altrimenti mi sarei rimasto. Quando mi fui acconcio come mi vedete,
talchè specchiandomi non ravvisava più me stesso, me ne andai difilato
dal conte di Marboeuf, e gli dissi voler pigliare soldo per Francia;
interrogato del nome io glie lo dissi: Bernardo da Casacconi; sarei
volentieri entrato nel corpo delle guide, che agli altri servizi io
mi sentiva inetto, o per lo manco meno atto: egli mi rimandò a Matteo
Buttafoco che si dimena come il diavolo nell'acqua santa a portar
fascine per bruciare la sua Patria; a me che non garbava punto questo
andare da Erode a Pilato, fatto del core rocca risposi: che non mi ci
entrava; volere servire la persona del conte; se così gli piaceva mi
accettasse, diversamente mi lasciasse stare, perchè ogni uccello sa il
suo verso, ed io intendeva fare il mio.
Il Conte di rimando: la si potrebbe accomodare, ma sacco vuoto mal si
giudica, ed io se non ti conosco non ti maneggio. Voi siete un signore
prudente, risposi io; e in questa come a Dio piacque entrò Ferdinando
Agostini; certo mi fece e per più cagioni un tuffo il sangue, ma
mostrando il viso alla fortuna replicai: ecco qua qualcheduno che potrà
darvi buona contezza di me, e volto all'Agostini ripresi: compare, dite
senza rispetto al signor conte qual è il mio nome nè più nè meno, e se
mi credete capace a insegnargli le vie che menano a Corte. L'Agostini
mi guardava come uomo che riconosce la voce, ma poi non gli corrisponde
alla sembianza, e tra il sì e il no si confondeva; io gli ammiccai
degli occhi, ed egli rabbrividì: tenni che stesse per denunziarmi e non
lo fece; forse la mia audacia lo mise sottosopra: forse la coscienza
del bene che altre volte gli aveva fatto lo rimorse; può darsi che la
paura dei miei vendicatori lo stringesse, o piuttosto, come ho potuto
conoscere confessando, Dio ordinò che nei cuori più tristi restasse
sempre una particella sana, non fosse altro, perchè sentissero la
diversità che corre fra le opere buone e le ree, e trovassero per così
dire sempre aperta una porta alla penitenza, fatto sta che rispose
asciutto; costui si chiama Bernardo; ed è de' Casacconi senza dubbio!
quando voglia, non troverete uomo più adatto di lui per condurvi a
salvamento per tutti i tragetti dell'isola.
— Non occorre altro, voi starete a posta mia e questi vi dono per
gaggio.
— Così disse il Conte e mi dette sei monete d'oro, che eccole qui —
diss'egli frugandosi in tasca e mettendole sul tavolino.
— E che me ne ho a fare io?
— Pigliarle e spenderle in vantaggio della Patria, voi che lo sapete,
io non le posso tenere, che ho fatto voto di povertà. — Dov'eravamo?
