Quando un messo speditogli dal comandante prussiano posto a guardia

del ponte andò a ragguagliarlo che i Côrsi erano passati tutti su

la sinistra sponda del Golo sentì trafiggersi da dolore e da sdegno

inestimabili; non senza tremito considerò come quando l'ora della

maledizione colpisce popolo od uomo torna tutto funesto, e le dimore

e gli ardori; mentre quando Dio vuole, Fabio e Marcello stavano

entrambi; comecchè considerasse che da questa mossa fosse per uscirne

danno gravissimo, egli era ben lontano da presagire la rovina che ne

venne; però si affrettava a riparare, quando per via gli sopraggiunse

la notizia del tradimento di Lento e Canavaggia: poco più oltre quella

del comandante della milizia del ponte alla Leccia, il quale come a

suo luogo raccontai, sotto pretesto di manco di vettovaglie non aveva

mosso un passo; cotesto suo avvicinarsi al Pontenuovo si rassomigliava

alla via del Calvario; ad ogni piè sospinto inciampava dentro un nuovo

affanno; messi su messi gli portarono Caccia avere accolto per opera di

un traditore i Francesi e così essere rimaste rotte le comunicazioni

con la Balagna; la Casinca anch'essa per tradimento allagata dal

nemico, il quale accennava ferire di fianco; forse anco tagliare la

ritirata oltre monti; che più? le pievi di Vallerustie, di Giovellina

e di Orezza oggimai disperate, avere spedito uomini a posta al generale

di Vaux per sottomettersi ed essere ricevute in grazie del Re. Mentre i

dolori della passione contristavano cotest'anima afflitta, una mano di

superstiti alla strage di Pontenuovo laceri e mezzi, perchè dopo avere

salvato la vita dal fuoco avevano dovuto contrastarla all'acqua, gli si

fecero incontro schiamazzando:

— Dove andate? Dove andate? Perchè volete farvi ammazzare come un cane?

E Orsone da Tevera, ch'era tra questi, ma non poteva così di leggieri

riconoscersi a cagione di una fascia che gli bendava il capo mezzo

sfracellato gli soggiunse:

— Ah! generale, ve lo aveva pur detto, che i vostri _incipriati_

avrebbero venduto la Corsica e noi come Cristi.

— Orsone, siete voi? E padre Bernardino?...

— In paradiso, rispose Orsone levando le braccia al cielo.

— E...? soggiunse esitando il Paoli qual chi a un punto trema e si

strugge di sapere una cosa.

— E chi?

— Il mio fratello Clemente? alfine egli disse.

— Io l'ho veduto combattere da per tutto e sempre: quanto al fuoco non

lo può offendere, perchè gli è ciurmato; se non rimase nel Golo ve lo

vedrete comparire dinanzi.

Allora il Paoli raccolse quella maggiore gente che potè, e fu poca,

donde ebbe campo di argomentare la gravità della rotta, e si condussero

a Corte. Di uno sguardo conobbe, che non si poteva fare capitale su i

pochi che lo avevano seguitato pur troppo sbigottiti e male in arnese;

posti alquanti soldati in castello, passò in Vivano nel concetto di

ritentare la fortuna della guerra coi terzi di oltremonti.

Clemente Paoli rispettarono il fuoco e l'acqua: uscito grondante dal

Golo non si rivolse nè manco a dietro a contemplare il fiume pauroso

dal quale era scampato; senza pigliare cibo nè riposo, nella notte

picchiò di casa in casa e strappò i mariti dalle braccia alle mogli, i

figli alle madri, li garrì, li spaventò colla paura della maledizione

di Dio; la quale non può mancare a cui lascia nelle angustie desolata

la Patria, e la mattina si presentò pronto a combattere i Francesi,

che dopo occupato Rostino moveano a Corte; e di fatto a piè fermo gli

attese presso san Pietro di Morosaglia e per più ore contrastò loro

il passo; quando poi seppe lo sgombro di Corte e il nemico stringerlo

dentro una rete, poderoso e rinforzato con le riserve di Bastia, colto

il destro disparve come un fantasma davanti agli occhi dei Francesi.

I quali progredivano non pure in virtù delle armi strabbocchevolmente

superiori alle côrse, quanto dell'oro che sparnazzavano come si costuma

la fiorata dinanzi alle processioni: nè questo si reputi inventiva

côrsa per iscemare l'onta della disfatta, però che noteremo in breve

quale somma di pecunia ci spendessero attorno i Francesi: che se

taluno versato nelle storie di Francia maraviglierà come potesse

profondersi tanto tesoro in Corsica, mentre tanto si penuriava in

Francia, che gli stessi valletti di corte chiedevano la elemosina,

cesserà da stupirsi quando pensi che la impresa côrsa si combatteva

per sostenere il credito vacillante del ministro Choiseul, il quale

voleva dare ad intendere che con l'acquisto della Corsica la Francia

sarebbe stata compensata con usura delle perdite sofferte durante

il suo ministero; ora è manifesto, che quello, che carità di Patria,

amore di parenti e compassione del prossimo non sanno trovare o non

possono, troverà sempre l'ambizione. Che importava allo Choiseul, che a

Parigi morissero di fame e i servi del suo re accattassero, purchè egli

potesse mantenersi in officio? E nondimanco il Voltaire celebrò cotesto

uomo, dando nuova prova, che le lettere scompagnate dal gran cuore

sono pessime dispensatrici così del biasimo come della lode. Napoleone

giovanetto alla scuola di Brienne, narrasi, che vedendo il ritratto di

questo duca appeso in una sala, agguardatolo torvo, gli dicesse: — tu

mi renderai ragione del sangue côrso e delle nostre libertà manomesse!

— Beato lui se fosse morto mentre florida gli santificava a quel modo

l'anima la virtù, però che egli vivendo confermasse la verità della

sentenza, che Dio a cui vuol bene manda presto la morte; di vero le

grinze sul cuore vengono più spesso e più brutte che sulla fronte, ed

egli morendo a tempo non avrebbe nudrito la sua fama col sangue e con

la libertà dei popoli. Per colpa di questo uomo, che parve un Bruto in

erba, la umanità si strascica sempre come colombo che abbia rotto l'ale

sul cammino della libertà.

I ricordi dei tempi pertanto hanno tenuto nota, che furono largite

dugento ottanta lire a testa a quei del presidio del Castello di

Corte affinchè lo consegnassero senza contrasto, e al tempo stesso

mandarono un bando, il quale diceva: i villaggi privi di trincere

che si attentassero resistere sarebbero arsi, le terre devastate,

gli abitanti spediti a mo' di misfattori in Francia, se dopo essersi

sottomessi fossersi rinvenute armi presso gli abitanti, sarebbero

mandati irremissibilmente in galera; anche dei non sottomessi quelli

che portassero armi senza permesso dei superiori militari, in galera;

chi piega il collo beato lui!

Malgrado la disposizione vecchia che i Francesi avevano e la necessità

presente di esagerare le cose, essi non poterono cavare materia

d'iattanza da cotesta conquista: abbiamo notato, come vi adoperassero

un cinquantamila uomini, della migliore gente che possedesse la

Francia, e ce ne rimasero 10,721, se meritano fede i registri del

ministero della guerra, di cui 5,949 morti all'ospedale e 4,334 in

campo: fra questi, 539 uffiziali; ma il sangue, nota il Dumouriez,

giusto in proposito della guerra presente, nei calcoli della politica

non conta; però parliamo del danaro; tutta la impresa costò 80 milioni,

somma per quei tempi di troppo maggiore importanza, che a' nostri,

compreso il credito che la Francia teneva verso la repubblica di Genova

pei soccorsi somministrati, sicchè le spese proprio per la guerra del

1767 e 1769 si trova appunto ammontare ai 180 milioni di franchi. Al

De Vaux, dopo averlo scarrucolato un pezzo, negarono dare il promesso

bastone di maresciallo, bisbigliandogli nelle orecchie: la smettesse

e dello avuto si contentasse; bella forza! vincere con cinquantamila

uomini provvisti di ogni maniera munizioni di guerra, poderosi di

artiglierie, un'armata quale da molto tempo non era uscita dai porti

di Provenza di rinforzo e per ultimo il terreno spazzato davanti a

furia di luigi d'oro. Il De Vaux non fiatò più: ma se tacque egli,

altri volle dire la sua; per l'Italia ne corsero le pasquinate ed

anco qualche cosa peggio: così menò rumore un certo distico latino che

pronunziava arditamente questa sentenza:

Gallia vicisti! profuso turpiter auro;

Armis pauca, dolo plurima, jure nihil.

Dicono lo componesse un Giuseppe Cambiasio presidente del regio senato

di Nizza; e questo ho voluto rammentare perchè si veda come novant'anni

addietro in Italia ci vivessero uomini di toga che avevano cuore di

dire verità, le quali adesso non basterebbe l'anima a palesare, anco a

un democratico dei buoni; e poi negano il progresso; se questo non si

chiama avvantaggiarsi nel servaggio, che cosa sia progredire io non lo

so davvero.

Ma più che tutto strano parrà a cui per poca pratica non è uso a

meditare su i cervelli degli uomini e i ghiribizzi loro, che i Francesi

tre anni dopo conquistata la Corsica non sapessero più che cosa

farsene: pigliatala in fastidio proffersero restituirla a Genova pel

prezzo di 28 milioni di lire, ma i Genovesi che per averla tenuta nei

tempi addietro si sentivano anche piene di pruni le mani, e il tempo

gli aveva condotti a consigli più giudiziosi, risposero che poichè

se la erano presa la conservassero; allora la misero all'incanto, ma

non trovarono chi ci volesse dire sopra; e il nostro eroe scrivendo

da Londra il 30 luglio 1771 prorompeva in questo grido, tanto più

straziante quanto più semplice. — Ahimè! dunque noi siamo quel povero

cencio, attualmente posto all'incanto fra i potentati della Europa?

Più tardi il tedio della Francia per la Corsica crebbe; forse era

presentimento, e nell'Assemblea costituente l'abate Charrier propose

indurre il duca di Parma di cedere il Piacentino al Papa e dargli

in compenso la Corsica col titolo di Re; non ne vollero sapere nè

l'uno nè l'altro. O non sono curiosi questi liberaloni di Francia, i

quali non sanno smettere il vezzo di considerare la gente umana come

bestie vaccine a cui si possa far mutare padrone secondo che piace?

La Corsica, agguantata, agguanta; cani e uomini côrsi fanno buona

presa. L'hanno voluta, se la tengano; Ercole non potè strapparsi la

camicia di Nesso, se non sul rogo: ma io ho precorso gli eventi; ne

domando perdono e torno a raccontare la storia per filo e per segno

come conviene ad uomo che proceda con la _calma pensosa_ tanto amica ai

tranquilli amatori dell'_ordine_.

Le cose e le creature si amano più pei dolori e pei travagli che

costano, che pei piaceri che procurano; però i padri ben vogliono

ordinariamente i figli assai più che non ne siano benvoluti: onde non

è da dirsi se il Paoli mettesse a tortura anima e corpo per trovare

spediente capace della salute della Patria che amava e per la quale

aveva patito mai tanto. Il giocatore non si alza dal tavogliere se

prima non abbia avventurato il suo ultimo scudo; ora le ree passioni

dovranno essere più tenaci delle buone? Il patriotta mostrerà a prova

minor costanza del giocatore? Ciò a Dio non piaccia.

La parte cismontana dell'isola non fu lasciata senza l'estremo

contrasto. Clemente Paoli addentrandosi nel bosco di San Pietro

occorse in Antongiulio Serpentini e nella moglie sua Rossana che con

una mano di gente si aggiravano per quelle parti smaniosi di vendetta

quanto più disperati della vittoria: poco più oltre rannodarono il

capitano Pilone: insieme uniti, pei conforti massime di Clemente,

si apparecchiavano a tentare un colpo ardito; si rammenta che alla

opera egregia si aggiungesse anche Giancarlo Saliceti, come per

miracolo rimasto illeso sotto un mucchio di cadaveri alla battaglia

di Pontenuovo, donde uscì a notte alta e scampò con meno pericolo

degli altri, perchè il nemico si fosse disperso nelle vicinanze, e

il fiume, che molto tiene del torrente, in quelle ore avesse scemato

assai dalla sua turgidezza: racimolati da 500 uomini penetrarono nel

Niolo dove sorse sempre la prima aurora e si spense l'ultimo crepuscolo

della libertà côrsa; sopra coteste aspre giogaie la gente semplice e

forte pare che abbia agio di favellare più d'appresso con Dio che in

loro ispira carità indomita di Patria. I Niolini senza tanti ragionari

si dissero parati a tutto; richiesti di vettovaglie, non ne avevano:

proposero andarne alla cerca a Giussani, Asco, Muttifao ed in altre

terre prossimane, e andarono, ma tornarono co' sacchi vuoti; i popoli

atterriti dalla vista dei Francesi stracorridori, i quali avevano

incominciato a mostrarsi fin là, gli supplicarono a non gli esporre a

sicurissimo eccidio: col nemico così inviperito e così grosso su gli

occhi, non essere a tentare cosa che valesse; gli uni e gli altri si

riserbassero a fortune migliori. Allora passarono i monti; e qui si

rinfocolò la guerra.

A Fritzlar conte di Narbona, uomo superbo e di natura feroce, fu

commesso opprimere la parte oltramontana; reputandola impresa appena

degna del suo valore uscì veramente grosso e munito ottimamente di

artiglierie da Ajaccio, ma procedeva alla sbadata, sicuro di non

incontrare veruno intoppo per la via; ma giunto che fu a Mezzana ecco

occorrergli Clemente Paoli, ch'egli credeva rimasto morto a Pontenuovo,

a contrastargli il passo: salito il buon conte in furore perchè si

attentassero resistergli, raccolse le sue forze per levarsi, com'egli

diceva, per sempre d'intorno quel fastidio d'insetto, ma intantochè il

tafano lo pungeva or qua or là dolorosamente, ed ei menava invano le

mani, ecco arrivargli notizie, che i Côrsi comparsi a Peri facevano le

viste di piombargli alle spalle: di vero erano accorsi ai suoi danni

con quanti avevano potuto trarre seco l'Abbatucci, l'Ornano e il padre

Paolo Roccasserra buono a predicare, meglio a combattere. Il conte

obbligato a riparare al nuovo pericolo smezzò le forze, ma respinto

da ambe le parti si strinse nel fiuminale di Celavo dove riparò in

forte positura munendola di terrapieni e di artiglierie, deposta poi

ogni intempestiva baldanza, invece di assaltare attese con diligenza a

difendersi assalito.

I capi Côrsi esaminata bene la faccenda vennero nel parere di non

arrisicare battaglia, bensì circuire tutta cotesta gente, bloccarla e

ridurla a darsi prigioniera per falta di viveri. Il conte di Narbona a

prezzo d'ingordo premio trovò modo di avvisare il conte di Vaux delle

angustie in cui si trovava ridotto, onde questi, che ormai credeva

vinta la impresa urlò, bestemmiò e poi piuttosto con ismania febbrile,

che con sollecitudine soldatesca, si dette ad ammanire corpi di milizie

spingendole con parole accesissime e con larghe promesse a correre

e impedire lo smacco; da prima spedì il marchese della Valle, e ce

n'era di avanzo; ma dopo poco gli avviò dietro con altro distaccamento

il barone di Bamenil; e tuttavolta parendogli che fossero pochi ci

aggiunse tre corpi di milizie côrse, comandate da tre capitani côrsi,

il nome dei quali per rispetto altrove discorso non mi giova ricordare,

nè altri ha da mostrarsi voglioso di apprendere. Tutte queste milizie

per la Biguglia, la Casinca e le pievi del Verde e di Aleria, dovevano

penetrare nel Fiumorbo e quinci per vie montane giungere in tempo

per bloccare i bloccatori. E' sembra, che gl'impedimenti naturali

stimassero poco, quelli degli uomini nulla, perchè più pericolosa via

non era dato immaginare: di fatti piccola mano di montanari tra Poggio

e Isolaccio arrestarono tutte queste milizie.

Pasquale Paoli non posava giorno nè notte per rianimare, eccitare,

ordinare: e in qualche parte gli veniva fatto con buon successo, più

sovente no; non mica che all'aspetto di lui non si accendessero,

od alle sue parole non fremessero, ma a mano a mano, ch'egli

si allontanava, essi si sroventavano; il pensiero ripigliava il

sopravvento alla passione, e lo schioppo testè carico ponevano da parte

non senza un sospiro.

Dal paese dove nacque e morì Sampiero d'Ornano, dalla terra bagnata dal

sangue dell'eroe, vennero, e non poteva fare a meno, cinquecento uomini

improvvidi magnanimamente del poi, non volendo nè sapendo guardare

nulla oltre il dovere, e si offersero al Paoli per la vita e per la

morte. Per quanto tu ci pensi sopra, tu non verrai a conoscere tutti i

benefizî che una grande anima largisce alla contrada dove per grazia

del cielo ella comparve, i presenti sono meno, nè i più importanti,

perchè le generazioni, che la circondarono non la compresero, o se

compresa, non ebbero virtù d'imitarla; ma ella partendosi lasciò

quasi un modello ai futuri, affinchè i pensieri e le opere loro ci

adattassero; ognuno del popolo si reputa erede di un frammento di

cotesta anima, quale come un santuario riposto dentro di lui lo fa

sacro, ed ogni senso di viltà, di bassezza ne allontana, quasi sozzurra

che valga a inquinarlo: e non fie vana fede quella che ti fa credere,

che cotesta anima indefessamente stemperandosi nell'aere mandi aliti

sani al tuo corpo e affetti sani al tuo spirito; beata la terra, che

vanta per genio del luogo un'anima grande!

In Ornano pertanto stavasi Pasquale, e circondato così da gioventù

feroce, fremente arme, che dimenticata la realtà dei casi consolandosi

con la speranza del futuro o con la memoria del passato. Gli pareva

potere ritentare la prova, anzi pensava vincerla e di un colpo

ardito opprimere il nemico: il suo spirito pregustava la esultanza

della patria consolata, i gaudii della gloria, la commozione della

gratitudine: davanti a sè teneva aperta la carta geografica dell'isola

e accennando col dito i sentieri per valli e per poggi, sempre più

infervorandosi esclamava:

— No, non può mancare; coraggio, Côrsi, la stella della Corsica non è

ancora tramontata.

E quasi coro Altobello, Canale, Ugo della Croce, Romano Colle e

Rutilio Serpentini con altri dintorno ripetevano! — no, non è ancora

tramontata.

Ad un tratto si aperse la porta della stanza e fu visto entrare

un soldato, il quale prima di ogni altra cosa si volse addietro

a richiuderla: era Clemente Paoli mandato a chiamare e venuto

in obbedienza agli ordini del suo generale: dopo la battaglia di

Pontenuovo dove fu così funesto il suo ardore, o ira contro sè o

coscienza lo rimordesse, non si attentò più comparire davanti al

fratello: ed ora oh! quanto si mostrava diverso dal prode guerriero,

che rimasto per fortuna intatto dalle palle nemiche aveva fama di

essere ciurmato: la faccia sordida di colore oscuro, le labbra nere del

continuo mordere le cartuccie, la congiuntiva degli occhi ingombra di

sangue e di bile; di persona l'ombra appena di sè stesso, le vesti gli

cascavano di dosso, non più Clemente, bensì lo scheletro di Clemente

Paoli; e quasi la fortuna volesse fargli perdere tutto ad un tratto

anche la sua invulnerabilità, adesso appariva fasciato alle braccia e

alle gambe: anche nel capo era stato percosso e gravemente; e nondimeno

si conosceva, che questa rovina gli veniva meno dalle ferite del corpo

che da quelle dell'anima.

Entrò, fece il saluto militare e stette davanti il suo fratello, il

quale a vederlo si sentì commosso da un tumulto di affetti: voleva

abbracciarlo, voleva rimproverarlo: quel suo stato così gli strinse

il cuore, che per poco non iscoppiò in pianto; pure facendo forza a se

stesso, e tentando con la voce del corpo vincere il grido dell'anima,

con molto impeto disse:

— Venite Clemente. Dio ci ha flagellati, ma non ci vuole oppressi;

egli nella sua misericordia ci dà campo da vendicare mille offese in un

punto, e ciò che più importa ristorare le fortune inferme della Patria.

Altobello si reca (guardate su la carta) a Zicavo, e fatta raccolta

di gente accorre in aiuto dei Fiumorbini i quali hanno già arrestato

i corpi di milizia spediti dal de Vaux in soccorso del Narbona: tra

quei gioghi, in mezzo di coteste foci può presentarsi il destro di

sterminarli; ad ogni modo basta che li trattenga; questo deve farsi;

se si avventurano nella foresta dei pini non ne escano più. — Io piglio

il comando del campo di Mezzana e vi prometto non farmi uscire di mano

questo tracotante del Narbona: a voi Clemente, il periglio e la gloria

maggiori; prendete con voi Serpentini e Saliceti, attraversate il Niolo

dove vi aspettano a braccia aperte, quindi scendete in terra di Comune,

assalite improvviso i Francesi alle spalle nei monti del Fiumorbo,

separateli da Bastia, e per fame o per ferro voi sterminate il marchese

della Valle e il barone di Bomenil, io il conte di Narbona: non

domando cose strane da voi; solo che mostriamo la consueta celerità, la

vittoria è sicura....

Clemente, mentre il fratello infervorato favellava, fu visto tentennare

a modo di albero che il boscaiolo a grandi colpi di accetta cerca di

abbattere; ora non si potendo più tenere cadde di sfascio nelle braccia

del fratello e proruppe in pianto; le bende scomposte per quel moto

smanioso lasciarono grondare la piaga del capo, sicchè scendendo giù

sul volto al desolato sangue e lagrime, parve che piangesse sangue.

Pasquale anch'egli avrebbe pianto se non restava atterrito dallo

stato del fratello: egli non lo aveva mai visto piangere, e le lacrime

dell'uomo forte sbigottiscono appunto per questo, che l'animo nostro

pensa quanto grave ha da essere il cumulo dei mali che valse a vincere

coteste indomite nature. Lo stianto della passione dolorosa aveva

tolto a Clemente la favella, e si temeva peggio; onde dopo averlo

adagiato sopra una seggiola, Altobello corse verso la porta per uscire

in traccia del medico; ma Clemente tentato di levarsi su ritto per

impedirlo e non lo potendo, con le mani, con gli occhi, con tutta la

persona sembrava supplicarlo a non aprire la porta; ma non lo intesero;

e ad ogni modo non sapendo darsi ragione di codesta strana fantasia non

l'avrebbero atteso; però Altobello venuto più presso la porta l'aperse.

