prese pel capo, la baciava e ribaciava, poi accostatale quanto più
poteva la bocca all'orecchio di lei ci sussurrò sommessa:
— Perdono, figliuola mia, io vi domando perdono; Altobello non è morto,
ma vive e vi ama, e vi supplica a pigliare animo.
— Come! Come! non mi hanno ammazzato Altobello mio? E quegli che era là
morto...?
— Calmati, figliuola mia, bevi questo... il cuore ti palpita
orribilmente sempre... la carne ti brucia... te lo racconterò un'altra
volta... più tardi.
Se non che Serena, con la potenza della volontà dominando lo scompiglio
del corpo, comparve quasi tranquilla.
— Mamma, dite pure senza sospetto, io sono quieta... vedete, io rido.
E rise, povera fanciulla! Francesca Domenica si fece all'uscio, speculò
se alcuno stesse in ascolto, chiuse la imposta, e da capo china su
l'orecchio di Serena, espose:
— Altobello averle mandato a rispondere anteporre all'esilio dalla
Patria morire da presso alla sposa e alla madre, dilettissime sue,
mettesse giù la speranza di fargli mutare pensiero, e lo perdonasse;
eccetto che in questa lo avrebbe rinvenuto in ogni altra cosa
obbedientissimo; e poi ad osservare simile risoluzione stringerlo
il giuramento. Ora la madre di Alando patirebbe il suo figliuolo
spergiuro? E' ci era da deplorare ch'egli avesse preso questo
proponimento, e come! ma credere che lo potesse mutare, sarebbe stata
follia. Altobello bensì prometteva di starsi quieto, e per quanto
era in lui, industriarsi in modo che dimenticassero ch'ei fosse in
vita; solo domandare lo provvedessero di quanto abbisogna puramente
per non morire di fame; dolergli forte non potere esimere i parenti
da questo carico, imperciocchè la montagna, dopo scesi i pastori con
gli armenti alla pianura, era rimasta deserta. — Messami a considerare
di proposito (Francesca Domenica continuava) la faccenda, conobbi che
tale incumbenza non era da commettersi a persona, comecchè fidatissima;
troppo il pericolo per altrui, e poi viviamo in tempi tristi, figliuola
mia; se Gesù tornasse, non un traditore sopra dodici, ma undici e' ne
conterebbe, e nel rimasto chi sa quanti carati troverebbe di mondiglia.
Quello che la madre e la moglie possono fare per la salvezza del marito
e figliuolo loro non devono confidare altrui. A sovvenirlo pertanto con
efficacia bisognava ottenere due cose, la prima di condursi ad abitare
la villa senza movere sospetto, e l'altra addormentare la persecuzione
vendicativa che ci fa guerra, pensa e ripensa, mi cadde in mente
un partito orribile, ma necessità non ha legge; innanzi ch'ei fosse
stato messo a esecuzione sperai che Dio lo volesse perdonare all'anima
disperata di una madre, ma ora dubito di aver creduto temerariamente,
dacchè vedo che t'ho partorito tanto dolore, e siamo sul cominciare?
— Magari! che a furia di dolori si potesse salvare Altobello.... se
fossero sette mi parrebbero pochi...
— Benedetta tu sia! Consigliai che pigliassero lingua se qualche
giovane di statura non molto dissomigliante da quella di Altobello
fosse venuto a morte nei paesi dintorno; lo cavassero dalla terra
con diligenza; affinchè veruno sospettasse della sottrazione, lo
deformassero in volto e trasportatolo presso al procojo di Santa
Colomba lo esponessero alla pubblica strada; perchè la gente lo
stimasse il corpo di Altobello, provvidi a suscitare subito la voce
che i suoi compagni in vendetta di essere stati abbandonati da lui lo
avessero ucciso; indosso gli feci porre il suo passaporto, il congedo
della Repubblica di Venezia, con parecchie altre carte comprovanti
l'essere suo, e per ultimo certa mia lettera nella quale con preghiere
e ragioni e promesse lo confortava al passo che doveva parere essergli
costato la vita. Nella tomba degli Alando divisava seppellirlo, e ce
l'ho fatto seppellire per avere occasione di visitarlo spesso, io poi
doveva fingermi ammattita, e così ho cominciato, e se Dio non ordina
meglio così continuerò. Tu capisci adesso la causa per cui io pertinace
ricusai mostrarti il cadavere — se tu non ti addavi del soppiantamento,
dubitava che alla vista dell'orribile strazio (e davvero lo hanno
concio da fare pietà) tu per la stretta del cuore rendessi l'anima
a Dio; oppure ti apponevi, e allora temeva che la tua improvvida
allegrezza non mandasse nell'aria tutta la trama, tanto più che molti
nemici così pubblici come privati stavano ad esplorare con maligna
intenzione. Se te lo tacqui, Serena non mi accusare, perchè lo feci
a fine di bene, riserbandomi a dirtelo poco per volta, perchè la tua
salute, che merita tanti riguardi, non se ne sentisse scossa. Ai servi
ordinai badassero bene di non fiatare, ma l'uomo propone e Dio dispone,
e tu sei venuta a saperlo per altra via, e male; però dubito non ci
entri Dio, bensì il diavolo, o Lella Campana ch'è tutt'uno...
