IV.

A contentare il nonno, il quale non vedeva l'ora di recarsi a Pavia

_per vedere_, e non aveva cuore di abbandonarci, sopraggiunse un

avvenimento festoso: la laurea del nostro Augusto.

Io chiesi una dozzina di _rinvii_, dando la posta ai clienti ed agli

avversari per la quindicina successiva, e me ne andai a Pavia con la

gioia di uno scolaretto in vacanza.

Sapevo che mio figlio aveva scelto a tema della sua tesi la _persona

giuridica_ secondo il diritto romano, ed avevo notato con molto piacere

che, sapendo le lingue morte come me, aveva nondimeno potuto puntellare

tutti i suoi argomenti con citazioni latine, come avevo fatto io al mio

tempo.

Una tesi di diritto romano è sempre una tesi rispettata dalla

scolaresca, ed anche dai professori, e forse mio figlio l'aveva scelta

per questo; ma non per questo solamente. Giudicatene: la _persona

giuridica_ richiede anzitutto la persona fisica; e la persona fisica

che cosa richiede? Qui nasce baruffa fra i commentatori; vi è chi si

accontenta che la creatura umana sia nata viva, e vi è chi la vuole

vitale. A ventidue anni Augusto si era fatto delle opinioni salde su

questo proposito, e non gli spiaceva di far vedere al mondo che alla

vigilia di diventare dottore in _utroque_, non vi è ombra di dubbio, si

è già uomini consumati.

Egli mi sbalordì propriamente con la quantità di testi che si era messo

in bocca per confondere i contraddittori. Quando io mi provai a fingere

l'eloquenza degli avversari e sfoderai la mia citazione irruginita:

_Septimo mense nasci perfectum partum videtur jam receptum est propter

auctoritatem Hippocratis doctissimi viri..._ passò un sorriso sulle

sue labbra — o dottissimo Ippocrate, quale sorriso! — poi gridò:

_distinguo_!

E distinse fra il _perfecte natus_ e il _parto vitale_ con tanta

sottigliezza, e invocò in suo aiuto tanti celebri fisiologi ed

anatomisti contemporanei, compreso suo cognato presente, che il

_doctissimus vir_ fece la più grama delle figure.

Fu anche peggio alla laurea.

Quando mio figlio si sentì addosso la mantellina nera del candidato,

quella mantellina stretta e svolazzante, che non copre nulla, che

non promette nulla, salvo il ridicolo al laureando il quale per sua

sciagura fosse per diventare mutolo; quando Augusto si sentì preso per

gli omeri e per il collo da quel desiderio di toga, capì che la sua ora

era venuta, s'inchinò dinanzi ai professori senza guardare in faccia a

nessuno, ed aspettò di piè fermo la prima botta.

Allora fu visto il professore di diritto canonico dire una parolina

all'orecchio del professore di medicina legale, poi salutare il

candidato.

«Ci siamo! — pensò un altro dentro di me: il diritto canonico è il

rivale del diritto romano; chissà dove andrà a trovare il lato debole?

ad ogni modo l'urto sarà tremendo».

— _Septimo mense_ — cominciò il professore masticando le parole a

una a una — _nasci perfectum partum videtur jam receptum est propter

auctoritatem doctissimi viri Hippocratis..._

Il professore s'interruppe, per assicurarsi che le signore presenti non

avevano capito un'acca e per aumentare la propria disinvoltura con una

presa di tabacco; dopo di che soggiunse:

— Così sta scritto nei codici; o perchè dunque Ella sostiene che la

vitalità non è necessaria alla persona fisica dei Romani?

Udendo l'argomentatore incominciare come avevo incominciato io,

capii che mi verrebbe voglia di ridere più tardi; ma non ero ancora

rassicurato; temevo che il sussiego del professore facesse perdere la

bussola al mio laureando. Egli era là, rigido come un arco teso, pronto

a scoccare la sua risposta; guardava davanti a sè, proprio in faccia a

Ippocrate, e non mi vedeva.

