sul prato davanti la chiesa; tostochè mi vede egli mi si fa dappresso,
e mi dice: Buon dì e buon anno; come va la salute, cugina? — Eh!
piaccia a Dio quando va male la vada sempre così. — Che nuove abbiamo
dei parenti? — Di quali parenti? — Di quelli di Venezia. — Ne vivo in
pensiero, perchè come saremo a Santa Giulia, correranno due mesi che
non ricevo lettera di loro. — Non vi confondete, cugina, accertatevi,
che stanno per arrivare. — Santa Vergine, che cosa mi dite! e verranno
tutti e due, cognato e figliuolo? — Se tutti e due, non saprei, ma
uno di certo e sarà Altobello. — Generale, non mi tacete nulla, ve ne
supplico; capite... io sono madre. — Capisco tutto, epperò vi paleso
che tra pochi giorni il vostro figliuolo arriverà al Macinaggio su la
mezza galera del capitano Franceschi, almeno così spero: ma subito dopo
ripigliandosi ha soggiunto: — No, ne son sicuro. — L'ho ringraziato, e
tornando a casa pareva una rondine: credo avere cantato per via, sicchè
se la gente non mi ha creduta matta sarà stato un miracolo; spazzai la
camera, mutai le lenziola di sul letto, misi in sesto ogni cosa, e poi
badandomi bene d'intorno, affinchè nessuno mi frastornasse, sono venuta
ad incontrarti.
Altobello la prese per mano, e glie la baciò due volte, — e quindi a
breve soggiunse: — Però cotesto annunzio del generale mi riesce strano.
— Non fartene meraviglia, figliuolo, perchè il generale fu beneficato
da Dio col dono della profezia, e te ne accorgerai.
Il ragionamento tra la madre e figliuolo venne interrotto da uno
scoppio di archibugio, anzi Altobello sentì persino quel sibilo che
manifesta il passaggio della palla: subito dopo in lontananza urli e
pianti disperati.
— Ho paura sia successo qualche disgrazia, osservò Altobello alla
madre. — Ne dubito anch'io, questa rispose, e proseguì in silenzio.
Non erano andati guari, che fu udito per la macchia uno stormire come
di cignale che rompendo le roste si faccia via traverso alla foresta:
soprastettero sospettosi, intanto lo strepito più e più sempre si
appressava; ad un tratto proruppe fuori della macchia un uomo di cui i
gesti, per quanto lasciassero vedere le ombre della sera, palesavano
il terrore; con le mani faceva l'atto di aprirsi le frasche davanti
al passo, e il capo teneva volto sulla spalla manca, qual è colui
che tema di vedersi inseguito. Nè badando, e nè credendo d'incontrare
molestia per cotesta via, venne ad urtare con violenza nel petto di
Altobello che allargate le braccia lo recinse a mezza vita prima che
costui se ne accorgesse. L'effetto, che prima percosse il fuggitivo,
fu la paura, a giudicarne dallo strido straziante che cacciò fuori;
ma subito dopo prevalse l'amore della salvezza, dacchè incominciò a
dare crolli da schiantare un pino. Altobello, quanto egli si sforzava
svincolarsi, tanto intendeva con supremi conati a tenerlo stretto.
Il signor Giacomo, studioso della libertà del cittadino, pensava se
fosse lecito per mera suspizione privare, come Altobello aveva fatto,
un uomo dell'esercizio delle sue facoltà; e intanto che discuteva la
cosa stavasene a cavallo al mulo e non lo sovveniva. Dopo parecchie
scosse riuscì allo sconosciuto sprigionare il braccio destro, che in un
attimo cacciò nella tasca delle brache, e lo ritrasse armato di stile:
già lo teneva levato per conficcarlo nelle spalle ad Altobello, quando
Francesca Domenica, che alta era e gagliarda, con ambedue le mani gli
attenagliò il polso, e costringendolo a piegare, tale vi impresse un
morso, che lo sciagurato, sentendosi a lacerare carne e muscoli, con
doloroso guaito lasciò cadere lo stiletto. Non per questo meno egli
tentava scappare con ogni modo, e Altobello affannoso gridava: — Una
fune, una fune! levate la cavezza ad un mulo.
