— O santissima Vergine, va, che io ho messo in buone mani i miei
negozii!
— Sentite signora, noi abbiamo fatto già da parecchio tempo giuramento
nelle mani del curato di Guagno dinanzi all'ostia consacrata di non
parlare mai d'esilio, bensì qui fermarci, e spendere l'ultima stilla di
sangue per la nostra patria.
— Signore! Signore! esclamò angosciosa Francesca Domenica levando le
braccia al cielo: dunque non ci è verso di farlo ricredere?
— Siete côrsa e madre di Altobello; voi avreste a saperlo più di me.
— Avete ragione; andate a riposare, ci parleremo dopo.
Rimasta sola la madre côrsa meditava:
— S'egli possedesse un trono non lo vorrei partecipare con lui, ma
la sua miseria non voglio partecipare con altri; sono vecchia, che
importa? Amore di madre non conta gli anni. Imperversano i venti
ghiacciati, nevi e grandine quasi ogni dì si rovesciano sopra la
terra; speriamo che Dio vorrà intepidire il gelo e rasserenare il
tempo alla povera madre: e dove il mio Creatore non credesse nella
sua misericordia esaudirmi, io vorrei sapere in che consisterebbe il
merito se andasse separato dal sacrifizio? Chi ha dato la vita all'uomo
può solo senza paura, senza fastidio, anzi con gioia, affrontare la
morte per lui; anche la sposa... sì, lo può... ma in caso supremo...
due volte o tre... ed anco quattro o sei... poi se non si spenge
rallenta... unico lo amore di madre si nudrisce di affanni... e più
avvampa quanto più soffre... la moglie può pretendere al titolo di
regina dello amore; quella di regina del dolore appartiene alla madre.
E a chi mai la madre confiderebbe la cura di alimentare il figliuolo?
Ai servi di casa? Poniamo, che per reverenza e per affetto ci si
adattassero, ma essi hanno mogli, o figli, o padri, o madri e per
portare il cibo al mio figliuolo correrebbero rischio di perdere la
vita, e con essa ridurre alla disperazione tutta la loro famiglia;
mentre io non corro un rischio al mondo; perchè quale nato da donna
vorrà condannare a morte la madre la quale continua a esercitare il
compito impostole dalla natura di nudrire la sua prole? Ed anco si
trovasse questo servo fedele... chi mi assicura che durerà sempre
così? Quante ansietà! Quanti sospetti! Tanto varrebbe ripormi in seno
un nido di scorpioni... Ahimè! L'oro di Francia si è cacciato in mezzo
ai cuori di fratello e di fratello, anzi di padre e di figliuolo e gli
ha divisi, qual parte di Corsica si è conservata sana dall'influsso di
questa maledetta _febbre gialla_? Maria santissima, tu fosti madre, tu
conosci a prova tutti i dolori del cuore materno, nelle tua braccia si
commette una madre desolata e non ti dice di più.
Ferrante dopo breve riposo si mostrò sollecito a partire; la Francesca
Domenica oltre alla vittovaglia, gli consegnò un involto di carte
dov'ella gli disse che aveva distintamente descritto quello che era
da farsi; ne raccomandasse la esecuzione al suo figliuolo punto per
punto, tornasse senza far capo alla casa, e si volgesse alla tomba
degli Alando; avrebbe trovato la chiave del cancello in una fessura del
muro accanto all'arpione destro da basso; entrato nella tomba aprisse
la cappella con la chiave, che ella deporrebbe su l'architrave della
porticciola, e colà troverebbe di che provvedersi; pel caso poi ch'egli
per qualsivoglia accidente non fosse potuto venire, ella fu cauta di
farsi insegnare da Ferrante ogni sentiero da lui fino a quel momento
esplorato che conduceva in vetta ai colli; nè si rimase contenta alle
semplici parole, che volle averne un po' di disegno sopra un foglio,
il quale indicasse alla distesa ogni sasso e ogni arbusto, affinchè
non si smarrisse; anzi per maggiore sicurezza, sopra i tragetti noti
egli avrebbe avuto pensiero di porre di tratto in tratto mucchi di
quattro pietre a mo' di calvario, su l'ignoti non avrebbe trovato verun
segnale.
