Augusto non era il solo ad amare i propri libri; vi era in casa chi
li amava più di lui, e d'un amore più cieco: Laura, sua sorella, una
personcina alta due spanne, che si reggeva benissimo sulle gambuccie e
non barcollava più camminando, ma ancora non sapeva leggere.
Quello era un amore sviscerato! Se vedeva da lontano un libro d'Augusto
dimenticato sulla tavola, accorreva festosa, immaginandosi di poterlo
pigliare, ma giunta presso la tavola non vedeva neanche più il libro, e
allora mandava in giro certe occhiate smarrite, che facevano ridere il
fratello maggiore.
Non rise un pezzo: nella testina di Laura germinò un'ideuzza baldanzosa
(quell'idea, coltivata con amore, crebbe rapidamente, diventò sublime)
ed un giorno la personcina alta due spanne, visto il _Compendio di
Storia_ sul tavolino, accorse a gran passi, afferrò il tappeto e tirò
con tutte le forze centuplicate dalla passione. Non pensava al pericolo
di farsi venire addosso una valanga, o per dire meglio vi pensava, ma
era preparata a tutto, perchè seguitò a tirare; solo all'ultimo momento
chiuse gli occhi, non altro. Il _Compendio di Storia_ cadde travolto
nelle pieghe dell'ampio tappeto; Laurina, rimasta incolume, rialzò il
caro caduto, se lo strinse al seno palpitante ancora della prodezza
compita, e venne a posarlo sulle ginocchia del babbo, il quale aveva
visto ogni cosa e rideva.
— Non ridere — mi disse Laurina.
Ammutolii. Essa mi scrutò prima attentamente in faccia per vedere se
dovesse fidarsi della mia gravità, poi aprì alla rovescia il _Compendio
di Storia_ di suo fratello, e, con un seriume bizzarro, cominciò a
leggere sopprimendo le virgole:
— «Due più due quattro più due sei più due otto più due ventidue più
due ventiquattro più due dodici più due quaranta...».
Chiuse il libro e soggiunse gravemente:
— Ecco, l'ho letto tutto! — poi se n'andò contenta perchè il babbo era
stato serio.