner per assisterlo, per vegliarlo. Ma
il direttore aveva proibito a tutti di far parola con Nora di quanto
era successo, fino al giorno dopo. Conosceva e temeva l'umorino
bizzarro della ragazza. Avrebbe potuto seccare, far perder tempo,
mentre tutti erano occupatissimi per il gran pranzo. E lo zio Matteo
aveva detto a Nora che "quel trentino" dopo aver fatto un casa del
diavolo, se n'era andato colla sua brava ricevuta! In quanto a Evelina,
si sa, non voleva mostrarsi perchè crepava dall'invidia.
Nora aveva creduto tutto.... anche lei, per non guastar la festa. Pure
non poteva reprimere il sospetto; e certe volte, col sospetto, un
impeto di collera.
--Adesso, caro Giovanni, prima di metterci a tavola, berremo l'amaro
"Etneo". È un regalo del Florio, il buon Florio. Florio e Rubattino!...
Nora portò innanzi al Casalbara, un piccolo tavolinetto intarsiato,
colla bottiglia dell'amaro, coi bicchierini di cristallo, e cominciò a
versare. Cantasirena, intanto parlava, raccontava del suo caro amico
Florio che aveva conosciuto nel sessanta, e di Garibaldi che chiamava
soltanto "il Generale", e finalmente del vino di Marsala....
Nel salotto tutto era nuovo, o rimesso a nuovo, ma il salotto non era
poi altro che lo studio del direttore, col pianoforte al posto del
tavolo da scrivere: il pianoforte aperto, colla musica dell'_Ideale_
spiegata sul leggìo. C'era un profluvio di fiori maravigliosi; le
pareti erano coperte di stoffe antiche e di trofei d'armi; e dapertutto
ritratti; grande abbondanza di ritratti. Ritratti di personaggi
importanti, ritratti di bellezze femminili; queste, per lo più, erano
le scolare della ragazza. Il vecchio sofà rimaneva coperto da un
magnifico tappeto, ma ancora col cartellino del prezzo.... per una
dimenticanza del signor Vergani, che aveva prestato tutta quella roba.
E vicino al sofà, un'ampia sottocoppa piena, colma di biglietti di
visita; tutti, almeno quelli sparsi sulla superfice, degli uomini più
illustri: ministri, altezze, grandi scrittori.
--Un altro bicchierino?...--domandò Cantasirena.
--Eccellente, ma basta così!--E il Casalbara si asciugò i baffi
premendovi sopra il fazzoletto con garbo, per non portar via, colle
gocce del liquore, anche il color biondo, dorato.
Nora, che aveva voluto bere anch'essa due dita di amaro, scrollava il
capo, pestava i piedini, faceva le smorfiette più adorabili, tanto che
lo zio Matteo, incantato della grazia, della bellezza della sua "cara
Eleoonòra" le prese la testina bionda, la baciò, la premette dolcemente
sul petto, dallo sparato ampio, candidissimo.... e fissò il Casalbara
cogli occhi umidi. Poi, vincendo la paterna commozione:--Andiamo,
figliuoli miei,--disse prendendo Nora sotto braccio da una parte e il
Casalbara dall'altra,--andiamo.... a mangiare la pappa!
Anche nella saletta da pranzo, via i libroni, gli scartafacci dei
_Patriotti viventi_, spirava un'aria ammodo, con un odorino di tartuffi
delizioso; la tavola, piuttosto piccola, scintillava di cristalli e di
argenterie in mezzo alla luce raccolta.... Tutta roba quella, mandata
dal _Cova_; il garzone che l'aveva portata, aspettava in cucina, dando
intanto una mano a preparare i piatti.
Il Casalbara, appena a tavola, si sentì subito bene, subito a posto.
Nora era incantevole, coll'abitino rosa di _foulard_, un po' scollato;
Matteo Cantasirena era un bel mangiatore e un bel parlatore; il pranzo
eccellente, e la Gioconda, che serviva in tavola, metteva appetito
anche lei col faccione rotondo e le braccia sode.
