gli fu risposto che la pietra _catochite_ era una pietra come vedeva,
cuba e ferrigna, glutinosa a modo di pania, di cui avrebbe incontrato
copia a Origlia sotto la torre di Seneca: correre antica credenza
che, attaccata sotto il ginocchio sinistro, partecipasse in quale
la portasse la virtù di non si straccare mai. Il signor Boswell si
strinse nelle spalle, e prese tabacco.[19] Frate Bernardino così
ordinò la cavalcata: tre muli carichi di una valigia per uno (chè
l'angustia delle strade non permetteva ingombro maggiore) precedevano
col mozzo, seguitavano le due donne; sul mulo più grosso a quando
a quando sarebbero saliti Francesca Domenica, o Altobello, e per la
piana ambedue. Per ultimo il signor Giacomo sul mulo di casa Alando,
coperto di un bel manto vermiglio da disgradarne un cardinale. Padre
Bernardino, reiterati tre o quattro volte i saluti, andò pei fatti
suoi; gli altri, compresi il Côrso, proprietario delle bestie, e la
genovese consorte, gli accompagnarono un pezzo, poi dopo mille augurî
di buon viaggio tornarono addietro.
La sottile massaia genovese rientrando in casa non ebbe poco a
maravigliarsi vedendo in mezzo della stanza padre Casacconi seduto
sopra un sacco, il quale, appena ebbe scorta la donna, si rizzò in
piedi e le disse: — Ecco qua, Caterina, il Signore vi ha provveduto,
questo è un buon sacco di grano, ch'egli vi manda, e questi scudi per
le spese dei vostri figliuoli: ringraziate dunque Dio, e pensate che
quando si rende servizio alla libertà, sempre di là, e più spesso che
non si crede di qua, se ne riceve mercede.
— Potrei sapere chi mi ha mandato questa carità?...
— I've l'ho detto; Dio. Non vi basta? E sì che la curiosità perse la
prima donna, e da cotesta ora in poi avreste potuto emendarvene.
— Eh! padre mio, non era per questo, bensì per pregare Dio in pro' del
nostro benefattore.
— Il nome non fa nulla; pregate sempre. Dio lo ha veduto, non abbisogna
di certo che voi gli diciate chi sia.
Il viaggio dei nostri pellegrini era per Tomino, donde per la valle
di Luri, traversato il Capo Côrso, intendevano ridursi al Pino, o a
Beretali. Mentre passo passo s'incamminavano alla prima stazione, il
signor Giacomo incominciò a dire:
— Capisco ancora io, signor Alando, che ai tempi della cavalleria si
tributava alle femmine riverenza eccessiva, e sto per dire che scemata
di una buona metà se ne sarebbe appagato anco Dio; ma i Côrsi poi mi
pare, che trattino le donne come se non fossero madri o mogli di loro.
— Io penso che v'inganniate, perchè è difficile, che tra noi un Côrso
vizii una fanciulla e poi la pianti.
— Bene; ma avverto che ciò potrebbe accadere piuttosto in grazia della
paura pei parenti, che del rispetto alla donna.
— E non vi sembra carità grande quel collettarci che costuma fra noi
per fare la dote alle fanciulle povere? Non reputerete amore quel
coltivare _gratis et amore Dei_ i campi della vedova e della orfana?
— Carità e fiorita, non rispetto; per ordinario la donna lavora, e il
marito fuma; ospitando gente la donna non siede, bensì serve a tavola;
ella va scalza, l'uomo calzato; ella sempre a piedi, e per giunta col
fascio della legna in capo, l'uomo dietro a cavallo; che più? entrando
in una casa al Macinaggio ho veduto una grama femmina girare la mola
per macinare il grano.
[Illustrazione: .... aperto pienamente l'uscio, fu potuto
vedere una donna di sembianze severe, assettata sopra un letto
di paglia, in grembo della quale dormiva Alando. (_pag. 153_)]
— Questo ho sentito dire, che trae origine dalle inimicizie, flagello
antico del paese, imperciocchè l'uomo dovesse poggiare in alto per
iscoprire gli agguati camminando con la barba sulla spalla, e la mano
su l'archibugio.
