— Io non parlo di voi, parlo di me.
— Guarda noi, e fa il tuo conto per te.
— Allora questo è bene e male ad un tratto, ma al male ci ho trovato
il suo rimedio e subito. Altobello, cavati dal collo quel crocifissino
d'oro e prestamelo...
— Ah! ho indovinato... Ferrante!... ohimè! tu le dirai...
— Zitto! Io sento qui ottimamente nel cuore quello che ho da dire, e
non vo' perdere tempo a sentirmelo ripetere peggio con gli orecchi.
Se dopo due giorni non torno, ditemi un _de profundis_; però non vi
affrettate troppo, ed anco se avessi a tardare, tu non disperarti.
Il giorno seguente un povero boscaiuolo fu visto entrare in Corte
con un grosso fascio di legna verdi su le spalle sotto il quale
ei vacillava; il suo sembiante non compariva, perchè parte glielo
adombrava la frasca, e parte perchè procedeva curvo così, che ad ogni
ora sembrava in procinto di cadere, nè veramente era finzione quella
che faceva andare a quel modo Ferrante Canale, però che si sentisse
rifinire di fatica e di fame: pure, come Dio volle, giunse al mercato
dove lasciò andare giù il fascio asciugandosi con la manica del vestito
il sudore che gli grondava dalla fronte, comecchè fossimo quasi a
mezzo decembre, e lì rimase ad aspettare che qualcheduno andasse a
comprarglielo. Ebbe ad aspettare un pezzo, dacchè fosse giunto verso
il mezzodì, ora nella quale ogni buona massaia si è già provvista, nè
mette più i piedi fuori di casa, in ispecie nella stagione invernale;
pure venne alfine una fantesca, che viste le legna verdi levò le spalle
e senza contrattarle se ne andò pei fatti suoi; e così due, e così tre.
Ferrante sentì cascarsi il cuore, pure volgendo attorno gli occhi
vide più oltre la bottega di un fornaio, ond'egli abbrancato con forza
convulsa il fascio della legna, lo gittò ai piedi del bottegaio; e gli
disse con tal voce ch'era preghiera e poteva sembrare minaccia:
— Un tozzo di pane in baratto di questo fascio di legna... per carità.
— Che vuoi tu che mi faccia delle tue legna verdi? Mi guasterebbero il
forno; e quanto al pane, la farina è cara; — e così dicendo si staccò
dai panni la mano che Ferrante gli aveva posto addosso, e lo respinse
da sè. Allora un baleno passò dinanzi agli occhi del reietto di cui la
destra corse sotto le vesti, e senza sangue non finiva, se per somma
ventura non entravano in quel punto due micheletti regi nella bottega,
di cui la vista bastò a tenere in cervello Ferrante, che mordendosi le
labbra fino a lacerarle, chiotto chiotto se ne uscì, e gli parve bazza.
Nello inverno presto arriva la sera, ma dal tocco alle ventiquattro
tempo ci corre, ed egli poteva destare sospetto, molto più che i
villani sbrigate le faccende ripigliano il cammino dei paesi: mentre ei
sta perplesso sul partito da seguitare, vede una brigata di mendicanti
avviarsi verso il convento dei Francescani posto in fondo al paese:
gli parve ventura, e poichè le sue vesti stracciate gli servivano anco
a questo uso, imbrancatosi con gli altri, arrivò al convento. Correva
il dì che i frati dispensavano la minestra, e tu vedevi cento destre
tese in garbi simili a quelli dei deputati dell'assemblea nazionale in
Francia dipinti dal David nel famoso quadro francese del giuramento
della palla a corda. Poichè ogni paltoniere aveva recato seco gli
arnesi della sua professione, si misero all'opera. Ferrante, venuto
senza, se ne stava lì come smemorato, non avendo motivo di fermarsi,
ed a qual modo ritirarsi ei non sapeva; quando il frate laico levato in
alto il ramaiuolo gridò:
— Porgi la scodella o te la rovescio sul capo.
Ed egli pietoso rispose:
— Io me la sono dimenticata.
— E tu allora rimarrai senza.
Un accattone, il quale strabuzzando gli occhi e piangendo dalla pena
aveva ingoiato la minestra bollente, senza curare le scottature,
borbottò a Ferrante:
— Se mi dai mezzo della tua parte ti presto la scodella.
— Magari! soggiunse Ferrante; ma il torzone sempre col ramaiolo
all'aria esclamò:
— Non sia mai detto, che qui sulla porta del convento di San Francesco
si abbia a commettere il brutto peccato dell'usura.
