— E da quando in qua state col Pievano?
— Faranno due mesi come saremo a san Biagio.
— E vi ha preso pei servizii di casa? Soggiunse dandogli una sbirciata
alle mani.
— Giusto! M'insegna il latino, servo le messe, e mi tira su a prete.
— Ma io non aveva mai sentito dire che il Pievano avesse fratelli.
— Difatti, lo zio non ne ha; io sono figliuolo della sua sorella
maritata a Vivario.
Tutte queste domande erano consigliate ad Altobello ed a Ferrante dal
sospetto in cui vivevano d'insidie perpetue: nè qui finirono, che molto
si allargarono a domandargli quale e quanto avesse provato la vigilanza
dei micheletti, e come fosse riuscito a evitarla, e se pensava di
correre rischio al ritorno. Il garzone vispo rispondeva a tutto con
arguzia maravigliosa: cotesta sua non pareva mente di fanciullo, bensì,
piuttosto, che diventatogli adulto lo spirito, il suo corpo fosse
rimasto nell'adolescenza. All'ultimo, come uggito, egli disse:
— Voi mi avete fradicio, lasciatemi un po' mangiare un boccone, e
dormire un paio di ore e me ne torno pei fatti miei, chè non vorrei lo
zio stesse lungamente in pensiero.
E con la beata trasandatura del fanciullo, mangiò e bevve, poi entrò
nella prossima grotta, dove indi a breve fu preso da tal sonno, che
il russare si sentiva fino dal posto in cui erano rimasti Altobello e
Ferrante.
Poichè l'amico suo non rompeva il silenzio, a Ferrante parve bene
domandargli:
— E quando fate conto di partire Altobello?
— Io? Giusto adesso stava ventilando meco le ragioni così dello stare
come dell'andare, e mi è parso dovere concludere di rimanermi.
— Voi avete ad andare, ciò vi persuadono il bene vostro ed il nostro.
— Che vi dirò? L'animo mi porge che, andando, qualche infortunio
mi aspetta; e poi la paura di avervi ad abbandonare per sempre, mi
percote; finalmente la faccia di cotesto fanciullo, non so il perchè,
mi riesce sinistra.
— Questo nostro sospettare di tutto e di tutti deriva dallo stato in
cui noi siamo ridotti; ogni novità pel misero è argomento di miseria.
Voi avete andare; se non per voi, almeno per noi. Arrivato sano e salvo
al procoio, come non dubito, potrete attendere al modo di levarci di
qui, e, quello che mi sembra ed è, per l'ora che corre, troppo più
difficile, a rinvenire quattro cuori fidati e valorosi, che ci vogliono
ricoverare; e ciò sia detto col debito ossequio della signora vostra
madre.
— Tanto è, io non andrò.
— Amico, non ci mettiamo sul perfidiare, altrimenti presa una
deliberazione non ci moveranno quattro pari di bovi: noi componiamo
insieme una repubblica, chiamiamo Ugo Romano e Rutilio a parlamento, e
quello che i più vorranno voi eseguirete.
Altobello avendo trovato giusto il partito, convennero insieme tutti
i compagni e, ventilate lungamente tra loro le ragioni della partita
e della permanenza, conchiusero, che Altobello avesse ad ogni modo
a recarsi al procoio; ed egli si lasciò svolgere, e promise sarebbe
andato: però a fine di non omettere precauzioni statuirono fra loro di
accommiatare lo zitello con la notizia, che Altobello non partirebbe,
perchè, s'egli fosse o spia o indiscreto, con lo svesciare, non solo
non attraverserebbe, ma si agevolerebbe l'andata di Altobello, mentre
se all'opposto (come non era a dubitarsi) e' fosse messaggero fidato,
poco male saria uscito dalla falsa ambasciata, dacchè Altobello
giungerebbe subito dietro a smentirla.
E come dissero fecero, onde il garzone si partì tenendo il broncio
e brontolando, che se lo avesse potuto indovinare sarebbe rimasto
con molta sua maggiore soddisfazione a giocare alle piastrelle su la
piazzuola della chiesa.
Circa un'ora dopo la partenza del garzone, Altobello fece animo
risoluto, strinse la mano agli amici, li baciò in volto, e si staccò
col cuore chiuso da loro come presago di non averli a rivedere mai più.
