VI

Nel cominciare del Medio Evo, adunque, la famiglia dava in Italia

preferenza agli agnati, e, pel continuo indebolirsi dello Stato,

era costretta a cercare in sé stessa forza maggiore. Le irruzioni

barbariche portarono una diversa costituzione della famiglia, che non

poté gran fatto alterare la nostra, fino a quando i Longobardi non

fermarono stabilmente il loro dominio su di noi. Allora cominciò una

grande alterazione della società italiana, costretta dalla violenza

a prendere forma piú o meno barbarica. Importa quindi studiare la

famiglia longobarda, per vedere come e sino a qual punto essa poté

alterare la nostra.

La società longobarda, al pari d'ogni altra società barbarica, aveva

a suo fondamento la forza; essa era nella guerra strettamente unita

sotto un capo, e nella pace si scioglieva in gruppi, per mancanza di

forza nel potere centrale, e per eccesso d'indipendenza nei varî suoi

capi. Infatti, appena che i regni barbarici cominciarono a costituirsi

con qualche stabilità in Occidente, li troviamo subito divisi in

Marche, Ducati, in gruppi diversi, piú tardi ancora in feudi. E se

guardiamo i barbari nel loro stato primitivo, innanzi che vengano fra

di noi, troviamo che sono sparsi per la campagna; manca la città vera

e propria, manca il vero concetto dello Stato, che apparisce piuttosto

come una confederazione di gruppi secondarî. L'unità sociale barbarica

è nei villaggi, o anche nelle tribú, che sono associazioni derivate

forse in origine da una stessa famiglia. Lo Stato prende ovunque forme

famigliari; la forza sociale germanica apparisce piú visibile nei

gruppi minori, e quindi nella famiglia. Non deve perciò maravigliarci

il trovarla piú fortemente costituita che fra i Latini, i quali

l'avevano, già per molti secoli, alterata, decomposta sotto l'azione

crescente del potere politico.

In origine, la famiglia barbarica fu anch'essa, come era stata

quella di Roma, un'associazione consacrata dalla religione. Una Dea

presiedeva al focolare domestico, luogo sacro; il padre era sacerdote

e protettore della famiglia. A Roma, il potere era nelle mani d'un

solo, che stringeva il freno con ferrea autorità; in Germania, invece,

era in mano di tutti i forti, di tutti i membri atti alle armi. A Roma

la famiglia era una monarchia assoluta, ed il piú vecchio era sempre

il piú autorevole; in Germania era quasi una repubblica di forti,

e l'uomo incapace di portare le armi perdeva la sorgente principale

della sua autorità. Il consiglio di famiglia aiutava il padre romano e

ne temperava il duro dispotismo; in Germania il consiglio comandava e

concentrava in sé stesso una gran parte del potere della famiglia. Il

padre romano poteva spezzare a suo arbitrio ogni vincolo, mettere il

figlio fuori della famiglia, venderlo, ucciderlo; il figlio germanico,

invece, quando era atto alle armi e combatteva insieme col padre,

poteva separarsi, volendo, dalla famiglia, per andare a far parte anche

d'un'altra tribú. In Germania la forza, la proprietà comune e i vincoli

naturali del sangue costituivano la famiglia; in Roma era il concetto

stesso della famiglia quello che dominava su tutto, e la rendeva

autorevole e sacra. In Roma l'individuo scompariva nello Stato, il

figlio nel padre; nei popoli germanici, invece, la libertà individuale

era assai maggiore, e se lo Stato ci apparisce come una confederazione,

la famiglia sembra un'associazione di membri piú indipendenti, solidali

fra di loro. La vendetta, la colpa, la proprietà erano comuni a tutti;

se un membro della famiglia era offeso, toccava ai parenti vendicarlo

e fargli giustizia riparatrice. Alle vendite, alle donazioni, come

alle vendette, dovevano tutti consentire, perché la proprietà era di

tutta la famiglia, e doveva restare in essa: di qui la inutilità del

testamento, che i barbari non conoscevano. La proprietà era sacra,

costituiva la famiglia, conferiva diritti e doveri sociali, restava

principalmente nelle mani dei maschi.

In questa famiglia ed in questa società, che aveva a fondamento la

forza, la donna, incapace di portare le armi, restava naturalmente,

come tutti i deboli, affidata alla difesa dei parenti armati, e quindi

sotto la loro perpetua protezione (_manus, Munt_), sotto il _mundio_.

Questa tutela, costituita in conseguenza della debolezza e fragilità

del sesso, non poteva cessare come a Roma, dove era stata, invece,

costituita nel solo interesse della famiglia. Ma la donna germanica,

sebbene oppressa, sebbene potesse essere venduta, espropriata e fatta

schiava, trovavasi sotto un potere che, diviso fra molti, era piú

debole e meno dispotico del romano. Nel consiglio di famiglia, da

cui essa dipendeva, sedevano infatti il padre, i figli, i parenti

del padre, della madre, del marito e della moglie. La donna trovava

quindi assai facilmente un protettore. Incapace di fatto, per la

sua debolezza, non era poi ugualmente incapace in diritto. Poteva

presentarsi ai tribunali, o scegliere chi ve la rappresentasse;

possedere; succedere, sebbene in parte minore dei maschi. Essa era

religiosamente rispettata dall'uomo che ne seguiva i consigli; ma era

un rispetto dovuto al sesso piú debole, mentre che a Roma era invece

un rispetto dovuto alla madre, alla sposa, carattere sacro, che fu il

fondamento della famiglia, della grandezza romana.

Il diritto longobardo, essenzialmente germanico, ebbe in Italia una

lunghissima durata: anche nel secolo XIV si trovano tracce molto

visibili della sua esistenza. Ma esso perdette ben presto la nativa

e selvaggia sua originalità, piegandosi sotto l'azione piú forte

del romano. Basti notare, dice il Gans nella sua _Storia del diritto

di successione_, il fatto che, dopo la redazione storica di questo

diritto, ne fu compilata un'altra, che è sistematica, per convincersi

come il carattere piú disordinato, ma pure piú naturale, spontaneo

e vigoroso del diritto germanico, dovette restare alterato, quasi

cristallizzato in una forma, che è piú propria del romano. Pure questa

forma appunto contribuí non poco alla sua diffusione fra di noi.

I primi due secoli della storia di Firenze, v. 2 · 第 9 / 54 题