fanno come le acque alle quali per poco sgrondo si dia o per un po' di
canale loro si scavi, tu le vedi pigliare tutte quel verso, di fatti
intesi molti altri testimoni, che pure non avevano interesse nè voglia
di attestare il falso, sia che una frazioncella di vero sopprimessero,
o un frammento di meno vero sostituissero, qui un bricciolino
alterando, là il giudizio proprio offerendo come realtà, vennero a
generare nella mente dei giudici e degli astanti la persuasione della
colpa di Grazio! E tanta fu l'ira, che accese di subito quei petti, che
i decemviri avendo ordinato al capitano delle armi andasse per esso,
e senza indugio lo traesse davanti a loro, questi non potè impedire,
che una turba dei più clamorosi agitando schiappe accese di pino gli
si accompagnasse. Trovarono Grazio che dormiva, e a quello che pare
aveva legato l'asino a buona caviglia, imperciocchè non si accorse
di loro prima di avergli intorno al letto urlanti: — Svegliati, cane
rinnegato da Dio, dopo di averne sparso il sangue cristiano, oh! non
ha cuore questo furfante di dormire come un galantuomo? — Grazio,
desto di soprassalto, agguantò lo schioppo che aveva a capo del letto,
non sapendo quello che si facesse, e solo per istinto; cento mani gli
cascarono addosso su le braccia, sul petto, sulle gambe, sicchè non
gli riuscì dare più crollo, e lui invano gridante e scontorcendosi,
con gli occhi strabuzzati, e la bava alla bocca, vestito appena quanto
la decenza desidera, portarono di peso al cospetto dei decemviri. Si
può immaginare il rovescio d'ingiurie, che scoppiarono dalla bocca di
Grazio quando ebbe modo di parlare; ce ne fu per tutti: sacramentò come
un turco, urlò che gli slegassero le mani tanto che potesse agguantare
lo schioppo (il quale insieme con la sua _carchera_ vedeva depositata
sopra la tavola dei giudici), e metteva pegno di sbertirne una dozzina
in meno che si dice il _Credo_. Alle interrogazioni dei giudici se
egli avesse ucciso il colonnello rispondeva, ch'erano matti: ai gridi
del popolo, che lo chiamava assassino, opponeva più sgangherato il
grido: ch'erano tutti briachi. — Insomma e' nacque un garbuglio, una
confusione, un tramestìo da non potere descrivere.
All'improvviso un uomo fattosi largo a furia di spinte arriva affannoso
alla presenza dei giudici; egli era Orso Campana; che a strappi come
uomo cui o la troppa passione o la troppa fatica impedisca il dire,
favellò:
— Ecco, ecco la prova del costui delitto.... Assassino!.... dei meno
sfrontati di te se ne manda in galera.
E gettò sulla tavola una palla di piombo schiacciata insieme ad un
foglio di carta mezzo arso.
— Ch'è questo? dimandò il capo dei decemviri.
— Ch'è? È la palla che ha ammazzato il povero colonnello: l'abbiamo
rinvenuta a piè del muro dove egli rimase ucciso; e questo è lo
stoppaccio, che servì a caricare lo schioppo....
— Io non comprendo, che notizie aggiungano a quanto sappiamo.
— Leggete.... leggete la carta.
Il Decemviro spiegò la carta, e accostato un lume lesse ad alta voce:
— lib.... co.... Romani.... pino la.... a.... quei.... pan... nacci:
— qui il Decemviro interrompendosi interrogò da capo — e questo che
importa?
— È chiaro come il sole; costui ha caricato lo schioppo con la carta
stracciata dal libro di conti di casa sua; non ricordate voi che suo
padre vende legname? Il diavolo insegna a fare le pentole, ma non
insegna a fabbricare i testi.
— È vero, è vero, grida la moltitudine con crescente furore, la
provvidenza lo ha convinto; su via condannatelo; va impiccato subito,
e qui al cospetto del morto.
