pessimo amante — e scivolò via lasciando il giovane tutto confuso.
Eccola giunta a piè della forca: sosta alquanto, e contempla il
derelitto che al vento notturno dondolava; la serva anche essa
guardando in su non sapeva in qual guisa la fanciulla avrebbe
salito in alto; per lei tanto non ci trovava modo: senonchè Lella la
cavò presto di dubbio: di botto ella con le cosce e con le braccia
aggavigna l'antenna; poi datosi un tratto con la persona si arrampica
un sommesso; distende da capo in su le braccia; ma all'improvviso
sdrucciola per quanto è lungo il palo battendo terra così aspro, che
ne rimase intronata: ripresa lena ricomincia la salita, nè per questa
volta la seconda meglio la fortuna; imperciocchè mentre stende la mano
alla traversa, e già l'agguanta, torna a scorrere giù a precipizio.
Si sentiva le braccia rotte, le cosce e il petto indolenzito, le
bruciavano le mani: mentre alla serva pareva perduta la prova, sovvenne
Lella un nuovo consiglio; china per terra si bagna le mani e le braccia
con la rugiada caduta su l'erba, e braccia e mani s'imbratta poi
d'arena: così allestita ritenta, e la ruvidezza dell'arena le vale;
abbrancata la traversa ci si appoggia con le costole restando con le
gambe penzoloni; penoso le riuscì moversi di traverso, ma aiutandosi
con le braccia e col petto arrivò in breve sul capo all'impiccato:
senza perdere tempo allora cavò di tasca il trinciante, e di un colpo
recise il laccio orribilmente teso: il corpo tracolla con infelice
rovina; dietro a lui giù di piombo la fanciulla, che sciolto il laccio
se lo cinge intorno alla vita.
— Su presto, intantochè si avvolge la fune alla persona, favella alla
serva; so che a tela ordita Dio manda filo, tu piglialo da capo sotto
le ascelle, che sei più forte e meno affaticata di me; io lo agguanterò
per le gambe e via.
E come disse fecero; la serva passò le proprie sotto le braccia di lui,
lo strinse forte, e se lo recò sul petto; l'altra si mise tra mezzo
alle gambe recandosene una per braccio, e si allontanarono gambettando
leste come pernici inseguite. Arrivate a casa, stesero il morto su la
tavola; ciò fatto Lella ordinava alla serva:
— Ora va a casa da i parenti miei, batti forte ma senza furia, e
aspetta tanto che ti abbiano sentito. Quando qualcheduno si sarà
affacciato alla finestra gli dirai: — in casa Campana evvi un morto —
e te ne andrai subito senz'altre parole, capisci? senz'altre parole.
Partì la serva; ella rimase sola col morto; prima di tutto gli ricacciò
gli occhi in testa perchè gli erano schizzati fuora, e come meglio potè
glie li rinchiuse. Che Lella possedesse anima e nervi di bronzo, non
importa ch'io dica, nondimanco cotesti occhi penzoloni le mettevano
paura; lo lavò col vino, lo pettinò; con molto stento lo vestì della
cappa della confraternita di San Francesco del padre suo; gli coperse
le faccia di un mantile bianco su cui ella medesima aveva ricamato il
nome di Maria; gli sottopose al capo il guanciale ripieno di paglia
fresca; tra le mani gli adattò un Cristo, quantunque non le riuscisse a
piegare le dita irrigidite del morto tanto, che sembrasse le tenessero
strette; e ai quattro lati della tavola accese quattro candele di
cera. Ciò fatto s'inginocchiò da piedi sul terreno ignudo, e aperto il
breviario prese a dire l'uffizio dei morti.
La serva in questa si aggirava per Corte dando l'avviso alla
parentela dei Campana: grande sbigottimento si faceva in coteste case,
imperciocchè chi fosse il morto non sapevano. Orso a quell'ora si
trovava a Bastia; i fratelli e i nepoti di rado si recavano a Corte;
rimaneva Lella, ma lei non poteva essere, dacchè era ella che li
mandava ad avvisare: temevano di qualche tranello, e per altra parte
sembrava enormezza non rispondere alla chiamata in tanto estremo;
scelsero pertanto una via di mezzo, mandarono le donne a scoprire
marina; chiariti da loro del come si mettevano le cose, sarebbero
andati ancora essi.