Aspettando le prime parole di Augusto, le udivo innanzi che

gli uscissero di bocca, dimesse e timide, oppure baldanzose e

spropositate... Tacevano tutti; — toccava a lui...

Fu un colpo da maestro.

Mio figlio cominciò in latino tale e quale come il professore, e

continuando la citazione interrotta, disse:

— «_... et ideo credendum est, eum qui ex justis nuptiis septimo

mense natus est, justum filium esse_. — Dunque l'autorità d'Ippocrate

— proseguì in lingua volgare rinvigorita da un sorriso di trionfo —

è invocata per stabilire la presunta legittimità dei figli, non per

determinare la personalità _fisica_...

«Se non che questa _auctoritas doctissimi viri_ — proseguì temendo

che non gli si presentasse più l'occasione di confondere Ippocrate

(che non gli aveva fatto nulla) — dev'essere accettata _con beneficio

d'inventario..._ (il professore di diritto civile sorrise, il

professore di medicina legale si dimenò in modo da lasciar intendere a

tutti che egli era il più competente a giudicare il valore di quanto il

candidato stava per dire) — giacchè la fisiologia moderna e la benefica

medicina legale (furbone!) hanno stabilito che la persona fisica può

essere perfetta anche prima del termine prefisso da Ippocrate.

«Basti ricordare — proseguì Augusto con una eloquenza crescente — il

caso di Fortunato Licetti, il quale, nato dopo quattro mesi e mezzo

di gestazione, morì a ottant'anni. Forse che per i Romani Fortunato

Licetti non sarebbe stato un uomo?»

Il professore di diritto canonico rispose, dandogli torto, ci

s'intende, con dell'altro latino; col sorriso gli dava tutte le

ragioni: all'ultimo gli rivolse un cenno di approvazione con la mano, e

tacque.

Fu la volta del professore di diritto civile, il quale cominciò in

italiano, col latino alle spalle:

— «Ella ha sostenuto fin qui che la persona giuridica non richiede la

vitalità, ma solo che la creatura umana sia nata viva: io vado più in

là, e sostengo che non richiede neppure la nascita, ma si accontenta

del concepimento...»

« — _Nasciturus pro jam natur abetur_» — interruppe mio figlio.

Egli commetteva un'imprudenza togliendo di bocca al suo professore la

citazione latina; ma non se n'ebbe a pentire, perchè il professore ne

aveva in serbo altre dieci e le mise innanzi pacatamente, cercando

di confondere le idee del candidato. Allora mio figlio invocò un

altro testo: «_ventri tutor dari non potest, curator potest_» — e il

professore rimase contento.

Così passando incolume dall'uno all'altro avversario, il laureando si

coprì di gloria; e quando fu proclamato che Augusto Placidi figlio

di Epaminonda era dottore in _utroque_, molti mi vennero a dire che

l'_aula magna_ non vedeva spesso trionfi simili.

La modestia in quel momento solenne non mi abbandonò del tutto, ma

mi toccò fare una gran fatica per trattenerla. Mio suocero invece si

vantava; diceva a quanti lo volevano intendere: _è di razza_.

In mezzo a quell'onda di compiacenza, un'idea gli oscurava il volto

ogni tanto; e appena giunto a casa egli si piantò solennemente in

faccia a Laurina per dirle:

— Abbraccia tuo fratello, che ha parlato latino come un messale,

e domandagli che ti spieghi con suo comodo il casetto di Fortunato

Licetti.

— Che casetto?

— Domandalo a lui — e soggiunse guardando al soffitto: — quattro mesi

e mezzo possono bastare, ma questa disgraziata ha preso marito per

giocare con la bambola!

Io feci osservare timidamente che Fortunato Licetti era un fenomeno, ma

egli crollò le spalle.

Per avere un pronipote avrebbe accettato anche un fenomeno!

Mio figlio! · 第 83 / 92 题