Scese lento, arrivato al ponte vi mise sopra il piede, lo ritrasse,
si voltò addietro, credendo che una voce lo chiamasse, o sperando di
vedere cosa, che a sè lo traesse.
Fantasticherie maluriose di cervello infermo! Altobello si fece il
segno della croce e passò spedito dall'altra parte.
Appena il suo capo scomparve sotto le punte degli scogli, ecco uscire
dalla crepa di una roccia lo zitello messaggero, e ratto ratto avviarsi
al ponte. Troppo alto avevano parlato Altobello e i compagni, ond'ei,
tuttochè dormisse, o fingesse dormire, aveva sentito il partito preso
di andare senza dirglielo, anzi dandogli ad intendere il contrario;
ed egli aveva avuto la pazienza di starsi nascosto là dentro per
esplorare se dicessero da vero, oppure lo dileggiassero: allorchè poi
si fu schiarito, che Altobello mandava a compimento la deliberazione
vinta, proruppe in segni manifesti di allegrezza, taluni strani
però, come sarebbe quello di cacciarsi le mani dentro i capelli e
scombuiarseli tutti: amara gioia in vero quella che usurpa i gesti
della disperazione!
Il passo del garzone è spedito e leggiero, come conviene alla sua
età, ma perchè tiene egli la testa alta, e gli occhi tesi verso
la parte donde disparve Altobello? Badi dove mette i piedi, o male
gl'incoglierà.... e male veramente gl'incolse, imperciocchè mentre
correva lesto su pei tronchi di arbore, il piede destro gli entrò
sotto la legatura rilasciata della corda di spartea, e subito dette
di uno stramazzone per terra: come gli persuadevano lo istinto di
conservazione e il pericolo supremo nel quale ei si versava, si
aiutò con le mani agguantandosi, ma non gli valse perchè la furia del
tracollo non meno che il peso del corpo vinsero la forza della mano
manca che sola scivolò intorno al tronco senza poterlo afferrare. Il
piede rimase dentro la corda, che aggrovigliata a mo' di laccio lo
tenne a contrasto coll'arbore, impedendo al fanciullo di ruinare giù
in fondo al torrente. L'infelice si sentì sbalordito; indi a breve,
contorcendosi tutto, si sforzò ripiegarsi sopra sè stesso per arrivare
ai tronchi; moti faticosi e disperati erano quelli: quietò un momento
per noi... una eternità per lui, perocchè in cotesto atomo di tempo
egli vedesse lacci, forche e impiccati; e sentì i terrori della morte
ed anche lo spaventarono i tormenti della vita futura; intanto la
respirazione si attenuava penosa, il peso dei visceri gli gravitava sul
cuore, e per le orecchie gli andava un ronzìo vie più sempre molesto,
le tempie battevano tremendamente come se gli si volessero rompere;
da prima gli oggetti reali, e le fantasme della sua immaginazione
gli trescavano davanti sanguinosi di sangue di arteria, poco dopo
tinte nell'altro sangue di vena, per ultimo diventarono azzurre; le
goccie del sangue sentiva stillarsi nel cervello gravi e ardenti come
se fossero di piombo strutto: dapprima dalla bocca colava spuma, ora
però la lingua gli si fece arida e gli si attaccava al palato: innanzi
che questo organo gli rifiutasse il suo ufficio volle gridare e'
cacciò fuori un suono roco, come di uccello di rapina; e per tale lo
appresero gli uccelli di rapina nella prossima pendice che risposero
alla chiamata, allora si avventò lo stormo dei falchi stridendo in
molte guise come se volessero congratularsi seco del largo pasto che
la Provvidenza gli metteva d'avanti. Il garzone ne sentì l'arrivo
con lo schiaffo delle ale nelle guancie, e collo incarnarsi degli
artigli nella cute del cranio, sicchè agitate le mani per l'aere come
costuma il naufrago in procinto di annegare, egli giunse a scacciarli
un istante: pochi secondi dopo tornarono, ma questi pochi secondi
erano bastati perchè la mancanza dell'aria, e lo stravaso del sangue
nel cervello cagionassero la morte del fanciullo per apoplessia e per
asfissia.