Cantasirena parlava di Mazzini, di Cattaneo, di Tito Speri.... A ognuno
di quei nomi il Casalbara si tirava su impettito, e salutava con un
cenno del capo, coll'aria di essere quasi della famiglia; e anche Nora
diventava seria, attenta. Poi, Cantasirena, divagando, entrò a parlare
di politica; e allora il Casalbara cominciò a distrarsi e cominciò a
cercare col piede sotto la tavola.... Ma quando lo cercava lui, il
piedino di Nora gli sfuggiva di sotto e gli occhi della fanciulla
sorridevano birichini;... quando, invece, egli stava fermo, il caro
piedino veniva subito tentatore, istigatore, a premere il suo
lungamente e allora gli occhi dell'amata gli sorridevano languidi.
"Stella!... Stella!... Che stella!..."
--Voi, a Casalbara,--gli domandò d'un tratto il Cantasirena,--cosa ne
pensate del Bonforti e del Ghirlanda?
--Io?... Non ci penso affatto!
La risposta ottenne una risatina allegra della ragazza. Sorrise anche
il direttore, ma scrollando il capo melanconicamente.
--Vi piace questo _Chateau-Laros_, caro Giovanni? È del settanta. Epoca
memorabile!... Il settanta!... Anche allora la politica a _coeur
léger_, ricordatelo, è stata quella che ha perduto l'Impero! Mah!... E
qui, da noi?... Non vedo uscita!... Di questo passo, andiamo incontro
allegramente al nostro Sedan.... Alla bancarotta del senso morale! Che
cosa rappresentano il Bonforti e il Ghirlanda alla Camera?... Lo
scandalo: nient'altro. Lo scandalo eretto a sistema, lo scandalo che
getta il discredito sul governo, sul parlamento, sul paese, e che
scalza, pensateci, caro Giovanni, che scalza....--Cantasirena col petto
di una pernice _à la belle vue_, tenuto in alto, infilato sulla
forchetta, abbassò il capo, abbassò la voce--....che scalza le
istituzioni!--Ciò detto sospirò, soffiò, si pose in bocca
religiosamente il petto di pernice e lo mangiò, masticando adagio,
socchiudendo le palpebre, col godimento delicato, squisito di un
conoscitore coscienzioso.
Invece il duca, a quelle parole, si era sentito urtato, turbato nella
dolce tranquillità del suo benessere.
Era il giornalista, che saltava fuori a un tratto nello zio Matteo; e
il duca diventava inquieto; diffidente, temeva di esser seccato, tirato
in ballo in mezzo ai pettegolezzi della politica.
--Scusatemi, caro voi,--rispose con un tremito nella vocetta fessa, che
indicava la stizza,--io non mi occupo di quello che succede e a
Primarole, a Castellanzo!... La mia parte l'ho fatta quando la politica
era.... un sentimento!... A Casalbara non vedo nessuno, voglio vivere
in pace!
Ma a questo punto egli sentì il piedino di Nora che premeva il suo
forte forte.... Nora lo guardava amorosissima, e gli diceva cogli occhi
e col sorriso della bocca umida e rossa "Sì.... Sì.... Sì.... a
Casalbara vivremo in pace, noi due soli, sempre soli...."
Tutte le inquietudini svanirono alle promesse di quel sorriso
inebriante.
Sposava il suo angelo, la sua regina, non sposava lo zio barbone! E
cogli zigomi accesi dal _Chateau-Laros_, i baffi irti, che per il
troppo caldo perdevano l'arricciatura, e la testa in fiamme, il duca
accennava di sì alla sua volta: "Sì.... sì.... sì...." fissando Nora,
divorandola con un ardimento insolito negli occhietti lustri,
luccicanti fra le rughettine fonde.
"Stella!... Stella!... Che stella!..."
Sentì un tocco leggerissimo come una carezza, un soffio che gli
sfiorava il braccio: il Casalbara si voltò; era Gioconda, la Gioconda
dal faccione tondo e placido, che gli presentava il gelato all'arancio.