Il signor Giacomo appena ebbe ombra, che lo sconosciuto avesse cavato
lo stile, non istette più a tentennare; ma anche egli si precipitava
alla riscossa, se nonchè si trovò prevenuto dalla madre; e nondimeno
il suo intervento fu utilissimo perchè appena sentì chiedere la fune,
frugatosi in tasca fra un arsenale di arnesi rinvenne una matassa di
cordicella; con essa adoperandovisi egli medesimo, legarono l'uomo,
che grugniva maledizioni e bestemmie. Mentre lo legavano, Altobello non
senza un po' di stizza, disse al Boswell: — Veramente potevate venire
prima a darmi una mano.
— Bene, rispose l'inglese, ma io stava perplesso a considerare se non
essendo magistrato, e per semplice sospetto, poteva io privare della
libertà un cittadino.
— E come va, che adesso lo legate con tanto garbo, che salvo vostro
onore parrebbe non vi giungesse nuovo il mestiere?
— Oh! tra un cittadino che va per fatti suoi, ed uno che ha tentato
ammazzare il suo prossimo, corre divario; e questo senza scrupolo lego.
Circa agli elogi di vostra signoria circa il mio modo di legare, io
opino che quando l'uomo si mette a fare qualche cosa deve studiarsi di
farla meglio che può.
Così proseguirono fin presso la casa paterna di Altobello allorchè
questi sentì all'improvviso scivolarsi su la mano qualche cosa di
liscio e viscoso, ond'è, che trasalendo esclamò: — Che diavolo mi
capita di nuovo adesso? — Allora si fece sentire un brontolìo, il
quale quantunque in favella dalla nostra diversa, pure assai chiaro
esprimeva: smemorato! tu mi avevi già messo in dimenticanza, ed io anco
al buio ti ho riconosciuto.
— O Leone, rispose Altobello, e tese le braccia al cane e il cane le
zampe a lui, sicchè si abbracciarono nelle regole, e si baciarono come
vecchi amici.
Intanto erano giunti a piè della porta, e Francesca Domenica a tastoni
trovò la chiave depositata dentro una fessura del muro; l'aperse, e a
tastoni mise la mano su l'acciarino e l'esca, che innanzi di partire
insieme alla lanterna lasciava in luogo destro. Appena acceso il
lume gli occhi di tutti si appuntarono nella faccia del prigioniero;
sinistra ella doveva essere sempre, ora poi tutta impiastricciata di
catrame metteva spavento. Altobello non seppe ravvisarlo, e la madre
sua, per molto studio ci mettesse, nè meno: interrogato chi fosse,
torse gli occhi in atto di rabbia e di minaccia, mandò un grugnito.
Il signor Giacomo, intanto che dava una mano a levare le valigie dalle
groppe ai muli, proponeva:
— Io direi, salvo la vostra approvazione, di mettere questo sciagurato
in luogo sicuro — intendo nelle mani del magistrato.
— Potrebbe per ora non essere il luogo più sicuro, rispose Altobello.
— Bene; allora in altro modo; e mentre la signora vostra madre e
quest'altra gente danno sesto alle robe, noi andarcene un po' a
scoprire marina; e poi sentite.... fattosegli accosto gli bisbigliò
dentro gli orecchi — importa che nessuno esca di casa prima del nostro
ritorno.
Altobello spinse il prigioniero dentro il celliere, di cui chiuse
diligentemente le imposte, rallentò un poco la legatura delle mani di
lui; chiuse del pari la porta della stanza per di fuori; raccomandò
sottovoce alla madre non lasciasse uscire le donne nè il ragazzo; per
ultimo prese il braccio del Boswell in atto di condurlo fuori.
— Adagio, questi disse, e voltosi a Francesca Domenica, dopo avere
frugato nel consueto arsenale delle sue tasche, continuò: signora
mia, non ci ha persona al mondo, almeno spero, sempre però salvo
vostro onore, e quello del vostro signor figlio, che mi superi nella
osservanza nel quinto precetto del Decalogo; ma si danno casi nei quali
senza peccato possiamo tenergli per non iscritti; quali essi possano
essere a me non importa chiarire adesso; però mi pare bene lasciarvi
qui un arnese che possa farvi approfittare della eccezione — e trasse
fuori una pistola — la sorella tengo per me.
— Non ve ne private: ho il fatto mio; e la donna andò nella sua camera
tornando subito dopo con lo schioppo, la _carchera_ e il pugnale, che
col rosario facevano a cotesti tempi compagnia ad ogni Côrso, e sovente
alle donne loro fuori di casa; sempre ai Cristi côrsi in casa.
— Bene; scusate, e si avviò dietro ad Altobello.