Almeno i periti dell'arte medica affermano morte la completa
inconsapevolezza dei nostri sensi, ma se tuttavia nell'intimo l'anima
continui a rispondere in virtù di qualche altro segreto legame col
corpo, davvero io non saprei, nè credo che altri possa sapere: fatto
sta, che anche quando i falchi si furono adagiati, a mensa intorno
a codesto cadavere, di tratto in tratto egli dette in iscossoni, che
gli fece allontanare un momento stizziti; così osserviamo gli uccelli
strangolati, dopo assai tempo che gli hai appesi per le gambe al
chiodo, battere di repente l'ala, e scontorcersi da cima a fondo.
Pur troppo era vero; fino dalla mattina di codesto mal giorno il
dottore con le lagrime agli occhi aveva chiarito Francesca Domenica,
che la Serena, se fosse arrivata alla sera, non avrebbe scorsa la
notte, onde, sebbene delle cose dell'anima la povera figliuola stesse
sempre acconcia, pure desiderò rinnovare la confessione e la comunione:
sul far della notte, osservando i noti segni della morte imminente,
le amministrarono anco l'olio santo, allora le deposero la stola
sui piedi, a lato sul guanciale le misero il Crocifisso, che con la
mostra dei suoi ineffabili dolori consola gli altrui, e Francesca
Domenica genuflessa da un canto del letto, il pievano di santa Divota
dall'altro, stavano a recitare preghiera. Serena dondolava lievemente
il capo nella sonnoveglia della morte; quasi foglia che, sul punto di
spiccarsi dal ramo, trema.
Di repente, con lena maggiore di quella, che le si fosse potuto
supporre, ella disse:
— Eccolo!
— Chi ecco? domandò Francesca Domenica, ed ella:
— Il mio sposo.
Il Pievano, immaginando che intendesse parlare nel linguaggio simbolico
della Chiesa, pel quale Gesù Cristo è lo sposo di tutte quelle che
si rendono monache, o che muoiono in stato di verginità, esclamava
infervorito:
— Accettatelo, figliuola mia, col cuore contrito ed umiliato.
— Col cuore esultante volete dire... ei viene...
Di fatti in quel punto, tirato il paletto, si aperse l'uscio della
camera e comparve Altobello.
[Illustrazione: .... lo racconta il Boccaccio nelle sue
Novelle... (_pag. 79_)]
Se ad Altobello si fosse mostrato un capo mozzo come quando il
carnefice lo acciuffa per i capelli grondante sangue e lo fa vedere al
popolo crudelmente imbecille; o se la faccia dello strangolato con la
chioma irta, gli occhi sconvolti, la pelle nera, la bocca violetta,
e la lingua morsa fra i denti; egli avrebbe potuto sostenerne la
vista senza ribrezzo, come senza paura avrebbe contemplato il volto
mansueto dell'ucciso dal piombo, e il feroce del trafitto dal ferro:
la sembianza pallida del disfatto dalla pestilenza, e la pagonazza del
colto dalla gocciola, perchè in tutti questi, ed in altri ancora si
palesa la morte nella sua potenza solenne; onde a ragione gli antichi
l'adorarono Dea, l'eressero altari, e le sacrificarono vittime. Se
nell'universo ella si fece sentire eterna come Dio, non può dirsi;
certo è, che appena nata, a lei egli ebbe a concedere facoltà pari alle
sue, quantunque egli se la serbasse per creare, ed ella la prendesse
per distruggere; anzi queste facoltà diventarono subito così intricate
tra loro, che l'occhio dell'intelletto non le sa più distinguere,
ravvisando il principio di nuove vite nell'atto che il comune dei
uomini appella morte, e mille morti nel principio, che suole chiamare
vita. Sotto la forza di cotesto ente, che non ha forma, e trasforma
tutti gli enti, lo spirito più saldo può confessare senza viltà, che
prova spavento, perchè si mescola col senso della religione che arcano
e profondo vive eternamente. Ma la morte cessa comparire Dea quando
adopra l'etisia a disfare la forma umana; allora ella si deturpa,
diventa condennenda e schifa, perocchè anco il male non va assoluto
dalla onestà; sozza come un immane ragnatelo, ella avviluppa dentro le
sue branche sterminate la creatura e ne risucchia gli umori, ne macera
le carni, nervi e muscoli cincischia, contamina le ossa... — Chi può
descrivere quale Serena apparisse allo atterrito Altobello? Non io.
