circa agli onori di guerra egli gli avrà tutti; le sue bandiere porti
seco; millanterie nè iattanza garbano ai Côrsi, e chi abusa della
buona fortuna dimostra non meritarla; le umiliazioni inaspriscono
gli animi e piacciono ai barbari o ai vili. Rispetto alle armi e alle
munizioni noi ne siamo privi; bisogna che ce le diate; non vi sarebbe
nè manco onore vincere gente disarmata; gli arsenali di Francia poi
ne possiedono a macca per rifornirvene fra giorni; potrei esigere il
giuramento, che fino a guerra finita non ripiglierete più le armi, ma
ci rinunzio perchè avendo veduto come per ordinario siffatte promesse
non si osservino, voglio risparmiare a voi la vergogna di mancarci, a
me il disgusto di punirvi, caso mai mi ricapitaste fra mano; tutti i
Francesi con queste condizioni escano dal Borgo fra un'ora; gli altri
rimangano. Andate.
— Signor Generale, rispose il parlamentario con voce alterata facendo
sforzi infiniti per contenersi, signor Generale, voi ci trattate come
se ci aveste messo i piedi sul collo; un'ora! ma ci vuole più tempo a
sellare i cavalli. Questa condizione non palesa punto la cortesia che
presumete mostrarci.
— Per Dio santo! urlò il Generale picchiando col pugno chiuso su la
tavola, intanto che i suoi occhi balenarono — e chi siete voi per
vituperare in altrui quello che voi stessi stimate potere fare con
lode? Vi rammentate? Qui.... sono pochi mesi, quando contro la fede
della tregua voi scorrazzavate per Capo côrso, il Nebbio e la Biguglia,
mandai da Lento un messaggio al marchese Chauvelin perchè mi concedesse
sei giorni di armistizio al fine di radunare i rappresentanti del
popolo perchè sopra le proprie sorti deliberassero. Avete obliato
quello, che mi mandò a rispondere? Noi lo ricordiamo: se vi piace
sottomettervi sottomettetevi: tregua non vi si concede nè manco
un'ora. E a ridurre un popolo fiero, che da quaranta anni combatte per
la libertà, al giogo amarissimo del servaggio straniero, mi sembra,
signore ufficiale, che ci volesse un po' più di tempo, che a poche
centinaia di vinti per uscire da un ricinto di case. — Quando voi mi
pagaste cotesta moneta la dicevate fatta di oro di coppella, perchè
coniata da zecca francese; ed ora che io ve la restituisco tale e
quale, non la riconoscerete più? Osereste sostenere ch'io ve l'abbia
falsata? A cui sputa contro vento la saliva ritorna in faccia. Non una
parola di più, partite.
E levandosi l'orologio di tasca lo pose sopra la tavola. L'ufficiale
si partì pensando forse poteva darsi, tutto il torto non fosse del
Generale côrso, e per la presunzione francese non era poco.
Il comandante Ludre radunò da capo il consiglio di guerra; veramente
non s'intendeva a che fare: ma e nelle malattie non si manda pei medici
ed anco più famosi quando l'infermo boccheggia _in articulo mortis_?
L'uomo è schiavo legato alla catena dei costumi. La milizia francese
indi a breve conobbe i patti della resa, e le parvero ostici: perchè la
cosa che abbia virtù di percotere più forte le menti dei Francesi sia
la umiliazione, e volentieri lo confesso, quella che sopportino meno,
e vendichino più presto; ma la necessità gli stringeva con tanaglie di
ferro.
Si trovava allora per caso tra i Francesi al Borgo un Mattei di Lota
traditore e spia, il quale si era condotto al Borgo per rivendere
l'anima sua a minuto indicando strade, scoprendo imboscate, e
commettendo anco di peggio se di peggio avessero avuto i Francesi
bisogno, ed egli protestò di farlo. Avvertito dei patti della resa se
gli sentì appuntare al cuore come la cima d'una spada; però non mise
tempo fra mezzo di condursi ai quartieri del Ludre per dimostrargli
il debito, anzi la necessità di salvarlo ad ogni costo: respinto dal
piantone schiamazzò, pregò e per ultimo minacciò: e furono parole
perdute; convinto finalmente ch'ei diceva le sue ragioni agli sbirri,
si apprese a nuovo partito il quale fu questo: salì sul tetto della
prossima casa, e quindi arrampicandosi giunse a quello del quartiere
del Ludre: qui rovesciò la lavagna murata ad angolo su la cappa del
camino, e bravamente si cacciò giù per la gola fuligginosa. Mentre
il comandante approfittandosi del tempo brevissimo stava per mettere
fuoco ad un fascio di carte portate sul camino, ecco con molta paura
rotolare giù una figura mostruosa, che non avrebbe così di leggieri
riconosciuta, se non si fosse dato pensiero di gridare subito:
— Non dubitate di nulla, signor comandante, sono il vostro confederato
Mattei: ho sentito cosa alla quale mi riesce impossibile credere,
voglio dire che quel traditore del Paoli non vuole ricevere a patti
che i Francesi soltanto, in quanto a lui, cotesto ribelle di S. M.