E come per incanto furono viste alzarsi da terra le forche, un paio
di scale, e intorno ad esse sbracciarsi gente ad ammanire la fune,
e insaponarla. Le quali provvidenze, a cui serbava la mente pacata
lasciavano sospettare che tutta quella faccenda fosse apparecchiata
di lunga mano, e qualcheduno facesse fuoco nell'orcio perchè l'indugio
non pigliasse vizio. Intanto Grazio aveva perso il lume degli occhi, e
diventato del tutto insano per rabbia, con le minaccie e i giuramenti
rendeva pessima la sua causa già cattiva. I giudici titubavano non mica
perchè le prove difettassero, che anzi credevano ce ne fosse d'avanzo,
ma perchè pareva loro cedere all'impeto popolare: l'unica cosa che
li tratteneva dal dare la sentenza era il timore che il generale
rinfacciasse loro averla conceduta allo schiamazzo popolare; però si
conosceva chiaro che avrebbero terminato col mandare su le forche il
Romani, sì perchè lo avevano preso in ira, ed anco perchè dubitavano
non lo impiccasse il popolo senz'altra forma di giudizio.
In questa suprema ansietà la moltitudine dopo le spalle dei Decemviri,
obbedendo ad impulso che veniva da lontano, incominciò a diradarsi
spartendosi a manca e a sinistra, nella guisa che le acque tagliate
fuggono gorgogliando lungo i fianchi del piroscafo che si avanza;
sempre e più sempre slargandosi, per ultimo lasciò il campo ad un nuovo
personaggio, il quale appena comparso venne salutato dal popolo con le
voci: — Viva il generale! viva il Paoli!
Il signor Giacomo tutt'occhi fissò l'uomo, e lo vide alto, complesso,
di faccia larga e accesa, senza pelo alcuno, di sopracciglia grosse e
aggrondate, lo sguardo feroce, portava un berettone nero fino sugli
occhi, e di sotto a quello scaturivano alcune ciocche di capelli di
color fulvo; il suo vestire era la gamarra di panno côrso cinta alla
vita con la _carchera_ donde pendevano sciabola, pistole e pugnale;
nelle mani stringeva il moschetto; notabili i calzari composti di
strisce di pelle di cignale concie con la polvere di mirto. Egli si
fece innanzi con passo sicuro, mentre un cane gigantesco gli teneva
il muso quasi appoggiato alle gambe; senza rispondere, senza salutare
si locò in mezzo ai Decemviri; le turbe sì clamorose poco anzi, adesso
tacevano, sicchè si udiva il fiotto della Restonica quantunque scarsa
di acque; egli con voce chiara parlò:
— Degni di libertà veramente voi? Meritevoli proprio del plauso della
Europa i Côrsi, che impongono le sentenze ai giudici come in Algeri le
bastonate agli schiavi?
Serena, che fino a quel punto non aveva trovato occasione di far
sentire la sua voce, si gittò in ginocchio a capo del cadavere di suo
padre, e con le braccia levate prese ad esclamare:
— Vendetta, signor generale! vendetta!
Il Paoli le vibrò un'occhiata terribile e rispose:
— Qui non siamo per fare la vendetta di un uomo, bensì la giustizia del
paese; rimovete di qua cotesto morto; potete deporlo nella cappella là
dirimpetto.
— Nessuno lo tocchi; nessuno; non deve starsi separato da me.
— E voi andate con esso, e pregate per l'anima sua; questo si addice
meglio a fanciulla e a figliuola: vostro padre adesso si raccomanda più
al perdono di Dio, che alla vendetta degli uomini.
