— Quando sarò grande, sposerò te, babbo — mi disse un giorno mia figlia.
Col medesimo accento, con le identiche parole, tale e quale aveva
parlato in altri tempi Augusto. Ora non più.
Senza nemmeno sollevare gli occhi dal piatto, crollò il capo
sdegnosamente e continuò a mangiare la sua porzione di lesso.
— Sì, che lo sposerò — insistè Laura; — non è vero che ti sposerò?
— Sì, mi sposerai.
— Lo vedi!
Mio figlio non seppe resistere e disse alla sorellina:
— Fa per celia, non capisci? Quando tu sarai grande, il babbo
sarà vecchio vecchio.... avrà i capelli bianchi — (mi guardava per
anticipare con la immaginazione i guasti che il tempo avrebbe fatto
nella mia persona) — avrà la faccia tutta così — (e me la tagliava
intenzionalmente a fette con la mano); non avrà più denti...
Io lo interruppi in quella disgraziata rappresentazione, dicendogli che
denti ne avrei in ogni tempo, perchè me li farei rimettere.
— Ah! — disse Augusto senza scomporsi; — e allora ti metterai anche la
parrucca...
— No, perchè avrò i capelli bianchi, l'hai detto tu stesso...
— Sì... ma pochi, pochi, pochi; appena un po' qui e qui — (si toccava
dietro le orecchie) — come il nostro direttore...
Laurina aveva inteso benissimo che quel deterioramento di suo padre
sarebbe stato un ostacolo grave alle nozze, e rinunziò subito al suo
fidanzato, per sceglierne un altro.
— Ebbene — disse — io sposerò te, mamma!
Ma allora Augusto rise così forte, che sua sorella ebbe paura d'aver
detto una corbelleria, e guardò prima la mamma, poi me, interrogandoci
alla muta.
Stavamo serii entrambi per far intendere a nostro figlio che il suo
buonumore passava il segno, ma non glielo volevamo dire apertamente per
non metterlo in sospetto del nostro intimo sgomento.
— Sposare la mamma! — esclamò finalmente Augusto — non lo sai che per
sposarsi bisogna essere un uomo e una donna...
— E poi — entrò a dire Evangelina — quando tu sarai in età di sposarti,
sarò vecchia anch'io come il babbo; avrò anch'io la faccia tutta così e
i capelli bianchi.... sarò brutta, non piacerò più a nessuno.
— A me piacerai sempre — disse Laurina.
— Anche a me — disse Augusto; e di passata, con la frettolosità di chi
ha un'idea fissa che vuol esprimere, si lasciò scappare una sentenza
che io raccolsi e pagai con un bacio.
— Le mamme non diventano mai brutte — disse egli; prese il mio bacio
con rassegnazione e proseguì: — ma non è questo; per sposarsi bisogna
essere un uomo e una donna.
Laurina trovò un'uscita alla legge inesorabile:
— L'uomo sarò io — disse — mi metterò i calzoni!
Pensate l'ilarità impertinente di quello scolaro di quarta elementare!
Avevamo voglia di ridere anche noi, e stavamo sempre serii, fin troppo.
— Bella figura che faresti tu _facendo l'amore_ coi calzoni.
_Facendo l'amore!_ pensai annuvolandomi.
— _Facendo l'amore!_ — dissi forte — che significa ciò? Che parole son
queste? Le hai imparate a scuola?
— No — mi rispose Augusto candidamente — hai detto tu stesso un giorno
che prima di sposarsi _si fa l'amore._
Ah! Era vero, e io me n'ero dimenticato; prima di sposarsi si fa
l'amore!
E diedi a mio figlio un altro bacio che egli mi restituì con una certa
diffidenza.
A troncare quella scenetta pericolosa venne in tavola il pesce.
— Ragazzi — esclamai solennemente — bisogna smettere le ciancie
e badare bene alle spine; tu, Augusto, non hai bisogno di
raccomandazioni, e tu, pallina mia, sta bene attenta, perchè se ti va
una spina in corpo, muori.
Laurina non mi rispose, aveva gli occhi fissi nel proprio piatto, dove
Evangelina, non si fidando interamente alla mia raccomandazione, veniva
levando essa stessa le spine dalla porzioncella di pesce.
— Mamma, come fanno i pesci che hanno le spine in corpo a non morire?