Io la udiva da un pezzo la voce arcana che annunzia il dolore, ma
cercavo d'ingannare me stesso e di riconfortare Evangelina.
— Le nostre traversie le abbiamo avute — dicevo; — abbiamo penato la
nostra parte.
E frugavo nel passato cercando di radunare tutti i dolori dimenticati
della nostra vita per farmene uno scongiuro, o per lo meno una
speranza.
— Ti ricordi quel giorno che in tutta la casa dell'avvocato Placidi non
era rimasto un quattrino?
— E che ti toccò mettere a pegno il tuo _Vacheron_... Se me lo ricordo!
— sospirava mia moglie.
— Non fu una volta sola — insistevo frugando ancora; mi sta fisso in
mente un certo Natale che ci rimangiammo il povero _Vacheron_, tante
volte mangiato e rimangiato. E ti ricordi quando Augusto s'ammalò
stando a balia! che sgomento! E quando Laurina ebbe quel grosso
furuncolo e bisognò far venire un chirurgo dell'Ospedale Maggiore per
tagliarlo — che orrore!... E la costipazione tremenda che ti aveva
tolto la voce! E... e...
— E la morte violenta del nostro merlo per avere inghiottito un ago da
cucire? — diceva Evangelina mettendo una nota schietta in quella falsa
elegia.
— Tu scherzi ora; ma di' non fu anche quello un dolore?
— Non dico di no.
— Sta zitta — concludevo con un gemito da ipocrita — che abbiamo
sofferto abbastanza.
Non era vero, e lo sentii ben io quando Evangelina soggiunse in buona
fede:
— Sì, ma è passato tanto tempo, ed ora siamo così felici! E quante
gioie non abbiamo avuto in compenso!
Stette un po' a pensare, e in un momento potè raccogliere nel passato
tante contentezze comuni, e le vide uscire dalla dimenticanza così vive
e così fresche ancora, che la sua faccia s'illuminò d'un sorriso.
— Non ci badasti mai? — mi disse poi. — Le nostre gioie ci seguono
nella vita; i dolori no, il cuore li seppellisce.
— No, non me ne sono mai accorto.
— Io sì; quando mi provo a rifarmi col pensiero i godimenti vecchi vi
riesco, ed è un godimento nuovo; e se volessi addolorarmi sul serio
perchè tanti anni fa ti toccò mettere a pegno il tuo _Vacheron_, o
perchè l'anno scorso Laurina ebbe un rosso furuncolo...
— E se fosse morta? — interruppi brutalmente.
Essa ammutolì e mi guardò in viso sbigottita.
Povero cuor di madre!
Invano io mi chiudo all'immagine del dolore; il dolore è qua, e mi
dice: — «prepàrati a soffrire».