il solito, per la parte dei Francesi non fu penuria, e giovarono
quanto l'incenso ai morti. In effetto i Francesi senza ridere
chiesero guarentigia di buon governo ai Genovesi, e questi di proteste
empirono loro le tasche, ma appena eglino ebbero svoltato il canto,
ci acciuffarono peggio di prima, gravandoci di 20 soldi, non più a
fuoco, bensì a testa, e con altra imposta troppo più incomportabile,
ch'era un tre per cento sul valore delle terre. Sarebbe stato piuttosto
agevole cavare a san Bartolomeo una seconda volta la pelle, che a Côrsi
quattrini, sia che ne patissero a quei tempi inestimabile inopia, sia
che le terre, a cagione di cotesti trambusti, andassero nabissate, ed
anco a parte ciò, fossero state stimate quattro cotanti oltre il giusto
prezzo. Dopo molti strazii il Banco di San Giorgio se ne accorse, e
soppresse il balzello, ma il Senato, udito ciò, fece una lavata di
capo a San Giorgio delle buone, e gli disse: che cotesto suo era un
pigliare il male per medicina, e che per uscirne a bene co' Côrsi ci
abbisognano tre cose: forche, e poi forche, e sempre forche; e Côrsi
e forche stavano insieme come la pasqua e l'alleluia. San Giorgio,
che se ne sentiva fradicio, rispose, che una volta voleva fare come
gli tornava, e un'altra come gli piaceva, e a cui non garbasse gli
rincarasse il fitto. Voi lo sapete, le parole sono come le ciliege una
tira l'altra, sicchè alle corte il Senato ripigliò il governo della
isola, dando licenza a San Giorgio, strano a dirsi, per la prima buona
azione commessa durante la sua vita.
A carne di lupo dente di cane: tornò Sampiero in compagnia di undici
fidati, e con esso la fortuna côrsa. Sampiero sì che avrebbe meritato
la famosa tromba del signor Torquato, non quel coso del Buglione,
il quale non leva mai un ragnatelo dal buco. Così è, signor Inglese,
mentre per fare ammirande le geste di parecchi, che il mondo costuma
salutare grandi, bisogna aggiuntarvi un terzo almanco di fantasia, per
quelle di Sampiero è mestieri sminuire la verità a fine di non passare
di sballone.
Soccorso il valentuomo non ebbe da veruno, chè tale non si potria dire
quel po' di munizione speditagli da Cosimo duca di Firenze, nè gli
ottomila scudi con le undici bandiere di Caterina regina di Francia,
intorno alle quali occorreva ricamato in oro il motto: _Pugna pro
Patria!_
Singolare aiuto in fede di Dio; tanto più singolare, se si consideri,
che Federico re di Prussia mandò al degno erede della grande anima di
Sampiero, generale Paoli, una spada con la medesima leggenda: _Pugna
pro Patria!_ senz'altro. Le quali parole voltate in buon volgare
significano: — il nostro mestiere, che è quello di re, non ci permette
aiutare repubbliche; se ti puoi reggere da te reggiti, se no impiccati.
— Certo tra Caterina dei Medici e Federico di Brandenburgo ci correva,
ma in fondo avevano ragione ambedue; e i principi fino da piccini si
ficcano bene nel cervello la dottrina del dispotismo, mentre il popolo
fin qui o non la seppe comprendere, o non la potè ritenere in mente.
Le milizie genovesi intorno a Sampiero si consumavano a mo' delle
farfalle intorno al lume; per la quale cosa i magnifici Signori avendo
sperimentato come l'assassinamento costasse meno ed attecchisse meglio,
commisero al Marcendino provenzale, e a Paolo Mantovano, di ammazzare
quegli Sampiero, questi Achille da Campocasso, ed ambedue lo tentarono,
il primo col ferro, col veleno il secondo, ma fallirono il colpo.
