sapete, sono superbo, e tutti noi Côrsi siamo: non perduti affatto quei
popoli ai quali nella miseria loro avanza la superbia! Se per virtù
propria la non si può tenere, abbila per un barbacane che impedisce
l'anima dal rovinare nel pantano dell'abiezione. Se Lucifero, oltre
questo, non possedeva altro peccato, era più facile diventasse papa che
diavolo. Orsù volete pagare, pagate. Ecco qua, questi sono dispacci:
il più piccolo consegnerete o farete consegnare al signor Francesco
Maria Niccolaio Giacomini, mio nipote a Centuri; quest'altro più
grande importa che lo ricapitiate irremissibilmente nelle mani del
Generale a corte o a Rostino nella casa paterna della Stretta, ovvero
in Pastoreccia nella casa materna; insomma dove si troverà. Io contava
mandarci un mio fidato a posta, e, stillando il quattrino, le sue cento
lire mi andavano via: ora il passaggio ne costa quaranta; dunque vi
rivengono sessanta lire.
E alzata la tavola del banco, pigliava da una ciotola nove scudi e,
contatili, diceva: — Eccovi il resto, ed avrò fatto un buon affare.
— Oh! — esclamava il Boswell, e, presa la scatola, offeriva
sporgendola, una presa di tabacco per via di preliminare di pace; indi
soggiungeva: — Bando dunque al dare e allo avere. Potrò io procurarmi
la contentezza di vedervi un'altra volta?
— Voi ed io stiamo per partire: voi per la Corsica, io per la eternità.
Perchè farei l'ora della separazione grave di un sospiro da vantaggio?
Noi non ci abbiamo a rivedere più.
— Nel mondo forse, ma là, — riprese il Boswell alzando il dito — ma là
porto ferma fiducia che noi ci rivedremo: perchè voi, in grazia dello
infinito amore che professate alla patria, vi siete guadagnato di certo
la salute eterna; rispetto a me, mi sono ingegnato e m'ingegnerò a non
demeritarla.
— Così piaccia al Signore!
CAPITOLO III.
La partenza
Nella notte di quel medesimo giorno, mentre il signor Boswell stava
leggendo la Bibbia, udì pianamente aprire l'uscio della sua camera e
vide entrare l'uomo dal colore castagno col suo cane rossigno dietro
le gambe: costui si piantò in mezzo della stanza senza far motto.
Il Boswell, che aveva ammannito la valigia, gliela indicò; e quegli,
recatasela su le spalle, si volse per partire non profferendo parola
o accennando a saluto. Riavuto dallo stupore, il Boswell, toltosi
prestamente uno scudo di tasca, corse dietro al Côrso, gli mise
la mano sul braccio manco e glielo offrì. A cotesto atto gli occhi
del Côrso balenarono come stiletto cavato dal fodero; sollevò con
impeto la spalla quasi volesse buttare la valigia addosso al signor
Giacomo: subito dopo un nuovo pensiero parve sopraggiunto a temperare
l'acerbezza del primo, imperciocchè ripigliasse il cammino senza
interrompere la sua taciturnità.
Ci vorrà giudizio per governarmi con questa razza di gente, pensò
Boswell, e si pose da capo a leggere la Bibbia, allorchè, quando se lo
aspettava meno, si vide riapparire l'uomo colore castagno dinanzi e con
voce strozzata dirgli:
— Avvertite, signore Inglese, ch'io non sono un _camallo_;[4] con
Santi Giacomini siamo cugini in _terza_. Ho voluto assicurarvi del mio
perdono, perchè ho pensato che, come forestiero, non vi corre punto
l'obbligo di conoscere le nostre usanze.
E voltate le spalle uscì fuori.
— Bene! — esclamò il signor Giacomo — tutto bene! Come, tutto bene?
Certamente questo detestabile odore di erba côrsa che sempre mastica
costui, non è bene.
Ed aperse le finestre per mutare aria alle camere. Ciò fatto, si
assettò allo scrittoio, ne trasse una carta, dentro la quale c'involse
con molta diligenza lo scudo e ci scrisse sopra: «Oggi 27 aprile...
sono stato perdonato da un Côrso per avergli voluto donare questo
scudo;» e sotto: «_et olim meminisse iuvabit;_» poi lo ripose dentro
una tasca insieme con altri ricordi dei casi più notabili della sua
vita, arnesi strumentali della sua filosofia.