— E che le ho fatto io?
— Che le abbiamo fatto noi? Io madre, tu sposa di Alando che mise le
mani addosso a Giovan Brando suo fidanzato... e tu domandi che cosa le
abbiam fatto?
— Ahi! odio, odio, e sempre odio, esclamò Serena, cacciandosi le mani
dentro i capelli; ma Francesca Domenica la venne consolando con queste
parole:
— Però vedi, Serena, Dio non le concede tutte vinte ai maligni, anzi
opera spesso che i loro tiri resultino in vantaggio dei grami che
volevano perdere; e questa grazia ha fatto adesso a noi perchè la tua
venuta quaggiù ci somministrerà causa onesta di rimanerci in campagna,
dicendo e facendo dire la tua salute non permettere nuovo trasporto;
non istenteranno a credere che dopo il colpo di stamattina non
potrebbero moverti senza esporti a subita morte.
— Ed io voglio vivere... disse Serena di cui la fronte si rischiarava
mano a mano che Francesca Domenica procedeva nel racconto, così alla
brezza montanina si dirada il velo delle nuvole davanti la faccia del
sole; ma ahimè! con fine diverso, dacchè dalle nuvole rotte prorompe il
raggio che ravviva, mentre quando la fronte di Serena apparve pacata,
ella prese la mano della socera; se la recò alla bocca, la baciò e
cadde riversa sopra i guanciali.
Francesca Domenica sentendosi umida la mano se la mirò sbigottita e ci
vide il contorno dei labbri di Serena delineato col sangue: la tenne
spirata, e cadendo ginocchioni, esclamò:
— Ah! beatissima Vergine, accogliete questa povera martire nelle vostre
sante braccia.
CAPITOLO X.
I Proscritti
Costumavano i Côrsi, per poco essi fossero provveduti di beni di
fortuna, e tuttavia molti fra loro costumano fabbricare in luoghi
appartati dei propri tenèri, cappelle funerarie, e quivi di intorno
recinto di muro, alquanto spazio di terra destinarlo per le sepolture
della famiglia. Talora, ma raro, ne fanno parte ai clienti di casa
benemeriti per diuturni uffici e chiari di fama: perchè essi hanno per
cosa sacra le tombe.
Vagando per la campagna, e quando te lo aspetti meno, là dove più
folti intralciano i rami gli olivi per riunire le forze contro la
tempesta, arte che gli alberi hanno appreso e gli uomini no; là dove i
cipressi accostano fra loro mollemente le cime come innamorati che si
pieghino a dire e a sentire una dolce parola, e la rosa silvestre anco
lo inverno tratto tratto fiorisce quasi a esplorare se la primavera
anco nasca; là dove il mandorlo non perde mai le foglie, e l'alloro
mantiene sempre verdi le sue per incoronare forse la fronte del Messia
della libertà, che su questa terra infelice aspettiamo da molti secoli
e non viene mai; in mezzo dico a tanta pompa di natura, ti comparisce
davanti un sepolcro. In questi recessi ombrosi, mentre tutto è silenzio
intorno a te, sembra che la Provvidenza ti voglia mettere come in mano
un libro, che nel numero del mondo tu dimentichi spesso di leggere.
