— Gli ho contrapposto ch'egli aveva ragione da vendere.

— O santissima Vergine, va, che io ho messo in buone mani i miei

negozii!

— Sentite signora, noi abbiamo fatto già da parecchio tempo giuramento

nelle mani del curato di Guagno dinanzi all'ostia consacrata di non

parlare mai d'esilio, bensì qui fermarci, e spendere l'ultima stilla di

sangue per la nostra patria.

— Signore! Signore! esclamò angosciosa Francesca Domenica levando le

braccia al cielo: dunque non ci è verso di farlo ricredere?

— Siete côrsa e madre di Altobello; voi avreste a saperlo più di me.

— Avete ragione; andate a riposare, ci parleremo dopo.

Rimasta sola la madre côrsa meditava:

— S'egli possedesse un trono non lo vorrei partecipare con lui, ma

la sua miseria non voglio partecipare con altri; sono vecchia, che

importa? Amore di madre non conta gli anni. Imperversano i venti

ghiacciati, nevi e grandine quasi ogni dì si rovesciano sopra la

terra; speriamo che Dio vorrà intepidire il gelo e rasserenare il

tempo alla povera madre: e dove il mio Creatore non credesse nella

sua misericordia esaudirmi, io vorrei sapere in che consisterebbe il

merito se andasse separato dal sacrifizio? Chi ha dato la vita all'uomo

può solo senza paura, senza fastidio, anzi con gioia, affrontare la

morte per lui; anche la sposa... sì, lo può... ma in caso supremo...

due volte o tre... ed anco quattro o sei... poi se non si spenge

rallenta... unico lo amore di madre si nudrisce di affanni... e più

avvampa quanto più soffre... la moglie può pretendere al titolo di

regina dello amore; quella di regina del dolore appartiene alla madre.

E a chi mai la madre confiderebbe la cura di alimentare il figliuolo?

Ai servi di casa? Poniamo, che per reverenza e per affetto ci si

adattassero, ma essi hanno mogli, o figli, o padri, o madri e per

portare il cibo al mio figliuolo correrebbero rischio di perdere la

vita, e con essa ridurre alla disperazione tutta la loro famiglia;

mentre io non corro un rischio al mondo; perchè quale nato da donna

vorrà condannare a morte la madre la quale continua a esercitare il

compito impostole dalla natura di nudrire la sua prole? Ed anco si

trovasse questo servo fedele... chi mi assicura che durerà sempre

così? Quante ansietà! Quanti sospetti! Tanto varrebbe ripormi in seno

un nido di scorpioni... Ahimè! L'oro di Francia si è cacciato in mezzo

ai cuori di fratello e di fratello, anzi di padre e di figliuolo e gli

ha divisi, qual parte di Corsica si è conservata sana dall'influsso di

questa maledetta _febbre gialla_? Maria santissima, tu fosti madre, tu

conosci a prova tutti i dolori del cuore materno, nelle tua braccia si

commette una madre desolata e non ti dice di più.

Ferrante dopo breve riposo si mostrò sollecito a partire; la Francesca

Domenica oltre alla vittovaglia, gli consegnò un involto di carte

dov'ella gli disse che aveva distintamente descritto quello che era

da farsi; ne raccomandasse la esecuzione al suo figliuolo punto per

punto, tornasse senza far capo alla casa, e si volgesse alla tomba

degli Alando; avrebbe trovato la chiave del cancello in una fessura del

muro accanto all'arpione destro da basso; entrato nella tomba aprisse

la cappella con la chiave, che ella deporrebbe su l'architrave della

porticciola, e colà troverebbe di che provvedersi; pel caso poi ch'egli

per qualsivoglia accidente non fosse potuto venire, ella fu cauta di

farsi insegnare da Ferrante ogni sentiero da lui fino a quel momento

esplorato che conduceva in vetta ai colli; nè si rimase contenta alle

semplici parole, che volle averne un po' di disegno sopra un foglio,

il quale indicasse alla distesa ogni sasso e ogni arbusto, affinchè

non si smarrisse; anzi per maggiore sicurezza, sopra i tragetti noti

egli avrebbe avuto pensiero di porre di tratto in tratto mucchi di

quattro pietre a mo' di calvario, su l'ignoti non avrebbe trovato verun

segnale.