Dopo tre giorni, mentr'egli verso le ore ventitrè s'incammina adagio
adagio, secondo il solito, per la via grande verso la porta Colonnella,
o piuttosto _Coronella_, come pare che si abbia più veramente a
dire,[5] occorre in gente affollata davanti alla porta del banco del
signor Giacomini. Allora egli prese ad affrettare il passo senza che
paresse fatto suo, sicchè presto venne su la faccia del luogo. Di
vero vi si trovava stipata una folla di preti, di frati, e croci, e
lampioni, e gente incappata col cappuccio su gli occhi, insomma tutti
gli attrezzi messi in opera nei riti cattolici quando portano via il
morto di cui l'erede può pagare le spese. Il cugino in _terza_, col suo
invariabile vestito di colore castagno e il cane appresso, teneva su
le braccia da un lato un grosso fascio di torce pei preti, dall'altro
uno dei moccoli per la compagnia: intorno al cugino bisticciavansi
e preti e frati a cagione delle torce; i francescani contendevano
le grosse di libbra ai domenicani, ma i francescani, che superavano
in numero e, più che nel numero, in isfrontatezza, la sgararono: poi
il curato di sant'Antonio pretendeva la candela più grossa perchè il
morto era fratello della confraternita; ma gli contrastava quello di
san Sebastiano per essere stato il parrocchiano anima della sua cura.
Intanto i ragazzi, approfittandosi dello impaccio del cugino, tiravano
giù dal fondo del fascio i moccoli, e presili, scappavano: chi rideva,
chi brontolava, il cane ringhiava. Intanto i preti e i frati, con
quella decenza che ha fatto dire la sfacciataggine nata in sagrestia
e allattata in convento, continuavano a litigare. Per ultimo il cugino
usci da' gangheri e proruppe:
— Giuro alla Immacolata che, se non vi chetate, vi rompo le torce sopra
la cherica!
[Illustrazione: Il vetturino seduto alla peggio su le stanghe
del calesse, ricevendo uno sbuffo di acqua piovana, toccava il
cavallo perchè accelerasse il passo. (_pag. 5_)]
Allora quietaronsi, ed anco a indurli al silenzio valse uno stropiccìo
di piedi di gente che cammini aggruppata a disagio, la quale moveva
giù dalle scale. Per siffatto rumore parecchie esclamazioni escono dal
capannello della gente affollata che dicono: «Eccolo! eccolo!...» Di
vero, indi a breve comparisce una cassa portata giù da quattro uomini
incappati, che la reggono mercè maniglie di fune infilate dentro ai
fori laterali. E poichè la cassa manca di coperchio, che porta dietro
un quinto incappato, è concesso contemplare così di volo la effigie
del morto. Ecco la folla accalcarcisi intorno per appagare la spietata
curiosità; le donne, come suole, più smaniose degli altri, si avventano
co' bambini in collo non badando che in mezzo a quel trambusto le loro
creature potevano rimanere storpie, forse anche infrante. Il signor
Boswell, sentendosi a posta sua limare dalla curiosità, si mette in
punta di piedi, ma non venne a capo di nulla; perocchè, appena egli
ebbe scorte due mani composte in croce e legate di un nastro nero, ecco
precipitare giù il coperchio, che sottrae il cadavere agli sguardi
disonesti, e subito dopo si sente il picchio del martello che presto
presto lo conficca, e si vede spiegarvisi sopra il tappeto e metterci
il guanciale di velluto nero a frange, nappe e ricami di oro, un
Cristo d'argento in mezzo, e intorno al Cristo una ghirlanda di fiori
in simbolo che il signor Giacomini era morto in istato di presunta
verginità. Ciò fatto, ecco difilare la mandra dei preti e dei frati
belando e mugghiando. Al cane rossigno sembrando che tra tante voci
poco umane potesse starci anche la sua, prese a guaire, ma, tocca una
pedata delle solenni, si tacque; e sì che tra tante finte e pagate la
sua era lamentazione sincera e gratuita, ma non gli valse: giustizia
umana!
Un incappato, passando vicino al signor Boswell attonito da cotesto
spettacolo tra sozzo e grottesco, gli susurrò dentro all'orecchio:
— Presto al Molo!