[Illustrazione: E così per miracolo, la fortissima madre in
mezzo alla tempesta ed ai fulmini.... fu messa in salvo dal
figliuolo. (_Cap. X._)]
E ributtata la broda nella caldaia, sbatacchiò la porta in faccia
agli accattoni, tirò strepitosamente il chiavaccio e non si fece più
sentire. Ferrante tacque, solo levò gli occhi al cielo; io voglio
credere che ei lo facesse per preghiera, però la lancia di Longino deve
avere balenato a quel modo o poco meno sinistramente.
Costumavano, ed anco adesso non tutti, ma parecchi côrsi costumavano
scendere dai paesi in città sopra certi somarelli grandi quanto i
cani di San Bernardo, ai quali arrivati che sono, levano la cavezza
e danno per profenda un calcio nella pancia: le grame bestiole si
cacciano da per tutto per procurarsi un po' d'alimento; io ne ho visti
ficcarsi fra le gambe dei soldati francesi mentre attendevano agli
esercizi militari, e certa volta andando per visita da un personaggio
dell'isola (già s'intende in giubba nera e in guanti paglierini), mi
accadde incontrarne uno su per le scale del terzo piano. Ferrante,
adocchiando uno di questi animali, gli si mise dietro nel pensiero che
lo scorterebbe con più intelletto e certo poi con meno odio dell'uomo;
quanto all'odio se indovinasse non so, ma quanto a giudizio prese
errore, dacchè lo condusse in un campo di cavoli dove l'asino cominciò
a menare scempio, il che vedendo l'ortolano proruppe fuori di casa con
un cannocchio in pugno, tirando giù che pareva un maglio. Il somaro
gustata la prima non aspettò la seconda; allora l'ortolano si spinse
a Ferrante facendo le viste di rinnovargli la zolfa addosso, nè a
questo bastava dire non appartenergli la bestia, nè affermarlo con
giuramento, finchè inasprito, tratto fuori un coltello e sacramentando
che gli avrebbe fesso il cuore se si attentava avvicinarsigli ancora
di un passo, mise a partito il villano. La fortuna faceva addirittura
al mal capitato giovane il viso dell'uomo di arme; ma egli tuttavia
non si volle dare per perso: parendogli, non ostante la sua prudenza,
anzi a cagione di questa, essere incappato in troppi casi per non dare
nell'occhio, prese il partito di buttarsi in terra accovacciandosi
dietro una massa di fieno.
Scese alla fine invocata la notte, ed egli cauto e guardingo si accostò
alla casa di Alando; ben gl'incolse la sua previdenza, imperciocchè
vide, dal canto dove si mise rannicchiato, un'ombra passare e ripassare
dinanzi alla porta di cotesta casa, accostarsi il capo per origliare,
poi venuto in mezzo della strada voltarsi in su per istudiare dai
moti del lume, che cosa vi si facesse dentro, così non una, nè due,
bensì parecchie volte. Egli era manifesto che stavano spiando la casa;
Ferrante non ci trovava rimedio, e ormai si disponeva ad allontanarsi
con ineffabile angoscia, quando codesta ombra strillò come la nottola e
fuggì via. Ferrante comprese trattarsi di vendetta privata e gli parve
faccenda da apprensionirsene assai più della vigilanza del governo;
pure reputò per codesta notte la esplorazione non si sarebbe rinnovata,
e questa si appose: ciò nonostante si rimase tuttavia in agguato e
quando gli parve ogni cosa d'intorno sicura, egli incominciò a moversi
stendendo e ritirando a vicenda le mani e i piedi, e strisciando col
ventre sulla terra al modo stesso che la volpe mascagna si accosta
al pollaio, intantochè la massaia fila cantando lì accosto e non se
ne avvede. Rifinito di lena Ferrante arriva a piè dell'uscio della
casa Alando e chiappa un ciottolo per bussarci dentro, ma non gli
fu mestiere, che il cane di dentro, avvertito dall'odorato dello
appressarsi dello sconosciuto, si avventa contro la porta col pelo
irto su la schiena, abbaiando disperatamente; codesto fracasso tornava
in più modo dannoso, sì perchè non dava adito a sentire il picchio, e
più perchè poteva destare l'attenzione del vicinato; però Francesca
Domenica come donna accorta, avvisando che qualche cosa covasse là
sotto, aperse la finestra, e guardato in giù scorge un viluppo scuro
che si movea; e subito dopo la percosse questa voce:
— Signora Francesca Domenica, portate via il cane e apritemi, ho da
parlarvi per parte di Altobello; per l'amore di Dio fate presto.