— Benissimo; ma com'entra questa scusa col macinare il grano in casa?
— Perchè l'interno della casa è reame esclusivo della femmina.
— Bene; anzi male. Bello impero davvero quello dove il re è condannato
alla parte di schiavo! Mio giovane amico, soffrite che io vi ammonisca,
che chi tutto vuol difendere per ordinario non discolpa nulla. La
nemica mortale dell'ammenda è la prosunzione: ora lo stato in che senza
rimorso o vergogna mantenete la donna fra voi, mi dà la misura giusta
della barbarie nella quale vivono gli uomini.
E tacquero, finchè non furono a Tomino; qui giunti, mentre passavano
davanti la chiesa, al signor Giacomo venne fatto vedere nella
nicchia, a destra di cui mira la facciata, una bomba di ferro, onde
piacevolmente interrogò:
— Gli è un santo côrso cotesto?
— No, è un predicatore, che ci hanno mandato i Genovesi, rispose
un Côrso che in cotesto punto passava, il quale dì e notte come dal
pulpito bandisce, che dai forestieri non ci dobbiamo aspettare miglior
bene di quello. — Però i Genovesi non giunsero mai ad espugnare
Tomino; e gli uomini di questo paese traendo alla chiesa, nel vedere
la bomba, ne cavano argomento di supplicare con tutta l'anima Dio, che
alla occasione non ci faccia peggiori dei nostri padri. Se vi piace
scendere, vedrete il Tabernacolo, meraviglia della Corsica, sto per
dire del mondo.
Scesero tutti, ed entrarono nella Sagrestia, dove sta esposto il
modello di legno assai bene architettato, e condotto con fino lavorio,
pure non tale da meritarsi codesta lode smodata; senonchè la guida
aggiunse: — Prima era tutto di argento, donato alla chiesa da un
Filippi arricchito in America, a cui costò un milione e mezzo di
lire; prima di disfare il Tabernacolo di argento ne cavammo questo
modello per memoria dell'opera, non del dono; avrete forse sentito a
dire o sentirete da qualcheduno che noi Tominesi repugnando dal dare
il nostro Tabernacolo al generale Paoli pei bisogni della patria, lo
sottraessimo mettendolo sotto terra; non gli date retta; fummo proprio
noi che glielo andammo a profferire, come offrimmo a Roma il magnifico
ostensorio di argento del peso giusto di un rubbo, e il Papa in
beneficenza ci promise quattro scudi romani all'anno!
— O pelo o pelle con Roma bisogna lasciarci, pensò il signor Giacomo;
nè anco l'uno per cento senza contare la fattura: la Curia romana è
donna, ma non ebbe mai bisogno di curatore: poi a voce alta chiese:
avete detto promesso; per avventura non li pagarono mai?
— No, signore, li pagarono per pochi anni; in seguito le disdette della
chiesa non permisero retribuire più oltre questo piccolo censo.
— Ahimè! si direbbe, che la vigna del Signore sia peggio trattata di
quella dell'empio; colà sempre grandine, sempre tempesta.
Altobello, pauroso che il colloquio pigliasse piega spiacevole per
la madre sua piuttosto pinzochera che devota, unica macchia fra tanto
splendore, alzando il dito accennò:
— Vedete cotesta torre là? noi altri la chiamiamo la torre di Seneca,
e tutto questo distretto ha nome da Seneca.
— Se questo fu il luogo della relegazione di Seneca, certo non si
riconoscerebbe per la orribile descrizione ch'egli ne fa nella epistola
ad Elvia sua madre, ma il tedio dell'esilio glielo avrà fatto comparire
più tristo, e da quel tempo in poi voglio credere, che la natura e la
industria lo abbiano reso più bello.