I magnifici Signori non si sgomentarono per questo, anzi più alacri
di prima si aggiunsero complici al delitto tre Ornani, e un Ercole
d'Istria: questi chiamarono a parte della congiura frate Ambrogio di
Bastelica (che Dio danni in eterno l'anima di quel maledetto frate),
il quale, abusando della confessione, persuadea a Vittolo, fidato
servitore di Sampiero, che avrebbe il favore della Repubblica, si
guadagnerebbe la indulgenza plenaria e la remissione dei peccati,
mettendo le mani nel sangue del suo padrone.
Ahi! Sampiero, perchè ti lasciasti cogliere alla ragna? E sì che
gli anni della discrezione non ti mancavano contandone tu più di
settantaquattro; ma tanto è, ognuno ha da filare la lana che gli ha
messo tra mano la fortuna. Certa sera recano a Sampiero lettere false a
Vico di taluni amici della provincia della Rocca, le quali lo avvisano
essere disposti a tumultuare; corresse difilato su i luoghi. Sampiero
con giovanile avventatezza, senza ombra di considerazione, tolti seco
il figliuolo Alfonso, e Vittolo, con alquanti cavalli, cavalca forte
fino a Corticchiati; il giorno dopo passa a Ciglio, dove in cognizione
come un uomo della terra facesse la spia al nemico, senz'altra forma di
processo ordinò di presente lo impiccassero; quinci si affrettava alla
posta datagli, la quale era a Cauro: senonchè tra Eccica e Suarella
allo svoltare del poggio si vede accorrere di corsa parecchie centinaia
di archibugieri a cavallo capitanati dal comandante Giustiniani e dai
tre Ornani. Egli allora si giudicò morto, e rivolto al figliuolo gli
disse: — E' vogliono me, tu sàlvati, chè quanto posso li tratterrò; —
e siccome il signor Alfonso nicchiava, con gran voce Sampiero riprese:
— Va via, se anco tu caschi morto, chi resta a vendicarmi? — Quegli
allora voltò la briglia salvandosi a precipizio. Sampiero posto da
questo lato l'animo in pace, sprona francamente contra il nemico: il
primo ch'ei giungesse fu Michelangelo d'Ornano cui disse: — Traditore,
tu sei morto! — E quegli di rimando: — Anzi tu, assassino di femmine!
— E si spararono l'uno alla vita dell'altro gli archibugi. Sampiero ne
uscì illeso, e Michelangelo soltanto ferito un cotal poco nel collo.
Allora Sampiero chiese al Vittolo, gli porgesse un altro archibugio,
e quei glielo porse, ma non fece fuoco, perchè Vittolo nel caricarlo
aveva messo la palla nella canna prima della polvere. In quella, ch'ei
stava maravigliato e sbigottito per la novità del caso, Giovannantonio
di Ornano gli menò della spada su la faccia sfregiandolo di sconcia
ferita, Sampiero afferrò per la canna lo archibugio, ed adoperandolo
a guisa di mazza, con tanta forza ne diede in testa a Giovannantonio,
che aperte le braccia come se dicesse: _Dominus vobiscum_, balenò per
cascare da cavallo. Vittolo, che aspettava il destro, visto Sampiero,
acciecato dal sangue, armeggiare con le mani, gli sparò a bruciapelo
l'archibugio nelle spalle, e l'uccise di botto.