La vista delle cose dilettabili, che la natura in tanta copia creò,
rallegra eccessivamente l'uomo, e troppo lo amica alla vita; quella
poi del sepolcro ignudo di ogni conforto, lo deprime troppo col
rammentargli sempre ch'è polvere; all'opposto queste tombe rallegrate
dalla vegetazione dei campi temperano l'anima nostra a giusta misura:
per loro meglio che per ogni altro insegnamento s'impara che lo spirito
dell'uomo è crepuscolo di un giorno che muore e di un giorno che nasce;
il suo intelletto, baleno che può nella breve durata segnare una parola
di Dio nella faccia del firmamento; nè la stessa materia trasformandosi
merita querimonia o almeno sì grande, se è destinata a crescere la
massa delle cose capaci a giocondare la vita, di chi viene dopo di noi.
Anche Bastia, città che più delle altre sente l'alito che le viene
dallo straniero pel mare, conserva la religione delle tombe e ne
mostra gremita una valle che prolungandosi per le coste di Santa
Lucia e di Gardo arriva fino su l'alture dell'antica pieve di Pietra
a Bugno; anche di giorno non si contempla senza venerazione, ma nelle
notti divinamente serene di state quando la brezza chiusa nella forra
rende vocale ogni pianta, e gli usignuoli empiono l'aere di note e
le lucciole di splendori, sicchè tu pensi che il canto accenda l'aria
la quale giubilando mandi faville; e la luna consola con la sua luce
benedetta le tombe dei defunti e l'anima di chi affettuosamente gli
rammenta, se mai ti avvenga affacciarti dall'altura che sta alle spalle
della tomba degli Arena, ben sei feroce se non ti sentirai commosso
da religioso terrore, ben duro se non ti parrà vedere uscire pallide
larve dai sepolcri e udirle scambiarsi miti colloqui, ben selvaggio se
non comprenderai come la salute di un popolo non è mai disperata finchè
conservi così profonda la reverenza pei morti.
Visitano le tombe i congiunti e spesso gli amici, ma in troppo maggior
copia donne che uomini. Le parenti aprono le porte e chiudonsi dentro
sicchè di rado si vedono; le amiche poi s'inginocchiano su la soglia
col capo appoggiato alle porte di ferro e quivi pregano intensamente,
così fervidamente, che passo di viandante nè di somiero vale a
scoterle, anzi neppure gridi scomposti o strepito di cosa che accenni
a danno avvenuto, o li minacci; e di questo io faccio fede perchè l'ho
sperimentato. O come ama la donna, quando ama davvero!
La famiglia Alando possedeva le sue tombe nel procoio della Restonica
o di Santa Colomba; però parve plausibile la causa che trattenne la
Francesca Domenica, molto più che si diceva, ed era naturale, che
l'angoscia di trovarsi sola superstite di tutta la famiglia le avesse
alterata la mente: per ultimo senza grave pericolo non si sarebbe
potuto trasportare la Serena che ormai presso a morire tornava
in chiave non si allontanasse dalla tomba; vi fu anche taluno che
ripetendo queste novelle aggiungeva per via di arguzia che la signora
Alando nel perdere il cervello ci aveva guadagnato un tanto, perchè era
da dubitarsi se sana avrebbe saputo eleggere così savio partito.
Altre sventure, che non sono queste, sprofondano nel mare morto dello
interesse umano con minore scompiglio della triste superficie: così per
qualche giorno la commiserazione del caso sonò universale; in capo ad
una settimana le opinioni si divisero e parecchi cominciarono a dire
ch'era doloroso comprare a questo prezzo la pubblica tranquillità, ma
che pure la proviamo tanto necessario elemento all'ordinato vivere,
che qualsivoglia prezzo non si può stimare mai troppo; altri poi si
attentarono predicare addirittura ch'ella era stata grazia di Dio, e
avrebbero dovuto appendere il voto, dacchè la rabbia si era manifestata
fra i cani, e il paese veniva a purgarsi dai banditi senza scapito
incamminandosi bel bello a quel grado di civiltà che stava in cima dei
pensieri di sua maestà cristianissima, che era Luigi XV, il quale per
avventura a tempo avanzato ne favellava con la madama Dubarry.