Troppo spesso ho veduto la faccia del tisico, troppo ella mi sta fitta
nella mente perchè io la descriva senza dolore: però me ne passo.
Altobello atterrito vide davanti a sè il volto della sua diletta
Serena ridotto all'estremo della etisia; e con isforzo più che umano
comprimendo l'orrore e il dolore disse:
— Mi avete chiamato... sono... venuto...
— O santa Vergine, chi ti ha chiamato?
Esclamò Francesca Domenica, levando al cielo in atto di desolazione le
mani.
— Non voi? Non voi? Con la lettera che mi portò il nepote del Pievano?
— Io non ho nepoti, disse il Pievano.
In questa furono udite nella prossima stanza le pedate di parecchi
uomini, che camminino con precauzione, e al tempo stesso lo
scricchiolare dello scatto di acciarini quando si armano i moschetti.
Tanto bastò per fare ad Altobello palese il tranello in cui era
incappato. Non si commosse per questo, o se si commosse, non lo diede a
divedere, ma con un gesto, accennò alla madre tacesse, e subito si fece
verso la porta.
— O mamma, sospirò dolorosamente Serena; dove va egli? Appena venuto
mi fugge? Ditegli che si trattenga tanto, ch'io muoia: io farò presto
a morire.
— Sta quieta, figliuola, egli è andato a dare alcuni ordini alla sua
scorta, adesso adesso ritorna.
Altobello aperto l'uscio, vide la stanza piena e stivata di soldati
che non avrebbe dato, per così dire, luogo a un chicco di panico e
comandante di quelli gli comparve dinanzi il capitano Rinaldo.
— Oh! capitano Rinaldo, siete voi?
Rinaldo stentava a ravvisare, nell'uomo che gli appariva dinanzi,
quell'Altobello Alando tanto fiorente un dì, pure sovvenuto dal luogo
e dalla voce: rispose un cotal po' tremante:
— Oh! signor Alando, siete voi?
— Sono io soggiunse Altobello, e so perchè venite.
— Vedete laggiù si muore — e aperto un po' l'uscio gli mostrò la
giacente circondata dai segni dell'agonia — ella è Serena che muore,
la sposa mia; pochi momenti le avanzano di vita, deh! non funestiamo
questi ultimi suoi sospiri con la maggiore angoscia ch'ella abbia
provata fin qui; non vedano gli occhi suoi, vicini a spegnersi, il suo
sposo prigione.... e tratto a morte....
— Signore, voi che militaste, sapete il dovere del soldato.
— Ho saputo sempre che la veste del soldato non trasforma l'uomo in
lupo. Signor capitano, io ho armi addosso, e non mi menerete come
agnello al beccaio: certo mi ammazzerete, ma prima ammazzerò quanti
più possa di voi: veniamo a patti: questo costumano eziandio i soldati
valorosi, io vi consegnerò tutte le armi, e voi in compenso, mi
concederete mezz'ora.
— Signore Alando, un'altra volta mi scappaste di mano, e per voi mancai
di essere promosso maggiore; adesso mi fucilerebbero addirittura.... e
ancora io.... voi lo sapete.... ho una madre....
— Ebbene vi giuro in onore, che non vi fuggirò, e poi...
— E poi? interrogò il capitano Rinaldo osservando che l'altro esitava.
— E poi, continuò l'Altobello placidamente, pure facendosi rosso in
viso, potete circondare di un cordone di sentinelle la casa... se non
vi fidate.
— Non fa caso, aspetterò mezz'ora.
Però le sentinelle erano già state messe.
Altobello rientrò nella stanza col sorriso sui labbri, e disse:
— Eccomi tutto a te, sposa mia; prima di lasciarci, sono venuto, perchè
il nodo che ci congiunse in vita riceva la benedizione della chiesa:
abbiamo mantenuto il giuramento di non procreare figliuoli in servitù,
ma non per questo devono essere meno le nostre nozze sante al cospetto
di Dio.
— Se vuoi darmi questa infinita consolazione, sposo mio, fa presto, che
io mi sento morire.
— Ecco, signor Pievano, mi raccomando a voi.