cristianissima, lo conosco capace di questo e di altro, ma voi spero,
signor comandante, che siete quanta lealtà e quanto onore vivono nel
mondo, rigetterete di certo il vituperio di simili condizioni.
— Non istà in mio potere farlo: dopo la ritirata del marchese di
Chauvelin non mi avanza scelta.
— Voi vi disonorate...
— Io? gridò il comandante, e gli si spinse contro con mano aperta
per dargli uno schiaffo; poi si ritenne aggiungendo con ineffabile
disprezzo; voi non meritate nè anco uno schiaffo; che debito ha con voi
S. M.? Voi vi siete venduto, egli vi ha comprato, e a parere mio più
caro di quello che meritavate; la è partita saldata. Uscite.
Il Mattei voleva ripetere, e dalle labbra frementi e dagli occhi che
schizzavano veleno si poteva argomentare di che razza parole, ma due
granatieri lo acciuffarono, e lui repugnante e sbuffante di un solenne
spintone cacciarono a capitombolare giù delle scale fino a mezza
strada. — Cotesto modo di palesare la propria intenzione parve anco
al Mattei tale da dissuaderlo a tentare da capo col Ludre; si provò a
procacciarsi miglior ventura co' soldati; aveva dimessa ogni petulanza,
dalla procacia trapassando alla più abietta umiltà, supplicava lo
ricevessero nelle loro fila, sopportassero fingerlo camerata; la carità
non fa macchia, o fatta, ella stingerla con le proprie mani subito;
deh! non impedissero che vestita l'assisa soldatesca, si mescolasse fra
i granatieri.
La più parte di cotesti militi repugnava non comprendendo, o ricusando
capire, che se il tradimento frutta infamia, metà appartiene a cui
lo commette e metà a cui se ne approfitta; ma un sergente che già fu
usciere di Parlamento, e risegnò lo ufficio affermando, che gli pativa
meno l'anima di vedere ammazzare la gente colla spada che con la penna,
chiesta ed ottenuta a parlare licenza osservò come il punto adesso
stava nel ricattarsi; però più che mai abbisognare essi di gente devota
che per un po' di danaro mettesse a repentaglio per loro anima e corpo:
considerassero che incominciava allora la guerra: anco le spie comporre
fra loro un'arciconfraternita, e di che tinta! questo rispettabile
corpo si terrebbe offeso dello abbandono di uno dei suoi membri: non
per lui certo, ma per proprio interesse persuaderlo a tenerlo bene
edificato, non rifiutandogli l'ultimo rifugio nel quale confidava
la sua salute. Cicerone non poteva orare di meglio nè persuadere più
arguto: lasciarongli pertanto vestire la militare assisa e confondersi
fra loro.
Dalla rottura di una trincera incominciarono a defilare i vinti;
volevano passare a due e a tre, ma venne loro impedito; e fu mestieri
adattarsi a uscire ad uno per volta; mala parola era questa pel Mattei,
il cuore gli s'impiccolì; pure nelle sembianze si mantenne sicuro;
sperava sempre non badassero tanto pel sottile. A mano a mano che si
accostava però gli venne fatto di notare con terrore, che Minuto Grosso
con una schiappa di pino accesa stava agguardando tra ciglio e ciglio
chiunque passasse; ora per maledetta disgrazia egli aveva pratica
con costui; lo avrebbe riconosciuto di certo, denunziato, tradito;
e il sudore freddo gli gocciolava lungo la schiena; ma forse sotto
altre vesti poteva sfuggirgli, e poi Minuto Grosso aborriva restare
lungamente a gola secca e l'acqua detestava quanto la sete; non era da
credersi che giusto in quel giorno ei si fosse astenuto dal bevere;
e gli tornava il cuore in corpo: intanto egli si avvicinava; ora la
coscienza tormentandolo da capo gli faceva toccare con mano che Minuto
Grosso non era stato preposto costà per nulla, e quello specolare
uomo per uomo chiariva espresso che qualcheduno cercava; e il Mattei
tornava a sdilinquire; ma su coraggio, che non vorrà riconoscermi,
e farà la gatta di Masino: diavolo! avevano bevuto insieme; egli era
come mettergli la corda al collo; non si tradiscono così i compari, gli
amici, i patriotti....
— Eccolo là; pigliatelo, costui è il traditore.
Queste parole tagliavano a mezzo le consolanti speranze del Mattei; e
così stavano ammaniti a mettergli le mani addosso, ch'ei si trovò preso
e legato quasi prima di essersene accorto. Qualcheduno dei granatieri
francesi, certo spinto da indole generosa, fece atto di proteggerlo, ma
in quel punto essendosi fatte sentire queste altre parole che pronunciò
il capitano Decio:
— Anche questa si doveva vedere! i granatieri di Francia coprire con la
propria divisa un traditore.
I granatieri rimasero impietriti; e dopo breve ora si allontanarono con
celeri passi e fronte abbassata.
Il Mattei tratto davanti al consiglio di guerra si voltò a destra, e
con istupore ravvisando un suo parente esclamò:
— Queste cose si fanno a un parente, Lorenzo?
E quegli gli rispose:
— Non ti si fanno come a parente mio, ma come una carne con Anton
Francesco Gafforio, che vendè il sangue del fratello ai Genovesi.
Allora colui piegò a sinistra e riconobbe in chi lo teneva il suo
fratello:
— E tu mi meni alla mazza, Liborio? Non sono più tuo fratello?
— Sì, come Caino lo fu di Abele.
— Compatriotti, ammiccando col capo in giro gridava, rammentatevi che
sono dei vostri.
— Anche Giuda fu degli apostoli.
Breve il giudizio; riconosciuto e condannato.
Oltre la _Relazione_, il signor Giacomo Boswell lasciò scritte
parecchie memorie intorno ai fatti degni di ricordo, ch'ei vide; tra
queste occorre uno scritto su la tragedia del Mattei, il quale merita
di venire riportato con le sue medesime parole:
«Condannato ch'ei fu, narra il dabbene inglese, immaginando che lo
avrebbero spedito a suono di moschettate, e forse come era piuttosto
da credersi con la corda, io aveva pensato di andarmene a cena e
poi mettermi al letto, chè le fatiche della giornata mi avevano reso
indispensabili il cibo e il sonno; dalle otto della mattina in poi
non era entrato altro nel mio corpo che una libbra di pane, forse due
dozzine di albicocche, un poco di lonzo (molto celebrato dai Côrsi, ma
da farci poco capitale su), un tocco di formaggio di capra (delizioso
in verità!) ed un pezzo di castrato arrostito, sicchè si poteva dire
ch'io m'era quasimente digiuno: ricordo che, avendo voluto vedere l'ora
che faceva, cavai l'orologio di tasca e postomelo sotto gli occhi mi
balenavano così che non potei distinguere i numeri: allora compressi la
molla perchè sonasse, e avrà sonato perchè nè allora nè poi lo rinvenni
mai guasto, ch'egli era dei buoni, avendolo comprato a Londra da Doddy
figlio e compagni, dieci lire sterline: ma non sentii nulla; tanto mi
aveva intronato lo strepito della lunga battaglia; nondimanco al lume
dei pini accesi scorsi consegnare il traditore a sei uomini, tra i
quali un prete: essi lo legarono su la groppa di un mulo a mo' di sacco
e lo ricopersero di una sargia nera; subito dopo montarono a posta loro
a cavallo traendo sospiri e facendo atto di disperato dolore: — povera
gente! gridava dietro il popolo, non meritavano questa angoscia. — La
curiosità di sapere come andava a finire cotesta faccenda mi tolse
per incanto il sonno e la fame: però considerando che se al sonno
non poteva rimediare, lo stesso non era a dirsi della fame; andando
sul cavallo mi empii le tasche di roba buona a mangiare; e comecchè
perdessi qualche tempo, non mi fu difficile raggiungere la compagnia
pel chiarore che mandavano da lontano le schiappe di pino; quando venni
appresso di loro essi non mi salutarono: non m'invitarono a seguitarli,
non mi respinsero; fecero le viste di non accorgersi di me: viaggiammo
tutta la notte; l'alba ci colse in riva al mare dalla parte meridionale
dello stagno di Chiurlino presso la punta di Arco. Scesero tutti e