Aspettate; non m'interrompete più; o che io perdo il filo. Uscito
l'Agostini sopraggiunse un uomo corto e grosso, che fin dalle scale
gridava; Conte! Conte! dove diavolo siete, Conte? Il signor di
Marboeuf gli si fece incontro col cappello in mano, dandogli della
Eccellenza, ed egli a lui; però presto mi accorsi ch'egli era il
De-Vaux, imperciocchè spiegando un involto di carte continuò ad urlare;
— corpo qui; sangue là; insomma bestemmie da staccare i travicelli
dal muro; chi credereste voi di avere per generale? forse il Conte de
Vaux? Voi v'ingannate. Il generale sta a Parigi; di là si vedono meglio
le cose, e soprattutto ci si vedono più riparati; il generale è il
duca: lo spirito santo gli ha versato sul capo le virtù a catinelle;
in breve voi lo sentirete creato cardinale, forse anche papa, — ecco
qua — aggiunse rabbiosamente gettando l'involto su la tavola — egli mi
manda da Versaglia bello e fatto l'ordine della guerra; egli comanda
e vuole che in due punti si abbia a campeggiare; uno nel Nebbio per
mettere fuori il Capo Côrso, e l'altro nella Casinca per penetrare
nell'interno dalla parte di Aleria: questo come vedete è perfettamente
assurdo; tra me e il capoluogo delle operazioni metto un paese
intero, mi dilungo senza sapere dove troverò il nemico, mi espongo
ai disastri di una marcia arrisicata, ed offro campo di proseguire a
nostro danno la guerra di avvisaglie che sperimentarono così acerba i
miei antecessori: no, signore io non la intendo così; la colonna nel
Nebbio sta d'incanto, ma sostenuta da corpi vicini, i quali operino di
concerto con lei; una colonna manderemo anche in Casinca per tenere in
rispetto il nemico, e torgli il ruzzo di raccogliersi in massa: ma la
terza colonna che mi dispongo a comandare io voglio che s'inoltri per
la sponda sinistra del Golo e faccia capo sotto le costiere di Lento,
dove congiunta coll'altra che scenderà dal Nebbio mi concederà potere
da un lato di occupare la Balagna, dove ci aspettano a braccia aperte,
dall'altro, sforzato il passo del fiume, correre fino a Corte e così
darmi di un tratto vinta l'impresa...
— Chi è quell'uomo là? — a questo punto scorgendomi domandò il De-Vaux.
— Non dubitare è dei nostri; l'ho preso ai miei stipendi per guida.
— Sta bene, ma mandatelo al diavolo: e poi cotesto furfante sapete voi
che aggiunse? Aggiunse: e se la sua faccia non mentisce, mi sembra che
mandandolo al diavolo lo abbiate a mandare proprio a casa sua. — Andate
via, Bernardo, mi disse allora il Marboeuf, buttate su di un fico
cotesta pelle di orso per vestire la divisa di S. M. cristianissima. —
Dopo una licenza così inchiodata e ribadita non vedeva verso di potere
fermarmi: andai a vestirmi e mi trattenni finchè ieri notte, colto il
destro, me ne sono venuto via con armi e bagaglio.
Appena frate Bernardino ebbe chiuso la bocca, che Altobello entrò
avvisando un frate domenicano che partito in fretta da Calvi chiedeva
conferire col generale:
— Venga il padre domenicano.
Il padre comparve come uomo sgomento: disse mandarlo a furia il suo
superiore ad avvertirlo che si vedeva bordeggiare tra il capo di Alga
e quello di Spano un'armata francese industriandosi a pigliar terra.
— Grazie in nome della Patria a voi e al vostro superiore; i Francesi
lo possono fare; possiedono naviglio e soldati più che bastevoli
a questo. Andate a riposare, che morite di stanchezza. Ambrogio,
pigliatevi cura di questo degno sacerdote.
— Generale! affacciandosi di su la porta disse Altobello, un altro
frate, ma questa volta dei servi di Maria, partito da Ajaccio, fa
istanza di essere accolto da voi.
— E parrebbe che questi padri si fossero dati la intesa per confessare
e amministrare il viatico e la estrema unzione alla Corsica: entri
il servita. — Il servita ammesso alla presenza del generale espose
arrivare ratto a chiarirlo come grossa mano di soldati francesi
sbarcata ad Ajaccio si fosse sentita dire che rifatte appena le forze
del travaglioso viaggio si sarebbe messa in cammino per pigliare i
Côrsi alle spalle. Impallidì leggermente a tale annunzio il Paoli e
raccomandò anco il servita alle cure di Ambrogio. Appena uscito il
frate, il Paoli portando la manca mano su gli occhi esclamò con voce
cupa; — Noi non possiamo più vincere...