Il signor Giacomo, ripresa la flemma consueta, continuò il suo cammino,
ormai chiarito che il morto non potesse essere altri fuori dell'uomo,
col quale aveva alternato ieri ragionamenti d'ira, di grandezza e
di speranza: e con molta amaritudine andava considerando il mistero
che pare condanni un'anima, potente d'impeto e copiosa di concetti,
alla catena di un corpo cascante a pezzi, arpa con corde rotte in
mano ad un angiolo. Nè questo è il peggio, chè lo inferno vero prova
quaggiù la creatura compita, l'anima sana nel corpo sano, balestrata
in mezzo alla turpitudine di una gente prava che non conosce vergogna,
o, se la conosce, s'industria a lavorarla in foglie di alloro per
inghirlandarsene il capo; gente che giace traverso al tempo come le
macerie di Palmira pel deserto, ingombro alla via e testimonianza di
una vita che non può essere revocata mai più. Guai ai venuti tardi!
Almeno Arnaldo e l'Huss e Girolamo da Praga dal sommo dei roghi
consideravano le loro ceneri seme fecondo della nuova dottrina, e
prendevano conforto dell'essere venuti troppo presto; ma guai, ripeto,
a coloro che vennero troppo tardi!
Mentre così il Boswell si sprofonda di pensiero in pensiero, si sente
cingere a mezza vita, sollevare in aria, e prima che possa riaversi
dalla maraviglia, si vede trasportato sopra la coperta di un legno in
procinto di salpare dal porto.
La mezza galera del capitano Angiolo Franceschi, liberata dagli ormeggi
di prua e dalla mano di ferro che la teneva ferma nel fondo del mare,
abbassò il rostro svelta e graziosa, come l'uccello che, aperte le
ali, vola, si mise a vele spante a sfiorare lieve lieve il piano delle
acque. Non fregio, non cintura dipinta di bianco o di vermiglio sotto
le paratìe, la rendevano cospicua, bensì appariva di un colore tutta,
e questo era nero; ma per gramaglia non iscema bellezza, all'opposto
innamora così che la gente prega Dio non la faccia mai lieta. Insomma
la mezza galera di capitano Angiolo, comecchè vestita a bruno, portava
il vanto su quante navi stavano in quel momento ancorate nel porto di
Livorno.
Il signor Giacomo, fermo accanto alla ruota del timone, guarda
scomparirgli davanti gli occhi l'anfiteatro dei monti che dal mare si
distende fin su l'alpe di S. Pellegrino e il Marzocco, torre marmorea
testimone della magnificenza della repubblica fiorentina, e i colli di
Montenero. Gli balenò per un momento alla vista la villa del Paradiso a
mezza costa sopra l'Antignano, dove il povero Smollet cessò alle muse
e alla vita; e tempestando sempre la mezza galera a golfo lanciato
appariscono e spariscono, quasi fantasime per la bruna della sera,
la torre del Romito, Castelnuovo, Rosignano con gli altri castelli
montanini della Maremma. Maravigliando della stupenda celerità e
tuttavia sentendosi disposto a meste considerazioni, il signor Boswell
disse: — Ecco, l'uomo è cosa che passa sopra cosa che passa, — forse
raffigurando le generazioni umane in un uomo solo, e il mondo nave
sopra la quale egli si fosse imbarcato per arrivare, traverso il fiume
del tempo, al mare magno della eternità. Ci hanno di parecchi tra noi a
cui immagini siffatte fastidiscono, ma ci vuole pazienza. Ogni popolo
possiede un garbo proprio per concepire e per dichiarare il concetto:
gl'Inglesi serbano il loro e ci tengono; essi non baratterebbero il
Byron coll'abate Frugoni, nè Shakspeare coll'abate Pietro Metastasio,
nè anche dando l'abate Bettinelli per giunta: avranno torto, ma la
intendono così.
Quasi dall'alto scendesse una ispirazione a conforto del signor
Boswell, gli venne fatto di voltare gli occhi in su e vedere la
bandiera côrsa con la immacolata Concezione, e, sopra le stelle
che le incoronavano il capo, le lettere che dicevano: _Libertà_. La
bandiera, quasi avesse senso di alterezza, si avviluppava, distendevasi
scoppiettando; nè meno sembrava esultante la brezza vespertina di
drappellarla insaziabilmente pel cielo ausonio. Di vero, o signori,
in quale altra parte di mondo il santo vessillo della libertà sarebbe
meglio venuto di qui? Qui, dove libero è tutto l'acqua, il vento e
il cielo non sanno che sia tirannide di uomo: per poco ch'eglino si
commovano, lo ricacciano cadavere su i lembi della terra: colà pianga
o faccia piangere, ma mora e infracidi.