Il commissario, quando gli fu messo dinanzi il capo mozzo di Sampiero,
ebbe ad ammattirne per l'allegrezza; buttò moneta dalle finestre,
fece le luminarie, commise tutte le artiglierie menassero gazzarra, e
quante Ajaccio ha campane sonassero a festa. Dicono che certi fanti
tedeschi, al soldo della Repubblica, chiedessero le viscere del
tradito, e l'ebbero, ed in vendetta dei compagni ammazzati in guerra
se le mangiassero: però bisogna avvertire che questo caso raccontano
i francesi; sul quale proposito per me giudico, che i tedeschi sono
capaci di far quello ed altro, e i francesi di dare ad intendere quello
e peggio. Ma quanto sto per raccontarvi tenete per sicuro perchè ce
lo attesta uno scrittore genovese: il corpo di Sampiero essendo stato
ridotto in pezzi, tanto il Fornari si mostrò vago possederlo intero,
chè ne riscattò a contanti ogni brandello dai soldati. Allora Genova
diede al mondo spettacolo nuovo d'infamia e non dimenticabile mai,
imperocchè Roma, Tiberio e Nerone imperando, vedesse spie e sicarii
disputarsi il prezzo del sangue, ma non davanti ai tribunali o al
Senato: in Genova poi fu al cospetto dei magistrati che Raffaele
Giustiniani litigò co' fratelli Ornani per la taglia messa sul capo
di Sampiero: milleottocento scudi toccarono per sentenza agli Ornani,
ma Raffaele non si acquietò al giudicato, e ricorso in appello, oltre
i duecento scudi chiese il decimo sopra i milleottocento assegnati
ai suoi avversarii. Come andasse codesta infamia a finire io non lo
so, questo so bene, che a Genova non se ne vergognavano; in effetto
di che cosa avevano a vergognarsi i Genovesi? Considerando essi i
delitti negozii mercantili come gli altri, qual maraviglia se nella
maniera medesima li trattassero? Però la è cosa piena di amarezza
infinita osservare come l'avarizia e la cupidità giungano a spegnere
la coscienza non pure dei presenti, ma dei futuri eziandio: non pure
dei partecipi al misfatto, bensì degli altri, i quali o per mitezza di
discipline, o per religione di ufficio, ed anco per trascorso di tempo
dovrieno mostrarsi più giusti. Così Casoni non abborisce dettare queste
empie parole, che la strage del Sampiero fu evento molto favorevole
alla Repubblica, permesso da Dio per sollievo e per quiete dei Côrsi, e
quasi gli paresse poco, a ribadire la empietà, più oltre afferma, che
alcuni di prudente e circospetta natura conobbero che Dio con questa
morte pareva che manifestamente favorisse la causa della Repubblica.
Alfonso, figliuolo di Sampiero, sostenuta un pezzo la contesa piuttosto
con virtù che con fortuna, ebbe alla per fine a capitolare: molti patti
egli pose alla resa, e molti la Repubblica gliene promise, ma fuori
dal concedere a lui e a' suoi compagni di esilio di menare con esso
loro un cavallo e parecchi cani per uomo, sembra che gli altri o non
osservassero od osservassero poco.
E perchè la guerra tirava alla fine, i Genovesi per illustrarla con
tale un fatto che togliesse ai posteri la speranza di potere non
che superare, uguagliare la loro virtù, fecero questo. Lionardo da
Casanuova, tornato di Francia, dove si era condotto per la quinta
volta in cerca di soccorso, casca in podestà dei Genovesi, i quali
lo condannano a morte. Antonpadovano, recatosi alla Bastia con una
fantesca nel disegno di liberarlo, ottiene facoltà per la fante di
visitare Lionardo; la quale cosa facendo la donna quotidianamente, ed
anco talora lo stesso giorno più volte, opera in modo che le guardie
rallentino la consueta diligenza. Allora Antonpadovano piglia le
vesti della fantesca, e penetrato nella carcere, persuade il padre
a salvarsi in abito donnesco. Veramente Lionardo tentennò un pezzo,
poi lasciò svolgersi dalle parole del figliuolo, che si sforzava
capacitarlo com'egli innocente, ed infiammato di carità figliale, non
corresse pericolo o poco. Anzi meritava premio, e non glielo negarono i
Genovesi, no in fede di Dio non glielo negarono, però che ordinassero:
il giovane Antonpadovano ad una finestra della casa paterna di Venaco
s'impicchi, la casa, dopo lui morto, si abbruci.