Padre Bernardino stava lì lì per fargli un rabbuffo, quando venne
annunziata una femmina la quale piena di angoscia in vista recava un
foglio che dichiarava non volere consegnare in altre mani eccetto
quelle del signor generale: facilmente accolta, ella disse averle
dato il foglio a Olmeta un soldato, ordinando portasselo a Murato,
e avvertisse darlo proprio al Paoli; se nol facesse, guai; i suoi
figliuoli e la sua casa pagherebbero per lei; onde la scusasse se per
caso avesse fallato. Il generale confortò la povera donna, e donatole
alquanto di danaro l'accommiatò; gittato l'occhio, su la carta ebbe
a meravigliarsi non poco considerando com'ella fosse straccia e
sgualcita; presago in cuore che contenesse cose vituperevoli, la porse
al Guelfucci perchè la leggesse; e il segretario con voce che mano
a mano procedeva nella lettura si mostrava alterata lesse: — «Sua
eccellenza il comandante generale delle forze terrestri e marittime di
S. M. cristianissima al capo dei ribelli Côrsi: che S. M. il re avendo
comperato dalla serenissima repubblica di Genova l'isola di Corsica
per più danari che non vale, e però appartenghiate alla Francia pel
sacrosanto diritto di compra e vendita, voi già sapete e non importa
che io vi dica: quello che importa che sappiate è che noi siamo cinque
volte tanti in maggior numero di voi; misericordia ci consiglia a
tenere tuttavia levato il pugno sul vostro capo; approfittatevi del
momento per inchinarvi alla bandiera di Francia e meritarvi perdono:
vi si concedono due volte ventiquattro ore, le quali trascorse senza
ridurvi a consigli migliori, potranno ben cercare, chi ne ha voglia, i
tritoli delle vostre ossa, ma non li troveranno.»
Assai prima che la lettura cessasse, il Paoli si aggirava per la
stanza a mo' di lione dentro la gabbia; le mani apriva e chiudeva quasi
intendesse stringere l'elsa della spada; squassava il capo: in breve da
tutta la persona spirava, non che ira, furore: di botto sta, si stringe
con la destra le tempie e del piè pestando la terra comanda:
— Buonfigliuolo, scrivete; no, no di quella carta, bensì dell'altra
papale dove registransi le deliberazioni del regno.
Il padre Guelfucci preso un foglio e adattatoselo dinanzi con molto
magistero, speculata prima traverso la luce la penna di cui le punte
andavano a sesto, pose la manca aperta sul foglio, con la destra
intinse la penna nel calamaio, e stretti i labbri, levato il capo in su
aspettò.
— «Eccellenza, dettava il Paoli tremando a verga e agguantandosi al
tavolino, — se veramente vi sentite cinque volte più forte de' Côrsi,
voi dovreste comportarvi cinque volte più generosamente di loro. Se la
Francia, la quale un giorno ci sovvenne per liberarci dai tiranni, oggi
si mette nei piedi di loro, questa è sventura nostra ed anco vostra non
poco, nè credo possa somministrarvi argomento a inorgoglirvi troppo.
In ogni caso se a voi servitore sembra onesto obbedire i comandi del
vostro padrone, non dovreste trovare reprensibile che io uomo libero
obbedisca alle leggi della Patria mia. Minacce e oltraggi tra gente
valorosa non usano: ho sentito dire che i gentiluomini francesi una
volta se ne astenevano. Con le parole non ci possiamo dire più nulla:
noi vi attendiamo su i campi dove vincendo ci aspetta gloria immortale,
e perdendo non troveremo vergogna, perchè avremo combattuto con
Francesi, e cinque volte, voi lo affermate, più numerosi di noi.» —
Fin qui l'egregio uomo dettava, poi tolta la penna segnò il suo nome
fulminando a zig zag come si dipingono le saette.