Francesca Domenica si conduceva quotidianamente e spesso anche più
volte al dì, non meno che la notte, a visitare la tomba del figliuolo;
chiudevasi nella cappella ed attendeva a fare colletti di vettovaglie
di facile trasporto: e col continuo portarvi robe, la cappella aveva
preso l'aspetto di una canova, senza, per mio avviso, dispiacere
dei santi colà dentro dipinti. Ella poi per ripararsi dal freddo
o per altre cause si era vestita di una cappa nera col cappuccio
parimente nero: sebbene non avesse dato più in ismanie come il giorno
della morte del figliuolo, all'opposto assunto un fare malinconico,
non per questo sembrava le fosse tornato il cervello in sesto; ed
invero ella procedeva sempre col cappuccio tirato giù su la faccia,
e borbottava parole senza discorso, sicchè all'ultimo i fanciulli
avevano preso a impaurirsene, e le mamme per farli stare cheti non
trovavano meglio che minacciarli così: «ecco che viene la donna
nera!» Siccome la superstizione di sua natura è male attaccaticcio,
le mamme nell'applicarla altrui la svegliarono in sè stesse, onde se
qualche faccenda andava loro al rovescio, subito ne incolpavano il
mal di occhio della donna nera; se incinte la incontravano per via,
sputavano subito per gittare il fascino per terra, gli uomini vennero
più tardi, pure vennero anch'essi non mica per affannarsi della moglie
o dei figliuoli, bensì per la vacca, il vitello, il cavallo e le
capre, perchè vivono rari ma rari bene i villani i quali tutte queste
creature non antepongano alla moglie, ed anco un tantino ai figlioli.
Crebbe il terrore per averla veduta, come affermavano, nella stessa ora
in più luoghi; tali gli atti, il sembiante il borbottìo e le vesti:
un paesano giurava averla incontrata a pie' dei colli di Tiventoso
dond'era partito la mattina all'alba su di un cavallo che volava, ed
essere rimasto di sasso quando traversando la strada che passa davanti
al procoio di santa Colomba le apparve in procinto di uscire di casa
quieta e composta come se fosse uscita allora dal letto.
Senza incontrare molestia così durarono fino agli ultimi di gennaio.
Ferrante vestito di una cappa nera col cappuccio tirato su gli occhi
imitando i passi e i gesti di Francesca Domenica si recava ogni lunedì
alla posta dov'essa lo aspettava e date e ricevute le salutazioni,
ei metteva su le spalle e pigliava sotto le braccia i colletti delle
provvisioni recandole su la cima delle rupi; a sollevarlo da tanta
fatica lungo la via più erta rinveniva i compagni, e tra di loro
nascevano sempre liti intorno al volerla portare fino alla grotta
Ferrante, e al volergliela torre i compagni, e sempre finivano col
levargliela e lasciarlo addietro stanco com'era. A quei giorni Ferrante
richiesto le centinaia di volte si adattò ad appagare un desiderio di
Francesca Domenica dal quale egli aveva tentato dissuaderla invano,
ed era di voler ad ogni costo salire sul monte per refrigerarsi un
po' il cuore con la cara vista del figliuolo suo: andò pertanto il
Canale la notte del lunedì, si tenne nascosto nella cappella tutto
martedì mattina, e come battè l'un'ora di notte si mise con la
Alando in viaggio: avevano lungo tempo discusso fra loro se giovasse
meglio mutare vesti o andarsene ambedue con la cappa ed il cappuccio
neri: dopo avere ventilato bene il guadagno e lo scapito, decisero
mostrarsi ambedue con la cappa e imbacuccati, imperciocchè se occorreva
che qualche Côrso li vedesse insieme, avrebbe creduto incontrare
i _battutoli_ e sarebbe fuggito via peggio che se lo cacciasse il
Trentadiavoli.
Il giorno gli sorprese a piè dei colli, giorno infermo, promettitore
fino dal suo nascere di uggia e di guai; sembrava rovesciato l'ordine
della natura per modo, che il cielo non mandasse più la luce sopra la
terra, bensì questa illuminasse il cielo; infatti le pendici coperte di
neve spiccavano di luminosa bianchezza sul fondo grigio dell'orizzonte.
Nel mettersi dentro l'angusto calle Ferrante, e' sembra che gli
occorresse cosa che lo inquietasse, perocchè non valse a frenare un
moto di fastidio, il quale avvertendo la sua compagna gli domandò:
— Ch'è ciò, che vi molesta?
— Nulla.
— Che serve! Vuolsi serbare segreti con me?
— Mirate! Mi mettono malumore addosso queste pedate qui...
— Mi sembra, che non ci sia ragione da ombrarvene; e' posseno essere
scesi fin qua, e poi risaliti...