Nel passare davanti la finestra del celliere questi favellò
piacevolmente al signor Giacomo: — Voi avevate avvertito alle difese
interne, a me spetta provvedere all'esterne. Leone, qui — il cane gli
era dietro ai calcagni — Leone, cùcciati qua; prima del mio ritorno non
ti movere.
Il cane come gli fu comandato fece.
Forse di dieci minuti potevano essere partiti, e Francesca Domenica
si stillava il cervello ad apparecchiare cena senza avere bisogno di
mandare persona fuori di casa, e con le donne e il ragazzo faceva un
gran tramestare di su e di giù, quando dal celliere uscì una voce che
chiamava:
— Francedomè! Francedomè!
— Che vuoi?
— Ohimè! mi sento trangusciato. Portatemi da bere.
Stette la donna alquanto sospesa; il cuore le si rimescolò perchè le
parve riconoscere codesta voce pure, animosa com'era, aperse la porta,
e col lume in una mano e una ciotola d'acqua nell'altra entrando disse:
— Te', bevi.
— Francedomè, dopo bevuto riprese il prigioniero, la corda mi sega i
polsi: allentatemela tanto che non mi faccia soffrire.
— Offrilo al Signore in isconto dei tuoi peccati.
— Sono innocente come Cristo.
— Meglio per te; ha patito tanto egli, puoi patire un tantino anche
tu...
— Ma voi, Francedomè, volete mandarmi alla morte...
— Perchè? Oh! non siete innocente?
— Cugina! non mi riconoscete?
— Zitto là; non riconosco nessuno.
— Sono Giovà Brando figliuolo della cugina carnale del fratello di
vostro cognato; capite, carne vostra; cugino vero in terza, all'usanza;
vi basterà il cuore di mettermi in mano al boia, ne'? e la vergogna del
parentado?...
— Zitto là, ti dico.
— E i rimproveri del cognato e dei cugini? — e la vendetta?... sì, per
Dio, la vendetta... di casa Alando non rimarrà pietra sopra pietra;
arsi gli uliveti, ammazzate le bestie...
— Che chiasso è questo in casa mia?...
[Illustrazione: ... Francesca Domenica, con ambedue le mani
gli attanagliò il polso, e tale v'impresse un morso, che lo
sciagurato lasciò cadere lo stiletto. (_pag. 173_)]
Questa voce singolarissima, come quella che avendo incominciato
in tuono basso terminava in falsetto, mosse da un personaggio
soppraggiunto, di cui vale il pregio disegnare la figura; grasso il
viso ma frollo, del colore del lardo invietito, la barba come cavolo,
verde; capelli e peli spelazzati, rari e quasi venuti a lite fra loro;
gli occhi tondi in fuori e nelle pupille nerissimi, se non che stando
immobili gli partecipavano l'aria stupida dei tacchini; in capo portava
una berretta di cuoio logora e bisunta; piuttosto che vestito pareva
imballato a forza dentro un farsetto di ciambellotto di un certo colore
che non si poteva affermare in buona coscienza colore; forse fu giallo
in origine ritinto in verde, ma qua il sole lo aveva sbiadito, là
qualche acido alterato, in altra parte qualche grasso unto; insomma
era un problema tintorio; gli occhielli stavano lì lì per iscoppiare,
intanto che le flosce membra a festoni gli scappavano di sotto e di
sopra l'abbottonatura; dalle maniche corte uscivano certe manacce,
fatte ad uso di mestole da bucatai; la pancia in isconcia guisa
appuntata, le calze giù bracaloni, e i piedi immani resi più turpi
da ciabattaccie lacere donde sbucavano più che mezzi fuori. Costui a
prima giunta moveva a risa, perchè su cotesta faccia primeggiavano i
segni della melensaggine, ma subito dopo ti rabbrividivano gli altri
della frode, della viltà e della ferocia senza compassione. Questi era
Mariano fratello dello avvenente Altobello, nè la santa castità della
madre apriva adito al sospetto che fosse illegittimo: ghiribizzi della
natura!
— Cugino Mariano, Dio vi manda per riparare qualche casaccio; voi
vedete come mi hanno concio vostro fratello, e un cane di forestiere,
che egli ha menato quaggiù.
— Mio fratello! da quando è arrivato? Faceva meglio a stare a Venezia.
Che cosa è venuto a fare? Mamma! ve lo ha detto che sia venuto a fare?