La vigilia di Natale, che fu giorno frigido e coperto, sicchè i Côrsi

per lo insolito rigore della stagione se ne stavano rannicchiati

intorno al focolare, poco prima che sonasse l'_Angelus_ il piovano

di santa Divota si recò a visitare Francesca Domenica. In casa sua,

chè piissima donna fu all'usanza di quei tempi, epperò amica della

gente ecclesiastica; convenivano parecchi preti, onde non ci era da

maravigliarsi se ci si facesse vedere anco il piovano di santa Divota;

però bisogna dire ch'egli ci usava di rado, in ispecie a cotesta ora.

Tuttavolta Francesca Domenica lo accolse con la consueta reverenza,

e quegli le domandò della nuora, e come stesse e quanta speranza ci

fosse di rivederla sana, dalla risposta dell'Alando, che la infermità

le pareva pur troppo grave, ed ogni giorno andava di male in peggio,

sicchè se Dio non ci metteva le sue benedette mani, dei rimedii terreni

ormai era disperata, il piovano prese argomento di deplorare questa

nostra vita caduca; e dirla, come veramente ella è; un singhiozzo

convulso tra la culla e la tomba; aggiunse che anche tra i pagani ebbe

fede la sentenza che il Cielo ama chi libera presto dalle tribolazioni

di questa vita; e lo stesso cristianesimo averla trovata tanto vera

che la confermò tra gli articoli di fede. Felice chi muore presto! I

nostri occhi di carne, che non hanno virtù d'infatuarsi piangono spesso

come sventura ciò che Dio nella infinita sua bontà c'invia come grazia

espressa. Insomma, il buon prete girava largo dal cantone; si vedeva

chiaro che ad una conchiusione egli voleva venire, ma non trovava la

via, e il filo gli si allungava fra le mani: ad ora ad ora volgeva

il capo alla porta di casa come persona che abbia nel pigliare una

impresa fatto capitale sopra il soccorso altrui e non lo veda arrivare;

finalmente venne nella persona del medico di casa: povero soccorso

in verità, perchè appariva chiaro, ch'ei si era rasciutto le lacrime,

alle quali altre n'erano successe pronte a sgorgare, ma la compagnia

dà coraggio, e il priore forse per la millesima volta allora chiuse

l'argomento aggiungendo: — veri cristiani dinanzi alle disgrazie dovere

imitare le vergini della scrittura che aspettavano lo sposo celeste con

la lucerna accesa, e in fondo in fondo bisogna capacitarci che quando

ci capita addosso qualche malanno ci guadagniamo un tanto, e più grosso

ch'egli è, meglio che mai: — però non era da dubitarsi che la signora

Francesca Domenica, persona tanto pia... tanto religiosa non fosse per

ricevere con rassegnazione...

— Che mai?

— Una... una...

Il dottore proruppe in uno scoppio di pianto; la Francesca Domenica con

faccia fosca compì la frase.

— Una grande sciagura. Poi si mise l'indice della manca su traverso

le labbra e con la destra indicando la stanza dove giaceva la inferma,

disse:

— Zitto! Andiamo altrove; cotesta desolata se vi sentisse rimarrebbe

sul colpo.

Scesero nella camera terrena dove un po' il piovano, un po' il dottore

la ragguagliarono come in prossimità del _procoio_ di santa Colomba,

appunto su la strada, che rasenta la Restonica, dov'è la cappella della

Immacolata lì a piè del cipresso a mancina avessero trovato ucciso

il suo figliuolo Altobello; la _giustizia_ recatasi su i luoghi dopo

avergli rinvenuto addosso il suo passaporto, il congedo amplissimo

della repubblica di Venezia, con altre più carte assai, ed una lettera

scritta da lei sua madre con la quale lo confortava a lasciare la

compagnia dei banditi sconveniente al suo lignaggio, si tenesse

nascosto per qualche giorno al _procoio_, ch'ella con la parentela

avrebbe adoperato in modo che S. M. cristianissima lo avesse pigliato

in grazia; e di questo nutrire buona speranza: dove mai fosse rimasta

delusa, gli avrebbe procurato modo di riparare in Toscana, ovvero

tornarsene a Venezia dov'egli avrebbe condotto vita più onorata, e

certo poi più tranquilla.

Francesca Domenica lasciava dire, e metteva a un punto maraviglia e

spavento nei suoi visitatori la terribile calma di lei; i quali affetti

crebbero in loro quando di repente gl'interrogò:

— E gli hanno dato molte ferite?

— Eh! parecchie, a quello che ne dicono.