La vigilia di Natale, che fu giorno frigido e coperto, sicchè i Côrsi
per lo insolito rigore della stagione se ne stavano rannicchiati
intorno al focolare, poco prima che sonasse l'_Angelus_ il piovano
di santa Divota si recò a visitare Francesca Domenica. In casa sua,
chè piissima donna fu all'usanza di quei tempi, epperò amica della
gente ecclesiastica; convenivano parecchi preti, onde non ci era da
maravigliarsi se ci si facesse vedere anco il piovano di santa Divota;
però bisogna dire ch'egli ci usava di rado, in ispecie a cotesta ora.
Tuttavolta Francesca Domenica lo accolse con la consueta reverenza,
e quegli le domandò della nuora, e come stesse e quanta speranza ci
fosse di rivederla sana, dalla risposta dell'Alando, che la infermità
le pareva pur troppo grave, ed ogni giorno andava di male in peggio,
sicchè se Dio non ci metteva le sue benedette mani, dei rimedii terreni
ormai era disperata, il piovano prese argomento di deplorare questa
nostra vita caduca; e dirla, come veramente ella è; un singhiozzo
convulso tra la culla e la tomba; aggiunse che anche tra i pagani ebbe
fede la sentenza che il Cielo ama chi libera presto dalle tribolazioni
di questa vita; e lo stesso cristianesimo averla trovata tanto vera
che la confermò tra gli articoli di fede. Felice chi muore presto! I
nostri occhi di carne, che non hanno virtù d'infatuarsi piangono spesso
come sventura ciò che Dio nella infinita sua bontà c'invia come grazia
espressa. Insomma, il buon prete girava largo dal cantone; si vedeva
chiaro che ad una conchiusione egli voleva venire, ma non trovava la
via, e il filo gli si allungava fra le mani: ad ora ad ora volgeva
il capo alla porta di casa come persona che abbia nel pigliare una
impresa fatto capitale sopra il soccorso altrui e non lo veda arrivare;
finalmente venne nella persona del medico di casa: povero soccorso
in verità, perchè appariva chiaro, ch'ei si era rasciutto le lacrime,
alle quali altre n'erano successe pronte a sgorgare, ma la compagnia
dà coraggio, e il priore forse per la millesima volta allora chiuse
l'argomento aggiungendo: — veri cristiani dinanzi alle disgrazie dovere
imitare le vergini della scrittura che aspettavano lo sposo celeste con
la lucerna accesa, e in fondo in fondo bisogna capacitarci che quando
ci capita addosso qualche malanno ci guadagniamo un tanto, e più grosso
ch'egli è, meglio che mai: — però non era da dubitarsi che la signora
Francesca Domenica, persona tanto pia... tanto religiosa non fosse per
ricevere con rassegnazione...
— Che mai?
— Una... una...
Il dottore proruppe in uno scoppio di pianto; la Francesca Domenica con
faccia fosca compì la frase.
— Una grande sciagura. Poi si mise l'indice della manca su traverso
le labbra e con la destra indicando la stanza dove giaceva la inferma,
disse:
— Zitto! Andiamo altrove; cotesta desolata se vi sentisse rimarrebbe
sul colpo.
Scesero nella camera terrena dove un po' il piovano, un po' il dottore
la ragguagliarono come in prossimità del _procoio_ di santa Colomba,
appunto su la strada, che rasenta la Restonica, dov'è la cappella della
Immacolata lì a piè del cipresso a mancina avessero trovato ucciso
il suo figliuolo Altobello; la _giustizia_ recatasi su i luoghi dopo
avergli rinvenuto addosso il suo passaporto, il congedo amplissimo
della repubblica di Venezia, con altre più carte assai, ed una lettera
scritta da lei sua madre con la quale lo confortava a lasciare la
compagnia dei banditi sconveniente al suo lignaggio, si tenesse
nascosto per qualche giorno al _procoio_, ch'ella con la parentela
avrebbe adoperato in modo che S. M. cristianissima lo avesse pigliato
in grazia; e di questo nutrire buona speranza: dove mai fosse rimasta
delusa, gli avrebbe procurato modo di riparare in Toscana, ovvero
tornarsene a Venezia dov'egli avrebbe condotto vita più onorata, e
certo poi più tranquilla.
Francesca Domenica lasciava dire, e metteva a un punto maraviglia e
spavento nei suoi visitatori la terribile calma di lei; i quali affetti
crebbero in loro quando di repente gl'interrogò:
— E gli hanno dato molte ferite?
— Eh! parecchie, a quello che ne dicono.
— Mortali tutte?