— Se non sono scoppiato, egli disse piegando la lettera, posso
garantire il mio petto di acciaio. Orsù, Ambrogio, mettiti il tuo
meglio vestito, e voi, signore Altobello, invitate a mio nome il
signore Stein a portare nella qualità di parlamentario questa lettera
al generale in capo dei Francesi; lo troverà in Oletta; spedita la
faccenda tornate, che ho da commettervi cose di molta premura.
Quando il conte De Vaux ebbe letta la risposta del Paoli si sentì
umiliato e nel profondo; ma all'incontro di accogliere cotesta
mortificazione come castigo o come ammenda, se ne valse per alimentare
la ingiusta ira; però sorse in piedi quasi fuori di sè urlando: —
_S'impicchi! s'impicchi!_
I circostanti, qualunque fosse la buona voglia loro per obbedirgli,
non sapevano che farsi, dacchè non rammentava alcun nome; onde egli
mirando cotesta loro inerzia vie più si arrovellava; per buona ventura
capitò il conte di Marboeuf, che vistolo con gli occhi strabuzzati,
e pavonazzo in viso da fare temere imminente un colpo di apoplessia,
essendosi informato della cosa licenziò tutti, e quando fu rimasto solo
con lui così gli parlò:
— Signore, i Côrsi meritano quello e peggio che minacciò loro con tanta
giustizia vostra eccellenza; ma come sapete bisogna lasciare andare tre
pani per coppia, per amore delle convenienze: e il parlamentario per di
più non è punto côrso, bensì prussiano, gentiluomo e inoltre colonnello
di S. M. il re di Prussia.
— Diavolo! Allora è un altro paio di maniche; ma vedete un po' dove si
vanno a ficcare i gentiluomini? Questo travagliarsi dei nobili in pro
della plebe e farla comparire qualche cosa non può condurre a bene,
assolutamente non può...
— Voi parlate d'oro, signore, ma che farci? Intanto vi piacerà
senz'altro di accogliere il parlamentario?
Il colonnello fu inondato di convenevoli, e non sapea che per poco non
lo avevano appeso: la superba arroganza del De-Vaux pensava emendare
adesso con la copia degli ossequii la malcreata villania di dianzi.
Anche ad Ambrogio, venuto come trombetto, toccò il benefizio del
vento mutato, sicchè invece di un nodo scorsoio ebbe in regalo dieci
bei luigi nuovi di zecca, che fece proposito depositare nella cassa
pubblica, ma poi in onore del vero gli rimasero in tasca; tutta colpa,
già s'intende, della cattiva memoria.
Altobello compito il comando tornò in camera del generale scorato;
così appariva nel sembiante disfatto, che il padre Bernardino non potè
astenersi da domandargli se si sentisse male.
— Ohimè! rispose Altobello, noi non possiamo più vincere...
— Già, proruppe il frate dabbene, nei decreti della Provvidenza, per
Dio Santo, dacchè me lo fate dire, non ci ha anco letto nessuno; e dei
miracoli se n'è visti anche ai dì nostri; non ci è stato un David solo
che abbia rotto la testa a Golia; ed un popolo, fermo davvero a non
lasciarsi vincere, sovente opera miracoli da per sè senza incomodare
Dominedio: ad ogni modo ci rimane morire...
— Morire! morire! riprese Altobello facendo spallucce, e il frate
crucciandosi più che mai gridava con quel suo fare avventato:
— Certo! morire. Per la Immacolata! così disse Leonida alle Termopili
ai suoi trecento, e nessuno fece spallucce; e chi era Leonida? Un
pagano; e che disse ai suoi trecento? Sta sera cenerete meco, domani
ceneremo tutti a casa del diavolo. — Mentre io posso assicurarvi,
Altobello, che morendo per la Patria voi andrete a cena con gli Angioli
diritto come un cero.
E Altobello: — E non è per questo che io parlo; bensì perchè pensava
che la Patria si aspettasse da noi qualche cosa meglio che morire.
— E ancora io lo penso; però, figliuolo, io vo' che tu sappia non
essere cosa di piccolo momento lasciare a cui viene dopo una vendetta
da compire; i figliuoli non possono davanti agli uomini, e nè davanti
a Dio ripudiare la eredità sanguinosa. E datagli una grande stretta di
mana se ne andò pei fatti suoi.
Altobello quando entrò nello studio del Paoli lo rinvenne sempre inteso
sopra la carta geografica; appena ei lo avvertì rizzossi in piedi, e
tale prese a parlare:
— Io non comprendo niente nell'ordine di guerra del nostro nemico:
affermano moversi in tre colonne, una nel Nebbio, e sta bene; l'altra
per la forra del Golo; finalmente l'ultima contro la Casinca; e' pare
che non sappiano, forra del Golo che sia, e non temano incontrarci
ostacolo, onde scorrendo fino alla costiera pigliarci alle spalle
se contrastiamo nel Nebbio, tagliarci la ritirata se indietreggiamo;
meglio così. Se il tradimento non ci consegna a mano salva in potere
dei Francesi, potremmo anche sgarrarla; accostatevi, Altobello; se mai
venissi a mancare, perchè i casi della guerra importa prevedere tutti,
e per me non sono i soli che io deva temere, giova che voi conosciate
i miei disegni e procuriate mandarli a compimento. Bisogna che i
patriotti sgombrando subito il borgo si affrettino a ingrossarsi al
ponte in foce di Golo, e quivi alzando bastie e terrapieni adoperino
ogni industria a ributtare il nemico dalla Casinca. Da ciò due sequele;
o il corpo nemico si ferma in capo al ponte, o si ritira in Bastia,
e tanto minori forze avremo a combattere noi: ma questo non sembra
verosimile; bensì reputo certo ch'ei si unirà alla colonna la quale
per la forra del Golo avvisa pigliarci alle spalle; se ciò avviene,
_erat in votis_. Ora passiamo al Nebbio: qui andranno più gagliardi,
perchè per primo scopo con lo stare forti in Patrimonio e in Barbaggio
vorranno separarci dal Capo Côrso, e questo dubito che sia per venire
loro conseguito con molta agevolezza; e poi mireranno a spazzarci via
dal Nebbio cacciandoci dalla costiera di Lento e Canavaggia giù per
la vallata del Pontenuovo. Le forze non ci bastano a tutto; intorno
a Patrimonio e Barbaggio, dopo avere sostenuto il nemico irrompente
quanto desidera l'onore della milizia, i nostri si ritirano su Rapate e
Murato, e si uniscono agli altri di San Pietro per difendere le bocche
di Tenda: alzino terrapieni, asserraglino strade, mettano travate alle
case, i ponti rompano; ad ogni costo si sforzino sostenersi; avendo
a cedere, riparino al campo trincerato di Santo Nicolaio; non si
potendo reggere nè meno a San Nicolaio, scendano giù per la costiera
gettando rinforzi in Lento e Canavaggia. Qui poi bisogna tenere fermo
o morire; però studiate mandarci in fretta le robe e gli uomini che vi
ho minutamente distinto nell'ordine di numero 9. Quanti non capiranno
là dentro si riducano a valle, e passato il fiume a Pontenuovo riparino
sopra la destra sponda del fiume. Per ora basta così: commetto il mio
quartiere generale a Murato, dovendo lasciarlo lo trasferirò a Rostino,
laddove ci possiamo mantenere nel Nebbio meglio che mai; se non
possiamo, ecco la massima parte dell'oste francese stipata nell'angusta
e dirotta valle del Golo: ora la Corsica la tiene nel palmo della mano:
solo ch'ella stringa le dita con l'usato valore ed eccola soffocata;
dalla destra le rovescio addosso i popoli di Casacconi, Ampugnani,
Santo Antonio e Santo Angiolo co' circostanti paesi; a sinistra quelli
di Bigano, Campitello, Scolca, Valpaiuola e Vignale; Lama, Pietralba e
Ortenga di faccia; tutta la Casinca alle spalle. Padre Bernardino è già
in via per tenere bene edificati i popoli di Casacconi e delle pievi
convicine; ora voi pigliate tutti questi ordini e spediteli; procurate
affidarli a giovanotti dalla gamba destra e dall'occhio acuto; sapete
a cui potete fidare?
