Qualcuno, ravvisando Siro, lo salutava e si voltava a guardare dov’era
diretta a quell’ora la visita del flebotomo.
Riuscirono fuor dalle case.
Lo sconosciuto andava più lesto, si sprofondava nell’ombra.
Finalmente Siro lo perdette di vista.
Allora si sentì smarrito.
Una gran tenebra si addensò intorno a lui; una tenebra fitta di paure,
di chimere invisibili, di minaccie incomprensibili; — immagini e voci
del nulla. Come quando era ragazzo.
Egli avrebbe seguito quell’uomo indefinitamente: era una guida, uno
scopo vago che lo attirava. Non già che sentisse il desiderio della
vendetta.
Se colui si fosse voltato e gli avesse chiesto: — che vuoi? — egli si
sarebbe forse buttato piangendo ai suoi piedi...
Ma invece era scomparso come un fantasma: tutto ciò aveva l’aria d’una
beffa atroce, misteriosa del destino.
Egli rimaneva solo, perduto, oppresso da un’angoscia infinita e
inesplicabile.