— Mortali tutte?

— Ma!... a quanto pare orribili!

— E chi può averlo ammazzato sospettano?

— Tengono per fermo, che i suoi compagni inaspriti per essersi veduti

abbandonati da lui lo abbiano raggiunto; e' pare che sien venuti a

parole, dopo a fatti; e Altobello sia rimasto soverchiato dal numero

non senza difesa nè senza vendetta...

— E come mai?

— A giudicarne dalla pozza del sangue sparso lì intorno troppo più

copioso, che se fosse di un individuo solo, e da una ciocca di capelli

strappati che gli trovarono fra le dita aggranchite.

— Oh! esclamò Francesca Domenica, e quasi un baleno di contentezza le

illuminò il viso, poi senza aggiungere parola aperse furiosa la porta

di casa, e fuggì via. Il piovano ed il dottore le trassero dietro con

tardi passi, intantochè l'uno diceva all'altro: — Ahimè! Ahimè? povera

signora, ho paura che la vampa dell'angoscia le abbia incenerito il

cuore...

— E dubito anche il cervello, piovano mio...

— Oh! che sciagura, che grande sciagura!

Il popolo avvisato del caso, un po' per compassione, molto per

curiosità, faceva gomitolo ingrossandosi alle spalle dei due desolati;

i parenti così donne come uomini dell'amplissima famiglia Alando

tanto non furono trattenuti dalla speranza o dal timore della nuova

dominazione, che si restassero in cotesto caso supremo dagli uffici

consacrati dal costume e resi più religiosi adesso, che con la morte di

Altobello veniva a spegnersi l'ultimo fiato dell'inclita casa Alando.

La madre arrivò sul luogo dell'omicidio, e vi rinvenne il cappellano

e parecchi dei manenti, i quali avevano messo insieme in fretta la

cassa con alcune tavole sottili, e quivi dentro riposte le infelici

reliquie dello ammazzato, poi chiuse col coperchio dipinto per tutta

la lunghezza di una croce nera senza però conficcarlo; ciò compito,

senza far caso della brezza gelata si erano messi col capo scoperto in

ginocchioni intorno la cassa a pregare.

Arrivò la madre, e fece volare il coperchio, chinandosi giù genuflessa

sul cadavere. Signore! Egli era spettacolo da rompere ogni altro

cuore non che quello della madre: almeno alla madre di Cristo resero

il corpo del figliolo intero, certo forato nei piedi e nelle mani,

con la lanciata nelle costole; certo con la persona livida per truce

flagellazione, e le tempia e la fronte lacere dalla corona di spine;

certo con le labbra nere per l'ultima bevanda di aceto e fiele, ma

pure intero: ora quale Francesca Domenica rivedeva la carne sua! e'

sembra gli avessero sparato un trombone a bruciapelo nella testa,

imperciocchè tutta la parte superiore della faccia era sparita;

nell'angolo destro al sommo della cassa si vedevano con raccapriccio

ammonticchiati i frammenti di ossi, i brani delle carni e del cervello

raccolti sul terreno; traverso la bocca che conservava appena tre o

quattro denti si vedeva l'aria; innumerevoli gli sdruci e le ferite

per tutta la persona: su le mammelle come nelle altre parti più carnose

del corpo si mirava, barbarissimo strazio! la impronta delle bullette

delle scarpe di chi lo aveva calpestato; però fra le dita avevano

insinuato un crocifisso senza però levarci la ciocca dei capelli, quasi

testimonianza che la religione e la vendetta fossero due affetti del

pari sacri pei Côrsi.

[Illustrazione: Lella trattenne il fiato, e vide cotesto uomo

che, scavato un buco fra i rottami e piantatavi la croce, la

fissò diritta. (_pag. 403_)]

Il cappellano e i manenti, vedendo da lontano comparire il popolo,

gli andarono incontro col Cristo grande e coi lampioni: intanto la

madre si era messa a sedere in terra con la manca sulla sponda della

cassa facendo l'atto di cullare, e con la destra armata di bacchio

allontanava lo stormo dei corvi di già scesi all'odore del morto, i

quali con istupenda insistenza secondo la natura loro improntamente

ritornavano per beccare. Ben doveva essere crudele chi non piangeva

contemplando così stranamente riprodotto lo spettacolo della madre, che

dimena su gli arcioni il letticciuolo del suo pargolo e veglia a studio

che non lo molestino le mosche. E non poteva cadere dubbio che in quel

punto simile fantasia occupasse la mente della derelitta, conciossiachè

con la solita cantilena idonea a conciliare il sonno, ella cantasse la

_nanna_ famosa composta nel dialetto della provincia di Coscione:

Nelli monti di Cuscioni

V'era nata una zitedra

E la sò cara mammoni[40]

Li faceva l'annannaredra

E quand'ella l'annannava

Stu talentu[41] li pregava.