— Quanto a ciò non dubitate — e così rispondendo Altobello pensava
a tali di cui il nome dovrebbe leggersi nel calendario dei santi dei
popoli liberi e che pur troppo non vi si leggono, imperciocchè i popoli
di Europa fin qui libertà che sia veramente non sanno e calendario non
posseggono; per ora è fuoco di paglia, forse avverrà diversamente più
tardi; e si avviava; senonchè lo trattenne sopra la soglia il Generale
e dolcemente richiamandolo aggiunse:
— Altobello, il dovere di cittadino o la stima di amico mi persuadevano
prima della spedizione di cotesti ordini a domandarvi se al vostro
giudizio si fosse affacciato partito che vi paresse migliore per
salvare la patria.
— Risponderò leale come merita la lealtà vostra. Ho sovente udito
dire dal mio zio ed anco rammento avere letto, che Sampiero, il quale
fu eccellente maestro di guerra ai tempi suoi, diceva che le vere
Termopili della Corsica erano alla stretta di Omessa.
— Ed è così, ma Sampiero non si trovava con cinquantamila uomini su
le braccia da combattere: le artiglierie si trattavano allora con poca
industria, massime nei monti; nè aveva la Corsica intera a difendere;
per sostenermi a Omessa contro il de Vaux mi occorrerebbero venti
cannoni, munizioni in copia e artiglieri capaci; tutta la parte della
isola lasciata scoperta cedendo alle corruttele francesi, perderebbe
l'amore della libertà, di amica la sperimenteremmo nemica: a Sampiero
non capitò mai di vedersi così com'io ricinto da tutte le parti:
finalmente Omessa ci rimarrà sempre per ultimo partito, quantunque io
tema forte che questa sia l'ultima battaglia che combattiamo, se la
fortuna ci si mostri contraria.
Il conte de Vaux con 24 Battaglioni di fanti e tutta la cavalleria,
eccetto la legione di Soubise, stanziò ad Oletta, dove avendo convitato
il 3 maggio a festivo pranzo gli ufficiali superiori, levate le mense
commise che con le artiglierie facessero gazzarra in segno d'allegria
per la vicina battaglia. Invero all'alba del giorno veniente egli
mosse con parte delle milizie ad assalire Rapale, altre ne mandò verso
San Pietro e altrove a scarrozzare il paese per prendere lingua delle
opere di fortificazione costruite dai Côrsi, e dei difensori di quelle.
Certo pertinace fu la resistenza dei capitani Colle e Pelone a Rapale,
però non si deve credere che sarebbero stati bastanti a ributtare i
Francesi dove questi avessero deliberato di spuntarla; al contrario
deve credersi che il de Vaux, uomo rotto agli scaltrimenti guerreschi,
a questo modo operasse per indurre i Côrsi nella fallace opinione
ch'ei tornerebbe ad assalirli in quel punto nel giorno veniente e
così divertirli da Murato dove intendeva operare ogni suo sforzo.
