aizza come un mastino la sua gente; gli ho tirato una volta e non l'ho
colto.... ma non lo sbaglierò la seconda.
— Dov'è il maledetto? Lasciate fare a me...
— Non di grazia, l'avrei di coscienza...
— Tiratevi in là; dov'è egli? Ah! Eccolo là... è fatto, rotola nella
polvere: _requiem aeternam dona ei Domine..._
— _Et lux perpetua luceat ei_, rispose Clemente. Bravo frate!..
— Se bravo, porgetemi lo schioppo che vedo là un granatiere in procinto
di gittare la granata.
— Lo vedo anch'io... Lo vedo anch'io. Faccio da me.
— Eccoti saldato il conto; granata in questo mondo non getterai mai
più, cane rinnegato.
— Bel colpo! ecco la granata cadutagli di mano scoppiò... e come
scappano! pare, che ne abbia feriti parecchi e morto qualcheduno.
E così continuavano alternando i ragionamenti come nelle Egloghe
costumano Titiro e Melibeo se non che conchiudevano la parlata con un
colpo di moschetto, morte sicura di qualcheduno dei nemici, i quali
potevano bene essere offesi, ma non trattenuti da cotesto ostacolo,
tanto scendevano poderosi ed arditi; non per anco essi aveano circuito
i poggioli, ma ormai spuntatigli a destra e a sinistra gli fulminavan
di fianco; le palle fioccavano fitte come grandine. Il poggiolo a
manca era deserto o piuttosto taceva non a cagione della fuga, bensì
della morte dei suoi difensori. Clemente, all'improvviso sentendo padre
Bernardino allontanarsi a passi precipitati, urlò:
— Padre Bernardino, o che ve ne andate sul più bello?
— Clemente, riprese l'altro balbuziendo, credo di sì... io me ne vado
all'altro mondo...
— Oh! come mai signore?...
— Ma... per virtù di un'oncia di piombo qua nel petto.
— Non sarà niente... vediamo... e si accostava intantochè finiva di
caricare il moschetto.
— Non importa vedere; lo sento; però vorrei morire da cristiano come
spero essere vissuto... udite la mia confessione...
— Che avete a confessare voi, povero uomo di cui la vita fu tutta un
martirio per la Patria... e poi a me?
— Sì a voi, perchè camminate diritto nel sentiero del Signore... e per
di più siete mezzo ecclesiastico.
— Vi ascolterò dunque per santa obbedienza; _in nomine Patris, Filii,
et Spiritus Sancti_. Di su, — e in questa alzata la martellina inescava
lo scodellino.
— Clemente, io penso in questo mondo avere peccato assai di orgoglio,
d'ira, di avventatezza, peccati gravissimi in tutti massime in un
frate...
— Padre... abbiate pazienza di aspettare un po' prima di morire... vedo
un cane che ha conficcato la spada in corpo a un giacente, certo era
ferito non morto...
— Fate il fatto vostro, figliuolo...
— È stato pagato... potete continuare, e Clemente teneva gli orecchi
intesi al moribondo, gli occhi al nemico, e con le mani intanto
meccanicamente caricava da capo l'archibugio.
— Ma voi non mi badate...
— Vi bado benissimo, ma fo un viaggio e tre servizii.
— L'altro grosso peccato di cui sento dover chiedere perdono a Dio è
di non avere avuto carità del prossimo odiando, i Genovesi e i Francesi
come se non fossero stati carne battezzata...
— Oh! questa per Dio santo non si può sopportare.
— Come non la sopportate?... Ma mi pare che voi gli abbiate odiati due
cotanti più di me...
— Scellerati! O non hanno tagliato la testa a un côrso morto e fitta su
la lancia della bandiera?... il sangue colando giù l'ha battezzata...
— E non è giusta, Clemente, che riceva il battesimo del solo sangue
côrso; fa, o fratello in Cristo, diceva il frate moribondo, di
mescolarvici un tantino di sangue francese.
— Giusto stava per domandarvene licenza... aspettatemi... è vero, che
mi aspetterete finchè non ritorni?
— _In quantum possum_, figliuolo, _in quantum possum_.