— Poi oltre la torre troveremo Mercurio, dove la fama narra, che
Seneca fosse flagellato con le ortiche dalle donne a cagione della sua
incontinenza.
— Ohibò! coteste mi paiono grullerie: vi sembra probabile, che Seneca
fra tante angustie avesse capo a siffatte novelle? Uscito di Roma,
sazio di femmine senatorie e imperiali, come supporre, che gli venisse
vaghezza di rincorrere le donne per questi balzi a mo' di Satiro? Che
ne dice la mia rispettabile signora Francesca Domenica?
— La medesima vendetta si racconta che le donne di Bonifazio e di
Sollacarò abbiano preso in simile occasione; ma io le reputo favole
tutte, perchè la donna prudente difende l'onore suo, e non ostenta
la difesa, sentendosi abbastanza umiliata dal sapere, che altri con
parole, anzi pure col pensiero, le abbia recato oltraggio.
— Bene, mia signora, bene.
Ma il fine pel quale Altobello aveva intromesso discorso, gli venne
tronco appunto per causa del medesimo, imperciocchè la piissima madre
riprese a dire: — Invece di trattenervi in queste pantraccole avrebbe
dovuto il mio figliuolo raccontarvi come oltre quel poggio di Pietra
Corbara in riva al mare sorga il santuario di santa Caterina, dove tra
le altre sante reliquie si conserva una zolla di terra adoperata dal
Padre eterno nella creazione dell'uomo.
— Che mai dite, mia rispettabile signora! proruppe il signor Giacomo
levandosi alto su le staffe.
— Già; una zolla di terra servita alla formazione del nostro padre
Adamo.
— Diavolo! esclamò da capo il signor Giacomo, e stava lì lì per
uscire dai gangheri, senonchè alzata la faccia occorse negli occhi
di Altobello, i quali con muto linguaggio lo supplicavano ad avere
misericordia della fede di quella semplice donna; ed egli che filosofo
veramente era, e per ciò tollerantissimo, si astenne di portare
lo scompiglio nell'anima di lei con importune considerazioni; solo
facendo l'atto del tacchino quando ingola una noce, tacque, e la donna
soggiunse:
— Ed oltre la zolla ci ha un vaso di manna raccolta nel deserto; un
frammento della verga non ricordo bene se di Aronne o di Mosè; alcune
goccie di latte della Madonna, e parecchie gugliate di refe, torto
proprio con le sue sante mani.
Il degno signor Giacomo sostenne bravamente la enumerazione di coteste
reliquie come un granatiere inglese la scarica di una cannonata a
mitraglia, rinnovando però ad ognuna l'atto del tacchino che ingola le
noci.
Così ora tacendo, ora alternando i ragionamenti, arrivarono, traversato
il Nebbio, su i gioghi di Lento e Canavaggia, donde scesero nelle
strette del Golo a Pontenuovo, già famoso per la resa dei Tedeschi al
prete Castineti, e sortito dai cieli a ben altra, e per questa volta,
lacrimevole celebrità. Intanto che scendevano da Lento, Francesca
Domenica indicando i colli dalla parte opposta della valle avvertì:
— Vedete colà quel paese? Lo vedete? Lì dietro giace la terra benedetta
che ha dato alla Corsica il generale Pasquale Paoli, mio cugino _in
terza_.
— E usciremmo molto di strada se andassimo a visitare la sua casa?
— Non troppo, no, chè, per Saliceto e Pietrarossa riusciremo verso
Omessa sopra la strada di Corte.
— Dunque... con voce un po' tremante dalla commozione incominciò il
Boswell, e la Côrsa conchiudendo in fretta:
— Venitemi dietro, che io vi condurrò fin là; e voi altri proseguite,
che vi raggiungeremo.