Però non si deve tacere che il Paoli, sia che si accorgesse dello
strattagemma del nemico o no, difettava di forze per fronteggiarlo
in due luoghi; anzi dove quegli appariva più debole, pure era tanto
da vincerlo tre volte di numero. La mossa di Murato minacciava di
tagliare il Paoli fuori del centro dell'isola ricacciandolo nel Nebbio,
nel Capocorso e verso Bastia in mezzo al nemico grosso e padrone
delle terre fortificate; non ci era tempo da perdere; dato dunque
il segnale della raccolta, si ritirò con solleciti passi al campo di
San Nicolaio, dove potendo avrebbe voluto sostenersi; ma il capitano
di Francia inseguendolo stretto non gliene diede abilità; e poi il
campo di San Nicolaio, ottima positura per chi può campeggiare ad
armi uguali al nemico, non apparisce fornito da veruno dei naturali
vantaggi, onde, si reputa dai maestri di guerra un luogo atto alle
difese: pertanto il Paoli ebbe anco di lì a sgombrare e tosto: per
questa mossa si trovò separato dal Nebbio e dal Capocorso, dove i
popoli stavano in aspettativa per sollevarsi; se non che, vista poi
la mala parata, cagliarono; le milizie rimaste fuori si sciolsero
sperperandosi per evitare la prigionia e forse peggio: soccorse ai capi
una nave d'Inghilterra usa fino da cotesti tempi ad accorrere dove
accadono naufragi per raccoglierne le reliquie; la quale imbarcati
Antonlionardo di Belgodere, Achille Murati, il capitano Pelone, un
Pizzoni con altri 176 compagni li trasportò a Onelia, donde tornarono,
ma tardi. Un altro danno troppo maggiore per lo scoramento fu questo,
che avendo spedito gente a Pietralba, affinchè si aprisse l'adito in
Balagna e quivi reprimesse le scorrerie dello Arcambal, la incontrò
trista e curiosa, perchè i terrazzani in parte spauriti dai progressi
del nemico, in parte sobillati dalla fazione fabiana avversissima al
Paoli, le avevano contrastato i passi: ond'ella per non dare al nemico
gradito spettacolo di guerra cittadina, se n'era tornata. Dall'altro
lato a conforto dell'animo sbattuto del Paoli soccorreva il pensiero,
che sgombrato il Nebbio, di poca importanza alle fortune della guerra
appariva la Balagna; e più di questo la vista delle bandiere côrse che
scendendo giù dalla vasta costa conobbe sventolare prima su Lento, poi
su Canavaggia: deliberato di stabilire questi due punti quasi perno
delle mosse future fece alto mostrando francamente la faccia al nemico
tanto che ottenne risposta ai messaggi in tutta fretta spediti agli
uomini di cotesti due paesi a domandare se di soldati o di munizioni
desiderassero rinforzo.
Reduci e messaggi gli riferirono, che i Lentini e i Canavaggesi lo
ringraziavano; avere a sufficienza di tutto, vivesse tranquillo,
terrebbero fino all'ultimo fiato _per lui_. Allora scese giù in valle
di Golo, in sembiante allegro, ma chi gli avesse visto il cuore avrebbe
esclamato: Oh Dio che passione! In vero la risposta dei popoli della
costiera lo aveva trafitto più che tutto: egli pensava amaramente come
lui non più considerassero una cosa con la Patria, bensì colle parole
_lui_ oggimai distinguessero dalla Patria: il quale linguaggio palesò
sempre a chi intende, che altri già si decise a tradirli o prese a
prestare le orecchie credule od interessate ai sobillatori, che sempre
intenti alla rovina di un popolo danno ad intendere come la causa
della patria sia diversa da quella del suo custode. Giunto a valle
gli occorse un corriere che lo ammonì da parte del Serpentini avere
il Marboeuf tentato il passo del fiume, ma respinto con perdita non
pareva disposto per ora a rinnovare la prova. Questa fu buona novella
e se ne rallegrò; sicchè il suo volto riapparve sereno, e' sembra
che la Provvidenza pei suoi arcani fini volesse provare la tempra di
cotesta anima con l'assidua vicenda del dolore e della gioia capace
ad abbattere anche le divine non che le umane nature; lotte ineffabili
sono coteste; qualcheduno ne scampa e il Paoli fu tra questi; ma pari a
quella che Giacobbe sostenne coll'Angiolo, chi n'esce, ne rimane tocco
per tutta la vita.