Le donne una dopo l'altra arrivarono, e, chi è morto? domandavano esse,
Lella in piedi accanto alla tavola rispondeva: — il mio fidanzato.
Allora le donne avvicinandosi alla fanciulla una dopo l'altra ne
prendevano il capo con ambedue le mani, e fronte accostata a fronte
così restavano per circa un minuto; poi traendo dolorosi omei non senza
percotersi il seno e il volto, e taluna anche stracciandosi i capelli,
andavano a porsi ritto lungo la parete. — Questa cerimonia i Côrsi
chiamano _Scirrata_.
* * * * *
La lettera ricevuta dal Paoli conteneva queste parole: — Eccellenza.
Adesso adesso ci giunge l'avviso, che il corpo di Giovan Brando è stato
rapito; stiamo dietro a rintracciare i trasgressori.
E forse per questa causa il generale abbreviò le sue quistioni
convivali troppo più presto, che non avrebbe desiderato. Rimasto solo
diè forte del pugno sulla tavola ed esclamò:
— Sarebbe stato meglio non fare quel bando; ma una volta fatto si
deve obbedire: altrimenti ritorna la Babele genovese; e il punto va
raccattato sotto pena di vedere andare a male tutta la calza.
E calcatosi il cappello sul capo uscì: menò seco Minuto Grosso ed
Ambrogio; il cane Nasone non invitato precorse. Anche il signor
Giacomo, che confuso per le tante vicende accadutegli nel giro di
ventiquattro ore, e dalle cose che aveva udito si sentiva il cervello
proprio in istato di caldaia bollente, si era posto alla finestra per
mettere un po' di sesto a quella matassa arruffata dei suoi pensieri,
appena ebbe scorto, che il generale invece di dormire se ne andava
attorno, scese e si pose a seguitarlo come Simon Pietro quando menavano
Gesù Cristo al Pretorio. Non ci ha dubbio, la curiosità lo spingeva,
nè cotesto suo contegno poteva reputarsi discreto, ed ei lo sentiva; ma
appunto perchè lo sentiva, lo spirito di contraddizione che dentro noi
regna e governa aveva in un subito accumulato tante ragioni per farlo
discredere, che un avvocato con metà meno avrebbe vinto in una causa
più spallata di quella.
Il Paoli con la sua comitiva arrivato sotto la forca prese a speculare
sottilmente il terreno e ci vide là orme di piedi scalzi, ma poche:
invece moltissime di piedi calzati brevi così che appena si addirebbero
a fanciullo; le quali accanto lo stile della forca si moltiplicavano
in più versi e con diverse profondità. In questa sopraggiungevano
una dopo le altre le guardie mandate alla scoperta, che interrogate
in proposito rispondevano tutte nella medesima maniera: niente. Il
Paoli allora levata la faccia scorse un pannolino rimasto appeso alla
traversa, e sicuro di avere in mano il bandolo ordinò salissero e glie
lo portassero: recata una scala eseguirono il comando. Cotesta era la
salvietta dentro la quale Lella aveva avvolto il trinciante, adesso per
inavvertenza rimasta lassù. Appena il Paoli l'ebbe in mano, la spiegò
esaminandola su i quattro canti, certo di trovarci marcate le iniziali
del nome del proprietario, ma gli fece fallo il presagio; la salvietta
era senza marca.
— Qui bisogna venirne a capo. Nasone! gridò guardandosi attorno, e non
lo vide perchè gli stava accanto — Nasone! quà — e gli mise sotto il
naso per parecchie volte la salvietta; — poi gli disse: — cerca. Il
cane col muso in terra cominciò a fiutare ora declinando a manca ora a
destra, pure proseguendo sempre dietro una traccia; e tanto fece, che
si condusse dopo breve ora per lo appunto alla porta della casa di Orso
Campana.
Stando la porta chiusa, e disegnando il generale penetrare nella casa
inaspettato, disse sotto voce qualche parola a Minuto Grosso, che
rispose affermativamente accennando col capo; subito dopo guidati da
lui si avviarono dietro la casa dove giaceva il giardino circondato
da un muro a secco, che fu agevole cosa scavalcare; ed avendo, come
speravano, rinvenuta socchiusa la porta, che dalla casa menava al
giardino, all'improvviso comparvero in mezzo della stanza del morto.
Se fosse stato il luogo aperto, le donne al comparire di costoro
sarebbero fuggite via porgendo materia alla similitudine di colombe
spaventate, ma chiuse così rannicchiaronsi in un canto e fecero
grappolo a guisa di api, che cacciate dal bugno si rifugiano a fretta
su di un ramo di albero.
— Qual è che ha rapito dalle forche l'impiccato? domandò severo il
Paoli. — Io, rispose a occhi bassi, e con voce velata Lella. — Perchè
lo avete tolto? — Vivo me lo toglieste voi, ed io me lo ripigliai morto
per dargli sepoltura. — Questo toccava al padre, forse, e non a voi.
— Ed io andai a persuaderlo al padre, ma chiuso in Dio, egli non pensa
più ad affetti terreni. — E voi chi siete per togliervi questo carico?
— Io sono... vo' dire doveva essere la moglie di Giovanbrando.
— Avete compagni? riprese il Paoli con un suono più mite.
— No; gli avessi, non ve li direi, e a voi non istà bene domandarmelo.
— Perchè no? Quando il popolo intero fa la legge corre a tutti il
dovere obbedirla; e il pregiudizio che sia infamia a rivelare i
malfattori ha da perire: chi era il vostro compagno dai piedi scalzi?
— Sono io sua nudrice una volta, adesso compagna per servirla. — Fu un
giudizio di quanti la udirono che la nutrice di Lella in tutto il tempo
della sua vita trascorsa non si era arrisicata mai a discorso tanto
lungo, e dicono ancora, che, in quella ch'ebbe a vivere poi, non ci si
attentò più. — Voi per certo ignoravate il bando, che sotto severissima
pena vietava si toccasse il cadavere del giustiziato — riprese a dire
il Paoli volgendosi a Lella con manifesta intenzione di porgerle il
filo alla scusa, ma la fanciulla pronta: — Anzi lo sapeva, — Dunque
sapete che tocca morire anche a voi? — Sarete pietoso a riunire
la sposa col suo sposo come foste spietato a separarli. — Non io,
fanciulla, non io vi separai, ma la legge del popolo, e il suo delitto.
— E questa corda — aggiunse Lella scingendosi il capestro dalla vita.
— Forse credete che io senta gusto a condannare a morte i miei simili?
Potete rimproverarmi di parzialità? Il primo che mettessero a morte
per omicidio non era mio parente? — Oh! nessuno vi contrasta la fama
di spietato. — Sta bene, spietato; ma la mia severità ridusse nè
manco a dieci gli ammazzamenti che una volta sommavano in ogni anno a
mille; ora fate conto se costa più lacrime la mia asprezza o l'altrui
clemenza. La pena bandita contro il rapitore del giustiziato non pose
la legge; che in questo caso potrei compiangervi non già salvarvi;
bensì il governo, e posso rimetterla, e la rimetto. Povera _tinta_! io
vi perdono: onorate il morto col costume patrio... capisco... rispetto
a voi, egli periva in virtù del grande amore che vi portava; solo fate
che venga sepolto prima di giorno nel camposanto della parrocchia.
Così ordinando il Paoli era mosso dal pensiero, che la pietà del
caso della fanciulla poteva per avventura scemare lo abborrimento
al delitto, ed il terrore alla pena; sicchè erano da evitarsi le
peregrinazioni, e le fiorate alla tomba del giustiziato, le quali
quantunque non si potessero vietare affatto, pure nel cimiterio
comune avrebbero mantenuto modo più comportabile. Al Boswell, mancato
ogni pretesto per dimorare più oltre là dentro, toccò uscire dietro
al Paoli; tuttavolta avendo avvertito, come egli assorto ne' suoi
pensieri non lo badasse, si ristette nella strada in aspettativa di
quanto fosse per accadere. — Nè andò guari, che i parenti e gli amici
incominciarono ad accorrere alla casa di Lella Campana a due, a tre,
e a quattro: imperciocchè gli uomini, simili ai ranocchi, finchè dura
il pericolo per ordinario si tuffano sott'acqua rimpiattandosi chiotti
nella belletta: quando poi uno di loro o più improvvido o più animoso
degli altri torna a galla, e dà il segnale altrui che non ci è più da
temere, allora tutti ficcano il capo fuori dello stagno, e chi più
ebbe paura più gracida. Il signor Boswell, osservato come adesso i
parenti lasciassero la porta aperta, credè non commettere indiscretezza
rientrare in casa alla coda di loro; cacciatosi in un cantuccio egli
vide gli uomini anch'essi farsi incontro alla fanciulla, ed uno per
volta abbracciatala disporsi lungo la parete di faccia alle donne
senza però o piangere o favellare. Poichè dopo qualche dimora non
giunse altra persona, le donne una dietro l'altra si mossero pigliando
a circuire la tavola, e intanto che giravano chiamavano pietosamente
il morto, rammentando le virtù poche che possedeva, e le moltissime
che non aveva mai posseduto: di grado in grado, nei moti e nella voce
s'infervorarono così, che le donne parvero menare proprio una ridda
frenetica. Intanto Lella nel mezzo accanto al morto lo guardava con
occhi socchiusi tenendo verso di lui tesa la destra con le dita aperte:
di repente si caccia via dal capo il mandile lasciando giù correre per
le spalle i capelli quasi criniera di polledro; spalanca gli occhi e
ne vibra dintorno le pupille fiammeggianti come spada in mezzo alla
strage.
— Silenzio! dissero gli uomini, cessate il _caracolo_; sta per cantare.
— Attente al vocèro — risposero le donne, e tacquero. Lella con voce
velata, e da prima tremula, tenendo sempre la mano tesa incominciò a
cantare:
— Giovan Brando a che vi state
Là disteso su la _tola_?
Della sposa, che vi chiama
Non sentite la parola?
Via, porgetemi la mano,
Non lasciatemi qui sola.
Di campane e di archibugi
Come levano rumore!
Quanto in chiesa di Sant'Anna
Ci è concorso, ci è splendore!
Su Giovà, che il _cavaliere_
Sta su l'uscio e porge il fiore.[28]
Curciarella[29]! ava' tu gli hai
Su la soglia la _travata_[30],
L'orzo sparso per lo capo
E la rocca _infrisciulata_[31]
Prima vedova son fatta
Che dal prete maritata!
Niuno leva tra i parenti
Per aitarti o mano o voce.
Dietro l'urlo: dàlli! ammazza!
Ti perseguita feroce;
Se _babbìto_[32] ode il tuo nome
Si fa il segno della croce.
Non ritrovi in cielo e in terra
Un rifugio alla tua testa;
Non pai carne battezzata,
Tanto ogni uomo ti calpesta;
Ma da tutti maladetto
La tua sposa anco ti resta.
La tua sposa? Ahimè! dal petto
Lo mio core hanno schiantato;
Rotte l'ale il mio colombo
Giace in terra insanguinato;
Mi rubarono lo sposo,
Mi hanno reso un impiccato.
La fanciulla come spossata si abbandonò con le braccia e con la testa
sul cadavere; dalla scossa convulsa delle spalle soltanto si faceva
manifesta la tremenda agitazione dell'anima; certa vecchia, che aveva
vanto di cantatrice, pigliò da cotesto istante di quiete il destro di
profferire i suoi consigli in questa maniera:
— Deh! consolati figliuola,
Porta in pace il tuo dolore;
Giovan Brando adesso è in cielo
Fra le braccia del Signore.
Fissa gli occhi in questo Cristo,
Che t'insegna a perdonare;
Non por legna sopra il fuoco,
Abbastanza è torbo il mare:
La giustizia non fa patti;
Chi ha tombato ha da pagare.
La fanciulla leva d'un tratto la testa: aveva la bocca contratta e il
guardo truce più che non abbia tigre che si avventi, e fra singulti
rispose alla malavvisata consigliatrice:
— Se alle nozze di Chilina
Vi mandava il boia in dono
Quella corda, che strozzava
Vostro genero Omobono,
O Lucia, mi avreste udito
Se io parlava di perdono?
Chi lo uccise caschi morto
Come bove con la mazza,
Le sue membra messe in brani
E gettate su la piazza.
Oh! potessi con un soffio
Spegner tutta la sua razza
A infocar l'ira di Dio
Non mi bastano gli accenti.
Ma vorrìa vedere in fiamme
Le sue case, e gli suoi armenti,
Le sue vigne e gli oliveti
In balìa dei quattro venti.
Al soffitto ecco ti appendo,
O capestro scellerato;
Gli occhi miei ti hanno abbastanza
Con le lacrime bagnato;
Resta là, finchè io non ti abbia
Dentro il sangue rituffato.
Coi serpenti nei pruneti
Vo' seguir vita e costume,
Purchè in mezzo delle strade
Del tuo sangue corra fiume.
Io lo giuro sopra il corpo
Del mio sole senza lume.
Troppo grande è lo mio danno,
Troppo forte il mio dolore;
Una semplice vendetta
Non contenta lo mio cuore;
Se io sarò troppo crudele
Mi perdoni lo Signore.
Giovan Brando, ava' obbedisci
Alla tomba che ti appella;
Non badar, che la promessa
Ti abbia dato una zitella;
Che per far la tua vendetta
Sta sicuro, basta anch'ella.[33]
Quando tacque, il sudore della morte le imperlava la fronte; traballò
per cadere, ma agguantatasi alla tavola le riuscì mantenersi in piedi;
tacevano tutti col capo basso, le labbra strette, i sopraccigli
aggrondati, finchè riavutasi la fanciulla esclamò: — su gente,
portiamolo al camposanto, poichè così ha ordinato il vostro padrone e
mio.
E come ella disse, eglino fecero; e la povera salma fu portata alla
sepoltura senza lume, senza croce, e senza canto, in silenzio, con
sospetto come i contrabbandieri costumano i frodi; bene incontrarono il
becchino, ma questi stava dietro a scavare un'altra fossa e non ci fu
modo di farlo smettere prima che l'avesse terminata; allora ne cominciò
un'altra accanto; a coloro che lo ricercavano cedesse la prima, rispose
caparbio non potersi fare perchè era stata pagata, e non gli rompessero
il capo, se non volevano che lo rompesse a loro; e in così dire alzava
con tutte e due le mani la zappa. Intanto, consumandosi il tempo ora in
questa, ora in quell'altra cosa, spuntò l'alba, e fu udito il canto del
_Miserere_ accostarsi vie via sempre più al cimitero; — interrogato il
becchino che novità fosse cotesta, rispose: che non ci capiva novità,
essendo un altro morto, il quale veniva a pigliare possesso della sua
ultima casa; in questo modo uno accanto all'altro terranno compagnia.
Come si chiamasse il morto non domandarono; imperciocchè in quel punto
la compagnia sboccò dal canto e videro Serena figliuola del colonnello
Albertini. Le due fanciulle si scorsero, e non avendo lo stiletto
addosso si ricambiarono una occhiata; veramente un colpo di coltello
avrebbe fatto più danno, non però svelato odio maggiore. Il prete
chiese a Serena se avesse desiderato seppellissero altrove il corpo di
suo padre ma ella rispose:
— No; così, stendendo la mano, piglierà pei capelli il suo assassino,
e lo trascinerà al tribunale di Dio.
Lella dal canto suo diceva al becchino: — lasciate la terra accanto
a Giovanbrando vuota fino al muro, che appena basterà per coloro che
hanno da pagare la sua morte.
Il signor Giacomo condottosi fin là per osservare ogni cosa, picchiando
alla disperata sopra la scatola esclamò:
— Che gente! Che gente! A che cosa vanno a pensare invece di porre
mente ai decreti della Provvidenza, la quale ordinò l'assassino
scendesse nella sepoltura prima dello assassinato, e tremare della
giustizia, che fece tenere la pena dietro al delitto come tuono al
baleno.
* * * * *
Pel buio della notte i colli circostanti a Corte si rimandano l'èco
delle conche marine, e paiono scolte che si eccitino mutuamente a
vigilare su la Patria. Quando prima si fu messo un po' di raggio si
videro calare giù da mille sentieri i popoli accorrenti alla consulta
in sembianza di cascatelle di acqua piovana le quali arrivate in mezzo
alla valle si uniscono senza confondersi: però che la confusione delle
genti impedissero le vesti, e le bandiere diverse: rispetto a queste
ogni drappello costumava adoperare i suoi colori, che stavano attaccati
a mo' di fiamma su lo stendale in cui tutti portavano dipinta la
immagine della Immacolata. Veramente muove a ira vedere come gli uomini
non abbiano mai saputo smettere il vezzo di prendere Dio a complice
delle mattie e delle ferocie loro; pure se è lecito invocare il cielo
quando avventiamo le armi omicide, o lo possiamo nelle guerre per la
salute della Patria, o mai. — Dapprima venivano i commissari delle
armi, seguitati dalle compagnie addestrate dai medesimi; portavano il
moschetto a bandoliera, e pistole, e pugnale; la _carchiera_ della
polvere e delle palle davanti, dietro lo zaino; nessuno aveva loro
ammannito le provvisioni, nessuno l'alloggio; nello zaino recavano pane
e cacio, nella zucca vino, e tanto bastava per tempo non lieve: circa
alle stanze, l'erba verde e la fronda di un'elce o di uno olivo era
quanto sapessero desiderare; per loro i locandieri potevano impiccarsi
dalla disperazione alla soglia dello albergo. Certo non presentavano
l'aspetto delle milizie ordinate, pure assai composte procedevano nei
moti, e quello che massimamente importa, sembravano decise a mettere
in isbaraglio anime e corpi. Talune compagnie erano comandate da
frati; altre da preti; fra i primi terribile di aspetto il padre Paolo
Roccaserra, che con la spada in mano rammentava proprio san Paolo quale
stampavano a Venezia nei frontespizii del Testamento nuovo; per amore
di Patria e per prestanza, pari, se non superiori a lui, venivano dopo
i frati Serafino, Venanzio, Sammarco, e Agostino; dei secondi erano
mirabili Domenico Leca vicario di Guagno, anima di ferro in corpo di
ferro, e il prete Mugghione grave e solenne, cui faceva contrasto il
nostro conoscente prete Settembre. Inseparabili in vita, come poi lo
furono in morte, il prete Piscione e il pievano Astolfi. Con quali
argomenti questi preti e questi frati si schermissero dai sacri canoni
non so, e non m'importa sapere; questo altro conosco, e mi piace che
altri conosca, come oltre al Natali vescovo di Tivoli, il quale scrisse
con San Tommaso potersi anzi doversi ammazzare il tiranno, e il padre
Lionardo da Campoloro, che nel suo trattato dei primi rudimenti affermò
martiri i morti per la Patria, il frate Filippo Bernardi addirittura
sostenne degno di assoluzione colui che in qualsivoglia maniera un
nemico spegnesse. Onde non è da maravigliarci se i Côrsi, commettendosi
a loro, fossero certi di rimettersi in buone mani. Oltre cinquanta
frati e preti furono deputati; cinquecento combatterono, terrore dei
Francesi, che alcuni in guerra col ferro, i superstiti in pace con la
corda barbaramente trucidarono; nè ciò bastando ad assicurarli degli
altri, i quali pure erano rimasti all'ombra dei chiostri, mandarono
in Corsica una frotta di frati francesi, affinchè gli educassero alla
servitù, appunto come nella India si servono degli elefanti ammansiti
per pigliare i selvatichi.
[Illustrazione: .... fra i primi terribili di aspetto, il
padre Paolo Roccaserra, che con la spada in mano..... (_pag.
291_)]
Co' frati e co' preti gareggiavano le donne, nè tutte a modo di
gregario, bensì taluna in vista di capitano; e queste furono Rossana
Serpentini, la moglie di Bartolo da Barbaggio già famosa in guerra, la
moglie di Giulio da Pastoreccia, ed altre parecchie, tra le quali degna
d'immortale memoria la nepote del vicario di Guagno onde l'inclito
amico nostro Salvatore Viale con patrio orgoglio cantava:
— Coll'archibugio in mano, e in sen lo stile
Donne vedeansi valorose e ardite
Che abito assunto al par che alma virile
San le maschie emular vergini scite[34].
E prima di lui Ottaviano Savelli con nobilissimo carme latino il quale
recato nel volgare nostro suona così:
— Quanto femmina possa, a prova impara.
Forza ho nel corpo sano e nelle vene
Il patrio sangue, e la virtù nel core,
Nè sola o prima ch'io mi cinga al fianco
La spada, e porti in su la spalla l'arme,
E di sandali cinga il piè veloce:
Emularono molte i gesti aviti,
Adesso teco agli ultimi cimenti
Io mi commetto, e le più ree fortune
Patirò; spirerò l'anima teco,
Tu duca mio, tu padre....[35]
E' pare, non vo' negarlo, che alle donne si addicano studi più miti,
ma le côrse use alle fatiche, nelle quali si travagliavano troppo
più degli uomini, trattarono le armi non per andazzo di tempi, o per
muliebre vanità, bensì, perchè ci si sentivano atte; di vero parecchie
imprese vinsero sole; tutte poi sostennero stupendamente.