— Ma!... a quanto pare orribili!
— E chi può averlo ammazzato sospettano?
— Tengono per fermo, che i suoi compagni inaspriti per essersi veduti
abbandonati da lui lo abbiano raggiunto; e' pare che sien venuti a
parole, dopo a fatti; e Altobello sia rimasto soverchiato dal numero
non senza difesa nè senza vendetta...
— E come mai?
— A giudicarne dalla pozza del sangue sparso lì intorno troppo più
copioso, che se fosse di un individuo solo, e da una ciocca di capelli
strappati che gli trovarono fra le dita aggranchite.
— Oh! esclamò Francesca Domenica, e quasi un baleno di contentezza le
illuminò il viso, poi senza aggiungere parola aperse furiosa la porta
di casa, e fuggì via. Il piovano ed il dottore le trassero dietro con
tardi passi, intantochè l'uno diceva all'altro: — Ahimè! Ahimè? povera
signora, ho paura che la vampa dell'angoscia le abbia incenerito il
cuore...
— E dubito anche il cervello, piovano mio...
— Oh! che sciagura, che grande sciagura!
Il popolo avvisato del caso, un po' per compassione, molto per
curiosità, faceva gomitolo ingrossandosi alle spalle dei due desolati;
i parenti così donne come uomini dell'amplissima famiglia Alando
tanto non furono trattenuti dalla speranza o dal timore della nuova
dominazione, che si restassero in cotesto caso supremo dagli uffici
consacrati dal costume e resi più religiosi adesso, che con la morte di
Altobello veniva a spegnersi l'ultimo fiato dell'inclita casa Alando.
La madre arrivò sul luogo dell'omicidio, e vi rinvenne il cappellano
e parecchi dei manenti, i quali avevano messo insieme in fretta la
cassa con alcune tavole sottili, e quivi dentro riposte le infelici
reliquie dello ammazzato, poi chiuse col coperchio dipinto per tutta
la lunghezza di una croce nera senza però conficcarlo; ciò compito,
senza far caso della brezza gelata si erano messi col capo scoperto in
ginocchioni intorno la cassa a pregare.
Arrivò la madre, e fece volare il coperchio, chinandosi giù genuflessa
sul cadavere. Signore! Egli era spettacolo da rompere ogni altro
cuore non che quello della madre: almeno alla madre di Cristo resero
il corpo del figliolo intero, certo forato nei piedi e nelle mani,
con la lanciata nelle costole; certo con la persona livida per truce
flagellazione, e le tempia e la fronte lacere dalla corona di spine;
certo con le labbra nere per l'ultima bevanda di aceto e fiele, ma
pure intero: ora quale Francesca Domenica rivedeva la carne sua! e'
sembra gli avessero sparato un trombone a bruciapelo nella testa,
imperciocchè tutta la parte superiore della faccia era sparita;
nell'angolo destro al sommo della cassa si vedevano con raccapriccio
ammonticchiati i frammenti di ossi, i brani delle carni e del cervello
raccolti sul terreno; traverso la bocca che conservava appena tre o
quattro denti si vedeva l'aria; innumerevoli gli sdruci e le ferite
per tutta la persona: su le mammelle come nelle altre parti più carnose
del corpo si mirava, barbarissimo strazio! la impronta delle bullette
delle scarpe di chi lo aveva calpestato; però fra le dita avevano
insinuato un crocifisso senza però levarci la ciocca dei capelli, quasi
testimonianza che la religione e la vendetta fossero due affetti del
pari sacri pei Côrsi.
[Illustrazione: Lella trattenne il fiato, e vide cotesto uomo
che, scavato un buco fra i rottami e piantatavi la croce, la
fissò diritta. (_pag. 403_)]
Il cappellano e i manenti, vedendo da lontano comparire il popolo,
gli andarono incontro col Cristo grande e coi lampioni: intanto la
madre si era messa a sedere in terra con la manca sulla sponda della
cassa facendo l'atto di cullare, e con la destra armata di bacchio
allontanava lo stormo dei corvi di già scesi all'odore del morto, i
quali con istupenda insistenza secondo la natura loro improntamente
ritornavano per beccare. Ben doveva essere crudele chi non piangeva
contemplando così stranamente riprodotto lo spettacolo della madre, che
dimena su gli arcioni il letticciuolo del suo pargolo e veglia a studio
che non lo molestino le mosche. E non poteva cadere dubbio che in quel
punto simile fantasia occupasse la mente della derelitta, conciossiachè
con la solita cantilena idonea a conciliare il sonno, ella cantasse la
_nanna_ famosa composta nel dialetto della provincia di Coscione:
Nelli monti di Cuscioni
V'era nata una zitedra
E la sò cara mammoni[40]
Li faceva l'annannaredra
E quand'ella l'annannava
Stu talentu[41] li pregava.
