curarmi della sciarrata che ne avrebbe mossa Mariano, gli ho messo sul
groppone un bravo sacco di castagne, e per la via sono bastate crude
per lui, cotte per me.
— E a dormire?
— Dormire due o tre notti su la paglia non fiacca le ossa, nè guasta la
nobiltà.
— Ma chi ha pagato i muli che avete preso a nolo?
— Me l'hanno fidati a credenza senza pegno.
— Manco male pei muli; ma che potevate pure chiedermi danaro per
provvedere alla cena; sudava acqua e sangue nel vedere la imbandigione
che ogni più gramo Côrso sariasi vergognato presentare al suo ospite.
— Quanto a questo non ho colpa, Altobello, vedi; io non ci pativa meno
di te: prima di partire pel Macinaggio lasciai nell'armadio vino, olio,
farina, frutta, _micischia_, _lonzo_, cipolle, insomma da tirare avanti
un mese: durante la mia assenza pare che Mariano, aperto l'uscio con
qualche altra chiave, abbia portato via ogni cosa.
— Anche ladro?
— Ma! lo avrà fatto per pagarsi il nolo del mulo che menai meco
al Macinaggio; mi sono accorta tardi della mancanza, e a venire a
chiederti in pubblico i quattrini per cena non mi ha retto l'animo;
mi è venuto in mente il santo patriarca Abramo, il quale andando pel
monte disse ad Isacco: Dio provvederà, e mi son gettata anch'io nelle
sue braccia, e Dio ha provveduto, come vedi, perchè il signore inglese
non ha voluto cenare e non si è accorto di nulla: quanto a noi altri
mangiare poco o assai torna lo stesso.
— E la gente che ci ha accompagnato le bestie, dove l'avete riposte?
— Non dartene pensiero, l'ho raccomandata al cugino Bastiano, e da lui
accettai il pane e il latte.
— Signore! sclamò Altobello coprendosi la faccia con tutte e due le
mani, o nobile casa di Alando, a che punto ridotta! Ma il fratello
Mariano sa il mio arrivo?
— Lo sa: quando eri fuori egli è comparso qui, voleva ad ogni patto
sciogliere cotesto sciagurato di Giovà, ed io l'ho impedito; allora
ricorse alla violenza, ed io l'ho impedito.
— Tutto questo aggiusteremo con l'aiuto di Dio domani: ora andiamo a
letto.
— Che importa? Fra poco sarà giorno; per dormire un'ora o due, tanto
vale non coricarsi del tutto.
— Mamma mia, sento forte il bisogno di dormire.
— Signore! Stenditi sul pavimento e dormi, perchè.... perchè al mio
figliuolo non posso offrire altro letto.
— Ma non vi ha lasciato Mariano tutto il piano terreno?
— Disse di lasciarmelo, ed anco per pochi giorni me lo lasciò ma poi mi
ritolse ora una stanza per la legna, ora pel grano ora per le castagne,
che son rimasta con la cucina e con la camera da letto; e dubito che
non si rimanga finchè non mi abbia cacciato dentro un sottoscala.
Altobello, dopo avere passeggiato un pezzo di su e di giù per la
stanza, scotendo ad un tratto il capo come uomo deciso, favellò:
— Qui importa vederne il chiaro; prima di tutto, pigliate qua, mamma,
questo è denaro, e spendetelo come conviene all'antica rinomanza della
magnifica nostra casa: adesso accompagnatemi da Mariano.
— Altobello! Altobello! per amore di Dio, non mi far pentire di quello
che ti ho detto.
— Non dubitate, gli occhi di Dio in cielo e quelli della madre in terra
preservano l'uomo dalle male azioni, venite.
[Illustrazione: Come padre dovea pregare, ed ho pregato, come
giudice condanno. (_pag. 201_)]
Francesca Domenica, recatasi la lucerna in mano, precedè rischiarando
il figliuolo al piano superiore: arrivata sul pianerottolo incominciò
a bussare adagio prima, dopo qualche intervallo più forte, ed anco più
forte, fino a tanto che una voce agra non si fece sentire, la quale
domandava chi fosse e che volesse.