Tre furono i colpi sparati da Clemente, e tre le anime, che spinte
fuori con violenza dai loro corpi vendicarono il truce fatto: allora
egli in parte placato tornò al frate, che oramai se ne andava; il velo
della morte di mano in mano s'infittiva sopra i suoi occhi, le labbra
pavonazze susurravano appena le parole attraverso la spuma del sangue.
— Padre, avete altro da aggiungere?
— No, figlio mio, assolvimi, e vattene.
— Io vi assolvo a nome di Dio... e per penitenza reciterete venti
rosarii alla Immacolata... ed una volta per settimana fino a tre
settimane digiunerete...
— Che diavolo farnetichi? O non lo vedi che mi avanzano dieci minuti a
vivere.
— Perdonate; io non ci ho proprio garbo a confessare: allora
raccomandatevi la vostra anima da voi, che in verità è in buone mani...
— Di tutto cuore... di tutto cuore... Ora vattene Clemente: mettiti in
salvo; salva la Patria... io sono uomo morto... in questa estrema ora
bastano l'uomo e Dio, un terzo ci è di troppo.
— Ma che vi pare, che io voglia lasciarvi prima che siate spirato?
— Parti ti dico... obbedisci.
— Io non vi obbedirò, non ho mica fatto voto di obbedienza io.
— Anzi lo hai fatto perchè sei terziario.
— Ma voi non conosco per superiore:
— Addio Clemente... salva la Patria... un saluto a Pasquale... Gesù,
Giuseppe, Maria, vi raccomando l'anima mia... ouf!
— Povero padre... è morto... beato lui, che non vedrà la ruina della
patria.
Lo baciò e fuggì via, perchè il caso non consentiva davvero dimora,
nè querimonie più lunghe; le palle percotendo dintorno aravano, per
così dire, il suolo, ed aveva ricoperti ambedue di terra; parecchie
ancora schiacciandosi di contro allo scoglio e rimbalzando gli
ammaccarono in più parti; fu proprio miracolo, che in quel rovescio
di moschettate nessuno li cogliesse in pieno. Clemente non riportò nè
manco una scalfittura; il padre Bernardino, eccetto quella ferita,
fin qui non fu tocco da altre. Padre Bernardino non era anco morto;
lo finse il generoso, per indurre Clemente a partirsi, sapendo, che nè
per preghiera nè per minaccia lo avrebbe potuto allontanare, tanto era
pertinace costui; ora parendogli che avesse a trovarsi lontano sospirò
e disse:
— Sia ringraziato Dio che Clemente si è posto in salvo, ed adesso se
ti piace, Signore, abbrevia la mia agonia. _Nunc dimitte servum tuum in
pace._
Mi guarderò da affermare che Dio lo esaudisse; fatto sta che un
gruppetto di palle fin lì sviate trovarono maniera di ficcarsi tutte
di un tratto in corpo al nostro frate Bernardino, il quale ne rimase
come di peso portato un par di braccia più in là: egli non ebbe tempo
di proferire altre parole, eccetto queste:
— Ora le sono buone mosse.... _in manus tuas Patriam.... animam..._
Tali i frati novant'anni addietro in Corsica, perchè nati dal popolo,
non si reputavano divisi da lui. Roma allora non gli arrolava docili
arnesi da mettersi al servizio della tirannide, come la Svizzera ci
manda i suoi montanari. Il frate poi, in obbedienza a Roma, divenne
il tarlo della libertà; non vi ha dubbio, egli arrivò pur troppo a
bucherarla alquanto: ma come il tarlo egli è vicino a morire nel buco
che ha fatto.
Ma il tema incalza: egli è amaro, ma pure bisogna compirlo. Le
compagnie côrse, lacere non disfatte, correndo verso la testa del
Ponte-nuovo, già lo toccavano con immenso anelito, come àncora
di salute; arrivano a piè la porta della torre in mezzo al ponte,
che speravano trovare spalancata, e invece la rinvengono chiusa,
nè malgrado gli schiamazzi pare che la vogliano aprire; intanto
sopraggiungono altre genti continue, impetuose come onda sopra onda; le
ultime arrivate non sapendo o vedendo le cause della sosta infuriano
e spingono; le prime strette dalla pressione di mille corpi urlano,
bestemmiano, adoperano sforzi disperati invano; prese come dentro una
morsa cascano infrante a piè della porta; in breve colà fu visto un
lago di sangue, un mucchio di membra cionche e di ossa stritolate;
pure alla fine la porta tentennava su i cardini minacciando stiantare.