trassero il traditore da cavallo; già pareva fatto cadavere, ma la
posizione diversa, la brezza mattutina o che altro si fosse gli ravvivò
la faccia, onde ei rivolse attorno gli occhi consapevoli. — Nicolò,
bisogna morire — disse uno della compagnia. — Come morire? rispose con
fievole voce il traditore, io non mi vedo attorno che parenti; quei
del mio sangue mi hanno menato qua per ammazzarmi? — I circostanti col
capo accennarono di sì. — E voi pure, sacerdote di Dio, siete venuto
qui per ammazzarmi? — Il prete lo guardò truce e non rispose nulla;
però voltosi agli altri disse così: — Parenti miei pei meriti vostri e
per quelli dei nostri illustri maggiori avete ottenuto che costui non
morisse di corda, bensì fu commesso a voi farlo sparire dal mondo nel
modo che paresse più onorato per noi, credete voi dopo ciò potergli
lasciare la vita? — Agitarono tutti violentemente il capo da destra
a sinistra. — Parenti, figli dei miei zii, fratelli miei, lasciatemi
vivere; vi dono quanti denari tengo addosso, e quanti altri tengo
sotterrati a Bastia. — Un potentissimo schiaffo gl'insanguinò le labbra
mentre a coro urlavano d'intorno: — Taci.
Il prete riprese a parlare: — Parenti, io vi accompagnai disperato di
salvargli la vita del corpo, ma con ferma fiducia di scamparlo alla
morte dell'anima; fatevi un po' in là tanto che lo riconcilii con Dio.
— Questo non sarà, interruppe il più vecchio dei parenti; deve morire
intero; anco Giuda rovinò disperato nell'inferno.
— Ah! Lucantonio che bestemmiate mai! La misericordia di Dio ha sì gran
braccia, che piglia tutto ciò che con pentimento vero si rivolge a lei.
— Prete Barnaba, insistè il vecchio, io non costumo troppe parole:
questo è il mio pensiero; voi mi siete nipote di fratello, vi ho
allevato come figliuolo e più vi voglio bene; ora bisogna che scegliate
a vedere me o lui in paradiso; perchè caso mai si salvasse, ed io
lo avessi ad incontrare lassù, prima gli sputerei in viso, e gli
spaccherei il cuore anche sulle ginocchia del Padre Eterno, poi direi a
San Pietro, aprimi l'uscio, il paradiso non fa per me; vado all'inferno
per vedere se ci tira miglior vento.
Il povero prete levava ambedue le mani giunte al cielo per supplicarne
Dio a turargli gli orecchi per non sentire coteste immanità, o almanco
condonarle alla passione di quel fiero vecchio vissuto per sè e pei
suoi fino a quel punto incontaminato; non durò molto cotesta preghiera,
e pure bastò perchè nello intervallo tra la prima e l'ultima parola
un'anima fosse cacciata per violenza fuori del suo corpo mortale; il
vecchio di un colpo in mezzo al cuore lo freddò; poi vedendo che gli
altri parenti si allestivano di sparargli addosso i propri schioppi, ne
rialzò la canna dicendo: — Basta; ei non valeva una carica; voi serbate
le vostre pei nemici della patria.
Il prete a sentire lo scoppio era caduto in ginocchioni esclamando: —
Signore, perdonalo.
Intanto i parenti dopo aver frugato sottilmente il cadavere, e
levatogli da dosso tutto quello che si trovava di contante, lo
avvilupparono dentro la sargia nera, e al collo e ai piedi gli legarono
due enormi sassi; quindi cercata e trovata una delle barche che colà
solevano ordinariamente dar fondo per la pesca dello stagno, in quella
deposero il corpo, e dato mano ai remi andarono in alto mare dove lo
precipitarono. Il vecchio ch'era rimasto sulla riva, mostrando allora
accorgersi della mia presenza, mi strinse il braccio dicendo:
— Signore inglese, voi racconterete ai vostri come si puniscono i
traditori in Corsica.
— Tuttavolta, io risposi, salvo l'onore vostro, mi pareva che un po' di
sepoltura cristiana non avesse guastato nulla.
