La signora Marianna lo aspettava nel salotto, sola, seduta sul divano.
Il signor Carlo le si sedette accanto, nel posto stesso ove era stata
Giulia conversando con lui poche ore prima.
Il discorso della vecchia entrò subito in materia: — Il Conte parla di
riunirsi con mia figlia, e questa volta sembra che dica per davvero.
Io lo spero, e, come potete ben credere, lo desidero ardentemente.
Giulia è un po’ inquieta e diffida di quella testa balzana. Non posso
darle torto, dopo tutto quello che le ha fatto passare; ma in fondo
anch’ella desidera di riunirsi.... Il papà e la mamma non sono eterni.
Che posizione è la sua nel mondo? Quale diverrebbe domani se noi le
dovessimo mancare?... Malgrado che da quattro anni ella viva qui sempre
con noi, come una bambina, non sono mancate e non mancano le male
lingue....
Il signor Carlo interruppe con voce velata:
— Dov’è Giulia?
— Oh, figuratevi! Questa mattina, alla levata del sole, le ragazze
Belloni sono venute a gittare dei sassi contro la sua finestra. Non c’è
stato verso! Ha dovuto alzarsi e affacciarsi. E allora: “Venga! Venga,
signora Giulia! C’è una bellissima comitiva, il marchesino Ludolfi, la
signora Rhester, il tale, la tale. Si farà colazione sull’erba, andremo
a vedere le Grotte. Abbiamo fatto sellare un bel somarello anche per
lei. Venga! Venga!„ — Insomma la Giulia ha dovuto arrendersi; ma non
ha voluto saperne di montare un somarello. S’è vestita l’amazzone, ha
fatto sellare la baia stanca e io l’ho vista dopo dieci minuti passare
sotto la mia finestra, che andava come il vento, innanzi a tutta la
carovana. Poi che fanno colazione lassù, io non li aspetto di ritorno
se non verso le tre.... Ma ciò adesso poco importa.... Vi dicevo
adunque, caro Carlo, che le male lingue non mancano.... E ora, ecco
il piacere ch’io vi domando, in nome della vecchia amicizia che avete
per noi.... e per Giulia.... Voi dovete mettervi in mezzo per questa
riconciliazione.
— Io?...
E il volto del signor Carlo dovette certo pigliare una espressione poco
allegra, perchè la signora Marianna rimase per un poco sconcertata. Ma
continuò:
— Sì, voi; ma non mi spaventate!... Anzitutto, come avvocato e amico
della famiglia, voi siete la persona che ci abbisogna per comporre
certe differenze d’interesse tra noi e il nostro carissimo genero,
il quale — sia detto fra noi due e in tutta confidenza — deve avere
degli impicci e non pochi.... Ma pazienza! Egli aveva la nobiltà, noi i
quattrini; e ci piacque che nostra figlia fosse contessa.... L’abbiamo
pagata un po’ cara; e ora a pentirsi non c’è più costrutto!... In
secondo luogo....
Qui la voce della signora Marianna si abbassò di tono, e continuò,
facendosi più vicina al suo interlocutore:
— In secondo luogo, voi non ignorate certo che si è notata la vostra
assiduità in questa casa e che s’è malignato e si maligna sulla
stima.... sull’amicizia, e sulla simpatia che la Giulia vi ha sempre
dimostrato.... Infamie! Figuratevi se non ne sono convinta io, che v’ho
sempre accolto in casa come un amico, starei quasi per dire come un
figlio! Ma come si fa a tener la lingua ai maldicenti?... Qualche voce
so che è arrivata anche all’orecchio del marito di Giulia, con quale
effetto lo ignoro. Ma figuratevi! È capacissimo, ora che gli torna,
di fare l’indifferente; ma dopo, chi m’assicura che non tirerà fuori
queste vecchie storie per tormentare ancora quella disgraziata?... Non
ho bisogno d’imparare a conoscerlo il mio caro genero!... Adunque —
per tagliar corto e per sempre ad ogni malignità — il mezzo migliore
è che voi, voi stesso, vi intromettiate con affetto d’amico vero e
disinteressato a questa riconciliazione.... Fatelo, fatelo, Carlo!
Oltre che compirete una buona azione e proprio degna d’un uomo
come voi, vi assicurerete la eterna gratitudine di noi tutti.... e
seguiterete ad essere di casa nostra, come il più buono dei nostri
amici....
La donna apatica aveva vuotato il sacco. Si chetò e rimase con l’aria
stanca ad attendere risposta al suo lungo discorso. Il signor Carlo,
mentre ella parlava, s’era sentito come a rompere dentro qualche cosa,
che gli dava un dolore indicibile. Cercò in fretta nelle sue idee,
ma erano troppo sconvolte. Che rispondere?... Di primo moto volle
ricusare; ma gli balenò la tema d’essere come tagliato fuori del tutto,
di non poter più vedere Giulia e parlarle e avere una presa qualunque
sulla sua deliberazione. Un senso acuto di egoismo, una speranza vaga,
un bisogno irresistibile di continuare ad essere in qualche guisa unito
a quella donna, si accumularono sulla sua volontà e lo forzarono a
consentire.
La signora Marianna lo ringraziò e disse che non s’aspettava di meno da
lui.
Nell’uscire, sulla loggia d’ingresso il signor Carlo vide il padre di
Giulia disteso sopra una lunga sedia di vimini all’indiana. Leggeva un
romanzo di Paolo di Kock. Il vecchio posò il volume, gli andò incontro,
e gli porse tutte due le mani:
— Marianna le avrà già parlato.... Mi raccomando a lei! Siamo nelle
sue braccia!... Noi due poveri vecchi non abbiamo altro a cuore che la
felicità di questa figliuola.... Ci raccomandiamo a lei!
E negli occhi del vecchio, dietro gli occhiali, brillavano due
lagrimette. Il signor Carlo gli strinse le mani balbettando qualche
parola di promessa, ed uscì. Il vecchio mise un sospiro di sollievo e
ripigliò la lettura del suo romanzo.