Addurmentati parpena[42]
Allegrezza di mammoni
C'aghiu da allestì la cena
E da cusce[43] li piloni
Pe 'u to tintu[44] babbaredru
E pe li to fratedroni
Quando vo' saretti grandi
Vi faremo lu vestitu
La camicia, lu bannedru[45]
E l'imbustu ben guarnitu
Di dru pannu sfinazzatu[46]
Chisistessea Carticciatu[47]
Vi deremu lu maritu
Ailevatu a li strazzali[48]
Un bellissimu partitu
Esarà lu capurali
De li nostri montagnoli
Pecorai, e caprachioli.
Quando andretti sposata
Purteretti li frenieri,[49]
N'anderetti incavalciata
Con tutti li mudracchieri[50]
Passerettri insannicciata[51]
A caramusa imbuffata[52]
Lo sposu n'andrà avanti
Cu li sò belli cusciali
Vi saranno tutti quanti
Li sò cugini carnali
Alla Zonza di Tavera[53]
Vi farannu la spaller.[54]
Quandu arrivate a lu stazzu
Dove avete poi da stani
Susterà la surerani
E bi tuccherà li mani:
E bi arà presentatu
Un tinedrudi caghiatu[55]»
Le donne o congiunte o amiche, quando furono da presso si disciolsero
le chiome, e con urli e pianti miserabili principiarono la _scirrata_,
chiamando il morto co' nomi più soavi, rammentandone le virtù vere o
supposte, e dolcemente riprendendolo perchè se ne fosse andato e si
mantenesse sordo agl'inviti di tornare. Una sola, una donna sola, e
questa fu Lella Campana venuta anch'essa perchè parente della Francesca
Domenica, e più per refrigerare l'anima assetata di vendetta, si
chinò su la cassa col pretesto di piangere sul cadavere difformato,
ma in sostanza per esplorarne sottilmente le parti rimaste intatte,
in ispecie le mani: allora Francesca Domenica forse nel suo delirio
gelosa di cotesto affetto, o quale altra più vera causa la movesse, di
un tratto si rizza in piedi, forte stringendo la fanciulla la trascina
seco; poi agguanta un'altra donna, ed ordinando che a sua volta questa
ne impalmasse un'altra, diede il segno del _caracolo_ intorno al morto.
Guido Reni fece opera di bellezza immortale dipingendo a Roma il ballo
delle ore in giro al carro del sole; Michelangelo solo avrebbe potuto
ritrarre l'orribile caribo di vecchie e di fanciulle nel delirio del
dolore turbinato a tondo quel misero corpo; gli occhi sfavillavano
come spade percosse fra loro; urli più strazianti non lacerarono mai
orecchi umani, i capelli bianchi, biondi e neri mescolavansi ventilati
e sferzavano i volti; le vesti anch'esse scoppiettavano agitate dalla
violenza dei moti; pallidi i volti come per morte a molte, a talune
chiazzati quasi da vivido sprillo di sangue; gli atti vari e tutti
paurosi: visione tremenda di spettri inebbriati di dolore. A crescere
la selvaggia pietà della scena, alla mente inferma di Francesca
Domenica si affacciò la voglia di mettere il ritornello ad ogni
_scirrota_, pianta da talune delle donne: questo era inconsueto nei
voceri, e solo costumavasi nelle allegre serenate o nei canti nuziali
dove al termine di ogni strofa tutti gli astanti ripetevano in coro il
ritornello da loro chiamata la succhiella, dopo la quale sparavano gli
archibugi. Siffatta novità per questo appunto percoteva l'anima più
tristamente, perchè una lieta usanza venisse tradotta a cosa piena di
mestizia, nè il ritornello poteva essere scelto più lugubre; di vero,
quando una donna finiva, Francesca Domenica con le altre tutte cantava
o piuttosto ululava un versetto del salmo _De profundis clamavi ad te,
Domine: Domine, exaudi vocem meam_.