Al fine delle sue parole il frate abbassò la voce, comecchè brontolasse
sempre corrucciato: così il fragore del tuono per allontanarsi non
cessa atterrire i petti dei mortali. In ultimo il tuono si spense sopra
le labbra frementi di lui: allora si nascose la faccia dentro le mani;
nessuno vide se pianse, o Dio solo conobbe le sue lagrime segrete, e
certo un giorno vorrà retribuirgliene il merito in palese. Di un tratto
il frate, dopo alcuna pausa, sorse risoluto in piedi, e favellò:
— Basta; il resto un'altra volta, per oggi io non ne posso più.
E trovata a tastoni la scaletta, che menava sopra la coperta, prese a
salirla. Il signor Giacomo, dondolando a furia la scatola fra le dite,
esclamava:
— Bene! benissimo! Ma sapete, signor Alando, che cotesto vostro signor
frate... come lo chiamate? Oh! ecco... frate Bernardino da Casacconi...
che cotesto frate ha tutto l'aria del galantuomo, e giocherei cento
sterline ch'io non m'inganno... volete giocarle, signor Alando?
— Io lo so di certo, che padre Bernardino ha camminato sempre nel santo
timore di Dio e nel santissimo amore della patria.
Al Boswel, indole temperata se altra fu mai, quantunque sembrasse
strano quel positivo dato al timore di Dio accanto a quell'altro
superlativo aggiunto allo amore di patria, pure si tacque, uso ad
ammirare i nobili affetti anche quando paiono eccedere. E noi altri
Italiani sovente non adoperiamo nelle parole misura: di questo
particolarmente ce ne porsero esempio i nostri padri, come quelli che
si sentivano il sangue a mille doppii più caldo di noi altri assiderati
nepoti, e nei miei scritti sono soventi volte venuto rammentando
l'avvertimento lasciato da uno di casa Alberti ai suoi figliuoli — che
bisogna anteporre alla salute dell'anima la salute della patria.
CAPITOLO VII.
Il cattivo incontro
Frate Bernardino, uscito all'aperto, scrollò quattro volte e sei la
testa, e parve ricrearsi nel refrigerio dell'aria fresca, che gli
s'insinuava per la barba e pei capelli: nè ciò bastandogli, fatta delle
mani votazza, pigliava l'aria a guisa di acqua, e se la gettava nel
viso. Così temperato alquanto l'ardore, s'incamminò tastoni verso la
poppa, alla quale appressandosi gli fu domandato:
— Chi è là?
Il frate, riconoscendo la voce, rispose:
— Oh capitano, siete voi?
— Buon giorno, padre Bernardino; già mi figuro, che non avrete chiuso
occhio tutta la notte.
— Io no, e nè anco voi sembra che siate andato a riposare.
— Per me la faccenda è diversa; quando navigo non dormo mai, e in terra
poco: mi sfogherò a dormire dentro la fossa.
— Ma dove ci troviamo adesso? Qui dintorno buio, parmi essere entrato
nel pozzo di san Patrizio; sento fischiarmi il vento sul capo mentre la
galera barcolla appena, che novità è questa capitano?
— Voi avete la fantasia accesa, padre Bernardino; diversamente avreste
indovinato a un tratto che ci siamo messi a ridosso della Capraia.
[Illustrazione: .... ridotto a sostenere la guerra con solo
otto compagni, gli tesero insidie, e lo lasciarono crivellato
di ferite sopra la pubblica strada.... _(pag. 86)_]
— È vero sì, ma perchè non avete continuato il cammino?
— Perchè ho fatto il conto, che a proseguire era più la perdita del
guadagno: della bussola non poteva giovarmi avendo dovuto per certa
ragione, che non importa palesare, interdire rigorosamente qualunque
fuoco a bordo; e il mare, comechè non procelloso affatto, impediva
inoltrare senza molta fatica, nè a vela si poteva ire, e co' remi
a stento, sicchè ammazzandoci tutta la notte saremmo arrivati a
giorno chiaro in prossimità della costa del Macinaggio, dove temo
che corseggino parecchie navi francesi. Trovandomi sotto vento alla
Capraia ho pensato: piano ma sano: qui passeremo la giornata al sicuro,
e stassera, per la bruna, con gente fresca e il mare abbonacciato, in
quattro o cinque ore schizzo al Macinaggio.