— Apri, Mariano, apri, è tuo fratello, il figliuolo di tuo padre, che
dopo dieci anni viene ad abbracciarti.
Si sentì per di dentro brontolare, ma troppo fu potente lo scongiuro,
perchè un Côrso, avesse anco dato l'anima al diavolo, si attentasse
resistervi; subito dopo il rumore di passi pesanti e lo scatenìo di
chiavacci; finalmente si aperse la porta, e comparve la lurida figura
di Mariano. Altobello gli gettò le braccia al collo ed accostò la bocca
alla bocca di lui per baciarlo, ma quegli torse altrove il volto e
profferse l'una e l'altra guancia. Fosse ira o coscienza, Mariano non
rese il bacio, che tra i Côrsi si ha per cosa sacramentale; Altobello
finse di non ci badare, e sospingendo alquanto Mariano entrò in casa.
— Mariano, allora senza perdere tempo gli disse, vi ho da parlare.
— Potevate sciegliere ora meno incomoda, ma non rileva, sto ad
ascoltarvi.
— Accendete il lume....
— Le parole non hanno bisogno di esser vedute...., e poi spero che
finirete presto: in ogni caso basta la lucerna che mamma ha lasciato
sul pianerottolo.
— Lo zio vi manda a salutare caramente voi e la vostra moglie.
— Grazie, rispose Mariano, e dopo lui una voce in falsetto uscita
dall'altra stanza ripetè: grazie.
— Lo zio vi prega accettare certi suoi regaletti...
— Era meglio che mandasse quattrini; e che roba sono questi regali?
— Un bel taglio di panno per voi, un altro di stoffa di seta per la
cognata, e di più una collana di Venezia.
— Meglio quattrini, ma per la verità le mie vesti sono tutte toppe.
— E non reggono più il punto, non reggono più il punto, ripetè la voce
stridula per di dentro.
— Mi ci rivestirò... o non sarà meglio barattarlo in panno côrso, e la
differenza farcela dare in quattrini; che ne dici Lucia?
— Quattrini, quattrini, ripeteva la moglie con lo strido della civetta.
— O se ti parrà che io ne possa fare a meno per qualche altro po'
di tempo, venderemo tutto, panno, seta e collana, e ridurremo in
quattrini.
— Sì.... in quattrini.
Altobello sentì venirsi la nausea al cuore, ebbe un capogiro durante
il quale gli parve che un turbine di monete luminose facesse remolino
dentro la stanza. — Voi ne farete quanto vi piacerà; ma adesso,
Mariano, vi prego dirmi da quando in qua in Corsica, massime in casa
Alando, si ricevono nel modo con che avete fatto, ospiti e fratelli?
Così vi preme la riputazione dei nobili nostri antenati?
— A vero dire, io credo che ai nostri antenati all'ora che suona non
prema più di fama e ne manco d'infamia: ad ogni modo se gliene importa,
ci pensino da loro; quanto a me io so che chi dà pane ai cani degli
altri è abbaiato dai suoi.
— Lasciamo stare il pane, ma almeno un po' di ricovero!
— Anzi, su questo per lo appunto bisogna camminare col piè di piombo:
non bisogna metterci in casa gente che non conosciamo; chi mi assicura
che egli non sia un ladro?...
— Mariano!
— Non v'inquietate; ad ogni modo è meglio vergognarci di avere tenuto
chiusa la porta, che pentirci per averla aperta; e poi, alla meno
trista, co' forestieri sono creanze gettate; costoro ci hanno sempre
fatto del male; i Saracini informino.
— Ma il signor Giacomo Boswell non è mica un Saracino, bensì un
gentiluomo inglese.