— È venuto a fare quello che non puoi, nè vuoi far tu, a travagliarsi
in pro' della patria.
— Misericordia! quanti bauli! E come pesi! sarebbe diventato ricco?
— Di suo non ce n'è che uno! gli altri appartengono all'ospite.
— Cugino Mario, per Dio santo, mi volete slegare ne'? Innocente come
Cristo?
— Chetatevi là; mi gira altro pel capo adesso: ed ove albergherà
l'ospite?
— Dove l'albergherebbe Altobello se non in casa sua?
— Casa sua? Dove ha casa Altobello?
— Oh! questa non è sua?
— È mia! È mia! Tutta mia. La sua parte se l'è mangiata.
— Davvero? Da quando in qua!
— Eh! faranno cinque anni come arriveremo a San Martino.
— Mi giunge nuova; io non ne aveva saputo nulla prima di adesso.
— E da quando in qua importa che le donne sappiano tutte le faccende di
casa? Voi altre siete adattate a conservare i segreti come i panieri il
vino.
— Non monta, l'ospiterai tu; sosterrai tu l'onore di casa.
— Io? Che razza di onore gli è questo farsi mangiare il suo da gente
che non si conosce?
— Sta quieto: farò io la spesa.
— Voi? per la Immacolata! Ne avete dunque moneta? Lo aveva sempre
sospettato io; già le buone massaie governando la casa trovano sempre
la maniera di mettere qualche cosa da parte: sentite una cosa, mamma,
voi fareste carità fiorita a darli a me quei vostri quattrini.... già
infine di conto sono miei perchè gli avete guadagnati col marito.
— Perchè non dici dirittura rubati?
— Dio mi liberi; via dateli a me; voi che state su la fossa potete
piangere il morto; considerate le spese quotidiane, i raccolti scarsi,
gli aggravi per questa maledettissima guerra.
Francesca Domenica, femmina avvistata molto, al primo comparire del
figliuolo presagì che non l'avrebbe cavata netta; però, ingegnandosi
di allungare il colloquio finchè tornasse Altobello, toccò questo altro
tasto.
— La libertà, come preziosissima, se costa cara non ha da dolere.
— La libertà? che importa a me questa libertà? Mi pota gli olivi?
Raccatta ella le mie castagne? La libertà se non consiste nel fare
quanto ci piace, massime non pagare nulla, per me non so capire
che sia. Dicono che i Francesi abbiano bandito di farci franchi da
qualunque gravezza se ci sottomettiamo a loro; dove volete trovare
libertà migliore di questa?
— Mariano, non mi volete dar retta, per Dio santo? Anche voi vi
accordate a tradire il vostro cugino Giovà Brando? Bada che i Brando si
rassomigliano al carbone, tingono e scottano.
— _Guelfo non son, nè Ghibellin mi appello; Chi mi dà da mangiar, tengo
da quello:_ questo si chiama ragionare.
— O che ci guadagnate a farmi impiccare come un cane? Nulla; anzi
correte rischio di ritrovarvi anche voi compreso nella vendetta, che di
traverso va fino al terzo grado... e voi sarete nel primo.
— Per me questi Paoli mi paiono una manica di avari che vogliono
campare alle spalle degli altri, e mettere in serbo le entrate....
— Mentre se mi mandate libero, il _chioso_ della Padulella, che fa
corpo col vostro _procoio_, delle Lungagnole....
— Oè! scusate, Giovà, se non vi ho atteso.... la Padulella dunque.
— Che fa corpo al vostro _procoio_ io ve la regalo; voglio dire:
prometto vendervela al prezzo che mi avete offerto, e, capite bene?
torna lo stesso, che donarvela.
— Passata la festa si leva l'alloro: chi mi assicura che manterrete
sciolto la promessa fatta mentre eravate legato?
— Voi mi potrete sempre accusare di avere _tombato_.... non è così....
di avermi preso con le armi alla mano la notte, che ammazzarono il
colonnello Albertini....
— O povero colonnello! che ti aveva fatto quel degno galantuomo,
scellerato?
— Francesca Domenica, io sono innocente come Cristo.
— Sentite, Giovà, se volete che vi sciolga, bisogna che mi confessiate
alla libera di avere ammazzato il colonnello Albertini; allora sì che
mi mettete la caparra in mano, e di voi io mi potrò fidare.
— Be'; tagliate le corde.
— Lo avete tombato o non lo avete tombato?
— Io l'ho tombato, e non l'ho tombato: tagliate le corde.
