A contentare il nonno, il quale non vedeva l'ora di recarsi a Pavia
_per vedere_, e non aveva cuore di abbandonarci, sopraggiunse un
avvenimento festoso: la laurea del nostro Augusto.
Io chiesi una dozzina di _rinvii_, dando la posta ai clienti ed agli
avversari per la quindicina successiva, e me ne andai a Pavia con la
gioia di uno scolaretto in vacanza.
Sapevo che mio figlio aveva scelto a tema della sua tesi la _persona
giuridica_ secondo il diritto romano, ed avevo notato con molto piacere
che, sapendo le lingue morte come me, aveva nondimeno potuto puntellare
tutti i suoi argomenti con citazioni latine, come avevo fatto io al mio
tempo.
Una tesi di diritto romano è sempre una tesi rispettata dalla
scolaresca, ed anche dai professori, e forse mio figlio l'aveva scelta
per questo; ma non per questo solamente. Giudicatene: la _persona
giuridica_ richiede anzitutto la persona fisica; e la persona fisica
che cosa richiede? Qui nasce baruffa fra i commentatori; vi è chi si
accontenta che la creatura umana sia nata viva, e vi è chi la vuole
vitale. A ventidue anni Augusto si era fatto delle opinioni salde su
questo proposito, e non gli spiaceva di far vedere al mondo che alla
vigilia di diventare dottore in _utroque_, non vi è ombra di dubbio, si
è già uomini consumati.
Egli mi sbalordì propriamente con la quantità di testi che si era messo
in bocca per confondere i contraddittori. Quando io mi provai a fingere
l'eloquenza degli avversari e sfoderai la mia citazione irruginita:
_Septimo mense nasci perfectum partum videtur jam receptum est propter
auctoritatem Hippocratis doctissimi viri..._ passò un sorriso sulle
sue labbra — o dottissimo Ippocrate, quale sorriso! — poi gridò:
_distinguo_!
E distinse fra il _perfecte natus_ e il _parto vitale_ con tanta
sottigliezza, e invocò in suo aiuto tanti celebri fisiologi ed
anatomisti contemporanei, compreso suo cognato presente, che il
_doctissimus vir_ fece la più grama delle figure.
Fu anche peggio alla laurea.
Quando mio figlio si sentì addosso la mantellina nera del candidato,
quella mantellina stretta e svolazzante, che non copre nulla, che
non promette nulla, salvo il ridicolo al laureando il quale per sua
sciagura fosse per diventare mutolo; quando Augusto si sentì preso per
gli omeri e per il collo da quel desiderio di toga, capì che la sua ora
era venuta, s'inchinò dinanzi ai professori senza guardare in faccia a
nessuno, ed aspettò di piè fermo la prima botta.
Allora fu visto il professore di diritto canonico dire una parolina
all'orecchio del professore di medicina legale, poi salutare il
candidato.
«Ci siamo! — pensò un altro dentro di me: il diritto canonico è il
rivale del diritto romano; chissà dove andrà a trovare il lato debole?
ad ogni modo l'urto sarà tremendo».
— _Septimo mense_ — cominciò il professore masticando le parole a
una a una — _nasci perfectum partum videtur jam receptum est propter
auctoritatem doctissimi viri Hippocratis..._
Il professore s'interruppe, per assicurarsi che le signore presenti non
avevano capito un'acca e per aumentare la propria disinvoltura con una
presa di tabacco; dopo di che soggiunse:
— Così sta scritto nei codici; o perchè dunque Ella sostiene che la
vitalità non è necessaria alla persona fisica dei Romani?
Udendo l'argomentatore incominciare come avevo incominciato io,
capii che mi verrebbe voglia di ridere più tardi; ma non ero ancora
rassicurato; temevo che il sussiego del professore facesse perdere la
bussola al mio laureando. Egli era là, rigido come un arco teso, pronto
a scoccare la sua risposta; guardava davanti a sè, proprio in faccia a
Ippocrate, e non mi vedeva.