Addurmentati parpena[42]

Allegrezza di mammoni

C'aghiu da allestì la cena

E da cusce[43] li piloni

Pe 'u to tintu[44] babbaredru

E pe li to fratedroni

Quando vo' saretti grandi

Vi faremo lu vestitu

La camicia, lu bannedru[45]

E l'imbustu ben guarnitu

Di dru pannu sfinazzatu[46]

Chisistessea Carticciatu[47]

Vi deremu lu maritu

Ailevatu a li strazzali[48]

Un bellissimu partitu

Esarà lu capurali

De li nostri montagnoli

Pecorai, e caprachioli.

Quando andretti sposata

Purteretti li frenieri,[49]

N'anderetti incavalciata

Con tutti li mudracchieri[50]

Passerettri insannicciata[51]

A caramusa imbuffata[52]

Lo sposu n'andrà avanti

Cu li sò belli cusciali

Vi saranno tutti quanti

Li sò cugini carnali

Alla Zonza di Tavera[53]

Vi farannu la spaller.[54]

Quandu arrivate a lu stazzu

Dove avete poi da stani

Susterà la surerani

E bi tuccherà li mani:

E bi arà presentatu

Un tinedrudi caghiatu[55]»

Le donne o congiunte o amiche, quando furono da presso si disciolsero

le chiome, e con urli e pianti miserabili principiarono la _scirrata_,

chiamando il morto co' nomi più soavi, rammentandone le virtù vere o

supposte, e dolcemente riprendendolo perchè se ne fosse andato e si

mantenesse sordo agl'inviti di tornare. Una sola, una donna sola, e

questa fu Lella Campana venuta anch'essa perchè parente della Francesca

Domenica, e più per refrigerare l'anima assetata di vendetta, si

chinò su la cassa col pretesto di piangere sul cadavere difformato,

ma in sostanza per esplorarne sottilmente le parti rimaste intatte,

in ispecie le mani: allora Francesca Domenica forse nel suo delirio

gelosa di cotesto affetto, o quale altra più vera causa la movesse, di

un tratto si rizza in piedi, forte stringendo la fanciulla la trascina

seco; poi agguanta un'altra donna, ed ordinando che a sua volta questa

ne impalmasse un'altra, diede il segno del _caracolo_ intorno al morto.

Guido Reni fece opera di bellezza immortale dipingendo a Roma il ballo

delle ore in giro al carro del sole; Michelangelo solo avrebbe potuto

ritrarre l'orribile caribo di vecchie e di fanciulle nel delirio del

dolore turbinato a tondo quel misero corpo; gli occhi sfavillavano

come spade percosse fra loro; urli più strazianti non lacerarono mai

orecchi umani, i capelli bianchi, biondi e neri mescolavansi ventilati

e sferzavano i volti; le vesti anch'esse scoppiettavano agitate dalla

violenza dei moti; pallidi i volti come per morte a molte, a talune

chiazzati quasi da vivido sprillo di sangue; gli atti vari e tutti

paurosi: visione tremenda di spettri inebbriati di dolore. A crescere

la selvaggia pietà della scena, alla mente inferma di Francesca

Domenica si affacciò la voglia di mettere il ritornello ad ogni

_scirrota_, pianta da talune delle donne: questo era inconsueto nei

voceri, e solo costumavasi nelle allegre serenate o nei canti nuziali

dove al termine di ogni strofa tutti gli astanti ripetevano in coro il

ritornello da loro chiamata la succhiella, dopo la quale sparavano gli

archibugi. Siffatta novità per questo appunto percoteva l'anima più

tristamente, perchè una lieta usanza venisse tradotta a cosa piena di

mestizia, nè il ritornello poteva essere scelto più lugubre; di vero,

quando una donna finiva, Francesca Domenica con le altre tutte cantava

o piuttosto ululava un versetto del salmo _De profundis clamavi ad te,

Domine: Domine, exaudi vocem meam_.