Intanto quattro uomini presero la barella dove giaceva il cadavere
dell'Albertini, e Serena affisse gli occhi a terra forse nel concetto
del marinaio che getta le àncore, perchè la nave non venga strappata
dalla spiaggia da qualche raffica di vento: però non rimase a lungo
in cotesto proponimento, che a mano a mano si allontanava la bara
la faccia sua si sollevò, si piegò alla parte dond'essa scompariva,
e quando stette per passare la soglia della cappella, e uscirle
affatto dagli occhi, la pietà vinse l'odio nel cuore della mestissima
fanciulla, la quale con un sospiro quinci levossi, e si recò a tenere
compagnia al morto padre ed a pregare per lui. Allora in mezzo al
solenne silenzio che tuttavia durava, fu udita una voce che parve
straniera, la quale esclamò: — Bene, bene, benissimo; — e subito dopo
uno strepito di cosa percossa. Il signor Boswell non aveva potuto
frenarsi dal manifestare la propria approvazione con la solita formula
e col solito picchio sopra la scatola; nè ciò sfuggi al Paoli, che
sottilissimo indagatore era, e dardeggiò uno sguardo dalla parte donde
vennero il rumore e la voce, senonchè restando il signor Giacomo al
buio potè sottrarsi alla curiosità del generale. A quanto parve, il
Paoli aveva raccolto per via qualche notizia del caso, imperciocchè
volse addirittura queste parole a Grazio:
— Orsù, Grazio, confessa la verità,
— Anche voi?... rispose il giovane.
— Io possiedo argomenti terribili per cavare la verità di bocca
agli ostinati; potrei adoperare teco la tortura; non voglio, ti ho
conosciuto sempre manesco, è vero, pure schietto; confessa, dopo il
peccato, Dio ha fatto la penitenza per tornare in grazia sua.
Il giovane alle parole prime del Paoli si contorceva come se avesse il
diavolo in corpo; ci fu un momento, che sembrò non potersi più tenere
da tagliare le parole del generale: ma a grado a grado che questi
procedeva, rimase tocco dal tono di voce che di severa si fece blanda e
oratoria; onde il poveretto diede all'ultimo in uno scoppio di pianto.
— Anche voi mi condannate? e sì che una volta mi volevate bene: quando
vi accompagnai in Aiaccio co' miei compagni a suono di violini per
far vedere a Genova che soggezione ci pigliavamo de' suoi soldati,
mi picchiaste su la spalla, e mi diceste: Bravo Grazio — voleste che
bevessi un sorso di vino alla vostra zucca... e ora... anche voi date
addosso all'innocente...
— Dio lo volesse! E se sta come affermi, Grazio, ti supplico a porgermi
modo di chiarirti innocente; perchè, vedi, l'ufficio di giudice è
quello che mi pesa di più, la esperienza insegnando che l'assassino col
coltello mena strage di un uomo, ma il giudice con la legge ammazza la
umanità. Dà retta; avevi, o no, nimicizia col colonnello Albertini?
— No. — Ma non venisti ieri a contesa con lui? — No; egli fu che
venne a lite con me. — Ciò non rileva; e la cagione? — Avendo egli
restaurata la casa, noi gli fornimmo il legname, che ricevuto da lui
senza eccezione mise in opera; avendo bisogno del saldo dei conti pei
fatti nostri, ieri capitatomi davanti gli dissi: Signor colonnello,
a vostro comodo vi pregherei del resto del mio avere. Il colonnello
rispose: Prima di saldarlo bisogna aggiustarci, perchè non trovai tutto
il legname di qualità perfetta.
Allora saltai su, e senza barbazzale soggiunsi: Mi maraviglio di voi
che mettiate in campo questi amminicoli; il legno avete ricevuto e
adoperato senza richiamo, e furono nostri patti qualità andante e
non perfetta. Il colonnello si fece rosso come un gambero fritto e mi
buttò in faccia: Chetati, villano; io di rimando: Se io sia più o meno
villano di voi la faremo giudicare, ma che voi siate un prepotente la
è cosa sicura. Qui il colonnello levò la mazza gridando: t'insegnerò
io come in Austria si mettono i briganti pari tuoi a partito; ed io
cavato fuori il coltello urlai più di lui: Ed io vi ricorderò con qual
moneta in Corsica si barattino le bastonate. Il colonnello pare si
persuadesse che quanto aveva imparato al servizio dello imperatore non
era buon'aria insegnare quaggiù; egli abbassò il bastone, ed io riposi
il coltello in tasca; se altre parole ci corressero e quali, non so
dirvi, ma può darsi benissimo che ce ne siano state; tuttavolta non me
ne rammento, perchè dalla rapina in quel punto non vedeva lume. — E se
ti avesse percosso gliel'avresti tirata la coltellata? — Per Dio santo!