Il Pievano singhiozzando pronunciò le parole sacramentali, congiunse
le destre mentre sentiva mancargli sotto le dita, il polso di Serena,
impose loro sul capo le mani, e supplicò il Signore, non già che ci
versasse grazie, bensì misericordie; non compartisse gioie, che ormai
non era tempo da questo, ma termine a tanti patimenti.
Altobello prese la mano di Serena quasi fredda, e la inanellò con
l'anello che le porse la madre; poi, superato il ribrezzo, baciatala in
fronte, disse:
— Vita mia!
E la morente con un filo di voce:
— Non dirmi vita, perchè allora temerò che il tuo amore sia caduco
e affannoso, come la vita che mi manca; chiamami anima, e allora lo
crederò immortale come lei — e lo continueremo lassù...
— Oh! sì, anima pura, anima degna di miglior sorte quaggiù — e si
coperse con le mani il volto, perchè sentiva scoppiarsi il pianto; ma
l'agonizzante, con suono appena distinto, lo supplicò:
— Deh! non celarmi la tua bella faccia, Altobello mio, stringimi la
mano, sorridimi; il sorriso è fiore dell'anima, ed io me ne vo andare
in paradiso in mezzo ai profumi dell'amore.
E, piegato il capo, diè in un gemito, che non fu di angoscia; versò una
lacrima, che non espresse il suo dolore; bensì fu gocciola di rugiada
celeste, che l'Angiolo custode scosse dall'ale in refrigerio di cotesta
desolata creatura.
— Mamma, è spirata?
— È spirata... figliuolo...
In questa si vide pienamente schiuso l'uscio della stanza, e da quello
sporgere con tutta gentilezza il capo del capitano Rinaldo, che chiamò:
— Signor Alando?
E Altobello gli mosse subito incontro, e gli domandava: — che ci è?
— Come si sente madama Serena?
— È morta...
— Tanto me... allora _ho l'onore_ di rammentarvi che io e la mia gente
da tre notti non pigliamo sonno, e il Governatore ci aspetta levato.
— È giusto; anco cinque minuti, capitano Rinaldo, e sono da voi.
Il capitano ritirò il capo curvando le spalle come persona che portare
altro sopraccarico nè vuole, nè può.
Altobello rientrato nella stanza, disse al Pievano: prendete il lume, e
andate là in fondo alla stanza a pregare davanti la immagine di cotesto
Crocifisso, perchè io ho da trattenermi in segreto con mia madre sopra
alcune faccende di casa prima di andare.
Il prete, docile, prese il lume, e fece quanto gli veniva comandato.
Altobello tornò ad assettarsi al lato destro del letto, mentre la
madre sua erasi rimasta con la faccia appoggiata sul materasso dal lato
sinistro; e, dopo alcuni istanti, favellò sommesso.
— Mamma?
— Figliuolo.
— Avete inteso?
— Ho inteso.
— Sapete voi, che cosa mi aspetta?
— La forca.
— Forse anco la ruota.
— Forse.
E tacquero; quindi appresso Altobello chiamò:
— Mamma?
— Altobello.
— Di casa Alando morì mai alcuno giustiziato, che sappiate voi?
— Nessuno: tu saresti il primo.
Da capo silenzio, e Altobello con voce più tenue disse:
— Mamma?
— Figliuolo... figliuolo...
— Ho da chiedervi prova suprema di affetto.
— Chiedila.
— Avete il coltello, che vi lasciò babbo nel suo testamento?
— L'ho.
— Lo manteneste tagliente?
— Come un rasoio.
— Vorrei... mamma...
— Che vuoi?
— Che me lo imprestaste.
— Porgimi la mano qui, di sopra il capo della povera defunta.
— Ecco la mano.
— Ecco il coltello.
E ci fu nuova pausa: al fine della quale, non più con tremula, bensì
con ferma, comecchè sempre bassa voce, Altobello invocò per la quarta
volta il nome di sua madre.
— Mamma?
— Figlio mio.
— Datemi la vostra mano, qui, per di sotto al capo di Serena.
— Ecco la mano.
— Stringetemi la mia... stringetemela forte.
Ciò fatto, prese quanto potè del lenzuolo co' denti, perchè non
sentissero nè manco un sospiro.