— Niente. Sì o no? Su bello e tondo....
— Sì l'ho tombato, taglia.
— Sia ringraziato Dio! esclamò Mariano.
— Madonna della Vasina benedetta! che bestemmi, figliuolo.
— Eh! voi vedete la cosa dalla parte del morto, e vi pare bestemmia;
io, che la miro di qua dalla parte della Padulella mi sembra
un'_alleluja_.
Mariano preso un coltello si avvia a liberare Giovanni Brando, se non
che gli si oppose risoluta la madre ordinandogli di non muovere passo:
egli procurando tirarla in disparte strilla con la sua voce agrodolce:
— In casa mia son padrone io, e non ci voglio brighe.
— Aspetta tanto che torni Altobello e vi consiglierete.
— Mi trovo forse ancora nei pupilli io? È mio tutore Altobello? Largo,
mamma, largo.
— Non ti muovere per quanto hai cara la grazia mia. Altobello me l'ha
consegnato, e a lui mi tocca renderlo.
— Orsù, dacchè non fanno frutto le buone....
— Le cattive non gioveranno, gridò con voce spaventevole Francesca
Domenica, e dato di piglio al moschetto lo spianò contro Mariano
aggiungendo: — chi ti ha fatto ti può disfare.
Mariano stralunato per la paura, con le braccia levate correva via
tutto di un pezzo come se nelle gambe non avesse giunture intantochè
un po' in basso, un po' in falsetto, strillava: — lo schioppo.... lo
schioppo alla vita del figliuolo.
— Ipocrita! e tu perchè hai messo la madre a repentaglio di farsi
rispettare con le armi alla mano?
* * * * *
Altobello e Boswell, tenendo dietro alla gente che traeva concitata
verso un medesimo luogo, arrivarono alla montata del castello dove
si parò innanzi a loro un molto fiero spettacolo. Gli accorsi e gli
accorrenti giunti a pena smettevano ogni clamore facendo più spesso
il cerchio che circondava un uomo morto. Qualcheduno reggeva torcie
di resina, la più parte schiappe di pino, onde gli oggetti e gli
uomini apparivano rischiarati da luce, che potremmo dire sanguigna;
ancora, se ne eccettui alcuni, come taciturni, così restavano immobili;
adoperandoci forza di spalla e di gomiti il Boswell e Altobello
riuscirono a mettersi nelle prime file, e videro una fanciulla
meravigliosamente bella, alta di persona, co' capelli neri giù per le
spalle, pallida come se di marmo, gli occhi un po' sbalestrati; sovente
le palpebre le si chiudevano e le si aprivano per tremito convulso,
sicchè pareva mandassero faville come spade incioccate fra loro; anco
le labbra ad ora ad ora le sussultavano: si conosceva espresso che un
uragano di passioni molinava in codesta povera anima; e nondimanco il
supremo sforzo della volontà impediva loro prorompere. Ella era intenta
a prestare gli ultimi uffici al morto; alcune donne ministrandole con
acqua tepida e vino ella li lavò la faccia sordidata nella caduta;
gli occhi li chiuse e la bocca; tolta via ogni traccia di sangue dalla
persona gli fasciò la ferita, immane ferita che nel petto gli fracassò
alcune costole, e riuscendo dietro le spalle in mezzo le scapole gli
aveva sbrizzato le vertebre della spina; all'ultimo gli pose fra le
mani un crocifisso, un guanciale ripieno di paglia sotto il capo, in
capo il suo cappello gallonato: non vincibile miscuglio nella natura
côrsa di religione e di vanità. Ciò fatto si lasciò andare prostesa
sopra la faccia del morto e parve piangesse, ma non si sarebbe potuto
affermare, imperciocchè di tratto in tratto lei dimostravano viva
soltanto i brividi della persona; pure di repente assorse più feroce
che mai.
— Ora vendetta, ella urlò; voi altri miei parenti più prossimi mettete
mio padre su cotesta barella; recatevela sopra le spalle e seguitemi:
voi altri amici con le torce accompagnateci.
E corse via; tutti gli altri dietro; eccetto lo strepito dei passi
accelerati non si udiva altro rumore, ma la fanciulla fermatasi ad ogni
capo di strada ripeteva il grido: — vendetta! vendetta! — La gente
traeva ai balconi, e vedendo quel cadavere portato a furia, la corsa
turbinosa di coloro che recavano le torcie, e la donna di cui i capelli
ventilati le fischiavano di dietro le spalle come serpenti, gemevano
— Ohimè! qualche flagello ci è sopra. — Gli uomini volevano uscire,
e le donne, madri o mogli, si provavano a trattenerli; ma era niente;
che essi con modi più o meno acerbi si sbarazzavano da loro, ed alla
sinistra associazione si aggiungevano.