— Pace e pazienza, e morte con penitenza, rispose il frate: da che non
ci si para di meglio sbarcherò a visitare i religiosi che ci abitano,
e mi consolerò a vedere i luoghi nobilitati dal valore dell'Achille
côrso; non sapreste mica dirmi se ci sia rimasto egli stesso a
governarla?
— Nè manco per ombra; il comandante Achille Morati dopo la conquista
tornò al fianco del generale: credo che ci abbiano mandato il
commissario Astolfi.
— E qual è costui?
— Per me non lo conosco; ha fama di essere uomo di stocco, e dicono,
che sarebbe capace di farsi mettere in quattro sui cannoni prima di
renderla.
— Dammelo morto.
— Come! non conoscete il commissario Astolfi e ne diffidate?
— Oibò! mi fido... cioè mi fido come uomo che sa quanto sarebbe grazia
di Dio potere non fidarsi di alcuno.
— Badate, padre, al proverbio che dice: Il diavolo è triste perchè è
vecchio; o meglio, ricordatevi del precetto: Non misurate se non volete
essere misurato.
— Santa fede! quando si ha per le mani la salute della patria bisogna
pesare e misurare tutto il giorno, e non basta, perchè la peggior carne
a conoscere è quella dell'uomo.
— Voi altri fate professione di carità, ond'io devo credere che voi non
parlate a vanvera; parlatemi chiaro; avete qualche motivo per dubitare
del commissario Astolfi?
— In ispecie io non ne ho veruno; però voi sapete quello che dicono i
vecchi: fidati era un galantuomo, ma non fidati poi era più galantuomo
di lui: per ultimo ve l'ho da dire come in confessione?
— Dite pure.
— Mi sento il cuore peso, e questo mi dà cattivo augurio: mira un po'
da levante ora che incomincia a schiarire; non vedi come il cielo
paia tinto di ferro, e cotesti nuvoloni, che precipitano per costà
non ti sembrano le anime del purgatorio, che strascinando i lenzuoli
sepolcrali si affrettino alle antiche sepolture?
— Padre mio, poco più poco meno i giorni si rassomigliano; speranze
lunghe, tribulazioni perpetue, e prosperità a spizzico, come il pepe
su la minestra. I poeti cantano _mirabilia_ su l'alba che nasce, e in
cui non se ne intende mettono la voglia in corpo di ruzzolare da letto
avanti giorno: fantasie! Per me ho visto il più delle volte alzarsi in
mezzo ad una nebbia di sangue, e rassomigliare lui stesso all'occhio
del parente, che abbia pianto tutta la notte il morticino in casa.
— Di vero io non capisco in che avrebbe il sole a gioire uscendo a
illuminare questa culla della sciagura. — Io vedo il sole che, come
tutte le altre cose di questo mondo, per diventare più luminoso e
bello, bisogna che staccandosi dalla terra si avvicini al cielo.
— Voi parlate come un dottore, capitano Angiolo: pure vi hanno fra
tanti neri dei giorni bianchi, quantunque rari; e il cuore sembra che
vi annunzi con qualche segno così gli uni come gli altri.
— Sua eccellenza il generale Paoli mi disse: che l'uomo deliberato di
vivere e di morire per la patria non abbisogna altramente di attendere
ai presagi; imperciocchè avvenga che può, in questo mondo non si muoia
mai alla gloria presso gli uomini, nell'altro al merito presso Dio.
— Egli parlava da cristiano, ed io ti parrà che parli da pagano, pure
io dichiaro riuscirci più facile negare, che astenerci dal dare retta
ai presentimenti; così vero questo, che il generale, in onta della sua
sapienza, io so ch'ei ci crede. Ma orsù il dì comincia a farsi chiaro,
e tu che aspetti, figliuolo mio, a inalberare la santa bandiera, e a
salutarla con la cannonata?