— Ma allora perchè non appaiono punto orme all'ingiù?
— Forse quando scesero non nevicava, o forse tanto si trattennero giù,
che la neve novella ha coperto le traccie della vecchia.
— Dio ci aiuti, ma camminiamo con precauzione.
Il sentier di cotesto monte, o piuttosto di quello ammasso di roccie si
avvolgeva per contigui giri, ed ora saliva, ora scendeva per erpicarsi
da capo.
[Illustrazione: E non è giusta, Clemente, che riceva il
battesimo di solo sangue côrso; fa, o fratello in Cristo,
diceva il frate moribondo, di mescolarvici un tantino di
sangue francese (_pag. 460_)]
Ferrante nell'avvicinarsi a certa vetta udì parole, che gli portava il
vento, però accostandosi con maggiore studio, ficcò il capo in mezzo
alla spaccatura di uno scoglio e declinati gli occhi vide quello, che
pur troppo temeva di vedere, i micheletti del provinciale, i quali ad
argomentarne dagli atti, andavano in su di malavoglia. Dietro tutti
il capitano Orso Campana che, ormai vecchio, e di persona grave, si
era fermato a discorrere, e quasi avrei a contendere con un officiale
francese: difatti così alto favellava, che il Ferrante, tra altre
molte, ebbe abilità di udire queste parole: — Per me, le mi paiono cose
da matti, mio padrone riverito, perchè, stia qui col cervello, o e' ci
sono, o e' non ci sono; se non ci sono, corriamo il rischio di morire
stecchiti innanzi di arrivare lassù; e se ci sono, posto che vinciamo
la prova del freddo, rimane a superare quella del fuoco: veda che i
soldati non possono camminare eccetto che ad uno per volta, sicchè un
uomo solo in qualche giravolta può fare testa a tutti; oltre questo
ci è un altro pericolo da non disprezzarsi punto, e consiste in un
nuvolo di pietroni, che già sento piovermi addosso. Ora, padron mio, è
chiarito, che in Corsica capi a prova di pietre non ne sono mai nati.
— Ed in Francia neppure, signor capitano. — Dunque come avremmo a
comportarci?
— Veda! con modi assai destri disfacendo il fatto; tornarcene a basso,
mettere un picchetto in fondo alla salita, entrare in qualche casa
di pastore per asciugarci e riscaldarci; mangiare un poco, bere un
tantinello di più, riposarci fino a domani, che il tempo sarà senza
dubbio migliore: allora esploreremo il colle, e vedremo se oltre questo
offre altri sentieri; se gli ha vi ordineremo sentinelle raddoppiate:
insomma convertiremo l'assedio in blocco.
— Pure quel leggere il proprio nome nel rapporto al re, che il capitano
Lepitre, in mezzo ai turbini della neve, e a un nuvolo di palle, acqua
e fuoco come vedete, ha scalato una rupe retta a perpendicolo, dove ha
reciso l'ultima testa all'idra della ribellione, bisogna convenire che
sarebbe superbo, magnifico!
— Il blocco però è più certo; e dubito forte se della nostra impresa
vorranno farne rapporto al re; più forte dubito se riputeranno glorioso
un assalto contro banditi; credo poi, che il re non leggerà nulla, e
quando leggesse, è sicuro che gliene importerà anche meno.
— E pure mi sembra che ad assalire queste rupi ci sia pericolo quanto
a montare su la breccia di Anversa o di Bergop-Zoom.
— Avete proprio trovato il tasto; il pericolo ci è anco maggiore; ma a
morire qui equivale a recitare la Fedra del vostro Racine sur un teatro
di fiera anzichè sul teatro di Versaglia: a tutte le cose bisogna
scegliere il tempo opportuno; anco a morire.
— Addietro, comandò il nostro capitano Lepitre; voi mi avete dette
cose, che rasentano molto il senso comune.
— Raccomandatevi a Dio di udirle una volta l'anno almeno, come la
chiesa comanda la confessione, e allora può darsi che ci facciate
conoscenza.
Prima assai che questi officiali ponessero fine ai loro ragionamenti
agro-dolci, Ferrante si era ritirato dal fesso e persuaso la Francesca
Domenica a volgere le spalle. Le parole che mutarono fra essi furono
rade ed amare: venuti in fondo, Ferrante si raccomandò alla donna
tornasse a casa; egli avrebbe fatto prova di trovare qualche calle che
lo guidasse fino su la cima; par quanto amore portava alla Madonna,
porgesse ascolto ai suoi consigli.