--Avete ragione, caro Giovanni,--riprese Matteo Cantasirena diventando
tenero egli pure, mentre seguiva con uno sguardo desideroso il gelato
all'arancio e la Gioconda.--Avete ragione!... Niso più non sacrifica ai
mani d'Eurialo.... "e tutte cose involve l'oblio nella sua notte"....
anche le sante memorie!... Che cos'è oggi la vita politica in
Italia?... Corruzione e affarismo!... Io per me sono stanco, sfiduciato
e riverisco tutti quanti! Eppure.... faccio dispetto a me stesso,--e
diede un colpo secco sul piatto, rompendo il gelato col cucchiaio.--Un
uomo non può chiamarsi impunemente Matteo Cantasirena, come non può
chiamarsi Casalbara, il....--stava per dire il _senatore_, ma gli
sembrò che l'alta carica stonasse in quel pranzo di fidanzati,--come
non può chiamarsi impunemente Giovanni di Casalbara! Anche abbandonando
la politica.... dovremo svolgere la nostra attività in un altro campo
più elevato. Ricominciare a combattere, a "cospirare" se occorre, per
un'idea grandiosa!... Un'opera colossale!... Degna dei più grandi nomi
di questo secolo, che ci ha dato un Lesseps.... un Sommeiller.... e
ultimamente un Fara-Bon!
"Ahi! Ahi!" Il duca era di nuovo inquieto, ma il piedino, il caro
piedino, tornò a premere il suo, e il duca si trovò sul piatto una
mandorla verde ch'era stata sbucciata e spellata dalle ditine rosee,
trasparenti della fanciulla.
"Stella! Stella! Che stella!"
La Gioconda aprì l'uscio senza far rumore:
--Il caffè è pronto nel salottino.
Nora si alzò per la prima, leggera, graziosa, e corse incontro al
Casalbara, che dopo essere stato tanto tempo seduto, faceva i primi
passi stentatamente, colle gambe larghe, aggranchite.
La ragazza rideva, prendendolo a braccetto e tirandoselo dietro.
--Faccia presto! andiamo! Faccia presto!
Furono i primi a entrare nel salotto: Nora, appena l'uscio si richiuse,
stampò un grosso bacio, in fretta, sulla guancia del Casalbara, poi
tutta rossa, scappò a mettere lo zucchero nelle tazzine del caffè.
Il duca, tremante, balbettante, le corse dietro: "Stella!... Stella!...
Regina!" ma sentendo i passoni gravi dello zio Matteo, si avvicinò
subito al pianoforte, esclamando, colla voce stonata per l'orgasmo, per
l'eccitazione: "Oh, l'_Ideale!_ Ca.... aro ideal!... Proviamo un
pochetto d'_ideale!_"
--Dopo il caffè, figliuoli miei! Dopo il caffè!
Bevendo il caffè e sorseggiando il cognac, Matteo diventò espansivo.
Rosso, lucente, sventolandosi la faccia, e il collo grosso, di toro,
col fazzoletto bianco, dimenticò la guerra atroce, le ingiustizie,
l'ingratitudine della gente del suo partito.
--Le sue figliuole!... La famiglia!... Quanto tesoro di affetti, di
conforto!... E quanta fortezza d'animo nelle più fiere batoste!...
Erano una razza gagliarda i Cantasirena!... Tutto per la patria! Da
secoli!... Da padre in figlio! Per ciò gli splendori, le ricchezze
erano state sacrificate, ma gli era rimasto inesauribile il patrimonio
del cuore!--E negli occhi di Cantasirena scintillavano le lacrime; il
suo intenerimento era sincero.--Le figliuole! Ecco la nuova e cara
ricchezza! Così.... soavi! Evelina, buonissima anche Evelina, ma il suo
amore, la sua debolezza, lo confessava.... eccola lì!.... Era
"Eleoonòra!"
Poi domandò al Casalbara come trovava il caffè.
--Buono, non è vero? Eccellente? Il caffè della Gioconda è famoso!--E
toccò alla Gioconda la sua parte di elogi.
--Fedele a tutta prova! Di una nettezza, di una pulizia straordinaria!
E.... artista. Ha la passione, il genio della sua arte. E anche lei,
piena, esuberante di cuore!
_Numa_ più grosso, più gonfio, più obeso, guardava assonnito il sofà,
ma non si arrischiava di fare il salto per via del tappeto nuovo.
Cantasirena lo acciuffò di colpo, pel collo, presentandolo al
Casalbara.
--E questo è _Numa!_ Il nostro _Numa!_... Guardatelo bene, caro
Giovanni: costui non è una bestia: è un pensatore!
_Numa_, insensibile ai complimenti, dopo essere stato un pezzo colle
zampe tese, tentava liberarsi dando scossoni, facendo giravolte.