— Peggio, mille volte peggio; è un eretico che non crede nel Papa,
mercanzia d'inferno; sento fin di qua il puzzo di zolfo che manda; lo
senti, Lucia, il puzzo di zolfo?
— Puzzo! zolfo! io non sento niente.
— Perchè sei una bestia... una scema, e non apri mai bocca che per
contradire il tuo marito; lo senti o non lo senti il puzzo dello zolfo?
— Zolfo! zolfo! strillò la donna.
— Povera creatura, sospirava Francesca Domenica, costui l'ha fatta
scipidire senza rimedio.
— Me ne rincresce per voi, proseguì Altobello, perchè so che vi aveva
portato di bei regali dal suo paese.
— Circa a questi li faremo benedire, e non recherà stroppio tenerli; ma
lui sarebbe opera buona buttare a terra dalle scale.
— E di lui non parliamo più, ma di me?
— Di voi? Di voi sarebbe stato altra cosa se foste venuto solo; per
una notte, ricovero ve lo avrei dato; e pel figliuolo di mio padre una
fetta di pane e un bicchiere di acqua l'avrebbe avuta di certo.
— Non ci era da appuntellare la casa per timore di ruina.
Mariano fingendo non avere inteso, continuò: ma siete venuto con
un branco di bestie e di cristiani, anzi con un eretico; e come se
fosse poco mi ci avete tratto legato anco Giovanni Brando. O questa,
che novità è stata? Dove non si guadagna, fratello mio, la perdita
è sicura. Se costui commise malefizio, tocca pensarci il bargello:
adesso mi avete messo su le braccia tutti i parenti di Giovà: non
rifiniscono dire che ora si fa buona giustizia; me ne rallegro tanto,
ma se mi tagliano gli olivi, ammazzano le bestie, bruciano le biade,
_accintolano_ i castagni, chi mi rifà il danno? E se mentre vado
attorno per le fiere da qualche macchia mi viene un'archibugiata
nella testa, chi mi ce la cava? La giustizia eh! Continuando a vivere
insieme, voi capirete, Altobello, che voi mi mettete a brutto partito;
onde confido nella vostra compitezza...
— Se temevate davvero che dallo starci sotto il medesimo tetto ve ne
potesse derivare danno, il ripiego ci era prontissimo.
— Quale?
— Andatevene di casa.
— Come! uscire di casa mia?
— E perchè sarei uscito io? per farvi piacere? Questa casa non
appartiene a me come a voi? I campi, i chiosi, le selve non sono mie
come vostre? Quando abbiamo diviso?
— Diviso mai, nè divideremo.
— Dunque, se sopra la mensa comune voi aveste imbandito il frutto della
terra comune, non mi avreste dato nulla del vostro.
— Nulla del mio? Ma che svagellate, Altobello? O non vi rammentate?
— Di che ho a rammentarmi io?
— Del contratto...
— Qual contratto?
— Quello col quale mi avete venduto i vostri beni così mobili che
immobili, semoventi, usi, servitù, comodi diritti, crediti, insomma
tutto, niente escluso, eccettuato di quello che vi spettava sopra la
eredità paterna.
— Io vi ho venduto questo?
— Già, vale a dire il vostro procuratore, prete Stallone, un degno
sacerdote in verità, il quale riscosse il danaro per voi e si prese la
fatica di portarvelo fino a Venezia.
— Fino a Venezia? In verità non me n'era accorto; e mi immagino che ne
avrete le prove.
— E come! Primieramente ho il mio libro di amministrazione, che attesta
avere io sborsato tutta la somma di un tratto, il quale pagamento, a
cagione della scarsità dei quattrini, mi ha messo in piana terra; non
è vero, Lucia?
— Piana terra! Piana terra!
— Lo sentite, lo dice anche Lucia, che non fa altro che contradirmi, e
poi ho la ricevuta.
— Ricevuta di chi? Mia, forse?
— Ella è come se fosse vostra, perchè fu sottoscritta dal prete
Stallone, vostro procuratore, un degno sacerdote...
