II.

La signora Marianna lo aspettava nel salotto, sola, seduta sul divano.

Il signor Carlo le si sedette accanto, nel posto stesso ove era stata

Giulia conversando con lui poche ore prima.

Il discorso della vecchia entrò subito in materia: — Il Conte parla di

riunirsi con mia figlia, e questa volta sembra che dica per davvero.

Io lo spero, e, come potete ben credere, lo desidero ardentemente.

Giulia è un po’ inquieta e diffida di quella testa balzana. Non posso

darle torto, dopo tutto quello che le ha fatto passare; ma in fondo

anch’ella desidera di riunirsi.... Il papà e la mamma non sono eterni.

Che posizione è la sua nel mondo? Quale diverrebbe domani se noi le

dovessimo mancare?... Malgrado che da quattro anni ella viva qui sempre

con noi, come una bambina, non sono mancate e non mancano le male

lingue....

Il signor Carlo interruppe con voce velata:

— Dov’è Giulia?

— Oh, figuratevi! Questa mattina, alla levata del sole, le ragazze

Belloni sono venute a gittare dei sassi contro la sua finestra. Non c’è

stato verso! Ha dovuto alzarsi e affacciarsi. E allora: “Venga! Venga,

signora Giulia! C’è una bellissima comitiva, il marchesino Ludolfi, la

signora Rhester, il tale, la tale. Si farà colazione sull’erba, andremo

a vedere le Grotte. Abbiamo fatto sellare un bel somarello anche per

lei. Venga! Venga!„ — Insomma la Giulia ha dovuto arrendersi; ma non

ha voluto saperne di montare un somarello. S’è vestita l’amazzone, ha

fatto sellare la baia stanca e io l’ho vista dopo dieci minuti passare

sotto la mia finestra, che andava come il vento, innanzi a tutta la

carovana. Poi che fanno colazione lassù, io non li aspetto di ritorno

se non verso le tre.... Ma ciò adesso poco importa.... Vi dicevo

adunque, caro Carlo, che le male lingue non mancano.... E ora, ecco

il piacere ch’io vi domando, in nome della vecchia amicizia che avete

per noi.... e per Giulia.... Voi dovete mettervi in mezzo per questa

riconciliazione.

— Io?...

E il volto del signor Carlo dovette certo pigliare una espressione poco

allegra, perchè la signora Marianna rimase per un poco sconcertata. Ma

continuò:

— Sì, voi; ma non mi spaventate!... Anzitutto, come avvocato e amico

della famiglia, voi siete la persona che ci abbisogna per comporre

certe differenze d’interesse tra noi e il nostro carissimo genero,

il quale — sia detto fra noi due e in tutta confidenza — deve avere

degli impicci e non pochi.... Ma pazienza! Egli aveva la nobiltà, noi i

quattrini; e ci piacque che nostra figlia fosse contessa.... L’abbiamo

pagata un po’ cara; e ora a pentirsi non c’è più costrutto!... In

secondo luogo....

Qui la voce della signora Marianna si abbassò di tono, e continuò,

facendosi più vicina al suo interlocutore:

— In secondo luogo, voi non ignorate certo che si è notata la vostra

assiduità in questa casa e che s’è malignato e si maligna sulla

stima.... sull’amicizia, e sulla simpatia che la Giulia vi ha sempre

dimostrato.... Infamie! Figuratevi se non ne sono convinta io, che v’ho

sempre accolto in casa come un amico, starei quasi per dire come un

figlio! Ma come si fa a tener la lingua ai maldicenti?... Qualche voce

so che è arrivata anche all’orecchio del marito di Giulia, con quale

effetto lo ignoro. Ma figuratevi! È capacissimo, ora che gli torna,

di fare l’indifferente; ma dopo, chi m’assicura che non tirerà fuori

queste vecchie storie per tormentare ancora quella disgraziata?... Non

ho bisogno d’imparare a conoscerlo il mio caro genero!... Adunque —

per tagliar corto e per sempre ad ogni malignità — il mezzo migliore

è che voi, voi stesso, vi intromettiate con affetto d’amico vero e

disinteressato a questa riconciliazione.... Fatelo, fatelo, Carlo!

Oltre che compirete una buona azione e proprio degna d’un uomo

come voi, vi assicurerete la eterna gratitudine di noi tutti.... e

seguiterete ad essere di casa nostra, come il più buono dei nostri

amici....

La donna apatica aveva vuotato il sacco. Si chetò e rimase con l’aria

stanca ad attendere risposta al suo lungo discorso. Il signor Carlo,

mentre ella parlava, s’era sentito come a rompere dentro qualche cosa,

che gli dava un dolore indicibile. Cercò in fretta nelle sue idee,

ma erano troppo sconvolte. Che rispondere?... Di primo moto volle

ricusare; ma gli balenò la tema d’essere come tagliato fuori del tutto,

di non poter più vedere Giulia e parlarle e avere una presa qualunque

sulla sua deliberazione. Un senso acuto di egoismo, una speranza vaga,

un bisogno irresistibile di continuare ad essere in qualche guisa unito

a quella donna, si accumularono sulla sua volontà e lo forzarono a

consentire.

La signora Marianna lo ringraziò e disse che non s’aspettava di meno da

lui.

Nell’uscire, sulla loggia d’ingresso il signor Carlo vide il padre di

Giulia disteso sopra una lunga sedia di vimini all’indiana. Leggeva un

romanzo di Paolo di Kock. Il vecchio posò il volume, gli andò incontro,

e gli porse tutte due le mani:

— Marianna le avrà già parlato.... Mi raccomando a lei! Siamo nelle

sue braccia!... Noi due poveri vecchi non abbiamo altro a cuore che la

felicità di questa figliuola.... Ci raccomandiamo a lei!

E negli occhi del vecchio, dietro gli occhiali, brillavano due

lagrimette. Il signor Carlo gli strinse le mani balbettando qualche

parola di promessa, ed uscì. Il vecchio mise un sospiro di sollievo e

ripigliò la lettura del suo romanzo.

I miei racconti · 第 32 / 57 题