Allora Francesca Domenica, seguitata da Altobello e dal Boswell, salito
il colle, arrivò alla valle, e lasciatosi dietro Morosaglia, giunse
alla Stretta nella pieve di Rostino. A mano a mano che si accostavano,
il luogo sembrava, e veramente si empiva di orrore religioso; pareva
lo sbocco di un vasto torrente, qua e là seminato di massi enormi,
fra mezzo i quali scendevano mille rivoli di acque, che ripetendosi
da più parte gli echi, e confondendo le voci, mandavano intorno come
un fremito di armi. E com'era vocale la terra, così dall'alto non
iscendeva meno misteriosa la copia dei suoni; questi poi uscivano dalle
fronde di castagni secolari, i quali mossi dal vento susurravano, e
a volta a volta, o coprivano di ombre il sentiero, o vi lasciavano
penetrare un raggio fulgidissimo di sole; passato il torrente, le
coste si alzano blande, a scaglioni alberati tutti di castagni, fra
cui l'occhio spazia lontano di viale in viale, sicchè tu credi infinito
quel bosco. Non pertanto alla svolta di un poggiuolo, custodita dalle
ombre di parecchi castagni apparisce la casa del Paoli.
— Qui è nato da Giacinto Paoli e da Dionisia Valentini mia cugina il
generale Paoli nel 1724.
Il Boswell vide attonito due corpi di fabbrica coi tetti dispari, e
formanti insieme una casa di cui il più umile dei fattori si sarebbe
appena giovato; poche le finestre ed anguste, la porta ottimamente
munita d'imposta ferrata, alla quale non si poteva giungere che con
molta difficoltà. Poichè rinvenne dallo stupore il Boswell chiese, se
avrebbe potuto, senza indiscretezza, visitare dentro.
— Signore! rispose Francesca Domenica, o chi para? — E qui con
una specie di fischio acutissimo incominciò a urlare: — Minugrò,
Marifrancè, Orsantò.
Cotesti fischi avrebbero avuto la virtù di resuscitare i morti senza
altrimenti attendere la chiamata degli Angioli, pensate se di far
correre i vivi: di fatto indi a breve tra la macchia s'intese un grido
come di cuculo; dopo altro spazio di tempo comparve un villano, che,
riconosciuta la donna, con grandissima dimestichezza favellò:
— O signora Francedomè, siete voi? Il generale non ci è, e nè anche
Minugrò e Orsantò: entrate a rinfrescarvi. Dove siete stata? Donde
venite? Questi signori chi sono?
— Questo è mio figliuolo Altobello, questo altro è un signore nostro
ospite e amico, sono andata a riscontrarli, e torno con essi a casa.
Il villano, dopo aver bene udito queste cose, schizzò fuori dei denti
uno spruzzo di saliva verde a cagione del sugo dell'erba che masticava,
e forbitosi col rovescio della man manca le labbra abbracciò e baciò
Altobello; volendo in seguito praticare la stessa cerimonia col
Boswell, questi lo respinse mettendogli con quanto possedeva di forza
il pugno al petto: per la qual cosa il Côrso aggrondato brontolò: — Per
Dio santo, o che frulla a costui?
Senonchè Altobello sovveniva pronto a quel frangente mormorando nelle
orecchie al Côrso: — Costà nelle parti d'Inghilterra il bacio tra
uomini non usa, e il vostro ospite è inglese.
— Allora muta aspetto, e ripresa la consueta compostezza il Côrso
soggiunse: — Passeremo dalla Cappella ne'?
Entrarono in una stanza terrena foggiata a modo di Cappella, nè
priva di eleganza, certo poi netta e fresca come se fosse nuova.