— Vi ho detto, che voglio vedere mio figlio.
Queste parole furono profferite con la voce della disperazione che dopo
aver pianto le sue lacrime siede sopra una pietra in mezzo della via,
guardando il cielo senza pregarlo nè maledirlo. Ferrante tacque, e le
prese a camminare avanti.
Codesto ammasso di roccie va come la più parte dei monti dell'isola
composto a strati, talora perpendicolari tal'altra pendenti a destra
o a sinistra, sovente ti sembra che la natura, volendo spaccarli, dopo
averci fitto dentro il cuneo ci picchiasse sopra due o tre martellate,
e poi distratta smettesse il lavoro in tronco senza ripigliarlo più;
così quelle aperture si presentano ad angolo, e per dirla alla povera,
a modo di V: le acque piovane scolando per questi canali ci hanno
scavate buche, dentro le quali puoi mettere un piede, e così andare
su su inosservato anche da cui stesse dieci passi discosto, come per
una scala: se non che sovente gli scavi cessano, la pietra casca giù
a perpendicolo e a te non avanza far altro che dopo mirato due volte o
tre quel lavoro condotto coll'archipendolo, tornartene addietro.
Ferrante si cacciò dietro uno di questi fessi e sentiva dietro a sè
la madre di Altobello mettere il piede nell'orma ch'ei lasciava: non
profferiva parola, e gli pareva non avere mai palpitato di speranza
e di terrore come adesso; però fin lì non avevano incontrato intoppo
che non avessero potuto superare con mediocre fatica; anzi parve a
Ferrante discernere qua e là qualche vestigia di opera di uomo, sia per
allargare, sia per assicurare il cammino; già la gioia gettava su la
sua anima un raggio sbiadito sì quanto il crepuscolo di autunno, pur
sempre affetto diverso dall'angoscia, quando, quasi per fargli scontare
codesto atomo di contentezza, lo percosse il fragore del torrente:
gli corse lungo i reni il sudore freddo, presagendo che in breve si
sarebbero trovati su l'orlo di una fenditura impossibile a passarsi.
Raddoppiò il passo come uomo a cui l'incertezza pesi più insopportabile
del danno; nè si era punto ingannato: in cotesta parte delle roccie, in
mezzo ad una apertura, rovinava uno dei cento torrenti della montagna.
Ferrante si sentì mancare il respiro, la vertigine un momento lo
prese; un momento, perchè fu uomo d'anima e di nervi di ferro: allora
esplorando meglio conobbe, comecchè la neve caduta li coprisse, che
nel fianco del dirupo erano stati a forza di scalpello condotti incavi
dove poteva appoggiare il piede per discendere; certo col precipizio
da un lato, il monte quasi a perpendicolo dall'altro, e cotesti buchi
dalla neve resi sdrucciolevoli e ciechi, non presentavano cammino gran
fatto dilettabile; ci voleva occhio, piedi e cuore saldi, Ferrante e
Francesca Domenica li possedevano.
A mezza costa cessava il sentiero, se sentiero può dirsi, sopra uno
scoglio sporgente in fuori dal fianco della rupe, e dal fianco opposto
si osservava sporgere uno scoglio uguale, quasi due mensole lavorate
dal terremoto quando egli si mise a fare da maestro muratore nel
mondo, o piuttosto due gheroni laterali di ponte, che o non compì,
o compito per ghiribizzo ruppe. Da molti secoli stavano l'uno contro
all'altro senza potersi più riunire, pari a due fratelli, che l'odio
abbia divisi; invano ravvisiamo in loro la origine comune, invano i
segni del medesimo grembo che li portò; del medesimo seno che porse il
latte ad entrambi; le loro anime mostrano le ferite insanabili, che si
sono recate scambievolmente; se ambedue avessero ad essere accolte in
paradiso, una delle due supplicherebbe in grazia la precipitasse Dio
nell'inferno. Anche quando dello amore di tutti gli angioli potesse
tessersi un laccio, non varrebbe ormai a rilegare due cuori pei
quali l'odio divenne la più acuta delle gioie, il più spasimante dei
tormenti, la sorgente unica della vita.