Il signor Giacomo, levata la destra in atto di auspicare alla bandiera,
esclamò:
— Dio ti salvi!
— E la salverà; e quando nel suo giudizio fosse sortita a cascare, le
bandiere cascate nel sangue risorgono.
Il signor Boswell, voltatosi per guardare da cui coteste parole
movessero, conobbe uno dei giovani, ai quali lo aveva raccomandato il
signor Giacomini.
— Dunque quel povero galantuomo è morto eh? — tosto gli dimandò; e
l'altro:
— Poveri siamo noi che perdemmo un cuore senza pari nel mondo, quanto
a morte non è così; gli uomini come lui vivono finchè le rupi della sua
isola non subbissino in mare.
— Bene.... però....
Qui il signor Giacomo venne interrotto dalla vista di un frate, il
quale sbucò fuori dal boccaporto, e dopo il primo un secondo e dietro
un terzo, un quarto, un quinto da mettere i brividi addosso all'onesto
inglese, filosofo in tutte le cinque parti del mondo, in casa sua
anglicano riformato a tre peli. Per la quale cosa, facendo girare tra
l'indice e il pollice la sua tabacchiera più veloce delle vele di un
molino a vento, scorrucciato interrogava:
— E adesso come ci entrano cotesti frati? O che cosa vengono a fare
costoro?
— Vengono a pregare Dio.
— E se ne aveano voglia non lo potevano pregare così giù come su?
Oh sentiamo anco questa, via! Dio sente meglio di sopra che disotto
coverta?
— Non è così, ma sotto la volta del cielo, al chiarore delle stelle che
una dopo l'altra balenano pel firmamento, come se rispondessero a Dio
che le chiama per nome, pare a noi di trovarci più vicini alle orecchie
del Creatore.
— Bene: ma allora e perchè presumete imprigionare lo spirito eterno
dentro le chiese? Io non vi capisco: avete forse una maniera di adorare
Dio sopra il mare ed un'altra sopra la terra?
— Signore, piacciavi ricordare che gl'Italiani fabbricarono in Roma
S. Pietro, gl'Inglesi hanno costruito a Londra S. Paolo; per tutti i
figliuoli di Adamo si leva il sole e poi casca la notte.
— Bene: però voi dovete convenire meco che la preghiera parlata è
cosa assurda; anzi pure oltraggio espresso alla divinità: imperocchè
Dio veda i nostri pensieri prima che di embrione si facciano idea,
ed oda il senso del cuore prima che diventi palpito. Levate gli occhi
al cielo e basta. Dio vi penetra nel midollo delle ossa e vi giudica.
Dio conosce i vostri bisogni, e, se crede che si abbiano a soddisfare,
li soddisferà. Che ne sapete voi? Come potete comprendere gli arcani
della natura? Forse domanderete mattoni, e vi farà mestieri calcina.
Perchè tribolare con la favella, arnese manco, i concetti che riboccano
infiniti dallo spirito dell'uomo? Lasciate spandere libere le acque
della anima, costringete in canali quelle sole che irrigano gli orti
vostri.
— Sentite! — l'altro rispose.
_Ave, Maria_, incominciarono a cantare i frati in suono grave; il
quale però, temperato dall'ampiezza dello spazio e dallo strepito delle
acque, percoteva dolcissimo: quando il Boswell se lo aspettava meno,
ecco a cotesto canto accordarsi l'accompagnatura di uno strumento, che
gli parve arpa, ed era cetra: fra tanti guai, dono dei Mori ai Côrsi,
e non senza consiglio, imperciocchè Dio concedesse ai mortali arche
supreme di salute in ogni diluvio di acque o di tirannide sopra la
terra: musica e poesia.