— Aspettiamo che butti giù la maschera quella torre costà; — e così
favellando il capitano Angiolo additava al padre Casacconi una torretta
quadrata, che costruita su di una pendice sta come a cavaliere su
la scala della Capraia, e serve pei segnali. Quivi tutte le notti
accendevasi, e tuttavia si accende, una lanterna, la quale manda
tanta luce, giusto quanto basta per vedere in quale razza di scogli ti
scaraventi il grecale a perdere anima e corpo.
— Per fermo, soggiunse il frate, quando tu sarai assunto al comando
supremo del nostro naviglio, veruno negherà che la Corsica possiede un
ammiraglio prudente.
E il capitano che intese la botta, sorridendo rispose:
— Io non lo nego; mi trovo carico di ferro e di paura; come dice il
nostro proverbio, e lo vedrete: d'altronde metto subito a profitto la
vostra lezione sopra la diffidenza...
— Certo... certo la cautela non fu mai troppa...
Intanto ch'egli profferiva queste parole, ecco tirarsi su lungo
l'antenna della torre la bandiera; subito dopo, il saluto di un colpo
di spingarda. Il vento, il quale, sebbene abbassato pure soffiava
sempre con violenza, spiegò in un attimo la bandiera inalberata e ci
mostrò dipinta la insegna di Francia; scudo celeste con gigli di oro,
tenuto ritto da due angioli in campo bianco.
Me ne rincresce proprio per la reputazione di padre Bernardino, che
egregia anco ai dì nostri gode in Corsica; ma come storico mi trovo in
obbligo di raccontare, ch'egli proruppe in un sacramento coi fiocchi
all'aspetto della odiata bandiera; strinta con man rabbiosa la barba,
se ne strappò due ciocche o tre, e quando la passione sfocata gli
concesse la favella, non rifiniva mai di esclamare:
— E ora, che novità è questa? O come sta questa cosa? Che l'abbiano
assediata, non ci è pericolo; ne avremmo avuto odore a Livorno. Santa
fede! il diavolo al sicuro ci ha messo dentro la coda.
Diciamolo in onore del frate: quantunque egli sciorinasse dottrine di
diffidenza da disgradarne Macchiavello, in pratica fino a quel momento
aveva creduto spesso, e spesso ingannato, non si era ancora corretto,
e però non gli passava nè manco per ombra nel cervello il sospetto,
che l'Astolfi, corrotto per denari, avesse reso la Capraia ai Francesi,
senza nè anco un simulacro di assalto, che valesse a colorire la brutta
compra e la più brutta vendita. Però il sospetto, che ultimo si offerse
alla mente del frate fidente, speculativo, fu il primo che venne nel
pensiero del fiducioso pratico, di cui la faccia diventò bianca come
panno lavato: senonchè dopo un brivido leggiero per tutta la persona,
ed un aggrinzamento appena visibile dei labbri, disse:
— Padre, andate sotto coperta.
— Vo' restare io; vo' vedere il fatto mio; scendiamo armati e tentiamo
ricuperare l'isola per forza.
— Fra Bernardino, qui comando solo. Rammentate che l'ubbidienza è uno
dei vostri voti, ed obbedite. Svegliate il pilota, e ditegli che venga
tosto da me.
Il frate abbassò il capo, ed eseguì il comandamento; indi a breve
comparve il pilota, il quale, desto di soprassalto, si fregava gli
occhi come mezzo assonnato.
— Memè, gli susurrò negli orecchi il capitano Angiolo, abbiamo dato
nella bocca al lupo. La Capraia è venuta in potestà dei Francesi, ed
allungato il braccio additava al pilota la bandiera sopra la torre.
— Oh! proruppe Memè sbarrando gli occhi.
— Va, metti tutta la gente al remo, tira su l'àncora, dammene il segno;
attenti al fischio, e giù in un attimo i remi dagli scarmi; — il timone
lo reggo io.
— E da quei frati non si potrebbe cavarne partito?