Allora le due compagnie di tedeschi messe alla custodia della torre
e del ponte, senza punto avvertire se l'ordine di passare fosse dato
per cacciarne nemici o amici, non sapendo o non volendo rendersi
capaci della terribile necessità che premeva coteste genti, presero a
bersagliare quelle masse stipate senza misericordia. Quali lo spavento,
la strage e imprecazioni, è impossibile esporre, ed anco difficile
immaginare; molto più, che la credenza di essere traditi adesso veniva
a ribadirsi nella mente paurosa: recederono quei che furono in tempo,
dal ponte lasciandolo fino alle spallette ingombro di cadaveri, e si
posero a correre di su e di giù lungo le sponde del fiume, che menava a
sbalzelloni grossi volumi d'acqua rompentisi fra i massi, simili alla
criniera arruffata di lioni in furore; costoro parevano anime, che
i poeti finsero vaganti su le rive di acheronte, le quali implorano
invano di valicare la riviera infernale. Disgrazia volle, che uno
dei più atterriti e manco gagliardo si attentasse passarlo; senonchè
giunto appena a un terzo di cammino il flutto lo travolse, e di lui,
dopo che due volte si videro le gambe e due il capo non comparve più
altro; si strinse il cuore di affanno anco ai più animosi e ripresero
a correre ululando lungo le sponde: non che udissero la voce dei capi,
per poco non gli sbranavano; e questi taciturni circondavano Clemente
Paoli, taciturno anch'egli. Intanto i Francesi si ordinavano su le
Costiere, e mandando i varii corpi nei luoghi più adatti si ammannivano
a investirli con una cintura di fuoco; fingete un antico anfiteatro,
ponete i Côrsi in luogo degl'istrioni, e i Francesi in quello degli
spettatori, e voi avrete immagine giusta del misero stato in cui si
trovavano ridotti. I capi côrsi miravano la bufera addensarsi su le
alture, e da un punto all'altro aspettavano il tuono; difatti non si
fece aspettare; incominciò un'archibugiata, poi due, e altre e altre,
rade da principio a modo delle prime stille della tempesta, poi spesse;
per ultimo furiose.
Ed ogni palla colpiva il suo uomo, sicchè in breve il terreno venne
coperto di morti: allora Clemente levando la voce esclamò — Signore, ci
hai tu destinati a morire come coniglioli?
I capi lo udirono, e preso consiglio da codesta voce subitamente
urlarono: — Uomini côrsi, moriremo noi come conigli?
La quale voce superando lo strepito della moschetteria, ed il fragore
delle acque del Golo, percosse i Côrsi, che parvero destarsi da un
sogno pieno di spavento; diversi gli atti, e singolari tutti: chi
guardava in alto come se la voce fosse uscita dal cielo, chi si faceva
delle mani conca e se le accostava agli orecchi per raccogliere meglio
le parole, chi si stropicciava gli occhi quasi per detergerne la
molesta caligine, chi una cosa chi l'altra: finalmente come un uomo
solo corsero a ripigliare le armi sparse sul terreno; e subito dopo,
senza che veruno lo comandasse, unicamente per virtù del senso di
conservazione che natura pose in ogni animale, si sparpagliarono per la
campagna mostrando faccia risoluta al nemico.