come bere un uovo. — Stamane sei uscito di casa con lo schioppo? — Già,
come gli altri giorni per andarmene al bosco a vigilare i lavoratori;
ma ecco lì lo schioppo, è sempre carico; anzi a capo di questa strada
avendo incontrato il povero colonnello, e non mi sentendo più stizza
in corpo, l'ho salutato; egli, un po' brusco per dire la verità, mi
ha risposto; Addio, Grazio. — Dove ti hanno preso? — A letto mentre
dormiva; da quando in qua, signor generale, i Côrsi si fanno pigliare
come una volpe malata dentro il covo? — Cotesto è il tuo schioppo? —
Sì. — Ne hai altri? — No. — Sai leggere? — E scrivere e procedere da
galantuomo quanto ogni altro Côrso, che ama la libertà. — Leggi questo
straccio di foglio e dimmi quello che te ne paia. — Dico che questo
carattere è mio, e il foglio fa parte del libro dei conti che tiene
nella camera da letto mio padre. — Gli è strano! mormorò il Paoli,
e si mise a sedere appoggiando il capo alla mano come per meditare:
allora comparve accanto al suo viso un muso enorme di cane, che volto
in su incominciò a guaire quasi volesse raccomandargli pietosamente
qualche sua istanza. Il popolo, visto il caso, ad una voce prese a
dire: — Ora sì che scopriremo l'assassino; Nasone ne ha bisbigliato
il nome nell'orecchio al Generale; Nasone sa tutto; se poi dalla parte
di Cristo o dalla parte del diavolo chiariremo più tardi. — Come dalla
parte del diavolo? rispose un altro; o non fu a frate Damiano, che per
ispirazione divina fu rilevata la scienza del cane Nasone? — E poi,
intervenne un terzo, il Generale avrebbe bisogno del cane Nasone per
indovinare le cose occulte? Il Signore non ha fatto anco lui degno di
un tanto dono? — Il signor Giacomo udendo siffatti discorsi tanto non
si potè tenere, che non domandasse al suo vicino: — Dunque voi reputate
il vostro Generale anche profeta? — E come! — E avete avuto molte prove
del suo profetare? — Tante, signore, ed il Côrso, a cui volgeva il
discorso, agguantò dei suoi folti capelli quanti gliene capivano nella
mano e mostratili al Boswell soggiunse: — Più che questi capelli non
sono, e poi state attento, e vi scaponirete.
Intanto il Paoli, poichè ebbe meditato un pezzo, si levò in piedi da
capo, e voltosi ad uno dei presenti gli disse:
— Santo, va a bottega, e portami le tue bilancie.
In questa un vocione aggiunse: — Santo, prima dimmi, dacchè nessun ci
sente, se le vanno giuste le tue bilancie.
— Minuto Grosso, se San Michele mi proponesse barattarle con le sue
senza giunta, non accetterei.
— Sarà, ma Dio mi guardi di essere pesato sopra di quelle nel giorno
del giudizio.
— Silenzio! interruppe il Paoli; Minuto Grosso, qui si tratta della
vita di un uomo, e non ci entrano arguzie: ma forse senza intenzione
hai dato nel segno; va da Gieppicone lo speziale e ordinagli da parte
mia, che venga qua anche lui con le sue bilancie.