Aspettando le prime parole di Augusto, le udivo innanzi che
gli uscissero di bocca, dimesse e timide, oppure baldanzose e
spropositate... Tacevano tutti; — toccava a lui...
Fu un colpo da maestro.
Mio figlio cominciò in latino tale e quale come il professore, e
continuando la citazione interrotta, disse:
— «_... et ideo credendum est, eum qui ex justis nuptiis septimo
mense natus est, justum filium esse_. — Dunque l'autorità d'Ippocrate
— proseguì in lingua volgare rinvigorita da un sorriso di trionfo —
è invocata per stabilire la presunta legittimità dei figli, non per
determinare la personalità _fisica_...
«Se non che questa _auctoritas doctissimi viri_ — proseguì temendo
che non gli si presentasse più l'occasione di confondere Ippocrate
(che non gli aveva fatto nulla) — dev'essere accettata _con beneficio
d'inventario..._ (il professore di diritto civile sorrise, il
professore di medicina legale si dimenò in modo da lasciar intendere a
tutti che egli era il più competente a giudicare il valore di quanto il
candidato stava per dire) — giacchè la fisiologia moderna e la benefica
medicina legale (furbone!) hanno stabilito che la persona fisica può
essere perfetta anche prima del termine prefisso da Ippocrate.
«Basti ricordare — proseguì Augusto con una eloquenza crescente — il
caso di Fortunato Licetti, il quale, nato dopo quattro mesi e mezzo
di gestazione, morì a ottant'anni. Forse che per i Romani Fortunato
Licetti non sarebbe stato un uomo?»
Il professore di diritto canonico rispose, dandogli torto, ci
s'intende, con dell'altro latino; col sorriso gli dava tutte le
ragioni: all'ultimo gli rivolse un cenno di approvazione con la mano, e
tacque.
Fu la volta del professore di diritto civile, il quale cominciò in
italiano, col latino alle spalle:
— «Ella ha sostenuto fin qui che la persona giuridica non richiede la
vitalità, ma solo che la creatura umana sia nata viva: io vado più in
là, e sostengo che non richiede neppure la nascita, ma si accontenta
del concepimento...»
« — _Nasciturus pro jam natur abetur_» — interruppe mio figlio.
Egli commetteva un'imprudenza togliendo di bocca al suo professore la
citazione latina; ma non se n'ebbe a pentire, perchè il professore ne
aveva in serbo altre dieci e le mise innanzi pacatamente, cercando
di confondere le idee del candidato. Allora mio figlio invocò un
altro testo: «_ventri tutor dari non potest, curator potest_» — e il
professore rimase contento.
Così passando incolume dall'uno all'altro avversario, il laureando si
coprì di gloria; e quando fu proclamato che Augusto Placidi figlio
di Epaminonda era dottore in _utroque_, molti mi vennero a dire che
l'_aula magna_ non vedeva spesso trionfi simili.
La modestia in quel momento solenne non mi abbandonò del tutto, ma
mi toccò fare una gran fatica per trattenerla. Mio suocero invece si
vantava; diceva a quanti lo volevano intendere: _è di razza_.
In mezzo a quell'onda di compiacenza, un'idea gli oscurava il volto
ogni tanto; e appena giunto a casa egli si piantò solennemente in
faccia a Laurina per dirle:
— Abbraccia tuo fratello, che ha parlato latino come un messale,
e domandagli che ti spieghi con suo comodo il casetto di Fortunato
Licetti.
— Che casetto?
— Domandalo a lui — e soggiunse guardando al soffitto: — quattro mesi
e mezzo possono bastare, ma questa disgraziata ha preso marito per
giocare con la bambola!
Io feci osservare timidamente che Fortunato Licetti era un fenomeno, ma
egli crollò le spalle.
Per avere un pronipote avrebbe accettato anche un fenomeno!