Esitò la donna, ma non perse tempo, e scendendo a precipizio la scala
diceva tra sè: di che ho da temere?
E tastatasi il petto conchiuse: va bene; forza non ne posso patire.
Il cane fu chiuso in cantina, la porta aperta, e Ferrante entrò
carponi; appena entrato agguantandosi al muro si drizzò in piedi a
stento e con piccola voce disse:
— Signora Francesca Domenica, voi non mi ravvisate neh? Mirate se
riconoscete questo crocifisso?
La donna, gittato appena lo sguardo sul crocifisso, con orribile
pacatezza domandò:
— Morto?
— No, la Dio grazia vive.
— Libero?
— Sì....
E così rispondendo Ferrante voltava dintorno gli occhi stralunati
e feroci, onde Francesca Domenica gli ebbe a domandare non senza
sospetto:
— Che avete? Che cercate? Chi siete voi?
— Io sono Ferrante Canale...
— Bugiardo...
— Ah! pur troppo capisco, che devo parervi mentitore, e nondimanco io
sono Canale... nè meglio ravvisereste il vostro figliuolo....
E così favellando sempre girava gli sguardi a mo' di ossesso, sicchè la
donna da capo lo veniva interrogando:
— Ma che avete? Che avete? Vi sentite male?
— Nulla.... io muoio.
E vacillando cadeva, senonchè pronta lo sostenne fra le sue braccia
Francesca Domenica, la quale conobbe subito che il giovane per
commozione o per istanchezza fosse svenuto; lo trasse al fuoco, lo
spruzzò con acqua di laccia, gli fece odorare aceto forte; insomma
compì tutti gli uffici soliti a costumarsi in questi casi; lo
svenimento durò un pezzo, e quando riaperse gli occhi memori alla vita
Francesca Domenica con affetto di madre gli disse:
— Come vi sentite, Ferrante?
— Muoio di fame.
— Santa Vergine! E Altobello?
— Quando trova ghiande... si ciba.
La donna non profferì altre parole: tenendo sempre a cagione della
inferma carni al fuoco, ristorò il giovane con alquanto di brodo e
di vino, raccomandandogli, che così per un po' di tempo dimorasse, in
breve si sarebbe più copiosamente cibato.
Attizzò il fuoco, e salì a custodire la inferma; la quale appena la
vide così le favellò:
— Mamma, voi avete ricevuto notizie di Altobello.
— Io?
— Sì, voi; lo so, il mio sposo vive, e o Dio! qual vita!
— Ma chi vi dice tutte queste cose?
— Una voce qui dentro che non mentisce mai.
— E sia così; che ci è egli da contristarci in questo?
— Siete voi che parlate, mamma? E non sapete qual vita meni Altobello?
Nè anco quella della fiera, però che a questa la natura faccia almeno
trovare il cibo necessario a mantenersi viva.
La madre tacque; quando sentì potere mandare fuori la voce senza
tremito soggiunse:
— Or bene; figliuola mia che cosa dobbiamo mandargli a dire?
— Da parte della sua sposa e di sua madre... mamma perdonate se mi
metto innanzi a voi... l'uomo, voi lo sapete, ama la sua moglie sopra
tutte le cose. Dio lo ha detto...
— È vero, ma la madre ama il figliuolo sopra il padre, e il marito, e
voi Serena lo saprete un giorno.
— Io? Parvi stagione questa di lunsingarmi, mamma mia? Guardatemi
queste braccia — ed ella se le guardò e riprese — in che differiscono
dagli scheletri che mettono a piè dei catafalchi nella messa dei morti?
E dopo passato alquanto spazio di tempo senza che nè l'una nè l'altra
donna potessero aprire bocca, Serena continuò:
— Da parte della sua sposa e di sua madre, vorrei mandargli a dire che
partisse di Corsica e si riparasse in Italia ma egli non lo farà....
— Perchè non lo farà?
— Non lo farà, perchè pei cuori come Altobello non vi ha morte che
eguagli l'angoscia di lasciare la Patria serva e infelice; perchè
nessuna pena in lui pareggerebbe quella di starsi lontano dal mio
sepolcro e dalla vostra casa; perchè non gli arride la fede di potere
migliorare le sorti dell'uomo, ora che contempla la ingiustizia coprire
intera la terra come un nuvolo nero: — egli è sopravvissuto a tutte le
speranze, — egli non lo farà, non lo può fare.