Lo speziale arrivò al punto stesso del merciaiuolo, e depositarono
entrambi le loro bilancie sopra la tavola; il Paoli, per natura e per
necessità accostumato a notare ogni cosa quantunque piccola, osservò
nel merciaiuolo certa smorfia di malcontento, onde piacevolmente gli
disse:
— Santo, ti giuro in onore che se fossi venuto in bottega tua a
comprare seta o cotone, non avrei desiderato dalla tua in fuori altra
bilancia, ma adesso si tratta pesare la vita di un uomo, però non
t'impermalire se sto sul malfidato, e voglio il riscontro. — Dunque,
recandosi in mano la palla schiacciata rinvenuta da Orso Campana,
soggiunse: questa è la palla che ammazzò il colonnello!
— Almeno così si crede.
Allora il Generale pesò, e riscontrò, e: Mirate, signori, riprese a
dire, questa è la palla di oncia. Grazio, di' su, oltre questo hai
schioppi in casa? — In camera a Babbo ce ne ha da essere un altro,
ma vecchio e rugginoso: questo è l'unico mio. — Lo prese, lo esaminò
attentamente all'acciarino, poi alla bocca, vi introdusse un dito
per tentare se fosse lordo di polvere bruciata, e al punto medesimo
misurare il calibro; indi soggiunse: Grazio, cotesta _carchera_ è
la tua? — Sì. — Ci hai palle grosse? — Sì. — Il Generale l'aperse, e
cavatene parecchie palle con molta diligenza le provò alla imboccatura
della canna, poi le pesò, e rinvenutele poco più di mezza oncia favellò
risoluto: — Questo schioppo non ha ucciso l'Albertini; e poi voltosi al
comandante delle armi: — Signor Serpentini, sia vostra cura di condurre
senza indugio dinanzi al tribunale Orso Campana, e Telesforo Romani
padre di Grazio; nella casa di quest'ultimo staggirete il suo libro di
conti, e lo porterete con esso voi. Usate diligenza. — Signor Generale,
Babbo giace infermo di dolori da più di un mese. — Signor Serpentini,
pigliate la mia bussola, copritelo, fasciatelo, venga a pezzi, ma
venga.
Il padre di Grazio dormendo in certa stanza posta sull'orto dietro
la casa, non aveva udito il tafferuglio quando menarono via il
figliuolo, e le donne assistenti non si erano attentate dirglielo
per paura che peggiorasse; onde come rimanesse sbigottito allo
annunzio dello accaduto può immaginarselo ogni uomo; pianse, smaniò,
strappandosi i capelli esclamò che il suo figliuolo era innocente,
averglielo calunniato, volerne la morte i suoi nemici, con altre più
cose, che non importa riferire; pure il Serpentini arrivò alla fine a
fargli intendere la ragione, e allora Telesforo, cessate le smanie,
si buttò giù dal letto per correre così come si trovava in camicia
alla difesa del figliuolo, senonchè il Serpentini, e meglio i dolori
lo trattennero: rimessolo a letto e incamuffatolo fino agli occhi
lo trasportarono al cospetto del Tribunale. Qui stava sul punto di
rinnovare i piagnistei, quando il Generale gli disse: — Telesforo,
cessate di smaniarvi, attendete a rispondermi, e vi rendo il figliuolo;
sciogliete Grazio; siete contento così? Via, su da bravo, calmatevi
e rispondete. — È questo il vostro libro dei conti! — È. — Ci avete
strappato voi tre fogli? — Ci sono dei fogli strappati? Non ne sapeva
nulla, fanno sei giorni, ch'io non l'ho preso in mano. — Chi maneggia
questo libro? — Io e Grazio. — Nessun altro? — Nessuno. — Pensateci
bene; può nessun altro averci messo le mani sopra? — Aspettate....
sicuro, che ci hanno messo le mani degli altri.... voglio dire un
altro.... Orso Campana.
I presenti tanto non si poterono frenare, che non prorompessero in voci
di ammirazione, mentre il volto del Paoli pareva che prorompesse luce:
or bene, questi disse, raccontateci pianamente in qual modo il libro
capitò nelle mani di Orso Campana.