— Sta bene; per questa volta abbiamo discorso assai, ora tornate a
dormire che dovrete aver sonno.
Mariano non se lo fece dire due volte per evitare di sentirsi chiedere
materasso o paglia, dove i suoi parenti potessero adagiare le membra;
fingendo non ricordarsi che una sola stanza occupava la madre, ed
ignorare ch'era stata ceduta all'ospite, sbatacchiato l'uscio tirò
precipitosamente l'uno su l'altro i chiavacci. Pertanto non recò
piccola maraviglia al suo fratello, quando dopo alcuno spazio di tempo,
si sentì chiamare traverso il buco della chiave.
— Altobello, Altobello.
— Che volete da me?
— Se domani uscirete di casa prima che faccia giorno alto — di che
vi pregherei — in questo caso vi raccomando l'osteria del Violino —
pulita, sapete! e ci si spende poco; costà la gente si leva da letto
prima dell'alba; — voi potreste aprire i bauli e cavarne i regali,
che lo zio ha mandato a me e alla mia Lucia; — pensate che non è roba
vostra, e che il vostro dovere vi obbliga consegnarmeli; se me li
ritenete un minuto più del necessario sarebbe un rubarmeli, capite...
un rubarmeli; sicchè fate ch'io li trovi dopo che sarete andato via.
— Non dubitate, sarà pensiero mio.
— E quelli dello inghilese, saltò su a strillare la scema: anche quelli
dell'inghilese io voglio... li voglio... e che puzzino di zolfo non me
ne importa niente... li voglio... li voglio...
— Altobello, se vi riescirà averli per contentare questa povera donna,
ve ne sarò obbligato; poi verremo a ringraziarvi voi e lui quando
sarete alloggiati alla osteria del Violino.
Altobello, seguitato dalla madre, scese al pianterreno col cuore
chiuso; pareva, ed era troppo più triste che irritato; senza dire
parola stese il suo cappotto per la terra e ci adattò sotto una
valigia per capezzale; piegate di poi le ginocchia si mise a pregare
per la madre, per sè e pel suo sciagurato fratello, affinchè Dio lo
ravvedesse. La madre stette a contemplarlo estatica, poi d'impeto
lo baciò e lo benedisse, esclamando: — Tu sei il figliuolo della mia
consolazione.
— Ma voi, ora che ci penso, dove dormirete, mamma?
— Dormirò seduta — e presa una seggiola l'accostò alla tavola,
accomodandosi meglio che potè; nè stette guari che parvero addormentati
ambedue; però la madre vegliava; ella leva cauta la testa, e poichè dal
sospiro profondo si accerta essere il sonno disceso sopra le palpebre
del figliuolo, si alza piano piano e si mette a giacere traverso la
porta della scala che conduce alle stanze di Mariano... intanto ch'ella
si chinava premendosi con la destra il petto bisbigliava:
— Perchè questo? Capo mio, capo mio, oh! non dirlo a questo mio cuore.