--È un'intelligenza fenomenale!... È un cuore!... Se appena ho un
dispiacere, il povero _Numa_ capisce tutto, diventa subito malinconico,
non mangia più....
E Matteo, commosso, fece per accarezzarlo, ma il gatto, pronto, gli
graffiò una mano e riuscì a svignarsela.
Succiando il sangue, Cantasirena passò allora a fare gli elogi di
Taddeo.
--Un eroe.... superstite.... incosciente!
Mandò Eleonora a cercarlo in cucina, e quando Taddeo entrò nel salotto,
gli fece bere un bicchierino di cognac.
--Grazie, colonnello!
--E poi?...
--Viva l'Italia, colonnello!
--Bravo.
Anche il Casalbara, rimasto colpito dalle medaglie, dalla gamba di
legno, gli stese la mano.
Mentre se ne andava, mentre il "tuc-tuc" risonava allontanandosi nel
corridoio, Matteo prese il duca a braccetto, e gli disse piano, con una
lacrima che gli gocciolava perdendosi nel barbone. "Mi ha salvato la
vita, al Volturno!" E allora confidò pure, al caro Giovanni, qual'era
la più grande consolazione di tutta la sua vita: "Essere amato.... Sì!
Questo sì! Era adorato nella sua famiglia!"
Anche il Casalbara si sentiva leggermente intenerito, Un'intima
dolcezza, il benessere, il blando calore, lo invitavano alle
confidenze, alle espansioni, e già cominciava anche il duca a parlare
della sua famiglia, de' suoi ricordi.... quando, a un tratto, gli corse
l'occhio sopra una macchia di vino, caduta proprio in mezzo allo
sparato bianco dello zio Matteo. Quella macchia gli fermò le parole in
bocca e arrestò il corso di tutta la sua commozione.
--Vedete?--Cantasirena gli voleva mostrare adesso le rarità del
salottino.--Vedete? questa è una zagaglia sudanese; un dono del mio
amico, il compianto Romolo Gessi.... Questo è uno scudo abissino;
questa la mia carabina del '59!
Poi gli fece vedere i ritratti:
--La Patti!--e lesse la dedica:--"All'illustre amico Matteo
Cantasirena, Adelina Patti riconoscente."--E socchiuse gli occhi,
sorrise, sospirò, come dinanzi alla pernice _à la belle vue_. Pareva
che avesse mangiato un pezzettino anche della Patti.--Sarah Bernhardt:
"_A mon ami Cantasirena._"--Lo zio Matteo battè sulla spalla al "caro
Giovanni."--Un po' _faisandée_... ma....--E tornò a sorridere, a
socchiudere gli occhi, a soffiare.
--E questo è l'unico ritratto che si conservi di Rosolino Pilo.
Nora seguiva pure quella specie di _via crucis_, sorrideva ancora al
Casalbara, ma la sua vivacità era sparita. Si sentiva oppressa, le
fiamme alla faccia, alla testa. Avrebbe avuto bisogno di respirare, di
uscire all'aria, di camminare, di arrabbiarsi con qualcuno. D'un tratto
l'aveva presa il suo cattivo umore, con un orgasmo, un'irritazione, una
noia nervosa.
E lo zio Matteo continuava a girare, tenendosi il "caro Giovanni"
stretto sotto il braccio.
--Adesso ti farò vedere--passava dal _voi_ al _tu_ colla distrazione
affettuosa di un vecchio verso un giovanotto--adesso ti farò vedere il
ritratto di un.... magnanimo. Uno dei più gentili e forti patriotti
d'Italia, il capitano Fara-Bon!--e lo fermò dinanzi a una vecchia
fotografia stinta, sbiadita: un signore con una gran barba, e in testa
un berrettone di pelo.
--Chi è?--domandò il Casalbara.
--Il capitano Fara-Bon: il Paleocapa milanese, morto, pare una
fatalità, lo stesso giorno in cui è morto il _Rinnovatore_. Adesso si
stanno raccogliendo le sottoscrizioni per un ricordo marmoreo.--E
Matteo Cantasirena sospirò profondamente, dolorosamente.
--Si è segnalato, nel '49, alla difesa di Venezia; l'Austria lo ha
processato, condannato, poi graziato all'ultimo momento. Deve aver
conosciuto il nostro.... fratello.... Eriprando.
A questo nome seguì un lungo silenzio.