Quantunque non si temesser disordini, pure il governator di Corte

mandò il maresciallo di campo Sionville e il capitano Orso Campana con

alquanti micheletti del provinciale a dare un'occhiata. Sionville si

spazientava a vedere tutte codeste diavolerie; egli non sapeva darsi

pace che per un morto si dovessero tribolare tanti vivi; il Campana

gli stava dintorno raumiliandolo il meglio che poteva, e lo confortava

a tollerare coteste vecchie usanze del paese; in tutto ciò che non

tornava a disservizio del re lasciasse andare tre pani per coppia;

ma l'altro arrovellato non lo voleva intendere, e tempestava che i

morti si avessero a seppellire senza tante smancierie, e chi ha avuto

ha avuto. Cotesto loro alterco da cattive parole sarebbe tralignato a

peggio fatti, se una nuova apparizione non fosse venuta repentinamente

ad interromperlo.

Fu vista spuntare dalla lontana una barella portata adagio adagio

sopra le spalle di quattro uomini, come se dentro vi giacesse persona

gravemente inferma, e pur troppo l'apparenza corrispondeva alla realtà,

imperciocchè trasportassero la infelice Serena.

Poco dopo la partenza da casa di Francesca Domenica, un accattone che

soleva frequentarvi per la elemosina, approfittandosi dello scompiglio

salì su in camera della inferma, e le disse alla ricisa:

— Signora! Signora! La gran disgrazia ch'è successa a questa casa! La

gran disgrazia? La sapete voi?

— Quale mai disgrazia? ricercò Serena facendosi in volto color di

cenere.

— Madonna santissima, non vi spaventate.... hanno ucciso.... anzi

crivellato di ferite il vostro sposo, signore Altobello.

E questo fu tiro della Lella Campana, la quale si valse della

scempiaggine di codesto mendicante per dare del coltello nel cuore alla

desolata Serena.

Serena resistè alla percossa forse per la medesima causa per cui la

rovere si rompe all'avvicinarsi dell'uragano, e la canna no; rinvenuta

dallo sbalordimento fece chiamare certe sue amiche, e mercè loro

ottenne la trasportassero in barella sul luogo dove giaceva l'ammazzato

per dargli l'ultimo addio. Contrastare a qualunque il compimento di

queste voglie lugubri parrebbe peccato, molto meno si giudicava pietoso

negarlo a lei, povera tinta! che oramai più pochi giorni aveva da

passare sopra la terra.

Le fanciulle amiche della Serena, parte circondavano e parte

precedevano la barella: queste ultime, quando la gente affollandosi

dintorno impediva il cammino, dicevano: «fate largo, è la sposa

dell'ammazzato, che viene a dirgli addio,» e tanto bastava perchè si

ritirassero e facessero spalliera cavandosi il berretto.

— Certo, meritano lode i popoli presso cui la sventura offre argomento

di commiserazione; i Côrsi poi in questa parte singolari, non solo

compiangono i percossi dalla fortuna, ma li venerano; così gli antichi

ebbero sacri i tocchi dal fulmine.

Appena dall'alto della barella potè scorgersi il luogo dove giaceva

il morto, fu vista mettersi a sedere con grande stento una larva di

donna, e stendere due braccia scarne più paurose degli ossi da morto,

sì per fermo più paurosi, dacchè vedendo lo scheletro tu conosci averlo

omai abbandonato la vita, e le ossa nude ti dicono essere diventata

proprietà della morte; ma le braccia del tisico ti pongono dinanzi agli

occhi la morte che ha messo il piè sul petto della vita e non l'ha anco

uccisa, una lunga agonia da bere a sorso a sorso, e spasimi nuovi e

più dolorosi di tutti perchè ultimi, — nel punto stesso in mezzo ad una

maniera di rantolo s'intese singhiozzata una voce:

— Altobello!

Francesca Domenica tutta fuori di sè dall'agitazione della strana

cerimonia che aveva provocata, non vide, nè sentì nulla fino a quel

punto: ora colta all'improvviso da cotesto lamento si sciolse furiosa

dalle braccia altrui, ed abbrancato il coperchio della cassa ne coperse

precipitosamente il cadavere, poi ci si assettò sopra nascondendo la

faccia su i ginocchi e agguantandosi il capo con ambedue le mani.

— Largo alla sposa dell'ammazzato, largo!

E la barella fra le teste del popolo ora appariva, ora spariva a guisa

di barca sospinta dalla tempesta contro lo scoglio dove ha da rompersi.