Se lo squillo della campana, che piange il giorno che si muore, stringe
l'anima al nuovo pellegrino, ora che cosa non potranno mai corde di
cetera e voce di uomo? Le preci, trasportate da venti lontano su le
acque, empiono lo spazio di echi infiniti, i quali da tutti i lati
ripercossi ti pungono con tale un'acre voluttà, che ti rimescola, e
pure non vorresti cessata; conciossiachè gli echi dall'alto pàianti
messaggi celesti, che ti annunzino le tue preghiere avere trovato
grazia al cospetto di Dio; i sottani, che i tuoi morti le hanno intese
e ringrazianti; i circostanti, che i tuoi vivi in quella medesima ora
pensano a te e prece con prece ricambiano.
— Tanto è, — esclamò, come suo malgrado, il Boswell dando un colpo
maiuscolo sopra la tabacchiera — tanto è: tutte le strade menano a
Corinto. — E aggiunse poi, levando lento gli occhi dal confine del mare
al punto culminante del cielo: — Da tutti i lati, quando hai la fede
per viatico, e l'amore ti accompagna, si arriva lassù.
Compite le preghiere, un frate passò vicino al Boswell e gli disse:
— Il Signore vi benedica.
Il Boswell non rispose, anzi in atto mezzo acerbo gli si voltò di
costa quasi invitandolo a passare oltre. Il frate sostò un momento ed
aggrottò le ciglia, ma subito dopo placido riprese:
— Signore, la benedizione di un povero vecchio non ha mai fatto male ad
alcuno: pigliatela; il servo di Dio non ha altro da darvi.
Uno scrittore elegante del nostro idioma accozzò per gioco le parole
_amabile fierezza e terribile dolcezza_; questo accoppiamento si
verificava nel frate di capello bianco più che neve, e dai soppraccigli
folti e neri quanto penna di corvo.[6]
CAPITOLO IV.
Il Frate
— Codesto vostro frate mi ha sconbussolato il cervello, — disse il
Boswell.
— Io credo che, se lo conosceste, voi gli vorreste bene.
— E chi è costui?
— Gli è un uomo uscito di galera.
— Oh!
— E appunto per questo voi lo ricevereste come padre.
— Ohibò!
— Vi contentate ch'io mi provi a farvelo riverire ed amare?
— Provate.
— Voi avete dunque a sapere come codesto frate si chiami padre
Bernardino da Casacconi ed è francescano, d'ingegno certo minore
all'Analdo, al Savonarola, al Campanella, al Sarpi e agli altri
terribili frati usciti fuori dal seno d'Italia; però d'anima pari e,
forse senza dubbio, superiore nella costanza operosa, impiegata in
benefizio della patria. Voi lo riputereste giovane, e così veramente
apparisce tanto per lo intelletto fresco, quanto per lo irrequieto
agitarsi: però la massima parte degli uomini agli anni suoi raggiunsero
i loro padri nel sepolcro, o si chiamano decrepiti. Mezzo secolo
addietro egli si aggirava per le pievi dell'isola predicando pace, e
stornati i ferri omicidi dal petto dei Côrsi, gli appuntava concordi in
quelli dell'abborrito dominatore.
— Bene! Onesto frate in verità!
— All'ultimo cadde nelle mani del nemico, il quale lo trasse a
vituperio in Bastia dove gli ordinò ritrattarsi: la quale cosa
ricusando il degno frate di fare, ebbero cuore di esporlo alla gogna, e
il boia accanto. Innanzi di sbigottirsi, sentite un po' che cosa mi va
a pescare padre Bernardino. Aspetta che tutto il paese gli si affolli
d'intorno, perchè (mi rincresce dovervelo dire, ma la riputazione
del paese vuole che voi lo sappiate) Bastia di faccia alla rimanente
Corsica rappresenta la piaga su le ginocchia di san Rocco...
— E san Rocco ch'è?
— Oh! non ve l'ho già detto? Egli era santo e per di più pellegrinava
sempre.
— Ed aveva le piaghe alle gambe?
— Ed aveva piaghe alle gambe.
— Bene: ma allora doveva smettere di camminare, e fermarsi in casa a
guarire. Sapete che avete di santi curiosi voi altri?
— Può darsi: ma quando saremo arrivati a casa, intendo in Corsica,
io vi supplico ad astenervi da simili considerazioni; o se non potete
astenervene, tenetevele in corpo.
— Così farò: adesso tiriamo innanzi col frate.