Francesca Domenica non istette a contradirle temendo affliggerla, e
poi simile paura si era insinuata ancora lei nell'anima; prese i ferri
ed il bacchetto, e si mise a fare le calze di lana pel suo figliuolo;
calze, camiciole, berretti di lana ella tutto tutto pel suo Altobello
con le proprie mani lavorava; per sè le comprava; e mentre attendeva a
infilzare maglie, il suo pensiero preso a cotesto filo non si staccava
mai dal figliuolo, sicchè sempre l'era presente, le sue necessità
immaginava, ci provvedeva, e verun caso mai, per quanto insolito,
poteva sopraggiungerle improvviso, ch'ella non ci avesse di già trovato
il suo partito. Adesso le femmine sanno condurre maestrevoli ricami
ed ordire trine e dipingere fiori, ornamenti di lusso per sè, e per le
camerette loro; più belli sì, ma non però più cari. Passato convenevole
spazio di tempo, Francesca Domenica tornò a Ferrante e con buoni cibi
ed ottimo vino lo rimise da morte a vita. Quando poi conobbe che il
discorrere non gli poteva recare molestia, si fece dire a parte a
parte i vari casi del figliuolo e dei compagni suoi; per ultimo gli
domandò a che venisse, e Ferrante le espose come costretti a lasciare i
monti più scoscesi dell'isola per penuria di viveri, e per essere con
sottile solerzia esplorati, si erano ridotti a finire l'inverno nei
colli prossimi a Corte per le medesime cause, che gli aveva persuasi
a disertare dagli altri, perciocchè pareva a loro che quivi sarebbe
riuscito più destro a procacciarsi vettovaglia, e forse non pensando i
Francesi che tanto si potessero avventurare i banditi, li vigilassero
meno; però non avere trovato fin lì persona su la quale potersi fidare,
ed egli appunto essersi messo allo sbaraglio per venire a trovarla, e
concertare il modo con esso lei di non morire d'inedia come pur troppo
ne correvano quotidianamente il rischio. Posto ch'ebbe fine Ferrante al
suo ragionare, Francesca Domenica incominciò:
— Voi per la difesa della Patria avete fatto abbastanza....
— Per la Patria veruno al mondo ha fatto tanto che basti...
— Quando Pasquale e Clemente Paoli con i loro famosi compagni hanno
reputato spediente conservarsi a giorni migliori, mi sarà lecito senza
presunzione supporre che i Côrsi abbiano per adesso compito l'obbligo
loro.
— Per la difesa della terra io ne convengo, non già per la difesa e per
la vendetta degli uomini....
— Anco per questa; dacchè si sente affermare dai magistrati fino
alla sazietà, che il re di Francia intende consolarci, solo per farci
sentire gli effetti della sua clemenza aspettare avere purgato il paese
degli ultimi strascichi dei banditi....
— E voi lo sperate?
— Io da molto tempo non ispero e non temo nulla; lo dicono.
— Lo dicono come il lupo s'industriava persuadere al cane del pecoraio
di disfarsi del collare di ferro per strangolarlo a tutto agio.
— Ferrante mio, mettiamo da parte la superbia; pare in coscienza a voi
potervi paragonare al collare di ferro? A voi, che i travagli resero
l'ombra di voi stessi? A voi che la necessità di ogni cosa conduce a
morire d'inedia due volte almanco per settimana?
Ferrante, non sapendo che si avesse a rispondere, tacque mentre la
donna continuò:
— E al pericolo di essere ad ogni momento presi e impiccati, pensaste
mai?
— Ci pensammo.
— E i parenti vostri avete dimenticato affatto?
— No, mai, mai.
— All'aria aperta, su i monti, il moto, le cure della vita, gli stessi
pericoli, anche senza volerlo fanno obliare ogni cosa più caramente
diletta, ma noi povere donne chiuse, circondate da oggetti che ci
parlano di voi, per voi lavorando, vegliando per voi, vi rammentiamo
sempre, sempre.... e se poteste immaginare come talvolta l'amore o la
paura vi ritraggono alla nostra mente... se lo poteste.... io non ve lo
dirò.... non mi riescirebbe dirvelo.... avreste compassione di noi tre
povere donne. Dunque tornate ad Altobello, e scongiuratelo per l'amore
che porta a Gesù Redentore, alla madre sua, alla sua povera Serena,
che il pensiero del suo pericolo strugge come la candela, che ripari in
Toscana dove gli prometto di andarlo a raggiungere con la sua sposa...