— Il bisogno è grande; parlane a padre Bernardino, digli da parte mia
che i primi discepoli di Gesù Cristo furono pescatori, ed ora importa
ch'egli se ne rammenti.
Si udì un fischio da prua, a cui rispose un altro da poppa, e in
meno che non si dice _amen_, la ciurma sfrenellando mise i remi in
voga, ed arrancò a golfo lanciato: il capitano Angiolo, pratico del
luogo, lasciò prima correre la galera diritta per un cento palate:
poi spingendo di uno strettone la manovella a destra la fece girare a
poggia; la nave cedevole piegò come vela di molino a vento rasentando
gli scogli, e sempre scivolando a pelo della costa irta di punte, con
destrezza mirabile trapassò di sotto al forte, senza che i cannoni la
potessero offendere.
— Anche questa è passata, esclamò frate Bernardino, quando la galera,
spuntato capo Fico, mise la prua verso ponente, e fermo sul remo
raccoglieva con la mano il sudore che gli sgocciolava dal viso,
gittandolo lontano da sè sul ponte.
— Non dir quattro finchè la noce non è nel sacco.
— Per la Immacolata! O che ti pare che non basti la perdita della
Capraia? Per soddisfare un presagio malurioso non ti par egli che ce ne
sia d'avanzo?
— Padre! padre! Avete visto?
— Che cosa? rispose il frate voltandosi di sbalzo.
— Due legni — due legni francesi a mezzo tiro di cannone.
— Io non ho visto... io non vedo niente.
Ed avevano tutti e due ragione, però che il vento fosse abbassato, ma
il mare si mantenesse grosso, e rotolando immani volumi di acqua, ora,
come dentro capacissima valle, celavano le navi, ed ora la sospingevano
quasi sopra la cresta di un monte; donde l'apparire e lo scomparire di
due grossi sciabecchi francesi, legni molto usitati in Francia a quei
tempi, dopochè ella ebbe smesso fino dal 1740 le galere e le mezze
galere.
— Santa fede! oh! li vedo; li vedo ancora io, prese a urlare di un
tratto frate Bernardino, cui si fecero a sua volta palesi i due legni
nemici. Ecco là cotesti scomunicati gigli d'oro, ma ciò che mi fa più
saetta sono quegli angioli che li sostengono: che cosa ci entrino qui
gli angioli io non mi so capacitare, a meno che non fossero di quei
briganti che Dio agguantò per il petto, e arrandellò giù dal paradiso.
Su da bravo, capitano Angiolo; spiegate la bandiera côrsa e andiamo
contro questi cani, salvo il battesimo; presto chè lo indugio piglia
vizio; uno dopo l'altro come le ciliegie.
E non a torto il frate parlava parole avventate, chè il capitano
Franceschi, bianco come un busto di marmo, pareva non sapesse a qual
santo votarsi; di modo che il frate dubitando cotesta inerzia, paura,
gli si accostò borbottando: — Ai cani mansueti ogni lupo par feroce.
Gli occhi del capitano balenarono; un lampo solo, e le labbra
ricomposte al consueto risolino, rispose:
— Padre Bernardino, a voi piacciono i proverbi, e garbano anche a me;
ora meditate su quello che dice: dove la pelle del lione non arriva,
bisogna aggiuntarvi quella della volpe.
Senz'altre parole scese sotto coperta, dove venutigli intorno gli
ufficiali e i passeggeri, così palesò con succinto sermone il suo
concetto:
— Signori, abbiamo sopravvento due sciabecchi francesi, però noi non
possiamo fuggire, chè il bastimento oltre a trovarsi stracarico, a
cagione del mare grosso i remi non giovano; ma quando fossimo vuoti, e
il mare più tranquillo, col vento che tira non potremmo mai salvarci
dalla caccia dei Francesi: quanto a menare le mani, noi non dobbiamo
combattere.
— O come non dobbiamo combattere? uscì fuori frate Bernardino
arrapinandosi; e il capitano Franceschi di rimando: