Pasquale Paoli, Giuseppe Masseria, il quale come avvocato dei
poveri aveva facile accesso nella cittadella, e nel maschio dove si
custodivano i carcerati, mi fece sapere essere disposto a darmi nelle
mani la città: esitando io di seguitare il trattato per colpa della
fortuna sperimentata nemica in simili avventure, egli per pegno di
fede e per conforto alla impresa mi mandava in ostaggio la moglie con
due suoi figliuoletti: allora, gettato via ogni dubbio mi accostai
con duecento soldati regolari, e un corpo di volontarii co' quali
mi fermai a 10 miglia da Aiaccio nel convento dei Francescani alla
Mezzana; quinci spedii un corpo ad Alata con ordine che occupasse i
conventi dei francescani e dei cappuccini per istornare l'attenzione
dei Genovesi, mentre commetteva al colonnello Buttafuoco, che con molto
maggior punta si accostasse ad Aiaccio, e sentito il tiro del cannone
desse la scalata. Il Masseria per mandare a compimento il disegno si
era confidato nello aiuto di certi banditi côrsi i quali gli mancarono
non per difetto di volontà, bensì perchè la sentinella negò lasciarli
entrare in fortezza; obbligato allora di rimediare alla meglio condusse
seco due preti e il suo figliuolo maggiore, con questi entra nel
maschio, investe con le coltella le guardie, e lo occupa; subito dopo
con l'accetta rompe le porte delle carceri, libera i prigioni, e con
parlare succinto dice loro, che se hanno cara la vita lo sovvengano
nella impresa recandosi a difendere le porte del maschio; quinci ancora
invia un soldato al commissario genovese, affinchè lo ammonisca che
non si attenti movere passo, altrimenti appiccato fuoco alle polveri
manderà sottosopra la terra con quanti ci rifiatano dentro; lui volere
restituire la patria alla libertà; cercasi la chiave della polveriera
al magazziniere, che col ferro alla gola confessa averla confidata
alla moglie, la quale o fedele o maligna se la cava di tasca ed in un
attimo la sbalestra nel mare; non per tanto sbigottisce il Masseria,
che spinto il figliuolo e un prete in cima al maschio per dare il
segno col cannone al Buttafuoco, affinchè tentasse la scalata, resta
coll'altro prete a rompere l'uscio della polveriera. Il figlio Masseria
accosta la miccia al focone, e il colpo non parte; tenta da capo, e
invano; specolato il pezzo lo trova scarico; adesso mentre quei grami,
poveri di consiglio si baloccano lassù, un nugolo di palle sparate
di casa il commissario, ammazza il Masseria, e ferisce il prete. I
prigioni, liberati, vista ogni cosa a rovescio, inviliti disertano la
porta, che viene sforzata dai Genovesi irrompenti. Il Masseria che si
adoperava intorno alla polveriera, la quale, oltre alla estimativa, ai
suoi supremi conati resisteva, ferito a morte casca; nondimanco messo
ai tormenti, incolpò sè e il figliuolo, i preti disse ignari di tutto,
e da lui condotti per diporto lassù; indi a poco moriva. Uomo degno di
memoria nelle storie per l'ardimento, per la fine generosa, e per la
magnanimità sua, dacchè nel mettersi a tanto sbaraglio, niente aveva
chiesto per sè; solo qualche privilegio pei suoi concittadini. Tentai
anco sorprendere il forte di San Pellegrino e non l'ebbi; all'opposto
vi perdei Felice Valentini, soldato di valore e mio parente; la presa
della torre della Paludella non vale il pregio di essere rammentata,
sicchè voi vedete che io non posso in coscienza venire a contesa di
fama col Demetrio _Poliorcete_[25] nè con Ambrogio Spinola _espugnatore
di fortezze_.
[Illustrazione: .... il sig. Giacomo Boswell non ebbe a
meravigliarsi mediocremente al considerare intorno alla
tavola, raccolti di ogni generazione frati e preti; eranvi
parecchi soldati... (_Pag. 251_)]
— Benissimo; ho avvertito nel vostro discorso che avete ragionato di
milizie regolari e di volontarii; a me la fama riferì che di soldati
fermi non conoscevate in questa isola la mala semenza.
— Porgete ascolto; tanto è volere sfondare il cielo con un pugno, che
presumere di vincere le guerre co' volontarii soli: lo ammiraglio di
Coligny lasciò detto amare meglio di condurre mille diavoli che cento
volontarii, ed io consento con lui. Senza disciplina, gente armata
saranno masnadieri, guastatori, tutto quanto vorrete, tranne milizia
atta a vincere battaglie; i volontarii desidero per segnarsi soldati,
da questo in fuori devono pareggiarsi agli altri. Quanto al soldo
sarebbe lodevole poterne fare a meno; Roma per 374 anni non ammise
milizia pagata, allora la introdussero i patrizii per gratificarsi
il popolo, ma i tempi ed i costumi nostri non concedono questo; ho
ordinato due reggimenti a cui assegnai istruttori svizzeri e prussiani,
e questi pago; se i casi persuadono a tenere le altre genti oltre lo
stabilito, retribuisco a ragione di venti soldi per giorno, e ci stanno
volentieri; ma il nostro Achille Murati, che in coscienza di cristiano
si è guadagnato sette volte con le sue imprese il nome di Achille, vi
chiarirà intorno agli ordini delle nostre milizie.
— E' sono ordini semplici, mio caro signore, prese a parlare l'eroe
della Capraia, uomo che al guardo, al naso, alle forme spigliate
rassomigliava all'aquila; da diciotto a sessanta anni ogni Côrso ha
da combattere; dei preti, i curati soli esclusi; dividonsi in due
terzi; ogni terzo va al campo e si ferma otto giorni a spese proprie,
gli altri succedono di mano in mano: si chiamano i più prossimi al
luogo dove si tiene il campo; i rimasti a casa si addestrano; massime
la domenica, e tanto riescono capaci, che Ambrogio, guardia del
generale, non è il solo che con un colpo abbia ammazzato due Genovesi.
In ogni paese stanzia un capitano, in ogni pieve un commissario di
cui lo ufficio consiste nel levare e istruire le reclute; ci sono i
due reggimenti dei quali vi ha parlato il generale, la sua guardia,
quella dei magistrati, e qui finisce; tutti insieme possono sommare
a quarantamila uomini, ma da farci proprio assegnamento sopra, un
venticinquemila.
— E i bagagli, le artiglierie, gli ospedali, le munizioni al bisogno?
— I cannoni, abbiamo quelli presi ai nemici, o pescati in mare dai
legni perduti; circa agli ospedali vi racconterò la risposta data
testè da un Côrso ferito a Barbaggio ad un Francese: _il Côrso muore
volentieri all'aria aperta_. Per ciò che spetta alle munizioni, ogni
uomo porta le sue per una settimana; dove mancassero, la carità patria
supplirebbe a ribocco, e perchè non la crediate jattanza io vo' che
sappiate come gli abitanti del piccolo casale di Altipiani nudrissero
per bene otto giorni tremila uomini ricusando qualunque compenso.
— I bagagli sono guaio per le spedite mosse degli eserciti, osservò il
Paoli; i Romani solevano chiamarli _impedimenta_, ed avevano ragione;
io penso che i bagagli i quali si strascica dietro adesso un esercito
di cinquantamila uomini sarebbero stati di avanzo a tutte le legioni
romane; ma se l'averne troppi reputo guaio, certo mancarne affatto non
giova. Lo stesso dicasi delle artiglierie; qualche pezzo ho ordinato a
Livorno, altri promette allestirne in breve Settecervelli col bronzo
delle campane donate. I nostri preti, signor Giacomo, hanno creduto
che in tempo di guerra per la patria il bronzo glorificasse meglio Dio
ridotto in cannoni che in campane, però ogni chiesa ha donato la sua.
Settecervelli è il nostro Archimede: quando prima fondai la zecca a
Murato ci proposi certo maestro svizzero assai pratico nell'arte, e
Settecervelli lo aiutava per garzone; un bel giorno il male del paese
pigliò lo svizzero, e Settecervelli rimase solo, e nondimeno tanto
per la bontà del suo ingegno istruito, che non pure manda innanzi
la zecca, ma getta artiglierie, fabbrica ordigni di nuova invenzione
che fanno maraviglia a vederli. Quello di cui non so darmi pace è la
mancanza di ospedale e di cerusichi: la risposta del mio compatriotta
ricordata da Achille palesa la costanza côrsa nel soffrire, ma per
la Immacolata, questa costanza non è ragione perchè soffrano, colpa
la povertà nostra, di tante angustie. Ah! che non darei io per essere
ricco; il vostro Shakspeare, signor Giacomo, mise in bocca a certo suo
personaggio queste parole: — mi conierei anco il cuore! — io farei di
più, piglierei moglie....
— Come! aborrireste voi il matrimonio?
— Certo nella condizione in cui mi trovo lo aborro sopra tutte le cose,
dacchè il matrimonio scemi la passione per la patria, o la diverta, e
a me ha da essere moglie la Corsica, figliuoli i Côrsi, pure sposerei
una moglie oltre modo facoltosa per convertire la sua dote in sollievo
dei miseri feriti nelle difese della patria.
— Bene!
— Affinchè divampi il fuoco che arde nel cuore dei Côrsi ricercai gli
spedienti adoperati nei tempi antichi e nei nuovi: piacquemi sopra
tutti quello degli Spartani i quali non accettavano nella legione
il milite se non a patto che presentasse la sua amante, essendosi
attestato dagli storici come queste o per paura di vedere ferito
l'amato compagno, o per smania di vendicarlo morto, combattessero da
leoni: ora tali amori non consentendo i costumi, mi industriai ottenere
il medesimo fine con più diritto amore, epperò composi le compagnie
per quanto potei di parenti e di vicini, trovando giusto il proverbio
che dice mezza parentela la vicinanza. Sto dietro a raccogliere, avendo
perciò spedito lettere circolari ai parroci, i nomi dei morti in guerra
dal 1729 in poi, e questi intendo stampare, e tener fissi dentro una
tavola in ogni chiesa; avranno elogio funebre annuale; degli altri, che
sortiranno non so se io mi abbia a dire grazia o sventura di cadere
combattendo, di ora in avanti ne sarà cavato il ritratto per essere
esposto nella sala del consiglio qui in Corte; i figliuoli di questi
eroi fu statuito che per dieci anni vadano immuni da qualsivoglia
gravezza; ricevano istruzione gratuita; arrivati alla età legale
siedano di pieno diritto nelle consulte, affinchè, dichiara il decreto,
— il sangue degli eroi venga con pubblici onori solennemente distinto.
— Ma con quali leggi vi governate? Non chiamaste Giangiacomo Rousseau
a dettare per voi uno statuto, un codice?
— Invitai Rousseau di riparare in Corsica, mosso da compassione delle
sue sventure, e gli avrei anche concesso di dettare la storia di questo
paese; intendiamoci però la storia epica, quale compose Erodoto, che
parla alla passione del popolo e commovendolo lo migliora, non già
la storia dell'uomo di Stato, che stillata dal cervello si volge al
cervello, e conviene meditare notte tempo, al lume di lucerna, seduti
sopra un gradino di marmo a canto della statua della Patria. Certo,
ingegno, e grande possiede costui, ma bizzarro, inquieto, e presuntuoso
al pari del Voltaire; uno chiama l'altro _povero uomo_, questi quello
_garzone_, e veruno di essi ha torto di disprezzarsi così quando nel
mutuo orgoglio si reputano capaci di dettare leggi co' ghiribizzi
loro ad un popolo che non conoscono. Di rado i letterati intendono di
Stato; in effetto il Macchiavelli passava piuttosto per uomo non senza
lettere, che letterato. Però tutti i governi abbisognano di uomini
periti delle lettere e nelle scienze, decorandoli troppo meglio che le
pompe, e le orerie, di ogni onore degni quando accreditano i reggimenti
benevoli della umanità, vituperevoli quando onestano la tirannide,
e nondimanco luce sempre, comechè in un caso conduca allo scampo, e
nell'altro a perdizione.
— A quanto sembra voi reputate assai il Macchiavello; non so se
sappiate che i Francesi vadano dicendo, che voi lo portate sempre in
tasca.
— Passiamo le grullerie francesi, troppo spesso essi giudicano senza
verità, e senza conoscimento. Non porto in tasca il Macchiavello chè
darebbe incomodo, bensì nella mente dove arreca beneficio; anche il re
Federico di Prussia senza conoscerlo lo sprezza, o piuttosto finge,
e fa, secondo il motto arguto del Voltaire, come colui che sputa
su la vivanda, perchè altri schifato la lasci stare ed egli possa
mangiarsela tutta. Del Macchiavello è somma l'arte di considerare; e
se volge la mente ai suoi tempi, la materia infelice gli somministra
argomento a tristi pensieri, se ai fatti degli antichi ne cava precetti
di ottimo vivere civile. — Questo vi chiarisca; da lui si mette la
religione base principalissima dell'umano consorzio; anzi con forti
raziocinii ed acconcissimi esempi dimostra che venuto meno ogni altro
vincolo, dove questo uno rimanga saldo, basta a salvarlo; all'opposto
Federico nelle lettere al maresciallo Keit ostenta l'ateismo. _Bella
consolazione davvero per un guerriero moribondo sentirsi dire: tra poco
voi non sarete più nulla!_[26] Con tali insegnamenti non si possono
sperare uomini grandi, sopratutto buoni. Dalla setta di Epicuro un
solo uomo degno, la scuola degli stoici ne fu semenzaio. — Il signore
Giuseppe Maria Massesi, cancelliere del governo, vorrà essermi cortese
d'informare l'ospite nostro delle leggi, e del modo di amministrare la
giustizia.
— I Genovesi (così prese a favellare un grave personaggio, che al
sembiante arieggiava un po' il bue, un po' la faina, tipo assai
facile a incontrarsi nella classe dei magistrati), ci lasciarono certi
statuti, i quali contengono ordinamenti generali quanti bastano per
incamminare a fine uniforme lo esercizio della giustizia; comporre
codici a noi non importa, nè giova; questi reputano miglioria, e
sono impedimento; in effetto essi sommano i beni partoriti dai buoni
costumi, e poi si parano come la steccaia in mezzo al fiume, la quale
trattiene il flusso delle acque finchè non arrivino a soperchiarla:
così il codice impedisce la immissione quotidiana e regolare dei
buoni costumi nelle leggi fino al giorno che la discrepanza diventi
massima e ostile. Nè il codice per quanto prolisso tu lo immagini può
comprendere la descrizione dei casi speciali, epperò ad ogni codice
fa coda la faraggine della giurisprudenza; donde avviene, che quanto
sarà più concisa la legge meglio ti troverai; pensate a Dio; con soli
10 comandamenti provvede più che tutti i legislatori con i codici
loro. — Posta la regola, il cuor sincero e la mente retta ti faranno
più giudice che il Baldo ed il Bartolo non saprebbero. Furono fabbrica
di curiali i codici non semplici e non compiti, ma così ammezzati
e difficili, per ridurre la giustizia a mestiere privilegiato. No,
signore, la giustizia entra nel pane quotidiano dell'uomo, ed ognuno
deve sapere allestirla per sè, e ministrarla agli altri. — Ogni paese
elegge annualmente un potestà, e due padri del comune; il potestà
giudica senza appello le liti fino a dieci lire, unito ai padri del
comune fino a trenta, e senza appello: in qualche paese nominano due
podestà, in tale altro eleggono padri del comune fino a dodici. Prima
di entrare in ufficio i magistrati provinciali li confermano; talora il
governo commette ai medesimi le incumbenze dei magistrati provinciali;
non hanno paga. Le cause di merito superiore giudicano essi ancora, ma
le sentenze si possono appellare alla ruota composta di tre giudici:
brevi i giudizii, non graditi gli avvocati, in arbitrio del giudice le
chiusure del processo: le decisioni non si raccolgono, nè si allegano,
chè andiamo persuasi come ogni sentenza motivata da casi speciali non
può estendersi, se non per via di garbugli, ad altri casi non mai pari;
questa è la nostra giustizia civile.
— La quale, salvo il vostro onore, mi sembra un po' parente della
giustizia turca.
— Ditela addirittura sorella, riprese il Paoli, e dubitando offenderci
voi ci avrete lodato: ora ve ne dirò la ragione: educato al foro ho
potuto osservare come nei paesi che si chiamano civili, le sentenze
proferite dai tribunali di prima istanza vengono almeno per la metà
revocate dai superiori; ora se ciò avvenga o perchè siasi fatto errore,
o per causa della contradizione che corre nelle vene dell'uomo, poco
rileva; la cosa sta: — conceduto adesso che anche i Turchi sbagliassero
per metà, avremmo di risparmio gli avvocati, le spese di giustizia,
le disperate lungaggini, e quella turba di giudici mestieranti, che
si abbarbica vera pianta di passione sulla facciata del tempio della
giustizia. Quanto a noi vi so dire che di rado si appellano, e delle
cause appellate, nè manco un quarto se ne baratta; onde vi accorgete,
che non abbiamo punto vaghezza di cercare miglior pane che di grano.
— Questo concerne la giustizia civile, e la criminale come si
amministra ella?
— Eh! rispose il Massesi come se gli fosse andata una lisca per la
gola, vostra signoria capisce che in tempi torbidi, minacciati da
nemici interni ed esterni, la non si può guardare tanto al sottile.
— Esponete liberamente, soggiunse il Paoli, affinchè non accada
che dove non meritiamo lode di bontà non ci neghino anco quella di
schiettezza.
— Or bene, da prima fu conferita alla Ruota la facoltà di giudicare
al criminale, ma poi, crescendo i pericoli, l'ebbe una giunta di
guerra composta di dieci ufficiali, presieduta dal generale; e quando
la setta dei Matra istigata dai Genovesi si sbracciava a mandare
sottosopra l'isola, commisero al Antongiulio Serpentini il potere di
far sangue nella provincia del Verde, e in pari casi la confidarono
anche ad altri ufficiali di armi: di presente può condannare a morte un
tribunale composto di uno del supremo consiglio e di uno dei magistrati
provinciali, referendone però al supremo consiglio per conseguire la
conferma del giudicato. La confisca e la tortura furono mantenute;
prima fucilavano i rei, ora gl'impiccano, e ragione vuole che aggiunga
che tutte queste provvidenze furono prese a mia insinuazione.
— A vostra insinuazione! esclamò il Boswell allontanando spaventato la
seggiola da quella del Massesi, che gli sedeva accanto. Questi crollò
il capo, e sorrise; poi ripigliò:
— Che volete dirmi? Forse questi essere partiti barbari? Lo so meglio
di voi; ma i tempi e gli uomini in mezzo ai quali viviamo non ne
consentono migliori. Il Côrso, che fa caso della sua vita quanto di
un sorso d'acqua, trema al pensiero di lasciare la famiglia nella
indigenza e si astiene dal tradire la patria. Se il terrore della corda
non fosse, bisognerebbe renunziare a sapere la verità; ed avvertite
bene, la conservazione della tortura ci dispensa dall'adoperarla,
imperciocchè il Côrso reputa infamia patirla, e la minaccia di
applicargliela basta perchè confessi. Opinano i filosofi, l'uomo
non possedere diritto ad uccidere l'uomo, ed è vero; però non ad
ucciderlo solo, ma a imprigionarlo altresì, a tribolarlo in qualunque
altra guisa, imperciocchè, leviamo la maschera, distruggerlo in linea
retta, o per via obliqua, egli è tutt'uno. Zitti dunque a potestà,
e dichiariamo che le pene nascono dalla necessità della difesa: chi
afferma, che la pena vendica la offesa non ha discorso; i legislatori
la statuirono affinchè l'esempio trattenga altri da offendere; ora
la fucilazione del colpevole tra noi non otteneva altro scopo che la
vendetta, e questo era barbaro e di poco profitto, non ispaventandosi
punto i Côrsi di tal genere di morte; all'opposto al pensiero di morire
appiccati battono i denti come se il freddo li gelasse nell'ossa.
Tuttavolta avendo avvertito che il nostro boia è mal pratico, e fa
patire troppo i pazienti, io ho inventato un arnese, che non iscemando
il terrore al supplizio ne agevola la esecuzione: datemi ascolto, che
m'ingegnerò darvelo ad intendere con esattezza.
— Ve ne dispenso, ve ne dispenso.
— Spero, disse il Paoli, che vi garberà sapere come in tutta la
Corsica non si trovò chi accettasse il mestiere del boia, e convenisse
pigliarlo fuori: in effetto egli è siciliano.
— Pregiudizii! riprese il Massesi, il boia dovrebbe tenersi in pregio
quanto ogni altro magistrato: per me più ci penso e meno raccapezzo la
ragione dell'odio che gli porta la gente. Sarebbe forse perchè uccide
gli uomini per premio? Ma i giudici non tirano anch'essi salario? Essi
infornano il pane, egli lo cuoce. Prima che il suo capestro strozzi
il colpevole il magistrato lo ha ucciso con la penna. Che giudizio
è questo pigliarsela col sasso, e non con la mano che lo ha tirato?
Anzi se il giudice fa bene, il boia opera meglio; se quegli fa male,
questi non ne ha colpa, essendo uno strumento cieco. Se poi si aborre
perchè ammazza persone che non gli nocquero mai, e a cristiani, e
inabili a difendersi, i soldati che pure reputiamo onoratissimi non
fanno lo stesso? Nè mi si opponga, che questi ammazzano i nemici della
patria, perchè nelle guerre civili da una parte e dall'altra si stimano
tali; e il boia leva dal mondo per ordinario facinorosi che sono il
flagello dell'umanità: e nè anco i soldati uccidono sempre gente che
loro contrastino con le armi alla mano; per lo contrario senza scapito
di onore godono il privilegio di farsi la festa in famiglia. Potrei
aggiungere altre cose, ma queste paionmi sufficienti ad affermare, che
negli Stati civili si avrebbe ad assegnare al boia il posto tra i più
cospicui magistrati.
— Negli stati civili io spero che non occorreranno carnefici, nè
giudici che condannino a morte; ma voi, signor Paoli, come non vi
studiaste con le arti e con le lettere ingentilire i costumi di questi
isolani?
— Padre Mariani, sta a voi rispondere.
— Ed io lo farò, generale, se non con dottrina, certo con piena
convinzione. Distinguo tra arti e lettere; queste, spirituali essendo,
quanto più si perfezionano e allargano tanto meglio sublimano lo
spirito; quelle versandosi sopra cose fisiche io non dirò che lo
disamorino dalle spirituali, bensì lo affezionano oltre il giusto
alle materiali: e questa è la prima ragione per cui io le ho per
sospette. Le arti quando crescono, se non hanno bisogno dei vizii per
alimentarsi, per lo meno vivono di lusso e lo promuovono: ora il lusso
sappiamo per esperienza essere stato il verme roditore degli Stati
più potenti: e questo allego per seconda ragione di curarle poco. La
perfezione delle arti segna il principio della decadenza dei popoli e
il fine della loro virtù; in Italia ne porgono testimonianza i secoli
di Augusto, di Lorenzo dei Medici, di Leone decimo; in Grecia il secolo
di Pericle; in Francia quello di Luigi XIV; degli antichissimi, io
taccio. I popoli o perfetti nella civiltà come pretendono alcuni, o
corrotti dalle morbidezze come sostengo io, diventano sempre conquista
dei barbari: e questa è la terza ragione che mi allontana dal culto
delle arti. Non nego, che troppo più spesso che non si vorrebbe le
lettere apparirono vili, corrompitrici, e venali e ribalde; ma noto,
che a ciò non le spinge necessità, bensì la malattia, da cui non vanno
esenti in questo mondo le cose più sane; mentre le arti si trovano
condotte per bisogno di vita a piaggiare i ghiribizzi dei potenti, e
a soddisfarne le voglie. Per secolo non breve la religione sostenne
le arti, ed in quel tempo a mantenerle in fiore contribuì eziandio il
culto degli uomini grandi: e questa fu per loro la bella stagione;
ma anche in tale periodo per lavorare fecondarono con offesa della
religione la superstizione, e furono complici a propagarla nelle menti
dei mortali; e per una statua di Socrate ne scolpirono trecento a
Demetrio Falereo. Le lettere nocquero alla umanità, ma con la medesima
agevolezza ripararono l'errore; un esempio mi valga a chiarire il mio
concetto. Plinio racconta che Teodoro gettò la statua di Nerone alta
110 piedi, e che un pittore gli dipinse il ritratto dell'altezza di
120 piedi; immaginiamo che lo scultore e il pittore, vergognando delle
opere loro intendessero per ammenda fondere il simulacro di Cristo,
o dipingere la immagine di Bruto con la dimensione della statua e
del ritratto di Nerone, lo potrieno essi? Non lo potrebbero, per lo
più scarsi come sono di facoltà. — Dove all'opposto se un letterato
inciampa, di lieve si raddrizza, e con un quinterno di carta, un po'
d'inchiostro ed una penna, può edificare eterno monumento al suo nome.
— Forse sarà che le arti splendano l'ultimo raggio di un popolo, e
se così è, io come vedete ho buoni motivi per desiderare che venga
tardi, e per ammonire che, venuto, gli si tenga l'occhio addosso
perchè non faccia guasto. D'altronde sarebbe strano che ad un popolo
inetto a cucire scarpe e giubboni avesse a insegnare dipingere quadri:
par quanto poi appartiene a lettere, i Côrsi abbisognano piuttosto
di freno, che di sprone, chè gli stessi Francesi, parchi lodatori
altrui, confessano questa propensione dei nostri ad ogni maniera di
letteratura: nè ciò era sfuggito agli antichi, avendo, fra gli altri
il Grevio, nel suo _Tesoro delle antichità_, dichiarato come — sub
lingua Corsi... cum lacte et mele habent aculeum, ideoque foro nati
sunt[27]. — Ciò sia detto quanto ad eloquenza; rispetto alla poesia voi
non troverete pastore che non legga i nostri sommi poeti, massime il
Tasso, e se vi affermassi che in capo all'anno si vendono più volumi
della _Gerusalemme liberata_ che lunari, voi non potreste appuntarmi di
menzogna. Pressochè tutti qui improvvisano versi, e le donne altresì,
anzi più degli altri le donne, e vi so dire che tremenda cosa sono
i loro _voceri_ sopra i corpi dei congiunti ammazzati. Ma posti da
parte i naturali talenti del popolo, auspice il nostro generale, per
coltivarli in regola abbiamo fondato una università.
— Università? Il signor Bournaby mi consegnò una cassa di libri da
offerire in dono alla scuola di Corte, però di università non mi tenne
parola.