Per ultimo la barella fu deposta accanto alla cassa, e Serena potè dire

con fiochissima voce:

— Mamma mia, non ci contrastate vedere anco una volta la faccia di

Altobello! era mio sposo alla fine. Abbiate pietà di me, a cui da

questa in fuori non avanza altra consolazione nel mondo.

Francesca Domenica levò la faccia e mostrò gli occhi pieni di sangue ma

senza lacrime, e rispose:

— No...

— Oh! perchè no? Non era egli carne della mia carne.

— Portatela via... ella non ci ha più che fare...

— Questa è crudeltà, prese a dire un astante, non può negarsi alla

moglie di baciare per l'ultima volta il suo marito. — La pietosa era

Lella Campana; la riconobbe Francesca Domenica e la guardò: spesso

avrete sentito affermare come gli occhi della creatura umana possiedano

la virtù di atterrire i serpenti; non credete nulla; perchè se gli

occhi nostri avessero questa potenza, sotto lo sguardo di Francesca

Domenica, Lella Campana sarebbe rimasta fulminata.

All'opposto la feroce non se ne sentì commossa nè sgomenta, e continuò

a schiamazzare:

— La è divenuta matta! Menatela in casa... e la poverina abbia il suo

sfogo...

E fattasi più temeraria, forse con la speranza di essere sovvenuta,

ella si attentò accostarsi a Francesca Domenica e metterle le mani

addosso: questa balzò in piedi come arco scattato, e ghermitala

per la cintura la squassò forte tre o quattro volte, poi la spinse

con immensa rabbia a rotolare per terra lontano da sè: subito dopo

tornò a custodire la cassa, ed imbattutasi a caso nei chiodi che il

falegname aveva lasciati lì in terra, li prese e si provò conficcarli

col pugno; accortosi che a quel modo si lacerava le carni e non veniva

a capo di nulla, agguantò un sasso e con esso fece migliore opera.

Questi casi tutti accadevano in minor spazio di tempo che non fu

speso a raccontarli; però quantunque tra la gente radunata prevalesse

la opinione che la ambascia avesse tolto l'intelletto alla signora

Alando, pure si capì, che codesta sua ripugnanza a scoprire la cassa

nasceva dalla pietosa voglia di nascondere agli occhi della inferma

lo spettacolo dello straziato consorte; quindi biasimo della proterva

Campana, e lode a lei e tenera premura di sollevarla nel tristo ufficio

d'inchiodare la cassa del figliuolo ammazzato.

Francesca Domenica compita l'opera pregò il piovano, il dottore e gli

amici di casa a portare, senza mettere tempo di mezzo, il cadavere

nella tomba degli Alando e a dargli sepoltura; ai servi ordinò

andassero con loro, ella basterebbe sola a confortare Serena...

Il maresciallo Sionville presente a tutte queste avventure metteva

di tratto in tratto le mani sur una zucca piena di acquavite e se la

recava alla bocca; da prima parvero gli spazi ragionevoli, ma l'ultimo

si può dire ch'ei facesse una bevuta continua: quando ebbe a mettere la

zucca proprio a perpendicolo nell'orizzonte e squassarla a più riprese

per isgocciolarne l'ultima stilla, si sentì venire come un solletico

sotto le mammelle, ch'egli battezzò per compassione a casa sua; onde

afferrato il braccio del Campana:

— Orsù! gli disse, capitano bando ai rancori. Andiamo via; in verità

le son cose a far piangere i sassi. Di ora in poi sua eccellenza il

signor governatore, quando mi commette a simili spedizioni mi ha da

restituire il soprassoldo di guerra e penso che quegli che ne andrà di

sotto sarò io, perchè ci vuole, per durare, triplicata la provvista di

acquavite... e voi ne potrete fare al bisogno buona testimonianza.

Orso si lasciò condurre; egli non pensava a niente, ma si sentiva

il capo intronato; giunto a casa tardi non volle cena, e preso

il candeliere, senza profferire parola si avviò alla sua camera;

mentre stava sul punto di chiudere l'uscio, vedendo comparire la sua

figliuola, le disse:

— Lella! Adesso che ti pare, la tua vendetta è soddisfatta?

— Forse — rispose costei; ed Orso stizzito traendosi dietro l'uscio con

violenza imprecò:

— Quando andrai all'inferno ce ne troverai dei meglio di te.

Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo · 第 45 / 50 段