Appena Francesca Domenica vide una lampada accesa davanti la immagine
della Immacolata ed uno inginocchiatoio ci si gettò giù di sfascio;
Altobello e il Boswell l'ebbero ad imitare a scanso di scandali:
questi dopo convenevole intervallo levò il capo per iscoprire marina,
ma la donna teneva sempre gli occhi chiusi, e la faccia bassa su le
mani giunte; dopo lui, e scorso altro spazio di tempo, si provò di
specolare Altobello; non ci era apparenza di prossima fine; tossirono,
starnutarono: peggio! Ci volle pazienza, chè la Francesca Domenica
quinci non si rimosse se prima non ebbe votato e scosso il sacco;
per ultimo fattasi il segno della redenzione, con un bellissimo
inchino si licenziò dalla Immacolata. Allora passarono nel celliere, a
giudicarne dai vasi vinarii di ogni maniera sparsi qua e là: donde per
via di scala di legno, che metteva capo ad un'apertura nel pavimento,
riuscirono al piano superiore. — Occorse agli occhi del Boswell una
sala vastissima cui faceva soffitto la travatura del tetto con un
camino proporzionato alla grandezza del luogo nella parte meridionale;
il camino, come ogni altro antico di Corsica, pareva dilettarsi a
distribuire imparzialmente il fumo fuori e dentro casa, imperciocchè
i travi, le muraglie e tutto in cotesta sala apparisse ingrommato di
vernice nera: mobili unici una tavola in mezzo, parecchi seggioloni a
braccioli con la spalliera diritta, e la predella ignuda da cuscino;
su la parete a tramontana, un quadretto, che forse conteneva una
immagine, ma stante la piccolezza sua e la distanza non era dato
distinguere. Tutto questo com'è da credersi, fu presto veduto; però
senza quasi fermarsi passarono in certa cameretta quadra, di forse
sette passi, a otto non ci arrivava, per lato, e qui videro una
cassa, una scrivania, una seggiola, uno inginocchiatoio; nella parete
sopra lo inginocchiatoio coi bullettoni inchiodate due stampe, una
rappresentante la inevitabile Immacolata, l'altra il ritratto di
Sampiero D'Ornano: in fondo della stanza un arco, non però in mezzo
della muraglia, bensì tutto su un lato, per la quale cosa mentre a
sinistra del riguardante posava sopra un pilastro fuori di tutte le
regole largo, a destra finiva ad angolo acuto sopra la stessa parete;
la tenda di bordato larga quanto l'aria dell'arco, impedendo la vista,
il maggiordomo di casa fu sollecito di tirarla, ed espose per questo
modo un lettuccio, una scranna, e un lavamano. Il signor Boswell con
qualche leggera impazienza disse: — Non importa che mi mostriate di
questa casa più oltre; menatemi addirittura al quartiere del signor
generale[20].
— Gli è bello e finito; nelle altre camere abita la famiglia, cioè i
cani e i servitori.
Il signor Giacomo trasecolava, anzi considerando più minutamente vide
che le finestre non andavano munite di cristalli, e di vetri, bensì da
impannate, onde non potè trattenersi dallo esclamare:
— Senza vetri! Senza cristalli! Qui siamo ai tempi di Adamo; per lo
meno a quelli di Noè.
— Veramente prima che il signor generale venisse da Napoli, io ce li
feci mettere, ma egli entrato in casa, tostochè li vide, li ruppe col
bastone che teneva in mano, dicendo: impannate ci lasciai ed impannate
io ci vo' trovare: anche traverso il cristallo il lusso entra nelle
case, e allora addio parsimonia, senza la quale la repubblica è vergone
da civettare beccafichi.