— Quando vide i Bastiesi gremiti intorno alla berlina, ecco il frate
scotere arrabbiato il capo, e con voce di bombarda rimproverarli di
viltà e disamore per la patria, ributtare loro in faccia la virtù dei
padri, chiarirli che a cotesto modo tirando avanti, Dio non gli avrebbe
voluti e il diavolo rifiutati: poi, dopo il diluvio, l'arco baleno
di tanto dolci e mansuete parole che già co' singhiozzi e co' fremiti
la gente cominciava a dare certissimi segni di vicina tempesta: onde
e' fu mestieri levarlo di su la gogna, diventata cattedra di libertà,
e ricondurlo in trionfo alla prigione, dalla quale lo avevano cavato
fuora per buttarlo in balìa della infamia.
— Ed ora come si trovi qui?
— Volete che io glielo domandi?
— Dacchè parmi entrare nel paese degl'incanti, fate. Il giovane andò
con presti passi alla volta del frate, che, fattasi notte buia, ormai
si disponeva a rientrare sotto coperta, e, presagli la mano, disse:
— Padre Bernardino, prima di andarvene non mi permetterete ch'io vi
baci la mano?
— Quale siete voi?
— Uno che da zittello ve la baciò delle volte più di mille.
— Figliuolo, non ti riconosco; e per la faccia, sebbene gli occhi non
mi dicano più il vero, pazienza! chè fa buio; ma nè anco alla voce.
— Eppure giuoco il cuore contro una ghiaia, che voi non avete
dimenticato Altobello di Alando.
— E tu non lo avresti mica perduto il tuo cuore, caro, caro figliuolo.
Un bacio... to' un bacio... un altro ancora... o caro... caro!....
E con ambo le mani presogli il capo, pareva non si potesse saziare di
baciargli i capelli. E tuttavia tenendolo stretto come tanaglia al
pesce del braccio e coll'altra asciugandosi la fronte, imperciocchè
padre Bernardino quando si sentiva intenerito non piagnesse; bensì
sudasse, con la faticata baldanza côrsa interrogava:
— Sei venuto per batterti, n'è vero? Hai sentito la patria che
chiamava Altobello, e tu subito: «Presente.» E babbito[7] dove l'hai tu
lasciato? E il barba perchè non è teco?
— Ve lo dirò, padre, ma cominciamo da voi. Oh! che miracolo è questo di
vedervi comparire qui?
— Miracolo? Io mi trovo naturalmente al mio posto, mi pare.
— Sì, senza dubbio, e anche io, come vedete, ci sono; ma vorrei sapere
qual santo vi aiutò a uscire da prigione.
— Non mi ci hanno cavato i diavoli, ma davvero nè anco i santi. Ma
i Francesi mi fecero il processo; e quei cosi neri che si chiamano
giudici, avendomi trovato colpevole del misfatto di volere la patria
franca da straniera dominazione, mi condannarono, senza troppo
gingillare, a morte: e mi parve che facessero serio: ond'io mi era
acconciato delle cose dell'anima e rimesso in Dio, quando, senza
saperne la causa, ch'è, che non è, legato di catene le mani e i piedi,
m'imbarcarono per Genova.
— Povero padre Bernardino!...
— Oh! Non ti dolga di me, figliuolo mio, bensì di quei santi,
sacerdoti, di quei martiri frati, che il dannato generale francese
di cui le opere inique chiarirono pur troppo che non a caso aveva
sortito il nome di _Magliaboia_,[8] impiccò a centinaia agli alberi coi
paramenti sacerdotali addosso. Ora a noi non rimane che a vendicarli,
e quest'obbligo sacratissimo noi compiremo; non è vero, figliuolo mio,
che li vendicheremo?
— Faremo quello che potremo. Ma da Genova come vi riuscì di salvarvi?
— Lasciami ripigliare fiato: che furia, santa fede! A Genova mi
trovai chiuso con un certo santo padre, il quale da mattina a sera mi
serpentava che, se mi fossi risoluto a rivelare l'ordine della congiura
e i nomi dei congiurati, ben per me; perciò che oltre alla libertà
avrei conseguito dalla serenissima repubblica grazie ed onori. Sta a
vedere, dissi fra me, che per fare la spia ti consacrano vescovo! Che
vuoi tu? La carne tira, la tentazione era grande, ed io mi lasciai
svolgere....
— O padre Bernardino, che mi contate mai! — interruppe Altobello con
sembianze disfatte.