Quantunque non si temesser disordini, pure il governator di Corte
mandò il maresciallo di campo Sionville e il capitano Orso Campana con
alquanti micheletti del provinciale a dare un'occhiata. Sionville si
spazientava a vedere tutte codeste diavolerie; egli non sapeva darsi
pace che per un morto si dovessero tribolare tanti vivi; il Campana
gli stava dintorno raumiliandolo il meglio che poteva, e lo confortava
a tollerare coteste vecchie usanze del paese; in tutto ciò che non
tornava a disservizio del re lasciasse andare tre pani per coppia;
ma l'altro arrovellato non lo voleva intendere, e tempestava che i
morti si avessero a seppellire senza tante smancierie, e chi ha avuto
ha avuto. Cotesto loro alterco da cattive parole sarebbe tralignato a
peggio fatti, se una nuova apparizione non fosse venuta repentinamente
ad interromperlo.
Fu vista spuntare dalla lontana una barella portata adagio adagio
sopra le spalle di quattro uomini, come se dentro vi giacesse persona
gravemente inferma, e pur troppo l'apparenza corrispondeva alla realtà,
imperciocchè trasportassero la infelice Serena.
Poco dopo la partenza da casa di Francesca Domenica, un accattone che
soleva frequentarvi per la elemosina, approfittandosi dello scompiglio
salì su in camera della inferma, e le disse alla ricisa:
— Signora! Signora! La gran disgrazia ch'è successa a questa casa! La
gran disgrazia? La sapete voi?
— Quale mai disgrazia? ricercò Serena facendosi in volto color di
cenere.
— Madonna santissima, non vi spaventate.... hanno ucciso.... anzi
crivellato di ferite il vostro sposo, signore Altobello.
E questo fu tiro della Lella Campana, la quale si valse della
scempiaggine di codesto mendicante per dare del coltello nel cuore alla
desolata Serena.
Serena resistè alla percossa forse per la medesima causa per cui la
rovere si rompe all'avvicinarsi dell'uragano, e la canna no; rinvenuta
dallo sbalordimento fece chiamare certe sue amiche, e mercè loro
ottenne la trasportassero in barella sul luogo dove giaceva l'ammazzato
per dargli l'ultimo addio. Contrastare a qualunque il compimento di
queste voglie lugubri parrebbe peccato, molto meno si giudicava pietoso
negarlo a lei, povera tinta! che oramai più pochi giorni aveva da
passare sopra la terra.
Le fanciulle amiche della Serena, parte circondavano e parte
precedevano la barella: queste ultime, quando la gente affollandosi
dintorno impediva il cammino, dicevano: «fate largo, è la sposa
dell'ammazzato, che viene a dirgli addio,» e tanto bastava perchè si
ritirassero e facessero spalliera cavandosi il berretto.
— Certo, meritano lode i popoli presso cui la sventura offre argomento
di commiserazione; i Côrsi poi in questa parte singolari, non solo
compiangono i percossi dalla fortuna, ma li venerano; così gli antichi
ebbero sacri i tocchi dal fulmine.
Appena dall'alto della barella potè scorgersi il luogo dove giaceva
il morto, fu vista mettersi a sedere con grande stento una larva di
donna, e stendere due braccia scarne più paurose degli ossi da morto,
sì per fermo più paurosi, dacchè vedendo lo scheletro tu conosci averlo
omai abbandonato la vita, e le ossa nude ti dicono essere diventata
proprietà della morte; ma le braccia del tisico ti pongono dinanzi agli
occhi la morte che ha messo il piè sul petto della vita e non l'ha anco
uccisa, una lunga agonia da bere a sorso a sorso, e spasimi nuovi e
più dolorosi di tutti perchè ultimi, — nel punto stesso in mezzo ad una
maniera di rantolo s'intese singhiozzata una voce:
— Altobello!
Francesca Domenica tutta fuori di sè dall'agitazione della strana
cerimonia che aveva provocata, non vide, nè sentì nulla fino a quel
punto: ora colta all'improvviso da cotesto lamento si sciolse furiosa
dalle braccia altrui, ed abbrancato il coperchio della cassa ne coperse
precipitosamente il cadavere, poi ci si assettò sopra nascondendo la
faccia su i ginocchi e agguantandosi il capo con ambedue le mani.
— Largo alla sposa dell'ammazzato, largo!
E la barella fra le teste del popolo ora appariva, ora spariva a guisa
di barca sospinta dalla tempesta contro lo scoglio dove ha da rompersi.