[Illustrazione: .... senza pigliare nè cibo nè riposo, nella
notte picchiò di casa in casa, levando i mariti dalle braccia
delle mogli. (_Cap. IX._)]
E l'altro con piglio severo: — No signore, sarebbe stata cosa indegna
ch'egli dormisse nel seno della madre che aveva tradito: i traditori
non appartengono a veruna religione — e mi voltò le spalle. Meditai
profondamente su cotesto fatto; guardandolo con occhio inglese mi si
aggricciavano le carni; mi provai considerarlo sotto altri aspetti e
mi parve che potesse stare. Tanto è, i santi vanno veduti nelle loro
nicchie; però quel danaro grancito addosso all'ammazzato mi tornava
a gola; il sospetto dell'avara crudeltà guastava ogni più benevola
interpretazione. Parecchi giorni dopo mi abbattei per le vie di Corte
nel medesimo vecchio; vestiva a lutto, e camminava con la faccia
bassa; scosso dal mio saluto la sollevò a stento; povero uomo! in pochi
giorni aveva vissuto anni, e di quelli ultimi che mettono proprio capo
al sepolcro: pensai di offrirgli una presa di tabacco per pigliarne
occasione di scoprire marina; ma devo confessare a mia lode, che
detestai subito lo spediente come ipocrito e ingeneroso, avrei voluto
vincere la mia curiosità, ma non potei, che questa malattia mi ha messo
il tarlo nelle ossa, onde scegliendo mostrarmi piuttosto che finto
impronto, domandai:
— Qualche nuovo dolore?...
— E oh! quanto grande!... quanto grande mio Dio! — e pianse come un
bimbo battuto.
— Chi affanna sa consolare...
— Ormai mi sento in fondo di angosce e di consolazioni; tra breve
Lucantonio terrà dietro al meschino Barnaba...
— Barnaba! Il prete è morto?
— Ohimè! quell'angiolo volò al paradiso, voglio dire ce lo hanno fatto
volare, perchè se dipendeva da lui sarebbe rimasto a chiudere gli occhi
ai poveri genitori.
— O come l'è andata? — mi scappò senza che la potessi agguantare, ma il
vecchio riprese:
— Vi rammentate che pigliammo la moneta che trovammo addosso al
traditore?
— E come! soggiunsi io, ed egli:
— La consegnammo al prete, perchè egli la riportasse ai compratori
di cotesta anima dannata; e il prete a giorno alto si recò a Bastia
dove chiese di parlare al generale; caso volle lo menassero dal conte
di Marbeuf, il quale non rimase morto, bensì ferito nella spalla:
e siccome la piaga lo costringe a starsi lungamente inoperoso, si
arrovella come cane arrabbiato e giura d'impiccare con le sue mani
quanti religiosi gli capiteranno sotto. Intromesso da lui il prete
Barnaba gli disse, che gli riportava il prezzo del tradimento, e forse
avrà anco aggiunto, perchè me lo promise, che ai popoli grandi se non
piace la giustizia dovrebbero almeno astenersi dalla viltà: i Francesi
avere a vincere col ferro non coll'oro; massime i Côrsi, che di petto
a loro erano, si poteva dire, come una mosca accanto all'elefante.
Gli uomini quando mancano di scusa rispondono con le ingiurie, però
il Marbeuf stizzito favellò: — I preti sogliono col prezzo del sangue
comperare campi; di fatti con quello di Giuda non acquistarono il
terreno del pentolaio? Prete, tenetevi cotesto denaro: il vostro cugino
se lo guadagnò in buona coscienza. Prete, il danaro non manda puzzo, e
questo attestò l'imperatore Vespasiano a Tito quando gli pose sotto al
naso la moneta del dazio su i cessi. — Il cugino Barnaba era un agnello
di mansuetudine, tutto pazienza, tutto amore di Dio: ma Graziano,
che gli stava accosto, lo vide alle provocazioni del malnato conte
diventare bianco come il lenzuolo, e prima che lo potesse impedire, il
cugino Barnaba gli allungò uno schiaffo così potente che dal seggiolone
dove stava seduto il conte stramazzò in terra. Ne nacque un tafferuglio
da non si potere con parole raccontare. Graziano si approfittò della
confusione per svignarsela, e come a Dio piacque gli venne fatto; prete
Barnaba rimase senza muovere passo nè mostrar paura: preso, bistrattato
e battuto non fiatò; accusato non si difese, condannato non maledì;
solo quando venne tratto sopra la piazza di santo Nicolaio, a voce
spiegata intuonò il _Te Deum_; e poichè giunto sul luogo non lo avea
finito; chiese in grazia glielo lasciassero cantare fino in fondo;
la quale cosa ottenne; dopo il _Gloria Patri_ piegò i ginocchi e le
palle soldatesche ruppero quel petto dentro al quale l'amore di Dio
e della Patria stavano come dentro al santo ciborio: ahimè! povero
prete Barnaba, la tua morte mi ha rotto le ossa e l'anima: e adesso mi
consumerò desolato per essere privo della tua cara faccia e più ancora
per non poterti vendicare.»