Questo fu il più disperato combattimento che avvenisse nel secolo
passato e forse nei secoli antecedenti; il quale mostrò, o che i Côrsi
non sapevano misurare o non sapevano temere il pericolo: soverchiati
da numero quattro volte maggiore del loro, circuiti da ogni lato,
sfolgorati da luoghi sicuri, parvero fiere ridotte in parco per le
facili caccie dei baroni; e lì per la stretta valle non sorgeva argine,
non pietra, non albero, non casa, non muro dove potersi riparare dalla
furia della moschetteria; cadevano in copia spaventosa non altramente
che le olive mature nei patrii chiusi quando il demonio del libeccio
rovina scatenato giù dai monti del Niolo, e macina, non iscuote le
piante. Ecco tu chiudi gli occhi sur un drappello di uomini forti che
combatte nella sicurezza delle sue forze, riaprili e quel drappello
non è più: la neve che si strugge al raggio del sole di giugno, la cera
che si liquefà al calore del fuoco, l'arena che casca dall'orologio a
polvere non davano immagine sufficiente di quella subitanea e terribile
distruzione della specie umana.
E non pertanto vi fu un'ora di resistenza dovuta a tale trovato, che
a pur pensarlo mette ribrezzo più della stessa strage. Un padre cadde
di ferita mortale; indi a poco si levò a stento appoggiato al gomito
per combattere non fosse altro col guardo contro il nemico, e a figlio,
che gli dolorava accanto, improvvido del come potesse sovvenirlo disse:
— Di me lascia il pensiero al Signore, tu rannicchiati dietro il mio
corpo e riparato così attendi a combattere: innanzi di spirare fa che
veda un po' di vendetta.
E il figlio addossato alle spalle del genitore caricava e traeva
facendo esultare l'anima di lui nella certezza che molti lo precedevano
per la via sanguinosa nel regno della morte.
[Illustrazione: .... contemplò intorno alla tavola quattro
strane figure: suo fratello Mariano che contava monete d'oro,
un ufficiale francese che gliele contava.... (_pag. 388_)]
Notarono la inventiva; e conosciutala buona la misero subito in
pratica e la migliorarono; dacchè di materiali non si pativa penuria,
accatastarono cadaveri umani, e in breve ebbero costruito parapetti e
trincee di carne umana. Dirò cosa incredibile, se non fosse vera, e
confermata dalla testimonianza degli stessi scrittori francesi: sia
per ribrezzo o piuttosto, come credo, per pietà, esaminando i Côrsi
diligentemente i corpi innanzi di ammucchiarli, quante volte trovavano
che un filo di vita gli animasse li lasciavano stare; alcuni dei meno
feriti sorsero, e da per sè stessi trassero a mettersi in cumulo, i
più percossi sporte le mani imploravano per Dio e per i santi, che gli
accettassero a rendere cotesto ultimo ufficio alla Patria, e poichè
videro riuscire vane le loro parole, carponi, adoperandovi le mani e i
piedi segnando per la terra larga striscia di sangue, o versando dai
fianchi squarciati le viscere, arrivarono ad aggiungersi alla massa;
dove arrivati schiusero le labbra pavonazze al sorriso quasicchè
avessero conseguita cosa di contentezza suprema. Questo non occorre
nelle antiche nè nelle moderne storie; tanta costanza pare che superi
la natura umana, e la nostra mente ne resta sbalordita: non di manco
appena ne avanza memoria. Ora voi che leggete, dite, vedeste mai
più rea e più vile piaggiatrice della gloria? Anch'essa, anzi ella
principalmente seguita vassalla il carro della cieca fortuna.
I Francesi da prima sostarono fidenti che i Côrsi curando la raccolta
dei morti ormai avessero deposto ogni proponimento di resistenza; e
s'ingannarono; imperciocchè assestati alla meglio i ripari prese a
scoppiare da loro un fuoco impetuoso, che spazzò via quelli i quali
punti dalla curiosità si erano fatti più da presso; oltre al volgo
dei morti per questa scarica uscirono di vita gli ufficiali francesi
Segur, Chamisso, Bezon ed altri parecchi tenuti meritamente in pregio
di valorosi; quindi riarse il furore nei petti già inacerbati per le
perdite sofferte, nè lo spediente a cui ricorsero i Côrsi, bastevole a
fare più sanguinosa la vendetta, era atto a lunga difesa, molto più che
di minuto in minuto arrivavano sul campo le colonne nemiche ordinate
lungo la via; sparve il terreno, il cerchio si strinse, e ormai i più
infuriati avventandosi mandavano in pezzi a colpi di baionetta, di
sciabola, e di accetta quei baluardi di carne: allora incomincia la
miserabile rotta, non di tutti però, che molti prescelsero incontrare
a piè fermo la morte dei forti e l'ebbero; e chi prima giacque potè
estimarsi fortunato; imperciocchè quelli che furono tardi a morire
ebbero a sopportare immani strazii, e forse degli strazii peggiori
assai gli oltraggi, ma la massima parte si sbandò incalzata ai reni
dalle punte nemiche: parecchi urlando precipitaronsi nel Golo, che,
accettato quel sagrifizio di anime, dopo molto errare ne consegnò i
corpi al mare Tirreno; taluno però, fortuna fosse o prestanza, attinse
la riva opposta comecchè ammaccati nella persona; altri ripararono
nei boschi; ma togli gli avventurati cui toccò in sorte valicare il
fiume, agli altri non giovarono fuga o nascondiglio: furono scovati
coll'ardore del cane da caccia e spenti senza pietà; se la resistenza
inviperiva, non placava chiedere mercede; alla preghiera rispondeva
lo scherno; la empietà e la strage gavazzavano pel campo di battaglia
come Menadi prese dal vino: e di vero ebbre esse erano, ma di sangue.
E perchè la rabbia umana lasciasse, mercè dei gesti francesi, la prova
del grado infernale a cui ella può giungere, come in quel giorno i
Côrsi mostrarono a quale apice possa toccare la carità di Patria,
i soldati di Francia si dettero a cercare, tra i corpi che avevano
formato il memorabile baluardo, chi serbasse qualche reliquia di vita;
e questo facevano toccando ai trafitti le mani, le quali se trovavano
tuttavia calde, tirato fuori pei capelli il moribondo, con tagli e
punte dolorosissime ne inacerbivano l'agonia!
A rendere più lugubre la scena, scesa la notte, i poggi d'intorno
s'illuminarono con la sinistra luce di pini accatastati quasi pira
funerea della Patria defunta; e si sparse dintorno un suono di pianto,
un singhiozzare dirotto, sicchè pareva che ogni macchia, ogni cespuglio
piangesse; intantochè il fragore delle acque del Golo rotte fra i
sassi, empiva di affanno come se la Corsica intera si lamentasse sopra
i suoi figli caduti, ancora, le braccia delle donne infelici tese
verso il cielo e lumeggiate dai medesimi fuochi offrivano sembianza
dell'isola infelice, che nuovo Briareo levasse le sue cento braccia
per implorare da Dio la maledizione sopra la stirpe scellerata, che non
contenta della infamia del servaggio a casa sua veniva a ministrare con
violenza il tossico della tirannide.
Anche il fango quando vi batte in mezzo il raggio della luna par di
argento: così l'uomo, il quale per nascita o per altro caso tiene la
suprema potestà di un popolo, è levato a cielo, anzi più in alto del
cielo: finchè nella destra di lui sta chiusa la speranza, e nella
sua sinistra la paura dei mortali, la turpe e famelica genia, che si
avventa alle mammelle dello Stato come le mignatte si attaccano alla
vacca scesa a pascere nel palude, si lima giorno e notte il cervello
per trovare sgangherate adulazioni. Gli stessi uomini grandi non
valgono a liberarsene; qualcheduno dopo esserne rimasto per tempo
più o meno lungo offuscato, se ne distriga simile alla bella faccia
degli astri, che sviluppa dai vapori notturni, mentre i più ne restano
contaminati, imperciocchè fino dall'antichità osservassero come anche
le statue degli Dei per troppo fumo d'incenso diventassero nere.
Però il grande genera il grande; e questo dura: il potente solo provoca
l'immane che rovina sotto il peso della folle sterminatezza. Nessun
tiranno al mondo ebbe immagini più sperticate di Nerone; Zenodoro gli
gittò una statua di bronzo alta 110 piedi; lui morto le mutarono il
capo e dedicaronla al sole; altri gli dipinse il ritratto dell'altezza
di 120 piedi e fu arso nei giardini di Mario. La modesta immagine di
Bruto fu conservata alla coscienza dei popoli dai magnanimi pochi i
quali non giudicano le opere dal successo, e Tiberio, che la bandiva
dalle mostre pubbliche, non osò stenderci sopra la mano.
E poichè con ali mentite non si vola o poco, e a voli esiziali: quando
la potenza abbandona gl'Icari redivivi, questi imperatori di terra
cotta, questi re di carta pesta, la pietà si maraviglia come deve
compassionarli mai tanto, chè i loro stessi delitti ella conosce essere
stati partoriti dalla insania, e gli sperimenta a prova così misere,
così inette creature, che spogliate del mestiere di tormentatore non
sanno procacciarsi tanto da sostenersi in vita, anzi incapaci perfino a
guadagnarsi l'acqua da lavarsi le mani e il viso. Lo scherno umano che
si accosta per beffarli, dopo averli sotto e sopra squadrati, diventa
serio, e si parte pensando se più meritino riso costoro, o la stirpe
degli uomini che gli ha adulati, maledetti e sofferti per tempo sì
lungo.
Però se l'uomo, spogliato dalla potenza, possiede tanto di suo, che
molti tuttavia lo riveriscano, qualcheduno lo ami e la calunnia non
si attenti ferirlo eccettochè larvata, nel cuore della notte, allo
svoltare del canto, di' pure: — costui meritò migliori destini, —
e non isbaglierai di certo. E tale fu il Paoli; i suoi nemici non
ardirono morderlo, solo per biasimarlo si velarono la faccia con la
menzogna del bene della Patria, ma non fecero frutto, che il velo era
rado e sotto ci traspariva l'interesse o l'agonia di giustificare il
tradimento; sicchè come da impresa disperata si posero giù. Per questa,
come per altre volte mancò piuttosto la Italia al suo Washington, che
il Washington all'Italia. Se mai la fortuna ti menasse nella illustre
isola di Corsica, tu osserva come il ritratto dell'ottimo cittadino di
rado s'incontri nelle città, ma per l'opposto lo troverai sempre nei
casolari e negli alberghi, nello interno dell'isola a canto a quello
del Sampiero; il popolo ha riconosciuto i suoi padri e se gli stringe
al seno. Io lo notai, imperciocchè una voce soave mi bisbigliasse
dentro: — la coscienza del popolo per passione propria o per inganno
altrui spesso forvia, ma il tempo la riconduce su la strada. Molte
cose fanno scienza; però il senno umano si compone di solo queste due:
persistere ed aspettare. — Questi consigli mi educavano alla pazienza,
che negli anni giovanili da me derisa, oggi m'insegna com'essa non solo
sia virtù; ma che senza la sua compagnia veruna virtù si fermi dentro
al petto degli uomini; però intendi bene pazienza con le mani tese;
e non già rassegnazione con le mani giunte. Pazienza che si fruga in
tasca per pigliare il coltello, non già pazienza che cerca in tasca per
trovarci il rosario.
Sopra l'uomo egregio non pertanto si posa un biasimo che affermato
dalla malavoglienza e dalle sbadataggine, e non contraddetto a
bastanza, piglia col tempo fondamento, e questo si versa circa al non
essere comparso nel giorno della rotta sul campo di battaglia; onde
in Francia misero in dubbio il suo coraggio come uomo e l'attitudine
come soldato. Da quanto esposi fin qui fu chiarito come credibili
avvisi di assassinio meditato lo dissuadessero da condursi sul campo
di battaglia; e le insidie più volte tesegli dai Francesi, e dagli
stessi storici loro confessate, basterebbero a giustificare l'assenza
del generale; ma egli non era uomo da ristarsi per questo, e la passata
come la successiva sua vita lo palesarono incapace non pure di terrore,
bensì di esitanza. Egli non si mosse da prima, perchè aspettava gli
annunzi del comparire dei Francesi, deciso allora di spingersi al
ponte per sostenere le difese, dacchè per veruna cosa al mondo avrebbe
consentito i Côrsi passassero dall'altra sponda e ingaggiassero
battaglia col nemico all'aperto senza riparo. Troppo ci correva tra
i Côrsi e i Francesi per ordini militari perchè potessero cimentarsi
insieme con isperanza di buon successo pei primi; e il Paoli animoso
era molto, non però temerario.