La fanciulla, ch'era figliuola all'ammazzato e si chiamava Serena,
mentre andava sì che pareva che volasse, sentì con maraviglia grande
tanto rasente a lei lo strepito di altre pedate, che giudicò lo
inseguente dovesse porre il piede giusto nell'ombra dond'ella lo
cavava; si volse senza intermettere la corsa, e si riconobbe a lato
Orso Campana, nemico mortale del padre suo; si fermò, lo ghermì per il
collo e gli disse:
— Sei venuto a pascere gli occhi nella morte di mio padre? Tu morrai.
— Serena figliuola mia, lasciatemi; io fui emulo di vostro padre;
egli contro me si adoperò duramente, io contra lui; ma la sua morte
fu angoscia, e, comechè per causa diversa dalla vostra, pure mi preme
quanto a voi, ch'ei sia vendicato.
— Prega il tuo Dio di non mentire, rispose Serena; e gli levò le mani
dal collo.
— La emulazione è necessaria nelle repubbliche, e diversifica
dall'odio. Non pianse Cesare quando gli mostrarono il capo di Pompeo?
— Forse pianse di piacere. Sii sincero; veramente.... veramente non è
adattato il luogo, pure anche la bara del padre ammazzato può offrire
l'altare dove si giurino fede due anime riconciliate davvero.
— Lo vedrai.
La consulta del 1762 aveva conferito facoltà di far sangue ad una
giunta di dieci uomini presieduta dal generale, e poichè stanziavano
in Corte, ed erano noti a tutti, riuscì facile a Serena condurre la
processione alle case loro: colà bussando in modo da far sentire i
morti, con immensi urli gridavano: — fuori, signori dieci! fuori!
venite a far vendetta. — I decemviri, i quali per essere l'ora anco
presta si trovavano levati, scesero in fretta sulla strada presagendo
guai; e solleciti per quanto stava in loro di prevenirli. Venuti in
mezzo alla moltitudine rimasero travolti come dalla piena del fiume,
che gli menò davanti la casa Albertini, dove allestiti, in meno che
non si dice, tavola, lumi, e scanni, crocifisso pei giuramenti, e
arnesi a scrivere necessari, fecero assettare i decemviri; la barella
col cadavere del colonnello deposero ai piedi della tavola, e poi con
un tal piglio, che in sembianza di prego era comando, gli assembrati
dissero: — sentenziate!
— Il presidente manca.
— Non importa: prima di dare la sentenza sarà tornato, battete il ferro
adesso ch'è caldo.
— Chi accusa?
— Io, risposero ad un punto Serena ed Orso Campana.
— Il delitto pur troppo è manifesto, ma chi il colpevole?
— Sentite, uomini prudenti, soggiunse Orso: io fui emulo antico di
questo valoroso soldato di cui vista davanti il cadavere; però dopo i
suoi congiunti, ai quali corre l'obbligo di procacciarne la vendetta,
importa a me, che si scopra il reo e si punisca a fine che il sospetto
maligno non si posi sopra di me. Ora pertanto ricercando sono venuto
in chiaro, che nella mattina d'ieri in quella d'ier l'altro, salvo,
il colonnello ebbe la malavventura di accapigliarsi con Grazio Romani,
giovine che ha le mani più pronte della lingua, quantunque anco questa
abbia prontissima; dicono che il colonnello alzata la mazza gliela
desse sul capo, e Grazio tratto il coltello giurasse ammazzarlo e lo
faceva se altri non lo avesse tenuto: però nello andarsene lo minacciò
che mettesse in sesto le faccende dell'anima perchè aveva la morte in
tasca; ed altre più fiere parole adoperò tutte rivelatrici l'animo
suo deliberato ad ammazzarlo: stamane per tempo fu visto uscire di
casa collo schioppo, nelle prime ore della sera aggirarsi intorno alla
casa dello infelice colonnello: tutti questi indizii a parere mio sono
sufficienti, non dico già a condannare Grazio Romani, Dio mi liberi,
ma almeno a ricercarlo sottilmente intorno all'atroce caso non ha guari
accaduto.