(qui la buona femmina dentro di sè aggiungeva a mo' di restrizione
mentale: se però mi potrà accompagnare); glielo direte, Ferrante?
— Glielo dirò di sicuro.
— Non basta; promettetemi che voi secondo il vostro potere lo
persuaderete a partirsi.
— Anco questo farò.
— E voi lo accompagnerete, Ferrante?
— Questo non ve lo posso promettere, signora Alando.
— Chi è che vi possa impedire?
— Io.
— E voi perchè?
— Signora Francesca Domenica, rispose Ferrante facendo atto con la
mano, che parve ad un punto preghiera e comando — è mio segreto;
rispettatelo.
Francesca Domenica sapendo a prova, che incaponirsi a cavare di corpo
ad un Côrso un segreto quando non lo vuol dire torna lo stesso che
presumere di trapanare il porfido con un dito, tacque. Ferrante dopo
breve ora soggiunse:
— Signora Alando, vi prego allestirmi la roba, che con vostra licenza
io mi riposerei qualche ora perchè ho proprio bisogno; senza fallo
verso le tre ore dopo la mezzanotte io sarò sveglio; scrivete le
lettere tanto voi quanto Serena, e se piace a Dio porterò tutto a
salvamento.
Ferrante non conosceva il cuore di madre; da molto tempo ella aveva
ammannito il danaro, le vesti, polvere, piombo e cibi secchi e biscotto
in parecchi fardelletti da stringersi insieme agevolmente e farne uno
o parecchi maneggiabili, nè mancò di preparare fieno per fasciarli,
affinchè il portatore porgesse sembianza di recare un fascio di strame
a qualche stalla vicina; anche le lettere erano belle e pronte,
non però sigillate, che ogni giorno ella ci andava aggiungendo un
poscritto, ed oramai eravamo al quindicesimo; nonpertanto lasciò che
Ferrante se ne andasse a dormire, ed ella si assettò al tavolino per
iscrivere il decimosesto poscritto. Con una mano già si posava su la
lingua l'ostia per bagnarla e con l'altra teneva sollevato il margine
del foglio per applicarcela, quando la prese il rimorso di chiudere la
lettera senza intendere anco una volta da Serena se avesse qualche cosa
da far sapere al suo sposo: salì pianamente la scala e accostatasi al
letto la trovò assopita; come ella grondava sudore prese il pannilino
e lieve le sfiorò la fronte, pure tanto valse a svegliarla, e:
— È partito il paesano?
— No, rispose Francesca Domenica, quasi dispettosa che Serena mostrasse
così poca passione, ma subito dopo ne sentì pietà pensando quanta parte
di vita avesse ormai abbandonato quel cuore; — no, anzi era venuta
per dirvi se volevate che scrivessi qualche cosa da parte vostra ad
Altobello.
— Sì, scrivetegli, mamma, che il penultimo mio pensiero sarà pel
Signore, l'ultimo per lui.
Francesca Domenica, come colei che piissima era, tossì due volte o tre
quasi le fosse andata qualche cosa a traverso per la gola; poi dubitò
avere frainteso, onde riprese:
— Tu hai sbagliato, figlia mia; volevi dire che il tuo penultimo
pensiero sarà per Altobello, l'ultimo per Dio: io tuttochè madre non
potrei promettergli di più.
— Non ho sbagliato; scrivete addirittura come vi ho detto io.
— Dunque voi amate poco il vostro Creatore, Serena?
— Al contrario io lo amo infinitamente, lo amo pel bene che mi ha fatto
e per le prove che mi ha mandato; lo amo pei conforti che mi prodiga al
doppio dei dolori, su questo letto, lo amo per la prossima morte, ma
se Altobello non era, io a quest'ora lo avrei rinnegato: egli dopo la
morte di mio padre mi salvò dalla disperazione, prima col vendicarlo,
poi consolando col suo amore questa anima desolata. Io ricorderò Dio
dopo Altobello perchè ho obbligo a lui di amare sempre Dio.
Con persona travagliata a morte dal mal dell'etico s'imprendono
intempestivamente davvero quistioni di teologia; e poichè quantunque
cotesta chiosa non sonasse ortodossa a Francesca Domenica, pure nè
manco del tutto le sgarbava, con la voce più dolce insistè.
— Null'altro, Serena?
