furono innanzi alla bocca del forno Maiore guardò dentro e chiese:
— Potrà starvi seduto?...
Pietro e Benedetto risposero:
— Sì!...
E l’opera fu compiuta. Quando ebbero chiusa la serranda e l’ebber
tappata intorno con molta mota, ristettero ad ascoltare, tutti e tre
reclini.
— Ora suda!... Non urla più!... — disse Maiore.
E se ne andarono tranquilli.
Padron Veli sudava infatti dentro il forno serrato e più non udiva il
cupo ronzio delle sue vene tramutarsi nell’acuto pigolìo dei passeri
voraci. Il giorno declinò ed i tre fratelli compirono le opere loro
in pace. Quando fu la sera, Maiore si accostò alla bocca del forno e
chiamò forte:
— Vecchio?... o vecchio?... Sudate?...
Padron Veli non rispose. Pietro e Benedetto dissero:
— Dormirà!...
— Lasciamolo tranquillo!...
— Sì, lasciamolo tranquillo!
E com’ebber mangiato il loro pan secco sul palmo della mano, se ne
andarono a dormire, contenti nella loro anima ottusa.
All’alba il gallo rosso cantò presso il fico dispoglio dal quale
stillava la pioggia. I tre fratelli si levarono e scesero nella stalla.
Com’ebbero governate le bestie era il mattino, e la giornata era
piovosa.
Dall’aia qualcuno chiamò:
— Oh!... Gli Scalzi!...
— Avanti!... — gridò Maiore.
Entrò Puntèrla.
— Benvenuto! — fece Maiore. — Che volete?...
— Come sta padron Veli?
— Deve star bene perchè ha sudato! Non l’abbiamo sentito più!
— Si può vedere?
— Venite!...
E Maiore e Pietro e Benedetto s’accostarono alla bocca del forno.
Puntèrla li guardava fare.
Com’ebbero aperta la serranda Maiore disse a Pietro:
— Va a prendere il lume!
Venne il lume e Maiore lo legò in cima a una pertica.
— Ma che avete fatto?... — domandò Punterla, e stralunava.