Il Boswell taceva, solo non rifiniva di cacciarsi su nel naso tabacco
sopra tabacco. Rientrato in sala il maggiordomo convitò gli ospiti a
mensa, che parve al nostro Inglese più che patriarcale davvero: sopra
rozza tovaglia avevano posto un catino di zuppa di magro, copiosa di
legumi e di erbe; accanto al catino due zucche, una piena di acqua,
l'altra di vino, dove ogni commensale poteva dissetarsi a suo talento:
assettatisi a tavola misero davanti al Boswell una scodella di zuppa,
e gli dettero forchetta e cucchiaio di bossolo: non sentendosi troppo
allettato da cotesta vivanda, egli si pose a considerare la posata
fatta con bellissimo garbo, ma, per molto uso, pingue di grasso. Il
manente notò l'attenzione dell'ospite, e non gli sfuggì nè anche un suo
gesto di disgusto, ch'egli non valse a reprimere; per la qualcosa credè
molto a proposito dirgli:
— Vedete, signore, anche il generale da principio non ci si sapeva
adattare, e ne scrisse a suo padre signor Giacinto buona anima perchè
da Napoli gliene provvedesse di argento; il signor Giacinto ecco cosa
gli rispose: — qui si levò da tavola, e salito su di una seggiola
staccò dalle pareti il quadrettino, il quale appunto conservava sotto
il cristallo la lettera del vecchio Paoli al suo figliuolo; lo porse al
Boswell, che lesse:
«Signor figlio.
Mi congratulo con la patria e con voi per la espugnazione della torre
di San Pellegrino; però sarebbe stato meglio, che più in tempo aveste
avvertito come senza artiglierie non si potesse pigliare: adagio col
sangue altrui; del vostro siete padrone. Quanto alle posate di argento
che mi chiedete, innanzi di mandarvele mi occorre sapere da voi se
sia morto costà Solimano, che le faceva di legno, ecc. — Giacinto
Paoli[21].»
L'Inglese rimase sbalordito; incominciava quasi a temere di trovarsi al
cospetto del Paoli: di vero leggendo Plutarco, nell'udire i magnanimi
gesti, e i detti non meno mirabili degli uomini sommi, tu ricorri
sovente a contemplarne le immagini, ma se fissandoci troppo la mente
ti avvenga di credere, che gli occhi o le labbra loro si movano, ti
si mette addosso la paura di trovarti così piccolo, così gramo, così
imbelle, così insensato a tu per tu con un Temistocle, un Camillo ed
anco con un Mario. Non ci ha prosunzione moderna la quale, urtando
taluno di cotesti grandi, non caschi giù come vescica sgonfiata. —
Molte cose ricercò del Paoli, e molte ne seppe che lo confermarono
nell'alto concetto che aveva di lui: egli è da credersi che la notte
lo avrebbe colto in cotesta casa, se Francesca Domenica non avesse
sollecitata la partenza, essendo ormai l'ora tarda.
Comecchè il sole fosse da parecchio tempo tramontato dai poggi, pure
il cielo conservava tanto di luce, che i nostri viaggiatori usciti
allo aperto potessero vedere, addossati ai monti dirimpetto, Omessa,
Sueria, Castirla ed altri non pochi paesi. Francesca Domenica, a mano
a mano che si accostava a casa, cresceva d'irrequietezza: parendole
fastidioso il moto del mulo, scese e percorse spedita per quei colli al
pari di un mufflo: ora cantarellava qualche frammento di vocero, ed ora
(incredibile a dirsi!) anche qualche canzone di amore: allo improvviso
stette, e:
— Signore Inglese, incominciò, vedete cotesto paese là di faccia a noi?
Lo vedete? Colà abita una santa donna mia cugina in _terza_, e ciò che
importa se non di più, certo del pari, una donna che si farebbe mettere
in pezzi per la Patria.
— Bene; lo credo senz'altro, ed ha nome?
— Eufrosina Cervoni; se il general Paoli viveva, debitore della sua
vita prima a Dio, poi a lei.
— E come andò, signora? Sto su la brace per saperlo.