Dalla porta semiaperta sbucarono fuori due mani: ho detto due mani,

e doveva dire granfie che pelose erano tanto e armate di ugnuoli da

disgradarne quelle della jena; e subito dopo tenne dietro alle mani una

maniera di ceffo orribile per enorme naso adunco e il mento sfuggevole

verso la gola; gli occhi piccoli, tondi e immobili, il cranio calvo

con pochi peli dietro la nuca, che parevano venuti a lite fra loro,

gli davano aria dello avoltoio monaco che muta le penne; comparve al

fine la persona scarna, ossuta, figura proprio da cataletto. E' sembra,

che la natura nei momenti di mal umore crei siffatti animali, perchè

servano di annunzio alle sciagure come i gabbiani al cattivo tempo:

di vero tu li trovi dove qualche infortunio, o peggio ancora, qualche

iniquità sta per consumarsi; nella stanza dell'infermo avvisano che il

prete coll'olio santo è per le scale, in casa all'inquilino precorrono

i famigli che vengono a gravare i mobili pel debito di pigione: nel

fondaco del mercante precedono il sindaco del fallimento accorrente

ad apporre i sigilli; nelle famiglie danno cenno, che quivi la carità

nel partorirci l'odio vi è morta per l'operazione cesarea: però il

marito sta in procinto di repudiare la moglie, il padre di diseredare

il figliuolo; nelle assemblee notificano prossimo il partito, che torrà

la reputazione al popolo, o spegnerà la libertà del paese. Nudriti di

disprezzo trasudano malignità da tutti i pori del corpo. Tito, passate

ventiquattro ore senza avere beneficato persona ebbe ad esclamare

_ho perduto un giorno_! questi non lo diranno, ma sentiranno averlo

perduto se nel medesimo periodo di tempo non mettono alla disperazione

ventiquattro povere anime. Dopo lui si mostrarono due faccie pecorili

come si trovano in maggioranza per tutti i municipii, che paiono

destinati ad ospitarle a mo' dei presepii i bovi; facce stupide, facce

grulle le quali, se la demenza possedesse case da affittare ai matti,

metterebbe sopra le porte pei _appigionasi_.

Costoro entrarono e soffermatisi al cospetto del generale attonito

per simile novità, il caporione che dalla servile domestichezza

e dalla paurosa petulanza dimostrò appartenere alla razza degli

azzeccagarbugli, vergogna del fòro e peste delle città, squadernato un

foglio leggeva:

— Eccellenza! I padri del comune Delle Vie, di Sartene, Scopamene,

Garbini e generalmente di tutti gli altri della provincia della Rocca,

essendo venuti in cognizione come V. E. sia decisa di sostenere la

guerra contro le armi di S. M. cristianissima, hanno dovuto considerare

come qualmente essi non trovino in questo il tornaconto loro e nè anche

nel sottosopra il diritto. Non il diritto, perchè non una, ma parecchie

volte i Côrsi invocarono gli aiuti della Francia, onde non sembra ben

fatto rifiutarli adesso, che ce li profferiscono; non l'interesse....

— Concludete, chè il tempo e la pazienza mi mancano di sentirvi leggere

cotesta filastrocca; che volete da me?

L'oratore piegò il foglio, se lo ripose in tasca e disse:

— I comuni della provincia della Rocca, protestando il dovuto rispetto

alle virtù di V. E., dichiarano, che innanzi tratto le raccomandano

di cessare le ostilità, e di gettarsi, com'essi fanno nelle braccia

di S. M. cristianissima; caso mai, che V. E. per sostenere il punto, o

per qualche suo particolare interesse s'incaponisse a tirare avanti la

guerra, allora la supplicano a uscire dalla provincia per non renderla

immeritevole della grazia di S. M. cristianissima; di più conoscendo a

prova l'amore, che l'E. V. ha portato sempre ai grami Côrsi, e porti,

umilmente implorano che dove prescelga (che sarebbe il meglio) di

abbandonare l'isola, si astenga imbarcarsi a Sartene, non mancando

nella costa orientale golfi e cale assai più adattati, che non è il

porticciuolo.

[Illustrazione: PASQUALE PAOLI]

Il generale fu visto impallidire: ma fu un momento; poi rilevò maestoso

la persona sicchè parve ingrandito, e con voce forte rispose:

Pasquale Paoli; ossia, la rotta di Ponte Nuovo · 第 39 / 50 段