Noi non meriteremo di essere messi in mazzo tra preclari e tra
grandissimi scrittori (come Gualtiero, il marchese, _eccetera_) che
tanto nobilmente dettarono storie dal 1847 in poi, nè manco pel fatto
della verità, se affermassimo che il signor Giacomo Boswell si destasse
con lo entusiasmo col quale si era coricato: anzi, di quanto nella
notte questo gli scemava, di altrettanto gli cresceva l'appetito, onde
fu consiglio buono quello dell'Alando di provvedere in tempo; cibò il
signor Giacomo di tutto largamente e con gusto, tornò all'usanza antica
del prendere tabacco, dondolare la scatola e ripetere: bene, sia che
c'incastrasse, sia che ci stesse come Barabba nel Passio: avvezzo a
vivere fra gente di ogni maniera, e per natura discreto, non essendogli
fatto motto dei parenti, capì che non ne doveva cercare e non ne cercò;
solo gli parve dicevole affrettarsi a consegnare al generale le lettere
a lui confidate dal signor Giacomini, non che le proprie: a questo
scopo uscì di casa accompagnato da Altobello; per via seppero che lo
sciaurato Brando era stato rimesso in braccio ai confortatori, e al
tramontare del sole sarebbe stato giustiziato; i congiunti suoi avere
sporta supplica al generale poichè la corda mutasse in fucilazione, ma
non essere stata accolta; finalmente sboccati dinanzi al palazzo del
Governo videro parecchi capannelli dintorno alle porte, e in mezzo loro
una ventina di uomini a cavallo; questi vestiti di assisa soldatesca
non si potevano dire, tuttavolta portavano abito uniforme di panno
scuro, schioppo e banderuola, sciabola, pistola e stiletto; in capo un
berrettone nero appuntato, con nappa in cima parimente nera; montavano
tutti cavalli côrsi scarsi di altezza e di carne, di pelo la più parte
sauro, però inquieti e di guardatura salvatica; altri sei cavalli più
appariscenti e avvantaggiati stavano in mezzo bardamentati di tutto
punto, ma vuoti; tra questi mirabile uno di razza araba, storno,
con morso e staffe alla turca di argento, la gualdrappa di velluto
chermesino ricamato in oro alla grande.
Naturalmente venne fatto ai nostri personaggi di domandare la causa di
cotesta adunata, e cui appartenessero cotesti cavalli: da principio
non trovarono chi volesse loro rispondere, ma quando dichiararono
uno di essi forestiero e l'altro giunto dopo lunga assenza il
giorno precedente, seppero la cavalcata doveva muoversi a ricevere
l'ambasciatore che il re di Francia mandava al Governo di Corsica;
cotesti cavalli spettare ai comandanti Valentini, Serpentini, Saliceti
ed altri; l'arabo a sua eccellenza il generale; averglielo mandato a
regalare il Bey di Tunisi, perchè il generale impedì saccheggiassero
una sua nave data in secco su la spiaggia di Aleria, e manomettessero
la ciurma; in cotesta occasione essere uscito un bando bellissimo, il
quale in sostanza diceva che l'uomo colpito dalla fortuna non deve più
considerarsi turco, ebreo, anzi nemico, bensì sventurato, e come tale
correre l'obbligo a tutti di confortarlo: in sequela di ciò i naufraghi
affricani, dopo risarcita la nave, ebbero la facoltà di tornarsene a
salvamento in Affrica: non ingrato il Bey, avergli spedito un oratore,
che venuto al cospetto gli disse: il mio signore ti saluta e ti vuol
bene, poi donatogli il cavallo, ed altre robe di valsente, gli fece
profferte grandi per parte sua in ogni emergenza si ritrovasse. — In
questa si udirono parecchie voci, che dissero: eccoli! e la gente in
fretta si ammucchiò curiosa di vedere. Di un tratto con un mediocre
stupore del Boswell uscirono dal palazzo alquanti uomini ottimamente
vestiti di panno scuro, con rovesci al collo e alle mani di velluto
verde, armati come gli altri cavalieri, che rispettosi rimasero a
piedi finchè il Paoli non salì sopra il suo cavallo. Dove non lo
avessero avvertito, a gran pena il Boswell lo avrebbe potuto ravvisare,
imperciocchè adesso gli comparisse davanti coi capelli colti e ripresi
dietro al capo in un nodo, e il cappello a tre punte piumato; vestito
da capo a piedi di velluto verde trapunto in oro su le costure e negli
orli; oltre il consueto doviziosa notò essere la spada che gli pendeva
al fianco; tutto insomma, sembianza, gesti e addobbi, tramandavano un
misto di grandezza e d'impero, per modo che il nostro signor Giacomo,
sbalordito, non sapeva che cosa pensare.