Per ultimo la barella fu deposta accanto alla cassa, e Serena potè dire
con fiochissima voce:
— Mamma mia, non ci contrastate vedere anco una volta la faccia di
Altobello! era mio sposo alla fine. Abbiate pietà di me, a cui da
questa in fuori non avanza altra consolazione nel mondo.
Francesca Domenica levò la faccia e mostrò gli occhi pieni di sangue ma
senza lacrime, e rispose:
— No...
— Oh! perchè no? Non era egli carne della mia carne.
— Portatela via... ella non ci ha più che fare...
— Questa è crudeltà, prese a dire un astante, non può negarsi alla
moglie di baciare per l'ultima volta il suo marito. — La pietosa era
Lella Campana; la riconobbe Francesca Domenica e la guardò: spesso
avrete sentito affermare come gli occhi della creatura umana possiedano
la virtù di atterrire i serpenti; non credete nulla; perchè se gli
occhi nostri avessero questa potenza, sotto lo sguardo di Francesca
Domenica, Lella Campana sarebbe rimasta fulminata.
All'opposto la feroce non se ne sentì commossa nè sgomenta, e continuò
a schiamazzare:
— La è divenuta matta! Menatela in casa... e la poverina abbia il suo
sfogo...
E fattasi più temeraria, forse con la speranza di essere sovvenuta,
ella si attentò accostarsi a Francesca Domenica e metterle le mani
addosso: questa balzò in piedi come arco scattato, e ghermitala
per la cintura la squassò forte tre o quattro volte, poi la spinse
con immensa rabbia a rotolare per terra lontano da sè: subito dopo
tornò a custodire la cassa, ed imbattutasi a caso nei chiodi che il
falegname aveva lasciati lì in terra, li prese e si provò conficcarli
col pugno; accortosi che a quel modo si lacerava le carni e non veniva
a capo di nulla, agguantò un sasso e con esso fece migliore opera.
Questi casi tutti accadevano in minor spazio di tempo che non fu
speso a raccontarli; però quantunque tra la gente radunata prevalesse
la opinione che la ambascia avesse tolto l'intelletto alla signora
Alando, pure si capì, che codesta sua ripugnanza a scoprire la cassa
nasceva dalla pietosa voglia di nascondere agli occhi della inferma
lo spettacolo dello straziato consorte; quindi biasimo della proterva
Campana, e lode a lei e tenera premura di sollevarla nel tristo ufficio
d'inchiodare la cassa del figliuolo ammazzato.
Francesca Domenica compita l'opera pregò il piovano, il dottore e gli
amici di casa a portare, senza mettere tempo di mezzo, il cadavere
nella tomba degli Alando e a dargli sepoltura; ai servi ordinò
andassero con loro, ella basterebbe sola a confortare Serena...
Il maresciallo Sionville presente a tutte queste avventure metteva
di tratto in tratto le mani sur una zucca piena di acquavite e se la
recava alla bocca; da prima parvero gli spazi ragionevoli, ma l'ultimo
si può dire ch'ei facesse una bevuta continua: quando ebbe a mettere la
zucca proprio a perpendicolo nell'orizzonte e squassarla a più riprese
per isgocciolarne l'ultima stilla, si sentì venire come un solletico
sotto le mammelle, ch'egli battezzò per compassione a casa sua; onde
afferrato il braccio del Campana:
— Orsù! gli disse, capitano bando ai rancori. Andiamo via; in verità
le son cose a far piangere i sassi. Di ora in poi sua eccellenza il
signor governatore, quando mi commette a simili spedizioni mi ha da
restituire il soprassoldo di guerra e penso che quegli che ne andrà di
sotto sarò io, perchè ci vuole, per durare, triplicata la provvista di
acquavite... e voi ne potrete fare al bisogno buona testimonianza.
Orso si lasciò condurre; egli non pensava a niente, ma si sentiva
il capo intronato; giunto a casa tardi non volle cena, e preso
il candeliere, senza profferire parola si avviò alla sua camera;
mentre stava sul punto di chiudere l'uscio, vedendo comparire la sua
figliuola, le disse:
— Lella! Adesso che ti pare, la tua vendetta è soddisfatta?
— Forse — rispose costei; ed Orso stizzito traendosi dietro l'uscio con
violenza imprecò:
— Quando andrai all'inferno ce ne troverai dei meglio di te.