— Se sapessi che fruttasse, Dio sa se mi rimarrei da implorare a mani
giunte, che volesse abbandonare questa isola dolorosa; ma egli ne
sono certa, non lo farà; pure ditegli... ditegli... che mi contento di
rivederlo in paradiso... e purchè mi si conservi fedele... non dia il
suo cuore ad altra donna... perchè il suo cuore è mio... e non intendo
liberarlo nè anco dopo la mia morte... a questo patto renunzio, quanto
a me, di abbracciarlo ancora una volta su questa terra.
Poco innanzi delle tre, e mentre Francesca Domenica si disponeva a
entrare nella stanza dove dormiva Canale, questi surse di botto come se
l'orologio gli fosse scoccato dentro la testa, e fregatosi alquanto gli
occhi si chiamò disposto a mettersi in viaggio.
— Andate con Dio, pigliatevi questo bacio, che deporrete su le labbra
di Altobello, disse Francesca Domenica, poi stata alquanto su di sè
aggiunse, — voi tornerete con la risposta il giorno di S. Tommaso;
non qui, che sarebbe tentare Dio, bensì al _procoio_ di santa Colomba,
dove mi recherò sotto qualche colore; conoscete il mio _procoio_ della
Colomba accanto alla Restonica? Voi lo conoscete. A rivederci; addio.
— Signora Francesca Domenica, di una cosa bisogna che vi avverta ed
è, che qualche nemico vi tiene di occhio: guardatevi. Mentre stava in
agguato per assicurarmi di battere alla vostra porta, inavvertito ho
visto uno sconosciuto spiare la casa e dintorni, e per ultimo sparire
dopo aver fatto lo _scuccolo_.
— Grazie; io lo sapeva, procurate guardarvi, che io dal canto mio farò
lo stesso.
Il giorno di san Tommaso, Francesca Domenica si recò secondo il solito
a vespero alla novena del Natale; comecchè usasse andare in Chiesa
per tempissimo, quella volta ci si avviò un poco tardi, e mentre la
folla degli uomini si trattiene più spessa lì su la porta maggiore per
vedere passare le donne. Si sa, egli è costume vecchio coloro che vanno
a portare il tributo di amore dentro il tempio a Dio possono senza
peccato trattenersi di amor umano fino al limitare, anzi ce ne ha di
quelli, che non lo depongono nè anco su la soglia, e io immettono con
esso seco dentro; si è visto ancora con l'uno alimentare l'altro, a
mo' dell'olio che versato nella lucerna partecipa facoltà al lucignolo
di spandere la luce, questo poi se sia peccato io non lo posso dire,
a cui preme può conferirne col suo padre spirituale: quanto a me mi
basti ricordare, che Gesù Cristo perdonava molto a cui aveva amato
molto; e le creature umane, massime le donne, sembra che assai bene se
ne rammentino, e ci facciano capitale sopra per la loro eterna salute,
sicchè senz'altro torno alla storia.
Francesca Domenica si mescolò assieme alle donne genuflesse imbacuccate
con la faldetta, e poi bel bello si fece dappresso alla porta laterale
della chiesa, donde quando il prete dà la benedizione, e tutti tengono
il capo chino in atto di terrore per la presenza di quel Dio amoroso
cui avrebbe ad essere suprema dolcezza della creatura contemplare
faccia faccia, se la svignò movendo ratta i passi fuori della terra
verso la posta dove aveva avviato il _manente_ con la cavalcatura;
raggiunto che l'ebbe salì spedita sopra la sella, ed ordinando all'uomo
tornasse a casa per la via maestra, ella sotto non so qual pretesto si
mise pei tragetti. Arrivata al procoio senza intoppi, accese il fuoco
ed apparecchiò da cena, attendendo ferma in sembianza, ma col cuore
palpitante, il Canale.
A notte inoltrata anch'egli venne e, dopo confortato col calore e col
cibo, alla Francesca Domenica che lo interrogò dicendo: ebbene? — egli
rispose:
— Signora mia, è stato fiato perso; Altobello non ne vuole sapere;
egli dichiara, che non gli dà il cuore di allontanarsi dalle persone
unicamente dilette nel mondo, che siete voi sua madre e la sua moglie
Serena, tanto più che gli parrebbe quasi tradire questa ultima, ora che
la conosce inferma.
— Ma egli non le può essere di verun sollievo... glielo avete detto?
— Io gliel'ho detto, ma mi ha risposto che se gli toccasse a morire
lontano da lei e da voi gli parrebbe morire due volte; e poi ha
osservato, che vale meglio finirla con una brava palla di moschetto a
casa sua, che vivere nell'altrui come cosa disutile...
— E voi che gli avete contrapposto?