Un tiro di archibugio fuori delle ultime case di Corte la cavalcata
incontrò il cavaliere Valcroissant accompagnato da un ufficiale e
da parecchi suoi famigliari; appena si scorsero, che da una parte
e dall'altra smontarono alternandosi urbane accoglienze secondo che
porgeva l'indole diversa, aggraziate nel francese, sostenute nei côrsi,
che risaliti a cavallo posero in mezzo al generale e al comandante
Achille Murati, con molta cerimonia, l'oratore francese, mutando a
quando a quando fra loro qualche motto senza costrutto. In questo modo
procedendo erano arrivati quasi presso al palazzo, allorchè fu vista
comparire fuori della porta di una casa certa vecchia a capo nudo,
segno nelle femmine côrse della massima costernazione, esprimente nelle
sembianze sconvolte l'estremo dell'angoscia e del terrore; appena vide
gente lasciò cadersi giù di sfascio in ginocchio, e con le mani aperte
e con le grida implorava soccorso:
— Aiuto! per carità, ella esclamava, lo ammazza, lo ammazza, mio marito
ammazza il suo figliuolo.
Il Paoli in un attimo sbalzò da cavallo, il cavaliere Valcroissant
anch'esso, prima di pensare a quello che facesse, si trovò col piede
a terra; gl'imitarono gli altri, e tutti di corsa alla casa dove stava
per commettersi l'atroce misfatto; nè la donna aveva punto alterato il
successo, imperciocchè il Paoli trovò un vecchio infellonito, per tutte
le membra tremante, che ad ora faceva l'atto di accostarsi alla spalla
lo schioppo e spararlo contro un giovane di piacevole aspetto, il quale
ritto accanto alla parete opposta aveva l'aria che non si trattasse di
lui.
— Fa l'atto di contrizione, borbottava fremendo il vecchio, se non vuoi
andare di posta all'inferno.
— Ma, signor padre, sentite la ragione...
— Non vo' sentir nulla, preparati a morire.
Intanto il Paoli, sopraggiunto costà, mirando che il cane dello
schioppo era inarcato, fu cauto con un colpo del braccio voltarne la
canna al soffitto, e al tempo stesso diceva:
— Per Dio santo, Quirico, hai dato l'anima al diavolo, che vuoi
ammazzare il tuo figliuolo?
— Non ci è Cristi che tengano; ha da morire; non l'ho generato io; lo
rinnego per figliuolo; deve morire... e deve morire...
— Pare che l'abbia fatta grossa costui!
— Eh! una cosa da niente; — vedete, dianzi gli ho detto: Vito, l'aria
si carica da levante, avremo presto burrasca; il generale raccoglie
una compagnia di mille giovani, fiore di Côrsi, per combattere questi
prepotentacci di Francesi, che dopo avere finto amicizia per quattro
anni, adesso ci si scuoprono nemici; non istare a gingillarti, procura
essere dei primi a segnarti, perchè i Savelli non sono usi di farsi
aspettare. Ora sapete che mi ha risposto quel figliuolo ribelle? —
Mi ha risposto che chi ne aveva voglia, andasse. Dunque, se non vuoi
difendere la tua patria, vai fuori, carnaccia da ingrassare gli olivi.
E qui faceva prove di liberare lo schioppo di mano al Paoli: questi
però tenendolo stretto si volse al giovane con mal piglio esclamando:
— Dunque vive nella Corsica un vile?
Il giovane, rosso come un focone allora sbraciato, rispose risentito:
— Se ci vive, non sono mica io, sapete, signor generale; ma babbo qui
si arrapina per un filo di paglia, e poi non vuol sentire la ragione:
mettetevi di mezzo, perchè mi ascolti, ascoltatemi voi stesso, e se ho
torto condannatemi. Diavolo! Dove sono uomini, sono modi.
— Questo non si può per giustizia negare, Quirico mio; anco ai banditi
si permette difendersi.