Qui finisce su questo fatto il giornale del signore Giacomo Boswell
intorno al caso del Mattei di Lota traditore della Patria.
Per la presa del Borgo vennero in mano dei Côrsi 1700 schioppi, tre
cannoni, dodici barili di polvere, diciassettemila cartocci, oltre
ad inestimabile quantità di attrezzi ed altre munizioni da guerra, le
quali nelle angustie in cui si versavano i Côrsi, furono provvidenza di
Dio.
I Francesi che vittoriosi avevano ricusato concedere tanto di tregua,
la quale bastasse a consultare la volontà del popolo intorno ai
provvedimenti di suprema salute, adesso, vinti, mandavano i padri
serviti Caracciolo e Marazzani a chiedere sicuri i quartieri da
inverno: rispose il Paoli, che sicurissimi e' li potevano avere
tornandosene a casa, e lasciando senza invidia ai Côrsi poveri tugurii;
ma poichè questo a loro non garbava, offerse starsene quieto, a patto
che essi si ritirassero nei presidii; nè anche ciò piacque; onde la
guerra durò moltiplice, varia di fortune, copiosa di morti, eccitamento
a offese più acerbe.
CAPITOLO VIII.
Gioco del Lotto
Ah! se sapesse il mondo il cor che egli ebbe.
Dante
In una giornata d'inverno lugubre, quando tutti gli oggetti paiono
tinti in colore di cenere, e dal cielo piove acqua e fastidio, il
generale Paoli, solo nel suo studio, stava scrivendo una lettera; e'
pare che si trattasse di faccenda seria, perchè risparmiando l'opera
del segretario, ei si piegasse contro il suo costume a scrivere da sè;
questo giudizio poi avrebbe raffermati due cotanti il doppio, quale
avesse visto il generale rimpiattare precipitoso il foglio sotto altre
carte, appena sentì girare la stanghetta della porta: quindi voltando
un po' risentito la testa, domandò:
— Chi è? — E stava per aggiungere qualche parola di rimprovero, ma al
comparire che gli fece davanti la placida faccia del signor Giacomo
Boswell sempre vestito color di piombo, sempre dondolante la sua
tabacchiera nelle mani, sempre atteggiato dalla perpetua sua curiosità
a punto d'interrogazione, sentì, nonostante le cure, passare nella
propria anima l'aura soave che spirava dall'anima dell'inglese dabbene.
— Orsù, incominciò il Boswell, io vengo a dirvi addio, e certamente
sarebbe questa l'ora più trista della mia vita se vi lasciassi senza
la speranza di rivedervi in breve e di operare durante la mia breve
assenza in pro' della vostra patria e di voi.
Il Paoli tentennato il capo, rispose:
— Ah! mio caro, ormai io temo la sia spacciata per la mia patria....
— Come questo? Mi parve all'opposto che ella non provasse mai miglior
fortuna, nè fama più grande di adesso....
— Può darsi in quanto a fama; rispetto a fortuna, o Dio! ella si disfà
nelle sue vittorie....
— Non capisco, voi avete vinto al Borgo, a Migliaia, a Olmeta,
all'isola Rossa, a Murato e in cento altri scontri; ciò reca animo a
voi, sconforto ai nemici.
— Ogni scontro ci apre una vena, e il sangue gronda da tutto il nostro
corpo; ai Francesi poco nocciono le morti, meno le ferite: per uno che
ne muoia ne surrogano quattro vivi: se vincono, pigliano baldanza, se
perdono, raddoppiano la pertinacia e le forze. Tutte le nostre vittorie
non impattano la presa di Barbaggio.
— Bene; vorrete darmi ad intendere disperata la fortuna côrsa perchè
espugnarono un villaggio e fecero forse un 250 prigioni?