--Sediamoci!--disse poi Matteo Cantasirena, con un altro sospiro.--Il
progetto del compianto Fara-Bon, la _Navigazione Cisalpina_, sarà
annoverato fra le grandi audacie del secolo!
Il duca sedette sul canapè e Nora sedette essa pure vicino, dopo
avergli acceso uno sigaro di avana. Matteo si adagiò comodamente nella
poltrona di faccia, e cominciò a parlare del risorgimento economico
d'Italia, della sua indipendenza commerciale, dei nuovi, dei veri
patriotti.... i patriotti dell'abnegazione, che lontani dalla politica,
scevri di ogni vanità personale, preparavano la sua ricchezza, la sua
grandezza avvenire.
E parlò delle _vie acquee_, dell'Italia settentrionale, della difesa
del paese; parlò di Primarole e di Castellanzo, che dovevano essere il
centro dei primi studi, del primo movimento della grande impresa; di
Pio Calca e del conte Bobboli, che si dovevano portare nelle prossime
elezioni contro il Bonforti rettorico e il Ghirlanda paradossale.
Pio Calca, sostenuto dai preti, avrebbe speso per l'ambizione, nel suo
caso innocentissima, di essere deputato, un po' dei milioni della
mamma, e in quanto al conte Bobboli, a quel trafficatore d'ebano
scioano, una volta tirato in ballo, avrebbe dovuto sacrificare,
occorrendo, alla propria fama, e quindi al trionfo della grande idea,
anche gli ultimi _medjidié_ d'Ismail pascià!
Il duca di Casalbara, sdraiato sul canapè, con Nora accanto, stretta al
suo braccio, subiva quella voce lenta, insinuante, come un ronzìo
misterioso, senza avere la lena di rispondere, di muoversi....
Attraverso alla seta morbida, sentiva il calore, lo forme del corpo di
Nora; ne sentiva il profumo vago dei capelli, e ne sentiva l'odore...
quell'odore acuto di ragazza bionda. Sarebbe stato lì, senza muoversi,
tutta la vita. Soltanto la macchia di vino sulla camicia bianca dello
zio Matteo, lo offendeva colla sua volgarità: era una stonatura.... una
stonatura che insensibilmente, di minuto in minuto, rendeva stonato e
volgare tutto il salotto, collo scudo abissino e la zagaglia sudanese,
e l'eleganza ardita della signorina, e i modi e il languido
abbandono....
--Sua moglie?... Sua moglie?... Era fissato! Non c'era più verso di
tornare indietro!
E Nora?...
Nora, colle guance accese e l'occhio fisso, a che cosa pensava?
Essa guardava quell'uomo che le stava vicino, assonnito, col respiro
greve, l'occhio imbambolato.... il sigaro spento fra le labbra....
--.... E tutti i giorni, tutte le sere sarebbe stato così? Sempre con
quell'uomo?... di quell'uomo?
Provava un senso di ripugnanza, di ribrezzo.... eppure non poteva fare
a meno di guardarlo, era costretta a guardarlo!
Pietro Laner era quasi bello in suo confronto. Com'era diverso
nell'amore, nell'ardore!... E com'erano diversi i baci della sua bocca
fresca e sana!--E Nora aveva bisogno di stordirsi, di eccitarsi,
pensando al lusso, allo sfarzo, alla ricchezza, ai divertimenti.
--No! No! Mai così!... Subito, dopo pranzo, a teatro, poi alle feste,
ai balli!... Mai così!
Cantasirena continuava a parlare, a parlare, a parlare, contento di sè,
innamorato di tutti, soddisfatto di tutto. Egli non si era accorto
della piccola ruga che appariva sulla fronte nitida, fulgente di Nora,
e che diventava profonda, sinistra;... non si era accorto nemmeno della
macchia rossa di vino che aveva in mezzo allo sparato, sulla camicia
bianca; quella macchia rossa che il Casalbara, nel suo torpore
sonnolento, vedeva farsi sempre più grande, fastidiosa, opprimente, e
che, adesso, gli ricordava i giornali, i debiti, le gesta dello zio
Matteo, che gli faceva sentire, persino in quel benessere, nella quiete
raccolta del salotto, così vicino a Nora, così riscaldato, così
inebriato da Nora, la sghignazzata plebea, cinica, brutale del Kloss!