— Così va pei suoi piedi. Voi sapete che in casa eravamo tre fratelli
maschi senza più. Giampaolo rimase ucciso a Furiani, Niccoletto
morì al convento di Bozio, quando accorse a cavarvi dalle brande del
Matra; l'ultimo sono io. Quando babbo mi ha comandato di scrivermi
nella compagnia dei volontari, ho fatto a dire: pare che la disdetta
voglia che i Savelli non abbiano a uscire vivi di battaglia: chiedo
perdono, non deve dirsi disdetta, e veramente chi muore per la patria
vive alla gloria e nello amore dei suoi; però, meno che sotto questo
aspetto dovete convenire, signor generale, per tutti gli altri, o che
l'uomo spiri nel campo o nel letto, quando è morto è morto. Ora ho
fatto a dire, se questo caso mi accade, ecco, lascio qui i miei poveri
vecchi soli, abbandonati negli ultimi giorni della loro vita; chi li
consolerà? chi ne piglierà cura? chi porgerà loro un bicchiere di acqua
se cascano infermi? Però ho fatto a dire: io sono promesso a Chilina
di Marco Aurelio Brandone, e ci dobbiamo sposare a Pentecoste; dunque
sarebbe meglio che prima me la sposassi, ed una volta che la sapessi
incinta, e per parte mia, signor generale, vi prometto che farei
presto, venire senza un pensiero al mondo a menare le mani, perchè
se campo, tanto di guadagnato; se casco, tagliato il ceppo rimane il
pollo, e Chilina resta in casa in luogo di figliuola ai miei poveri
vecchi.
Ora, per Dio santo, domando un po' a voi se qui ci trovate motivo di
saltare su i mazzi, e di _tombare_ un povero figliuolo come un cane?
Il vecchio Quirico, che a mano a mano il figliuolo ragionava si faceva
sereno, alle ultime parole, mentre s'incamminò a depositare lo schioppo
in un canto, disse:
— Come è così, la faccenda muta di aspetto: ma nossignore; nè anco così
va bene, perchè vedi, figliuolo mio, tutti i giorni capita morire di
punta, di catarro, insomma di uno di quei tanti malanni che il diavolo
ci manda; ma l'occasione di morire con una brava palla in testa per la
libertà della patria capita di rado, e mentre t'indugi per le nozze,
potrebbe scappare: sicchè, Vito, fa' a modo di tuo padre, non perdere
tempo a segnarti.
— Ecco, si potrebbe, soggiunse il Paoli, pigliare due colombi ad una
fava: invece di celebrare le nozze a Pentecoste, o chi para di farle
domani? Vito ha promesso (e così dicendo il Paoli batteva sorridendo
la mano su la spalla del giovinotto), che non si farebbe aspettare ad
accertarvi la successione, e lo credo; sicchè tra un mese io mi figuro
che potrebbe essere lesto: ora, per male che vada, prima del giugno non
ci avrebbero ad essere batoste.
— Gua', per un accomodo ci sto; perchè non è una galanteria ammazzare
un figliuolo, ed anco il patriarca Abramo non ci si adattava mica di
buona voglia, sebbene glielo avesse ordinato un angiolo; immaginate
se io, che non aveva ricevuto ordine da persona; però vatti veggendo
se Marco Aurelio se ne accontenta, il quale fuma più di un camino e
gli parrebbe rimanere vituperato se i _mudracchieri_ non andassero a
prendergli la sposa a casa, e non facessero la travata, con tutti gli
altri fastidi d'usanza.
— Ciò non tenga; ditegli che accompagnerò io stesso la sposa alla
parrocchia; e parmi se ne dovrebbe contentare.
— Ma ci credo! È onore troppo grande per lui, ed anco per me.
— Dunque addio, a domani.
— La benedizione di Dio sia su di voi, signor generale, gli augurò la
povera madre, che piangeva e rideva.
— _Amen_, buona donna, e su voi ancora; e tutta la comitiva rimontò in
sella.