— Oh! l'è faccenda facile; Orso ieri l'altro, che fu l'ascensione di
nostro Signore, venne a visitarmi e mi parlò della mia infermità, del
figliuolo, e di altre novelle, per ultimo disse: Telesforo, io credo di
avere un debito con voi. — L'è poca cosa, il saldo di un conto vecchio,
non vale il pregio di ragionarne. — Anzi sì, vo' vedere quanto devo
e pagarlo; perchè vi faccio sapere che ho pensato restaurare tutta la
casa. — Voi opererete da pari vostro, perchè le case dei nostri padri
non si devono trasandare, e la vostra casca a pezzi. — Molto più che
il colonnello Albertini ha rimesso a nuovo la sua, e non vo' di faccia
al paese apparire da meno di costui. — Benone, chè i Campana non sono
da meno degli Albertini. — Di certo, ma però io non intendo aprire
conto nuovo se prima non pago il vecchio. — Fate come volete; il libro
dei conti è là sulla scrivania; da un lato troverete appuntato il
legname che riceveste, dall'altra gli acconti che pagaste, tirate la
somma, fate il diffalco, e quello che resta è il vostro debito. Orso si
assettò alla scrivania, e terminato il calcolo me lo mostrò, affinchè
vedessi se stava a dovere. — Va d'incanto; voi mi dovete ventiquattro
lire, sei soldi, e otto. — E me le pagò, rimise il libro al posto, e
dopo essersi trattenuto qualche altro po' di tempo meco, prese commiato
augurandomi la pronta guarigione della mia infermità.
— Se non abbiamo scoperto un reo abbiamo però riconosciuto un
innocente, e tanto basta per ringraziarne Dio. Grazio, fatti in qua; tu
sei un cattivo mercante e diventeresti un ottimo soldato: a trafficare
ci vuole pazienza, e tu l'hai troppa corta; bisogna sapere contare e
tu sai menare le mani più con lo schioppo, che con la penna: vuoi tu
entrare nelle mie guardie?
— Magari! se me ne credete degno, e se Babbo se ne contenta.
[Illustrazione: ... si fece innanzi con passo sicuro, mentre
un cane gigantesco gli teneva il muso quasi appoggiato alle
gambe.... (_pag. 187_)]
E poichè il vecchio incominciava a guaire come se intendesse cosa
grandemente molesta, il Generale stringendo le ciglia soggiunse:
— Telesforo, voi siete stato a un pelo di raccattare la messe che
seminaste: sopportate in pace l'affanno col quale il Signore ha voluto
punire la negligenza con la quale avete educato il vostro figliuolo; la
riga non è mai troppa, dice il proverbio; voi lo dimenticaste, ed egli
vi si è fatto rammentare da sè. Lasciatemi Grazio, io ve lo renderò
corretto: in ogni sinistro pensate che la educazione vostra fu lì lì
per metterlo su la forca; la educazione mia può condurlo alla morte,
ma a quella morte per cui nè padre, nè patria credono avere perduto
un figliuolo o un cittadino, perchè chi muore per la libertà vive
eterno nella memoria degli uomini e nella benedizione di Dio. Voi altri
poi, disse favellando più acerbo alle turbe, imparate ad astenervi da
mettere su le bilancie della giustizia il peso delle vostre passioni.
Per colpa vostra stette a un pelo che non s'impiccasse un innocente
stasera. Ogni volta che un innocente è condannato, il cielo trema,
chè si rammenta la morte di Gesù redentore nostro: meglio io vi dico
provare la fame e la peste, che l'ira di Dio accesa per la strage
dell'innocente. Adesso tutto è finito.
— Domando scusa, disse Altobello facendosi innanzi, ma io credo che
appena abbiate incominciato.
— Qual siete voi? interrogò il Paoli squadrandolo così di traverso,
però che quel volto non gli arrivasse novo, e la voce gli paresse
straniera.