— Eh! ve lo direi se non temessi destare il cane che dorme: ad ogni
modo quello che ho sul cuore, ho sulla lingua. La famiglia di mio
marito parteggiò sempre pei Matra, massime per Mario; io non credei mai
questo sciagurato venduto nè traditore, bensì ossesso di ambizione e
di superbia: posposto al Paoli nel generalato lo avversò con le frodi
e con le armi; riuscitegli vane ambedue, si gettò per disperato in
braccio ai genovesi, i quali armatolo da capo lo vomitarono nell'isola
a rinfocolare la guerra civile. Mentre il generale improvvido scorreva
la provincia di Aleria, ecco il Matra cascargli addosso con ottocento
uomini tra Zuani e Pietraserena, ond'egli ebbe di grazia scampare
fuggendo; seguitato da quaranta uomini si chiuse nel convento di Bosio;
sopraggiungono i Matristi, e chiusolo d'intorno, lo assediano; io non
vi racconterò le vicende dello assedio, bastivi che non essendo stati
soccorsi quei di dentro dopo due giorni di battaglia erano ridotti
agli estremi; e ormai le porte incendiate cascando a pezzi aprivano
la strada agli scellerati che urlavano: ammazza! ammazza! Per salvare
il nostro eroe ci voleva un miracolo: e il miracolo fu operato per
la virtù di mia cugina Eufrosina. Sentendo ella il pericolo del Paoli
scese dalla camera soprana in traccia del figliuolo Tommaso, il quale
stava seduto intorno al fuoco, gli porse lo schioppo e gli disse:
— Tomè, che fate voi qui? Non sapete che il nostro generale corre
pericolo? Pigliate lo schioppo e andate co' nostri a liberarlo, o a
farvi ammazzare. — Tommaso non si movendo punto rispose che col Paoli
aveva ruggine vecchia e non parergli vero che altri facesse la sua
vendetta. — La vendetta non è da cristiani, nè da cittadini, se prima
che io abbia recitato un Paternostro non siete in via, vi prometto
abbandonare la casa vostra, lasciandovi invece la maledizione di una
madre. — Tomè non se lo lasciò dire due volte, e messasi la via tra
le gambe arrivò a tempo per salvare il generale. Dicono che di colta
ferisse Mario in un ginocchio: o egli o altri, fatto sta che ferito
rimase e poco stante morto di molte ferite; dicono ancora che il
generale nel vederlo cadavere piangesse; e su ciò la verità al suo
luogo, perchè quello che ci fosse da piangere, io non ci so vedere; ciò
che non si potrebbe negare si è che egli gli fece fare onesti funerali;
nè di più deve attendersi da cui teneste nemico.
— Lo zio, riprese Altobello, che si trovò in cotesto tafferuglio,
mi assicura che il Cervoni con Giovannifelice Valentini molto
contribuirono ad accertare la vittoria del Paoli, ma quelli i quali
veramente lo salvarono, furono due popolani Pierinotto da Fornoli
e frate Ambrogio; questi sul campanile senza far conto delle palle,
non altrimenti che fossero castagne, picchiava la campana a martello,
l'altro accorrendo con poca gente sonò il _colombo_[22] per le macchie
vicine con tanto furore, che i Matristi paurosi, di essere sorpresi
cessarono l'assalto per andare alla scoperta dei sopraggiunti; lo zio
mi disse ancora, la moschettata che colpì il signor Mario nel ginocchio
essersi partita dagli uomini di Pierinotto, non già da quelli del
Cervoni.
— Sia come si vuole rimarrà sempre degno di memoria l'atto magnanimo di
Eufrosina, — osservò Francesca Domenica, cui rispondendo il figliuolo
disse: senza dubbio, senza dubbio.
Intanto le ombre della notte si erano sparse sopra la terra, e
Altobello, tenendo per la cavezza il mulo dove stava seduta la madre,
lo mise dentro un calle angusto in mezzo di foltissima macchia,
il quale faceva capo alla casa paterna per la via più diritta,
imperciocchè Corte non fosse città murata, e la più parte delle case
stessero a que' tempi sparse per la campagna come giovenchi alla
pastura: essendosi per questo modo Altobello scostato alquanto dal
signor Boswell e dagli altri compagni di viaggio, con bassi accenti si
fece ad interrogare la madre.
— Ma com'è che siete venuta, mamma, a incontrarmi fino al Macinaggio?
Chi vi ha avvisato del mio arrivo?
— Il generale.
— Possibile! Egli non poteva saperne niente.