Era entrato un nemico in casa nostra, la paura. La nostra felicità
medesima gettava una grande ombra intorno a sè; ogni nostra contentezza
moriva in un'idea superstiziosa: «siamo stati troppo fortunati
finora!».
Con la speranza di leggere che l'angina maligna era scomparsa
interamente, o che avevano trovato il rimedio infallibile per
combatterla, io apprendeva mattina e sera il numero dei _casi_, e tutte
le dicerie strane che si facevano intorno alla nuova malattia.
— Un giorno un medico condotto, che subito pigliò agli occhi miei
l'aspetto di un genio sagrificato in un paesello, mandò la prima
ricetta contro l'angina maligna, assicurando che con quel sistema di
cura tutti i suoi ammalati erano guariti.
Ed io sentii la tentazione di correre in piazza e radunarmi molta gente
intorno per leggere la ricetta, e mi domandai sul serio se non vi fosse
mezzo di obbligare tutti i medici, fossero anche famosi, a tentare la
cura di quel medico condotto.
«Perchè già, pensavo malignamente, a questi signori medici della
città non parrà decoroso lasciarsi fare la lezione da un collega della
campagna».
A buon conto io tagliai con le forbici quella ricetta preziosa e la
serbai nel taccuino.
Ma il giorno dopo, altri due medici di campagna si credettero in dovere
di far conoscere al pubblico il loro metodo di cura; ed erano due
metodi differentissimi fra di loro; e, cosa bizzarra ma crudele nella
sua amenità, non rassomigliavano neppure al metodo del primo medico,
sebbene fossero infallibili tutti e due.
Io tagliai con le forbici anche quelle ricette, e serbai anche quelle
per iscarico di coscienza, salvo a decidere se meritasse la preferenza
il sugo di limone, l'acido fenico, o il ghiaccio puro. Un po' di
scetticismo era già entrato nella mia mente turbata, ma credevo ancora
che uno di quei tre rimedi fosse il _buono_.
In seguito le ricette si moltiplicarono, e i _casi_ pure.
Continuavo per abitudine la mia raccolta, finchè un giorno Evangelina
mi disse con un sorriso amaro:
— Che cosa dovrebbe fare una povera madre? Mettere tutte le ricette in
un cappello e farne estrarre una dal suo piccolo ammalato...
— Oppure — dissi — provarle una dopo l'altra.
— Ieri — mi rispose con voce rauca — un bambino di sei anni fu colto
dalla malattia mentre giocava ed è morto stamane; l'altro giorno il
figlio di un medico se ne andò all'altro mondo in poche ore.
— Come lo sai? — chiesi.
Anche mia moglie da qualche tempo leggeva le gazzette.