— Io sono Altobello di Alando, e penso potervi consegnare l'assassino
del signor colonnello Albertini.
Serena avvertita dello inopinato mutamento dei casi lasciò la cappella,
perocchè arrivando giusto in quel punto che Altobello favellava coteste
parole, corse verso di lui, gli pose una mano sopra la spalla, e
sbarratigli gli occhi fissi nei suoi parlò:
— Straniero, se dici il vero.... io ti dovrò.... io ti dovrò.... non
aver perduto il bene dell'intelletto.
Altobello da cotesti sguardi arditi si sentì come ferito; declinata
la faccia rispose: — non sono straniero, e non mentisco mai; con
buona vostra licenza, signor Generale, permettete che il comandante
Serpentini mi accompagni con alquanti uomini suoi.
Giovan Brando venne tratto al cospetto dei giudici: lo spavento, e
la rabbia che in cotesto punto lo possedevano sarebbero bastati a
renderlo pauroso, ma imbrattato com'era di catrame, più che altro aveva
sembianza di demonio, per la qual cosa molti rifuggirono accalcandosi
sopra i vicini, le donne si fecero il segno della croce, talune si
copersero il viso col grembiale; i ragazzi strillarono. Altobello nel
consegnare Giovan Brando in mano ai magistrati espose minutamente
quando e come era giunto a fermarlo; la sua testimonianza venne
confermata dal signor Giacomo, e dagli altri della loro compagnia,
eccetto Francesca Domenica; che pregò il figliuolo a non metterla
nel bertovello, dacchè di lei potevano fare a meno. Interrogato il
prigioniero chi fosse, e ostinatosi a tacere, gli lavarono la faccia a
più riprese coll'olio, poi con acqua e sapone, e così i presenti ebbero
comodità di riconoscerlo. — È Giovan Brando, si udì ripetere da tutte
le parti, Giovan Brando, Dio lo perdoni.
Il Generale avendo preso a interrogarlo, nè per lusinga nè per minaccia
trovò maniera di venire a capo di farlo rispondere. Tentate e ritentate
le preghiere, ormai deliberava co' colleghi se gl'indizi raccolti
formassero quella prova incompleta è vero, bensì assai prossima
alla convinzione per cui potesse senza taccia di barbarie ricorrere
allo esperimento della tortura, quando tornati gli uomini spediti
dal comandante Serpentini sopra le traccie del Campana, riferirono
nonostante le sottili indagini non lo avere rinvenuto in casa nè fuori:
solo affermavano alcuni averlo visto passare a cavallo fuggendo via
come se cento diavoli lo cacciassero: Matteo da Casamaccioli aggiungeva
che Orso chiamatolo a sè lo aveva pregato si conducesse fino a casa
sua a rassicurare le donne, e dir loro che fatto fagotto andassero a
trovarlo alla Bastia: del rimanente non si prendessero travaglio, e chi
era in ballo ballasse.
Un lieve suono, che parve grugnito, uscì, suo malgrado, dalle labbra
compresse di Giovan Brando, e il Generale pratico a maneggiare coteste
nature côrse fu pronto a reggere quel capo per isvolgere la matassa.
— Sicchè, Giovan Brando, voi lo vedete di per voi stesso, il
vostro complice vi abbandona; dirò di più, vi schernisce dopochè,
approfittandosi della vostra semplicità, vi ha spinto al delitto.
Il Generale metteva fuoco alla polvere, ma non ci era bisogno nè meno
di tanto; nè lo ignorava già egli: di fatti Giovan Brando si morse per
furore due o tre volte le mani legate, strabuzzò gli occhi pieni di
sangue, digrignava i denti, sicchè pareva che li volesse stritolare;
per ultimo con rotti accenti così palesò l'animo suo.
— Volete sapere chi abbia ammazzato il colonnello Albertini?
— Ah! così non lo sapessi....
— E v'importa anco sapere come e perchè? State a sentire, che in poche
parole vi levo di tedio.