Dalla tremenda stretta della mano, dal gelido sudore, che stillarono le
dita, da un gemito profondo sebbene soffocato, Francesca Domenica si
accorse, misera! che il suo figliuolo si era ucciso: di fatto egli si
aveva ficcato sino al manico lo stiletto nel cuore.
Successe un molto terribile silenzio, durante il quale si udiva il
lievissimo rumore, che movevano le labbra del Pievano incontrandosi nel
recitare le preghiere.
Stanco del lungo aspettare il capitano Rinaldo, dacchè non cinque
minuti, bensì un quarto di ora avvantaggiato fosse già corso, aperse la
porta, e con qualche risentimento disse:
— Signore Alando... voi vi fate aspettare...
E più non disse: che pallida come panno lavato, con sembianze per
dolore impietrite, gli si fece incontro Francesca Domenica, tenendo
con la destra la lucerna, e con la manca tirandosi dietro il capitano
Rinaldo, che sgomento nel presagio, si lasciò condurre: giunta presso
al figliuolo, gli mise il lume su la faccia, e, lì accennando col dito,
disse:
— Mira, straniero; — quando torni al tuo paese racconta come muoiono i
Côrsi, innanzi che patire servitù.
Il capitano non sostenne la vista della truce guardatura del morto
Altobello; e, abbassando il volto, rimase sbigottito.
Il Pievano anch'egli si accostava; e, quasi macchinalmente, alzò la
destra; poi, come pentito, stette a mezzo l'atto; lo notò la madre,
lo guardò... ond'egli, vinta ogni esitazione, sollevata la faccia e le
mani al cielo, in suono solenne pronunciò queste parole:
— Dio ti giudicherà nell'altro mondo, frattanto in questo io ti
benedico nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo.
Il giorno successivo al fiero caso un dispaccio fu spedito dal
Governatore al capitano Orso Campana, nel quale, dopo avergli
rimproverata con parole agre la sua oscitanza, gli si ordinava
scorrazzasse a qualunque costo le roccie, purgasse il paese dai pochi
banditi, che lo tenevano in subbuglio: spento il capo, più poco erano
a temersi gli altri senza reputazione, e con manco seguito: dove a lui
non bastasse la vista, commetterebbe ad altri il carico di levargli
cotesto pruno dagli occhi. Se la commissione e più il modo col quale
veniva trasmessa, garbassero al Campana non importa dire; tuttavolta,
celando il malcontento o solo manifestandolo col raddoppiare di durezza
contro i suoi sottoposti, ordinò apparecchiassersi quanti erano,
pigliassero viveri per due giorni, fra un'ora si partirebbe pei monti.
Cotesta era sentenza di morte per parecchi di loro; e lo credevano,
però non ci avrebbero pensato, se, come una volta, si fossero mossi
contro il nemico; ma adesso per comandamento altrui, incamminarsi ad
ammazzare o essere ammazzati, e con gente di un medesimo sangue che
non ti aveva mai offeso, pareva cosa acerba, e pure ella non è il meno
tristo frutto, che si raccoglie dall'arbore della servitù.
Camminavano in silenzio, un dopo l'altro, pensosi qual sarebbe il primo
cui, colpito dalla palla funesta, toccherebbe rotolare giù pei dirupi
a servire di pasto agli uccelli di rapina; andarono un pezzo, e niente
incontrarono di molesto; forse, essi dissero, ci aspettano in cima per
farci una scarica a brucia pelo. Per certo era meglio se cominciava
il fuoco: allora la vista del sangue infiamma il sangue, e le ferite
eccitano alla vendetta; ma così sempre sotto la impressione della
paura che fioccava loro addosso come neve senza vento, non poterono
tutti di un fiato proseguire; cinque volte si riposarono rifiniti;
e strano accidente! uomini che facevano professione di sgozzare, per
parecchi baiocchi al dì, uomini che nulla nulla inveleniti si sarieno
fatti mettere in brani prima di cedere, adesso avrebbero renunziato ad
un mese di soldo, pure di potersene tornare addietro: ma e' si erano
venduti, e bisognava andare avanti, e andarono come gente, che una
volta stipulato il contratto lo sa osservare: — e nondimanco, se togli
le asperità del cammino e la trepidazione, non ebbero ad incontrare
altra molestia, onde sani e salvi attinsero il vertice delle costiere.